Comunque puttana
di
lucen warrant
genere
tradimenti
Capitolo 1
Se dovessi dire quando tutto è cominciato, probabilmente mentirei.
Sarebbe facile indicare quella vacanza.
L’albergo.
La hall.
Le escort.
Corrado.
Ma la verità è un’altra. Le cose importanti non cominciano quasi mai nel momento in cui ce ne accorgiamo. Covano in silenzio, a volte per anni. Anche la nostra storia era cominciata così. Sandra non era una donna che lasciava senza fiato al primo sguardo. Non aveva la bellezza perfetta delle modelle, né quella costruita delle donne che sembravano vivere per essere guardate. Era sempre stata severa con se stessa. Prima ancora delle gravidanze trovava mille difetti nel proprio corpo. Dopo i tre figli il seno cambiò, i fianchi si fecero più morbidi, qualche curva non tornò più quella di prima. Lei vedeva soltanto questo. Io vedevo altro. Una femminilità più piena. Più calda, più vera. Fu allora che cominciai ad accorgermi degli altri. Gli uomini la guardavano. Non tutti. Ma quelli che la notavano finivano quasi sempre per voltarsi una seconda volta. Non era una bellezza che colpiva. Era una presenza che rimaneva. All’inizio credevo fosse soltanto gelosia. Poi scoprii che non era così semplice. Quando uno sconosciuto posava gli occhi su Sandra, invece di irritarmi finivo per osservare lui. Mi interessava capire che cosa vedesse. Che cosa immaginasse. Se, dentro di sé, l’avesse già spogliata e rivestita delle proprie fantasie. Anche Sandra imparò a riconoscere quegli sguardi. Non li cercava. Ma, quando li incrociava, vi sostava per un istante. Come se provasse a guardarsi attraverso gli occhi di chi aveva davanti. Non perché desiderasse diventare la donna immaginata da quegli sconosciuti. Piuttosto perché intuiva che, dentro quei desideri, esisteva una parte di sé che non aveva mai esplorato. Ripensandoci oggi, credo che la parte più segreta del nostro matrimonio sia nata proprio allora. Non in una stanza d’albergo. Non durante quella vacanza. Ma in quegli istanti silenziosi in cui finii, senza accorgermene, per guardare Sandra attraverso gli occhi degli altri. Per anni pensai che fossero soltanto sguardi.
Mi sbagliavo.
Gli sguardi diventano pensieri. E i pensieri, qualche volta, cambiano la vita delle persone.
Capitolo 2
Poi arrivò quella vacanza. Lasciammo i bambini dai nonni. Per la prima volta dopo anni eravamo di nuovo soltanto Sandra e io. Entrando in quell’albergo ebbi una sensazione curiosa. Come se, insieme all’automobile, avessimo lasciato nel parcheggio anche il resto. Le abitudini, le responsabilità, le convenzioni. Perfino l’idea che avevamo di noi stessi. La hall sembrava appartenere a un altro mondo.
Marmo.
Luci soffuse.
Profumi costosi.
Uomini sicuri di sé.
Donne bellissime.
Alcune, era evidente, vendevano compagnia e fantasia.
In quel luogo il desiderio non si nascondeva. Faceva parte dell’arredamento.
Sandra osservava quel mondo con curiosità.
Io osservavo Sandra.
Fu lei ad accorgersi che continuavo a seguire con gli occhi quelle donne.
Sorrise.
«Ti piacciono, eh?»
«Sono bellissime.»
«Già.»
Rimanemmo in silenzio.
Poi si voltò verso di me.
Aveva un’espressione che non le avevo mai visto.
Divertita.
Curiosa.
Forse perfino competitiva.
«Secondo te, se mi sedessi laggiù, quanto ci metterebbero ad accorgersi di me?»
Scoppiai a ridere.
«Non scherzare.»
«Perché?»
«Perché non c’è partita.»
Inclinò appena la testa.
