Carla, moglie insoddisfatta
di
Jack Off
genere
tradimenti
Ponte del primo maggio.
Meravigliosa occasione per prendere il treno e tornare al paese da nonna e zia.
Le mie nonnine, le donne che mi hanno fatto uomo, dato i piacere del sesso, fatto da nave scuola, fatto capire come si possiede una donna e dato coscienza del mio gran cazzo.
La nonna Eugenia ha passato i 70 ma è ancora un sacco bona, sempre porca, sempre senza mutande, sempre pronta. Zia Italia, Lia, sua sorella ha due anni in meno e due taglie di tette in più. Amante della pecorina fatta bene, amante della passera leccata, bisex.
Cinque giorni da loro mi hanno consumato il cazzo. Praticamente non mi sono mai più vestito da quando ho varcato la soglia e mi hanno accolto entrambe in reggicalze e tette al vento pronte a recuperare i mesi di lontananza.
Questa storia andrà raccontata prima o poi anche se non c’è nulla di eccezionale. Solo una lunga, continua e instancabile trombata incestuosa cominciata qualche anno fa quando le ho sedotte (o hanno sedotto me?). Valutate voi dai, le storie su di loro le ho già scritte, leggete, segate mi sapere ok?
Torno la domenica tardo pomeriggio, sempre in treno.
Stanco? O siii, ho trombato anche prima di partire. Ho dato il massimo. Per tutto il viaggio non avrei potuto pensare alla gnocca nemmeno volendo.
Esco dalla stazione. La zia mi aspetta sulla sua Panda. Salgo.
Ha una gonna bianca corta che le copre le gambe per modo di dire, vedo il collant, la sua attaccatura al bacino.
Mi siedo, le accarezzo la gamba, sollevo un po’ la gonna per vedere se ha le mutandine.
Ovviamente è senza.
Mi avvicino, ci baciamo in bocca, con la lingua, la mano fra le gambe gioca un po’ col suo solco.
E chi l’avrebbe detto che il mio cazzo sarebbe tornato operativo così in fretta?
Eppure lo sento gonfio fra le gambe mentre le strizzo una tettona sotto al vestito.
Ci fermiamo li. Siamo davanti alla stazione non è il caso di far sapere a tutti che la sorellona quarantenne di mia madre si fa il nipotino dotato.
Partiamo, lei ingrana la marcia e va. Brucia uno stop, manca una precedenza, si prende due o tre vaffanculo da uno che era sulle strisce e nemmeno se ne accorge.
Io tanto per renderle la vita più difficile continuo a tenerle una mano sulla coscia e la palpo un po.
“Ce tuo zio a casa” dice a un certo punto con voce secca.
È il suo modo per farmi capire che stasera non si tromba.
“Non c’è un pertugio per fare una parcheggiata veloce” propongo strizzando di più la bella coscia sotto al nylon.
“No” dice lei decisa ma non troppo seria.
“Strano l’altra volta c’era un bel parcheggio” sorrido ricordandole di quando ci siamo fatti una fantastica chiavata in un parcheggio multipiano.
“Abbiamo un impegno. Gente a cena. Devo cucinare o tuo zio si incazza. Non c’è tempo mi spiace”
Le metto un dito dritto fra le gambe, le massaggio il ciccetto della sua bella figona “si sente davvero che ti spiace”.
“Basta che se no vengo nel collant…”.
“Umm sai che risate”.
Arriviamo sotto alla palazzina, entra con la macchina in cortile verso i garage, uno dei nostri due è già aperto. Zia ci ficca la macchina dentro senza quasi frenare, spegne il motore, mi guarda.
“Vuoi baciarmi?”.
“No vorrei un pompino” sorrido.
“Che bastardo”.
“Non ti va?”.
“Diavolo tentatore” sorride la zia, in attimo si apre la camicetta, fa uscire le enormi bocce e si prepara a scendere in apnea sul cazzo che le ho prontamente messo davanti.
Se un pompino con la bocca è bello, un pompino con bocca e tette è ancora meglio ve lo assicuro.
“Aaaaaaaaa cazzzz” gemo venendole in bocca.
Lei ne beve un bel po, il resto le cola sulle tettone. Ha già una bella scorta di salviette dp nel cruscotto, pulisce a dovere, nessun problema.
“Avrei detto che la nonna e la zia te l’avrebbero asciugato” ride lei.
