Vita di una coppia dopo violenza sessuale

di
genere
confessioni

Era una sera di merda come tante nella loro villetta fuori città. Marco, trent’anni, era un uomo di corporatura atletica, spalle larghe, addominali scolpiti dal calcetto settimanale e un cazzo di dimensioni medie ma sempre pronto. Se ne stava stravaccato sul divano col portatile, mentre Laura, ventotto anni, preparava una tisana in cucina. Laura era una bella figa: corpo snello ma con curve generose, tette sode e piene una terza abbondante, vita stretta, culo rotondo e alto che faceva girare la testa, pelle chiara e capelli castani lunghi fino alle spalle. Tra le gambe aveva una figa pelosa ma curata, con peli morbidi e ben rifiniti che le davano un’aria sensuale e naturale.
Un rumore al piano di sopra. Poi la porta della veranda esplose.
Due stronzi mascherati irruppero in casa. Uno alto e magro, l’altro robusto con spalle da toro. Armati.
«A terra, pezzi di merda!» urlò il robusto.
Marco tentò di fare l’eroe e venne massacrato di botte. Calcio in faccia, naso spaccato, sangue che schizzava ovunque. Pugni nello stomaco, calci nelle costole. Lo legarono come un salame con fascette strette fino a tagliargli la carne.
Laura gridò. Il ladro alto la afferrò per i capelli e la sbatté sul divano.
«Sta’ buona troia, che ti spacchiamo la figa e il culo!»
Le strappò la maglietta, scoprendo le sue belle tette sode, e le abbassò pantaloni e mutande. Le aprì le gambe a forza, mettendo in mostra la sua figa pelosa ma curata, e le infilò il cazzo grosso dentro con una spinta violenta, fino alle palle.
«Cazzo quanto è stretta questa puttana sposata con la figa pelosa!» grugnì mentre la inculava con forza bestiale, facendo sobbalzare le sue tette a ogni colpo. Le strizzava le tette come se volesse strappargliele, le mordeva i capezzoli e le stringeva la gola fino a farla diventare viola.
L’altro bastardo le ficcò il cazzo in gola: «Succhialo bene, troia di merda!»
Si alternarono per quasi un’ora come animali. La presero a pecorina, da dietro, in bocca, nella figa pelosa e nel culo senza pietà, godendosi quel culo rotondo e perfetto che sbatteva contro i loro fianchi e quei peli morbidi bagnati di sborra. La schiaffeggiavano sul culo e sulle tette, le tiravano i capelli, la riempivano di sborra calda dentro e fuori. Laura piangeva, vomitava, sanguinava dalla figa lacerata, mentre Marco – con il suo corpo atletico ora ridotto a un ammasso di lividi – guardava impotente.
«Guarda come ci inculiamo tua moglie, frocio impotente!» ridevano.
Quando ebbero finito la lasciarono a terra come una puttana usata, il suo bel corpo coperto di lividi, morsi e sborra appiccicosa che colava dalla figa pelosa e dal culo. Presero tutto e sparirono.
Marco si liberò e strinse tra le braccia quel corpo che amava tanto, ora violato.

Un mese dopo Laura scoprì di essere incinta. Due linee rosa sul test.
«Quei due figli di puttana mi hanno ingravidato la figa,» disse con voce morta.
Marco diede un pugno sul tavolo: «Ti hanno riempito di sborra come due maiali e adesso hai dentro il bastardo di uno stupratore.»
Lei abortì. Tornò a casa vuota.

Da quel momento il loro sesso diventò l’unico sfogo di merda che avevano.
Marco amava quel corpo che conosceva a memoria: le tette sode che sobbalzavano, il culo alto e rotondo che sbatteva contro i suoi fianchi, e quella figa pelosa ma curata che ancora riusciva a prenderlo tutto. La prima volta dopo il trauma la sbatté con rabbia sul letto. «Questa figa pelosa è mia, cazzo!» ringhiava mentre la inculava forte, schiaffeggiandole il culo rosso e strizzandole le tette.
Laura veniva urlando e gli chiedeva: «Più forte, fammi male!»
Col tempo divenne roba da pazzi. Laura gli prendeva il cazzo in gola fino a vomitare saliva, supplicando: «Scopami la bocca come una troia.» Marco la legava e la usava per ore: le riempiva la figa pelosa, il culo perfetto e la bocca di sborra, la schiaffeggiava sulle tette, la mordeva, la faceva urlare.
Una sera la fece cavalcare sul divano: «Prendi tutto il cazzo, puttana! Fammi sentire quella figa pelosa!» Lei si muoveva come una disperata, facendo ballare le sue belle tette, venendo con violenza mentre lui le strizzava i capezzoli e le scaricava dentro litri di sborra calda.
Altre notti la prendeva contro il muro, sul tavolo della cucina, nella doccia. La inculava nel culo mentre le infilava le dita nella figa pelosa bagnata, godendosi quel corpo snello e curvy che tremava sotto di lui. Dopo ogni scopata rimanevano abbracciati, sudati, pieni di sborra e lacrime.
«Quei due bastardi ti hanno rovinato,» le sussurrava Marco mentre la sbatteva, «ma adesso questa figa pelosa, queste tette e questo culo sono solo miei.»
Laura rispondeva gemendo: «Scopami più forte… fammi dimenticare quei cazzi di merda.»
Il trauma era ancora lì. I due ladri vivevano nelle loro teste. Ma il sesso rabbioso, volgare e disperato era l’unico modo per sentirsi ancora vivi, possessivi e legati.
La loro vita era diventata un incubo di cazzi, fighe pelose, sborra, schiaffi, morsi e dolore condiviso. Non ne sarebbero mai usciti davvero.
Ma almeno erano ancora insieme.
scritto il
2026-06-28
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