Edo il nostro Padrone Capitolo 1
di
Impotente
genere
dominazione
Capitolo 1
Amore mio, Livia… vieni qui, siediti sulle mie gambe, pelle contro pelle, mentre ti racconto con il cuore in gola come andrà oggi. Ti parlo piano, guardandoti negli occhi, perché questo non è solo un gioco sporco: è la nostra storia d’amore più profonda, quella che nessuno capirà mai. Ti amo da impazzire, Livia. Amo la tua bellezza mediterranea, calda, selvaggia – quella pelle morbida ambrata che brilla come miele che sa di Sole di Lucania, quei capelli neri che profumano di mare, quel corpo da dea pagana con le tue tette piene che sembrano chiamarmi ogni volta che respiri, e quel gran culo da monta che ondeggia come una promessa di peccato.
Amo la tua passione che mi travolge, amo che tu sia perversa quanto me – anzi, di più, sfiorando quella ninfomania profonda, consapevole, voluta, che ti fa brillare gli occhi quando perdi il controllo.
Perché è questo che mi fa impazzire di te: quando ti tocco, quando infilo solo un dito nella tua figa già calda e bagnata… è come premere un grilletto. La tua espressione cambia all’istante.
Diventi trasparente, amore mio. La troia perfetta che c’è dentro di te esce fuori, senza filtri, senza vergogna. Non riesci a controllarti, ti trasformi in plastilina calda tra le mani di un uomo: bocca socchiusa, occhi che supplicano, corpo che trema dal desiderio di servire, di sottometterti, di sentirti penetrata fino in fondo, usata, riempita come uno sborratoio vivente.
E io ti amo proprio per questo. Ti amo perché lo fai per noi, perché la nostra complicità è così intensa che il tuo piacere diventa il mio, e la tua umiliazione è la nostra intimità più sporca e tenera.
Oggi ti offrirò al vecchio maiale Edoardo, quel settantacinquenne porco varesino senza scrupoli, nella sua villa elegante sul lago. Non perché non ti basti io – tu sei mia, sempre – ma perché amo vederti così: persa nel piacere, succube, troia consapevole.
E poi tornerai da me, piena del suo sperma, e io ti leccherò via tutto, baciandoti con la bocca sporca, perché questo è il nostro amore: perverso, sentimentale, assoluto.
Ti accompagno sotto la doccia, ti insapono io stesso, le mie mani che scivolano lente sulle tue curve mediterranee, sul tuo seno pesante, sul tuo culo sodo. Poi ti asciugo piano, e ti spalmo quell’olio al profumo di vaniglia e muschio finché la tua pelle non diventa lucida, calda, irresistibile – un invito vivente al peccato.
Niente mutandine, amore. Voglio che la tua figa nuda sia libera, esposta all’aria, già pulsante al pensiero di quello che succederà.
Solo un reggiseno nero di pizzo ultra-trasparente, così sottile che i tuoi capezzoli scuri e sporgenti premono contro il tessuto come se volessero scappare. Sopra, ti faccio indossare un vestitino nero elasticizzato, cortissimo, che ti fascia come una seconda pelle peccaminosa: arriva appena sotto le chiappe, la scollatura profonda, lasciando che le tue belle tette da 4° ballino libere a ogni respiro, minacciando di uscire fuori. Il tessuto è leggero, aderente – si vede il profilo del tuo culo da troia, e quando cammini il vestito sale pericolosamente. Ai piedi, décolleté nere con tacco 12 cm a punta, quelle che ti fanno ancheggiare come una zoccola in calore, le gambe nude, abbronzate, pura tentazione mediterranea.
I capelli sciolti e selvaggi, un po’ spettinati come dopo una scopata selvaggia. Trucco da puttana consapevole: rossetto rosso fuoco che urla “scopami”, eye-liner marcato che fa i tuoi occhi da troia ninfomane, mascara che cola già al pensiero delle lacrime di piacere. Un tocco di profumo intenso tra le tette e proprio sulla figa nuda, perché Edo lo senta subito.