“Questo non si asciuga mai zia” ribatto io scendendo ancora semi nudo dalla macchina per pulirmi la coda appiccicosa e grondante.
Sono in fondo a un garage buio, in un angolo, col mio pacchetto di salviette sul cofano. Sono più che la sicuro penso pulendo tranquillo la fava.
Infatti, tempo due secondi, passa una mora che non ho mai visto, lancia uno sguardo, vede che ho tutto al vento, fa uno sguardo strano e prosegue.
“E quella?” domando alla zia.
“È quella nuova del primo piano. Si sono trasferiti l’altra settimana lei e il marito, probabilmente non li hai mai visti”.
“Beh lei ha visto me direi”.
Zia sorride “avrà pensato che stavi urinando. Poi ha visto me vicino, non eri neanche duro. Stai tranquillo non tutti vedono l’incesto così normale come noi”.
“Bo sembrava una bella donna però”.
“Allora era meglio se glielo mostravi duro” mi sfotte lei.
La cosa sembra sia finita lì. Ripuliti e con la faccia da santarellini andiamo a casa. Lo zio ci aspetta. Due ore dopo si cena, gli zii, mio cugino e un amico di zio con la moglie Carlotta, con la faccia da mignotta che fa anche rima.
Non sono in vena di convenevoli, sono solo stanco, non spiaccico una parola per tutta la sera, non degno nemmeno la faccia da troia di un approfondimento (strano per me, lo so).
Alle nove sono già a letto, alle nove e zero uno ronfo alla grande…
E si torna a scuola. Mi avvio verso la fermata della metro col mio Invicta in spalla, mezzo vuoto come al solito, giusto l’indispensabile (si fa per dire).
Sento una Polo grigia fermarsi a fianco. Cazzo vuoi devi passare proprio qui? Mi fermo.
Invece no. La tizia alla guida si è proprio fermata per me. Guardo meglio, riconosco gli occhi da cerbiatta che ho visto ieri pomeriggio. È quella del garage!
Mi avvicino, lei abbassa il finestrino. “Dica?”.
“Tu sei quello che abita nel mio stesso palazzo vero?”
“Beh sono uscito adesso da lì mi pare…”
Sorride “vai a scuola?”.
“No, no sembra uno zaino di scuola ma è un paracadute”.
Risatina, carina, vocina bassa, vellutata. Ho anche lanciato una bella occhiata dentro ad altezza gambe. Ha un vestito intero che le arriva un po’ sopra la coscia. Niente calze ma belle gambe lo stesso. Tornite, curate, ne troppo ne poco, il giusto.
“Dove vai a scuola?”.
“Alla Brivio”.
“Lontana da fare a piedi…”.
“Prendo la metro”.
“Vuoi un passaggio?” ammicca.
“Va da quelle parti?”.
“Ovvio” annuisce.
Sono già dentro bello comodo.
“Io sono Carla, ci siamo appena trasferiti nel palazzo, io e mio marito.
Stiamo al primo”.
“Si me l’ha detto mia zia”.
“A si la Luisella, simpatica”
“Sono ospite dai miei zii perché nel mio paesino ci sono al massimo le medie e per il resto devi farti un viaggio di due ore andare e due tornare. Invece qui diciamo che è a due passi” dico tanto per dire qualcosa.
“Si fa per dire perché saranno dieci chilometri” precisa lei senza levare gli occhi dalla strada.
“Dieci minuti a piedi e dieci di metro, niente di che”.
“In effetti in auto e col traffico ci metteremo di più. Quasi quasi mi prendo la metro anche io domani” sbuffa dietro a una interminabile coda.
“In auto si sta più comodi comunque, specie se piove e poi dai si fa conversazione” dico tanto per guardare il bicchiere mezzo pieno e farle capire che ho apprezzato il gesto.
Di colpo cambia tono di voce sembra più seria, più decisa “che poi bisogna vedere per cosa uno vuole stare comodo”.
Non la capisco proprio bene e faccio un vago “è?”.
Lei, sempre guardando la strada continua “ieri ti ho visto, sai dietro la macchina…”.
Sorrido “a si, ieri, è si ho fatto pipì nel garage dietro la macchina, non si deve fare ma sai era proprio urgente. Mi spiace se hai visto”.
Attimo di silenzio, avanziamo un po’ di metri, di nuovo fermi “non mi pareva che stessi facendo pipì, sembravi più uno che si puliva dopo un coito…”.
