Il casolare

di
genere
etero

Nel casolare ci viveva la mia numerosa famiglia, a parte dei miei genitori c’eravamo noi figli:
quattro maschi e tre femmine.
Noi maschi e femmine dormivamo in due diversi locali su brandine con materassi ripieni di foglie e fieno, in un altro locale dormivano su materassi ripieni di crine di cavallo e lana i genitori.
Tutti questi locali erano l’uno vicino all’altro, senza porte.
Si sentiva quasi il respiro di noi tutti; infatti quando mio padre faceva sesso con la mamma sentivamo i lamenti di lei e le imprecazioni di lui.
Mio padre, comunque, ci teneva che tutti i suoi figli frequentassero la scuola perché non voleva che continuassero a fare la vita che faceva la sua famiglia.
Tutte le notti il mio fratello maggiore sedici anni compiuti, il secondo, quindici appena cominciati, andavano ad infilarsi nel letto delle sorelle e le sodomizzavano le quali non facevano altro che lamentarsi “no così no!” il grande le strattonava ed arrabbiato diceva “davanti no!!” se no da grande puoi fare solo la puttana.
Io, Cesira detta SIRA, ero esclusa per essere troppo piccola.
La condizione della famiglia si alleggeriva con il passare del tempo in quanto i figli maschi andavano a lavorare in paese o lontano, così valeva per le femmine le quali o si sposavano o si arrangiavano a trovare lavoro in paese.
Io appena compiuti i diciotto anni me ne andai a trovare lavoro in città dove viveva una sorella di mia madre.
Fui fortunata perché trovai subito lavoro in un ipermercato, appena riuscii a risparmiai un po’ di soldi mi trovai in affitto un buco di casa, un monolocale.
Era l’inizio della mia libertà
Dopo circa sei sette mesi mi ero già abituata a gestire la mia vita, ero in grado di guardarmi attorno.
Una sera avevo lasciato il lavoro più tardi del solito, correvo per non perdere l’autobus, si stavano chiudendo le porte e venni tirata su da un giovane con una vigorosa strattonata.
Scendemmo alla stessa fermata, facemmo insieme il tratto di strada e scoprii che abitavamo nello stesso stabile a piani diversi, il giovanotto si chiamava Lele.
Diventammo amici, la sera cenavamo insieme con i precotti dell’ipermercato, una sera Lele non so che cosa festeggiasse, però a tavola c’era una buona bottiglia di vino, quando ci alzammo eravamo sobri ma anche allegretti fu così che finimmo insieme sul mio stesso letto vestiti, come fu o come non fu ci trovammo nudi.
Per me era la prima che mi trovavo nuda con a fianco Lele, fu così che vidi un pene diverso per grandezza da quello dei miei fratelli.
Feci sesso con lui ci perdemmo in baci, carezze ma non ci fu lo sverginamento Lele mi prese come facevamo i miei fratelli con le sorelle, ma era tutta un’altra cosa pulita voluta desiderata.
La nostra storia fu di breve durata, Lele mi è rimasto nella memoria fino ad oggi e forse per sempre.
Ho deciso di lasciare quel posto e trasferirmi in una grande città dove ho trovato un lavoro che mi soddisfa.
Da poco è stato assegnato nel nostro settore un collega che trovo molto interessante, ne ho parlato con una collega la quale sinteticamente mi dice: lascia perdere.
Non ho seguito il consiglio continuo a cercare un contatto, è stato lui che al bar aziendale mi abborda e senza perdere tempo mi invita a cena per la sera del sabato prossimo.
Con un certo entusiasmo mi presento all’appuntamento, la cena scivola in maniera frizzantina alla fine lui galante mi accompagna con la sua auto a casa, sale fino all’uscio ed entra, chiusa la porta mi attira e mi stampa un focoso bacio, mi avvio nella camera da letto per svestirmi girandomi vedo lui alle mie spalle.
Mi trovo stesa sul letto tra le sue braccia, con intensità solletica la mia sessualità, stuzzica la vagina in tanti modi tutti sempre più eccitanti, mi preparo alla penetrazione, rimango delusa quando sento in me un pene come un fanciullo.
disincantata lo accompagno alla porta.
Non racconto la mia avventura alla mia collega la quale però mi propone di condividere con lei una sua abituale trasgressione.
Spinta dalla curiosità non mi sono tirata indietro, con la sua auto venerdì sera andiamo in questo locale dove lei incontra persone che conosce, tra le altre c’è un signore che l’accoglie con un caldo saluto, nell’angolo del divano osservo la scena con distaccata meraviglia.
Ad un certo punto lei e lui si alzano e si avviano verso non so dove, rimango sola stranita con la voglia di tornare a casa, mi si siede accanto un giovane della mia età, si presenta:
-Diego.: ciao, la prima volta che sei qui?
