Lo Sguardo dalla Serratura

di
genere
voyeur

Luca e Marco, entrambi studenti universitari di ventidue anni, erano chiusi nella camera di Marco da ore. Libri e appunti erano sparsi sulla scrivania mentre preparavano un esame importante. La casa era silenziosa quando si sentì la porta d’ingresso aprirsi: Elena, la madre di Marco, tornava dal lavoro.
Indossava ancora la gonna tubino nera, la camicetta chiara e i collant velati. Dopo un saluto stanco ai due ragazzi, disse: «Scusatemi un momento, devo andare in bagno con urgenza».
Mentre si dirigeva lungo il corridoio, Luca si alzò con nonchalance. «Vado a prendere dell’acqua.» Marco annuì senza alzare gli occhi.
Invece di andare in cucina, Luca seguì Elena in silenzio. Quando la donna entrò nel bagno e chiuse la porta, lui si inginocchiò davanti al buco della serratura. L’occhio si adattò al piccolo foro.
All’interno, Elena si posizionò davanti al water. Con un gesto stanco ma preciso si sollevò la gonna fino alla vita. Le mani scesero sui fianchi: i pollici si infilarono sotto l’elastico dei collant e delle mutandine, che abbassò con un movimento fluido fino alle ginocchia.
La vista fu immediata. La figa di Elena apparve completamente esposta: una vulva matura e ben proporzionata, incorniciata da una corta peluria di peli neri ben curati. I peli, tagliati con ordine in un piccolo triangolo, lasciavano intravedere le labbra intime di un rosa intenso. Elena sospirò di sollievo, si sedette e aprì leggermente le cosce. Il getto di pipì uscì caldo e deciso, colpendo l’acqua del water con un suono prolungato. Luca vedeva chiaramente il flusso dorato uscire dalla sua intimità, bagnare i peli corti e scorrere via. Il contrasto tra la peluria nera ordinata e il liquido chiaro era ipnotico.
Il suo membro si irrigidì all’istante.
Elena finì, si asciugò con calma e si rimise a posto gli indumenti. Quando aprì la porta, Luca non fece in tempo a ritirarsi del tutto. I loro sguardi si incrociarono. Elena notò il rigonfiamento nei suoi pantaloni e il rossore sul viso. Non disse nulla. Si limitò a un lieve sorriso enigmatico prima di passare oltre.
Quella sera, dopo che Marco si fu ritirato, Elena rimase in cucina a preparare una tisana. Luca scese poco dopo. Lei gli porse una tazza e, a bassa voce, chiese: «Hai visto abbastanza, prima?».
Luca arrossì. Elena si avvicinò. «Non serve mentire. Ti è piaciuta la vista? La mia figa con quei peli neri corti e curati mentre facevo pipì?»
Luca annuì. Elena gli sfiorò il braccio. «Allora la prossima volta non chiuderò del tutto la porta… o forse ti farò entrare.»
Più tardi, nel cuore della notte, Luca sentì i passi leggeri di Elena che andava in bagno. La porta era socchiusa. Si avvicinò e guardò attraverso lo spiraglio. Elena, in camicia da notte, si sollevò l’orlo, abbassò le mutandine e si accovacciò leggermente. Il getto di pipì uscì di nuovo, lento e visibile. Questa volta lei si girò verso la porta e lo guardò dritto negli occhi.
«Entra» sussurrò. «Chiudi la porta.»
Luca obbedì. Elena rimase seduta sul water, le mutandine alle caviglie. «Adesso leccami» disse. «Puliscimi con la lingua.»
Luca si inginocchiò. La sua lingua scivolò sulla peluria corta e umida, assaporando il sapore caldo e salato. Elena gemette piano, una mano tra i suoi capelli, e lo spinse più a fondo contro la sua figa. Dopo diversi minuti lo fece alzare, gli abbassò i pantaloni e lo masturbò con gesti esperti finché Luca non venne con un gemito strozzato.
Il giorno dopo, Marco uscì per andare in biblioteca. Non appena la porta si chiuse, Elena chiamò Luca in camera sua. Si tolse la vestaglia, si sedette sul bordo del letto e aprì le gambe. «Prima guarda di nuovo» disse.
Si alzò, entrò nel bagno privato e lasciò la porta aperta. Si accovacciò davanti al water e fece pipì mentre Luca la osservava dal letto. Il getto bagnò di nuovo i peli neri corti. Quando finì, tornò da lui e gli ordinò di leccarla. Luca obbedì con avidità.
Poi Elena salì a cavalcioni su di lui. La sua figa, calda e stretta, scivolò lentamente sul suo cazzo. Cavalcava con ritmo profondo, la peluria corta che sfiorava la base del membro a ogni discesa. «Questa è la figa che spiavi» gli sussurrò. «La figa della madre del tuo amico.»
Accelerò i movimenti. Quando venne, il suo corpo si irrigidì e la vagina pulsò intorno al cazzo di Luca. Poi si mise carponi e lo invitò a prenderla da dietro. Luca la scopò con forza, gli occhi fissi sulla sua intimità che accoglieva il suo membro, i peli neri bagnati dai loro umori. Quando Luca venne dentro di lei, Elena gemette di soddisfazione.
Nelle settimane successive si incontrarono ancora diverse volte quando Marco era assente. A volte Elena lasciava la porta del bagno socchiusa apposta. Altre volte lo faceva entrare subito dopo aver fatto pipì e gli permetteva di leccarla. Il piacere era intenso, maturo, consapevole del rischio.
Poi, un pomeriggio, mentre erano distesi sul suo letto dopo un incontro particolarmente lungo, Elena gli accarezzò il petto e disse con calma: «Basta così. È stato bellissimo. Ma ora deve finire qui».
Luca annuì. Non ci furono discussioni. Si baciarono un’ultima volta, lentamente. Poi Elena si rivestì e tornò a essere semplicemente la madre del suo amico. Luca fece lo stesso.
Negli anni successivi, quando tornava a trovare Marco, incrociava lo sguardo di Elena. Nessuno dei due diceva nulla. Ma entrambi ricordavano: la gonna sollevata, i collant e le mutandine abbassate, la figa con i peli neri corti ben curati, il getto di pipì sotto gli occhi di lui, e tutto ciò che era nato da quello sguardo proibito attraverso la serratura.
La storia finì lì. Un segreto intenso, condiviso e concluso.
scritto il
2026-06-29
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