“Ahahahaha è si, sai che bello, un coito in garage, con chi poi”.
“Con tua zia mi pare ovvio” ribatte come nulla fosse.
Continuo a negare “a questa sì che è bella, con la zia pensa un po’. Ne hai di fantasia tu. Che fai di lavoro scrivi fantascienza?”.
“No insegno lingue”
“Alla Brivio?”.
“Si”.
“Allora magari ci vediamo ancora”.
“Probabile… comunque tua zia aveva i seni al vento, ho visto anche quello. Sicuro che facevi pipì?”.
Attimo di silenzio “Senti Carla, giusto no?, Carla…”.
“Si”.
“Questa cosa non è che magari potresti far finta di non averla vista. Cioè sai, mio zio, le corna…capito? E comunque era solo un pompino” aggiungo come se questo rendesse il tutto meno grave.
“Quindi non fate sesso, solo orale….che peccato” mormora.
Mi arriva una botta da dentro come quando sentì la lampadina che si accende e capisci tutto “Perché peccato? Non ti piacciono le pompe”.
“No peccato che non scopi. Sei ancora giovane immagino”.
“Oi bella ma per chi mi hai preso, scopo da oltre tre anni e se contiamo i patner sessuali forse ne ho avuti più di te…”.
“In effetti ne ho avuti solo due” ribatte a tono.
“Ma dai con quel fisico e quegli occhi. Due uomini? Non ci credo”.
“Ti piacciono i miei occhi, che carino che sei, e poi…”.
“Beh le gambe sono molto attraenti, il seno lo scorgo appena ma sembra sodo, il culo non so, te lo dico quando scendi.
Le strappo una risata, poi torna seria “il mio secondo patner l’ho sposato, è mio marito, brava persona, lo amo tanto. Quello prima invece era un ragazzo africano. Gran bastardo, mi picchiava, mi umiliava, non poteva funzionare”.
“Che merda”.
“Già…. però sai aveva una cosa. Solo una ma wow!”.
“L’altezza?” butto lì.
“Ma cavolo c’entra l’altezza scusa” ride di gusto.
“Non so, l’ho buttata lì, che ne so che aveva un nero di così bello”.
“Non l’hai capito?” mi stuzzica.
“A il…. A ok, ho capito”.
Attimo di silenzio “quello si mi manca. Grosso, largo e lungo…ummm. Però non voglio altri neri. Quello che ti danno in piacere sessuale lo perdi nel resto, fidati”.
“Ti credo sulla parola Carla”
Di botto gira in una laterale. Sto per dirle che sbaglia strada ma lascio perdere. Magari è una scorciatoia, chi lo sa…
Appena vede uno spazio fra due auto si infila dentro decisa e spegne il motore. Si volta, mi fissa “ieri ho visto te come tu hai visto me questo lo sai vero”.
“Si, si certo”.
“Insomma era molle, ovvio se ti ha fatto una pompa, ma l’ho visto. Era una cosa da nero o sbaglio?”.
“Sbagli, c’è l’ho bianchissimo, rosa in cima”.
Sbuffa “dai scemo dicevo la dimensione. Senti non ce la faccio, l’ho fatto quasi apposta a caricarti. Ci ho pensato tutta la notte e non so se me lo sono sognato o no. Devi rivelarmelo, devi…”.
“Cioè…adesso…”.
“Voglio vederti il cazzo. Si!” dice decisa sgranando i grossi occhioni blu.
Io fino ad adesso ci ho giocato un po’ a fare il timido ma questa mi tira davvero. È figa quanto basta e pure porca. Ho giocato al verginello per vedere dove arrivava ma adesso basta. Apro la patta, tiro fuori il salame.
“Ummm siiii”.
“Ovviamente adesso è un po’ molle”.
Sorride “a quello si rimedia subito” e senza dire altro si china sul mio grembo, apre la boccuccia carnosa e inizia a ciucciare alla grande.
Si capisce subito che di pompe se ne intende.
Ci lavora per un po’. Io ogni tanto controllo intorno ma la via è deserta, è un senso unico che porta a una fabbrica di qualcosa e probabilmente gli operai sono già dentro al lavoro. Se non arriva qualche camion o qualcosa siamo relativamente soli soletti.
Stacca la bocca sbavante, lo fissa duro e scappellato al massimo.
