Riempire la prof

di
genere
incesti

Pallosissima lezione di inglese. La prof Rossella C, una bella tracagnotta con due belle gambe cicciotte fasciate nel nylon tiene banco con i verbi irregolari mentre io sbuffo guardandole le gambe sotto alla cattedra.
Ogni tanto, nell’enfasi del discorso apre le gambe. Bisogna far cadere una matita per sbirciare e cadono matite da tutte le parti…
Cazzo ma questa non ha le mutande. Si vede cazzo, si vede il ciuffo sotto al collant.
Penso che stasera metà classe si farà le seghe a raffica prima di dormire.
Però, cazzo, per la poca o tanta esperienza che ho una milfona senza slip ti sta lanciando un segnale. Bisogna approfondire. Io resto della lezione lo passo a pensare a un piano. Do ancora una sbirciata poi smetto, se continuo ho paura che mi faccia un effetto alla incredibile Hulk e mi esplodano i jeans.
Finita la lezione si passa a italiano con la prof G. che ama mettersi le calze colorate come una ragazzina. Oggi le ha blu. Deliziose. Lei però tanto so già che me la farò oggi pomeriggio a casa sua come ogni martedì. Bella gnocca, gran scopatrice anche se le piace dare ordini anche quando fotte e stare sempre sopra.
Pazienza, mi adatto, basta scoparla e farmi promuovere. Che comandi pure…
Prendo un bigliettino e scrivo un appunto poi mi alzo, mi avvicino alla cattedra “prof posso andare in bagno?”.
“Vai” dice senza distogliere lo sguardo. Io però ho già fatto scivolare il biglietto. C’è scritto “per favore oggi tieniti ste calze, le adoro”.
Non vado neanche in bagno, mi faccio un giretto per i piani tanto per passare il tempo. Quasi quasi mi farei una sega penso perché tra una col collant senza slip e l’altra con le calze qui siamo belli duri… Sono indeciso tra il conservare lo sperma per la fica di Vera G. e lo scaricare nel cesso dedicandolo alla Rossella, quando la vedo passare. Mi acquatto dietro a un muro perché non mi veda. Se mi beccano in giro sono dolori.
Intanto ripenso al mio piano. So che ha una panda bianca e so dove la parcheggia. La mia idea è di sgonfiarle una gomma prima di entrare in classe. Quando usciremo sarà li indispettita a piangersi addosso e allora io, impavido eroe arriverò al salvataggio. Ti pare che un galante alunno che ti cambia la gomma non lo porti a casa in macchina? E in macchina, lo sa bene Vera, si fa di tutto…fosse solo sfiorarle la gamba, toccarle il collant, solleticarle la gnocca attraverso il nylon. Cazzo esplodo… Ci penso troppo devo segarmi…
C’è un bagno in fondo. Può andare bene penso. La via sembra libera, la prof si sarà infilata in qualche classe. Entro. Ci sono tre cessi alla turca, mi infilo nel primo. Apro la patta e mi esplode in mano una erezione XXL. Inizio piano piano. “Oggi Vera ti sborro sulle calze blu” penso mentre me lo dondolo dolcemente. Poi sento un rumore, cazzo!
C’è qualcuno nell’altro cesso. Sono venti centimetri di muro scarso, si sente tutto. Ho già paura che sentano lo sbatacchiare su e giù del mio arnese. Ma porca troia chi è che piscia adesso.
Poi sento meglio. Non sta pisciando, sono rumori che conosco bene. Rumori come i miei. Qualcuno che si masturba. Il respiro affannoso che accompagna questi deboli sfarfallii ne sarebbe la conferma.
Mi incuriosisco e siccome siamo in quei cessi fatti al risparmio con le pareti di due metri e poi un metro e mezzo di niente fino al soffitto spio.
Punto i piedi da una parte, la schiena dall’altra tipo ninja e salgo.
Appena un po’ e sporgo la testa…
Ma porco cazzo fottuto!
È la prof. La cara Rossella. Accucciata alla turca con la schiena contro il muro, le gambe larghe e il collant ad altezza ginocchia.
Cavoli già solo vederla pisciare sarebbe una gran libidine.
Peccato che non stia pisciando…no, no, no sta vacca si sta mungendo la gnocca con due dita.
Evvai film porno in diretta.
La vacca se la spassa, si sgrilletta la patatona con due dita, la munge proprio…si vede che sa come e dove toccarsi. Mio dio che puttana penso mentre, meccanicamente mi tiro fuori il cazzo e inizio a farmi una sega nonostante la posizione non sia delle migliori.
Esagero. Probabilmente fra un gemito e l’altro fra uno sfrosh e l’altro della sua gnocca ha sentito anche lo sbattere della mia mano. O forse ha solo percepito la mia presenza. Ho letto che se fossi a lungo una persona dopo un po’ questa sente il tuo sguardo. Forse è vero?
Alza gli occhi. Molla la mano e non è una grande idea perché adesso la sua patatona pelosa la vedo completamente… “Che Diavolo fai porco?”.
“Emmmm io…”.
“Scendi da lì maledetto imbecille” urla alzandosi in piedi.
Esce dal cesso, io pure. Mi fissa con una saetta nelle pupille. Penso vorrebbe ammazzarmi.
“Tu porco, come ti permetti di…. Di spiare… sai che potrei farti espellere maledetto pervertito?”.
Io non batto ciglia. Sono troppo eccitato per farlo.
“Abbottonati i pantaloni porco”.
“Non posso”.
“Cosa?” sbotta è solo allora abbassa lo sguardo e vede il mio uccellone.
“Oddio ma… ma è anormale…”.
Allungo una mano, gliela piazzo diretta sotto alla gonna a costo di beccarmi uno schiaffo. Voglio palpare la sua fica nuda sotto al nylon. La voglio.
Ma lei non dice nulla. È talmente concentrata a studiarmi il cazzo con un misto di paura e curiosità che quasi sembra non rendersene conto. Questo, perlomeno, fin che non spingo deciso col dito sul suo buchino.
“Ma che fai?”.
“Sei troppo bella prof”.
Lei ancora mezza eccitata per il ditalino sospeso allunga una mano e me lo tocca. Lo strizza deciso in mano. Io intanto, con l’unghia ho aperto un varco nel nylon. Mentre incerta lo tiene in mano forse decidendo se sia giusto o no farsi un allievo le ho già messo il dito fra le labbra grassoccie della vulva.
Quando iniziò a sditalinare capisce che non sono uno sbarbato alle prime armi.
Il collant si allarga, ci passa la mano. Due dita nella sua ficona.
La sua mano che sega incerta.
Scopiamo!
Una sveltina contro la porta del bagno. Lei che si tiene su la gonna e io che vado su e giù nello strappo enorme del collant ormai inservibile. La sbatto con tutte le mie forze, voglio farglielo uscire dalla bocca a questa vaccona…
Quando la sento urlare in modo isterico e capisco che è venuta a dovere apro la diga e la inondo.
Una sborrata vaginale da paura.
Alla fine si deve sfilare il collant e usarlo come straccio per pulirsi il seme che evaqua allegramente dalla gnocca.

