Colloquio di lavoro

di
genere
etero

Mi chiamo Anna, ho appena compiuto 18 anni. Sono rossa naturale, capelli lunghi e ondulati fino a metà schiena, pelle chiara con qualche lentiggine sul naso. E ho due tette enormi, una quinta naturale, pesanti, che ballano anche quando cammino piano. Sono ancora vergine. Non ho mai fatto niente con un ragazzo, solo qualche bacio e qualche toccata da sola la sera sotto le coperte.
Ho risposto a un annuncio per segretaria in un piccolo studio commerciale. “Ragazza giovane, bella presenza, disponibile subito”. Mi sono presentata con una camicetta bianca un po’ stretta (si vedeva chiaramente il pizzo del reggiseno) e una gonna corta nera.
L’ufficio era piccolo, al terzo piano di un palazzo vecchio. Il titolare, il signor Rossi, aveva circa 48 anni, capelli brizzolati, fisico ancora solido e uno sguardo che mi ha spogliata appena sono entrata.
«Siediti, Anna.»
Durante il colloquio mi faceva domande normali, ma i suoi occhi continuavano a fissarmi le tette. A un certo punto si è alzato, ha chiuso la porta a chiave e si è appoggiato alla scrivania proprio davanti a me.
«Sei molto carina, lo sai? Ma qui cerco una ragazza… disponibile. Capisci cosa intendo?»
Ho arrossito violentemente. Sapevo cosa voleva dire, eppure qualcosa dentro di me si è acceso. Ero bagnata tra le gambe solo per il modo in cui mi guardava.
«Non… non ho mai fatto niente» ho mormorato, la voce che tremava.
«Meglio» ha risposto lui con un sorriso. «Voglio essere il primo. Inginocchiati.»
Il cuore mi batteva fortissimo. Mi sono alzata e mi sono messa in ginocchio davanti a lui, sul pavimento dell’ufficio. Le mie tette enormi tendevano la camicetta.
Il signor Rossi si è slacciato i pantaloni e ha tirato fuori il cazzo. Era già mezzo duro, grosso, con la cappella scura e venosa. L’odore era forte, maschio.
«Prendilo in mano, Anna.»
L’ho afferrato con la mano piccola. Era caldo, pulsava. L’ho accarezzato piano, su e giù, sentendolo diventare sempre più duro.
«Ora apri la bocca.»
Ho aperto le labbra. Lui mi ha appoggiato il glande sulla lingua. Sapeva di sale e di uomo. Ho iniziato a succhiare piano, imitando quello che avevo visto nei video. La mia testa andava su e giù, le labbra strette intorno al suo cazzo. Le mie tette grosse ballavano a ogni movimento.
«Brava… più profondo» ha grugnito.
Mi ha messo una mano tra i capelli rossi e ha spinto. Il cazzo mi è entrato in gola e ho avuto un conato, ma lui non ha mollato. Gli occhi mi lacrimavano, la saliva colava dagli angoli della bocca e mi bagnava il mento e la camicetta.
«Guardami mentre lo succhi.»
Ho alzato gli occhi. Lui mi fissava con uno sguardo da animale. Mi scopava la bocca con spinte sempre più forti, tenendomi la testa ferma. Il rumore era osceno: glug, glug, glug.
Dopo qualche minuto l’ho sentito gonfiarsi ancora di più.
«Sto per venire, Anna… non ti muovere.»
Ha tirato fuori il cazzo dalla mia bocca all’ultimo secondo. L’ha stretto nella mano e ha iniziato a segarsi velocissimo, puntandolo contro la mia faccia.
Il primo schizzo è stato violentissimo. Mi ha colpito sulla guancia destra, caldo e denso. Poi un altro sul naso, uno sulla fronte, uno sulle labbra. Continuava a venire, fiotti lunghi e potenti. Sentivo lo sperma che mi colava sul viso, mi entrava in un occhio, mi bagnava le ciglia. Una grossa goccia mi è finita sulla lingua aperta.
Quando ha finito, la mia faccia era completamente coperta: guance, naso, fronte, mento… tutto inondato di sperma bianco e spesso. Mi colava lungo il collo e finiva tra le mie tette.
Il signor Rossi ha respirato pesante, guardandomi soddisfatto.
«Benvenuta in azienda, Anna. Da domani vieni senza reggiseno… e impara a ingoiare.»
Sono rimasta lì in ginocchio, la faccia distrutta di sborra, le mutandine fradice, il cuore che batteva fortissimo. E per la prima volta nella mia vita ho capito quanto mi piaceva essere usata.
scritto il
2026-04-19
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