“Adesso che facciamo? Lo vuoi fotografare? Ce ne stiamo qui fin che non viene molle da solo?”.
Lei si apre il vestito dall’ultimo bottone fino a più o meno l’ombelico. Sotto ha un paio di mutandine rosa, le sfila. Comincio a vedere una bella gatta pelosa.
Allungo una mano, gliela stuzzico appena, quel tanto che basta per sentire le sue labbra vaginali morbide e calde. “Ora sono io che avrei voglia di qualcosa in bocca”.
“No, no non abbiamo tempo. Non puoi leccarmela…oggi”.
Oggi, non puoi leccarla oggi, ho capito bene spero. La leccherò domani? Mercoledì? Non si sa ma non ha escluso nulla.
“Dai forza fai ruotare la rotella a destra, abbassa lo schienale” insiste.
Agli ordini.
Appena sono verticale con una leggiadria non indifferente mi siede sopra, lo afferra salda con una mano, se lo guida dentro decisa e poi cala giù per farlo entrare tutto.
“O siiii, o siiii, o siii questo sì che è un uccello” urla iniziando a dimenarsi su e giù a tutta forza con le mani puntellate alla capote per tenersi dritta.
Non dura più di dieci minuti, per molti è tanto, per me poco.
“Sborroooooooo” urlo.
“Si, si riempimi, spara, spara….” insiste lei dimenandosi ancora più forte con le sospensioni della macchina che sembrano chiedere pietà.
“Vengooooooo, si, si, ecco, siiiiii” geme venendo alla grande. Lo so perché sul cazzo mi cola la sua sbroda rovente.
Si solleva, ha già in mano un clenex per tappare la falla. Lo piazza dritto sul buco, se lo infila dentro, poi ne mette un secondo e passa a me gli altri. “Pulisciti e vestiti, ma non uscire dalla macchina”.
“Tranquilla la lezione di ieri l’ho imparata. A proposito non è che vai a dire in giro che mi faccio mia zia”
“Se tu non vai in giro a dire che ti fai me” sorride chiudendosi il vestito.
Con non poche contorsioni ci rivestiamo, solo le sue mutandine fanno un po’ di fatica a salire, sarà il sudore, tira troppo forte, si strappano.
“Mannaggia e adesso?”.
“Beh stai senza, che te ne frega. Io vi trovo più sexy senza mutandine”.
“Porco” ride ma comunque alla fine mi da retta e ripartiamo.
Tra una cosa e l’altra sono le otto e dieci, dovevo già essere in classe.
Carla guida come una furia, io mi tengo a quello che posso, forse sarebbe più interessante aggrapparmi a una tetta?
“Me lo fai anche domani un passaggio?”.
“Tesoro te lo do ogni giorno però dobbiamo uscire prima e magari trovare un posto più…riservato direi”.
“Se fai il giro verso la tangenziale c’è un bosco. È sempre pieno di preservativi perché la notte si imboscano in tanti. Se di andiamo noi la mattina non credo si offenda qualcuno”.
“A la sai lunga tu. Allora è vero che monti alla grande. Pensavo fossi un verginello in balia della zietta”.
“In realtà è lei in balia del mio uccello” sorrido.
“Sono quasi le otto e mezza mannaggia”.
“Lo so, bisognerà che mi inventi una bella scusa con la prof. Meno male che le sto simpatico”.
“Anche io al primo giorno non ci faccio una gran figura, gli dirò che ho rotto la macchina”.
“Quindi sei supplente da noi?”.
“Si, sostituisco una certa Rossella M.”.
Mi eccito. “È quella che dovevo avere adesso. Ma dai, allora sei la mia prof. E per quanto se ne sta a casa quella porcona della Rossella?”.
“Fino a fine anno di sicuro, pare sia incinta”
Sbianco.
Ferma la macchina siamo arrivati. “Che hai? Non devi avere paura, la prof sono io e il tuo ritardo te lo giustifico”.
“Si, si certo, sono felice, star felice di avere una prof fica come te fino a fine anno”.
“Non sembri felice”.
“Ma no figurati” e le faccio un sorriso prima di scappare via. In verità c’è davvero una cosa che mi inquieta: la prof, quella titolare, quella incinta, la famosa Rossella.
Se è incinta quasi di sicuro è roba mia!
Ma questa storia ve la racconterò la prossima volta.
