Un momento dopo

di
genere
incesti

Ero andato a casa di Paolo, mio professore, ansioso di avere un amplesso omosessuale con lui.
Sorpresa, mi ha aperto sua madre.
Deluso, mi si è ammosciato il cazzo.
Sorpresa, la signora Marta mi ha fatto capire che anche lei aveva voglia di cazzo.
Euforia: Uccello tipo marmo pronto all’uso.
È così abbiamo scopato. Alla grande direi, una bella doppia. Poi è arrivato il figliolo.
Festa finita?
Ma neanche per il cazzo, anzi, la madre davanti al figlio gay ci dava anche più di prima. Anzi pare che si diverta. Forse, a modo suo, nel modo più estremo, vuole provocare una reazione del figlio alla fregna, probabile anche se non credo che sia questo il modo di cambiare le tendenze sessuali di una persona. D’altro canto, più facilmente, visto che è rimasta vedova fin da giovane dopo che il marito ebbe un incidente d’auto, e, da quanto racconta, fedele alla sua vedovanza, ha presumibilmente una voglia di cazzo arretrata mica da ridere.
Sia come sia Marta è una gran bella topona. Gran bel culo e gambe perfette considerato che ha passato i sessanta e tanto mi è bastato per farmela ben bene figlio spettatore o meno.
Così le abbiamo fatto il pieno. Io dentro alla bella fica, il figlio in bocca più per disprezzo che per passione…

Sudata e un po’ traballante per la poderosa montata si siede accanto a me sul divano.
Si pulisce la bocca, ha sborra ovunque. “Adesso sei felice che hai sborrato in faccia a tua madre? Allora non sei frocio?” mormora guardando il figlio Paolo che si sta accarezzando il cazzo molle.
Lui sorride “mi spiace mamma ma lo sono anche più di prima” e con uno scatto deciso si getta verso di me, mi si china fra le gambe e inizia a fare una pompa al mio attrezzo crogiolante.
“Mi piacciono i bei cazzi mamma rassegnati” le ride in faccia segando e leccando come un pazzo.
“Piacciono anche a me purtroppo… -sospira la donna- ti ci dovrai abituare”.
“Tanto qui c’è ne per tutti e due” ribatte lui e visto che me l’ha già fatto venire discretamente duro mi si siede in grembo, lo afferra e se lo guida su per il culo spanato.
“Aaaaaa adesso si che ragioniamo”.
La donna si alza in piedi, si piazza severa davanti a noi. Lungo le gambe le cola di tutto e di più.
“Davvero questa non ti piace? Eppure sei venuto” dice toccandosi i bordi appiccicosi della gnocca.
“Ti stavo sborrando addosso il mio disprezzo” ribatte lui mentre con un bel movimento di gambe fa su e giù sul mio uccello.
Lei gli piazza la mano in testa. Lo blocca, lo tira a se “allora adesso te lo sborro io il mio disprezzo frocione. To, tieni è piena di sborra. Ti piace no?”.
Lui prima si divincola ma poi eccitato tira fuori la lingua. La donna allarga le gambe meglio che può. La lecca.
“Bravo lecca almeno una fregna in vita tua!”.
“Solo perché sa di sborra mamma, solo per quello” mormora lui.
E mentre io lo aiuto a fare su e giù impalandogli il culo senza pietà la madre viene di nuovo con uno dei suoi “boiaaaaa”.
Paolo beve anche quella.
“Comunque resto gay” dirà alla fine tutto convinto col mio sperma che gli cola dal culo e quello di sua madre giù per la gola.
“Contento tu” ribatte la donna senza cambiare tono. Ormai pare rassegnata “Comunque molte cose cambieranno sappilo”.
“Ma fai quel che vuoi” fa spallucce lui.
“Tu stasera ti fermi qui e vieni a letto con me” mi dice con un tono che non è un invito ma un ordine.
“Volentieri” sorrido.
“E tu fa cosa vuoi. Vai a cercarti un uccello fuori, guardaci, leccamela dopo che mi ha riempita. Non mi importa più…”.
“Accidenti mamma, due ore con George e mi sei diventata la più puttana del quartiere”.
“Di certo non la tua, frocione che non sei altro, e comunque se devi prenderlo in culo fallo fuori di qui. In questa casa scopiamo secondo natura”.
“Si ho visto vecchia troia…” borbotta Paolo e dopo un attimo, rivestito, se ne va con un diavolo per capello…

