La femmina ritrovata

di
genere
etero

L'isola che rompe il silenzio

1. Prima della partenza
Elena non aveva mai pensato all'Isola di Sal.
Era stata una collega a suggerirgliela durante una pausa caffè, con una frase che all'epoca le era sembrata quasi assurda.
— Vai lì. Il vento aggiusta le crepe.
Aveva quarantadue anni e una crepa che non si vedeva ma pesava da anni.
Il matrimonio con Paolo era finito con la stessa freddezza con cui era sopravvissuto negli ultimi tempi: poche parole, un tavolo troppo grande, due firme. Paolo non l'aveva mai accusata apertamente dell'infertilità che li aveva accompagnati per anni, ma Elena aveva imparato a riconoscere quel silenzio. Era un silenzio che giudicava. Le diagnosi mediche avevano confermato ciò che temeva. Non avrebbe avuto figli. Col tempo aveva finito per guardare il proprio corpo come qualcosa che aveva deluso qualcuno. Non si sentiva brutta. Peggio. Si sentiva incompleta. Paolo aveva smesso di desiderarla molto prima della separazione. Lei aveva smesso di sentirsi viva ancora prima.
Quando partì per Capo Verde non stava cercando nulla. O almeno così continuava a ripetersi.
Il Meliá Llana le apparve subito come un rifugio. Pavimenti chiari, profumo di aloe, luci soffuse, il rumore costante del mare. Un luogo dove il corpo poteva finalmente smettere di difendersi.

2. L'Ocean Café
La seconda sera decise di uscire. Non voleva passare un'altra notte in compagnia dei propri pensieri. Si sedette all'Ocean Café e ordinò un cocktail al lime e menta. Fu il vento a decidere per lei. Una raffica sollevò la tovaglietta dal tavolo e la trascinò verso un gruppo di ragazzi poco distante. Un uomo la afferrò al volo con la naturalezza di chi sembrava conoscere il vento da sempre.
Gliela porse sorridendo.
— Qui il vento fa quello che vuole— disse. —A volte ruba. A volte porta qualcosa.
Elena sorrise.Lui si chiamava Daren Monteiro. Occhi ambrati. Pelle scura accarezzata dal sole. Quel genere di sicurezza che non aveva bisogno di essere esibita. Parlarono poco. Ma bastò. La prima cosa che Daren pensò fu che Elena era una gran bella donna. E non era un complimento che concedeva facilmente. Quelle che erano le sue clienti abituali erano spesso donne che avevano visto tempi migliori. Donne ancora piacevoli, talvolta affascinanti, ma impegnate a inseguire un'immagine di sé che stava lentamente sfuggendo, a cercare un brivido ormai dimenticato, comprandolo.Elena, invece, possedeva ancora una bellezza piena e naturale. Il paradosso era che sembrava essere l'unica a non accorgersene.
Il sorriso, gli occhi e il resto vennero dopo.