Jackoffstorie@yahoo.com
Meravigliosa occasione per prendere il treno e tornare al paese da nonna e zia.
Le mie nonnine, le donne che mi hanno fatto uomo, dato i piacere del sesso, fatto da nave scuola, fatto capire come si possiede una donna e dato coscienza del mio gran cazzo.
La nonna Eugenia ha passato i 70 ma è ancora un sacco bona, sempre porca, sempre senza mutande, sempre pronta. Zia Italia, Lia, sua sorella ha due anni in meno e due taglie di tette in più. Amante della pecorina fatta bene, amante della passera leccata, bisex.
Cinque giorni da loro mi hanno consumato il cazzo. Praticamente non mi sono mai più vestito da quando ho varcato la soglia e mi hanno accolto entrambe in reggicalze e tette al vento pronte a recuperare i mesi di lontananza.
Questa storia andrà raccontata prima o poi anche se non c’è nulla di eccezionale. Solo una lunga, continua e instancabile trombata incestuosa cominciata qualche anno fa quando le ho sedotte (o hanno sedotto me?). Valutate voi dai, le storie su di loro le ho già scritte, leggete, segate mi sapere ok?
Torno la domenica tardo pomeriggio, sempre in treno.
Stanco? O siii, ho trombato anche prima di partire. Ho dato il massimo. Per tutto il viaggio non avrei potuto pensare alla gnocca nemmeno volendo.
Esco dalla stazione. La zia mi aspetta sulla sua Panda. Salgo.
Ha una gonna bianca corta che le copre le gambe per modo di dire, vedo il collant, la sua attaccatura al bacino.
Mi siedo, le accarezzo la gamba, sollevo un po’ la gonna per vedere se ha le mutandine.
Ovviamente è senza.
Mi avvicino, ci baciamo in bocca, con la lingua, la mano fra le gambe gioca un po’ col suo solco.
E chi l’avrebbe detto che il mio cazzo sarebbe tornato operativo così in fretta?
Eppure lo sento gonfio fra le gambe mentre le strizzo una tettona sotto al vestito.
Ci fermiamo li. Siamo davanti alla stazione non è il caso di far sapere a tutti che la sorellona quarantenne di mia madre si fa il nipotino dotato.
Partiamo, lei ingrana la marcia e va. Brucia uno stop, manca una precedenza, si prende due o tre vaffanculo da uno che era sulle strisce e nemmeno se ne accorge.
Io tanto per renderle la vita più difficile continuo a tenerle una mano sulla coscia e la palpo un po.
“Ce tuo zio a casa” dice a un certo punto con voce secca.
È il suo modo per farmi capire che stasera non si tromba.
“Non c’è un pertugio per fare una parcheggiata veloce” propongo strizzando di più la bella coscia sotto al nylon.
“No” dice lei decisa ma non troppo seria.
“Strano l’altra volta c’era un bel parcheggio” sorrido ricordandole di quando ci siamo fatti una fantastica chiavata in un parcheggio multipiano.
“Abbiamo un impegno. Gente a cena. Devo cucinare o tuo zio si incazza. Non c’è tempo mi spiace”
Le metto un dito dritto fra le gambe, le massaggio il ciccetto della sua bella figona “si sente davvero che ti spiace”.
“Basta che se no vengo nel collant…”.
“Umm sai che risate”.
Arriviamo sotto alla palazzina, entra con la macchina in cortile verso i garage, uno dei nostri due è già aperto. Zia ci ficca la macchina dentro senza quasi frenare, spegne il motore, mi guarda.
“Vuoi baciarmi?”.
“No vorrei un pompino” sorrido.
“Che bastardo”.
“Non ti va?”.
“Diavolo tentatore” sorride la zia, in attimo si apre la camicetta, fa uscire le enormi bocce e si prepara a scendere in apnea sul cazzo che le ho prontamente messo davanti.
Se un pompino con la bocca è bello, un pompino con bocca e tette è ancora meglio ve lo assicuro.
“Aaaaaaaaa cazzzz” gemo venendole in bocca.
Lei ne beve un bel po, il resto le cola sulle tettone. Ha già una bella scorta di salviette dp nel cruscotto, pulisce a dovere, nessun problema.
“Avrei detto che la nonna e la zia te l’avrebbero asciugato” ride lei.
