Lei non è mia amica
di
pippopippo
genere
etero
Sta piovendo. Niente di grave, solo qualche goccia.
Sono 10 minuti che aspetto.
Eccola che arriva.
- ma dove sei stata?
- scusa – dice.
La guardo in viso.
Ha il solito aspetto rassicurante. Elegante nel vestirsi.
- sono incazzato con te!
Lei mi guarda stralunata.
- tu fai strategie, test, con me non funziona.
Intanto comincia piovere a dirotto. E niente ombrello.
Lei indossa una giacca, sotto una camicetta. E con l’acqua che la bagna, vedo che sotto la camicetta non c’è niente.
E’ la prima volta che vedo che sotto la camicia c’è volume.
Pensavo fosse piatta.
- andiamo in macchina, le dico, ripariamoci li.
L’accompagno verso l’abitacolo.
Mi segue, ma non è completamente sicura.
Le apro la portiera, lei sale.
Siamo tutti bagnati.
Lei fa qualcosa di inaspettato. Si toglie la giacchetta e comincia a togliersi la camicia.
Io non capisco, la guardo con sospetto.
Lei sembra seccata.
- sono inzuppata, mi devo asciugare. Siamo tra amici, ti scandalizza?
La solita tiritera. Ma questa volta non lo reggo il suo gioco.
- amici un corno!
Lei è scioccata dalla mia risposta, intanto si era già tolta la camicetta, ma rimane a metà, anche se i seni sono ormai in mostra.
Capisce che non ha il controllo della situazione. Un po' inquieta per la novità che non sa come gestire, fa per ricoprire quello che ormai aveva scoperto.
Le è sfuggito qualcosa della nostra dinamica. Non si aspettava il mio tono non accomodante.
- capito! Però la camicia me la tolgo lo stesso, sono fradicia.
Però copre il seno con le mani.
- pensavo fossi piatta le dico.
Lei da me non si aspetta questo tipo di dinamica.
- nei contesti professionali, so come non farle notare.
- però a me ora le stai facendo notare, platealmente!
- quello che hai visto, l’hai visto per la pioggia. Sono più coperta di prima ora.
Poi mi ripropone la solita sceneggiata.
- sei un amico! Di te mi fido!
Riesce a rinchiudermi sempre al solito angolo del ring. Provo ad uscire dall’angolo.
- no cara mia!
La mia risposta la spiazza. Preme le mani sui seni.
- ma che fai!
Non c’è risposta.
- su! abbassa le difese, liberale.
Le prendo le mani, per spingerla a liberare i seni da quella chiusura. Senza esito. Lei stringe ancora di più e si divincola.
- prima ho notato che sono molto belle!
Mi guarda con un fare cagnesco.
- me ne sono pentita!
- dici?
- non mi guardare così!
Io intanto accendo il motore della macchina, faccio manovra.
- che fai? – mi dice.
- andiamo a casa mia, li possiamo asciugarci i vestiti.
Lei non dice nulla.
Passano 10 minuti, di silenzio, siamo a due passi da casa mia. Il vicolo è anonimo e inabitato. E’ notte fonda.
- andiamo – le dico.
Lei fa per rimettersi la camicetta.
- non c’è bisogno – le dico – il viale è vuoto, non c’è nessuno intorno. Andiamo.
Lei accetta la sfida. Esce dall’auto mezza nuda. Sempre con le mani che coprono le tette.
La accompagno all’entrata. Lei infreddolita.
Io rido.
- c’è freddo?
Sembra risentita.
- l’uomo di solito offre la giacca!
- ma io non sono l’uomo, ricordi? Sono l’amico perché tanto sei sicura che non allunga le mani!
Siamo nel mio appartamento.
- mi sono dimenticata la camicia e la giacca in macchina! – dice.
Io intanto la accompagno al bagno.
- li c’è il phon e un asciugamano pulito.
Lei si gira alle mie spalle, libera il seno e con le mani finalmente libere, prende il phon.
La pudica, intanto non si accorge, che il gioco di specchi, in realtà, scardina completamente il suo gioco.
Un gioco di specchi mi permette di vedere il suo seno.
Guardo il suo bel decoltè divertito dal gioco.
Lei si è accorta dell’errore?
Oppure si tratta della solita recita?
Sta alzando il tiro?
Che faccio? Io la parte dell’amico che accoglie ogni sua provocazione, non la faccio più. Ma come esco dall’angolo? Come assesto un bel colpo alla sua sicurezza di amicizia solida?
