Ciambella Imburrata

di
genere
incesti

Col mio amico Paul condividiamo diverse passioni. Una sicuramente è fottere tutte le Fiche che possiamo (giovani, vecchie, sposate non importa), l’altra è l’incesto visto che entrambi abbiamo avuto rapporti con diverse parenti: lui con sua zia e sua cugina, io con mia zia e mia sorella (e non dico altro ma c’è ne sarebbe da dire).
Altra cosa che ci accomuna: siamo bisessuali.
Ci piace inculare i maschietti, farcelo succhiare ma anche succhiarcelo a vicenda o stapparci il culo. Non c’è vergogna a dirlo, con un cazzo nel culo si gode specie se te ne freghi che la cosa faccia calare la tua mascolinità.
Io me ne frego. Io penso solo a godere in ogni modo possibile.
Una passione che invece è solo di Paul, a me non dice granché, è quella che si chiama ciambella imburrata. In pratica sarebbe infilare il cazzo duro in una fica già sborrata da un’altro.
Come ho detto a me non dice nulla ma Paul impazzisce per la ciambella imburrata.
Certo non è facile farlo, ci sono anche dei problemi tecnici tipo rischiare di ingravidare la fortunata che si becca due cazzi uno dietro l’altro e di certo non puoi fare la ciambella imburrata con una puttana perché con quelle se non hai un preservativo chissà cosa porti a casa.
Certo la sua passione per questa pratica mi venne bene due anni fa quando la matura zia che si trombava, Paola, venne per due settimane qui in città ospite della madre di Paul.
Lui l’aveva sedotta da ragazzo quando lo mandavano in vacanza da lei in montagna e aveva continuato a farsela ogni estate ma ora che aveva me vicino propose subito la ciambella imburrata.
A me di fottere una bionda cinquantenne non dispiaceva affatto quindi per una settimana, praticamente tutto il tempo della vacanza, ogni giorno andavamo a casa sua, gli imburravo la zia che era così succube del nipote che avrebbe accettato qualsiasi cosa e mi godevo la trombata con questa donna magra dalle tette piccole ma con una fica bella pelosa e con le labbra sporgenti con cui era un piacere giocherellare per portarla su di giri.
Naturalmente dopo la mia imburrata non me ne stavo con le mani in mano, di solito lo mettevo in bocca a sua zia mentre Paul infoiato come un maiale pompava a tutto spiano fin che non veniva.
Per lui era davvero il massimo perché quando lo tiravo fuori a lui bastava guardare la ficona di Paola che colava la mia abbondante sborra bianca per farselo venire di marmo con la cappella tutta fuori che pareva stesse per scoppiare.
Naturalmente veniva anche lui mentre la donna guaiva di piacere. “Sborro troia sborrooo” urlava e aggiungeva la sua sborra alla mia mentre la donna urlava come una disperata.
Dopo, visto quanto ero stato bravo e quanto l’avevo fatto contento mi offriva il culo della zia semplicemente ordinandole di girarsi.
Lei obbediva anche se diceva sempre “per favore fate piano dietro”.
Ma naturalmente Paul non le dava retta anzi diceva sempre “adesso te lo spacchiamo il culo” e mi invitava a sodomizzarla a tutta forza cosa che facevo perché ero davvero in tiro e spaccare il culo alle donne è sempre bellissimo…
Comunque, visto che era stato così gentile da condividere sua zia ora che avevo sottomano la mamma del mio amico Riccardo e sapendo quanto la donna era disposta a fare la troia mi sembrava giusto rendergli il favore.
Così quando gli proposi di fare la ciambella imburrata con una bella cinquantenne tettona lui quasi non ci credeva. Poi mi chiese “è bella?”.
Il gli spiegai chi era perché la conosceva anche lui.
“Ma no daiiii. Quella specie di suora?”.
“Ti giuro che a letto e tutto fuor che suora. Suo marito ha una specie di cazzetto da bambola e lei vuole travi, vere travi capisci”.
“Bhe non è lungo come il tuo che è fuori natura umana ma me la cavo” disse.
“Naturalmente le imburrerei la ciambella per te”.
“O Cristo siii” vidi che già si toccava il pacco gonfio.
“Ma sei sicuro che ci sta? Dicono che è frigida”.
“No è solo falsa. Pensa che ha un cazzo di mezzo metro nella biancheria e se lo pianta dentro appena è sola”.
“Che vacca cazzo. Davvero mi fai scoppiare il cazzo a pensare che me la imburrerai per bene”.
“E poi ci hai fatto caso a che belle tettone ha sotto alle camicette?”.
Lui rise “lascia stare, una volta in chiesa ero nel banco vicino a lei e mentre si inchinava vedevo ste due nelle mele andare su e giù senza limiti. L’unica volta che mi è venuto duro in chiesa”.
“Gran porco” dissi mentre mi tiravo fuori il cazzo.
Paul mi guardò perplesso perché eravamo seduti in una panchina al parco ma io gli dissi “non c’è nessuno e ho voglia”.
La cosa ovviamente lo eccitava, specie l’idea che se fosse arrivata qualcuna ci avrebbe visti a cazzi dritti e così se lo tirò fuori per bene anche lui.
Non esagerammo, non era il caso, semplicemente ci facemmo una appagante sega. Lui segò me e io lui e solo quando eravamo al culmine ci alzammo e invece che sull’erba badammo bene di schizzare abbondantemente sulla panchina di plastica lordandola tutta e ridendo perché era una delle panchine dove le vecchie befane del paese si sedevano a chiacchierare. Immaginarle sedute coi culoni imbrattati di sborra ci divertiva non poco.
Ci lasciammo finalmente sazi di sesso ma non vedevo l’ora che fosse domani per andare a fare una doppia da Lilliana e sono quasi certo che quella sera, immaginando la ciambella imburrata Paul si tirò altre seghe.

