Nudisti per casa - Episodio 4
di
pippopippo
genere
esibizionismo
Premessa:
Il mio tentativo qui, con la scusa del conflitto tra la tribù di carne e quella di stoffa, é indagare le bugie che ci raccontiamo ogni giorno.
Esploro le contraddizioni dei due personaggi principali. In particolare: chi è santo? Chi è autentico?
La conclusione sarà: nessuno dei due. Ma per arrivarci, ci vuole tempo, e molto episodi. Per ora il conflitto tra i due é appena iniziato.
Racconto:
Siamo in salotto. Seduti alla tavola da pranzo. Marika sembra un pezzo di legno. Tiene distanza di sicurezza. Non si muove. È diversa dal primo giorno. Io so che la sua è solo scena. Deve recitare un ruolo. Il primo giorno era così vera, così dolce.
Le chiedo:
non ti viene mai voglia di arrenderti? Di farti vedere vulnerabile come noi?
La sua risposta mi riporta a quello che mi disse il primo giorno: Non sono puritana, non voglio esibire il mio corpo.
- Non è così semplice. Non basta essere nudi per essere nudi.
Questo spiazza tutti. Perché mette in discussione la superiorità della tribù di carne. E se avesse ragione Marika?
Il clima di superiorità della mia tribù riceve un brutto colpo; si sente nervosismo nell'aria.
Che intendi — le chiedo.
Significa che se usi l'anatomia del tuo corpo per alzare bandiera, quando vinci non sei autentico. Sei solo esibizionista. L'autenticità è un'altra cosa.
Mi difendo:
Non posso controllare le reazioni del mio corpo.
No, però l'aria soddisfatta la potevi evitare!
Marika mi fa venire voglia di strozzarla.
Ma al mio socio piace esibirsi. Anche questo è autenticità. Quando però il mio "socio" veniva messo in mostra spaventato e umiliato, che giustificazione era per le tue amiche?
Vedo Marika colpita.
Cerco di sfruttare il vantaggio.
Considera il mio pisello semplicemente come un'estensione di me, una parte che non posso nascondere. Tu puoi conoscermi meglio di quanto io possa conoscere te. Ho rinunciato a una maschera. Non ho esibito potere, ho rivendicato solo il mio diritto di non vergognarmi.
Il sorriso sornione di Marika è sparito. Per un attimo sembra cedere al clima della tribù di carne.
Mi fa tenerezza; vorrei consolarla per questa sua rigidità. Allora penso a un gesto stupido e tenero: condividere un pezzetto di cioccolato.
Ma quella cretina risponde con furia.
Ma come ti permetti? Io non accetto cibo toccato con quelle mani sudicie. Ti ho visto prima mentre ti grattavi il socio.
Prende il pezzo di cioccolato e me lo lancia proprio sul pisello. Ha una mira notevole.
Si alza e torna in stanza.
Almeno questa volta non chiude la porta a chiave.
La regola sulla lavagnetta c'è. È la numero 6.
Sono io nel torto.
Volevo solo fare un gesto tenero, e la santarellina mi punisce ancora una volta con l'umiliazione. Trasformando il mio socio in mostro. Mi chiedo: chi è davvero santo, adesso?
A casa assurda, conflitti assurdi.
Il mio tentativo qui, con la scusa del conflitto tra la tribù di carne e quella di stoffa, é indagare le bugie che ci raccontiamo ogni giorno.
Esploro le contraddizioni dei due personaggi principali. In particolare: chi è santo? Chi è autentico?
La conclusione sarà: nessuno dei due. Ma per arrivarci, ci vuole tempo, e molto episodi. Per ora il conflitto tra i due é appena iniziato.
Racconto:
Siamo in salotto. Seduti alla tavola da pranzo. Marika sembra un pezzo di legno. Tiene distanza di sicurezza. Non si muove. È diversa dal primo giorno. Io so che la sua è solo scena. Deve recitare un ruolo. Il primo giorno era così vera, così dolce.
Le chiedo:
non ti viene mai voglia di arrenderti? Di farti vedere vulnerabile come noi?
La sua risposta mi riporta a quello che mi disse il primo giorno: Non sono puritana, non voglio esibire il mio corpo.
- Non è così semplice. Non basta essere nudi per essere nudi.
Questo spiazza tutti. Perché mette in discussione la superiorità della tribù di carne. E se avesse ragione Marika?
Il clima di superiorità della mia tribù riceve un brutto colpo; si sente nervosismo nell'aria.
Che intendi — le chiedo.
Significa che se usi l'anatomia del tuo corpo per alzare bandiera, quando vinci non sei autentico. Sei solo esibizionista. L'autenticità è un'altra cosa.
Mi difendo:
Non posso controllare le reazioni del mio corpo.
No, però l'aria soddisfatta la potevi evitare!
Marika mi fa venire voglia di strozzarla.
Ma al mio socio piace esibirsi. Anche questo è autenticità. Quando però il mio "socio" veniva messo in mostra spaventato e umiliato, che giustificazione era per le tue amiche?
Vedo Marika colpita.
Cerco di sfruttare il vantaggio.
Considera il mio pisello semplicemente come un'estensione di me, una parte che non posso nascondere. Tu puoi conoscermi meglio di quanto io possa conoscere te. Ho rinunciato a una maschera. Non ho esibito potere, ho rivendicato solo il mio diritto di non vergognarmi.
Il sorriso sornione di Marika è sparito. Per un attimo sembra cedere al clima della tribù di carne.
Mi fa tenerezza; vorrei consolarla per questa sua rigidità. Allora penso a un gesto stupido e tenero: condividere un pezzetto di cioccolato.
Ma quella cretina risponde con furia.
Ma come ti permetti? Io non accetto cibo toccato con quelle mani sudicie. Ti ho visto prima mentre ti grattavi il socio.
Prende il pezzo di cioccolato e me lo lancia proprio sul pisello. Ha una mira notevole.
Si alza e torna in stanza.
Almeno questa volta non chiude la porta a chiave.
La regola sulla lavagnetta c'è. È la numero 6.
Sono io nel torto.
Volevo solo fare un gesto tenero, e la santarellina mi punisce ancora una volta con l'umiliazione. Trasformando il mio socio in mostro. Mi chiedo: chi è davvero santo, adesso?
A casa assurda, conflitti assurdi.
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