Femminilizzazione e iniziazione

di
genere
trans

"Voglio essere femmina!" urlai dinanzi allo specchio con addosso il reggiseno, le calze, le mutandine, le scarpe coi tacchi di mamma. Ma quell'invocazione fu vana: il miracolo non si realizzò e, peggio, vidi mio padre dietro lo specchio che mi sganciò una sberla da farmi tramortire. Inutili i tentativi di mamma - da sempre con me comprensiva: grazie! - di placare la sua ira incontenibile.
Ma non furono i tanti innocenti travestimenti adolescenziali - tollerati dalla mia mamma - a rendermi femmina. Il mio approdo all'incomparabile universo femminile - con tutti i suoi segreti e le sue malizie - sarebbe arrivato pochi anni dopo. Grazie a una chat. Mi ci collegavo tutti i pomeriggi e le sere, trascurando lo studio, dapprima per chattare con uomini attratti da ragazzi effeminati, poi per incontrarmi virtualmente con loro con una web cam vestita da femminuccia. Quegli incontri divennero sempre più frequenti e piccanti. Ogni giorno ero sempre più puttana e facevo masturbare gli uomini dei miei desideri che mi mostravano i loro cazzi duri e la sborra che vi colava grazie all'eccitazione che gli procuravo; eccitazione che si moltiplicò quando comprai in un sex shop un fallo che mi infilavo tra le natiche o che slinguazzavo simulando pompini.
Tutti uomini, però, distanti dalla mia città che non potevo incontrare dal vivo.
Fino a quando non conobbi Dario, anche lui, come me, di Palermo. Aveva 45 anni, un po' grandicello per me per la verità ma quanto mi piaceva: un corpo da atleta (faceva palestra e piscina), un cazzo largo e sensibile, facile all'eccitazione, e due occhi grigi che, col suo sguardo magnetico, mi ipnotizzarono. Ci trovammo nella web cam a fare porcate tre volte, lui spruzzava la sua sborra, io venivo a solo guardarlo col finto fallo ficcato nel buchetto. Dopo decidemmo di incontrarci. A casa sua perché, per fortuna, lui era separato e viveva da solo.
Quando entrai nella sua abitazione ero visibilmente emozionata: era la mia prima esperienza, la destderavo tanto ma ero anche preoccupata di farmi male (le prime volte nel buchetto, sapevo, non erano idolori) e di non essere all'altezza nel farlo godere con la mia boccuccia.
Dario fu dolcissimo e paziente. Per prima cosa mi fece indossare una parrucca, un vestitino corto, autoreggenti nere a rete, tacchi a spillo alti bellissimi (un sogno!). Mi diede istruzioni su come camminarci ("poggia prima il tacco e poi la suola e cammina immaginando una linea retta" mi disse) e confesso che le prime volte non mi reggevo in piedi ma poi imparai e il mio ancheggiare mi rese ancora più sex. Fabio mi disse: "tesoro, sei una femminuccia" e aggiunse:"bellissima". Quelle parole furono questa volta davvero magiche: presi coscienza della mia femmilinità e mi sentii davvero una ragazza, soprattutto quando lui con le sue mani ruvide mi accarezzava tutta e con le sue labbra e la sua lingua sapiente mi baciava.
Al primo incontro si limitò a palpeggiarmi facendomi sentire brividi che mai avevo provato. Poi mi disse di succhiarglierlo, le labbre lucide di rossetto. "Antonella" mi disse " sei davvero brava con la bocca". Dovetti insistere per convincerlo che non avevo mai fatto pompini. Dapprima accarezzavo e menavo il suo arnese, poi gli leccavo l'asta e la punta avidamente, solleticandolo con la mano. Quindi lo imboccavo succhiandolo lentamente donandogli piacere moltiplicato dal mio sguardo fisso un po' sul suo cazzo, un po'sui suoi occhi. Era meraviglioso sentire il suo cazzo crescere grazie alla mia bocca e sentirlo sospirare, e meraviglioso era anche il suo sapore e sentirlo tutto dentro, fino alla gola. Ancora più bello era quando schizzava tra le mie labbra e bere quel nettare bianco: qualcosa che mi faceva sentire puttana.
Fu poi la volta del buchetto. Dario fu bravissimo: mi insalivò il buchetto, lo esplorò delicatamente con un dito per poi infilare lentamente il suo cazzo mentre ero distesa sul letto con un cuscino sul pancino e le gambe un po' divaricate. "Hai" dissi provando un leggero indolenzimento. "Non preoccuparti, tesoro" mi disse "cambiamo posizione, ti farà meno male". Mi disse di infilarmi io stessa il suo cazzo nel buchetto seduta sopra di lui. La posizione alla missionaria, mi spiegò, è la meno indolore per le prime volte: ero io a regolare quando e quanto prendere il suo cazzo. In seguito, apertomi bene il buchetto, provammo tutte le posizioni. Quella che più preferivo era io con le gambe alzate e lui davanti che mi penetrava fissandomi coi suoi occhi di ghiaccio e spesso baciandomi.
Oh Dario, quanto ti sono grata. Se sono diventata una femboy desiderata e ammirata in tutta Palermo e non solo, il merito è stato tutto tuo. Adesso vesto sempre en femme, ho un guardaroba assortito di vestitini, mutandine, scarpe coi tacchi (oh quanto le adoro!) e perfino papi quando giro in casa vestita da troia non solo non dice nulla ma ha i pantaloni gonfi (chissà perché...). E scusami Dario se non sei più il mio unico maschio, ma gli uomini e i loro cazzi duri mi piacciono troppo e non mi dispiacciono neanche i loro regalini. Credo prorio di meritarli per il piacere che gli offro.
scritto il
2026-06-10
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