La vacca (ormai dopo due mesi che la sbattevo era diventata tale, almeno in privato) ci accolse von un reggiseno nero, micro mutandine abbinate e calze autoreggenti a rete da vera porca che terminavano in un paio di scarpe col tacco a spillo rosse che erano una meraviglia.
Sorrise a Paul mentre lui era ancora un po’ imbarazzato anche se a vederla così già gli stava scoppiando nei pantaloni.
“Tu sei il figlio della Nadia giusto?”.
“Si signora sorrise lui. Siamo tutti e tre nella stessa classe” disse.
“Anche lui…?” domandò la donna.
Paul non capì subito.
“Vuole sapere se anche tu le inculi il figlio” dissi.
“In effetti si signora, suo figlio è proprio un gran frocetto. Senza offesa”.
La donna rise “ma no figurati nessun problema. Vediamo un po’ cosa gli offri” disse Lilliana e aiutò Paul a togliersi i pantaloni facendo sventolare il suo gran cazzo.
“Oooo anche qui siamo decisamente ben messi” disse soddisfatta e senza esitare fece sedere Paul sul divano e prese a fargli un pompino mentre anche io mi spogliavo completamente.
Quando lo spettacolo mi ebbe eccitato abbastanza mi feci avanti. “Hai un po’ di bocca anche per me” dissi.
Lei prima allungò la mano e me segò a dovere poi propose a Paul “dai montami mentre faccio un pompino al tuo amico”.
“O noooo” disse serio Paul.
Di colpo Lilliana si fermò “No? Non vuoi più scoparmi? Non ti piaccio” sembrava stess per offendersi.
“Non arrabbiarti Lilliana il fatto è che a lui piace la ciambella imburrata”.
Sorrise. Era così vacca che già sapeva cosa fosse.
“Allora facciamolo fecile” concluse sdraiandosi lunga sul divano con le gambe spalacate e la ficona pelosa oscenamente aperta.
“Non vedo l’ora” dissi e le montai sopra entrandole dentro in un sol colpo.
A Paul venne da metterglielo in bocca e Lilliana ne ebbe solo piacere perché anche ciucciare il cazzo le piaceva molto ma cercò di non insistere troppo con la lingua per non far sborrare Paul troppo presto.
Io finii la prima abbastanza velocemente e dopo la sborrata continuai a pompare ancora un po’ per svuotarlo il più possibile poi feci l’occhiolino al mio amico e lo sfilai fuori.
Il buco rosa scuro di Lilliana era praticamente bianco. Super imburrata.
“O Cristo che bella” esclamò lui e senza nemmeno dire qualcosa zompò sopra alla maiala e glielo ficcò dentro fino alle palle iniziando a fotterla a tutta forza mentre lei continuava a gemere e a urlare quanto stesse godendo.
Mi unii alla festa e con la testa a rovescio di Lilliana sdraiata sotto di me scesi dai capelli, al naso giù fino alla bocca lasciando che me lo leccasse un po’. Poi quasi seduto scivolai ancora un po’ e guardando Paul che mi stava davanti e sudava alla grande lo infilai nel solco delle gran tettone di Lilliana deciso a farmi una specie di spagnola a rovescio.
Ma non era tutto perché non avevo calcolato che in quella posizione avevo praticamente il culo sul viso della baldracca. Lei appena se ne rese conto colse al volo l’occasione, mi infilò la lingua nel culo e mi fece un gran bel lavoretto così che finimmo per sborarre assieme. Paul nella sua fica che ormai doveva essere piena di sborra come una borraccia e io sulla pancia grinzosa di Lilliana con dei residui che finirono addosso a Paul.

