Sfasciafamiglia

di
genere
sentimentali

Marco era cresciuto in una casa ordinata, di quelle dove tutto sembra al suo posto anche quando qualcosa, sotto la superficie, non lo è mai stato davvero.

Figlio unico, aveva sempre avuto l’attenzione totale dei suoi genitori. Sua madre, Elena, era stata una donna bellissima: lineamenti eleganti, uno sguardo caldo che sembrava accogliere chiunque. Col tempo quella bellezza si era fatta più discreta, ma non meno affascinante. Suo padre, Andrea, invece, portava gli anni con una sicurezza silenziosa: un uomo ancora piacente, con una carriera solida, senza eccessi ma con quella stabilità che rassicura.

Marco aveva sempre pensato che la sua fosse una famiglia normale. Fino a quando conobbe Chiara.

Chiara era tutto movimento e leggerezza. Ballerina di danza ritmica, aveva un corpo allenato, flessibile, quasi irreale nei gesti. Longilinea, armoniosa, con curve che rompevano la perfezione delle linee sottili. Quando si muoveva, sembrava raccontare qualcosa senza bisogno di parole.

Marco se ne innamorò in fretta. Di quella grazia, di quel sorriso, ma anche di quel seno a metà tra una seconda e una terza, sodo, libero quando non metteva reggiseno, e prorompente quando lo metteva. (Chiara si ostinava a portare intimo della seconda taglia)

La prima volta che la portò a casa, fu una cena semplice. Elena la accolse con calore materno, Andrea con curiosità, come non credesse che fosse la mia ragazza. Nulla di strano, almeno all’inizio.

Poi arrivarono le intese e ancora peggio i silenzi.

Sguardi trattenuti troppo a lungo. Frasi interrotte a metà. Un’aria sottile, quasi impercettibile, che si insinuava tra Chiara e Andrea ogni volta che si trovavano nella stessa stanza.

Marco lo percepiva, ma non riusciva a dargli un nome. Era qualcosa di imbarazzante, sì, ma anche indefinito. Si diceva che fosse solo una sua impressione.

Chiara, a volte, evitava lo sguardo del padre. Altre volte lo sosteneva un secondo di troppo.

Andrea, da parte sua, sembrava più attento del necessario. Un complimento di troppo, una presenza che diventava improvvisamente più intensa quando lei entrava nella stanza.

La tensione cresceva nel non detto.

Finché una sera, mentre Marco era fuori per lavoro, qualcosa cambiò.

Non fu un momento improvviso, ma una linea sottile attraversata lentamente. Una conversazione più lunga del solito, una confidenza che si fece troppo personale. Una vicinanza che smise di essere casuale.

Quando si baciarono, non fu sorpresa. Fu come se entrambi sapessero che, prima o poi, sarebbe successo.

Quello che seguì non ebbe bisogno di parole. Fu un errore lucido, consapevole. Un abbandono che nessuno dei due fermò.

La verità venne fuori settimane dopo.

Marco non fece scenate. Rimase in silenzio, come se qualcosa dentro di lui si fosse spento di colpo. Elena, invece, capì subito. Non pianse neanche lei. Guardò Andrea con una lucidità che non aveva mai avuto prima.

Il divorzio arrivò rapido, quasi inevitabile.

Marco lasciò Chiara senza discutere. Non c’era nulla da salvare, pensava. Nulla da capire.

Passò del tempo.

Poi, lentamente, le cose trovarono una nuova forma. Non migliore, non peggiore. Solo diversa.

Andrea e Chiara iniziarono a convivere.
La cosa mandava Marco in bestia, più della madre che sembrava aver immediatamente messo una pietra sopra la sua relazione.

La loro relazione non era fatta di slanci evidenti. C’era una tensione costante, qualcosa di irrisolto che però li teneva insieme. Forse perché nata nel modo sbagliato, forse perché alimentata da ciò che avevano distrutto per averla.

Marco, da parte sua, rimase solo.
Non per scelta dichiarata, ma perché nessun legame gli sembrava più semplice. O innocente.

A volte, ripensava a Chiara mentre si muoveva leggera, come se il mondo non potesse toccarla. E si chiedeva quando, esattamente, tutto fosse cambiato.

Ma non trovava mai una risposta precisa.

Solo quella sensazione, sottile e persistente, che LEI si fosse presa TUTTO.
scritto il
2026-04-23
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