Il portone verde -parte 1
di
Amandastory
genere
tradimenti
Ero seduta in macchina e stavo aspettando di vedere se mio marito sarebbe uscito da quel portone o se invece fosse davvero rimasto a lavoro a fare gli straordinari.
Poi lo vidi: stava uscendo da quel portone verde. Non lo stavo seguendo, ma avevo iniziato a insospettirmi, dato che negli ultimi tre mesi continuava a dirmi che faceva straordinari mentre io lo aspettavo a casa. All’inizio erano per lo più un paio d’ore, ma nelle ultime settimane arrivava a casa dopo quattro o cinque ore, pur sapendo che dall’azienda a casa ci metteva poco meno di un’ora di viaggio in auto.
L’altro giorno mi chiamò la segretaria dell’ufficio e mi chiese se mio marito quel pomeriggio stesse meglio, in quanto aveva chiesto di andare a casa dicendo di avere un dolore alla schiena. Io, lì per lì, le dissi che stava meglio e che sarebbe rientrato a lavoro il giorno dopo.
Quando arrivò a casa gli chiesi dove fosse stato, dicendogli anche che ero stata contattata dalla segretaria e che sapevo che era uscito anticipatamente dalla ditta. Lui mi rispose che aveva sentito un forte dolore alla schiena e che era passato dallo studio di un nostro amico che faceva il massaggiatore. Gli credetti e lasciai perdere il discorso.
Poi, la sera, lo vidi chattare in modo assiduo con il telefono. Alla mia domanda su con chi stesse scrivendo, mi rispose che era sempre il nostro amico. Iniziai ad avere sospetti: la conversazione andava avanti a lungo, lui controllava continuamente i messaggi e, quando ne riceveva uno, nascondeva il telefono alla mia vista, sorridendo in modo strano.
Oggi ero uscita da casa per fare un po’ di spesa e mi ritrovai a passare da quella parte della città, visto che la strada che facevo di solito era chiusa per lavori. Passando davanti a quel portone verde vidi una macchina identica a quella di mio marito. L’orario combaciava con le ore di straordinario che mi aveva detto di fare. Ed è allora che lo vidi uscire.
Avviai il motore e tornai verso casa. Nel frattempo ricevetti una sua telefonata: voleva avvisarmi che era uscito da lavoro e stava tornando. Io gli dissi che ero uscita a fare spesa e che stavo rientrando anche io. Colsi l’occasione per chiedergli di fermarsi a prendere due pizze, mentre io sistemavo la spesa.
Quella sera cenammo insieme e poi ci mettemmo sul divano a guardare la televisione.
Il giorno successivo presi la mia auto e mi diressi verso il suo posto di lavoro, in prossimità dell’orario di fine turno. Rimasi ad aspettare finché non lo vidi uscire, poi lo seguii.
Non prese la strada di casa. Invece imboccò proprio la direzione di quel palazzo da cui lo avevo visto uscire il giorno prima.
Una volta arrivati lì, parcheggiai a una certa distanza e gli mandai un messaggio: gli scrissi che ero uscita da casa e che avrei fatto tardi, rientrando dopo cena.
Rispose dopo circa dieci minuti, dicendo che si sarebbe arrangiato e chiedendomi se dovesse prepararmi qualcosa per quando sarei tornata. Gli dissi di sì, aggiungendo che sarei rientrata tra le otto e le otto e mezza.
Lo vidi scendere dall’auto e dirigersi verso il portone. Da lontano notai quale pulsante avesse premuto sul citofono. Aspettai qualche istante e poi lo seguii all’interno.
Sentii chiaramente che era salito al terzo piano e che parlava con una donna, anche se la voce era bassa e indistinta. Segnai mentalmente la porta in cui era entrato e tornai in macchina ad aspettare.
Dopo circa un paio d’ore lo vidi uscire di nuovo. Raggiunse la sua auto e partì, non prima di avermi inviato un messaggio: diceva che stava tornando a casa e che avrebbe preparato la pasta.
A quel punto scesi dall’auto. Attraversai il portone, entrai nel palazzo e citofonai. Il portone si aprì.
Presi un respiro e salii le scale. Non sapevo esattamente cosa avrei trovato, ma ormai non potevo più fermarmi.
Lì davanti a me c'era una donna girata di schiena. Aveva capelli lunghi fino quasi al sedere, la carnagione sembrava essere mulatta ed era più alta di me.
Io sono una donna dall'altezza media, circa un metro e settanta, e lei con i tacchi toccava forse i due metri.
Si girò verso di me e dal davanti era una bellezza naturale.
