Weekend

di
genere
etero

Mi chiamo Anna. Ho 34 anni, capelli rossi ricci e selvaggi che mi arrivano fino al culo, e due tette enormi, pesanti, vere, che ballano a ogni passo. Vivo a Roma, ma quel fine settimana avevo deciso di scappare. Avevo prenotato una suite con terrazza sul mare in un piccolo hotel esclusivo sulla costa amalfitana, fuori stagione. Volevo solo silenzio, vino buono e toccarmi in pace.
La prima sera, al bar dell’hotel quasi vuoto, l’ho visto. Si chiamava Luca, quarantadue anni, voce bassa, mani grandi, sguardo di chi sa esattamente cosa vuole. Abbiamo parlato poco. I suoi occhi continuavano a scendere sul mio décolleté generoso, sul vestito nero aderente che non nascondeva niente delle mie curve. Quando mi ha invitato a bere qualcosa nella sua suite con vista sul mare, ho accettato senza esitare.
Appena entrati ha chiuso la porta e mi ha guardata come se volesse mangiarmi.
«Togliti il vestito, Anna. Voglio vederti tutta.»
L’ho fatto lentamente, godendomi il suo sguardo. Il tessuto è scivolato via rivelando il mio corpo nudo: tette grosse e pesanti con capezzoli già duri, vita morbida, fianchi larghi, figa completamente rasata e già lucida. I capelli rossi mi cadevano sulle spalle e sul seno.
Luca si è avvicinato, mi ha preso una tetta in mano e l’ha sollevata, soppesandola. Ha abbassato la testa e ha succhiato forte il capezzolo, mordicchiandolo, tirandolo con i denti mentre con l’altra mano mi stringeva il culo. Ho sentito un gemito uscirmi dalla gola. Le sue dita sono scese tra le mie gambe e hanno trovato la mia figa già bagnatissima.
«Cazzo… sei fradicia» ha mormorato.
Mi ha spinta sul letto king size, mi ha aperto le gambe e si è inginocchiato tra le mie cosce. Non ha perso tempo. La sua lingua calda e piatta ha leccato tutta la mia figa in un colpo solo, dal buchetto fino al clitoride. Poi ha iniziato a succhiarlo piano, con ritmo, due dita dentro di me che cercavano quel punto spugnoso. Io ho afferrato i suoi capelli e ho spinto la figa contro la sua faccia, godendomi ogni rumore bagnato, ogni leccata profonda. Venuta la prima volta in meno di cinque minuti, forte, tremando, bagnandogli il mento.
Ma Luca non si è fermato. Mi ha girata a quattro zampe, mi ha aperto le natiche e ha iniziato a leccarmi anche il culo, la lingua che girava intorno al buchetto mentre le dita mi scopavano la figa. Mi sentivo una troia bellissima. Le mie tette enormi penzolavano pesanti, i capezzoli che sfregavano contro le lenzuola.
Poi l’ho sentito alzarsi. Il rumore della cintura. Il suo cazzo era grosso, duro, venoso. Me l’ha appoggiato sulla figa e ha spinto dentro in un colpo solo, fino in fondo. Ho urlato di piacere. Mi ha scopata forte, tenendomi per i fianchi, le palle che sbattevano contro il mio clitoride. Ogni spinta mi faceva tremare le tette.
«Più forte…» ho ansimato.
Mi ha presa per i capelli rossi, tirandomi la testa indietro, e ha aumentato il ritmo. Venuta la seconda volta così, con il suo cazzo dentro, contratta intorno a lui.
Luca è uscito, mi ha fatta girare sulla schiena e mi si è messo sopra. Mi ha infilato di nuovo il cazzo dentro e ha iniziato a scoparmi guardandomi negli occhi. Le mie tette ballavano violentemente a ogni colpo. Lui le stringeva, le schiaffeggiava piano, mi pizzicava i capezzoli. Poi si è abbassato e mi ha baciata mentre mi scopava, la lingua nella mia bocca e il cazzo che mi apriva.
«Voglio sentirti venire ancora» ha ringhiato.
Ha cambiato angolazione, colpendomi proprio sul punto giusto. Ho sentito quel calore liquido salire, quella pressione incredibile. Sono venuta per la terza volta, fortissimo, schizzando sulla sua pancia e sulle lenzuola, urlando il suo nome.
Luca non ce l’ha più fatta. È uscito da me, si è messo in ginocchio sul mio petto e mi ha riempito le tette di sborra calda, densa, bianca. Mi ha guardata mentre mi spalmavo il suo sperma sui capezzoli e leccavo quello che arrivava alle labbra.
Ma la notte non era finita.
Verso le tre del mattino ha bussato alla porta il suo amico Matteo, che alloggiava nella suite accanto. Luca gli aveva mandato un messaggio. Quando ho visto entrare questo secondo uomo, alto, moro, con il cazzo già duro nei pantaloni, ho sentito una nuova ondata di eccitazione tra le gambe.
Hanno passato il resto della notte a usarmi insieme. Uno nella figa, l’altro in bocca. Mi hanno messa in mezzo a loro, mi hanno presa contemporaneamente, mi hanno fatto venire altre quattro volte. Le mie tette erano rosse per le loro mani, la figa gonfia e lucida, i capelli rossi appiccicati alla fronte dal sudore.
All’alba ero distrutta, felice, piena del loro sperma dentro e fuori. Sdraiata tra i due, con le loro mani ancora addosso, ho sorriso.
In quel weekend ho capito una cosa: il mio corpo è fatto per essere adorato, usato, venerato. E io, Anna la rossa tettona, non ho più intenzione di negarmelo.
scritto il
2026-04-18
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