Ti faccio girare davanti allo specchio, ti abbraccio da dietro, il mio cazzo duro contro il tuo culo, e ti sussurro all’orecchio con voce rotta dall’eccitazione: «Guardati, amore mio. Sei la donna che amo… e sei la troia più bella del mondo. Oggi ti offrirò a lui, e tu ti lascerai andare completamente, vero? Diventerai plastilina tra le sue mani, perché sai che dopo tornerai da me, e io ti adorerò ancora di più».
Ti faccio sedere accanto a me, gambe leggermente aperte. Mentre guido verso il lago di Varese, la mia mano scivola sotto il vestitino, un dito solo che sfiora la tua figa già fradicia. E lì succede: il grilletto. La tua espressione cambia, gli occhi si velano di quella lussuria profonda, incontrollabile. Diventi troia all’istante, amore mio. Ti muovi contro la mia mano, gemendo piano, e io ti parlo con voce bassa, piena di amore perverso: «Lo senti? Oggi quel vecchio maiale ti userà. Ti insulterà, ti fisterà, ti riempirà. E tu non riuscirai a resistere, ti trasformerai nella ninfomane che amo… ma lo fai per noi, per la nostra complicità malata e bellissima. Ti amo così tanto, Troia mia».
Ti presento a Edo con un sorriso complice: «Questa è Livia, la mia mogliettina. La donna che amo con tutto me stesso… oltre che bella è una troia ninfomane, Edo. Se ti piace, usala. Trattala come merita una vacca da monta. Noi amiamo condividere così».
Lui ti divora con gli occhi – le tue tette, il tuo culo, la tua pelle che brilla. Ti fa sedere sulle sue gambe, il tuo gran culo premuto contro di lui. Io esco un attimo, il cuore che batte forte per l’eccitazione e per l’amore: so che stai per trasformarti, e questo mi fa impazzire.
Appena resti solo con lui, Edo ti stringe, ti alza il vestitino fino alla vita, scoprendo la tua figa nuda e lucida. «Ma guarda che vacca che ha sposato il Gianni!» grugnisce, la voce rauca da vecchio porco. Ti infila due dita grosse dentro con forza, pompando rude, mentre con l’altra mano ti strizza una tetta. Poi, con quel ghigno sadico, forza la mano intera: lenta, inesorabile, allargandoti la figa con le dita callose. Tu ti contorci sulle sue gambe, il corpo che trema – dolore bruciante, piacere umiliante, quella ninfomania che prende il sopravvento. La tua espressione… dio, amore, la immagino: bocca aperta, occhi persi, quella resa totale che ti rende plastilina tra le sue mani.
Lui ti insulta pesante, eccitato dal tuo abbandono: «Prendi la mia mano, vacca Lucana! Sei solo una troia da monta, una puttana che gode a farsi sfondare come una bestia. Urla, zoccola! Urla più forte, così il tuo cornuto marito sente quanto è vacca la donna che ha sposato!»
Tu urli, ti dimeni, le tette che ballano fuori dal vestito, venendo violentemente sulla sua mano mentre il piacere ti travolge – umiliazione, dolore, estasi pura. Lui ride, toglie la mano, la tua figa spalancata e grondante. Poi ti fa mettere a pecorina sul divano, ti infila il cazzo dentro con una spinta brutale e ti scopa come una bestia, continuando a degradarti: «Troia… vacca… sborratoio vivente… prendi il mio sperma, puttana mediterranea!»
Una monta bestiale rude aggrappato ai tuoi fianchi ti schiaccia il viso e il tuo culetto si offre a lui, la tua figa pulsa di vita propria. Poi ...
Ti viene dentro con un grugnito animale, riempiendoti la figa di sborra calda, densa, vecchia.
Entro e ti vedo così: piegata, vestitino alzato, figa rossa e colante. Il cuore mi esplode d’amore e di eccitazione. Mi inginocchio davanti a te, da marito cornuto che ti adora. Ti apro le gambe con dolcezza e inizio a leccarti la figa sporca, succhiando avidamente lo sperma di Edo, assaporando il suo sapore mescolato al tuo. Tu mi tieni la testa premuta, gemendo con quella voce rotta dal piacere: «Lecca, amore mio… pulisci la sborra del vecchio porco dalla figa della tua troia. Ti amo così tanto…».
