Nudisti per casa - Episodio 16, Esecuzione pubblica. Lidia é il boia
di
pippopippo
genere
esibizionismo
É tutto il giorno che Lidia si muove per casa con il suo tacquino, silenziosa é pensierosa.
Io so più o meno cosa sta facendo, dopo aver visto i suoi murales, temo il peggio.
Ma spero di passare il più piatto possibile, perché, vorrei superare invisibile dalle grinfie della sua vena caricaturale.
Se mi trova un difetto, mi demolisce.
Le altre cavie, ehm, inquilini, non hanno capito ancora il pericolo che corrono, ed io me ne sono stato tranquillo.
Non mi voglio mettere in mezzo.
Ogni tanto tento di dare un occhiata agli appunti di Lidia. Ma non ci capisco molto.
Leggo frasi che non hanno molto senso, tipo "chirurgo che siede nel trono di medicinali scaduti", "imbranata sotto cappa di vetro sterile", "regressione neonatale", "urina", "zanzare", "zecche", "mosche", "peli sparsi".
Come anticipazione, il tema, del murales mi é chiaro.
Gli altri inquilini, invece sembrano ignorare il pericolo.
Quella matita é in realtà una spada affilatissima.
E quel bel visino dolce, in realtà nasconde un occhio dissacrante.
Lidia non è in grado di proiettare il sacro come Janine.
Ho paura!!
In questo momento é Roby, il soggetto sotto osservazione.
Non oso immaginare cosa è in grado di immaginare Lidia.
Lidia potrebbe fare un grande buco nell'acqua. Conoscendo i soggetti con cui divido casa, l'opera caricaturale potrebbe non essere accolta con la leggerezza necessaria.
La nudità in questa casa é in realtà molto corazzata di false illusioni e false libertà.
Come sta dimostrando la regressione di Veronika, scioccata dall'arrivo di Lidia e dalla cattiva esperienza con il funzionario del catasto. E come sta dimostrando Marika, che non è stata in grado di accettare di essere diversa da Lidia, ma non per questo trascurata o invisibile, anzi. Sappiamo tutti qual'è la sua profondità. Ma in questo momento, ha proprio perso la brocca.
Intanto, parliamo del diavolo! ed eccola qui, in salotto. Mentre Roby si pulisce le unghia dei piedi, Marika in una mano c'ha la borraccia col beccuccio a biberon, nell'altra mano c'ha invece una piccola coperta stropicciata e logora.
Fa puzza.
Si siede sul divano, e si abbraccia alla coperta. Annusandola.
Intanto finalmente si intravede il fantasma. Cioè Veronika. Indossa uno sciarpone invernale di 3 metri, aggrovigliato tra collo e fianchi.
E intanto Lidia, scrive? disegna?
La sua matita é una lama. Io so la verità. Sta preparando la nostra esecuzione pubblica.
Sento già le urla dell'arena che chiede sangue.
Io di riflesso, inghiotto saliva.
Posso ancora sfuggire al suo occhio dissacrante?
Forse per lo stress mi addormento.
E faccio un sogno strano. Sono in un deserto. Intorno a me vedo foglia disegno. Sono tutti bianchi. Ma accanto vedo le statue di Veronika, Marika, Janine e Roby.
Hanno tutti appesi post-it. In ognuno c'è scritto un difetto preciso.
La statua di Marika ne é piena, praticamente sommersa. Si vede solo un piede e la faccia.
La statua di Janine é gigantesca. I suoi post-it sono giganteschi, mi avvicino, ne prendo uno, é praticamente un foglio pesantissimo, della mia altezza. I difetti sono scritti però fitti fitti con caratteri minuscoli.
Poi a terra vedo un foglio con scritto il mio nome. Ma il foglio é bianco.
Mi appare Lidia.
- a te ancora non ti so definire. Forse sei solo un osservatore invisibile, oppure credi di poter essere invisibile.
Mi sveglio.
Il sogno mi fa riflettere.
La casa dei nudisti non ci libera.
Mi rendo conto che la casa dei nudisti a prima vista sembra una liberazione.
Ma vogliamo veramente essere autentici? Senza maschere?
Vogliamo veramente essere visti?
Forse a me sarebbe bastato essere visto da qualcuno con un occhio diverso di Lidia.
Lidia con la sua autenticità ci sta liberando da vecchi schemi di perfezione impossibili?
Oppure ci sta togliendo le illusioni che ci sono necessarie per vivere bene, in questo mondo pieno di vermi, cacca e urina?
Non sono sicuro che Lidia sia quel tipo di autenticità a cui aspiro.