Quando uscì col cazzo chi colava ringraziò la donna “O signora grazie, non immagina nemmeno quanto ho goduto”.
“Forse adesso che mi hai riempita potresti darmi del tu” disse lei con un sorriso.
“Si certo” sorrise Paul.
“Comunque ho goduto anche io grazie. Sei ben messo e pompi davvero forte”.
Sorridemmo soddisfatti, poi ci guardammo con complicità “Lilliana che ne dici di godere ancora un po”.
Lei guardò l’ora sul muro “si ma datevi da fare che tra un ora mi torna il cornuto”.
Di certo non era una che si tirava indietro.
Così ci mettemmo sul tappeto. Io sotto, Lilliana sdraiata su di me con tutto piantato dentro e Paul si fece spazio nel suo bel culo già abbondantemente sfondato da me.
“In due è davvero il massimo” disse lei cominciando ad ancheggiare.
“Hai un culo favoloso” disse Paul che pompava dando il ritmo a entrambi.
La scopammo così in doppia fin che lei non disse che era tardi e che dovevamo finire.
A quel punto, coi nostri cazzi che si strusciavano uno con l’altro, divisi da quel minuscolo strato di pelle che separa fica e culo, sborrammo e la riempimmo ancora una volta.
Andammo in bagno coi nostri vestiti e ci lavammo nel lavandino alla meglio mentre Lilliana si rimetteva reggiseno e mutande e si schiaffava sopra un camicione a fiori che non la copriva nemmeno troppo visto che appena si chinava o si sedeva si scoprivano le cosce e si vedeva la giarrettiera.
Sul tavolo in cucina aveva versato delle aranciate nei bicchieri che gradimmo molto perché eravamo a corto di liquidi. Ringraziammo e seduti in cucina bevemmo con calma.
Giusto in tempo per veder arrivare il signor Giovanni, un grassoccio omone di due metri con dei baffoni alla Vittorio Emanuele. L’unica cosa che sapevo di lui era che aveva un cazzetto da sette centimetri e che era tirchio fino alla paranoia.
“E voi?” sbottò l’uomo.
“Sono amici di Riccardo. Erano venuti a cercarlo per uscire”.
“Ma Riccardo non c’è è via con i boy scout”.
“Non lo sapevamo dissi” mentre per un secondo mi immaginai quanti boy-scout potevano già aver sfondato il culo al suo figliolo. Probabilmente molti.
“Visto che faceva caldo gli ho offerto una aranciata. Sono così assetati” aggiunse Lilliana.
“A si, certo” annuì lui serio poi si avvicinò all’orecchio della moglie e disse “Gli hai dato quella del discount spero. Non la fanta. Quella costa”.
“Lo so tesoro mio non preoccuparti. Quella è solo per te” sorrise lei e intanto lo accompagnò in salotto facendolo mettere comodo sulla sua poltrona e porgendogli il giornale.
Ci alzammo, per noi era venuta l’ora di andare ma lui ci bloccò. “Ei ma cosa è questo strano odore?” urlò.
Ci paralizzammo. In effetti in salotto c’era un odore di sborra, sudore e umori di vagina forte e pulsante. Lo sguardo di Lilliana era gelato, terrorizzata. Dovevo risolverla: “Quello è colpa mia -dissi al volo- ho messo un nuovo profumo da uomo un po’ forte. Forse ne ho messo troppo”.
“Un po’ forte come odore -disse lui- molto acido”.
“Si, forse troppo -annuii- forse per quello costava pochissimo al discount”.
“Fai la spesa al discount. Bravo ragazzo, li si risparmia”,
“Si lo so”.
“Siete davvero due bravi ragazzi” sorrise lui sotto i baffi.
“Grazie signore”
“Proprio due bravi ragazzi” aggiunse in coro Liliana massaggiandosi, non vista, la patata sfondata e piena di sborra.


Johngalloclub@gmail.com
scritto il
2026-03-25
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