Edo ride, ci insulta con disprezzo: «Guarda che cornuto patetico… lecca bene, mangia la mia sborra dalla figa di tua moglie. Sei un cornuto di merda, ma lei è una gran vacca».
Poi ordina: «Pulite anche il mio cazzo, pervertiti».
Tu e io ci mettiamo in ginocchio insieme, complici come sempre. Lecciamo il suo cazzo sporco, passandocelo bocca a bocca, lingue che si intrecciano sul suo glande. Lui ci tiene le teste, ci spinge, ci umilia: «Bravi, leccate, coppia di malati. Lei troia ninfomane e lui cornuto leccacazzi».
Quando è di nuovo duro, ci sborra in faccia – schizzi densi sulla tua faccia da puttana e sulla mia. Poi, con voce crudele: «Baciatevi adesso, sporchi maiali. Con la mia sborra in bocca».
E noi ci baciamo profondamente, davanti a lui, lingue che si cercano piene del suo sperma, un bacio lento, sentimentale, perverso – il nostro sigillo d’amore. Perché alla fine, Livia, tutto questo è per noi. Ti amo. Ti amo mentre ti perdi. Ti amo quando torni da me piena e umiliata. Ti amo perché sei la mia troia perfetta, la mia donna per sempre.
Edo è lì che ci guarda
Ride forte, rimugina soddisfatto, guardandoci entrambi. Poi dice, con voce trionfante e crudele:
«Siete due maiali perversi… Tu, Gianni, sei un porco cornuto consapevole che ha sposato una bella vacca ninfomane. E lei… mi piace da morire. D’ora in poi verrete quando ne avrò voglia. Tu, Gianni, mi porterai la tua mogliettina ogni volta che voglio, e io la monterò come una schiava. Sarà la mia puttana personale.»
Io, con il cuore che batte forte tra eccitazione, amore e un brivido di tensione, provo a fermarlo:
«Edo, non esagerare…»
Lui ride più forte, gli occhi che brillano di sadismo. Si avvicina, ci guarda dall’alto:
«No, esagererò quanto voglio. Ora siete in mio potere. O fate come dico, o i filmati delle telecamere di sicurezza li mando a tutti i nostri amici comuni. Ora andate fuori dai coglioni, maiali pervertiti. Mi farò sentire presto!»
Ci caccia via così, con disprezzo, mentre tu sei ancora piena del suo sperma, il vestitino sgualcito, la faccia arrossata dal piacere e dall'umiliazione.
In macchina, mentre torniamo a casa aiutandoti con dei fazzoletti di carta ti pulisci al meglio, ti prendo la mano. Tu sei ancora scossa, la figa che pulsa, piena della sua sborra. Io ti guardo con tutto l’amore del mondo e ti dico piano:
«Ti amo, Livia. Ti amo mentre ti perdi così. Ti amo quando diventi troia incontrollabile, quando urli sotto la sua mano, quando ti fai riempire come una vacca. E ti amerò ancora di più a casa, quando ti leccherò via tutto e ci baceremo con la sua sborra in bocca. Sei mia… anche quando sei di un altro. Soprattutto allora.»
Tu mi sorridi con quegli occhi da ninfomane ancora velati di piacere, e mi stringi la mano. Perché questa è la nostra intesa: sporca, pericolosa, sentimentale, assoluta.
Appena entriamo in casa, ti prendo in braccio con forza, come se volessi rivendicarti dopo averti data via. Tu mi stringi il collo, ancora scossa, la figa che pulsa piena della sborra di Edo. Ti porto in camera da letto, ti sdraio sul letto con delicatezza e poi ti guardo con tutto l’amore e la lussuria del mondo.
«Ora tocca a me, amore mio» ti dico con voce roca. «Ora ti scopo io, forte, senza controllo. Ti voglio sentire urlare il mio nome mentre ti riempio come meriti».
