La casa di Luisa

di
genere
incesti

La zia viene a prendermi in stazione. Io non ho portato gran che giusto lo zaino Invicta e una borsa blu da piscina recuperata chissà dove per far stare tutto.
Mica male per un trasferimento in città che durerà almeno un anno.
Così è stato deciso da mia madre. La scuola superiore è troppo lontana dal paese, troppi costi di viaggio eccetera quindi starò da mia zia Luisa, sua sorella che abita a un tiro di schioppo dall’istituto.

Zia Luisa è una bella donna, bionda, in carne come tutte le donne di famiglia, gran seno. La gonna abbastanza corta e con lo spacco ampio svela due gambe un po’ cicciotte fasciate nelle calzs di nylon scure.
Saliamo in macchina, una piccola Mini Cooper bianca davvero stretta specie per lei che è una donna piuttosto giunonica e che si deve contorcere non poco per scivolare alla guida.
Anche io, al suo fianco, ho le gambe abbastanza sacrificate e cerco di mettermi più comodo che posso.

Ora non dico che lo faccia apposta ma con quella gonna e quelle gambe lunghe è un attimo vedere la sua coscia fasciata nel nylon ogni volta che schiaccia l’acceleratore.
Praticamente a ogni cambiata di marcia si vede un pezzo in più e non ci vuole molto per vedere che porta i collant.
Il segno della cucitura fra la gamba e la “mutandina” è quasi sexy.
Lei forse se ne rende conto che guardo perché ogni tanto cerca di abbassarla togliendo la mano dal volante. La cosa però non dura molto e alla prima cambiata tutto torna come prima, o peggio.
E non è ancora arrivato il meglio perché a poche curve da casa la gonna è ormai così aperta che le vedo fra le gambe. Tutto!
Le mutandine? Nooo la patata. Una bella patatona col pelo folto e biondiccio. Ovviamente è poco più che uno sguardo perché subito Luisa prende provvedimenti ma tanto basta a farmelo venire di marmo.
Che fosse senza mutandine non stupiva più di tanto. Anche la nonna, sua madre e la prozia le portavano di rado. La scusa ufficiale era che rovinavano le pieghe del vestito e che l’eleganza non le prevedeva così come avendo dei gran seni spesso non li volevano contrarre in scomodi reggiseni preferendo indossare solo dei bustini che invece aiutavano a contrarre la vita e farla più stretta.
Coi collant poi era quasi scontato non averle. La nonna li metteva di rado ma era quasi regola avere la patata in vista sotto al nylon cosa che, fra l’altro, trovavo davvero sexy.

Nel frattempo fra una occhiata e l’altra abbiamo iniziato a fare amicizia. A diventare intimi.
La zia Luisa l’avevo vista di rado, sapevo che era sposata con un figlio di un paio d’anni più giovane di me, che aveva un marito un po’ asino che alle riunioni di famiglia finiva sempre per bere troppo facendo danni, sapevo che lavorava in una fabbrica di scarpe e, infine, sapevo che aveva due gran tette perché qualche anno prima sua madre, mia nonna, le stava facendo provare dei vestiti suoi e quando ero entrato zia Luisa era senza pezzo sopra e mi aveva omaggiato di una splendida, seppur fugace, visione del suo bel balcone.

La casa di zia Luisa e della sua famiglia è un piccolo appartamento al quarto piano in un quartiere popolare medio basso. Salotto piccolo, cucina grande, due camere da letto, balconcino e bagno. Quindi dovrò dividere la stanza con Fabrizio, mio cugino, un paio d’anni meno di me.
Ho i jeans spessi e fa ancora un gran caldo, li tolgo. Sotto non ho gli slip. Il cazzo è un po’ gonfio forse per la bella visione della fica di zia sotto al collant di prima.
Me lo massaggio “caro mio adesso che non abbiamo più due tardone sempre pronte bisognerà che ci troviamo una vacca in giro se non vuoi che ti consumi con la mano” gli dico pensando a quanto era bello avere una nonna è una pro zia sempre pronte a offrirmi i loro buchi.
Certo un po anzianotte ma con delle tettone da paura e due fiche sempre pronte.
Lui pare fare un segno di assenso sollevandosi un’altro po.
Neanche a farlo apposta si apre la porta. Entra mio cugino. Si blocca.
“Oooooo”.
Mi limito a sorridere. Forse dovrei correre a coprirmi ma non sono il tipo. Lui continua a guardare.
“Cavolo ma hai un cazzo esagerato”
“Si, lo so” sorrido lasciando che se lo studi ben bene e togliendomi ogni dubbio sulla sua omosessualità, voce che gira in famiglia da anni.

