Le confessioni di mia moglie 20
di
Ounegni
genere
confessioni
Il mio stato di agitazione era notevole, avevo ancora il mondo addosso. Ero stupito ed eccitato. Emma invece insistette sull’idea di farsi scopare in gruppo, incinta al nono mese, ribadendo che avrebbe potuto farlo sola, ed io ancora acconsentii pur di farla smettere e farmi narrare le sue esperienze pregresse, ma lei a quel punto, dopo avermi informato su situazioni a me inimmaginabili, mi chiese di smetterla, chiedendomi di non insistere troppo perché le mettevo pressioni.
Smettemmo ed evitai a quel punto di chiederle, aspettando che lei fosse ancora pronta.
Per giorni, come ovvio che sia, non smisi di pensarci: avevo quelle immagini create dalla mia mente su descrizione di lei che mi perseguitavano. Mentre mi masturbavo, nei miei pensieri la penetravo analmente, con all’interno dello stesso ano lo sperma del suo vecchio capo. Era indescrivibile ciò che provavo.
Quando mesi prima aveva iniziato a confessare queste trasgressive esperienze, Emma mi lasciò intendere che fossero limitate; la realtà si era rivelata un’altra: Emma era un vera troia, una cavalla purosangue desiderosa di spingersi sempre oltre.
Tornando ai giorni della gravidanza, Emma era naturale come sempre e, a parte un giorno nel quale era vogliosa soprattutto per messaggio, dopo il quale comunque non consumammo alcun rapporto, i giorni trascorsero normalmente, fino a circa due settimane prima del termine della gestazione.
Emma tornò ad essere vogliosa e mi chiese esplicitamente di accompagnarla per un ultimo incontro. Io ero in quel periodo totalmente preso dal lavoro, dedicandole poco tempo, così lei organizzò il tutto rendendolo una sorpresa per me, ovvero non sapevo chi fosse il prescelto.
Quella mattina, insieme in casa, attendendo l’orario accordato, Emma si preparò, fece la doccia e io la guardai, immensamente bella come sempre, con dei seni estremamente grandi.
Mi si avvicinò nuda, carica di eccitazione, e mi chiese se volessi la mia parte di piacere prima o dopo l’incontro. In quel momento non resistetti e iniziammo a baciarci; le sue forme erano pazzesche, seni durissimi e grandissimi che le facevano male.
Mi sdraiai sul letto e lei, dopo essermi salita su a cavalcioni in modo esplicito, mi disse che desiderava, in quel successivo incontro, farsi venire dentro e, senza aspettare la mia risposta, aggiunse che, se non fossi stato pronto, sarebbe voluta andarci sola.
Tremai di emozione, il cuore mi batteva all’impazzata e lì Emma, parlandomi nell’orecchio, posizionata a carponi sopra di me, iniziò a chiedermi cosa preferissi, se essere presente o no. Io non rispondevo, ero tentato di chiederle di andare sola e lei continuò a proporlo con voce sensuale e persuasiva, diretta al mio orecchio.
Ci guardammo poi negli occhi e le dissi che, se davvero avesse avuto il coraggio, l’avrei attesa.
Lì Emma si lasciò andare e mi disse: “Se ti dicessi che ci sono già andata sola?”
Un’emozione immensa mi avvolse ed eccitatissimo le chiesi di confermarmi quelle parole: volevo sentirle dire che l’aveva già fatto e lei, confermando, mi disse di sì. Mi disse che avrebbe voluto dirmelo qualche giorno prima, quel giorno in cui, per messaggio, era eccitata, ma non vi era stato modo.
Sentivo il cuore in gola, scariche di adrenalina rimbalzare per tutto il corpo. La domanda che le feci fu innocua: chiesi se fosse lo stesso con cui avevamo già fatto i due incontri insieme o colui che stavamo per incontrare.
Emma, arrapante come sempre, insistette nel chiedermi se fossi pronto; dopodiché, ricomponendosi, mi chiese ancora conferma se potesse andar sola, lasciandomi lì perplesso.
Mentre indossava abito e scarpe, senza alcun intimo sotto, mi disse che pensava che avessi capito quanto fosse vogliosa. La seguii verso la porta, non capendo più cosa avrei dovuto fare, e lei, baciandomi, mi disse di decidere in fretta. Le diedi via libera, non reggevo.
A quel punto una confessione improvvisa uscì dalle sue labbra:
“Alcuni giorni fa ho incontrato un uomo, volevo dirtelo ma alla fine non l’ho fatto. Peter è venuto a casa nostra.”