«Davvero?»
Indicò con un cenno le donne sedute nella hall.
«Pensi che una donna sia solo un corpo perfetto?»
Esitai.
Lei sorrise.
«Facciamo una prova.»
«Sandra…»
«Hai paura di perdere la scommessa?»
Fu proprio perché ero convinto di no che accettai.
«Va bene.»
Si alzò.
Prima di allontanarsi si voltò appena.
«Se le cose prendono una piega che non ti piace… non dire che non ti avevo avvertito.»
La guardai attraversare lentamente la hall.
Pensavo stesse giocando.
Non avevo ancora capito che, da quel momento, il gioco avrebbe cominciato a giocare con noi.
Capitolo 2
Sandra raggiunse uno dei tavolini.
Si sedette.
Accavallò le gambe.
Aspettò.
Per qualche istante non accadde nulla.
Poi lo vidi arrivare.
Prima ancora del volto colpiva la presenza.
Era alto, con spalle larghe e un fisico solido, vestito con un’eleganza che non aveva bisogno di farsi notare. Camminava senza fretta, eppure sembrava che lo spazio gli si aprisse davanti con naturalezza.
Si fermò accanto a Sandra.
Disse qualcosa.
Lei alzò lo sguardo.
Sorrise.
Poi sorrise ancora.
Cominciarono a parlare.
Da dove mi trovavo non potevo sentire una parola.
Eppure bastava guardarli.
Non sembravano due persone che cercavano di sedursi.
Sembravano due persone che stavano cercando un accordo.
Lui parlava poco.
Ascoltava molto.
Sandra rideva, ribatteva, scuoteva appena il capo.
Ogni tanto sembrava opporre una resistenza gentile.
Lui non insisteva.
Aspettava.
Poi diceva qualcosa.
Lei rideva di nuovo.
Nessuno dei due aveva fretta.
Fu allora che ebbi la sensazione di assistere non a un corteggiamento, ma a una trattativa.
C’era una proposta.
C’era una curiosità reciproca.
C’era un prezzo.
Non necessariamente quello del denaro.
Poi accadde qualcosa di quasi impercettibile.
Sandra annuì.
Corrado sorrise.
Fu un sorriso brevissimo.
Di quelli che non festeggiano una conquista.
Confermano semplicemente un accordo.
Ricordo soltanto le porte dell’ascensore che si aprivano.
Corrado le si avvicinò con naturalezza e le posò una mano sulla schiena per accompagnarla all’interno. Mentre avanzavano, quel contatto scivolò appena più in basso, con una familiarità che mi colpì proprio perché sembrava del tutto spontanea.
Non era un gesto elegante.
Era il gesto di un uomo convinto che ogni esitazione fosse ormai alle spalle.
Sandra rallentò appena.
Poi, un attimo prima che le porte si richiudessero, si voltò verso di me.
Mi sorrise.
Un sorriso impossibile da decifrare.
Avrebbe potuto voler dire: È solo un gioco.
Oppure: Ormai è troppo tardi.
Ancora oggi non so quale delle due cose lessi davvero.
Le porte si chiusero.
Fu allora che il bicchiere mi tremò fra le dita.
Seduto nella hall, mi trovai costretto a fare i conti con ciò che avevo appena messo in moto.
Provavo gelosia.
Una gelosia feroce.
Ma non soltanto quella.
C’era un bisogno che non avevo previsto.
Sapere.
Per anni avevo creduto che l’intimità fosse un linguaggio esclusivo, qualcosa che apparteneva soltanto a noi. In quell’istante non ne ero più così sicuro. Continuavo a vedere quelle porte richiudersi. Il resto lo faceva la mia immaginazione. Fu lì che capii una cosa: la fantasia può essere molto più spietata della realtà. Negli anni successivi Sandra mi raccontò quella sera molte volte. Ogni volta riaffiorava un dettaglio diverso. Una frase. Uno sguardo. Una sensazione.
