Nudisti per casa - Episodio 5
di
pippopippo
genere
esibizionismo
Premessa:
Siamo in una casa di nudisti. Marika é l'unica inquilina che non si spoglia.
In questo episodio, indago le vere ragioni di Marika.
É una pudica Santa con sani valori?
Oppure é una giocatrice che si nasconde perché non vuole farsi vedere?
E soprattutto: ci sono nell'ombra dinamiche di potere?
Qui il sesso è l'erotismo é solo la scusa per l'indagine psicologica.
Quindi se volete proseguire nella lettura, sapete la motivazione di questa serie.
Racconto:
Anche se verbalmente umiliato, anche se mi ha tirato il pezzetto di cioccolato che le avevo offerto, colpendo il mostro, il pisello, io non sono offeso.
É il secondo tentativo di Marika di umiliarmi.
Ma non mi sentivo arrabbiato con lei. In realtà la mia rabbia è scemata subito. Continuavo a sentire tenerezza.
Vi confesso, che quella sera, mi sono messo ad osservarla per un po' mentre dormiva.
Mentre dorme, sembra una persona normale.
E poi non mi ha chiuso la porta a chiave questa volta. Sembra che le sue difese stanno cedendo.
Ma forse sto solo pensando con le parti basse.
Perché i fatti sono chiari. Marika é una stronza.
Adesso siamo in salotto. Nella piena luce del mattino. Ma quella cretina di luce nel cervello non ne ha!
- Dormivi bene stanotte. Sembravi quasi un essere umano - le dico.
- Lo sapevo che ti dovevo chiudere la porta. Ho avuto solo un eccesso di fiducia.
- Il mio gesto di ieri non aveva secondi fini - le dico - tu hai rovinato tutto.
Sta maneggiando la tazza del caffè. Un momento di esitazione, la mano che trema e la tazza che le cade sulle gambe, si sporca la gonna.
A questo punto Marica si alza e dice con fare autoritario.
- Io sono più vera di te. Io non ho problemi a togliermi la stoffa. Ma non per ostentare.
Marika si toglie la gonna, e rimane con le mutandine bianche.
Io la guardo, con uno sguardo diverso.
- Non significa nulla per me - dice - non uso la stoffa per proteggermi. Ma per rimanere autentica. Non mi sono tolto la gonna per darti ragione, ma per dimostrarti che hai torto.
Voglio farle capire.
- Io da quando sono qui, ho scoperto che la stoffa, ti trasforma, ti fa recitare un'identità.
Niente, Marika non si persuade, continua con la sua linea, ma aggiunge un particolare strano.
- Io ho scoperto che da vestita sono più desiderabile. Forse nascondersi, apre al gioco della vita. C'è mistero che affascina.
Marika ha fatto un errore fatale. Il suo bel viso, le sue mutandine caste, candide e bianche, non sono quelle di una santa, ma di una che vuole giocare il gioco del potere.
É una scelta di campo che non ha nulla a che fare con l'autenticità.
Marika é sedotta dal potere.
Quindi dietro la maschera, Marica voleva veramente umiliarmi?
Non era un gioco a chi era più autentico?
Ma perché allora continuo a provare tenerezza per questa ragazza che ha dimostrato di non volersi liberare dal suo gioco di potere?
Adesso la vedo intera in tutta la sua fragilità.
Forse é per questo motivo che provo tenerezza.
- Quindi mi stai dicendo, che io per te sono una persona piatta? Ti annoio?
Mi avvicino a lei e le tolgo la gonna di mano.
- Vieni, questa macchia la si toglie facilmente.
Intanto non posso fare a meno di guardare in mezzo alle sue mutande. Almeno questa volta cerco fare finta di nulla e visualizzo mia nonna nella mia mente e conto cento pecore che saltellano gli ostacoli.
Il mio socio, fortunatamente non reagisce. Ho un minimo di controllo. Non mi va di dare dimostrazione a Marika, che il suo gesto mi ha eccitato. Autentico si, ma qui la guerra tra tribù ha svelato il mistero di Marika. Marica é una giocatrice, indossa l'abito perché non ha mai avuto la capacità di arrendersi e abbassare la guardia.
- Secondo me tu desideri spogliarti come noi. Tu in realtà ci invidi per il nostro coraggio.
Marika non è convinta.
- Il coraggio è andare contro corrente. Io qui sono l'unica che ha deciso di difendere l'ultima soglia verso la bestializzazione. Servono regole.
Continua con un animo militante:
- Io sono l'unica qui che sta difendendo le regole, in un mondo che non ne vuole più. Non possiamo fare quello che vogliamo. Anch'io voglio stare nuda, essere vista, e non essere violata. Ma non funziona. Non funziona. Se mi spoglio, da quel momento verrebbe superato un limite che non ci appartiene come specie.
Marika, in questo momento, mi appare davvero Santa. Si sta sacrificando per un un'ideale. Si sente la custode. Non avevo mai visto il nostro gioco da questo punto di vista.
- Io rimango vestita per ricordare a te e agli altri, che esiste ancora la possibilità per darci dei limiti.
Marika sta piangendo, e si butta nel letto a faccia in giù.
Ora capisco quanto è difficile per lei questa guerra.
Le dico:
- Facciamo una tregua? Ci scambiamo di ruolo per un attimo? Non c'è nessuno. Sarà un nostro segreto. Tu ti spogli e io mi vesto. Cambiamo i ruoli. Prenditi un attimo di pausa, il peso della tua missione per un po' lo prenderò io.
Marika é stupita dalla mia richiesta. Ma non vi dirò com'è andata a finire. Come le ho promesso, rimane un nostro segreto.