Ti alzo il vestitino sgualcito, ti apro le gambe e ti infilo dentro con una spinta profonda e violenta. Ti scopo senza freni, forte, selvaggio, il letto che sbatte contro il muro. Tu mi guardi con quegli occhi da ninfomane ancora velati di piacere e inizi a insultarmi pesantemente, proprio come piace a te e a me:
«Sei un cornuto di merda… mi hai data a quel vecchio maiale… mi ha fistata come una vacca… mi ha riempita di sborra… e tu godevi a guardare, porco!»
Le tue parole mi fanno impazzire. Ti scopo ancora più forte, stringendoti le tette, schiaffeggiandoti il culo, mentre tu urli e godi sotto di me. Ti vengo dentro con un ruggito, sborrando profondamente nel tuo corpo già pieno, mescolando il mio sperma con quello di Edo.
Ma non ho finito. Ti voglio far godere ancora. Scendo tra le tue gambe, guardo la tua figa ormai ridotta a una latrina per cazzi: rossa, spalancata, che cola sborra bianca densa. Inizio a leccarti con passione, succhiando avidamente lo sperma misto, infilando la lingua dentro di te. Tu mi tieni la testa premuta contro la tua figa, ti contorci e urli:
«Lecca, cornuto… lecca la sborra del vecchio dalla figa della tua troia… ahhh… sììì!»
Hai un orgasmo sfrenato, violento, il corpo che si inarca, le gambe che tremano, urlando il mio nome mentre ti lasci andare completamente. Ti stringo forte, ti bacio la figa pulsante, ti bacio la bocca sporca, mescolando i sapori.
Poi ti abbraccio stretta, esausti e sudati, i nostri corpi intrecciati. Ti accarezzo i capelli, ti bacio la fronte e ti sussurro con tutto l’amore del mondo:
«Ti amo, Livia. Ti amo quando sei la mia troia ninfomane, ti amo quando ti offro ad altri, ti amo quando torni da me piena e umiliata. Sei mia… per sempre.»
Ci addormentiamo così, abbracciati, il respiro che rallenta, esausti e profondamente felici nella nostra complicità perversa e sentimentale.
Per info impotente@proton.me
Amore mio, Livia… vieni qui, siediti sulle mie gambe, pelle contro pelle, mentre ti racconto con il cuore in gola come andrà oggi. Ti parlo piano, guardandoti negli occhi, perché questo non è solo un gioco sporco: è la nostra storia d’amore più profonda, quella che nessuno capirà mai. Ti amo da impazzire, Livia. Amo la tua bellezza mediterranea, calda, selvaggia – quella pelle morbida ambrata che brilla come miele che sa di Sole di Lucania, quei capelli neri che profumano di mare, quel corpo da dea pagana con le tue tette piene che sembrano chiamarmi ogni volta che respiri, e quel gran culo da monta che ondeggia come una promessa di peccato.
Amo la tua passione che mi travolge, amo che tu sia perversa quanto me – anzi, di più, sfiorando quella ninfomania profonda, consapevole, voluta, che ti fa brillare gli occhi quando perdi il controllo.
Perché è questo che mi fa impazzire di te: quando ti tocco, quando infilo solo un dito nella tua figa già calda e bagnata… è come premere un grilletto. La tua espressione cambia all’istante.
Diventi trasparente, amore mio. La troia perfetta che c’è dentro di te esce fuori, senza filtri, senza vergogna. Non riesci a controllarti, ti trasformi in plastilina calda tra le mani di un uomo: bocca socchiusa, occhi che supplicano, corpo che trema dal desiderio di servire, di sottometterti, di sentirti penetrata fino in fondo, usata, riempita come uno sborratoio vivente.
E io ti amo proprio per questo. Ti amo perché lo fai per noi, perché la nostra complicità è così intensa che il tuo piacere diventa il mio, e la tua umiliazione è la nostra intimità più sporca e tenera.
Oggi ti offrirò al vecchio maiale Edoardo, quel settantacinquenne porco varesino senza scrupoli, nella sua villa elegante sul lago. Non perché non ti basti io – tu sei mia, sempre – ma perché amo vederti così: persa nel piacere, succube, troia consapevole.