Restai impietrito.
“Quando torno ti porto un regalo, ti amo.”
Mi lasciò li, sul ciglio della porta e andò dal suo bull.
Una ventina di minuti dopo venni assalito dal desiderio, le telefonai, non rispose.
Smettemmo ed evitai a quel punto di chiederle, aspettando che lei fosse ancora pronta.
Per giorni, come ovvio che sia, non smisi di pensarci: avevo quelle immagini create dalla mia mente su descrizione di lei che mi perseguitavano. Mentre mi masturbavo, nei miei pensieri la penetravo analmente, con all’interno dello stesso ano lo sperma del suo vecchio capo. Era indescrivibile ciò che provavo.
Quando mesi prima aveva iniziato a confessare queste trasgressive esperienze, Emma mi lasciò intendere che fossero limitate; la realtà si era rivelata un’altra: Emma era un vera troia, una cavalla purosangue desiderosa di spingersi sempre oltre.
Tornando ai giorni della gravidanza, Emma era naturale come sempre e, a parte un giorno nel quale era vogliosa soprattutto per messaggio, dopo il quale comunque non consumammo alcun rapporto, i giorni trascorsero normalmente, fino a circa due settimane prima del termine della gestazione.
Emma tornò ad essere vogliosa e mi chiese esplicitamente di accompagnarla per un ultimo incontro. Io ero in quel periodo totalmente preso dal lavoro, dedicandole poco tempo, così lei organizzò il tutto rendendolo una sorpresa per me, ovvero non sapevo chi fosse il prescelto.
Quella mattina, insieme in casa, attendendo l’orario accordato, Emma si preparò, fece la doccia e io la guardai, immensamente bella come sempre, con dei seni estremamente grandi.
Mi si avvicinò nuda, carica di eccitazione, e mi chiese se volessi la mia parte di piacere prima o dopo l’incontro. In quel momento non resistetti e iniziammo a baciarci; le sue forme erano pazzesche, seni durissimi e grandissimi che le facevano male.
Mi sdraiai sul letto e lei, dopo essermi salita su a cavalcioni in modo esplicito, mi disse che desiderava, in quel successivo incontro, farsi venire dentro e, senza aspettare la mia risposta, aggiunse che, se non fossi stato pronto, sarebbe voluta andarci sola.
Tremai di emozione, il cuore mi batteva all’impazzata e lì Emma, parlandomi nell’orecchio, posizionata a carponi sopra di me, iniziò a chiedermi cosa preferissi, se essere presente o no. Io non rispondevo, ero tentato di chiederle di andare sola e lei continuò a proporlo con voce sensuale e persuasiva, diretta al mio orecchio.
Ci guardammo poi negli occhi e le dissi che, se davvero avesse avuto il coraggio, l’avrei attesa.
Lì Emma si lasciò andare e mi disse: “Se ti dicessi che ci sono già andata sola?”
Un’emozione immensa mi avvolse ed eccitatissimo le chiesi di confermarmi quelle parole: volevo sentirle dire che l’aveva già fatto e lei, confermando, mi disse di sì. Mi disse che avrebbe voluto dirmelo qualche giorno prima, quel giorno in cui, per messaggio, era eccitata, ma non vi era stato modo.
Sentivo il cuore in gola, scariche di adrenalina rimbalzare per tutto il corpo. La domanda che le feci fu innocua: chiesi se fosse lo stesso con cui avevamo già fatto i due incontri insieme o colui che stavamo per incontrare.
Emma, arrapante come sempre, insistette nel chiedermi se fossi pronto; dopodiché, ricomponendosi, mi chiese ancora conferma se potesse andar sola, lasciandomi lì perplesso.
Mentre indossava abito e scarpe, senza alcun intimo sotto, mi disse che pensava che avessi capito quanto fosse vogliosa. La seguii verso la porta, non capendo più cosa avrei dovuto fare, e lei, baciandomi, mi disse di decidere in fretta. Le diedi via libera, non reggevo.
A quel punto una confessione improvvisa uscì dalle sue labbra:
“Alcuni giorni fa ho incontrato un uomo, volevo dirtelo ma alla fine non l’ho fatto. Peter è venuto a casa nostra.”
Restai impietrito.
“Quando torno ti porto un regalo, ti amo.”
Mi lasciò li, sul ciglio della porta e andò dal suo bull.
Una ventina di minuti dopo venni assalito dal desiderio, le telefonai, non rispose.
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