I Collant Proibiti della Sorellina

di
genere
incesti

Sofia e Luca erano fratelli, legati da un affetto profondo che, col tempo, aveva assunto sfumature pericolose. Lei, ventinove anni, bellissima e consapevole del proprio fascino, con un corpo sinuoso e gambe che sembravano create per far perdere la testa. Lui, ventisei anni, sensibile e intensamente devoto alla sorella maggiore.
Da mesi vivevano soli nella grande casa di famiglia, e ciò che era iniziato come un gioco innocente — un massaggio ai piedi stanchi di Sofia dopo una lunga giornata, uno sguardo di troppo, un complimento sussurrato — aveva lentamente acceso una scintilla proibita. Quello che all’inizio era solo tenerezza e curiosità fraterna, si era trasformato in qualcosa di molto più oscuro e irresistibile: un feticismo profondo per i suoi collant, per il loro odore dopo giorni di uso, per la totale sottomissione di Luca ai piedi e al corpo della sorella.
Ciò che era nato come un timido segreto era diventato una passione travolgente, sporca, ossessiva. E ora, ogni sera, quando Sofia rientrava dal lavoro, entrambi sapevano che il confine tra fratello e sorella stava per essere nuovamente cancellato tra nylon velato, odori intensi e un desiderio che nessuno dei due riusciva più a controllare.

Sofia rientrò dal lavoro alle 19:30, tacchi alti che ticchettavano sul pavimento. Indossava gli stessi collant color carne, 8 den, velatissimi, da tre giorni interi. Aveva camminato, sudato, vissuto. Sapeva che Luca la stava aspettando.
Lo trovò in soggiorno, già in ginocchio sul tappeto.
«Ciao fratellino», disse con voce bassa e calda, chiudendo la porta. «Sono stati tre giorni lunghi… e i miei piedi sono esattamente come li vuoi».
Si sedette sul divano, accavallò le gambe e fece dondolare una décolleté nera. Luca si avvicinò strisciando. Lei sfilò la scarpa lentamente. L’odore arrivò subito: denso, muschiato, leggermente acido, il profumo intimo di tre giorni di nylon impregnato contro la pelle calda.
Luca affondò il viso nel piede destro. Inspirò come un tossico, le narici spalancate, premendo il naso contro l’arco umido. Sofia sorrise e gli schiacciò il piede sulla faccia, strofinandolo.
«Annusa più forte, Luca. Senti quanto puzzo per te?»
Lui gemette, la lingua che usciva già a leccare la pianta attraverso il nylon sottile. Il sapore era salato, setoso, leggermente dolce per il sudore accumulato. Sofia sollevò anche l’altro piede e glieli premette entrambi sul viso, soffocandolo di odore.
Per venti minuti lo lasciò adorare: baci, leccate lunghe, succhiate alle dita una a una. Il collant era già lucido di saliva.
Poi Sofia si alzò, si tolse la gonna e le mutandine, lasciando solo i collant. Si mise a cavalcioni su di lui sul divano, ma non per scopare. Non ancora.
«Voglio farti un footjob come si deve, fratellino».
Si tolse i collant solo quel tanto che bastava per liberare i piedi nudi dal cavallo, ma li lasciò infilati sulle gambe. Prese il cazzo duro di Luca tra le piante dei piedi ancora caldi e bagnati di sudore. Il nylon era scivoloso, appiccicoso. Iniziò a muoverli su e giù, stringendo l’asta tra gli archi, le dita che giocavano con la cappella.
Luca ansimava, ipnotizzato. Sofia accelerò, usando i talloni per premere forte, poi le dita per torturargli il glande. Il nylon creava una frizione perfetta, calda e umida.
«Vieni sui miei piedi, Luca. Vieni sul nylon che ho tenuto per te tre giorni».
Lui esplose dopo pochi minuti, schizzi densi e caldi che imbrattarono i collant, le dita, le piante. Sofia continuò a muovere i piedi, spalmando il suo sperma sul nylon finché non fu lucido e appiccicoso.
Non lo fece scopare quella sera. Lo lasciò così, frustrato e grato.