E poi tornerai da me, piena del suo sperma, e io ti leccherò via tutto, baciandoti con la bocca sporca, perché questo è il nostro amore: perverso, sentimentale, assoluto.
Ti accompagno sotto la doccia, ti insapono io stesso, le mie mani che scivolano lente sulle tue curve mediterranee, sul tuo seno pesante, sul tuo culo sodo. Poi ti asciugo piano, e ti spalmo quell’olio al profumo di vaniglia e muschio finché la tua pelle non diventa lucida, calda, irresistibile – un invito vivente al peccato.
Niente mutandine, amore. Voglio che la tua figa nuda sia libera, esposta all’aria, già pulsante al pensiero di quello che succederà.
Solo un reggiseno nero di pizzo ultra-trasparente, così sottile che i tuoi capezzoli scuri e sporgenti premono contro il tessuto come se volessero scappare. Sopra, ti faccio indossare un vestitino nero elasticizzato, cortissimo, che ti fascia come una seconda pelle peccaminosa: arriva appena sotto le chiappe, la scollatura profonda, lasciando che le tue belle tette da 4° ballino libere a ogni respiro, minacciando di uscire fuori. Il tessuto è leggero, aderente – si vede il profilo del tuo culo da troia, e quando cammini il vestito sale pericolosamente. Ai piedi, décolleté nere con tacco 12 cm a punta, quelle che ti fanno ancheggiare come una zoccola in calore, le gambe nude, abbronzate, pura tentazione mediterranea.
I capelli sciolti e selvaggi, un po’ spettinati come dopo una scopata selvaggia. Trucco da puttana consapevole: rossetto rosso fuoco che urla “scopami”, eye-liner marcato che fa i tuoi occhi da troia ninfomane, mascara che cola già al pensiero delle lacrime di piacere. Un tocco di profumo intenso tra le tette e proprio sulla figa nuda, perché Edo lo senta subito.
Ti faccio girare davanti allo specchio, ti abbraccio da dietro, il mio cazzo duro contro il tuo culo, e ti sussurro all’orecchio con voce rotta dall’eccitazione: «Guardati, amore mio. Sei la donna che amo… e sei la troia più bella del mondo. Oggi ti offrirò a lui, e tu ti lascerai andare completamente, vero? Diventerai plastilina tra le sue mani, perché sai che dopo tornerai da me, e io ti adorerò ancora di più».
Ti faccio sedere accanto a me, gambe leggermente aperte. Mentre guido verso il lago di Varese, la mia mano scivola sotto il vestitino, un dito solo che sfiora la tua figa già fradicia. E lì succede: il grilletto. La tua espressione cambia, gli occhi si velano di quella lussuria profonda, incontrollabile. Diventi troia all’istante, amore mio. Ti muovi contro la mia mano, gemendo piano, e io ti parlo con voce bassa, piena di amore perverso: «Lo senti? Oggi quel vecchio maiale ti userà. Ti insulterà, ti fisterà, ti riempirà. E tu non riuscirai a resistere, ti trasformerai nella ninfomane che amo… ma lo fai per noi, per la nostra complicità malata e bellissima. Ti amo così tanto, Troia mia».
Ti presento a Edo con un sorriso complice: «Questa è Livia, la mia mogliettina. La donna che amo con tutto me stesso… oltre che bella è una troia ninfomane, Edo. Se ti piace, usala. Trattala come merita una vacca da monta. Noi amiamo condividere così».
Lui ti divora con gli occhi – le tue tette, il tuo culo, la tua pelle che brilla. Ti fa sedere sulle sue gambe, il tuo gran culo premuto contro di lui. Io esco un attimo, il cuore che batte forte per l’eccitazione e per l’amore: so che stai per trasformarti, e questo mi fa impazzire.
