Bendata per mio figlio – La seconda notte

di
genere
incesti

Erano passati solo quattro giorni da quella sera che aveva cambiato tutto.
La casa sembrava la stessa, eppure niente lo era più. Ogni sguardo tra Elena e Matteo era diventato più lungo, ogni sfioramento più carico di significato. Il silenzio della sera, quando restavano soli, vibrava di una tensione nuova, dolce e proibita.
Era una sera di inizio inverno. Fuori pioveva piano, un ticchettio costante contro i vetri. Elena aveva preparato una cena semplice: pasta al pomodoro e una bottiglia di Chianti che avevano già quasi finito. Indossava un maglione di cachemire color crema, largo e morbido, che le arrivava a metà coscia, e sotto, come sempre, i suoi collant neri velati. Niente reggiseno. Lo sapeva che Matteo lo aveva notato subito, dal modo in cui i capezzoli premevano leggeri contro la lana.
Matteo sedeva di fronte a lei al tavolo della cucina, ancora con la felpa dell’università addosso, i capelli umidi dopo la doccia. La guardava con quell’aria tra il timido e l’affamato che ormai conosceva bene.
Elena posò il bicchiere, si alzò e andò a spegnere la luce centrale, lasciando accesa solo la lampada calda sopra il mobile. Si avvicinò a lui da dietro, gli posò le mani sulle spalle e si chinò a baciargli il collo.
«Tesoro…» mormorò contro la sua pelle, «ho pensato tanto a quella notte.»
Matteo deglutì. «Anch’io, mamma. Non riesco a pensare ad altro.»
Lei sorrise, un sorriso lento e complice. Gli fece girare la sedia verso di sé e si sedette a cavalcioni sulle sue gambe, il maglione che saliva scoprendo l’orlo dei collant. Gli prese il viso tra le mani.
«Sai cosa mi ha eccitato di più?» gli chiese piano, gli occhi castani che brillavano. «Non solo il piacere… ma vederti prendere il controllo. Bendarmi. Sentirmi completamente tua, senza poter vedere cosa stavi per fare.»
Matteo arrossì, ma il suo respiro si era già fatto più pesante. Le mani gli scivolarono istintivamente sui fianchi di lei, sotto il maglione.
Elena gli accarezzò i capelli. «Però c’è una cosa che non abbiamo fatto.» Fece una pausa, mordendosi piano il labbro inferiore. «Non ti ho mai bendato io.»
Lui sgranò gli occhi. «Io… bendato?»
«Sì, amore.» La voce di Elena era calda, premurosa, ma con una nota nuova, più decisa. «Voglio che tu provi la stessa cosa. Voglio che senti tutto amplificato. Voglio insegnarti cosa significa fidarsi completamente.» Gli baciò la fronte, poi la punta del naso, poi le labbra, piano. «Solo se vuoi. Ma credo che ti piacerà.»
Matteo restò in silenzio qualche secondo, il cuore che batteva forte contro il petto di lei. Poi annuì, timido come sempre.
«Va bene… se lo fai tu.»
Elena sorrise, dolce e un po’ maliziosa. Si alzò, gli prese la mano e lo portò in camera da letto. La stanza era in penombra, solo la luce soffusa dell’abat-jour. Fece sedere Matteo sul bordo del letto e rimase in piedi davanti a lui.
Con gesti lenti, si tolse il maglione. Rimase solo con i collant neri e le mutandine di pizzo scuro. Il seno pieno, maturo, ondeggiò dolcemente mentre si muoveva. Prese i collant che aveva sfilato poco prima – quelli della sera precedente, ancora impregnati del suo profumo – e li arrotolò con cura tra le dita.
«Chiudi gli occhi, tesoro.»
Matteo obbedì. Sentì la seta fresca dei collant posarsi sulle sue palpebre, poi stringersi piano dietro la testa. Il nodo era morbido ma sicuro. Il mondo diventò buio. Solo il suono della pioggia fuori e il respiro di sua madre.
Elena gli accarezzò il petto, poi gli tolse la felpa e la maglietta con movimenti lenti, quasi reverenti. Gli baciò il collo, le clavicole, scendendo piano sul petto. Matteo rabbrividì. Senza vista, ogni tocco era elettrico.
«Rilassati, amore… lascia fare a me» sussurrò lei.
