Al momento giusto
di
George Sex
genere
incesti
“A eccolo il nostro eroe!” esclama la donna con un sorriso beffardo mentre apre la porta.
Si chiama Marta, va per i sessanta, portati molto bene devo dire. Magra, giusto un po’ di pancia, seno piccolo, belle gambe che le consentono ancora di portare le gonne corte senza spaventare nessuno, bel culetto…
Qualche settimana fa mi ha beccato in pieno “lavoro” mentre gli montavo il figlio gay Paolo, uomo simpatico, molto effeminato, passivo totale.
Insomma eravamo lì a pecora e lei ci ha beccati in pieno…capita.
La prima cosa che l’ha stupita era che il figlio fosse gay. Non l’aveva capito? Ma l’ha guardato bene? Forse quando hai una cosa sotto agli occhi tutti i giorni non fai caso ai dettagli o forse neghi anche a te stesso la realtà delle cose. Chi lo sa? Sia come sia la bella mamma Marta ha scoperto di botto questa tendenza del figliolo, un bello choc senza dubbio.
Poi, un attimo dopo, ha visto il pitone che ho tirato fuori dal suo culo. Un esemplare di uccello da super dotato per cui ho ricevuto molti complimenti. Li l’ho proprio vista boccheggiare. Non come una che si scandalizza ma come una che… insomma… che apprezza.
Io avrei anche fatto volentieri una dimostrazione pratica visto che la donna come ho detto è ancora un gran bel ficone ma lei era così presa dal culo aperto del figlio che mi ha sbattuto fuori di casa con l’uccello ancora duro.
Ora sono tornato, Paolo stavolta si era accertato di non avere la madre fra i coglioni e voleva farsi la sua bella sgroppata come Dio comanda. Io, d’altra parte sono bello in tiro e ansioso di aprirlo come una mela.
Si capisce quindi il mio stupore quando viene ad aprirmi lei e, per un attimo, ho persino la tentazione di andare via per evitare altre discussioni. Però sarà la curiosità, sarà che guardare le sue belle gambe fasciate nel nylon mi ispira parecchio, decido di entrare ovviamente sperando che lei si sieda da qualche parte, la gonna si alzi di più e mostri più roba possibile…
Detto fatto mi fa sedere sul divano, lo stesso dove Paolo mi ha fatto un gran pompino, lei si mette comoda sulla poltrona davanti a me. La gonna si alza abbastanza…wow che cosce!
Poi decide di accavallare le gambe e li davvero vedo il meglio perché l’elastico della giarrettiera fa uno sporadico salutino. Sbircio anche un po’ sperando che non abbia le mutande e mi mostri un po’ di pelo ma ovviamente pretendo troppo. Vedo giusto uno scorcio di qualcosa di azzurro, nulla di che, non amo le mutande.
“Non c’è Paolo?” chiedo tanto per rompere il ghiaccio.
“O certo che c’è. Immagino che tu non veda l’ora di saltargli addosso”.
“Io…Bhe insomma signora sono cose private”.
“L’hai reso tu gay? L’hai sedotto col tuo…il coso?”.
“Signora guardi che sappia io suo figlio ne ha presi tanti anche prima di me, questo so”.
“Scommetto che quando ha visto quel randello non ha resistito… così grosso… così lungo e duro”.
Sorrido “Bhe grazie. Fa piacere sapere che sono apprezzato. Ma dove è Paolo?”.
“Fremì proprio dalla voglia di fartelo vero?”.
“Sono solo preoccupato. Gli è successo qualcosa? Sta male?”.
“Dorme” sorride lei passandosi una mano smaltata di rosso fuoco sulla coscia nuda.
“A!”.
“Gli ho dato trenta delle mie gocce per dormire. Ronferà fino a domani”.
“Cazzo! Ha dato del narcotico a suo figlio? Guardi che se non voleva che ci vedessimo bastava dirlo. Anzi, scusi il disturbo, tiro su baracca e burattini e tanti saluti” e mi alzo in piedi.
Si alza anche lei, mi blocca con una mano “Non hai capito che volevo vederti io?”.
“Per sapere quanto è frocio Paolo?”.
“No. Io, non è facile da dire, ti ho sognato. Per tre notti di fila. Non ti pare strano? Io, vedova da quasi trent’anni, mai più avuto un uomo, arrivo a sessant’anni e mi sogno il pisello di un ragazzino. Cavolo potrei essere tua madre, forse persino tua nonna”.
