Il Cugino
di
Impotente
genere
corna
La mia ossessione
Da anni porto dentro di me questo desiderio oscuro e profondo: il bisogno viscerale di vedere mia moglie Livia usata, umiliata e posseduta da altri uomini, specialmente da quelli maturi, potenti e senza scrupoli. Ciò che per molti sarebbe inconcepibile, per me è diventata un’eccitazione malata e irresistibile. Tutto è esploso quando Livia mi ha confessato il suo passato con quel notaio anziano che l’aveva trasformata nella sua schiava sessuale personale. Da allora so che anche lei nasconde la stessa fame.
E il candidato perfetto era lì, sotto i miei occhi da sempre: mio cugino di 76 anni, un vecchio porco con un’azienda di gioielli a Valenza. Da ragazzo mi raccontava senza filtri le sue imprese con le troie del paese, e quelle storie mi eccitavano da morire. Poi avevo scopato anch’io alcune di quelle donne, sapendo che il suo cazzo le aveva già riempite. Quel pensiero mi aveva sempre fatto venire con una forza devastante.
Ora volevo spingere tutto al limite. Volevo offrirgli mia moglie.
Ho architettato ogni cosa con cura maniacale.
Un pomeriggio siamo andati insieme alla sua azienda. Livia era splendida: tacchi alti, vestito elegante ma aderente che sottolineava il suo corpo da troia. Mio cugino l’ha squadrata come un lupo affamato fin dal primo istante.
«Cazzo, cugino… hai proprio una moglie da urlo» mi ha detto ridendo mentre lei sceglieva l’anello. Lei sorrideva, fingendo innocenza, ma io vedevo già il luccichio nei suoi occhi.
Qualche giorno dopo mi ha chiamato: l’anello era pronto. Ho recitato alla perfezione la parte dell’uomo impegnato.
«Amore, mi è venuto fuori un impegno improvviso che non posso rimandare. Vai tu a ritirarlo, per favore?»
Livia ha capito al volo. È partita con un sorriso complice.
Erano quasi le sei di sera quando Livia è entrata nell’ufficio privato di mio cugino. Lui ha chiuso la porta a chiave con un gesto deciso.
«Finalmente soli, bellezza» ha detto con quella voce rauca e autoritaria. «Sai, da quando ti ho vista l’altro giorno non ho fatto altro che pensare a te.»
Le ha consegnato l’anello, ma invece di lasciarla andare l’ha presa per mano e l’ha attirata più vicina.
«Sei sprecata con mio cugino… un ragazzo ancora giovane, senza esperienza. Una donna come te ha bisogno di un uomo vero, uno che sa come trattarti.»
Livia ha provato a resistere debolmente:
«Ma io sono sposata… non posso…»
Lui ha riso piano, una risata carica di lussuria. Le ha infilato una mano sotto il vestito senza tanti preamboli, risalendo lungo la coscia fino a toccarle le mutandine già bagnate.
«Balle. La tua figa sta già parlando per te. Sei fradicia, troia.»
Due dita rugose e grosse le sono scivolate dentro senza pietà. Livia ha sussultato, aggrappandosi alle sue spalle.
«Oh Dio… no… ti prego…» ha mormorato, ma le sue anche spingevano già contro la mano di lui.
«In ginocchio» le ha ordinato con tono che non ammetteva repliche.
Livia ha obbedito. Gli ha abbassato i pantaloni e si è trovata davanti un cazzo ancora grosso e duro nonostante l’età. Ha iniziato a succhiarlo con avidità, mentre lui la teneva per i capelli.
«Brava… succhia il cazzo del cugino di tuo marito. Scommetto che lui non sa che puttana sei in realtà. Prendilo tutto in gola, così… brava troia.»
L’ha scopata sulla scrivania con forza animale: prima da dietro, sbattendole il cazzo fino in fondo alla figa, poi l’ha fatta girare e le è venuto in bocca, ordinandole di tenere lo sperma sulla lingua. Poco dopo l’ha presa di nuovo e le ha scaricato una seconda dose profonda dentro la figa.
Quando Livia è uscita da quell’ufficio, camminava con le gambe leggermente divaricate, la figa piena e stillante, il sapore del vecchio ancora forte in bocca.
Mentre Livia guidava verso casa, il mio telefono ha squillato. Era lui.
«Ciao cugino, come stai?» ha detto con tono fin troppo tranquillo e soddisfatto. «Sono passato in azienda oggi e ho visto tua moglie… che donna meravigliosa che hai. Elegante, raffinata, un vero gioiello. Davvero, non la meriti. Una così meriterebbe di essere trattata come una regina… o come una puttana, a seconda dei momenti.»