Era veramente mulatta e il vestito che portava era di un bellissimo verde smeraldo che la esaltava. Aveva un seno enorme rispetto al mio. Io sono appena una terza, lei avrà avuto una quarta abbondante, forse una quinta.
Quando si accorse di me mi chiese chi ero e io le risposi che ero la moglie del bastardo che si faceva e che lei era solo una troia per farsela con mio marito.
Lei mi fermò subito e mi disse, con la sua voce dal tono basso e caldo, che non era l'amante di mio marito ma una trans che riceveva in casa i clienti.
Alle sue parole mi sentii mancare e mi avvicinai al divano barcollando. Lei si avvicinò a me e mi aiutò a sedermi.
Le feci delle domande semplici per capire meglio la situazione.
«Come ti chiami?»
«Vanessa, e tu?»
«Il mio nome è Amanda. Quindi sei una trans? E mio marito viene da te per cosa precisamente? Sei attiva o passiva? E da quanto tempo viene qua da te quel bastardo di Mario? Quanto chiedi per avere rapporti con lui? Da dove...»
«Ora calmati Amanda. Aspetta a farmi altre domande, fammi rispondere prima a quelle che mi hai già posto.
Sì, come detto sono trans e tuo marito viene per quello per cui vengono tutti e tutte da me: avere un rapporto con una donna che abbia il cazzo.
Sono entrambe le cose, sia attiva che passiva.
Per quanto riguarda tuo marito, viene qua tre volte a settimana da un paio di mesi. Prima ci incontravamo al bar a bere qualcosa e parlare. Voleva solo quello, poi si è deciso a provare.
Per la mia tariffa chiedo cinquanta euro per un pompino e cento per il rapporto. Uomo o donna che sia, non faccio distinzione.
Prima che tu me lo chieda, sono venezuelana da parte di madre e italiana da parte di padre. Ho venticinque anni e lo faccio da quando ne avevo diciotto.
Se ti chiedi se tuo marito fa l'attivo o il passivo, fa l'attivo, anche se non disdegna ogni tanto di farmi un pompino per farmelo diventare duro.
Hai altro da chiedere, dolcezza?»
«Non saprei Vanessa. Solo che mi sento stordita, direi sotto shock. Io a casa a tenerla in ordine e pulita e lui qui a sbatterti. Cosa mai potrei aspettarmi da lui ora? Non so più che fare. Vorrei tanto fargliela pagare a quel bastardo traditore, ma non so né come né quando.»
Poi lo vidi: stava uscendo da quel portone verde. Non lo stavo seguendo, ma avevo iniziato a insospettirmi, dato che negli ultimi tre mesi continuava a dirmi che faceva straordinari mentre io lo aspettavo a casa. All’inizio erano per lo più un paio d’ore, ma nelle ultime settimane arrivava a casa dopo quattro o cinque ore, pur sapendo che dall’azienda a casa ci metteva poco meno di un’ora di viaggio in auto.
L’altro giorno mi chiamò la segretaria dell’ufficio e mi chiese se mio marito quel pomeriggio stesse meglio, in quanto aveva chiesto di andare a casa dicendo di avere un dolore alla schiena. Io, lì per lì, le dissi che stava meglio e che sarebbe rientrato a lavoro il giorno dopo.
Quando arrivò a casa gli chiesi dove fosse stato, dicendogli anche che ero stata contattata dalla segretaria e che sapevo che era uscito anticipatamente dalla ditta. Lui mi rispose che aveva sentito un forte dolore alla schiena e che era passato dallo studio di un nostro amico che faceva il massaggiatore. Gli credetti e lasciai perdere il discorso.
Poi, la sera, lo vidi chattare in modo assiduo con il telefono. Alla mia domanda su con chi stesse scrivendo, mi rispose che era sempre il nostro amico. Iniziai ad avere sospetti: la conversazione andava avanti a lungo, lui controllava continuamente i messaggi e, quando ne riceveva uno, nascondeva il telefono alla mia vista, sorridendo in modo strano.
Oggi ero uscita da casa per fare un po’ di spesa e mi ritrovai a passare da quella parte della città, visto che la strada che facevo di solito era chiusa per lavori. Passando davanti a quel portone verde vidi una macchina identica a quella di mio marito. L’orario combaciava con le ore di straordinario che mi aveva detto di fare. Ed è allora che lo vidi uscire.
Avviai il motore e tornai verso casa. Nel frattempo ricevetti una sua telefonata: voleva avvisarmi che era uscito da lavoro e stava tornando. Io gli dissi che ero uscita a fare spesa e che stavo rientrando anche io. Colsi l’occasione per chiedergli di fermarsi a prendere due pizze, mentre io sistemavo la spesa.
