La miseria del signor Giovanni

di
genere
incesti

Ma chi l’avrebbe mai detto che sarei stato tanto simpatico a quel vecchio gufo del signor Giovanni.
Eppure da quando mi ha conosciuto mi tratta quasi come un secondo figlio. Mi invita a pranzo a casa sua, mi fa guardare le partite della sua amata Juventus e sta persino progettando di portarmi a pesca con lui e il figlio Riccardo.
Giovanni, va detto, è un tirchio della madonna. Ha una Fiat Regata sw delle guerre puniche e si ostina a non cambiarla. Lui dice che l’ha tenuta così bene che è praticamente nuova.
In effetti visto che per risparmiare va sempre a piedi la macchina di chilometri ne ha pochini. Per la moglie poi, la bella signora Lilliana, è ancora peggio. Lei gira con una 500 del 1978 o giù di lì che fa ciuff ciuff quando cambia marcia. La cosa bella è che è un macchinino così piccolo e stretto che quando la signora Lilliana apre la portiera per scendere deve contorcersi così tanto che la gonna si alza abbastanza da vederle reggicalze e mutande.
Lo saprà il signor Giovanni quanti guardano la bella topona che ha sposato?
Lo saprà che spesso la Lilliana le mutande non le ha e scendendo dalla 500 fa prendere una bella boccata d’aria alla gattona?
Ma soprattutto lo saprà che da quasi tre mesi sono io a dare alla signora Lilliana il cazzo enorme che ha sempre sognato?
È si perché il signor Giovanni è avido anche in quel senso. Scopa poco, male e ha la dotazione di una bambola di plastica. Non che l’abbia visto ma la moglie mi ha detto 6/7 centimetri.
Povero.
Per lo meno avrà la consolazione di sapere che Riccardo è certamente figlio suo visto che anche lui (e questo l’ho visto) c’è l’ha di otto centimetri a dire tanto. Un cazzetto quasi inutile buono giusto per pisciare e per farsi le seghette con attenzione. Forse anche per questo Riccardo è frocio. Ma proprio frocio convinto nel senso che è quasi solo passivo e adora che io lo inculi in ogni occasione o si mette a farmi dei pompini da troia fin che non gli vengo in bocca.
Un paio di volte si è unito ai giochi mentre gli montavo la madre. Ho visto che la cosa gli da piacere ma non per le belle tette della donna o la gran ficona (parliamoci chiaro Lilliana ha una topa da paura specie per la sua età). No a lui piac solo l’idea malvagia che la madre venga trombata come una vacca. Gli piace guardarla mentre la sottometto, non vede l’ora che la inculi per sentirla urlare ma finisce lì. Ogni tanto, sempre per un fatto di sottomissione, gli mette in bocca il suo mini pisello e viene con sdegno.
Per me è un vero spreco visto che gli avevo già aperto la strada fotteri la madre sarebbe stato facile e lei non avrebbe detto no ma la cosa sembra davvero non interessarlo. Peccato.
Ma torniamo al mio amico, il signor Giovanni. Uomo di sani principi di destra, ex commerciate (di successo dice lui). Aveva un negozio di vernici che ha venduto due anni fa. Ha fatto un sacco di soldi (dice) e a soli 60 anni si gode la vita da pensionato.
Godere ovviamente è una parola grossa, soprattutto per la moglie 54 enne che prima di me si arrangiava con un dildo che tiene in mezzo alla biancheria.
Un giorno mentre siamo a quattrocchi mi dice “tu mi piaci. Sei un ragazzo a posto, dopo l’università ti sei messo in affari e guadagni bene. Riccardo a 25 anni continua a passare da un lavoro temporaneo a un altro, è intelligente come me ma non sa imporsi, non sa mostrare le sue qualità”.
“Bhe grazie” annuisco.
“Dovresti essergli più da esempio, spingerlo tu a farsi valere e magari a trovarsi una ragazza. È così timido che credo sia ancora vergine”.
“A” esclamo.
“Tu lo sai se è vergine? Con te si confida immagino”.
A questo punto resta il dubbio. Intende vergine nel senso che non l’ha mai messo in una vagina? Perché se parliamo della verginità anale suo figlio è più largo di una galleria per quanti ne ha presi.
Dovrei dirglielo che è frocio? Non l’ha mai notato da solo?
Probabilmente non riesce nemmeno a immaginare la cosa così come non ha mai capito quanto la timorata di Dio, Lilliana, abbia una voglia di scopare che lui nemmeno immagina.
E non parlo di semplici trombate, con la signora Lilliana facciamo delle porcate che eguagliano i film porno…
“Ma secondo me ha qualche simpatia credo”.
“Mi piacerebbe tanto che si trovasse una ragazza. Una ricca possibilmente”.
“A…” sorrido.
“Tanta terra e tante tette è il mio motto. Del resto hai visto mia moglie no?”.
Sussulto “si, si”.
Mi fa un segno con le mani “hai visto il balcone” sorride.
“Gran balcone” annuisco.
“Ti risparmio i particolari sotto alle coperte perché sono un signore” e sorride.
Penso sia meglio che gli risparmi io i dettagli sulle scopate che mi faccio con Lilliana prima che si deprima davvero.
“Tu c’è l’hai la ragazza?” domanda a bruciapelo.
“Ho qualche amica” minimizzo.
Si mette a ridere e mi batte una mano sulla spalla “Propio come me da giovane. Sapessi le mutandine che ho fatto calare”
Faccio fatica a non ridere: Con sette centimetri? Al massimo gliele calavi per portarle in lavanderia.
“Dammi una mano se puoi. Parla con Riccardo, aiutalo un po’, trovagli una ragazzina che ne ha bisogno”.
“Farò il possibile -sorrido- una con tanta terra e tante tette naturalmente?”.
“Possibilmente si” sorride.