Decido di prenderle io l’asciugamano, e la copro. Io sono dietro di lei, alle sue spalle.
Adesso è completamente coperta. Niente giochi, però quel gesto, non ha l’effetto sperato, non calma i bollori.
Forse quel mio gesto di protesta, si è trasformato in un gesto troppo intimo. I bollori invece di acquietarsi, si accendono.
Io da dietro, annuso la fragranza del suo odore.
Lei si irrigidisce.
Spegne il phon.
- ok finito – dice.
Si divincola.
- anche tu sei inzuppato. Il bagno è tutto tuo.
E si allontana. Tenendosi addosso il mio asciugamano.
Il suo atteggiamento è frustrante.
Per scaricare la solita frustrazione che mi mette addosso, allora mi spoglio, entro in doccia con acqua fredda.
Ma l’acqua fredda toglie la frustrazione ma accende altro!
Quindi, interrompo il flusso dell’acqua. Esco dalla cabina della doccia.
Vado per asciugarmi.
Ma sento un rumore tronfio che viene dal salotto.
Mi spavento. Non è un rumore normale. Corro nel salotto.
- che è successo?
Lei prende un cuscino del divano e me lo butta addosso.
- pervertito!
Io me ne scappo subito in bagno, mi asciugo alla bene e meglio, uso l’asciugamano per coprirmi e ritorno subito da lei.
- non ci si comporta così tra amici
Lei è seduta bella tranquilla sul divano.
- ah no?
Quindi insiste.
- quindi agli amici ti mostri come mamma ti ha fatto?
- mi hai rotto il quadro.
Guardo il quadro a terra, a pezzi.
Poi guarda fissa il mio rigonfiamento dietro all’asciugamano.
- scusa per il quadro.
Mi siedo anch’io sul divano, cerco di mettere meno distanza possibile tra me e lei, ma senza sfiorarla. Intanto metto musica rilassante.
Passano pochi minuti, io mi rilasso, occhi chiusi.
Poi un movimento. Sento un peso.
E’ lei, che si posa sulle mie gambe, con la nuca.
- sono diventato il tuo cuscino? – le dico.
Lei non risponde. Lascia la presa sul suo asciugamano. Si sistema meglio, l’asciugamano le cade.
- non ti lamentare – dice – dormiamo.
Sono 10 minuti che aspetto.
Eccola che arriva.
- ma dove sei stata?
- scusa – dice.
La guardo in viso.
Ha il solito aspetto rassicurante. Elegante nel vestirsi.
- sono incazzato con te!
Lei mi guarda stralunata.
- tu fai strategie, test, con me non funziona.
Intanto comincia piovere a dirotto. E niente ombrello.
Lei indossa una giacca, sotto una camicetta. E con l’acqua che la bagna, vedo che sotto la camicetta non c’è niente.
E’ la prima volta che vedo che sotto la camicia c’è volume.
Pensavo fosse piatta.
- andiamo in macchina, le dico, ripariamoci li.
L’accompagno verso l’abitacolo.
Mi segue, ma non è completamente sicura.
Le apro la portiera, lei sale.
Siamo tutti bagnati.
Lei fa qualcosa di inaspettato. Si toglie la giacchetta e comincia a togliersi la camicia.
Io non capisco, la guardo con sospetto.
Lei sembra seccata.
- sono inzuppata, mi devo asciugare. Siamo tra amici, ti scandalizza?
La solita tiritera. Ma questa volta non lo reggo il suo gioco.
- amici un corno!
Lei è scioccata dalla mia risposta, intanto si era già tolta la camicetta, ma rimane a metà, anche se i seni sono ormai in mostra.
Capisce che non ha il controllo della situazione. Un po' inquieta per la novità che non sa come gestire, fa per ricoprire quello che ormai aveva scoperto.
Le è sfuggito qualcosa della nostra dinamica. Non si aspettava il mio tono non accomodante.
- capito! Però la camicia me la tolgo lo stesso, sono fradicia.
Però copre il seno con le mani.
- pensavo fossi piatta le dico.
Lei da me non si aspetta questo tipo di dinamica.
- nei contesti professionali, so come non farle notare.
- però a me ora le stai facendo notare, platealmente!
- quello che hai visto, l’hai visto per la pioggia. Sono più coperta di prima ora.
Poi mi ripropone la solita sceneggiata.
- sei un amico! Di te mi fido!
Riesce a rinchiudermi sempre al solito angolo del ring. Provo ad uscire dall’angolo.