“Tutti abbiamo le nostre voglie. Anche io l’ho pensata”.
“Mi hai pensata? Perché?”.
“Bhe lei è una bella donna… quando si è voltata l’altra volta le ho visto il cu… cioè il sedere e poi le gambe, meravigliose. Averne di nonne cosi”.
“Quindi ti sei masturbato per me?”.
“Non ho osato tanto. Però ci ho pensato”.
“Hai pensato di scoparmi?”.
“È non mi sarebbe dispiaciuto”.
“Io invece ho proprio sognato che mi stavi dentro, che mi aprivi con quel randello… io mi sono toccata per te capisci?” e mi spinge indietro facendomi andare sul divano, poi mi si accascia accanto. “Tu cosa pensi di una donna matura che desidera un ragazzino dotato?”.
Allungo una mano, la abbraccio, le sfioro un seno, la tiro verso di me “io penso che dovrebbe essere soddisfatta” rispondo e le infilo la lingua in quella bella bocca piena di rossetto.
Ci baciamo, limoniamo. Le mie mani corrono veloci, le strizzo un seno, mi insinuo sotto alla camicetta, sotto al reggiseno. La tettina è piccola (una seconda, massimo una terza) bella morbida, il capezzolo lungo, sporgente, duro. Ci gioco un po’ fra le dita, lei mi aiuta, si sbottona la camicetta, con un piccolo aiuto le tettine saltano fuori.
“Hai delle tette bellissime”
“A parte il mio medico sei il primo maschio che le tocca in vent’anni”.
“E se le ciucciassi…” dico avventandomi su di loro a bocca aperta.
“Ummm ooooo” geme appena inizio a suggere. Impazzisce, le sue mani sui miei pantaloni, un po’ confuse ma decise… apre la patta, esce fuori l’attrezzo.
Mi scansa indietro, vuole la strada libera. Si china su di lui, apre la bocca.
Saranno vent’anni che non tira una pompa ma ci sa fare, più brava del figlio.
La lascio divertire per un po’ mentre si è infilata una mano sotto alla gonna e si da piacere da sola.
“Adesso mostrami la tua” sospiro e in un attimo sfila gonna e mutande restando con le calze nere autoreggenti che la fanno sembrare ancora più vacca.
Una gran bella fica, pelo marrone scuro, non troppo folto, labbra della vagina nelle sporgenti e invitanti. Ci ficco la testa in mezzo senza esitare.
Slap, slap, slap… quanto mi piace leccare la fica, succhiarla bene, ingoiare i suoi liquami.
“Oooooo” viene.
E viene parecchio perché non so nemmeno io quanto roba bevo ma mando giù con piacere.
Si slancia all’indietro. “Prendimi, prendimi, non ne posso più”.
“Pronti”
Le salto sopra, testa fra le tettine, il pisellone si fa strada da solo. È così bagnata che le entra dentro quasi senza spingere.
“O madonna che roba”.
“E non ho ancora iniziato” sorrido iniziando a darci giù di bacino senza pietà.
“O si, o si Scopami, Scopami….” Da proprio il ritmo scandendo le parole “sco-pa-mi” su giù, su giù… Non che ne abbia bisogno ma fa piacere e ancora di più quando urla “boiaaaaa” (non so perché) sottolineando che sta avendo un altro orgasmo.
Ne conto sei buoni prima di lasciarmi andare e spararle nella ficona tutta la sborra che ho nei coglioni. “Aaaaaa cazzz” gemo mentre continuo a fare su e giù per svuotare la canna.
“Mamma ma cavoli!” sbotta una voce famigliare alle mie spalle.
“Tu cosa fai qui guardone!” urla lei inviperita e per nulla convinta a farselo uscire dalla patata, tanto che mi stringe più forte a se come a farmi intendere che vuole un bis.
“Tu cosa fai mamma? Ti scopi il mio amico?”.
“Mica posso Scopami un frocio come te”.
“Mavaffanculo troia” la maledice lui.
“Modera le parole e vattene che non ho finito. Vent’anni che non prendo un uccello, avrò pur diritto…”.
“Ma prenditelo nel culo vacca!” sbotta lui e se ne va per davvero.