Dalla settimana successiva, ogni giovedì fra le 10 e le 11 quando Rossella ha un’ora buca sparisco quatto quatto dalla classe e ci becchiamo nel bagno all’ultimo piano.
Lei è passata dal collant alle autoreggenti altrimenti gliene farei fuori uno ogni volta. Alla fine della scopata si ficca dentro un tampax per non colare. Le piace farsi venire dentro, dice che gode di più…la troia.

Mi piace strizzarle quelle belle cosce grasse, piantare le unghie dentro di lei, carezzarle il nylon delle calze. Le autoreggenti la fanno sembrare ancor più vacca.
La porca si è procurata una chiave del bagno, ormai ci chiudiamo dentro e possiamo fare di tutto, anche urlare perché all’ultimo piano non c’è nessuno.
Ci metto un po’ a convincerla certo ma alla fine quando è carica di piacere lascia fare di tutto, le ho appena sborrato copiosamente nella fica, ha goduto e si vede.
Le poggio la cappella ancora umida far le chiappone “Oi che fai…?”.
“E dai ti prego prof…”.
“Ma che vuoi fare sverginarmi anche dietro?”.
“O siiii” e spingo.
“Ma sei matto? Con quel coso mi apri in due”.
“E dai che ci passa…” insisto.
“Cazzzz… piano o… piano”.
“Si, si pianissimo tranquilla” la rassicuro ma tanto ormai sono dentro, devo solo arrivare fino in fondo, lasciare che si abitui, renderglielo piacevole…
Quando dopo una bella galoppata le vengo nel culo godo come un pazzo…e anche lei, pare.