“Questo non si asciuga mai zia” ribatto io scendendo ancora semi nudo dalla macchina per pulirmi la coda appiccicosa e grondante.
Sono in fondo a un garage buio, in un angolo, col mio pacchetto di salviette sul cofano. Sono più che la sicuro penso pulendo tranquillo la fava.
Infatti, tempo due secondi, passa una mora che non ho mai visto, lancia uno sguardo, vede che ho tutto al vento, fa uno sguardo strano e prosegue.
“E quella?” domando alla zia.
“È quella nuova del primo piano. Si sono trasferiti l’altra settimana lei e il marito, probabilmente non li hai mai visti”.
“Beh lei ha visto me direi”.
Zia sorride “avrà pensato che stavi urinando. Poi ha visto me vicino, non eri neanche duro. Stai tranquillo non tutti vedono l’incesto così normale come noi”.
“Bo sembrava una bella donna però”.
“Allora era meglio se glielo mostravi duro” mi sfotte lei.
La cosa sembra sia finita lì. Ripuliti e con la faccia da santarellini andiamo a casa. Lo zio ci aspetta. Due ore dopo si cena, gli zii, mio cugino e un amico di zio con la moglie Carlotta, con la faccia da mignotta che fa anche rima.
Non sono in vena di convenevoli, sono solo stanco, non spiaccico una parola per tutta la sera, non degno nemmeno la faccia da troia di un approfondimento (strano per me, lo so).
Alle nove sono già a letto, alle nove e zero uno ronfo alla grande…
E si torna a scuola. Mi avvio verso la fermata della metro col mio Invicta in spalla, mezzo vuoto come al solito, giusto l’indispensabile (si fa per dire).
Sento una Polo grigia fermarsi a fianco. Cazzo vuoi devi passare proprio qui? Mi fermo.
Invece no. La tizia alla guida si è proprio fermata per me. Guardo meglio, riconosco gli occhi da cerbiatta che ho visto ieri pomeriggio. È quella del garage!
Mi avvicino, lei abbassa il finestrino. “Dica?”.
“Tu sei quello che abita nel mio stesso palazzo vero?”
“Beh sono uscito adesso da lì mi pare…”
Sorride “vai a scuola?”.
“No, no sembra uno zaino di scuola ma è un paracadute”.
Risatina, carina, vocina bassa, vellutata. Ho anche lanciato una bella occhiata dentro ad altezza gambe. Ha un vestito intero che le arriva un po’ sopra la coscia. Niente calze ma belle gambe lo stesso. Tornite, curate, ne troppo ne poco, il giusto.
“Dove vai a scuola?”.
“Alla Brivio”.
“Lontana da fare a piedi…”.
“Prendo la metro”.
“Vuoi un passaggio?” ammicca.
“Va da quelle parti?”.
“Ovvio” annuisce.
Sono già dentro bello comodo.
“Io sono Carla, ci siamo appena trasferiti nel palazzo, io e mio marito.
Stiamo al primo”.
“Si me l’ha detto mia zia”.
“A si la Luisella, simpatica”
“Sono ospite dai miei zii perché nel mio paesino ci sono al massimo le medie e per il resto devi farti un viaggio di due ore andare e due tornare. Invece qui diciamo che è a due passi” dico tanto per dire qualcosa.
“Si fa per dire perché saranno dieci chilometri” precisa lei senza levare gli occhi dalla strada.
“Dieci minuti a piedi e dieci di metro, niente di che”.
“In effetti in auto e col traffico ci metteremo di più. Quasi quasi mi prendo la metro anche io domani” sbuffa dietro a una interminabile coda.
“In auto si sta più comodi comunque, specie se piove e poi dai si fa conversazione” dico tanto per guardare il bicchiere mezzo pieno e farle capire che ho apprezzato il gesto.
Di colpo cambia tono di voce sembra più seria, più decisa “che poi bisogna vedere per cosa uno vuole stare comodo”.
Non la capisco proprio bene e faccio un vago “è?”.
Lei, sempre guardando la strada continua “ieri ti ho visto, sai dietro la macchina…”.
Sorrido “a si, ieri, è si ho fatto pipì nel garage dietro la macchina, non si deve fare ma sai era proprio urgente. Mi spiace se hai visto”.
Attimo di silenzio, avanziamo un po’ di metri, di nuovo fermi “non mi pareva che stessi facendo pipì, sembravi più uno che si puliva dopo un coito…”.