Come promesso passo la notte nel lettone matrimoniale della signora Marta. Lei si presenta in calze a rete e basta, come una vera vacca, bella docciata, profumata e persino truccata.
Ci tiene proprio ad apparire al meglio.
Me lo lecca un po’ tanto per gradire ma sono già così duro che non servono stimoli. “Ancora non ci credo che hai un palo così enorme, sembra finto”.
Le accarezzo i corti capelli, dandole un po’ il ritmo pigiando sulla sua nuca “credici pure, anzi aprì le gambe che sto scoppiando”.
“O siii anche io” mormora e mollata la presa da in mezzo alle mie gambe si solleva in avanti, alza bene il culo e si lascia sprofondare dritta sul cazzone eretto.
SFLOP!
Dentro secca
“O siii il paradiso, siiii” ulula e inizia a cavalcarmi come una Valkiria incazzata con le piccole tettine che prendono ad andare ritimicamente su e giù sbatacchiando sonoramente nel suo stesso sudore. Decisa, come se me lo volesse consumare, non mi da tregua fin che al culmine, il mio uccello non si mette di nuovo a sparare sborra a tutto spiano.
Viene (di nuovo) arrostendosi il cazzo nel suo utero infuocato…

Paolo è nella sua stanza, a due passi da noi. Sicuramente ha sentito tutto perché la vecchia madre non si è risparmiata gemendo, ululando, sospirando e persino bestemmiando a gran voce ogni volta che provava piacere. Mentre riprendo un attimo le forze e Marta si pulisce la fica piena con un asciugamano penso al figlio domandandomi se stia soffrendo o se si sia fatto solo un gran segone…
Povero sciocco, questa vacca ne ha per due, potevi venire qui e unirti alla festa, penso fra me e me ma ormai è chiaro che a lui, gay passivo, della fica non frega proprio nulla.