Giorno 2
Sofia non si cambiò i collant. Li tenne addosso tutta la notte e tutto il giorno dopo, aggiungendo un quarto giorno di odore. Quando tornò a casa la sera, l’odore era diventato più forte, più animale.
Luca era già nudo in camera da letto.
Lei si sdraiò sul letto, gambe aperte, collant ancora intatti ma ora con una macchia evidente di sperma secco del giorno prima sulla pianta destra.
«Oggi voglio sentirti leccare mentre ti faccio un footjob lento».
Luca si mise in ginocchio tra le sue gambe. Sofia gli infilò un piede in bocca mentre con l’altro piede gli prendeva il cazzo già duro. Lui succhiava e leccava come un disperato, la lingua che forzava tra le dita, assaporando il sapore più intenso, quasi cremoso del nylon di quattro giorni.
Sofia muoveva il piede sull’asta con movimenti lenti e crudeli: su e giù, torcendo leggermente alle dita, premendo il tallone contro i testicoli. Ogni tanto gli schiacciava la faccia con l’altro piede, soffocandolo di odore mentre lo masturbava.
Dopo quasi quaranta minuti di tortura, Luca venne di nuovo, questa volta schizzando tra le dita dei piedi di Sofia. Lei raccolse lo sperma con le piante e glielo spalmò di nuovo sui collant, mescolandolo al sudore vecchio.
Ancora niente penetrazione. Solo piedi e umiliazione dolce.

Giorno 3 – Il crollo
Il quinto giorno. I collant erano ormai una seconda pelle sporca, lucidi di sudore secco, sperma secco e saliva. L’odore era fortissimo: denso, pungente, quasi dolce-piccante.
Sofia entrò in camera senza dire una parola. Si tolse solo la camicetta, rimase in reggiseno e collant. Si mise a quattro zampe sul letto, culo in alto.
«Oggi ti lascio scopare, fratellino… ma solo mentre adori i miei piedi».
Luca era fuori di testa. Si posizionò dietro di lei. Sofia allungò un piede all’indietro e glielo premette sulla faccia mentre lui entrava.
La vagina di Sofia era fradicia, gonfia, che gocciolava. Luca la penetrò con un colpo solo, fino in fondo. Era così bagnata che il suono era osceno.
Iniziò a scoparla forte, tenendo il piede di lei premuto sulla bocca. Leccava, annusava, mordeva il nylon mentre la prendeva da dietro. Sofia gemeva come una puttana, spingendo il culo contro di lui.
«Più forte, Luca… scopami mentre annusi i piedi della tua sorellina».
Cambiarono posizione. Lei si mise sopra, cavalcandolo con furia. I collant ancora addosso. Gli schiacciò entrambi i piedi sulla faccia, soffocandolo completamente mentre la sua fica stretta e bagnatissima lo stringeva.
Luca leccava come un pazzo, la lingua che entrava tra le dita, succhiando lo sperma vecchio e il sudore nuovo. Sofia venne per prima, urlando, la vagina che pulsava e schizzava umori caldi lungo l’asta del fratello.
Lui non resistette. Venne dentro di lei con un grugnito animale, riempiendola mentre il suo naso era affondato nel piede destro, inspirando l’odore più sporco e perfetto che avesse mai sentito.
Sofia rimase seduta su di lui, piena di sperma, i piedi ancora premuti sulla faccia del fratello.
«Domani è il sesto giorno», sussurrò con un sorriso malvagio. «E non mi cambio i collant. Anzi… voglio che mi scopi anche con i collant strappati mentre ti faccio un footjob con i piedi pieni del tuo sperma di tre giorni».
Luca, ancora dentro di lei, tremò di anticipazione.
«Tutto quello che vuoi, sorellina… tutto».

