Casting 6 foto al mate

di
genere
etero

Era metà dicembre. Faceva freddo, un vento umido e tagliente che arrivava dal mare. Marco mi aveva mandato un messaggio la sera prima:
«Domani alle 9. Porta solo un cappotto lungo, scarpe da ginnastica e niente sotto. Giulia viene con te. Andiamo al mare per delle foto “artistiche”. Non fare domande.»
Quando arrivai al parcheggio del lido “Il Gabbiano”, il posto era deserto. Il mare era grigio, le onde basse e rabbiose. Il vento mi gelava le gambe nude sotto il cappotto. Giulia scese dalla macchina di Marco con lo stesso cappotto lungo, i capelli rossi corti mossi dal vento. Ci guardammo senza parlare. Entrambe sapevamo che non sarebbe stata una semplice sessione di foto.
Marco ci fece camminare sulla sabbia fredda fino a una zona isolata, dietro le cabine chiuse e le sdraio impilate. Il proprietario del lido, un uomo sui cinquantacinque anni, basso, con la pancia e la barba incolta, era lì che ci aspettava con le braccia incrociate. Si chiamava Roberto. Aveva la faccia scura.
«Marco, ti avevo detto che non volevo gente qui fuori stagione. Se vi beccano mi fanno la multa» brontolò.
Marco sorrise tranquillo. «Tranquillo, Roberto. Ti pago bene e ti do anche un extra. Queste due rosse faranno delle foto bellissime. Tu stai qui e goditi lo spettacolo.»
Roberto mi squadrò da capo a piedi, soffermandosi sul cappotto che nascondeva il mio corpo. «E se qualcuno passa?»
«Nessuno passa. È inverno. Ora fammi lavorare.»
Marco tirò fuori la macchina fotografica professionale e un treppiede. Poi si rivolse a noi con voce calma ma dura.
«Toglietevi i cappotti. Tutte e due. Nude. Subito.»
Il vento mi colpì come uno schiaffo quando lasciai cadere il cappotto sulla sabbia. Rimasi completamente nuda. Le mie tette grosse e pesanti oscillavano per il freddo, i capezzoli rosa scuro si indurirono all’istante diventando due punte doloranti. La pelle d’oca mi copriva tutto il corpo. Giulia fece lo stesso: il suo corpo snello e pallido, con le tette grandi quasi quanto le mie, tremava visibilmente. I capelli rossi di entrambe volavano nel vento.
Roberto spalancò gli occhi. «Cazzo… ma siete matte? Fa un freddo cane.»
Marco rise. «Apposta. Voglio che si vedano i brividi nelle foto. Anna, mettiti a quattro zampe sulla sabbia. Giulia, mettiti dietro di lei e leccale la figa.»
La sabbia era gelata e umida sotto le ginocchia e le mani. Mi abbassai, il culo per aria, le tette pesanti che pendevano e sfioravano la sabbia fredda. Giulia si inginocchiò dietro di me. La sua lingua calda contrastava violentemente con il freddo. Quando iniziò a leccarmi tra le labbra, gemetti forte. Il vento mi gelava la schiena e il culo esposto, mentre la lingua di Giulia mi scaldava solo la figa.
Marco scattava foto senza sosta. «Più lingua, Giulia. Falla bagnare. Voglio vedere i fili di umore che si congelano quasi.»
Roberto si era avvicinato. Guardava con gli occhi stretti. «Senti, Marco… io vi lascio stare, ma questo è troppo. Se mi rovinate la stagione con qualche denuncia…»
Marco lo interruppe. «Roberto, calmati. Guarda che corpo ha questa rossa. Tette così grosse non le vedi tutti i giorni. Se ti lamenti troppo, ti lascio solo guardare. Oppure…»
Lasciò la frase in sospeso. Roberto deglutì, gli occhi fissi sulle mie tette che ondeggiavano mentre Giulia mi leccava più forte.
«Oppure cosa?» chiese con la voce rauca.
Marco sorrise. «Oppure te la scopi. Senza preservativo. Così ti calmi e ci lasci in pace.»
Io sentii un nodo allo stomaco. No… non con lui, pensai. Ma la mia figa pulsava più forte contro la lingua di Giulia. L’umiliazione era brutale: essere nuda al freddo, usata come merce di scambio per far calmare un vecchio lido.
Roberto esitò solo un secondo. «Sul serio?»
«Sul serio. Anna, girati sulla schiena. Apri le gambe. Fagli vedere che figa bagnata hai.»
Obbedii tremando. La sabbia fredda mi entrava tra i capelli rossi. Allargai le cosce. Roberto si abbassò i pantaloni. Il suo cazzo era già duro, non enorme ma grosso abbastanza, con la cappella scura. Non si lavava da un po’, si sentiva l’odore.
Marco ordinò: «Giulia, tienile le gambe aperte. Anna, guardalo negli occhi e digli: “Scopami senza preservativo, per favore”.»
Le lacrime mi salirono agli occhi per il freddo e per la vergogna. La voce mi uscì tremante: «Scopami… senza preservativo… per favore.»
Roberto non se lo fece ripetere. Si mise tra le mie gambe e mi entrò dentro con un colpo solo. Ero bagnata, ma il freddo rendeva tutto più intenso. Gemetti forte quando mi riempì. Il suo corpo pesante mi schiacciava contro la sabbia. Iniziò a scoparmi con spinte rudi, grugnendo. Le mie tette grosse ballavano violentemente a ogni affondo, i capezzoli gelati e doloranti.
«Cazzo… che figa stretta che hai, rossa» ansimava Roberto. «Sembri una puttana di lusso… ma sei solo una troia da spiaggia.»
Marco scattava foto da vicino: il cazzo di Roberto che entrava e usciva dalla mia figa, le mie tette che sbattevano, il mio viso distorto dal piacere e dalla vergogna.
«Digli quanto ti piace, Anna» ordinò Marco.
Tra i gemiti e il vento freddo: «Mi… mi piace… essere scopata senza preservativo… da uno sconosciuto…»
Giulia era costretta a stare lì, in ginocchio, a tenermi le gambe aperte mentre il proprietario del lido mi fotteva. Marco le ordinò di leccarmi i capezzoli per “riscaldarmi”.
Roberto accelerò. Il suo respiro era caldo contro il mio collo gelato. «Sto per venire… dentro, eh?»
Marco rispose per me: «Dentro. Riempila. Voglio che le coli fuori mentre facciamo altre foto.»
Con un grugnito rauco Roberto venne. Sentii gli schizzi caldi dentro di me, fiotti densi che mi riempivano la figa. Quando uscì, un rivolo di sperma bianco colò subito sulla sabbia fredda, mescolandosi ai miei umori.
Rimasi lì, nuda, sdraiata sulla sabbia gelata, con il seme di un estraneo che mi usciva dalla figa, il corpo che tremava per il freddo e per l’orgasmo che mi aveva colto nonostante tutto.
Marco sorrise, continuando a scattare.
«Brava, Anna. Ora Giulia, leccale la figa e puliscila con la lingua. Roberto, se vuoi puoi guardare… o puoi scopare anche lei dopo.»
Io chiusi gli occhi, i capelli rossi sparsi sulla sabbia umida, sentendo la lingua calda di Giulia che raccoglieva lo sperma di Roberto dalla mia figa ancora pulsante.
Dentro di me pensavo solo: Sono diventata questo. Una rossa con le tette grosse che si fa scopare da chiunque Marco decida, anche in pieno inverno sulla spiaggia, solo per delle foto.
E la cosa peggiore era che una parte di me ormai lo voleva.
scritto il
2026-04-26
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