Visto che non sono uno che si fa tanti problemi di genere gli dico “vuoi toccarlo?”.
Lui arrossisce “ma dai!”.
“Guarda che non ho problemi. Non ne hai mai toccati ad altri maschi?”.
“Io… si io… un mio amico”.
“Vi siete fatti le seghe a vicenda?”.
Annuisce sempre più rosso in viso “non dirlo alla mamma”.
“Ma figurati” lo tranquillizzo.
“L’ho anche preso in bocca” aggiunge.
“Era buono?”.
“Non era così grosso” si affretta ad aggiungere mentre inizia a toccarsi il pacco involontariamente.
“Bhe hai visto il mio dovresti farmi vedere il tuo direi”.
“O no… ma adesso… di la c’è la mamma e…”.
“Chiudi a chiave no?”.
“Non ci sono le chiavi. Per sicurezza, per non restare chiusi dentro”.
“Nemmeno in bagno?”.
“No”.
“E come fate se uno è già dentro che caga?”.
“Un po’ sotto la porta si vede che la luce è già accesa e capisci se no chiudi la porta e chiedi scusa”.
“A quindi è già successo”.
“Si”.
“Mamma o papà?”.
“Mamma”.
“Le hai visto la patatona?”.
“Sii, sai che imbarazzo” annuisce.
“Ti è venuto duro?”.
“Nooo ma che dici”. Non ci sono dubbi è proprio gay.
A quel punto allungo io la mano. Gli apro la zip. Lui le mutande le ha. Bianche, orribili. Gliele calo quel tanto che basta per far uscire un bel cazzetto di 12 centimetri col pelo biondo quasi trasparente. Ci metto la mano sopra “anche tu hai un bel cazzo” dico iniziando a muovere la mano su e giù.
“Si ma io ho una pistola tu un cannone” e timidamente allunga le mani e me lo afferra.
In un attimo siamo lì in piedi a segarci a vicenda.
Ho i coglioni già abbastanza gonfi e una sega la apprezzo sempre. Una rilassante sborrata è quello che ci vuole. Sto già godendo mentre lo sego a forza quando lui molla la presa.
Conosce meglio di me i rumori di casa e ha subito capito che qualcuno si sta avvicinando. “Molla molla” sussurra frenetico e lesto tira su i pantaloni meglio che può.
Appena in tempo prima che si apra la porta.
Entra la zia “Che fate?”.
Io ho fatto giusto in tempo a voltarmi di schiena ma a parte la canotta nera molto estiva sono nudo e le mostro il culo. Mi volto. Mostri un cazzo bello eretto alla zia “Mi stavo cambiando” dico come se nulla fosse.
La vedo sgranare gli occhi puntati sul mio attrezzo fuori misura.
“Gli stavo mostrando la camera” dice Fabrizio per cambiare discorso.
Io, sempre nudo e davanti ai loro occhi curiosi (specialmente mio cugino) tiro fuori con calma un paio di pantaloncini neri a metà coscia e me li infilo con tutta la calma del mondo lasciando che il mio attrezzo gli balli davanti il più possibile poi con la mano lo contraggo un po’, lo faccio scivolare lungo la gamba tanto che sembra abbia una bottiglia in tasca.
La cappella pulsa da sotto e sembra quasi voglia uscire.
Praticamente non glielo sto più sbattendo in faccia nudo ma con questi pantaloncini lo spazio alla fantasia è minimo.
La zia ha cambiato espressione “Forse dovresti mettere dei pantaloni più lunghi” balbetta.
“Ora li cerco”.
“Non puoi andare in giro così, sei indicente”
“Infatti preferisco andare in giro per casa senza, così mi stringe molto”.
“Con la nonna andavi in giro senza?” scatta tra il curioso e lo scandalizzato.
“Si” dico deciso e lei arrossisce come non mai…