“Ahahahaha è si, sai che bello, un coito in garage, con chi poi”.
“Con tua zia mi pare ovvio” ribatte come nulla fosse.
Continuo a negare “a questa sì che è bella, con la zia pensa un po’. Ne hai di fantasia tu. Che fai di lavoro scrivi fantascienza?”.
“No insegno lingue”
“Alla Brivio?”.
“Si”.
“Allora magari ci vediamo ancora”.
“Probabile… comunque tua zia aveva i seni al vento, ho visto anche quello. Sicuro che facevi pipì?”.
Attimo di silenzio “Senti Carla, giusto no?, Carla…”.
“Si”.
“Questa cosa non è che magari potresti far finta di non averla vista. Cioè sai, mio zio, le corna…capito? E comunque era solo un pompino” aggiungo come se questo rendesse il tutto meno grave.
“Quindi non fate sesso, solo orale….che peccato” mormora.
Mi arriva una botta da dentro come quando sentì la lampadina che si accende e capisci tutto “Perché peccato? Non ti piacciono le pompe”.
“No peccato che non scopi. Sei ancora giovane immagino”.
“Oi bella ma per chi mi hai preso, scopo da oltre tre anni e se contiamo i patner sessuali forse ne ho avuti più di te…”.
“In effetti ne ho avuti solo due” ribatte a tono.
“Ma dai con quel fisico e quegli occhi. Due uomini? Non ci credo”.
“Ti piacciono i miei occhi, che carino che sei, e poi…”.
“Beh le gambe sono molto attraenti, il seno lo scorgo appena ma sembra sodo, il culo non so, te lo dico quando scendi.
Le strappo una risata, poi torna seria “il mio secondo patner l’ho sposato, è mio marito, brava persona, lo amo tanto. Quello prima invece era un ragazzo africano. Gran bastardo, mi picchiava, mi umiliava, non poteva funzionare”.
“Che merda”.
“Già…. però sai aveva una cosa. Solo una ma wow!”.
“L’altezza?” butto lì.
“Ma cavolo c’entra l’altezza scusa” ride di gusto.
“Non so, l’ho buttata lì, che ne so che aveva un nero di così bello”.
“Non l’hai capito?” mi stuzzica.
“A il…. A ok, ho capito”.
Attimo di silenzio “quello si mi manca. Grosso, largo e lungo…ummm. Però non voglio altri neri. Quello che ti danno in piacere sessuale lo perdi nel resto, fidati”.
“Ti credo sulla parola Carla”
Di botto gira in una laterale. Sto per dirle che sbaglia strada ma lascio perdere. Magari è una scorciatoia, chi lo sa…
Appena vede uno spazio fra due auto si infila dentro decisa e spegne il motore. Si volta, mi fissa “ieri ho visto te come tu hai visto me questo lo sai vero”.
“Si, si certo”.
“Insomma era molle, ovvio se ti ha fatto una pompa, ma l’ho visto. Era una cosa da nero o sbaglio?”.
“Sbagli, c’è l’ho bianchissimo, rosa in cima”.
Sbuffa “dai scemo dicevo la dimensione. Senti non ce la faccio, l’ho fatto quasi apposta a caricarti. Ci ho pensato tutta la notte e non so se me lo sono sognato o no. Devi rivelarmelo, devi…”.
“Cioè…adesso…”.
“Voglio vederti il cazzo. Si!” dice decisa sgranando i grossi occhioni blu.
Io fino ad adesso ci ho giocato un po’ a fare il timido ma questa mi tira davvero. È figa quanto basta e pure porca. Ho giocato al verginello per vedere dove arrivava ma adesso basta. Apro la patta, tiro fuori il salame.
“Ummm siiii”.
“Ovviamente adesso è un po’ molle”.
Sorride “a quello si rimedia subito” e senza dire altro si china sul mio grembo, apre la boccuccia carnosa e inizia a ciucciare alla grande.
Si capisce subito che di pompe se ne intende.
Ci lavora per un po’. Io ogni tanto controllo intorno ma la via è deserta, è un senso unico che porta a una fabbrica di qualcosa e probabilmente gli operai sono già dentro al lavoro. Se non arriva qualche camion o qualcosa siamo relativamente soli soletti.
Stacca la bocca sbavante, lo fissa duro e scappellato al massimo.