O forse ve lo confesserò nel prossimo episodio, chissà!
Siamo in una casa di nudisti. Marika é l'unica inquilina che non si spoglia.
In questo episodio, indago le vere ragioni di Marika.
É una pudica Santa con sani valori?
Oppure é una giocatrice che si nasconde perché non vuole farsi vedere?
E soprattutto: ci sono nell'ombra dinamiche di potere?
Qui il sesso è l'erotismo é solo la scusa per l'indagine psicologica.
Quindi se volete proseguire nella lettura, sapete la motivazione di questa serie.
Racconto:
Anche se verbalmente umiliato, anche se mi ha tirato il pezzetto di cioccolato che le avevo offerto, colpendo il mostro, il pisello, io non sono offeso.
É il secondo tentativo di Marika di umiliarmi.
Ma non mi sentivo arrabbiato con lei. In realtà la mia rabbia è scemata subito. Continuavo a sentire tenerezza.
Vi confesso, che quella sera, mi sono messo ad osservarla per un po' mentre dormiva.
Mentre dorme, sembra una persona normale.
E poi non mi ha chiuso la porta a chiave questa volta. Sembra che le sue difese stanno cedendo.
Ma forse sto solo pensando con le parti basse.
Perché i fatti sono chiari. Marika é una stronza.
Adesso siamo in salotto. Nella piena luce del mattino. Ma quella cretina di luce nel cervello non ne ha!
- Dormivi bene stanotte. Sembravi quasi un essere umano - le dico.
- Lo sapevo che ti dovevo chiudere la porta. Ho avuto solo un eccesso di fiducia.
- Il mio gesto di ieri non aveva secondi fini - le dico - tu hai rovinato tutto.
Sta maneggiando la tazza del caffè. Un momento di esitazione, la mano che trema e la tazza che le cade sulle gambe, si sporca la gonna.
A questo punto Marica si alza e dice con fare autoritario.
- Io sono più vera di te. Io non ho problemi a togliermi la stoffa. Ma non per ostentare.
Marika si toglie la gonna, e rimane con le mutandine bianche.
Io la guardo, con uno sguardo diverso.
- Non significa nulla per me - dice - non uso la stoffa per proteggermi. Ma per rimanere autentica. Non mi sono tolto la gonna per darti ragione, ma per dimostrarti che hai torto.
Voglio farle capire.
- Io da quando sono qui, ho scoperto che la stoffa, ti trasforma, ti fa recitare un'identità.
Niente, Marika non si persuade, continua con la sua linea, ma aggiunge un particolare strano.
- Io ho scoperto che da vestita sono più desiderabile. Forse nascondersi, apre al gioco della vita. C'è mistero che affascina.
Marika ha fatto un errore fatale. Il suo bel viso, le sue mutandine caste, candide e bianche, non sono quelle di una santa, ma di una che vuole giocare il gioco del potere.
É una scelta di campo che non ha nulla a che fare con l'autenticità.
Marika é sedotta dal potere.
Quindi dietro la maschera, Marica voleva veramente umiliarmi?
Non era un gioco a chi era più autentico?
Ma perché allora continuo a provare tenerezza per questa ragazza che ha dimostrato di non volersi liberare dal suo gioco di potere?
Adesso la vedo intera in tutta la sua fragilità.
Forse é per questo motivo che provo tenerezza.
- Quindi mi stai dicendo, che io per te sono una persona piatta? Ti annoio?
Mi avvicino a lei e le tolgo la gonna di mano.
- Vieni, questa macchia la si toglie facilmente.
Intanto non posso fare a meno di guardare in mezzo alle sue mutande. Almeno questa volta cerco fare finta di nulla e visualizzo mia nonna nella mia mente e conto cento pecore che saltellano gli ostacoli.
Il mio socio, fortunatamente non reagisce. Ho un minimo di controllo. Non mi va di dare dimostrazione a Marika, che il suo gesto mi ha eccitato. Autentico si, ma qui la guerra tra tribù ha svelato il mistero di Marika. Marica é una giocatrice, indossa l'abito perché non ha mai avuto la capacità di arrendersi e abbassare la guardia.
- Secondo me tu desideri spogliarti come noi. Tu in realtà ci invidi per il nostro coraggio.
Marika non è convinta.
- Il coraggio è andare contro corrente. Io qui sono l'unica che ha deciso di difendere l'ultima soglia verso la bestializzazione. Servono regole.
Continua con un animo militante:
- Io sono l'unica qui che sta difendendo le regole, in un mondo che non ne vuole più. Non possiamo fare quello che vogliamo. Anch'io voglio stare nuda, essere vista, e non essere violata. Ma non funziona. Non funziona. Se mi spoglio, da quel momento verrebbe superato un limite che non ci appartiene come specie.
Marika, in questo momento, mi appare davvero Santa. Si sta sacrificando per un un'ideale. Si sente la custode. Non avevo mai visto il nostro gioco da questo punto di vista.
- Io rimango vestita per ricordare a te e agli altri, che esiste ancora la possibilità per darci dei limiti.
Marika sta piangendo, e si butta nel letto a faccia in giù.
Ora capisco quanto è difficile per lei questa guerra.
Le dico:
- Facciamo una tregua? Ci scambiamo di ruolo per un attimo? Non c'è nessuno. Sarà un nostro segreto. Tu ti spogli e io mi vesto. Cambiamo i ruoli. Prenditi un attimo di pausa, il peso della tua missione per un po' lo prenderò io.
Marika é stupita dalla mia richiesta. Ma non vi dirò com'è andata a finire. Come le ho promesso, rimane un nostro segreto.
O forse ve lo confesserò nel prossimo episodio, chissà!
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