Logiche conseguenze degli interminabili matrimoni estivi
di
NUMB
genere
incesti
a sala del ricevimento era illuminata da enormi lampadari di cristallo che proiettavano una luce calda sui tavoli imbanditi.
Elena, cinquantacinque anni portati con una grazia quasi regale, indossava un abito da sera lungo color borgogna scuro, con una scollatura profonda che valorizzava il suo décolleté ancora sodo e invitante. Le sue gambe, affusolate e curate, erano esaltate da un paio di sandali dal tacco vertiginoso da dodici centimetri, neri, con cinturini sottili che le cingevano le caviglie come gioielli. I capelli castani erano raccolti in uno chignon morbido, qualche ciocca ribelle le sfiorava il collo. Accanto a lei sedeva Marco, suo figlio ventiquattro anni, bellissimo, con il fisico atletico messo in risalto dal completo da matrimonio grigio chiaro che gli calzava alla perfezione. La camicia bianca aperta sul collo lasciava intravedere la pelle liscia e abbronzata del petto. I suoi occhi scuri cercavano spesso quelli di Elena, e un sorriso complice gli curvava le labbra.
La cerimonia era stata lunga, il pranzo ancora di più. Discorsi interminabili, brindisi noiosi, risate forzate. Elena si sporse leggermente verso Marco, sfiorandogli la coscia sotto il tavolo con la punta del suo sandalo tacco 12.«la mamma si sta annoiando a morte sai?» mormorò con voce bassa .«E tu?» Marco le posò una mano sul ginocchio, risalendo piano sotto la stoffa dell’abito.«Sto pensando a quanto vorrei essere da solo con te invece che qui a fingere di ascoltare queste stronzate.»
I loro sguardi si incrociarono. Bastò un cenno impercettibile.Si alzarono con disinvoltura, come se andassero semplicemente a prendere un altro bicchiere di vino. Attraversarono la sala affollata, superarono il corridoio e trovarono il bagno riservato agli ospiti, una stanza ampia e lussuosa con luci soffuse e un divanetto di velluto in un angolo.Appena la porta si chiuse a chiave dietro di loro, Marco spinse Elena contro il muro con urgenza. Le loro bocche si unirono in un bacio famelico, lingue che si cercavano con avidità. Le mani di lui scivolarono sul suo corpo, stringendole i fianchi, poi risalendo a palparle i seni attraverso la stoffa sottile dell’abito.«Cazzo, quanto sei bella mamma» ringhiò contro le sue labbra. «Con questi tacchi… mi fai impazzire.»Elena sorrise maliziosa, sollevando una gamba e appoggiando il piede sul divanetto, il tacco 12 che risaltava in tutta la sua eleganza provocante. L’abito si aprì lungo lo spacco, rivelando le cosce tornite e le mutandine di pizzo nero.Marco si inginocchiò immediatamente. Le sue mani accarezzarono le caviglie fasciate dai sandali, risalirono lungo i polpacci, poi sotto l’abito. Le abbassò le mutandine con un gesto deciso, facendole scivolare lungo le gambe fino a farle cadere a terra. Poi avvicinò il viso al suo sesso già umido e caldo, e iniziò a leccarla con passione, la lingua che scorreva tra le labbra gonfie, succhiando il clitoride con avidità.Elena gemette piano, una mano tra i capelli di lui, l’altra aggrappata al muro. I suoi fianchi si muovevano contro la bocca del ragazzo, mentre i tacchi alti le davano una postura eretta e dominante.«Così… sì, continua» sussurrò con voce spezzata.Dopo qualche minuto di quella dolce tortura, Marco si rialzò. Si aprì i pantaloni con gesti frenetici, liberando il suo cazzo duro e gonfio, già lucido di eccitazione. Afferrò Elena per i fianchi, la fece voltare verso il muro e la penetrò da dietro con un’unica spinta profonda.Entrambi gemettero forte. Lui iniziò a muoversi con ritmo deciso, le mani strette sui suoi fianchi, spingendo fino in fondo. Il suono dei loro corpi che sbattevano riempiva il bagno, mescolato ai sospiri e ai gemiti soffocati.Elena, ancora con i suoi sandali tacco 12 ai piedi, inarcava la schiena per prenderlo meglio, spingendo il sedere contro di lui ad ogni affondo. Il tacco alto la rendeva più alta, più instabile, più eccitante.«Più forte…» ansimò.Marco obbedì, accelerando il ritmo, una mano che scivolava davanti per stimolarle il clitoride mentre la scopava con forza. L’orgasmo arrivò improvviso per entrambi: Elena tremò violentemente, contraendosi intorno a lui, mentre Marco venne dentro di lei con un grugnito basso, riempiendola del suo caldo seme.Rimasero così per qualche secondo, ansimanti, ancora uniti. Poi Marco le baciò il collo sudato.«Torniamo di là?» chiese con un sorriso.Elena si voltò, gli occhi ancora lucidi di piacere, e gli accarezzò il viso.«Solo se prometti che più tardi, a casa, mi scopi di nuovo… con questi tacchi ancora ai piedi.»Marco rise piano.«Contaci.»Si sistemarono alla meglio, uscirono dal bagno con l’aria innocente di chi era solo andato a rinfrescarsi, ma con il segreto di quel desiderio soddisfatto che brillava ancora nei loro sguardi.