“Adesso che facciamo? Lo vuoi fotografare? Ce ne stiamo qui fin che non viene molle da solo?”.
Lei si apre il vestito dall’ultimo bottone fino a più o meno l’ombelico. Sotto ha un paio di mutandine rosa, le sfila. Comincio a vedere una bella gatta pelosa.
Allungo una mano, gliela stuzzico appena, quel tanto che basta per sentire le sue labbra vaginali morbide e calde. “Ora sono io che avrei voglia di qualcosa in bocca”.
“No, no non abbiamo tempo. Non puoi leccarmela…oggi”.
Oggi, non puoi leccarla oggi, ho capito bene spero. La leccherò domani? Mercoledì? Non si sa ma non ha escluso nulla.
“Dai forza fai ruotare la rotella a destra, abbassa lo schienale” insiste.
Agli ordini.
Appena sono verticale con una leggiadria non indifferente mi siede sopra, lo afferra salda con una mano, se lo guida dentro decisa e poi cala giù per farlo entrare tutto.
“O siiii, o siiii, o siii questo sì che è un uccello” urla iniziando a dimenarsi su e giù a tutta forza con le mani puntellate alla capote per tenersi dritta.
Non dura più di dieci minuti, per molti è tanto, per me poco.
“Sborroooooooo” urlo.
“Si, si riempimi, spara, spara….” insiste lei dimenandosi ancora più forte con le sospensioni della macchina che sembrano chiedere pietà.
“Vengooooooo, si, si, ecco, siiiiii” geme venendo alla grande. Lo so perché sul cazzo mi cola la sua sbroda rovente.
Si solleva, ha già in mano un clenex per tappare la falla. Lo piazza dritto sul buco, se lo infila dentro, poi ne mette un secondo e passa a me gli altri. “Pulisciti e vestiti, ma non uscire dalla macchina”.
“Tranquilla la lezione di ieri l’ho imparata. A proposito non è che vai a dire in giro che mi faccio mia zia”
“Se tu non vai in giro a dire che ti fai me” sorride chiudendosi il vestito.
Con non poche contorsioni ci rivestiamo, solo le sue mutandine fanno un po’ di fatica a salire, sarà il sudore, tira troppo forte, si strappano.
“Mannaggia e adesso?”.
“Beh stai senza, che te ne frega. Io vi trovo più sexy senza mutandine”.
“Porco” ride ma comunque alla fine mi da retta e ripartiamo.
Tra una cosa e l’altra sono le otto e dieci, dovevo già essere in classe.
Carla guida come una furia, io mi tengo a quello che posso, forse sarebbe più interessante aggrapparmi a una tetta?
“Me lo fai anche domani un passaggio?”.
“Tesoro te lo do ogni giorno però dobbiamo uscire prima e magari trovare un posto più…riservato direi”.
“Se fai il giro verso la tangenziale c’è un bosco. È sempre pieno di preservativi perché la notte si imboscano in tanti. Se di andiamo noi la mattina non credo si offenda qualcuno”.
“A la sai lunga tu. Allora è vero che monti alla grande. Pensavo fossi un verginello in balia della zietta”.
“In realtà è lei in balia del mio uccello” sorrido.
“Sono quasi le otto e mezza mannaggia”.
“Lo so, bisognerà che mi inventi una bella scusa con la prof. Meno male che le sto simpatico”.
“Anche io al primo giorno non ci faccio una gran figura, gli dirò che ho rotto la macchina”.
“Quindi sei supplente da noi?”.
“Si, sostituisco una certa Rossella M.”.
Mi eccito. “È quella che dovevo avere adesso. Ma dai, allora sei la mia prof. E per quanto se ne sta a casa quella porcona della Rossella?”.
“Fino a fine anno di sicuro, pare sia incinta”
Sbianco.
Ferma la macchina siamo arrivati. “Che hai? Non devi avere paura, la prof sono io e il tuo ritardo te lo giustifico”.
“Si, si certo, sono felice, star felice di avere una prof fica come te fino a fine anno”.
“Non sembri felice”.
“Ma no figurati” e le faccio un sorriso prima di scappare via. In verità c’è davvero una cosa che mi inquieta: la prof, quella titolare, quella incinta, la famosa Rossella.
Se è incinta quasi di sicuro è roba mia!
Ma questa storia ve la racconterò la prossima volta.
Jackoffstorie@yahoo.com
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