Torno alla carica, la aiuto a mettersi a pecorina ma invece di montarla mi sdraio a pancia sopra fra le sue gambe e inizio a leccarle ben bene la gnocca. Mi piace leccarla e lo trovo sempre un piacevole passatempo fra una monta e l’altra specie quando, come in questo caso, riesci a farla squirtare solo con la lingua.
“O boiaaaaaa” urla “mi piscio addossoooo”.
Io lecco lo stesso mormorando “non è piscio fidati”.
Resta lì a pecora, col fiato mozzo “sei bravo di lingua quanto con l’attrezzo amore mio” sospira.
“Grazie” ribatto mentre scivolo via da sotto le sue gambe e mi pulisco la bocca con la sua camicia da notte di seta abbandonata in fondo al letto.
Poi mi piazzo ben bene accucciato dietro di lei “sei pronta signora mia?”.
“O boia ma ancora? Ma sei una macchina”,
“Si una macchina da monta e adesso vedrai che bello”.
Le lecco bene il solco fra le chiappe snelle, sbavo parecchio perché mi serve più saliva possibile. Lei gradisce. Gioco un po’ col suo buchetto anale bello stretto e rosato, ci infilo un dito “ummm”.
“Ti piace?”.
“È un po’ strano”.
Le muovo più in fretta il dito nel culo.
“Piacevoleeeee” sospira.
Qualcosa inizia a bagnarsi. È il momento giusto. Levo il dito umido e aiutandomi con tutta la mano dilato le chiappe più che posso. Poi vado alla carica.
“No ma cosa…?” borbotta.
“Stai ferma dai che ti faccio un servizio completo”.
“Ma li non puoi mica”.
“Si che posso, sto già entrando” sorrido io mentre la mia cappella gonfia inizia a spingere e a farsi strada.
“No, no aia, aia, aia, mi fai male”.
“Stringi i denti e aprì le chiappe” le ribatto dandole un sonoro ceffone su un gluteo.
“Mi sfondi Cristo!”.
“Stai morbida, dai che entra” e spingo ancora un po’.
“Aiaaaaaaaaa” urla con tutto il fiato che ha nei polmoni ma il più è fatto. Ormai ha tutto il mio grosso uccello nel culo. Mi fermo un attimo per darle modo di abituarsi a quella trave nel sedere. Nel frattempo mi chino in avanti e le bacio collo e schiena “come va, ti piace?”.
“Brucia da morire e basta”.
“Porta pazienza vedrai dopo” sorrido e nel frattempo, molto lentamente, glielo sfilo fuori lasciando che una discreta dose di sangue coli sul materasso.
Poi ci riprovo. Stavolta entro senza grande difficoltà, anche a lei il dolore pare scemare piano piano…
Inizio a muovermi molto piano per farla abituare.
Proprio in quel momento mi accorgo che siamo osservati. Sulla soglia della camera da letto che, provocatoriamente la donna non aveva voluto chiudere, probabilmente proprio per provocare il figlio il più possibile, c’è lui. Paolo.
Voltò la testa un pelo. È nudo, col cazzo in mano, durissimo.
“Bravo era ora che qualcuno lo mettesse nel culo a sta befana” ride segandosi anche più di prima.
“Quindi è questo che volevi. Volevi che tua madre se lo prendesse nel culo maledetto bastardo” sospira lei.
“Te lo meritavi” sorride lui maligno.
“Bene allora guarda, guardami mentre mi sodomizzano e goditela perché tu di certo non lo potrai mai fare” commenta lei e inizia ad ancheggiare avanti e indietro come se volesse impalarsi da sola sul mio cazzone.
Pochi colpi e sembra prenderci gusto come del resto è naturale che sia.
La afferro salda ai fianchi e inizio a incularla a tutto spiano. Marta gode, mi dice di fare più forte, geme di piacere. Paolo si sega a tutto spiano senza perdersi un particolare.
Eccitato al massimo lo sento avvicinarsi e per un attimo penso che voglia montare me cosa che mi stupirebbe un po’ visto che a lui piace solo prenderlo… e questo non significa che rifiuterei…
Infatti, invece del suo cazzetto ecco arrivare una decisa slinguata.
Il professore frocetto mi ficca bene dentro la sua lingua unta e inizia a spassarsela col mio buchetto. Piacevole, anzi direi persino arrapante tanto che mi da vigore, mi fa aumentare la foga con cui inculo sua madre fino a sborarrle dentro a tutto spiano “Ooooo siiiii godoooo” urlo.
“Si, si, mi fai venire siii” bela la vecchia porca.
Intanto Paolo si sborra in mano colando sul materasso fra le mie gambe.
Poi mi spinge, quasi a forza, mi sposta, si tuffa fra le chiappe di sua madre, le ficca la lingua fra le chiappe e beve come un assetato tutta la sbroda che cola dal culo della vecchia.
Quando la donna si rende conto che è il suo stesso figlio a fargli il servizio si mette a ridere “ecco bravo, leccami il culo, giusto quello puoi fare” e non so se volontariamente o meno lancia un sonoro peto scorreggiando in faccia la figlio con gran gusto…

Si fa mattina, recupero i miei vestiti e me ne vado. Madre e figlio esausti dormono nudi nel lettone della vecchia uno accanto all’altro immersi in un mare di sperma…
scritto il
2026-04-14
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