Finita questa discussione al vertice ci accomodiamo in salotto. Lilliana ha già messo sul canale giusto e si congeda in cucina. Riccardo arriva veloce da camera sua con maglietta a righe bianco e nere. “Forza Juve babbo!” e si mette in mezzo fra me e suo padre.
“Adesso poco casino. Restiamo concentrati sul gioco” dice Giovanni fissando la tv.
In effetti non ho molto da dire. Potrei dirgli che il calcio mi annoia e che mi sto tirando due coglioni al cubo…

Venti minuti di gioco, palle piene. “Scusate vado in bagno” dico.
Non mi degnano di attenzione tanto sono concentrati a esultare o imprecare a seconda di come va la partita.
Passo dalla cucina. C’è Lilliana seduta al tavolo con una rivista aperta. Non sembra ne felice ne interessata a ciò che fa. Io invece sono interessatissimo alle sue belle tette che fanno capolino da sotto la camicetta. Mi avvicino, allungo una mano, le infilo una mano nella scollatura. Mi insinuo nel reggiseno, la bella tetta salta fuori senza grossa difficoltà. Gliela strizzo giocando un po’ col capezzolo. Lei sorride. Mi chino su di lei, le ficco la lingua in bocca e continuo a massaggiarle il gran seno. Un attimo ancora e Lilliana prende coraggio, mi sbottona la patta e me lo tira fuori già piuttosto duro.
Io guardo di la. Sembra che padre e figlio ci ignorino. Non vorrei mai che Giovanni mi beccasse in cucina con la moglie che ciuccia. “Quando c’è la partita può venire giù la casa” sorride lei sottovoce e poi parte. Inizia a succhiarmi il cazzo dome una idrovora. Si vede che gli piace, non è una semplice gentilezza che fa al maschio, no, le piace proprio avere il cazzo in bocca, lo senti, si sente quando una lo fa con vera passione.
Le mie mani intanto scivolano su di lei. Chinandomi in una posizione assolutamente innaturale raggiungo le sue gambe. Lei mi alza la gonna e mostra le gambe mature ma ancora ben tornite e sexy. Poi vedo il pelo.
La vacca si è già levata le mutande, è già pronta.
Vorrei montarla ma sono sicuro che faremmo un casino bestiale quindi mi limito a un ditale.
Sono bravino a fare i ditali, mi ha insegnato mia nonna da ragazzino :)

Viene, cerca di non colare troppo usando un paio di scottecx e anche io sono quasi lì per esplodere.
Sto già puntando lo scottecs perché mica posso imbiancargli la cucina di sborra al signor Giovanni.
O forse dovrei? :)