“Potrei anche farlo, così perdo anche l’ultima verginità che avevo”.
“Io se vuoi più che volentieri” le sussurro perché solo l’accenno a prenderlo nel culo mi ha già fatto tornare il cazzo duro.
Lei mi accarezza la testa “tu zitto e fai il tuo dovere”.
“Potremmo cambiare posizione, mi da noia un ginocchio”
“A come siamo delicati” sorride ma alla fine si mette bella a cuccia poggiata a bordo divano col sedere bello teso e pronto.
È così invitante che le ficco la lingua fra le chiappe e le lecco bene il buco.
“Ummm bello bravo ma non fare scherzi. Ti dico io se e quanto. Adesso fai quello che abbiamo deciso”.
“A perché abbiamo deciso qualcosa?”.
“Si abbiamo deciso che mi facevo la miglior scopata della mia vita alla faccia sua quindi regolati”.
“Ai suoi ordini” ridacchio e afferrata salda ai fianchi glielo piazzo nella fica piena che intanto sta colando ovunque SFLOP.
“O si, o si ancora”.
“Almeno non urlare così forte che ti sentono i vicini!” sbotta Paolo che nel frattempo è tornato con un bicchiere in mano.
“Mi sa che dovevi dargli più gocce” sussurro mentre le lecco il collo.
“Sa anche a me” ride lei dondolando avanti e indietro per goderselo di più…
“Ecco brava a pecorina come la cagna che sei!” commmeta lui e intanto si siede sulla poltrona davanti a noi e ci guarda.
Io cerco di ignoralo ma dopo un attimo lo sento prendersi in mano il cazzo. “Dai, dai sfondala, sfondala” sospira mentre se lo sega alla grande.
“Bravo porco guardami pure scopare!” urla lei senza perdere il ritmo.
“Sei solo una puttana mamma”.
“Almeno fossi buono a usarla tu questa puttana” ribatte lei.
“Ma che cazzo dici!”.
“Ma niente, niente, pensa ai tuoi bei ragazzi… e tu spingi più forte forza”.
“Obbedisco signora ma più di così le ficco dentro le palle!”.
“Ma magari” mormora lei.
“Mamma ma ti sei drogata?”.
“No, sono solo stufa. Stufa di dovermelo fare con la mano, di evitare gli uomini perché non sta bene che una vedova abbia ancora voglia, stufa di te che fai tanto il bacchettone, che non ti sposi, che non hai la ragazza, che mi giudichi, che fai l’eunuco e che mi stai sempre tra le balle… Spingiiii tu spingiiii”.
“Ti sto sfondando Marta, più di cosi” dico io sudatissimo col sangue che le esce dalla vagina per quanto gliela ho allargata.
“Quindi è questo che vuoi mamma? Che me ne vada?”.
“Magari non ci fossi tu mi troverei un bel maschio. Con un bel cazzo”.
Paolo salta in piedi “a è questo che vuoi, un cazzo? È colpa mia se non scopi adesso? Ma vaffanculo puttana” si avvicina “vuoi un cazzo? Eccoti un cazzo, forse succhialo”.
“Paolo ma…”.
“Dai forza succhia sto cazzo da frocio, forza”.
Non l’ho mai visto così mascolino e deciso.
Glielo prende in bocca. La cosa deve eccitarlo da matti perché sborra tipo in venti secondi.
Spruzzz!
E subito dopo, di rimando, tocca a me… spruzz… un altro pieno di sperma in quell’immenso utero.
Restiamo lì tutti e tre nudi a fissarci. Ora che la libido è andata restano mille domande, mille dubbi, mille imbarazzi. Forse solo adesso Paolo si rende conto di aver messo il cazzo in bocca a sua madre, o forse lei realizza di aver appena scopato davanti a suo figlio…mica male per gente che fino a stamattina non osava nemmeno dire la parola scopare ad alta voce.
E io? Sono imbarazzato?
Forse dovrei chiedermi se Marta non abbia architettato tutto per solleticare Paolo e fargli vedere quanto sia bello scoparsi una donna? Forse era questo il suo tentativo di togliere le voglie omosessuali al figlio? O è stata davvero solo una dose di sonnifero insufficiente?
Ma davvero mi interessa saperlo?
Ma neanche per il cazzo a me basta sapere che da adesso in poi questa bella tardona sarà sempre pronta ad aprirmi le gambe con o senza figlio, una in più da usare al momento giusto.
