La femmina ritrovata

scritto il 2026-06-10 tempo di lettura 6 min

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etero
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A−

L'isola che rompe il silenzio

1. Prima della partenza

Elena non aveva mai pensato all'Isola di Sal.

Era stata una collega a suggerirgliela durante una pausa caffè, con una frase che, all'epoca, le era sembrata quasi assurda.

— Vai lì. Il vento aggiusta le crepe.

Aveva quarantadue anni e una crepa che non si vedeva, ma che pesava da anni.

Il matrimonio con Paolo era finito con la stessa freddezza con cui era sopravvissuto negli ultimi tempi: poche parole, un tavolo troppo grande, due firme. Paolo non l'aveva mai accusata apertamente dell'infertilità che li aveva accompagnati per anni, ma Elena aveva imparato a riconoscere quel silenzio. Era un silenzio che giudicava.

Le diagnosi mediche avevano confermato ciò che temeva. Non avrebbe avuto figli. Col tempo, aveva finito per guardare il proprio corpo come qualcosa che aveva deluso qualcuno.

Non si sentiva brutta. Peggio: si sentiva incompleta.

Paolo aveva smesso di desiderarla molto prima della separazione. Lei aveva smesso di sentirsi viva ancora prima.

Quando partì per Capo Verde, non stava cercando nulla. O almeno, così continuava a ripetersi.

Il Meliá Llana le apparve subito come un rifugio. Pavimenti chiari, profumo di aloe, luci soffuse, il rumore costante del mare. Un luogo dove il corpo poteva finalmente smettere di difendersi.

2. L'Ocean Café

La seconda sera decise di uscire. Non voleva passare un'altra notte in compagnia dei propri pensieri.

Si sedette all'Ocean Café e ordinò un cocktail al lime e alla menta.

Fu il vento a decidere per lei.

Una raffica sollevò la tovaglietta dal tavolo e la trascinò verso un gruppo di ragazzi poco distante. Un uomo la afferrò al volo, con la naturalezza di chi sembrava conoscere il vento da sempre.

Gliela porse sorridendo.

— Qui il vento fa quello che vuole — disse. — A volte ruba. A volte porta qualcosa.

Elena sorrise.

Lui si chiamava Daren Monteiro. Aveva occhi ambrati, la pelle scura accarezzata dal sole e quel genere di sicurezza che non aveva bisogno di essere esibita.

Parlarono poco. Ma bastò.

La prima cosa che Daren pensò fu che Elena era una gran bella donna. E non era un complimento che concedeva facilmente. Le sue clienti abituali erano spesso donne che avevano visto tempi migliori: donne ancora piacevoli, talvolta affascinanti, ma impegnate a inseguire un'immagine di sé che stava lentamente sfuggendo, a cercare un brivido ormai dimenticato e a comprarlo.

Elena, invece, possedeva ancora una bellezza piena e naturale. Il paradosso era che sembrava essere l'unica a non accorgersene.

Il sorriso, gli occhi e il resto vennero dopo.

3. Ponta Preta

Il giorno successivo, quasi senza riflettere, prenotò una lezione di kitesurf.

Quando arrivò alla Wind & Soul, lo vide subito: Daren.

— Non pensavo di rivederti.

— Nemmeno io.

La lezione fu un susseguirsi di vento, cadute e risate. Ogni volta che perdeva l'equilibrio, lui la aiutava a rialzarsi con una naturalezza disarmante.

Nessun giudizio, nessuna aspettativa.

Per la prima volta dopo anni, sbagliava qualcosa senza sentirsi in colpa. Cadde, rise, si rialzò, e quella leggerezza le sembrò una forma dimenticata di libertà.

Quando Daren le sfiorò una spalla per correggerle la posizione, Elena ricordò cosa significasse essere toccata senza sentirsi esaminata.

4. Esplanada Bom Gosto

La sera andarono a cena all'Esplanada Bom Gosto, lontano dai luoghi più frequentati dai turisti.

Pesce grigliato. Birra fredda. Musica lontana.