Capitolo 3
Più ne parlavamo, più quel ricordo sembrava prendere forma. Ricordi a spot Entrò in bagno. Sandra si spogliò. Quando ne uscì, lei era seduta sul bordo del letto. La luce cadeva di lato, disegnando il corpo senza cercare di abbellirlo. Era lontana dalla perfezione costruita delle escort incontrate nella hall. I seni pieni, i fianchi appena addolciti dalle gravidanze, le gambe ancora eleganti. Niente sembrava studiato. Teneva lo sguardo abbassato. Una ciocca di capelli le sfiorava il viso, le dita accarezzavano distrattamente una coscia. Non aveva l’atteggiamento di chi seduce per mestiere. Sembrava piuttosto una donna arrivata fin lì senza sapere davvero che cosa avrebbe trovato dall’altra parte della porta. Fu proprio questo a colpirlo. L’incertezza, l’enigma. Lui rimase per qualche istante a osservarla.
«È curioso.»
Sandra alzò gli occhi.
«Che cosa?»
«Una puttana che si vergogna.»
La frase la raggiunse come uno schiaffo. Lui vide il rossore salirle lentamente sul viso. Esclamò soddisfatto:
«Eccola.»
Fece una breve pausa.
«Questa è la donna che aspettavo.»
Sandra rimase immobile.
«Alza le braccia.»
Esitò appena. Poi obbedì. Il busto si tese naturalmente, le spalle arretrarono, il seno acquistò una presenza ancora più evidente. Corrado rimase qualche istante in silenzio. Lo sguardo indugiò su di lei con il compiacimento quieto di un intenditore che ha appena trovato qualcosa che cercava. Non sembrava interessato alla perfezione. Sembrava riconoscere la rara armonia di un corpo vero. L’espressione che gli si disegnò sul volto non era di un uomo eccitato. Era quella, più rara, di un uomo che vedeva confermata la propria intuizione.
«Adesso sì.»
Disse soltanto questo. Poi aggiunse, con la stessa calma:
«Comincia a toccarti.»
Per un istante pensò di dirgli di no, poi lasciò che le mani si muovessero. All’inizio con impaccio, quasi chiedendosi che cosa stesse facendo. Poi, poco alla volta, i gesti diventarono più fluidi. Non perché fosse cambiato il desiderio. Perché stava diminuendo la vergogna. Lui non parlava. La osservava. Non guardava il corpo ma il volto. Aspettava il momento esatto in cui l’imbarazzo avrebbe ceduto il posto all’abbandono. Solo allora il suo sguardo scese lentamente lungo la figura di Sandra.
«Vieni.»
Lei si alzò. Lo raggiunse. Si inginocchiò davanti a lui. Le mani le tremavano appena mentre lo scopriva. Poi rimase immobile.
«Oddio…»
Era piacevolmente incredula.
«Non credo di avere mai visto una cosa del genere.»
Lui rise piano senza compiacimento, come chi quella reazione l’aveva già vista molte altre volte.
«È un complimento?»
Sandra abbassò gli occhi.
Sorrise.
«Direi di sì.»
Capitolo 4
Il corpo di Sandra oppose un’ultima, istintiva resistenza.
«Respira.»
La voce di Corrado non aveva durezza. Era quella calma sicura di chi era abituato ad attendere. Sandra chiuse gli occhi. Inspirò lentamente. Poco alla volta la tensione si sciolse, lasciando il posto a una sensazione nuova, difficile da nominare. Non era soltanto piacere. Era la scoperta inattesa di un corpo che sembrava conoscere strade rimaste silenziose per anni. Il tempo perse consistenza e le sembrò di galleggiare in un luogo dove pensieri e percezioni non coincidevano più. Quando riaprì gli occhi lo guardò come si guarda qualcuno che, senza volerlo, ha appena mostrato una parte sconosciuta di noi.
«È… incredibile.»