Johngalloclub@gmail.com
Si chiama Marta, va per i sessanta, portati molto bene devo dire. Magra, giusto un po’ di pancia, seno piccolo, belle gambe che le consentono ancora di portare le gonne corte senza spaventare nessuno, bel culetto…
Qualche settimana fa mi ha beccato in pieno “lavoro” mentre gli montavo il figlio gay Paolo, uomo simpatico, molto effeminato, passivo totale.
Insomma eravamo lì a pecora e lei ci ha beccati in pieno…capita.
La prima cosa che l’ha stupita era che il figlio fosse gay. Non l’aveva capito? Ma l’ha guardato bene? Forse quando hai una cosa sotto agli occhi tutti i giorni non fai caso ai dettagli o forse neghi anche a te stesso la realtà delle cose. Chi lo sa? Sia come sia la bella mamma Marta ha scoperto di botto questa tendenza del figliolo, un bello choc senza dubbio.
Poi, un attimo dopo, ha visto il pitone che ho tirato fuori dal suo culo. Un esemplare di uccello da super dotato per cui ho ricevuto molti complimenti. Li l’ho proprio vista boccheggiare. Non come una che si scandalizza ma come una che… insomma… che apprezza.
Io avrei anche fatto volentieri una dimostrazione pratica visto che la donna come ho detto è ancora un gran bel ficone ma lei era così presa dal culo aperto del figlio che mi ha sbattuto fuori di casa con l’uccello ancora duro.
Ora sono tornato, Paolo stavolta si era accertato di non avere la madre fra i coglioni e voleva farsi la sua bella sgroppata come Dio comanda. Io, d’altra parte sono bello in tiro e ansioso di aprirlo come una mela.
Si capisce quindi il mio stupore quando viene ad aprirmi lei e, per un attimo, ho persino la tentazione di andare via per evitare altre discussioni. Però sarà la curiosità, sarà che guardare le sue belle gambe fasciate nel nylon mi ispira parecchio, decido di entrare ovviamente sperando che lei si sieda da qualche parte, la gonna si alzi di più e mostri più roba possibile…
Detto fatto mi fa sedere sul divano, lo stesso dove Paolo mi ha fatto un gran pompino, lei si mette comoda sulla poltrona davanti a me. La gonna si alza abbastanza…wow che cosce!
Poi decide di accavallare le gambe e li davvero vedo il meglio perché l’elastico della giarrettiera fa uno sporadico salutino. Sbircio anche un po’ sperando che non abbia le mutande e mi mostri un po’ di pelo ma ovviamente pretendo troppo. Vedo giusto uno scorcio di qualcosa di azzurro, nulla di che, non amo le mutande.
“Non c’è Paolo?” chiedo tanto per rompere il ghiaccio.
“O certo che c’è. Immagino che tu non veda l’ora di saltargli addosso”.
“Io…Bhe insomma signora sono cose private”.
“L’hai reso tu gay? L’hai sedotto col tuo…il coso?”.
“Signora guardi che sappia io suo figlio ne ha presi tanti anche prima di me, questo so”.
“Scommetto che quando ha visto quel randello non ha resistito… così grosso… così lungo e duro”.
Sorrido “Bhe grazie. Fa piacere sapere che sono apprezzato. Ma dove è Paolo?”.
“Fremì proprio dalla voglia di fartelo vero?”.
“Sono solo preoccupato. Gli è successo qualcosa? Sta male?”.
“Dorme” sorride lei passandosi una mano smaltata di rosso fuoco sulla coscia nuda.
“A!”.
“Gli ho dato trenta delle mie gocce per dormire. Ronferà fino a domani”.
“Cazzo! Ha dato del narcotico a suo figlio? Guardi che se non voleva che ci vedessimo bastava dirlo. Anzi, scusi il disturbo, tiro su baracca e burattini e tanti saluti” e mi alzo in piedi.
Si alza anche lei, mi blocca con una mano “Non hai capito che volevo vederti io?”.
“Per sapere quanto è frocio Paolo?”.
“No. Io, non è facile da dire, ti ho sognato. Per tre notti di fila. Non ti pare strano? Io, vedova da quasi trent’anni, mai più avuto un uomo, arrivo a sessant’anni e mi sogno il pisello di un ragazzino. Cavolo potrei essere tua madre, forse persino tua nonna”.