Tarda notte. Mi alzo, vado in bagno. Sento dei rumori di un letto che cigola. Zia e zio ci danno dentro, buon per loro.
Vado a pisciare, torno, rumori finiti.
“A super flash lo zio” sorrido fra me e me.
Poi sento dei rumori “acquosi” e ripetitivi, credo di sapere cosa sono. Mi viene da spiare dalla serratura, la mancanza di chiave aiuta.
Come immaginavo sul letto c’è mia zia chinata sullo zio che muove la testa su e giù spompinando con passione. Che bella immagine, peccato vedere solo delle ombre al buio.
Si ferma, si vede che è passata alla mano “dai, Carlo dai…” mugugna e continua la sega.
“Dai Luisa ho già dato per stasera” borbotta lo zio che evidentemente non riesce a tornare duro.
Non so nemmeno dire quanto la cosa mi faccia incazzare. Io qui con una trave di carne pronta e quello sfigato lì a farselo ciondolare dopo una scopata da tre minuti che sarà stata appagante per lei meno che farsi un ditalino. “Almeno leccagliela” mormoro mentre mi allontano perché sicuro da un momento all’altro lei uscirà dalla stanza… magari per masturbarsi in bagno a tutto spiano.

Torno in camera. È buio ma la mano di mio cugino che va su e giù sotto alle lenzuola la vedo benissimo. Colgo al volo l’occasione, mi avvicino in piedi al suo letto col cazzo teso. Lo accarezzo. Lui smette di toccarsi. “No, continua. Basta che fai piano che i tuoi sono svegli” poi delicatamente mi chino di più su di lui in modo da sfiorargli la faccia con la cappella.
Gliela struscio un po’ addosso. La sua mano riprende la sega a tutta forza. Sento la sua bocca calda che si apre, mi avvolge il cazzo e inizia a succhiare…
Lo lascio giocare per un po’ dopodiché scivolo nel letto accanto a lui. Gli ficco la lingua in bocca, sa di cazzo, allungo la mano, glielo prendo saldo e lo masturbo un po’, non troppo forte perché non voglio ancora che venga.
Poi tocca a lui, sempre giocando con la mia lingua afferra il mio manganello e lo stimola da brava troietta gay. La mia mano molla la presa lasciandogli il pisello teso e voglioso, allungo le dita nel suo culetto liscio, allargo un po’ e trovo il buco. Ci infilo un dito e inizio a muoverglielo dentro sempre più forte. Non è poi così stretto come avrei pensato, deve già essersi infilato della roba artificiale.
Il piacere del mio dito è tale che dopo un sommesso sussulto sborra… il massimo della tensione sessuale: sborarre senz toccarsi.
Tolgo le dita, lo aiuto a mettersi su un fianco “cerca di non urlare”.
“No, no” e preso il cuscino ci affonda la testa dentro.
Inizio, piano, delicato. La cappella pentra, lui geme di dolore misto a piacere. Il suo bel culo si dilata. Gli do il tempo di abituarsi poi spingo ancora un po’… Piano piano, senza forzare, baciandogli il collo.
È dentro. Tutto! Sento le palle gonfie sulle sue chiappe. Lo afferro saldo al petto e inizio a pompare a tutto spiano. Sento che anche a lui sta tornando duro.
Lo scopo per bene, deciso, ritmico fin che non mi svuoto le palle. Lui gode di nuovo nel materasso, io nel suo canale anale.
Soddisfatto apro una finestra per fumarmi una sigaretta, Fabrizio corre in bagno a lavarsi il culo imburrato, chissà se in bagno troverà la madre che si tira un grilletto, penso ridendo soddisfatto.
Un cugino frocio passivo, una zia bisognosa di cazzo e un marito impotente. Mi accarezzo fiero il cazzo. In questa casa, nei prossimi mesi, ci sarà di certo da divertirsi più di quanto avrei mai immaginato.

Johngalloclub@gmail.com
scritto il
2026-03-27
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