Appena resti solo con lui, Edo ti stringe, ti alza il vestitino fino alla vita, scoprendo la tua figa nuda e lucida. «Ma guarda che vacca che ha sposato il Gianni!» grugnisce, la voce rauca da vecchio porco. Ti infila due dita grosse dentro con forza, pompando rude, mentre con l’altra mano ti strizza una tetta. Poi, con quel ghigno sadico, forza la mano intera: lenta, inesorabile, allargandoti la figa con le dita callose. Tu ti contorci sulle sue gambe, il corpo che trema – dolore bruciante, piacere umiliante, quella ninfomania che prende il sopravvento. La tua espressione… dio, amore, la immagino: bocca aperta, occhi persi, quella resa totale che ti rende plastilina tra le sue mani.
Lui ti insulta pesante, eccitato dal tuo abbandono: «Prendi la mia mano, vacca Lucana! Sei solo una troia da monta, una puttana che gode a farsi sfondare come una bestia. Urla, zoccola! Urla più forte, così il tuo cornuto marito sente quanto è vacca la donna che ha sposato!»
Tu urli, ti dimeni, le tette che ballano fuori dal vestito, venendo violentemente sulla sua mano mentre il piacere ti travolge – umiliazione, dolore, estasi pura. Lui ride, toglie la mano, la tua figa spalancata e grondante. Poi ti fa mettere a pecorina sul divano, ti infila il cazzo dentro con una spinta brutale e ti scopa come una bestia, continuando a degradarti: «Troia… vacca… sborratoio vivente… prendi il mio sperma, puttana mediterranea!»
Una monta bestiale rude aggrappato ai tuoi fianchi ti schiaccia il viso e il tuo culetto si offre a lui, la tua figa pulsa di vita propria. Poi ...
Ti viene dentro con un grugnito animale, riempiendoti la figa di sborra calda, densa, vecchia.
Entro e ti vedo così: piegata, vestitino alzato, figa rossa e colante. Il cuore mi esplode d’amore e di eccitazione. Mi inginocchio davanti a te, da marito cornuto che ti adora. Ti apro le gambe con dolcezza e inizio a leccarti la figa sporca, succhiando avidamente lo sperma di Edo, assaporando il suo sapore mescolato al tuo. Tu mi tieni la testa premuta, gemendo con quella voce rotta dal piacere: «Lecca, amore mio… pulisci la sborra del vecchio porco dalla figa della tua troia. Ti amo così tanto…».
Edo ride, ci insulta con disprezzo: «Guarda che cornuto patetico… lecca bene, mangia la mia sborra dalla figa di tua moglie. Sei un cornuto di merda, ma lei è una gran vacca».
Poi ordina: «Pulite anche il mio cazzo, pervertiti».
Tu e io ci mettiamo in ginocchio insieme, complici come sempre. Lecciamo il suo cazzo sporco, passandocelo bocca a bocca, lingue che si intrecciano sul suo glande. Lui ci tiene le teste, ci spinge, ci umilia: «Bravi, leccate, coppia di malati. Lei troia ninfomane e lui cornuto leccacazzi».
Quando è di nuovo duro, ci sborra in faccia – schizzi densi sulla tua faccia da puttana e sulla mia. Poi, con voce crudele: «Baciatevi adesso, sporchi maiali. Con la mia sborra in bocca».
E noi ci baciamo profondamente, davanti a lui, lingue che si cercano piene del suo sperma, un bacio lento, sentimentale, perverso – il nostro sigillo d’amore. Perché alla fine, Livia, tutto questo è per noi. Ti amo. Ti amo mentre ti perdi. Ti amo quando torni da me piena e umiliata. Ti amo perché sei la mia troia perfetta, la mia donna per sempre.
Edo è lì che ci guarda
Ride forte, rimugina soddisfatto, guardandoci entrambi. Poi dice, con voce trionfante e crudele:
«Siete due maiali perversi… Tu, Gianni, sei un porco cornuto consapevole che ha sposato una bella vacca ninfomane. E lei… mi piace da morire. D’ora in poi verrete quando ne avrò voglia. Tu, Gianni, mi porterai la tua mogliettina ogni volta che voglio, e io la monterò come una schiava. Sarà la mia puttana personale.»