“Tutti abbiamo le nostre voglie. Anche io l’ho pensata”.
“Mi hai pensata? Perché?”.
“Bhe lei è una bella donna… quando si è voltata l’altra volta le ho visto il cu… cioè il sedere e poi le gambe, meravigliose. Averne di nonne cosi”.
“Quindi ti sei masturbato per me?”.
“Non ho osato tanto. Però ci ho pensato”.
“Hai pensato di scoparmi?”.
“È non mi sarebbe dispiaciuto”.
“Io invece ho proprio sognato che mi stavi dentro, che mi aprivi con quel randello… io mi sono toccata per te capisci?” e mi spinge indietro facendomi andare sul divano, poi mi si accascia accanto. “Tu cosa pensi di una donna matura che desidera un ragazzino dotato?”.
Allungo una mano, la abbraccio, le sfioro un seno, la tiro verso di me “io penso che dovrebbe essere soddisfatta” rispondo e le infilo la lingua in quella bella bocca piena di rossetto.
Ci baciamo, limoniamo. Le mie mani corrono veloci, le strizzo un seno, mi insinuo sotto alla camicetta, sotto al reggiseno. La tettina è piccola (una seconda, massimo una terza) bella morbida, il capezzolo lungo, sporgente, duro. Ci gioco un po’ fra le dita, lei mi aiuta, si sbottona la camicetta, con un piccolo aiuto le tettine saltano fuori.
“Hai delle tette bellissime”
“A parte il mio medico sei il primo maschio che le tocca in vent’anni”.
“E se le ciucciassi…” dico avventandomi su di loro a bocca aperta.
“Ummm ooooo” geme appena inizio a suggere. Impazzisce, le sue mani sui miei pantaloni, un po’ confuse ma decise… apre la patta, esce fuori l’attrezzo.
Mi scansa indietro, vuole la strada libera. Si china su di lui, apre la bocca.
Saranno vent’anni che non tira una pompa ma ci sa fare, più brava del figlio.
La lascio divertire per un po’ mentre si è infilata una mano sotto alla gonna e si da piacere da sola.
“Adesso mostrami la tua” sospiro e in un attimo sfila gonna e mutande restando con le calze nere autoreggenti che la fanno sembrare ancora più vacca.
Una gran bella fica, pelo marrone scuro, non troppo folto, labbra della vagina nelle sporgenti e invitanti. Ci ficco la testa in mezzo senza esitare.
Slap, slap, slap… quanto mi piace leccare la fica, succhiarla bene, ingoiare i suoi liquami.
“Oooooo” viene.
E viene parecchio perché non so nemmeno io quanto roba bevo ma mando giù con piacere.
Si slancia all’indietro. “Prendimi, prendimi, non ne posso più”.
“Pronti”
Le salto sopra, testa fra le tettine, il pisellone si fa strada da solo. È così bagnata che le entra dentro quasi senza spingere.
“O madonna che roba”.
“E non ho ancora iniziato” sorrido iniziando a darci giù di bacino senza pietà.
“O si, o si Scopami, Scopami….” Da proprio il ritmo scandendo le parole “sco-pa-mi” su giù, su giù… Non che ne abbia bisogno ma fa piacere e ancora di più quando urla “boiaaaaa” (non so perché) sottolineando che sta avendo un altro orgasmo.
Ne conto sei buoni prima di lasciarmi andare e spararle nella ficona tutta la sborra che ho nei coglioni. “Aaaaaa cazzz” gemo mentre continuo a fare su e giù per svuotare la canna.
“Mamma ma cavoli!” sbotta una voce famigliare alle mie spalle.
“Tu cosa fai qui guardone!” urla lei inviperita e per nulla convinta a farselo uscire dalla patata, tanto che mi stringe più forte a se come a farmi intendere che vuole un bis.
“Tu cosa fai mamma? Ti scopi il mio amico?”.
“Mica posso Scopami un frocio come te”.
“Mavaffanculo troia” la maledice lui.
“Modera le parole e vattene che non ho finito. Vent’anni che non prendo un uccello, avrò pur diritto…”.
“Ma prenditelo nel culo vacca!” sbotta lui e se ne va per davvero.
“Potrei anche farlo, così perdo anche l’ultima verginità che avevo”.
