La fidanzata esibita
di
Antony965
genere
esibizionismo
Era una domenica pomeriggio d’inverno, di quelle grigie e fredde. Io avevo 27 anni e Loredana, la mia futura moglie, ne aveva appena compiuti 23. La guardai con quel sorriso da porco che lei ormai conosceva fin troppo bene e le dissi:
«Mettiti la minigonna nera, quella cortissima. Collant velati neri, senza niente sotto. E gli stivali al ginocchio.»
Lei arrossì violentemente, ma obbedì. Sapeva che quando le chiedevo quel completo ero completamente fuori controllo. Pochi minuti dopo uscì dalla camera: a 23 anni era uno spettacolo. La minigonna le fasciava i fianchi morbidi e giovani, gli stivali lucidi le slanciavano le gambe perfette, e sotto… solo il collant sottile che le copriva la pelle nuda. Il tessuto era così leggero che si intravedeva già il triangolino ben curato di peli castani, corti e ordinati.
Salimmo in macchina. Io guidavo con una mano sul volante e l’altra spesso sulla sua coscia, risalendo piano. Il riscaldamento acceso rendeva l’abitacolo caldo, ma lei tremava lo stesso per l’imbarazzo.
Al primo semaforo, uno scooter si affiancò alla nostra destra. Senza dire una parola, feci scivolare la mano sotto la gonna di Loredana e la sollevai lentamente fino alla vita. Il collant nero aderiva perfettamente alla sua figa giovane e stretta, schiacciando i peli corti contro le labbra. Si vedeva tutto: il monte di Venere gonfio, la fessura netta, il contorno delle grandi labbra che premevano contro il nylon.
«Apri un po’ le gambe, amore…» le sussurrai all’orecchio.
Lei, rossa fino alle orecchie, obbedì. Le cosce si schiusero appena. Il tessuto si tese e le labbra della sua figa si separarono leggermente, lasciando intravedere il rosa più chiaro all’interno. Il ragazzo sullo scooter girò la testa… e rimase paralizzato. Lo sguardo inchiodato tra le gambe della mia donna di 23 anni. Vidi i suoi occhi spalancarsi, la bocca socchiusa. Non riuscì più a guardare altro.
Loredana strinse forte la mia mano, vergognandosi da morire, ma il suo respiro era già accelerato. Io, a 27 anni, avevo il cazzo durissimo dentro i pantaloni, una verga di cemento che pulsava dolorosamente. Mi sentivo sul punto di venire solo guardando quella scena: la mia futura moglie esposta, il collant che non nascondeva niente, e uno sconosciuto che si stava godendo lo spettacolo.
Al semaforo successivo fu il turno di un vecchietto in bicicletta. Stavolta alzai la gonna ancora di più e le feci appoggiare un piede sul cruscotto, aprendo completamente le cosce. Il collant era tirato al massimo. Le labbra della figa di Loredana erano gonfie, umide, e il pelo castano corto creava un contrasto bellissimo sotto il velo nero. Il vecchio rallentò fino quasi a fermarsi. I suoi occhi avidi scivolarono su quel tesoro proibito, incapaci di staccarsi. Lo vidi deglutire, la mano stretta sul manubrio.
«Cazzo…» mormorai io, stringendo il volante. Il mio uccello era così duro che temevo potesse esplodere. Sentivo il glande bagnato di liquido preseminale che inzuppava i boxer. Avrei potuto venire senza toccarmi, solo guardando quegli sguardi famelici che si incollavano alla figa della mia donna di 23 anni.
Loredana ansimava piano, umiliata ed eccitata allo stesso tempo. Ogni volta che un altro sguardo si posava su di lei, stringeva le dita intorno alla mia coscia. Io continuavo a guidare, sollevando la gonna a ogni occasione: scooter, bici, motorini… chiunque si affiancasse aveva diritto a quella vista oscena.
A un certo punto non ce la feci più. Accostai in una stradina secondaria, quasi deserta. Tirai fuori il cazzo, duro come marmo, e senza dire una parola le presi la mano e me la misi sopra.
«Guardami mentre ti tocco» le ordinai.
Con l’altra mano le tenni la gonna alzata. Le dita scivolarono sul collant bagnato, strofinando il clitoride attraverso il nylon. Lei gemette, gli occhi lucidi di vergogna e piacere. Pochi secondi e venni come un toro, schizzando getti densi e potenti sulla sua coscia e sullo stivale, mentre lei tremava per l’orgasmo improvviso, il collant fradicio della sua eccitazione.