Io, con il cuore che batte forte tra eccitazione, amore e un brivido di tensione, provo a fermarlo:
«Edo, non esagerare…»
Lui ride più forte, gli occhi che brillano di sadismo. Si avvicina, ci guarda dall’alto:
«No, esagererò quanto voglio. Ora siete in mio potere. O fate come dico, o i filmati delle telecamere di sicurezza li mando a tutti i nostri amici comuni. Ora andate fuori dai coglioni, maiali pervertiti. Mi farò sentire presto!»
Ci caccia via così, con disprezzo, mentre tu sei ancora piena del suo sperma, il vestitino sgualcito, la faccia arrossata dal piacere e dall'umiliazione.
In macchina, mentre torniamo a casa aiutandoti con dei fazzoletti di carta ti pulisci al meglio, ti prendo la mano. Tu sei ancora scossa, la figa che pulsa, piena della sua sborra. Io ti guardo con tutto l’amore del mondo e ti dico piano:
«Ti amo, Livia. Ti amo mentre ti perdi così. Ti amo quando diventi troia incontrollabile, quando urli sotto la sua mano, quando ti fai riempire come una vacca. E ti amerò ancora di più a casa, quando ti leccherò via tutto e ci baceremo con la sua sborra in bocca. Sei mia… anche quando sei di un altro. Soprattutto allora.»
Tu mi sorridi con quegli occhi da ninfomane ancora velati di piacere, e mi stringi la mano. Perché questa è la nostra intesa: sporca, pericolosa, sentimentale, assoluta.
Appena entriamo in casa, ti prendo in braccio con forza, come se volessi rivendicarti dopo averti data via. Tu mi stringi il collo, ancora scossa, la figa che pulsa piena della sborra di Edo. Ti porto in camera da letto, ti sdraio sul letto con delicatezza e poi ti guardo con tutto l’amore e la lussuria del mondo.
«Ora tocca a me, amore mio» ti dico con voce roca. «Ora ti scopo io, forte, senza controllo. Ti voglio sentire urlare il mio nome mentre ti riempio come meriti».
Ti alzo il vestitino sgualcito, ti apro le gambe e ti infilo dentro con una spinta profonda e violenta. Ti scopo senza freni, forte, selvaggio, il letto che sbatte contro il muro. Tu mi guardi con quegli occhi da ninfomane ancora velati di piacere e inizi a insultarmi pesantemente, proprio come piace a te e a me:
«Sei un cornuto di merda… mi hai data a quel vecchio maiale… mi ha fistata come una vacca… mi ha riempita di sborra… e tu godevi a guardare, porco!»
Le tue parole mi fanno impazzire. Ti scopo ancora più forte, stringendoti le tette, schiaffeggiandoti il culo, mentre tu urli e godi sotto di me. Ti vengo dentro con un ruggito, sborrando profondamente nel tuo corpo già pieno, mescolando il mio sperma con quello di Edo.
Ma non ho finito. Ti voglio far godere ancora. Scendo tra le tue gambe, guardo la tua figa ormai ridotta a una latrina per cazzi: rossa, spalancata, che cola sborra bianca densa. Inizio a leccarti con passione, succhiando avidamente lo sperma misto, infilando la lingua dentro di te. Tu mi tieni la testa premuta contro la tua figa, ti contorci e urli:
«Lecca, cornuto… lecca la sborra del vecchio dalla figa della tua troia… ahhh… sììì!»
Hai un orgasmo sfrenato, violento, il corpo che si inarca, le gambe che tremano, urlando il mio nome mentre ti lasci andare completamente. Ti stringo forte, ti bacio la figa pulsante, ti bacio la bocca sporca, mescolando i sapori.
Poi ti abbraccio stretta, esausti e sudati, i nostri corpi intrecciati. Ti accarezzo i capelli, ti bacio la fronte e ti sussurro con tutto l’amore del mondo:
«Ti amo, Livia. Ti amo quando sei la mia troia ninfomane, ti amo quando ti offro ad altri, ti amo quando torni da me piena e umiliata. Sei mia… per sempre.»
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