“Io se vuoi più che volentieri” le sussurro perché solo l’accenno a prenderlo nel culo mi ha già fatto tornare il cazzo duro.
Lei mi accarezza la testa “tu zitto e fai il tuo dovere”.
“Potremmo cambiare posizione, mi da noia un ginocchio”
“A come siamo delicati” sorride ma alla fine si mette bella a cuccia poggiata a bordo divano col sedere bello teso e pronto.
È così invitante che le ficco la lingua fra le chiappe e le lecco bene il buco.
“Ummm bello bravo ma non fare scherzi. Ti dico io se e quanto. Adesso fai quello che abbiamo deciso”.
“A perché abbiamo deciso qualcosa?”.
“Si abbiamo deciso che mi facevo la miglior scopata della mia vita alla faccia sua quindi regolati”.
“Ai suoi ordini” ridacchio e afferrata salda ai fianchi glielo piazzo nella fica piena che intanto sta colando ovunque SFLOP.
“O si, o si ancora”.
“Almeno non urlare così forte che ti sentono i vicini!” sbotta Paolo che nel frattempo è tornato con un bicchiere in mano.
“Mi sa che dovevi dargli più gocce” sussurro mentre le lecco il collo.
“Sa anche a me” ride lei dondolando avanti e indietro per goderselo di più…
“Ecco brava a pecorina come la cagna che sei!” commmeta lui e intanto si siede sulla poltrona davanti a noi e ci guarda.
Io cerco di ignoralo ma dopo un attimo lo sento prendersi in mano il cazzo. “Dai, dai sfondala, sfondala” sospira mentre se lo sega alla grande.
“Bravo porco guardami pure scopare!” urla lei senza perdere il ritmo.
“Sei solo una puttana mamma”.
“Almeno fossi buono a usarla tu questa puttana” ribatte lei.
“Ma che cazzo dici!”.
“Ma niente, niente, pensa ai tuoi bei ragazzi… e tu spingi più forte forza”.
“Obbedisco signora ma più di così le ficco dentro le palle!”.
“Ma magari” mormora lei.
“Mamma ma ti sei drogata?”.
“No, sono solo stufa. Stufa di dovermelo fare con la mano, di evitare gli uomini perché non sta bene che una vedova abbia ancora voglia, stufa di te che fai tanto il bacchettone, che non ti sposi, che non hai la ragazza, che mi giudichi, che fai l’eunuco e che mi stai sempre tra le balle… Spingiiii tu spingiiii”.
“Ti sto sfondando Marta, più di cosi” dico io sudatissimo col sangue che le esce dalla vagina per quanto gliela ho allargata.
“Quindi è questo che vuoi mamma? Che me ne vada?”.
“Magari non ci fossi tu mi troverei un bel maschio. Con un bel cazzo”.
Paolo salta in piedi “a è questo che vuoi, un cazzo? È colpa mia se non scopi adesso? Ma vaffanculo puttana” si avvicina “vuoi un cazzo? Eccoti un cazzo, forse succhialo”.
“Paolo ma…”.
“Dai forza succhia sto cazzo da frocio, forza”.
Non l’ho mai visto così mascolino e deciso.
Glielo prende in bocca. La cosa deve eccitarlo da matti perché sborra tipo in venti secondi.
Spruzzz!
E subito dopo, di rimando, tocca a me… spruzz… un altro pieno di sperma in quell’immenso utero.
Restiamo lì tutti e tre nudi a fissarci. Ora che la libido è andata restano mille domande, mille dubbi, mille imbarazzi. Forse solo adesso Paolo si rende conto di aver messo il cazzo in bocca a sua madre, o forse lei realizza di aver appena scopato davanti a suo figlio…mica male per gente che fino a stamattina non osava nemmeno dire la parola scopare ad alta voce.
E io? Sono imbarazzato?
Forse dovrei chiedermi se Marta non abbia architettato tutto per solleticare Paolo e fargli vedere quanto sia bello scoparsi una donna? Forse era questo il suo tentativo di togliere le voglie omosessuali al figlio? O è stata davvero solo una dose di sonnifero insufficiente?
Ma davvero mi interessa saperlo?
Ma neanche per il cazzo a me basta sapere che da adesso in poi questa bella tardona sarà sempre pronta ad aprirmi le gambe con o senza figlio, una in più da usare al momento giusto.
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