Duetto da camera
di
IL MICROBO
genere
gay
DUETTO DA CAMERA
Marco era gay. A scuola guardava i ragazzi e faceva commenti su quanto gli piaceva questo o quello. Fissava con insistenza le loro patte e quando ne aveva l'occasione di averne una a distanza ravvicinata cercava di metterci su le mani, giusto per una frazione di secondo, prima di essere respinto e ridimensionato guadagnandosi un sonoro ceffone sul muso o un calcio nel sedere ed essere rampognato come “Frocetto di merda”. Comportarsi così era più forte di lui, non riusciva a resistere. Il rinforzo degli slip dei suoi compagni gli sembrava uno scrigno che custodiva un tesoro. Desiderava tanto essere iniziato al sesso. Era anche timido e tutto preso da un certo numero di fantasie erotiche di maschi a cui dare il culo per la prima volta (e anche per le successive). Tutti lo canzonavano e lo trattavano da femminuccia.
Un giorno il professore di musica, che aveva buon occhio e buon naso, lo chiamò in disparte e gli disse che avrebbe voluto parlargli in privato.
-Stai indietro col programma. Ti aspetto a casa per fare recupero.
Marco lo raggiunse, senza pensare a secondi fini. Il prof gli piaceva molto, ma lo considerata fuori dalla sue mire e dalla sua portata.
Fu accomodato al pianoforte per suonare un pezzo a sua scelta. Lo stava arpeggiando quando sentì che il prof gli strusciava la schiena e per incitarlo gli solfeggiava addosso a colpetti il suo metronomo. Questa situazione lo mandò non poco in confusione tanto che sbagliava tutte le note e andava fuori spartito.
-Sei un vero disastro.
Marco girò la testa per scusarsi. Il prof ne approfittò per accompagnarlo con la mano a prendere confidenza con la sua prima erezione dal vivo ed essere trasportato in un mondo nuovo e inesplorato. Baciò quel bel pacco dono e fu invitato a procedere.
-Slaccia.
Con mano tremante slacciò la cintura.
-Apri.
Tirò giù la cerniera.
-Tira fuori.
Huauuuu.
-Slingualo.
Slaap. Slurp.
-Lo desideravi da tanto.
-Sì prof.
-Ma non ci sai ancora fare.
-No prof.
-Non avere paura. Te lo spiego io.
-Ohhh prof
-Ma guarda che culetto da sogno che hai.
Marco si alzò e lo strusciò contro l'uccello del prof, che non perse tempo a tirargli giù tutto e a farsi largo fra le sue natiche.
-Pack, Pack, Pack.
-Profff.
-Zitto. È lezione di percussione. Andiamo a ritmo.
Pack, Pack, Pack, Splash.
-Sei un bel tamburino sardo. Vai a pulirti. Domani ti insegno a suonare il piffero.
Il primo pompino di Marco non fu un granché ma con tanta pazienza ed esercizio sul campo il prof gli insegnò come destreggiarsi e in pagella Marco fu l'unico a prendere 10 in Musica. Si era a molto applicato e con l'aiuto provvidenziale del suo amato prof aveva imparato ad orchestrare anche gli accordi più complicati.
Marco era gay. A scuola guardava i ragazzi e faceva commenti su quanto gli piaceva questo o quello. Fissava con insistenza le loro patte e quando ne aveva l'occasione di averne una a distanza ravvicinata cercava di metterci su le mani, giusto per una frazione di secondo, prima di essere respinto e ridimensionato guadagnandosi un sonoro ceffone sul muso o un calcio nel sedere ed essere rampognato come “Frocetto di merda”. Comportarsi così era più forte di lui, non riusciva a resistere. Il rinforzo degli slip dei suoi compagni gli sembrava uno scrigno che custodiva un tesoro. Desiderava tanto essere iniziato al sesso. Era anche timido e tutto preso da un certo numero di fantasie erotiche di maschi a cui dare il culo per la prima volta (e anche per le successive). Tutti lo canzonavano e lo trattavano da femminuccia.
Un giorno il professore di musica, che aveva buon occhio e buon naso, lo chiamò in disparte e gli disse che avrebbe voluto parlargli in privato.
-Stai indietro col programma. Ti aspetto a casa per fare recupero.
Marco lo raggiunse, senza pensare a secondi fini. Il prof gli piaceva molto, ma lo considerata fuori dalla sue mire e dalla sua portata.
Fu accomodato al pianoforte per suonare un pezzo a sua scelta. Lo stava arpeggiando quando sentì che il prof gli strusciava la schiena e per incitarlo gli solfeggiava addosso a colpetti il suo metronomo. Questa situazione lo mandò non poco in confusione tanto che sbagliava tutte le note e andava fuori spartito.
-Sei un vero disastro.
Marco girò la testa per scusarsi. Il prof ne approfittò per accompagnarlo con la mano a prendere confidenza con la sua prima erezione dal vivo ed essere trasportato in un mondo nuovo e inesplorato. Baciò quel bel pacco dono e fu invitato a procedere.
-Slaccia.
Con mano tremante slacciò la cintura.
-Apri.
Tirò giù la cerniera.
-Tira fuori.
Huauuuu.
-Slingualo.
Slaap. Slurp.
-Lo desideravi da tanto.
-Sì prof.
-Ma non ci sai ancora fare.
-No prof.
-Non avere paura. Te lo spiego io.
-Ohhh prof
-Ma guarda che culetto da sogno che hai.
Marco si alzò e lo strusciò contro l'uccello del prof, che non perse tempo a tirargli giù tutto e a farsi largo fra le sue natiche.
-Pack, Pack, Pack.
-Profff.
-Zitto. È lezione di percussione. Andiamo a ritmo.
Pack, Pack, Pack, Splash.
-Sei un bel tamburino sardo. Vai a pulirti. Domani ti insegno a suonare il piffero.
Il primo pompino di Marco non fu un granché ma con tanta pazienza ed esercizio sul campo il prof gli insegnò come destreggiarsi e in pagella Marco fu l'unico a prendere 10 in Musica. Si era a molto applicato e con l'aiuto provvidenziale del suo amato prof aveva imparato ad orchestrare anche gli accordi più complicati.
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