Ha riso piano, una risata densa di significato. «Comunque trattala bene, eh.»
Ho sentito il cazzo pulsarmi nei pantaloni mentre capivo che aveva appena finito di riempirla.
Quando Livia ha aperto la porta di casa, l’ho afferrata per i fianchi e l’ho spinta contro il muro con urgenza. L’ho baciata con violenza, infilandole la lingua in bocca. Il sapore era inconfondibile: salato, denso, con quel retrogusto forte dello sperma di un uomo anziano. Mio cugino.
«Hai fatto la troia, vero?» le ho ringhiato tra un bacio e l’altro, mordendole il labbro. «Sento il suo sapore… ti ha riempito la bocca, puttana.»
Livia ha annuito, ansimando contro le mie labbra. «Sì… mi ha usata. Mi ha scopata per bene. Mi ha messo due cariche… una in gola e una profonda nella figa.»
Queste parole mi hanno fatto impazzire. Le ho infilato una mano sotto il vestito, scostando le mutandine fradice, e ho spinto due dita dentro di lei. La sua figa era bollente, gonfia e completamente allagata. La sborra densa di mio cugino mi ha ricoperto subito le dita, viscida e abbondante, colando fuori mentre la scopavo con la mano.
«Cazzo, quanta sborra…» ho mormorato eccitato, muovendo le dita dentro e fuori con forza. «Sento quanto ti ha riempito… è ancora calda. Ti ha montata come una vacca, eh?»
Livia gemeva, spingendo il bacino contro la mia mano. «Sì… mi ha piegata sulla scrivania e mi ha scopata senza pietà. Mi diceva che ero una troia sprecata con te… che meritavo un cazzo vero.»
L’ho baciata di nuovo, più profondamente, assaporando quel mix proibito di saliva e sperma mentre le dita continuavano a entrare e uscire dalla sua figa devastata. Poi non ho resistito più. L’ho trascinata sul divano, le ho aperto le gambe e mi sono inginocchiato tra le sue cosce.
La figa era rossa, gonfia, ancora semi-aperta. La sborra di mio cugino colava lentamente fuori. Ho avvicinato il viso, ho leccato quella miscela viscida e poi ho infilato il cazzo con una spinta violenta, affondando fino in fondo nel suo calore bagnato dal seme di un altro.
«Sei la mia moglie troia» ho ringhiato mentre iniziavo a scoparla con colpi profondi e rabbiosi. «La puttana di mio cugino… senti come scivola bene la sua sborra? Ti ha marchiata dentro.»
Livia urlava di piacere, le unghie piantate nella mia schiena.
«Scopami… usa la sua sborra… sono la vostra puttana…»
L’ho presa con forza selvaggia, baciandola continuamente, assaporando il sapore del cazzo di mio cugino sulla sua lingua mentre la sborravo anch’io dentro di lei, mescolando il mio sperma al suo. Quando sono venuto, è stato con una intensità quasi dolorosa.
Siamo rimasti lì, ansimanti, io ancora dentro di lei.
Due giorni dopo è arrivato il messaggio di mio cugino.
«Cugino, perché non venite voi due questo fine settimana sulla mia barca al mare? Ho una nuova barca a vela, bellissima. Ci rilassiamo, facciamo un giro, mangiamo pesce fresco… e tua moglie può prendere un po’ di sole. Dille di portare il bikini più bello.»
Ho mostrato il messaggio a Livia con un sorriso complice. Sapevamo entrambi cosa significava realmente quell’invito.
«Vuole rivederti» le ho detto. «E questa volta non sarà solo un incontro rapido in ufficio. Passeremo tutto il fine settimana con lui. Immagino già la scena: tu in bikini, lui che ti guarda come una preda, che ti tocca di nascosto mentre io sono a pochi metri… e poi, quando cala la sera, ti userà nella cabina mentre io resto sul ponte a sentire tutto.»
Livia ha mordicchiato il labbro, già eccitata. «E tu… vorresti davvero guardarmi mentre mi monta di nuovo?»
«Voglio molto di più» ho risposto, baciandola. «Voglio vederti diventare la sua troia di fine settimana. Voglio sentire le sue mani rugose su di te, voglio che ti usi in ogni modo mentre io assisto impotente… e poi voglio riprenderti, piena di lui.»
Il fine settimana sulla barca si stava trasformando nel preludio perfetto per altre corna, altre umiliazioni e altre montate selvagge. Mio cugino stava già affilando gli artigli… e io non vedevo l’ora di offrirgliela di nuovo.