Quella domenica pomeriggio restò impressa nella nostra memoria. Da allora, ogni tanto, quando voglio ricordarle quanto sono porco… le chiedo di nuovo la minigonna, i collant e gli stivali.
E lei, arrossendo, obbedisce.
«Mettiti la minigonna nera, quella cortissima. Collant velati neri, senza niente sotto. E gli stivali al ginocchio.»
Lei arrossì violentemente, ma obbedì. Sapeva che quando le chiedevo quel completo ero completamente fuori controllo. Pochi minuti dopo uscì dalla camera: a 23 anni era uno spettacolo. La minigonna le fasciava i fianchi morbidi e giovani, gli stivali lucidi le slanciavano le gambe perfette, e sotto… solo il collant sottile che le copriva la pelle nuda. Il tessuto era così leggero che si intravedeva già il triangolino ben curato di peli castani, corti e ordinati.
Salimmo in macchina. Io guidavo con una mano sul volante e l’altra spesso sulla sua coscia, risalendo piano. Il riscaldamento acceso rendeva l’abitacolo caldo, ma lei tremava lo stesso per l’imbarazzo.
Al primo semaforo, uno scooter si affiancò alla nostra destra. Senza dire una parola, feci scivolare la mano sotto la gonna di Loredana e la sollevai lentamente fino alla vita. Il collant nero aderiva perfettamente alla sua figa giovane e stretta, schiacciando i peli corti contro le labbra. Si vedeva tutto: il monte di Venere gonfio, la fessura netta, il contorno delle grandi labbra che premevano contro il nylon.
«Apri un po’ le gambe, amore…» le sussurrai all’orecchio.
Lei, rossa fino alle orecchie, obbedì. Le cosce si schiusero appena. Il tessuto si tese e le labbra della sua figa si separarono leggermente, lasciando intravedere il rosa più chiaro all’interno. Il ragazzo sullo scooter girò la testa… e rimase paralizzato. Lo sguardo inchiodato tra le gambe della mia donna di 23 anni. Vidi i suoi occhi spalancarsi, la bocca socchiusa. Non riuscì più a guardare altro.
Loredana strinse forte la mia mano, vergognandosi da morire, ma il suo respiro era già accelerato. Io, a 27 anni, avevo il cazzo durissimo dentro i pantaloni, una verga di cemento che pulsava dolorosamente. Mi sentivo sul punto di venire solo guardando quella scena: la mia futura moglie esposta, il collant che non nascondeva niente, e uno sconosciuto che si stava godendo lo spettacolo.
Al semaforo successivo fu il turno di un vecchietto in bicicletta. Stavolta alzai la gonna ancora di più e le feci appoggiare un piede sul cruscotto, aprendo completamente le cosce. Il collant era tirato al massimo. Le labbra della figa di Loredana erano gonfie, umide, e il pelo castano corto creava un contrasto bellissimo sotto il velo nero. Il vecchio rallentò fino quasi a fermarsi. I suoi occhi avidi scivolarono su quel tesoro proibito, incapaci di staccarsi. Lo vidi deglutire, la mano stretta sul manubrio.
«Cazzo…» mormorai io, stringendo il volante. Il mio uccello era così duro che temevo potesse esplodere. Sentivo il glande bagnato di liquido preseminale che inzuppava i boxer. Avrei potuto venire senza toccarmi, solo guardando quegli sguardi famelici che si incollavano alla figa della mia donna di 23 anni.
Loredana ansimava piano, umiliata ed eccitata allo stesso tempo. Ogni volta che un altro sguardo si posava su di lei, stringeva le dita intorno alla mia coscia. Io continuavo a guidare, sollevando la gonna a ogni occasione: scooter, bici, motorini… chiunque si affiancasse aveva diritto a quella vista oscena.
A un certo punto non ce la feci più. Accostai in una stradina secondaria, quasi deserta. Tirai fuori il cazzo, duro come marmo, e senza dire una parola le presi la mano e me la misi sopra.
«Guardami mentre ti tocco» le ordinai.
Con l’altra mano le tenni la gonna alzata. Le dita scivolarono sul collant bagnato, strofinando il clitoride attraverso il nylon. Lei gemette, gli occhi lucidi di vergogna e piacere. Pochi secondi e venni come un toro, schizzando getti densi e potenti sulla sua coscia e sullo stivale, mentre lei tremava per l’orgasmo improvviso, il collant fradicio della sua eccitazione.
Quella domenica pomeriggio restò impressa nella nostra memoria. Da allora, ogni tanto, quando voglio ricordarle quanto sono porco… le chiedo di nuovo la minigonna, i collant e gli stivali.
E lei, arrossendo, obbedisce.
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