“Lili 5 minuti!” urla il signor Giovanni dal salotto rompendo l’atmosfera.
Lei sputa letteralmente il mio cazzo fuori dalla bocca. “Faccio subito” risponde a tono colando un po’ di bava.
Dopo mi spiegherà che quando mancano cinque minuti all’intervallo lui la avvisa così che il caffè arrivi in salotto puntale per essere bevuto prima del secondo tempo. Perché poi non può berlo mentre giocano non si sa…
Io ho già capito che dovrò infilarmi in bagno e finire da solo.
Lei però lo capisce e siccome non vuole deludermi me lo afferra e inizia a segarmi a tutta forza dopo aver messo su il caffè…
“Macchiato Giovanni?”.
“Si, solito” borbotta lui un po’ infastidito, come se fosse una domanda inutile.
La mano di Lilliana va a tutta forza. Con quella libera mi fa segno di fare silenzio. Annuisco anche se è difficile sborrare in silenzio…
Godo!
Lesta, con la mano libera prende uno scottecs e fa una specie di scudo di carta in cui farmi venire il più grosso. Poi mi da altri quattro o cinque colpi lunghi per far uscire il resto.
“Lili un minuto!” urla Giovanni.
“Arrivo, arrivo… sta venendo su” borbotta lei che ancora con le tette fuori si getta sul gas, spegne la caffettiera e inizia a versare in tre tazze su un vassoio già pronto con tanto di zuccheriera.
Fra l’altro è un merdoso zucchero di canna perché qualche anno fa Giovanni, dice, ha fatto un affarone comprando un sacco da venti chili di zucchero di canna a un prezzo da paura e da allora in quella casa si usa solo quello per ogni cosa.
Come ho detto è un tirchio da paura.
Io intanto ho rimesso via l’attrezzo e adesso in bagno ci devo andare per davvero.
La guardo, lei mi sorride poi prende lo scottecs pieno della mia sborra lurida e inclinandolo quanto basta fa colare un bel po del mio sperma in una tazzina dopodiché lo butta via.
Ancora basito e cercando di non ridere troppo forte corro in bagno.

Quando torno sono tutti in salotto. I maschi seduti, Lilliana in piedi da brava serva.
“Strano sto latte ma che marca hai preso?” borbotta Giovanni.
“Latte biologico caro”.
“Non è un gran che”.
“Era in saldo, metà del prezzo di quello solito”.
“A bhe allora mi ci potrei anche abituare…” e svuota la tazzina.
Poi mi guarda “lo vuoi macchiato anche tu? Le faccio portare altro latte biologico”.
“No, no non si disturbi l’ho già assaggiato e non mi piace molto” smorzo io.
E lo bevo girando come un forsennato il cucchiaino per sciogliere questa merdosa canna.

“Sentite uomini, visto che voi avete da fare e che io mi annoio faccio una scappata dalla nonna” dice ad alta voce Lilliana guardando me.
“Vai, vai noi ci aggiustiamo” risponde Giovanni impegnatissimo a guardare gli spot dell’intervallo.
Liliana guarda di nuovo me, stavolta mi fa propio l’occhiolino.
E capisco.

Aspetto due minuti al secondo calcio di inizio (si chiama così? booo) e dieci da quando Lilliana è uscita di casa. “Sentite io mi sono ricordato che dovevo fare una cosa per mia zia…”.
“Prima il dovere… sempre” mormora Giovanni.
“Appunto -sorrido- scusate tanto” saluto e esco.
Appena sceso in strada guardo a destra e a sinistra fin che non vedo la cinquecento nera avvicinarsi in gran fretta.
Praticamente salto dentro al volo. Lilliana alla guida ha la gonna così alzata che le vedo la figa.
“C’è un cantiere in costruzione qui dietro, li non c’è nessuno” dice spingendo sul gas meglio che può…
“Ma c’è la facciamo a farlo in questo scatolino?” mi chiedo.

In effetti una volta che abbiamo abbassato i sedili e ho tolto i pantaloni lei mi si siede sopra con le tettone dritte sulla mia faccia. Forse poco pratico per le sue gambe che pare non sappia bene dove mettere ma Lilliana è una cavallerizza da paura.
Riesce a farsi uno spegni candela da paura, a venire almeno dieci volte e a far venire me altre due in meno di 45 minuti, salvo eventuali recuperi supplementari…

Io vado a casa soddisfatto e svuotato, lei soddisfatta e piena e il bello è che non ho nemmeno dovuto guardare quella cazzo di partita che, comunque, al prossimo invito a pranzo, il signor Giovanni mi riassumerà a dovere rimarcandomi che “ti sei perso un partitone ragazzo. Le palle della Juve entravano in rete che era un piacere”.
E le mie ancora un po’ che spingevo e entravano nel ficone di tua moglie che era uno spasso, penso cercando di non ridergli in faccia.

Johngalloclub@gmail.com
scritto il
2026-03-27
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