Per chi vuole: impotente@proton.me
Da anni porto dentro di me questo desiderio oscuro e profondo: il bisogno viscerale di vedere mia moglie Livia usata, umiliata e posseduta da altri uomini, specialmente da quelli maturi, potenti e senza scrupoli. Ciò che per molti sarebbe inconcepibile, per me è diventata un’eccitazione malata e irresistibile. Tutto è esploso quando Livia mi ha confessato il suo passato con quel notaio anziano che l’aveva trasformata nella sua schiava sessuale personale. Da allora so che anche lei nasconde la stessa fame.
E il candidato perfetto era lì, sotto i miei occhi da sempre: mio cugino di 76 anni, un vecchio porco con un’azienda di gioielli a Valenza. Da ragazzo mi raccontava senza filtri le sue imprese con le troie del paese, e quelle storie mi eccitavano da morire. Poi avevo scopato anch’io alcune di quelle donne, sapendo che il suo cazzo le aveva già riempite. Quel pensiero mi aveva sempre fatto venire con una forza devastante.
Ora volevo spingere tutto al limite. Volevo offrirgli mia moglie.
Ho architettato ogni cosa con cura maniacale.
Un pomeriggio siamo andati insieme alla sua azienda. Livia era splendida: tacchi alti, vestito elegante ma aderente che sottolineava il suo corpo da troia. Mio cugino l’ha squadrata come un lupo affamato fin dal primo istante.
«Cazzo, cugino… hai proprio una moglie da urlo» mi ha detto ridendo mentre lei sceglieva l’anello. Lei sorrideva, fingendo innocenza, ma io vedevo già il luccichio nei suoi occhi.
Qualche giorno dopo mi ha chiamato: l’anello era pronto. Ho recitato alla perfezione la parte dell’uomo impegnato.
«Amore, mi è venuto fuori un impegno improvviso che non posso rimandare. Vai tu a ritirarlo, per favore?»
Livia ha capito al volo. È partita con un sorriso complice.
Erano quasi le sei di sera quando Livia è entrata nell’ufficio privato di mio cugino. Lui ha chiuso la porta a chiave con un gesto deciso.
«Finalmente soli, bellezza» ha detto con quella voce rauca e autoritaria. «Sai, da quando ti ho vista l’altro giorno non ho fatto altro che pensare a te.»
Le ha consegnato l’anello, ma invece di lasciarla andare l’ha presa per mano e l’ha attirata più vicina.
«Sei sprecata con mio cugino… un ragazzo ancora giovane, senza esperienza. Una donna come te ha bisogno di un uomo vero, uno che sa come trattarti.»
Livia ha provato a resistere debolmente:
«Ma io sono sposata… non posso…»
Lui ha riso piano, una risata carica di lussuria. Le ha infilato una mano sotto il vestito senza tanti preamboli, risalendo lungo la coscia fino a toccarle le mutandine già bagnate.
«Balle. La tua figa sta già parlando per te. Sei fradicia, troia.»
Due dita rugose e grosse le sono scivolate dentro senza pietà. Livia ha sussultato, aggrappandosi alle sue spalle.
«Oh Dio… no… ti prego…» ha mormorato, ma le sue anche spingevano già contro la mano di lui.
«In ginocchio» le ha ordinato con tono che non ammetteva repliche.
Livia ha obbedito. Gli ha abbassato i pantaloni e si è trovata davanti un cazzo ancora grosso e duro nonostante l’età. Ha iniziato a succhiarlo con avidità, mentre lui la teneva per i capelli.
«Brava… succhia il cazzo del cugino di tuo marito. Scommetto che lui non sa che puttana sei in realtà. Prendilo tutto in gola, così… brava troia.»
L’ha scopata sulla scrivania con forza animale: prima da dietro, sbattendole il cazzo fino in fondo alla figa, poi l’ha fatta girare e le è venuto in bocca, ordinandole di tenere lo sperma sulla lingua. Poco dopo l’ha presa di nuovo e le ha scaricato una seconda dose profonda dentro la figa.
Quando Livia è uscita da quell’ufficio, camminava con le gambe leggermente divaricate, la figa piena e stillante, il sapore del vecchio ancora forte in bocca.
Mentre Livia guidava verso casa, il mio telefono ha squillato. Era lui.
«Ciao cugino, come stai?» ha detto con tono fin troppo tranquillo e soddisfatto. «Sono passato in azienda oggi e ho visto tua moglie… che donna meravigliosa che hai. Elegante, raffinata, un vero gioiello. Davvero, non la meriti. Una così meriterebbe di essere trattata come una regina… o come una puttana, a seconda dei momenti.»
