Rosanna del ponte

di
genere
incesti

Quando col mio amico Giulio eravamo in astinenza prendevamo la macchina e andavamo al ponte, dalla Rosanna. La Rosanna del ponte.
In realtà il ponte non esisteva più, era una cosa di pietra cadente ricordo della vecchia strada che a forza di non usarla era praticamente una traccia di erba e sterpaglie. Ormai tutti usavano la strada nuova a cinquecento metri. Se una macchina imboccava la strada vecchia ( che non arrivava da nessuna parte visto che il ponte era caduto) era per andare dalla Rosanna che se ne stava lì seduta, di solito a gambe larghe con la gonna giù ma se uno guardava le bastava un gesto, alzarla un po e mettere in mostra la ficona.
Andava per i sessanta buoni ma aveva ancora due belle tette. Rossa tinta, faccia da porcellona e la fica (pelosa rossa anche lei) sempre calda.
Faceva anche dei prezzi buoni e se eri in due non si faceva problemi.
Così senza neanche entrare in macchina si metteva a novanta poggiata sulla macchina di Giulio, si calava la gonna e metteva in mostra un bel culone, un po’ grinzoso per gli anni ma mica male.
“Aspettate due minuti che se no si sgualcisce” diceva e se la calava piano piano restando con gli stivaloni di pelle ad altezza ginocchio che la facevano sembrare una cavallerizza vacca.
Intanto noi ci eravamo già tirati fuori l’uccello e ce lo segavamo un po’ a guardarla.
Lei sorrideva, ne prendeva uno per mano e mi faceva sempre i complimenti perché era bello grosso. Io non ci badavo anche perché penso lo dicesse a tutti.
Con lei non serviva preservativo ed era un bel vantaggio perché io con quella roba sul cazzo non sentivo nulla.
Si chinava puntando sui tacchi degli stivali “o diamo una bella assaggiata a sti due calippi” rideva e a gambe larghe iniziava a segarne uno e a ciucciare l’altro. Godevamo già così, sapeva leccare i punti giusti. Un paio di volte aveva ciucciato così bene che Giulio era venuto ancor prima di fottere e la Rosanna aveva fatto appena in tempo a togliere la bocca dalla sua cappella facendolo sborrare nel prato.
Quando aveva deciso che erano abbastanza duri (cosa opinabile perché eravamo già duri appena partiti da casa ) si alzava, si metteva chinata col busto sul cofano della macchina e allargava le gambe. “Chi parte per primo?”.
Io lasciavo sempre partire Giulio perché scaricava in due minuti e poi mi piaceva infilarlo nella sua ficona già piena di sborra del mio amico.
Così dopo che il mio amico si faceva una bella pisciata svuotandosi del tutto io la afferravo ai fianchi e pompavo con tutte le mie forze.
Lei era brava a urlare e a dire puttanate tipo “o come mi fai godere, o che montone, o che toro, dammi la sborra amore”. Chiaro che fingeva però noi ce lo facevamo andare bene anche se pensavamo ad altro. Io a mia zia che aveva più o meno la sua età e che avrei voluto farmi fin da ragazzino, Giulio pensava a sua madre, così aveva detto. Se la voleva fare fin da ragazzini, la spiava sempre, si sborrava le sue mutande quando poteva e in effetti anche io qualche sega su sua madre me la ero fatta, non tante quanto pensando a mia zia ma comunque, alla signora Gemma un tributo di sborra lo si doveva dare.
E così per qualche anno, nonostante avessimo delle ragazze nostre coetanee molto più in carne e disponibili, ogni tanto andavamo a farci una doppia con la Rosanna per sfogare i nostri sogni di incesto. Pagando il dovuto ci dava anche il culo ed era bellissimo immaginare di fare il culo a quella troia di mia zia Giuseppina. Per questo mi piaceva montare la Rosanna da dietro, perché di schiena potevo pensare a lei mentre le fottevo il culo e le schiaffeggiavo le natiche anche se, va detto, il culo di zia Giuseppina era più burroso e peloso.
E Giulio lo stesso, se la faceva, le strizzava forte i fianchi e urlava “si mamma, ti sfondo puttana ti sfondo” e le sborrava dentro come un pazzo.

E poi gli anni sono passati. Ci siamo fatti le nostre sane scopate con quelle della nostra età, ci siamo fidanzati, sposati ma, una tantum, tipo una volta al mese, facevamo la nostra scappata dalla Rosanna io soprattutto che avevo perso la zia troppo presto senza essermela mai fatta e che avevo proprio un gran bisogno di prendere la Rosanna a pecora. Ora poi che era più anzianotta era ancor più somigliante alla zia e godevo come un maiale, soprattutto se le facevo il culo.
Anche Giulio che non era mai riuscito a trombare quella santa donna di sua madre conservava questa passione e aveva bisogno di insultare e pompare la Rosanna.
Era un piccolo svago che raggiungeva il culmine quando sdraiati sull’erba ce la montavamo assieme uno in culo e l’altro in fica con lei che diceva “o così mi aprite in due con quei cazzoni”
E noi giù a sborrare…

Poi un giorno non c’era più.
Qualcuno diceva che era andata in pensione, probabilmente aveva fatto un sacco di soldi ed era andata a goderseli chissà dove, qualcuno aveva fatto girare la voce che era morta per qualche malattia sessuale ma non era chiaro e sembrava più che altro un monito a non andare con le puttane senza protezione.