Elena non sapeva dove la stesse portando quella serata, o forse non voleva saperlo.

Si accorse di parlare più del solito. Non raccontava la propria storia. Raccontava sé stessa. Era diverso.

Da quanto tempo non rideva senza controllarsi? Non riusciva a ricordarlo.

Dopo cena camminarono sulla spiaggia. Il vento aveva il ritmo lento di un respiro.

Una conchiglia, un inciampo. Una mano si tese.

Quando le loro dita si intrecciarono, nessuno dei due sentì il bisogno di scioglierle.

Il bacio arrivò poco dopo.

Naturale. Inevitabile.

La sorpresa più grande non era che lui la desiderasse. Era scoprire che lei desiderava ancora.

5. La notte al Meliá

Davanti alla porta della sua stanza, Elena sentì qualcosa che non provava da molto tempo: desiderio.

— Vieni da me.

Daren non esitò.

La stanza li accolse con una luce dorata. Dietro le tende, il respiro ritmico del mare.

Daren la guardò come se meritasse attenzione, non giudizio.

Le mani di lui erano forti e si muovevano frenetiche; le curve di Elena rispondevano sensuali. Il suo corpo non era quello di una ragazza: era morbido, vivo, vellutato, pieno di storia. E Daren lo gustò come se quelle forme fossero un territorio da esplorare lentamente prima di conquistare.

Lei si inginocchiò, gli sfilò i pantaloni e rimase ammirata da quel totem di carne che, liberato dai tessuti, si eresse maestoso.

Che differenza con il suo ormai ex marito!

Glielo prese fra le labbra, lo assaporò, lo insalivò e lo fece scorrere su e giù in bocca. Lo lavorava con una voglia così intensa da entusiasmare entrambi.

Daren, con gli occhi vividi che risaltavano sul volto scuro, glielo sfilò gocciolante di saliva, per poi riaffondarlo fino a che il naso della donna toccò il suo addome.

Quindi la sollevò e la stese sul letto.

Elena aprì oscenamente le gambe, appoggiando i talloni sul letto. Daren affondò il volto fra le cosce di lei, leccandole la figa fino a farle perdere ogni freno.

— Non perdere tempo, sono fradicia e bollente. Scopami.

Non perse tempo.

Elena gustò la durezza e la dimensione di quella massa che procedeva dentro di lei, penetrando fino a lambire l'utero e provocandole un misto di dolore e godimento.

Una scarica elettrica la percorse, raggiunse i suoi centri del piacere, ed ecco l'estasi erotica che da tanto tempo aveva dimenticato.

— Vengo, vengooo! Fammi male, sbattimi come un tappeto, non ti fermare.

Lui ora era un toro scatenato; lei, travolta dai numerosi orgasmi, urlava incurante che dalle stanze vicine qualcuno potesse udirla.

Finalmente anche lui, giunto all'apice, glielo presentò in faccia.

Elena aprì le labbra e fu riempita dall'onda del liquido caldo e cremoso che le schizzava in bocca, sul collo, sui seni.

Svuotatosi, Daren si sdraiò accanto a lei, soddisfatto, stringendola a sé.

Quando tutto tacque, restò soltanto il rumore dell'oceano.

Per un attimo rimasero immobili.

Abituato a mantenere una distanza invisibile dalle donne che incontrava, l'uomo si sorprese di desiderarla così intensamente.

Quella notte avrebbe dovuto essere lavoro. Eppure aveva smesso di esserlo.

Per la prima volta dopo molto tempo, non gli venne nemmeno da pensare al denaro. La cosa lo sorprese quasi quanto il resto.

Accanto a lui, Elena ascoltava il mare.

Per anni aveva creduto che una parte di sé fosse morta lentamente. Non era morta: era rimasta in attesa, inconsciamente.

Adesso non si sentiva più giovane, né diversa.

Si sentiva viva.

La collega aveva avuto ragione: il vento dell'isola aggiustava davvero le crepe.

Quella notte non fu una parentesi.
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