-S.: si, sono venuta con la mia collega di lavoro non so nemmeno che cosa sia questo locale.
-D.: la tua amica non ti ha spiegato…
-S.: no non mi ha spiegato niente ma adesso comincio a capire di che si tratta di un luogo che donne vengono a farsi scopare,
-D.: hai detto brutalmente la verità. Qui vengono donne di mezza età insoddisfatte per essere soddisfatte da uomini che fanno il “mestiere”,
-S.: anche tu fai il “mestiere”? Avrai la mia età ma non potresti fare un altro lavoro più dignitoso diverso dal fare il “puttano”. Diego la prende male si offende
-D.: Ok. la serata è loffia vado a casa, tu resti sola in attesa della tua amica? Lo sai che con il “puttano”, come ci chiami tu, passa molte ore con lui.
-S.: non lo sapevo sono venuta con la sua auto, devo tornare quasi in centro,
-D.: se vuoi ti posso dare un passaggio con il mio motorino, non importa che devo fare un giro lungo per tornare a casa.
Accetto e mi abbraccio Diego che corre come un dannato anche se è notte fonda con le strade deserte, arriviamo a casa alle due di notte, il giovane mi saluta ma io gli propongo resta a casa mia domani te ne vai.
Ci buttiamo sul letto e ci abbracciamo con passione, facciamo volare in aria i vestiti, mi piace Diego mi fa eccitare guardando il pendente di dimensioni abbondanti, mi viene la voglia.
Mi sa prendere, mi fa scoprire un sesso che non sapevo esistesse, baci, carezze, i capezzoli che succhia con delicatezza, affonda il viso tra le cosce, la lingua sulla vagina depilata, mi sento fremere, quando Diego si solleva mostra un pene abbondante, glielo tocco si indurisce diventando notevole, mi sento accalorata anche euforica pensando che Diego me lo infilerà dentro.
Lo voglio tutto, nel frattempo me ne approprio, lo faccio passare sulla bocca, il sapore aspro del suo precum prima mi disturba poi lo trovo gradevole, lo succhio Diego ha un sussulto, la lingua scende sulla lunga asta gli mordo dolcemente i testicoli Diego freme.
Mi prende la testa tra le mani mi dà un bacio, il primo vero bacio, spinge il pene nella mia bocca bavosa, mi strozza ma non esce, cola la bava dalle labbra, la saliva scende lungo la verga lubrificandola.
Ho gridato quando mi ha penetrato, sono entusiasticamente gasata, continuavo a dirmi: è mio! e tutto mio!!.
-D.: Non sei vergine vero?.
-S.: SI! lo sono davanti NO! di dietro. È un problema per te?
-D.: sarà una cosa meravigliosa. Fino ad oggi non ho mai provato questa sensazione.
Parlando senza prepararmi mi spinge dentro il bastone, grido più per l’entusiasmo che per il dolore, il comportamento di Diego è cambiato è diventato rude, non so perché ma rivivo la mia fanciullezza di quando i miei genitori facevano sesso.
Continuo a sbattermi sotto di lui, mi stringe tra le dita il clitoride, cosa mai provata: l’orgasmo, passa dalla delicatezza alla ruvidezza.
Questo modo rozzo mi piace, me lo stringo in un abbraccio passionale, i capezzoli sono gonfi e tumidi mi fanno male perché mi continua a leccarli ma quando si ferma voglio che riprenda.
Io sono travolta dal godimento, questo mio stato coinvolge Diego che mi sta dando tutto
Questa brutalità mi fa morire, mi offro a lui con slancio al quale risponde con entusiasmo.
Ancora riesco ad avere un altro orgasmo, sono esaurita sento il suo liquido sul mio ventre.
Mi lubrifica l’ano, capisco cosa vuole fare, l’avevo visto tante volte subirlo dalle mie sorelle, ma questa volta sono io che lo cerco mi metto nella posizione giusta: aspetto.
Diego mi svergina l’ano.
-D.: questa volta non ti ho sverginata vero?
-S.: si, ma sto soffrendo ma voglio che continui.
-D.: Sira è una delle poche volte che non ho fatto sesso perché me lo chiedevano ora lo sto facendo con te perché lo voglio.
Così dicendo eiacula con ripetute scariche che ognuna mi danno una fantastica goduria.
Diego è rimasto a dormire a casa mia tutto il week-end.
Abbiamo trovato anche il tempo per parlare così ho saputo che lui vive nel nostro paese da due anni, lui è originario di Santiago di Cuba, dove ha finito la scuola. quando abbiamo parlato del suo paese l’ho nei suoi occhi un velo di malinconia.
Non so se tra noi c’è quella cosa che chiamano feeling, abbiamo deciso di stare insieme, cambierà vita non farà più il puttano, farò il possibile trovargli un lavoro.
scritto il
2026-03-25
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