Elena, cinquantacinque anni portati con una grazia quasi regale, indossava un abito da sera lungo color borgogna scuro, con una scollatura profonda che valorizzava il suo décolleté ancora sodo e invitante. Le sue gambe, affusolate e curate, erano esaltate da un paio di sandali dal tacco vertiginoso da dodici centimetri, neri, con cinturini sottili che le cingevano le caviglie come gioielli. I capelli castani erano raccolti in uno chignon morbido, qualche ciocca ribelle le sfiorava il collo. Accanto a lei sedeva Marco, suo figlio ventiquattro anni, bellissimo, con il fisico atletico messo in risalto dal completo da matrimonio grigio chiaro che gli calzava alla perfezione. La camicia bianca aperta sul collo lasciava intravedere la pelle liscia e abbronzata del petto. I suoi occhi scuri cercavano spesso quelli di Elena, e un sorriso complice gli curvava le labbra.
La cerimonia era stata lunga, il pranzo ancora di più. Discorsi interminabili, brindisi noiosi, risate forzate. Elena si sporse leggermente verso Marco, sfiorandogli la coscia sotto il tavolo con la punta del suo sandalo tacco 12.«la mamma si sta annoiando a morte sai?» mormorò con voce bassa .«E tu?» Marco le posò una mano sul ginocchio, risalendo piano sotto la stoffa dell’abito.«Sto pensando a quanto vorrei essere da solo con te invece che qui a fingere di ascoltare queste stronzate.»
I loro sguardi si incrociarono. Bastò un cenno impercettibile.Si alzarono con disinvoltura, come se andassero semplicemente a prendere un altro bicchiere di vino. Attraversarono la sala affollata, superarono il corridoio e trovarono il bagno riservato agli ospiti, una stanza ampia e lussuosa con luci soffuse e un divanetto di velluto in un angolo.Appena la porta si chiuse a chiave dietro di loro, Marco spinse Elena contro il muro con urgenza. Le loro bocche si unirono in un bacio famelico, lingue che si cercavano con avidità. Le mani di lui scivolarono sul suo corpo, stringendole i fianchi, poi risalendo a palparle i seni attraverso la stoffa sottile dell’abito.«Cazzo, quanto sei bella mamma» ringhiò contro le sue labbra. «Con questi tacchi… mi fai impazzire.»Elena sorrise maliziosa, sollevando una gamba e appoggiando il piede sul divanetto, il tacco 12 che risaltava in tutta la sua eleganza provocante. L’abito si aprì lungo lo spacco, rivelando le cosce tornite e le mutandine di pizzo nero.Marco si inginocchiò immediatamente. Le sue mani accarezzarono le caviglie fasciate dai sandali, risalirono lungo i polpacci, poi sotto l’abito. Le abbassò le mutandine con un gesto deciso, facendole scivolare lungo le gambe fino a farle cadere a terra. Poi avvicinò il viso al suo sesso già umido e caldo, e iniziò a leccarla con passione, la lingua che scorreva tra le labbra gonfie, succhiando il clitoride con avidità.Elena gemette piano, una mano tra i capelli di lui, l’altra aggrappata al muro. I suoi fianchi si muovevano contro la bocca del ragazzo, mentre i tacchi alti le davano una postura eretta e dominante.«Così… sì, continua» sussurrò con voce spezzata.Dopo qualche minuto di quella dolce tortura, Marco si rialzò. Si aprì i pantaloni con gesti frenetici, liberando il suo cazzo duro e gonfio, già lucido di eccitazione. Afferrò Elena per i fianchi, la fece voltare verso il muro e la penetrò da dietro con un’unica spinta profonda.Entrambi gemettero forte. Lui iniziò a muoversi con ritmo deciso, le mani strette sui suoi fianchi, spingendo fino in fondo. Il suono dei loro corpi che sbattevano riempiva il bagno, mescolato ai sospiri e ai gemiti soffocati.Elena, ancora con i suoi sandali tacco 12 ai piedi, inarcava la schiena per prenderlo meglio, spingendo il sedere contro di lui ad ogni affondo. Il tacco alto la rendeva più alta, più instabile, più eccitante.«Più forte…» ansimò.Marco obbedì, accelerando il ritmo, una mano che scivolava davanti per stimolarle il clitoride mentre la scopava con forza. L’orgasmo arrivò improvviso per entrambi: Elena tremò violentemente, contraendosi intorno a lui, mentre Marco venne dentro di lei con un grugnito basso, riempiendola del suo caldo seme.Rimasero così per qualche secondo, ansimanti, ancora uniti. Poi Marco le baciò il collo sudato.«Torniamo di là?» chiese con un sorriso.Elena si voltò, gli occhi ancora lucidi di piacere, e gli accarezzò il viso.«Solo se prometti che più tardi, a casa, mi scopi di nuovo… con questi tacchi ancora ai piedi.»Marco rise piano.«Contaci.»Si sistemarono alla meglio, uscirono dal bagno con l’aria innocente di chi era solo andato a rinfrescarsi, ma con il segreto di quel desiderio soddisfatto che brillava ancora nei loro sguardi.
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