- no cara mia!
La mia risposta la spiazza. Preme le mani sui seni.
- ma che fai!
Non c’è risposta.
- su! abbassa le difese, liberale.
Le prendo le mani, per spingerla a liberare i seni da quella chiusura. Senza esito. Lei stringe ancora di più e si divincola.
- prima ho notato che sono molto belle!
Mi guarda con un fare cagnesco.
- me ne sono pentita!
- dici?
- non mi guardare così!
Io intanto accendo il motore della macchina, faccio manovra.
- che fai? – mi dice.
- andiamo a casa mia, li possiamo asciugarci i vestiti.
Lei non dice nulla.
Passano 10 minuti, di silenzio, siamo a due passi da casa mia. Il vicolo è anonimo e inabitato. E’ notte fonda.
- andiamo – le dico.
Lei fa per rimettersi la camicetta.
- non c’è bisogno – le dico – il viale è vuoto, non c’è nessuno intorno. Andiamo.
Lei accetta la sfida. Esce dall’auto mezza nuda. Sempre con le mani che coprono le tette.
La accompagno all’entrata. Lei infreddolita.
Io rido.
- c’è freddo?
Sembra risentita.
- l’uomo di solito offre la giacca!
- ma io non sono l’uomo, ricordi? Sono l’amico perché tanto sei sicura che non allunga le mani!
Siamo nel mio appartamento.
- mi sono dimenticata la camicia e la giacca in macchina! – dice.
Io intanto la accompagno al bagno.
- li c’è il phon e un asciugamano pulito.
Lei si gira alle mie spalle, libera il seno e con le mani finalmente libere, prende il phon.
La pudica, intanto non si accorge, che il gioco di specchi, in realtà, scardina completamente il suo gioco.
Un gioco di specchi mi permette di vedere il suo seno.
Guardo il suo bel decoltè divertito dal gioco.
Lei si è accorta dell’errore?
Oppure si tratta della solita recita?
Sta alzando il tiro?
Che faccio? Io la parte dell’amico che accoglie ogni sua provocazione, non la faccio più. Ma come esco dall’angolo? Come assesto un bel colpo alla sua sicurezza di amicizia solida?
Decido di prenderle io l’asciugamano, e la copro. Io sono dietro di lei, alle sue spalle.
Adesso è completamente coperta. Niente giochi, però quel gesto, non ha l’effetto sperato, non calma i bollori.
Forse quel mio gesto di protesta, si è trasformato in un gesto troppo intimo. I bollori invece di acquietarsi, si accendono.
Io da dietro, annuso la fragranza del suo odore.
Lei si irrigidisce.
Spegne il phon.
- ok finito – dice.
Si divincola.
- anche tu sei inzuppato. Il bagno è tutto tuo.
E si allontana. Tenendosi addosso il mio asciugamano.
Il suo atteggiamento è frustrante.
Per scaricare la solita frustrazione che mi mette addosso, allora mi spoglio, entro in doccia con acqua fredda.
Ma l’acqua fredda toglie la frustrazione ma accende altro!
Quindi, interrompo il flusso dell’acqua. Esco dalla cabina della doccia.
Vado per asciugarmi.
Ma sento un rumore tronfio che viene dal salotto.
Mi spavento. Non è un rumore normale. Corro nel salotto.
- che è successo?
Lei prende un cuscino del divano e me lo butta addosso.
- pervertito!
Io me ne scappo subito in bagno, mi asciugo alla bene e meglio, uso l’asciugamano per coprirmi e ritorno subito da lei.
- non ci si comporta così tra amici
Lei è seduta bella tranquilla sul divano.
- ah no?
Quindi insiste.
- quindi agli amici ti mostri come mamma ti ha fatto?
- mi hai rotto il quadro.
Guardo il quadro a terra, a pezzi.
Poi guarda fissa il mio rigonfiamento dietro all’asciugamano.
- scusa per il quadro.
Mi siedo anch’io sul divano, cerco di mettere meno distanza possibile tra me e lei, ma senza sfiorarla. Intanto metto musica rilassante.
Passano pochi minuti, io mi rilasso, occhi chiusi.
Poi un movimento. Sento un peso.
E’ lei, che si posa sulle mie gambe, con la nuca.
- sono diventato il tuo cuscino? – le dico.
Lei non risponde. Lascia la presa sul suo asciugamano. Si sistema meglio, l’asciugamano le cade.
- non ti lamentare – dice – dormiamo.
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