Forse la casa nudisti ci ha costretto a farci vedere da tutti, ma forse non dobbiamo forzare e aprire questo meccanismo con tutti.
Io so più o meno cosa sta facendo, dopo aver visto i suoi murales, temo il peggio.
Ma spero di passare il più piatto possibile, perché, vorrei superare invisibile dalle grinfie della sua vena caricaturale.
Se mi trova un difetto, mi demolisce.
Le altre cavie, ehm, inquilini, non hanno capito ancora il pericolo che corrono, ed io me ne sono stato tranquillo.
Non mi voglio mettere in mezzo.
Ogni tanto tento di dare un occhiata agli appunti di Lidia. Ma non ci capisco molto.
Leggo frasi che non hanno molto senso, tipo "chirurgo che siede nel trono di medicinali scaduti", "imbranata sotto cappa di vetro sterile", "regressione neonatale", "urina", "zanzare", "zecche", "mosche", "peli sparsi".
Come anticipazione, il tema, del murales mi é chiaro.
Gli altri inquilini, invece sembrano ignorare il pericolo.
Quella matita é in realtà una spada affilatissima.
E quel bel visino dolce, in realtà nasconde un occhio dissacrante.
Lidia non è in grado di proiettare il sacro come Janine.
Ho paura!!
In questo momento é Roby, il soggetto sotto osservazione.
Non oso immaginare cosa è in grado di immaginare Lidia.
Lidia potrebbe fare un grande buco nell'acqua. Conoscendo i soggetti con cui divido casa, l'opera caricaturale potrebbe non essere accolta con la leggerezza necessaria.
La nudità in questa casa é in realtà molto corazzata di false illusioni e false libertà.
Come sta dimostrando la regressione di Veronika, scioccata dall'arrivo di Lidia e dalla cattiva esperienza con il funzionario del catasto. E come sta dimostrando Marika, che non è stata in grado di accettare di essere diversa da Lidia, ma non per questo trascurata o invisibile, anzi. Sappiamo tutti qual'è la sua profondità. Ma in questo momento, ha proprio perso la brocca.
Intanto, parliamo del diavolo! ed eccola qui, in salotto. Mentre Roby si pulisce le unghia dei piedi, Marika in una mano c'ha la borraccia col beccuccio a biberon, nell'altra mano c'ha invece una piccola coperta stropicciata e logora.
Fa puzza.
Si siede sul divano, e si abbraccia alla coperta. Annusandola.
Intanto finalmente si intravede il fantasma. Cioè Veronika. Indossa uno sciarpone invernale di 3 metri, aggrovigliato tra collo e fianchi.
E intanto Lidia, scrive? disegna?
La sua matita é una lama. Io so la verità. Sta preparando la nostra esecuzione pubblica.
Sento già le urla dell'arena che chiede sangue.
Io di riflesso, inghiotto saliva.
Posso ancora sfuggire al suo occhio dissacrante?
Forse per lo stress mi addormento.
E faccio un sogno strano. Sono in un deserto. Intorno a me vedo foglia disegno. Sono tutti bianchi. Ma accanto vedo le statue di Veronika, Marika, Janine e Roby.
Hanno tutti appesi post-it. In ognuno c'è scritto un difetto preciso.
La statua di Marika ne é piena, praticamente sommersa. Si vede solo un piede e la faccia.
La statua di Janine é gigantesca. I suoi post-it sono giganteschi, mi avvicino, ne prendo uno, é praticamente un foglio pesantissimo, della mia altezza. I difetti sono scritti però fitti fitti con caratteri minuscoli.
Poi a terra vedo un foglio con scritto il mio nome. Ma il foglio é bianco.
Mi appare Lidia.
- a te ancora non ti so definire. Forse sei solo un osservatore invisibile, oppure credi di poter essere invisibile.
Mi sveglio.
Il sogno mi fa riflettere.
La casa dei nudisti non ci libera.
Mi rendo conto che la casa dei nudisti a prima vista sembra una liberazione.
Ma vogliamo veramente essere autentici? Senza maschere?
Vogliamo veramente essere visti?
Forse a me sarebbe bastato essere visto da qualcuno con un occhio diverso di Lidia.
Lidia con la sua autenticità ci sta liberando da vecchi schemi di perfezione impossibili?
Oppure ci sta togliendo le illusioni che ci sono necessarie per vivere bene, in questo mondo pieno di vermi, cacca e urina?
Non sono sicuro che Lidia sia quel tipo di autenticità a cui aspiro.
Forse la casa nudisti ci ha costretto a farci vedere da tutti, ma forse non dobbiamo forzare e aprire questo meccanismo con tutti.
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