Al Mugello non si dorme

di
genere
gay

Eravamo ancora in quella zona naturista vicino a Marina di Grosseto, io completamente nuda tutto il giorno, sempre a disposizione di Carlo, Gino e Franco. Una mattina, mentre preparavo il caffè fuori dal camper con solo un pareo trasparente legato sotto le tette, l’ho vista.
Si chiamava Sara. Ventisei anni, capelli neri lisci fino alla vita, corpo snello ma con un culo alto e sodo, tette piccole e perfette con piercing ai capezzoli. Aveva un camper van bianco tutto suo, parcheggiato poco distante. Mi ha sorriso mentre passava e ha detto:
«Sei la rossa che si fa scopare dai tre vecchietti, vero? Ti ho vista ieri sulla veranda… mi hai fatto bagnare».
Abbiamo iniziato a chiacchierare. Lei era lì da sola, appassionata di moto. Mi ha raccontato che nel weekend c’erano delle prove libere al Mugello e voleva andarci. Senza pensarci due volte le ho detto:
«Portami con te. Ho bisogno di cambiare aria… e di una donna».
Carlo ha fatto un po’ di storie, ma quando gli ho promesso che sarei tornata più troia di prima, ha accettato. Sara e io siamo partite il venerdì pomeriggio.
Il viaggio è stato già un preliminare. Io seduta accanto a lei in shorts minuscoli e canotta bianca senza reggiseno, le tette che ballavano a ogni curva. Ogni tanto lei staccava una mano dal volante e me le palpava, stringendomi i capezzoli. Io le infilavo la mano tra le gambe, trovandola già bagnata sotto la gonna.
Siamo arrivate al Mugello verso sera. Abbiamo trovato posto nel paddock camping, proprio dentro al circuito. Il rumore delle moto che provavano sul tracciato si sentiva in lontananza, l’aria sapeva di benzina, gomma calda e libertà.
Appena ha fatto buio, abbiamo chiuso il camper. Dentro c’era solo una luce calda arancione. Sara mi ha guardata con occhi affamati.
«Spogliati, Anna. Voglio vederti tutta.»
Mi sono tolta tutto lentamente. Le mie tette grosse sono uscite libere, pesanti, capezzoli già durissimi. Mi sono sdraiata sul letto del camper, gambe aperte. Sara si è spogliata a sua volta: corpo tonico, figa completamente rasata con un piccolo piercing sul clitoride. Si è messa sopra di me in 69.
Il suo sapore era dolce e selvatico. Ho iniziato a leccarla piano, passando la lingua tra le sue labbra, succhiandole il piercing del clitoride. Lei ha mugolato forte contro la mia figa e ha affondato la faccia tra le mie gambe. La sua lingua era veloce, precisa, mi succhiava il clitoride mentre due dita mi entravano dentro, curve a cercare il punto giusto.
Il camper era piccolo, si sentiva tutto: i nostri gemiti, i rumori bagnati delle lingue, il respiro affannato. Fuori ogni tanto passava una moto con un rombo profondo che faceva vibrare i vetri… e a ogni rombo io mi bagnavo di più.
Sara si è girata, si è messa a cavalcioni sulla mia faccia e ha iniziato a scoparmi la bocca. Il suo culo sodo mi premeva sul naso mentre si strusciava sulla mia lingua. Io le stringevo le natiche, la tiravo più forte contro di me. Lei intanto mi infilava tre dita nella figa, scopandomi forte, il pollice sul clitoride.
«Cazzo, Anna… sei così bagnata» ansimava.
Sono venuta per prima, forte, tremando sotto di lei, inondandole la mano. Ma Sara non si è fermata. Si è abbassata, ha unito la sua figa alla mia e ha iniziato a strusciarsi contro di me. Clitoride contro clitoride, bagnato contro bagnato, le nostre labbra che scivolavano una sull’altra. Le mie tette enormi ballavano mentre lei mi cavalcava. Le ho prese e gliele ho offerte. Sara si è abbassata e ha iniziato a succhiarmi i capezzoli, mordendoli, mentre continuava a sfregare la figa sulla mia.
Il piacere è salito di nuovo, fortissimo. Ci siamo baciate con la lingua mentre venivamo insieme, schizzando una sull’altra, i corpi che tremavano, i gemiti che si mescolavano. Siamo rimaste così, figa contro figa, pulsando, bagnate fradice.
Più tardi, nella notte, mentre fuori le moto continuavano a girare sul circuito, Sara ha preso un grosso dildo doppio dal cassetto. Ce lo siamo infilato dentro insieme, una di fronte all’altra, gambe intrecciate, muovendoci piano ma profondo. Sentivo ogni spinta, ogni vibrazione. Le nostre tette si toccavano (le mie grosse schiacciate contro le sue piccole), i capezzoli sfregavano, le bocche si baciavano sporche di piacere.
Abbiamo scopato fino all’alba. Sono venuta altre quattro volte: con la sua lingua, con le sue dita, con il dildo, e una volta mentre lei mi leccava il culo e mi scopava con le dita.
All’alba, sudate, distrutte e felici, ci siamo addormentate abbracciate, i capelli rossi mescolati a quelli neri, le mie tette schiacciate contro il suo petto.
scritto il
2026-04-18
7 3 1
visite
5
voti
valutazione
5.2
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Weekend

racconto sucessivo

Colloquio di lavoro

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.