Giorno 4 – Il banchetto proibito
Il sesto giorno i collant di Sofia erano diventati una reliquia oscena. Color carne, 8 den, ormai opachi per lo sporco accumulato: sudore secco, residui di sperma di tre scariche precedenti, saliva rappresa e l’odore pungente di sei giorni di uso continuo. Erano strappati in più punti – soprattutto sotto la pianta e tra le dita – e macchiati di un bianco-giallastro visibile. L’odore nella stanza era denso, quasi palpabile: un mix caldo, acido, dolce e salato che faceva girare la testa a Luca.
Sofia entrò in camera indossando solo una canotta nera e quei collant distrutti. I capelli sciolti, sguardo da predatrice.
«Oggi non ti scopo subito, fratellino. Prima devi pulire il tuo casino».
Lo fece sdraiare nudo sul letto, poi si mise a cavalcioni sul suo petto, girata verso i suoi piedi. Il suo culo perfetto, ancora segnato dai lividi delle spinte del giorno prima, era a pochi centimetri dal viso di Luca, ma lei non glielo diede. Invece sollevò un piede e glielo schiacciò direttamente sulla bocca.
«Lecca. Tutta la pianta. Senti il sapore del tuo sperma di ieri mescolato al mio sudore?»
Luca gemette e aprì la bocca. La lingua passò lenta sulla pianta destra: il nylon era rigido in alcuni punti per lo sperma secco, appiccicoso e salato in altri. Succhiò ogni dito, infilando la lingua nelle smagliature per raggiungere la pelle nuda e umida sotto. Il sapore era fortissimo – sperma vecchio, sudore acre, nylon – eppure lui leccava con devozione da schiavo.
Sofia sorrise e iniziò a masturbargli il cazzo già durissimo con l’altro piede, usando le dita sporche per tormentare il glande. Un footjob lento, crudele, mentre lui continuava a mangiare dal suo piede.
Dopo qualche minuto si spostò più indietro, posizionando la fica fradicia proprio sopra la bocca di Luca, ma senza abbassarsi del tutto.
«Adesso guarda».
Prese il piede sinistro, quello più imbrattato, e lo premette sul cazzo del fratello. Iniziò a muoverlo con forza, usando lo sperma secco come lubrificante naturale. Luca guardava ipnotizzato mentre il piede di sua sorella, sporco del suo stesso seme, lo segava con movimenti esperti.
«Voglio che vieni di nuovo sui miei piedi. Voglio altro materiale da farti mangiare».
Luca non resse a lungo. Con un grugnito soffocato esplose: schizzi potenti, densi e caldi che colpirono le dita, l’arco e la pianta del piede sinistro di Sofia, aggiungendo strati freschi a quelli vecchi. Lei continuò a muovere il piede, spalmando tutto il nuovo sperma sul nylon già lurido.
Poi si girò, si sedette sul petto di lui e gli mise entrambi i piedi sulla faccia.
«Ora mangia, Luca. Mangia tutto quello che hai sparso sulla tua sorellina in questi giorni».
Gli schiacciò il piede sinistro pieno di sperma fresco e vecchio direttamente in bocca. Luca aprì le labbra e cominciò a succhiare. Il sapore era intenso, salato-amaro, cremoso. Succhiava le dita una a una, leccava tra le pieghe del nylon, raspava con la lingua le macchie più dense. Sofia lo guardava con gli occhi lucidi di eccitazione, una mano tra le sue gambe a toccarsi mentre lui mangiava.
«Bravo… ingoia. Ingoia il tuo sperma dal piede della tua sorella maggiore. Senti che puttana sono diventata per te?»
Luca gemeva, il cazzo che tornava già duro nonostante l’orgasmo recente. Sofia cambiò piede, facendogli pulire anche il destro, più asciutto ma ancora impregnato di odore e residui. Lui leccava con passione, succhiando le smagliature, infilando la lingua dentro i buchi del collant per arrivare alla pelle calda e sudata.
Quando i piedi furono quasi puliti (ma ancora lucidi di saliva e odore), Sofia scese più giù, allineò la fica grondante sopra il cazzo del fratello e si impalò di colpo, fino in fondo.
«Adesso ti scopo mentre finisci di mangiare».
Gli schiacciò di nuovo il piede destro sulla bocca mentre iniziava a cavalcarlo con forza. Luca leccava e succhiava, soffocato dal piede e dal profumo della sorella, mentre lei lo cavalcava come una furia, la fica stretta e bagnatissima che lo strizzava ad ogni affondo.
Sofia venne violentemente, schizzando umori caldi sull’addome di Luca, il corpo che tremava. Pochi secondi dopo lui esplose di nuovo dentro di lei, riempiendola mentre ancora succhiava le dita del suo piede.
Sofia rimase seduta su di lui, piena di sperma fresco, e gli premette il piede sporco di tutto sulle labbra un’ultima volta.
«Domani è il settimo giorno… e voglio che mi lecchi i collant mentre ti faccio venire direttamente in bocca con un footjob. Poi dovrai bere tutto, fratellino. Tutto».
Luca, esausto e completamente sottomesso, baciò la pianta lurida e rispose con voce roca:
«Sì, sorellina… tutto quello che vuoi».
scritto il
2026-04-19
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