Ha riso piano, una risata densa di significato. «Comunque trattala bene, eh.»
Ho sentito il cazzo pulsarmi nei pantaloni mentre capivo che aveva appena finito di riempirla.
Quando Livia ha aperto la porta di casa, l’ho afferrata per i fianchi e l’ho spinta contro il muro con urgenza. L’ho baciata con violenza, infilandole la lingua in bocca. Il sapore era inconfondibile: salato, denso, con quel retrogusto forte dello sperma di un uomo anziano. Mio cugino.
«Hai fatto la troia, vero?» le ho ringhiato tra un bacio e l’altro, mordendole il labbro. «Sento il suo sapore… ti ha riempito la bocca, puttana.»
Livia ha annuito, ansimando contro le mie labbra. «Sì… mi ha usata. Mi ha scopata per bene. Mi ha messo due cariche… una in gola e una profonda nella figa.»
Queste parole mi hanno fatto impazzire. Le ho infilato una mano sotto il vestito, scostando le mutandine fradice, e ho spinto due dita dentro di lei. La sua figa era bollente, gonfia e completamente allagata. La sborra densa di mio cugino mi ha ricoperto subito le dita, viscida e abbondante, colando fuori mentre la scopavo con la mano.
«Cazzo, quanta sborra…» ho mormorato eccitato, muovendo le dita dentro e fuori con forza. «Sento quanto ti ha riempito… è ancora calda. Ti ha montata come una vacca, eh?»
Livia gemeva, spingendo il bacino contro la mia mano. «Sì… mi ha piegata sulla scrivania e mi ha scopata senza pietà. Mi diceva che ero una troia sprecata con te… che meritavo un cazzo vero.»
L’ho baciata di nuovo, più profondamente, assaporando quel mix proibito di saliva e sperma mentre le dita continuavano a entrare e uscire dalla sua figa devastata. Poi non ho resistito più. L’ho trascinata sul divano, le ho aperto le gambe e mi sono inginocchiato tra le sue cosce.
La figa era rossa, gonfia, ancora semi-aperta. La sborra di mio cugino colava lentamente fuori. Ho avvicinato il viso, ho leccato quella miscela viscida e poi ho infilato il cazzo con una spinta violenta, affondando fino in fondo nel suo calore bagnato dal seme di un altro.
«Sei la mia moglie troia» ho ringhiato mentre iniziavo a scoparla con colpi profondi e rabbiosi. «La puttana di mio cugino… senti come scivola bene la sua sborra? Ti ha marchiata dentro.»
Livia urlava di piacere, le unghie piantate nella mia schiena.
«Scopami… usa la sua sborra… sono la vostra puttana…»
L’ho presa con forza selvaggia, baciandola continuamente, assaporando il sapore del cazzo di mio cugino sulla sua lingua mentre la sborravo anch’io dentro di lei, mescolando il mio sperma al suo. Quando sono venuto, è stato con una intensità quasi dolorosa.
Siamo rimasti lì, ansimanti, io ancora dentro di lei.
Due giorni dopo è arrivato il messaggio di mio cugino.
«Cugino, perché non venite voi due questo fine settimana sulla mia barca al mare? Ho una nuova barca a vela, bellissima. Ci rilassiamo, facciamo un giro, mangiamo pesce fresco… e tua moglie può prendere un po’ di sole. Dille di portare il bikini più bello.»
Ho mostrato il messaggio a Livia con un sorriso complice. Sapevamo entrambi cosa significava realmente quell’invito.
«Vuole rivederti» le ho detto. «E questa volta non sarà solo un incontro rapido in ufficio. Passeremo tutto il fine settimana con lui. Immagino già la scena: tu in bikini, lui che ti guarda come una preda, che ti tocca di nascosto mentre io sono a pochi metri… e poi, quando cala la sera, ti userà nella cabina mentre io resto sul ponte a sentire tutto.»
Livia ha mordicchiato il labbro, già eccitata. «E tu… vorresti davvero guardarmi mentre mi monta di nuovo?»
«Voglio molto di più» ho risposto, baciandola. «Voglio vederti diventare la sua troia di fine settimana. Voglio sentire le sue mani rugose su di te, voglio che ti usi in ogni modo mentre io assisto impotente… e poi voglio riprenderti, piena di lui.»
Il fine settimana sulla barca si stava trasformando nel preludio perfetto per altre corna, altre umiliazioni e altre montate selvagge. Mio cugino stava già affilando gli artigli… e io non vedevo l’ora di offrirgliela di nuovo.
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