Lo spinse delicatamente sdraiato sul letto. Gli slacciò i pantaloni e glieli abbassò insieme ai boxer. Sentì le mani di lei avvolgerlo, calde e sicure. Un gemito gli sfuggì quando la bocca di Elena lo accolse, lenta, profonda, con una tenerezza esasperante. Senza poter vedere, Matteo sentiva solo il calore umido, la lingua che lo accarezzava con cura, le dita che gli stringevano le cosce.
«Mamma…» mormorò, la voce già roca.
Lei si staccò con un piccolo suono bagnato. «Shh… senti e basta.»
Salì su di lui, a cavalcioni. Matteo sentì il pizzo delle mutandine sfiorargli il sesso, poi lei le spostò di lato e si abbassò piano, prendendolo dentro di sé con una lentezza straziante. Il mondo era solo sensazione: il calore stretto e bagnato di lei, il seno morbido che gli premeva sul petto, le mani di Elena che gli accarezzavano il viso bendato.
Elena cominciò a muoversi, ondeggiando i fianchi con un ritmo dolce e profondo. Ogni volta che si abbassava fino in fondo, emetteva un piccolo sospiro di piacere. Matteo le stringeva i fianchi, ma senza vedere non poteva anticipare nulla. Era completamente in suo potere.
«Ti piace?» gli chiese lei, la voce un po’ ansimante. «Sentire tutto… senza sapere quando arriva il prossimo tocco?»
«Sì… Dio, sì» rispose lui, quasi senza fiato.
Elena accelerò piano, poi si chinò a baciarlo sulla bocca, un bacio profondo, bagnato, mentre continuava a cavalcarlo. Gli prese i polsi e glieli portò sopra la testa, tenendoli fermi con una mano sola. Con l’altra gli accarezzava il petto, pizzicandogli i capezzoli.
Matteo gemeva più forte, il piacere amplificato dall’oscurità. Elena si alzò un po’, cambiando angolazione, facendolo entrare ancora più a fondo. I suoi gemiti diventarono più acuti, più urgenti.
«Bravissimo, amore… così… lasciati andare» mormorava lei, il seno che ondeggiava contro di lui.
Quando sentì che lui stava per venire, Elena si fermò di colpo, facendolo sussultare. Si chinò al suo orecchio.
«Non ancora, tesoro. Voglio giocare un po’ di più.»
Si alzò da lui, lo fece girare sulla pancia e gli salì sulla schiena. Gli massaggiò le spalle, baciandogli la nuca, poi scese più giù, mordicchiandogli la schiena. Gli aprì le gambe con dolcezza e lo toccò lì, con le dita bagnate, esplorando con una tenerezza audace che lo fece tremare.
Matteo affondò il viso nel cuscino, bendato e vulnerabile, completamente abbandonato a lei.
Elena lo fece girare di nuovo, si sdraiò accanto a lui e lo guidò dentro di sé, questa volta stesi su un fianco, faccia a faccia. Lo baciò mentre lo cavalcava lentamente, sussurrandogli parole dolci e sporche allo stesso tempo.
«Sei dentro la tua mamma… e non vedi niente… ti piace essere mio così?»
Matteo annuì, incapace di parlare. Il piacere saliva, inevitabile.
Questa volta Elena non si fermò. Lo strinse forte, accelerando il ritmo, finché non vennero insieme, un orgasmo lungo, intenso, che li lasciò tremanti e sudati, abbracciati nel buio della benda e della stanza.
Restarono così per lunghi minuti, solo i respiri che si calmavano.
Elena gli slacciò piano la benda. Matteo sbatté le palpebre, gli occhi lucidi. La guardò come se la vedesse per la prima volta.
Lei gli sorrise, accarezzandogli una guancia.
«Allora? Com’è stato essere bendato?»
Matteo deglutì, la voce bassa e sincera.
«È stato… incredibile. Mi sono sentito tuo. Completamente.»
Elena lo baciò sulla fronte, poi sulle labbra, con infinita tenerezza.
«Bene. Perché questa è solo la seconda lezione, amore.» Gli fece l’occhiolino, maliziosa. «Ne abbiamo ancora tante da fare.»
Fuori continuava a piovere. Dentro, il calore dei loro corpi abbracciati prometteva che la notte era ancora lunga.
E che le regole, ormai, erano solo un lontano ricordo.
scritto il
2026-04-21
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