Hater

di
genere
comici




Mi chiamo Anna, sono rossa di capelli e ho due tette grosse e pesanti che attirano gli sguardi come il miele attira le api. Quella sera ero al Club Privé Éxtase, un posto dove la gente va solo per una cosa: godere. Luci rosse soffuse, musica sensuale, corpi nudi o seminudi che si toccano, si baciano, si scopano senza vergogna. L’aria sapeva di sesso, profumo e voglia.
Ero seduta sul bordo della grande jacuzzi calda, con l’acqua che mi lambiva i capezzoli. Indossavo solo un perizoma nero minuscolo. Le mie tette galleggiavano morbide, i capelli rossi bagnati mi si appiccicavano sulla schiena. Stavo godendo delle mani di due ragazzi che mi massaggiavano le spalle quando lo vidi.
Era lui. Lo riconobbi subito dallo sguardo acido. Quell’ometto magro, con la faccia da frustrato cronico, che mi fissava come se gli avessi ucciso il gatto.
Si avvicinò, completamente vestito (nel posto più nudo della città), e sputò fuori:
«…ti chiami anna ma la tua mail fa alessandra o alessia? Il solito Fake, a cui ho continuato (e continuerò) a Bocciare le tue STRONZATE. E non rompermi I COGLIONI tanto non cambio idea»
Lo disse ad alta voce, proprio lì, davanti a tutti.
Per un secondo calò il silenzio. Poi io scoppiai a ridere. Una risata profonda, di pancia, che fece ballare le mie tette nell’acqua.
«Oddio tesoro… sei proprio tu, eh?» dissi sorridendo. «Quello che passa le serate a votare 1 invece di farsi una sega come una persona normale.»
Mi alzai lentamente dalla jacuzzi. L’acqua mi scivolava addosso, i capezzoli duri, le tette pesanti che ondeggiavano. Mi avvicinai a lui fino a sfiorargli il petto con le mie tette bagnate. Lui indietreggiò, ma finì con le spalle al muro.
«Sai qual è il tuo problema?» gli sussurrai all’orecchio, abbastanza forte perché tutti sentissero. «Sei in un paradiso del sesso e invece di mettere il cazzo in bocca a qualcuno, tiri fuori la tua frustrazione da fallito. Qui si scopa, si gode, si ride… e tu? Tu porti la tua bile come se fosse profumo.»
Gli infilai una mano tra le gambe. Attraverso i pantaloni sentii un cosino piccolo, moscio, che non reagiva nemmeno un po’.
«Ahia… poverino. Nemmeno qui ti si drizza, vero? Dev’essere dura essere così arrabbiato con il mondo quando il tuo cazzetto dorme da anni.»
Intorno a noi la gente rideva. Qualcuno applaudì. Una ragazza mora bellissima si avvicinò e mi baciò sulla bocca, proprio davanti a lui, mentre io gli tenevo ancora la mano sul pacco inutile.
«Vedi,» continuai mentre la mora mi succhiava un capezzolo, «io sono qui per godere. Queste tette grosse le faccio toccare, le faccio leccare, le faccio scopare. E tu? Tu rimani lì con la tua mail velenosa e il cazzo floscio. Complimenti.»
Lui diventò rosso come un peperone. Provò a dire qualcosa, ma gli uscì solo un balbettio.
Gli diedi un ultimo colpetto sul pacco morto e gli sorrisi dolcemente:
«Cambia atteggiamento, piccolo. La vita è troppo corta e il mondo troppo pieno di fighe bagnate per passarla a rovinarti l’umore e quello degli altri. Inizia a godere anche tu… o almeno impara a stare zitto e guardare mentre gli altri lo fanno.»
Poi mi voltai, presi per mano la mora e uno dei due ragazzi di prima e mi allontanai verso la stanza dei letti tondi, ancheggiando.
Dietro di me sentii solo risate e il rumore dell’acqua della jacuzzi.
E la sua faccia da cretino resterà per sempre impressa nella mia memoria… mentre io venivo urlando di piacere pochi minuti dopo.
scritto il
2026-04-17
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