Quella sera cenammo insieme e poi ci mettemmo sul divano a guardare la televisione.
Il giorno successivo presi la mia auto e mi diressi verso il suo posto di lavoro, in prossimità dell’orario di fine turno. Rimasi ad aspettare finché non lo vidi uscire, poi lo seguii.
Non prese la strada di casa. Invece imboccò proprio la direzione di quel palazzo da cui lo avevo visto uscire il giorno prima.
Una volta arrivati lì, parcheggiai a una certa distanza e gli mandai un messaggio: gli scrissi che ero uscita da casa e che avrei fatto tardi, rientrando dopo cena.
Rispose dopo circa dieci minuti, dicendo che si sarebbe arrangiato e chiedendomi se dovesse prepararmi qualcosa per quando sarei tornata. Gli dissi di sì, aggiungendo che sarei rientrata tra le otto e le otto e mezza.
Lo vidi scendere dall’auto e dirigersi verso il portone. Da lontano notai quale pulsante avesse premuto sul citofono. Aspettai qualche istante e poi lo seguii all’interno.
Sentii chiaramente che era salito al terzo piano e che parlava con una donna, anche se la voce era bassa e indistinta. Segnai mentalmente la porta in cui era entrato e tornai in macchina ad aspettare.
Dopo circa un paio d’ore lo vidi uscire di nuovo. Raggiunse la sua auto e partì, non prima di avermi inviato un messaggio: diceva che stava tornando a casa e che avrebbe preparato la pasta.
A quel punto scesi dall’auto. Attraversai il portone, entrai nel palazzo e citofonai. Il portone si aprì.
Presi un respiro e salii le scale. Non sapevo esattamente cosa avrei trovato, ma ormai non potevo più fermarmi.
Lì davanti a me c'era una donna girata di schiena. Aveva capelli lunghi fino quasi al sedere, la carnagione sembrava essere mulatta ed era più alta di me.
Io sono una donna dall'altezza media, circa un metro e settanta, e lei con i tacchi toccava forse i due metri.
Si girò verso di me e dal davanti era una bellezza naturale.
Era veramente mulatta e il vestito che portava era di un bellissimo verde smeraldo che la esaltava. Aveva un seno enorme rispetto al mio. Io sono appena una terza, lei avrà avuto una quarta abbondante, forse una quinta.
Quando si accorse di me mi chiese chi ero e io le risposi che ero la moglie del bastardo che si faceva e che lei era solo una troia per farsela con mio marito.
Lei mi fermò subito e mi disse, con la sua voce dal tono basso e caldo, che non era l'amante di mio marito ma una trans che riceveva in casa i clienti.
Alle sue parole mi sentii mancare e mi avvicinai al divano barcollando. Lei si avvicinò a me e mi aiutò a sedermi.
Le feci delle domande semplici per capire meglio la situazione.
«Come ti chiami?»
«Vanessa, e tu?»
«Il mio nome è Amanda. Quindi sei una trans? E mio marito viene da te per cosa precisamente? Sei attiva o passiva? E da quanto tempo viene qua da te quel bastardo di Mario? Quanto chiedi per avere rapporti con lui? Da dove...»
«Ora calmati Amanda. Aspetta a farmi altre domande, fammi rispondere prima a quelle che mi hai già posto.
Sì, come detto sono trans e tuo marito viene per quello per cui vengono tutti e tutte da me: avere un rapporto con una donna che abbia il cazzo.
Sono entrambe le cose, sia attiva che passiva.
Per quanto riguarda tuo marito, viene qua tre volte a settimana da un paio di mesi. Prima ci incontravamo al bar a bere qualcosa e parlare. Voleva solo quello, poi si è deciso a provare.
Per la mia tariffa chiedo cinquanta euro per un pompino e cento per il rapporto. Uomo o donna che sia, non faccio distinzione.
Prima che tu me lo chieda, sono venezuelana da parte di madre e italiana da parte di padre. Ho venticinque anni e lo faccio da quando ne avevo diciotto.
Se ti chiedi se tuo marito fa l'attivo o il passivo, fa l'attivo, anche se non disdegna ogni tanto di farmi un pompino per farmelo diventare duro.
Hai altro da chiedere, dolcezza?»
«Non saprei Vanessa. Solo che mi sento stordita, direi sotto shock. Io a casa a tenerla in ordine e pulita e lui qui a sbatterti. Cosa mai potrei aspettarmi da lui ora? Non so più che fare. Vorrei tanto fargliela pagare a quel bastardo traditore, ma non so né come né quando.»
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