3. Ponta Preta
Il giorno successivo, quasi senza riflettere, prenotò una lezione di kitesurf. Quando arrivò alla Wind & Soul lo vide subito: Daren.
— Non pensavo di rivederti.
— Nemmeno io.
La lezione fu un susseguirsi di vento, cadute e risate. Ogni volta che perdeva l'equilibrio lui la aiutava a rialzarsi con una naturalezza disarmante. Nessun giudizio, nessuna aspettativa. Per la prima volta dopo anni sbagliava qualcosa senza sentirsi in colpa. Cadde, rise, si rialzò e quella leggerezza le sembrò una forma dimenticata di libertà. Quando Daren le sfiorò una spalla per correggerle la posizione, Elena ricordò cosa significasse essere toccata senza sentirsi esaminata.
4. Esplanada Bom Gosto
La sera andarono a cena all'Esplanada Bom Gosto, lontano dai luoghi più frequentati dai turisti. Pesce grigliato. Birra fredda. Musica lontana. Elena non sapeva dove la stesse portando quella serata o forse non voleva saperlo. Si accorse di stare parlando più del solito. Non raccontava la propria storia. Raccontava sé stessa. Era diverso. Da quanto tempo non rideva senza controllarsi? Non riusciva a ricordarlo. Dopo cena camminarono sulla spiaggia. Il vento aveva il ritmo lento di un respiro. Una conchiglia, un inciampo. Una mano si tese. Quando le loro dita si intrecciarono, nessuno dei due sentì il bisogno di scioglierle. Il bacio arrivò poco dopo. Naturale. Inevitabile. La sorpresa più grande non era che lui la desiderasse. Era scoprire che lei desiderava ancora.
5. La notte al Meliá
Davanti alla porta della sua stanza Elena sentì qualcosa che non provava da molto tempo: desiderio.
— Vieni da me.
Daren non esitò.
La stanza li accolse con una luce dorata. Dietro le tende il respiro ritmico del mare. Daren le guardò come se meritassero attenzione, non Le mani di lui erano forti, si muovevano frenetiche, le curve di Elena rispondevano sensualmente. Il suo corpo non era quello di una ragazza: era morbido, vivo, vellutato, pieno di storia. E Daren la gustò come se quelle forme fossero un territorio da esplorare lentamente prima di conquistare.
Lei si inginocchiò, gli sfilò i pantaloni e rimase ammirata da quel totem di carne che liberato dai tessuti si eresse maestoso. Che differenza con suo ( ormai ex) marito! Glielo prese fra le labbra , lo assaporò, lo insalivò e lo fece scorrere su e giù in bocca. Lo lavorava con una voglia così intensa da entusiasmare entrambi. Daren con occhi vividi che risaltavano sul volto scuro glielo sfilò gocciolante di saliva per poi riaffondarlo fino a che il naso della donna toccò il suo addome. Quindi la sollevò e la stese sul letto. Elena aprì oscenamente le gambe, appoggiando i talloni sul letto. Daren affondò il suo volto fra le cosce di lei, leccandole la figa fino a farle perdere ogni freno.
— Non perdere tempo, sono fradicia e bollente. Scopami.
Non perse tempo. Elena gustò la durezza e la dimensione di quella massa che procedeva dentro di lei, che penetrava fino a lambire l’utero provocandole un misto di dolore e godimento. Una scarica elettrica la percorse, raggiunse i suoi centri del piacere ed ecco l’estasi erotica ormai negletta da tempo.
— Vengo, vengooo! Fammi male, sbattimi come un tappeto, non ti fermare.
Lui ora era un toro scatenato; lei , travolta dai numerosi orgasmi, urlava incurante che dalle stanze vicine qualcuno potesse udire. Finalmente anche lui, giunto all’apice, glielo presentò in faccia. Elena aprì le labbra e fu riempita dall’onda del liquido caldo e cremoso che le schizzava in bocca, sul collo, sui seni. Svuotatosi, Daren le si sdraiò accanto soddisfatto, stringendola a sé. Quando tutto tacque, restò soltanto il rumore dell'oceano. Per un attimo rimasero immobili.
Abituato a mantenere una distanza invisibile dalle donne che incontrava, l’uomo si sorprese di desiderarla così intensamente. Quella notte avrebbe dovuto essere lavoro, però, aveva smesso di esserlo. Per la prima volta dopo molto tempo non gli venne nemmeno da pensare al denaro. La cosa lo sorprese quasi quanto il resto.
Accanto a lui Elena ascoltava il mare. Per anni aveva creduto che una parte di sé fosse morta lentamente. Non era morta, ma solo rimasta in attesa inconscia. Adesso non si sentiva più giovane, né diversa. Si sentiva viva. La collega aveva avuto ragione: il vento dell’isola aggiustava davvero le crepe.
Quella notte non fu una parentesi. Per i giorni successivi divenne un'abitudine.








scritto il
2026-06-10
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