La sorprendeva anche un’altra cosa. La sensazione di essere colmata da una fisicità più imponente di qualunque esperienza avesse conosciuto fino ad allora. Non era soltanto una questione di forza o di proporzioni. Era l’impressione, nuova e disarmante, di potersi abbandonare senza dover più trattenere nulla. Lo disse quasi a se stessa. Lui non rispose. Continuò semplicemente a osservarla. Era quello sguardo, più di ogni altra cosa, a impedirle di rifugiarsi nella finzione. Fu allora che accadde. Il corpo sembrò sottrarsi definitivamente alla sua volontà, scegliendo un linguaggio che la mente non poteva più governare. Dai seni affiorarono poche gocce di latte. Sandra spalancò gli occhi. Per un istante fu la prima a non comprendere.
«Non… non mi era mai successo.»
Le parole uscirono appena. Corrado osservò quelle poche gocce senza alcuna fretta. Sul suo volto pensoso si leggeva stupore ma la conferma di un’intuizione.
Epilogo
Corrado rimase in silenzio per qualche istante. Sandra teneva gli occhi bassi, sembrava aver smesso di difendersi. Lui parlò con la stessa calma di sempre.
«Nella hall recitavi una parte, vero?»
Sandra non rispose.
«Non serve più.»
Una breve pausa.
«Qui sei soltanto una donna che ha accettato di salire nella stanza di uno sconosciuto.»
Il silenzio si allungò.
«Le professioniste non arrossiscono.»
Sandra abbassò ancora di più lo sguardo.
«E non abbassano gli occhi.»
Lei trovò finalmente la forza di reagire.
«Lei non sa niente di me.»
Corrado la incalzò.
«Mi basta guardarti.»
Si sedette di fronte a lei con calma come se stesse concludendo un ragionamento.
«Non sei qui per i soldi.»
Una pausa.
«Quelli sono soltanto il permesso che ti sei data.»
Sandra rimase immobile.
«Sei venuta qui per sapere se ne saresti stata capace.»
Quelle parole la raggiunsero con una precisione quasi crudele.
«Hai creduto di interpretare una parte, ma non ci sei riuscita.»
Lasciò scorrere lentamente lo sguardo su di lei.
«Quelle forme morbide…»
Sandra sentì il viso scaldarsi.
«Quelle tette da madre.»
Un’altra pausa, e poi brutale, volutamente:
«E quella tua figa pelosa.»
Sandra chiuse gli occhi. Non era la parola a ferirla. Era il fatto che, in pochi minuti, quell’uomo avesse spazzato via l’immagine sofisticata che aveva cercato di costruire.
Corrado continuò con lo stesso tono pacato.
«Puoi scegliere il vestito giusto.»
Indicò distrattamente la stanza.
«L’albergo giusto. Perfino le parole, ma il corpo continua sempre a raccontare da dove veniamo.»
Corrado non le diede tregua.
«Sai qual è il punto?»
Lei sollevò appena gli occhi.
«Stai cercando di sembrare una donna di questo mondo.»
Un sorriso quasi impercettibile.
«E quasi ci riesci.»
Fece una pausa.
«Poi ti scappa una vocale aperta.»
Sandra rimase immobile.
«Una cadenza.»
Un altro istante di silenzio.
«Romagna.»
Non era una domanda. Sandra sentì una fitta inattesa. Non si sentiva insultata. Si sentiva descritta.
«Ecco, la tua faccia non mente.»
Corrado concluse:
«Io posso permettermi di essere sincero.»
Fece una pausa ad effetto.
«Perché ho pagato.»
Per anni credetti che quella fosse la frase che Sandra non era mai riuscita a dimenticare. Soltanto molto tempo dopo capii che non era vero. Non ricordava quella stanza. Non ricordava nemmeno Corrado. Ricordava il momento esatto in cui qualcuno aveva visto una donna che lei stessa non aveva mai avuto il coraggio di guardare.”
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