Da lì in poi il sesso anale diventa una degna conclusione delle nostre trombate scolastiche.
Potremmo anche dire che è un buon metodo contraccettivo ma lo diremmo troppo tardi.
A due mesi dalla fine dell’anno scolastico Rossella sparisce. Ci mettono una supplente (una che merita fra l’altro). La prof è incinta!
So che sono stato io.
All’inizio ne sono un po’ spaventato, poi ne divento quasi fiero immaginando la troia con la pancia piena di me.
Lascio passare un po’ di tempo, un bel po, poi un giorno guardingo mi presento a casa sua.
So che il marito è al lavoro, ho preso informazioni.
Apre la porta. Mi vede.
Io vedo lei con un bel pancione di quattro mesi che spinge sotto a un camicione che tiene a stento le tettone gonfie.
“A sei tu?” dice seria.
“Io…era per sapere come stavi… il bambino che hai lì dentro insomma…”.
“Quindi lo sai che è tuo?”.
“Mi pare ovvio. Non so che dire, scusami, però anche tu mi lasciavi sempre riempire, averlo saputo prima…”.
Cambia espressione. Mi ride in faccia.
“Ma che hai sciocco? Guarda che io un figlio lo volevo da sempre e se quel cornuto non è capace di farlo peggio per lui”.
Sgrano gli occhi “quindi tu lo volevi che ti mettessi incinta, l’hai quasi programmato?”.
Ammicca “diciamo che mi ero procurata lo stallone giusto caro mio”.
“Eppure mi parevi arrabbiata, prima”.
“Ma certo che lo sono. Sai da quattro mesi che sono gravida e non ti sei nemmeno fatto vivo. Mi hai mollata così e ho dovuto fare tutto da sola”.
“Io credevo che da gravida certe voglie ti fossero passate”.
Ride “casomai con gli ormoni impazziti aumentano”.
“Wow! -esclamo- quindi se ti chiedo di vedere le tettone non ti offendi?”.
“Le tette?”.
“Sembrano così grosse”.
In un secondo leva il camicione, resta nuda, non ha nemmeno le mutande sotto.
“Però toccale piano che fa male”.
Obbedisco, la palpo un po’, delicato. I capezzoli con l’aureola, le minimo due misure in più che ha preso. Una mano gioca con questo ben di dio, l’altra apre i pantaloni, i jeans calano, il cazzo si eleva.
Lo prende in mano, lo accarezza “quanto mi è mancato”.
“Anche la tua fica è mancata a lui…”.
“Perché non mi tocchi la pancia. È roba tua dopotutto”.
Lo faccio. La massaggio e mi eccito. “Ti piace?”.
“Mi fa venire voglia di scoparti subito”
Mi tiene la mano salda sul cazzo, mi tira “Oi piano che lo stacchi”.
“E allora non fare resistenza” ride lei guidandomi verso la camera da letto.

Arrivati si mette sul letto a pecora, mi esibisce il culo e la gnocca pelosa. La monto senza tanti giri di parole.
Ha ragione lei, adesso che è incinta c’è l’ha molto più calda, saranno gli ormoni? Chi può saperlo.
Ogni tanto alza la mano, si accarezza il pancione, sembra che la ecciti di più… viene parecchie volte senza risparmiarsi. “Ci sono” dico.
“No ma non venire dentro, meglio di no…”.
“No, no esco…”
Si volta a pancia sopra, mi guarda “vuoi sborrare sulle tette?”.
“Posso sulla pancia? Posso?”.
Sorride “Gesù che porco… e sia fallo, inonda il mio pancione gravido”.

Siamo ancora sul letto, nudi e sudati, mi stringe la mano nella sua “sai sono contenta che sei passato a salutarmi. Non sapevo se ti avrei rivisto”.
“Non torni a scuola l’anno prossimo?”.
“No. Mio marito ha trovato un impiego migliore in un altra città. Così potrà lavorare lui è io stare a casa a fare la mamma a tempo pieno”.
“Non ti annoierai?”.
“Dovrò trovarmi un’altro amante. Non so se dotato come te ma qualcosa troverò. Però prenderò la pillola stai sicuro. Di figli ne volevo solo uno e sono a posto.
Mi avvicino, la bacio con passione, con la lingua intrecciata alla sua “mi mancherai Rossella”.
“Anche a me mancherai tu e il tuo salame da record”.
La accarezzo, la palpo un po’, le mani scendono, accarezzo tutto il suo giunonico corpo. Le pizzico il culo, le stimolo l’anello con un dito.
“Oi che fai birichino?”.
“Anche lui mi mancherà tanto. Se non ci vediamo più…Vorrei…Potrei?”.
“A maiale, vuoi incularmi allora?”.
“Posso prof?”.
Sorride. “Vai divertiti, in fondo è giusto, col regalo che mi hai fatto”.
Si gira su un fianco, con una mano si apre un po’ le chiappe aprendo il buco del culo ormai spanato. “Mi raccomando fai piano…”.
“O si, sarò delicatissimo” rispondo mentre glielo infilo dentro duro e pulsante più che mai…
scritto il
2026-06-02
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