Sia come sia ci troviamo lì vicino al vecchio ponte con i cazzi duri come marmo e nessuna a svuotarli. E siccome eravamo belli carichi io dico a Giulio che una sega me la voglio tirare lo stesso e faccio per scendere dalla macchina.
Lui mi dice di no. Di restare e di farmela pure sul sedile, anzi, ha pure una bella idea che può aiutare. Si allunga e dal cassettino del cruscotto tira fuori un collant.
“Questo è di mia madre, l’ha smagliato e l’ha buttato. Io sono stato rapido a prenderlo”.
Lo prendo in mano, lo odoro, ha la puzza di nylon che per me è puzza di sesso. Lo annuso proprio dove dovrebbe collimare con la fica. Immaginare sua madre che ci è venuta dentro sarebbe troppo lo so ma tanto stiamo solo cazzeggiando.
Me lo passo sul cazzo e inizio a farmi una sega, di brutto. Giulio si afferra a sua volta il pisello e se lo tira. Intanto parliamo di sua madre.
“Meglio che usciamo se no qui sborriamo io cruscotto” dico.
“Specie in due” sorride mentre mi accarezza una coscia per palpare anche lui il collant della madre.
“Te li sei mai infilati?” chiedo.
Lui arrossisce, non risponde.
“Mia zia aveva le calze coi gancetti, ogni tanto me le sono messe per segarmi e ho goduto” insisto per metterlo a suo agio poi scendo. Il cazzo sta scoppiando, vorrei tanto sborrare mia zia.
Scende anche lui. Immagino debba farsi il suo finale invece quando lo guardo mi viene un colpo. Si è messo il collant della madre e ora è lì a cazzo duro che spinge da sotto sul nylon.
Mi eccito da matti. Allungo la mano, gli accarezzo una coscia. Il suo cazzo dondola dal piacere.
Si fa avanti, lo faccio appoggiare alla macchina per vederlo bene da dietro. Vedere il culo nel collant. “Cazzo sembri quasi una donna, magari sei mia zia da dietro”.
“È mi piacerebbe” dice lui con la mano dentro al collant a segarselo.
Io, un po’ senza volere è un po’ no gli struscio il cazzo. La sensazione del nylon sulla cappella mi arrapa.
“Vuoi chiamarmi zia?” chiede Giulio.
“O si zia troia” rido.
“E poi?”.
“Poi ti strapperei il collant al punto giusto per farci passare il cazzo e ti inculerei a forza”.
Lui si mette una mano giusto sul culo, armeggia un po’ con le unghie, il collant si apre.
“Vuoi davvero incularti la zietta?”.
“O siii” mugolo mentre ormai ho perso il controllo…

Lo inculo. Penso a mia zia ma sto pur sempre inculando un maschio e per me è la prima volta. Per lui no. Infatti entrò nel suo sedere senza grande sforzo. In seguito verrà fuori che sono anni che si sega con le zucchine e le carote nel culo.
“E tua moglie?”.
“Non dirle nulla”.
“No no, ma poi ste carote mica le mangiate?”.
“Guarda che basta lavarle”.
“A”.
Ora non so più se sono eccitato pensando di inculare mia zia, di inculare sua mamma o di sua moglie che mangia carote uscite dal suo culo. Non so più nulla, so solo che sborro tipo idrante dentro di lui.
“Cristo che bello” urla Giulio e per la gioia viene a sua volta riempiendo i collant.

Da allora abbiamo smesso di andare al ponte, non c’è ne sarebbe più motivo. Adesso una volta al mese andiamo in un hotel in periferia. Uno di quelli dove ti danno le camere anche a ore e non fanno domande. Il proprietario che ci da le chiavi sa sicuramente cosa andiamo a fare e dai gemiti che arrivano dalle altre stanze non siamo i soli.
Forse non sa o non immagina che appena tolti i pantaloni io sono coi collant color carne identici a quelli della madre di Giulio e lui con le autoreggenti color danno identiche a quelle di mia zia.
Così ognuno può fare ciò che vuole. Io mi monto la zia e magari le sego anche il cazzo allungando la mano. Alla fine immaginare che mia zia, se l’avessi presa a pecora, mi avrebbe fatto trovare un bel pisello invece della gnocca mi eccita.
Giulio mi monta, mi urla “troia, puttana, ti inculo in chiesa davanti al prete” perché sua madre è una pia donna e bestemmiare pensando a lei lo arrapa.
Ce ne facciamo due, anche tre se ci tira, anche perché a me il cazzo di Giulio nel culo lo fa tornare duro per il bis e mi viene da metterglielo in bocca o di proporgli di farci un sessantanove così ho le sue calze di nylon ai lati della faccia mentre ciuccio il cazzo e bevo sborra quando viene.
Svuotate le palle ci beviamo qualcosa dal frigo bar, nudi, sazi di sesso. A volte ci viene in mente la Rosanna, ne parliamo un po’, i tarelli tornano dritti.
“Pensa alla mano della Rosanna” gli dico e inizio a fargli una sega
“Si anche tu. Pensa che dopo la aprì in due” ride segandomi ben bene.
A volte siamo così ben coordinati che riusciamo a venire uno nella mano dell’altro quasi contemporaneamente. Quando esce fluente e appagante lo sperma urliamo “Rosanaaaaa” e la mano dell’altro sega ancora più veloce per svuotare tutto il seme.

“Ma secondo te siamo froci?” mi domanda ogni tanto Giulio quando rivestiti da maschi torniamo a casa?
“No, non so, ma in fondo è davvero così importante?” sorrido io.
Lui annuisce, sorride e poi mi racconta con un certo orgoglio di come si sbatte la moglie ogni sera…

Commenti: Johngalloclub@gmail.com
scritto il
2026-03-13
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