La vendetta - prima parte

di
genere
confessioni

Tengo la sigaretta tra le dite mentre ti sto guardando, dalla finestra aperta entra una folata di vento che ti alza la gonna corta che già faceva intravedere le tue cosce ancora abbronzate, e con sorpresa i miei occhi non vedono gli slip ma una finissima striscia di pelo nero e crespo quasi come i tuoi capelli oggi.

Sorrido e te ne rendi conto, anche se non fai nulla per abbassarla, anzi con una mano la tieni alta, sospesa come la voglia di Te che da giorni cresceva ma costretta ad esplodere tra le pareti di un bagno appena illuminato da una luce fioca di una lampadina appesa a una trave di legno, ma oggi no.
E cazzo come ti fisso, e entro con lo sguardo dentro alla tua fica, i miei occhi ti stanno già scopando, e anche di questo ne sei consapevole, mentre sgrani i tuoi occhioni grandi che sembrano due pozzi profondi e senza fine dove poter far sprofondare le mie fantasie, ma tutto cambia velocemente.

Mi alzo e mi siedo sul letto, attimi dove l'indecisione vince, e non so se saltarti addosso o attendere curioso dove porta il tuo gioco e così l'iniziativa la prendi Tu ed è più veloce del mio pensiero, della mia titubanza, mi sei addosso e con fare deciso mi sbatti sul materasso, tra le tue mani delle corde, mi guardi e capisco cosa vuoi fare solo un'attimo dopo che mi trovo i polsi legati allo schienale del letto, faccio finta di oppormi intanto strappi la camicia facendo saltare alcuni bottoni che schizzano lontani, poi spariscono pantaloni e boxer che getti via con foga, è solo l'inizio mi sussurri, oggi paghi pegno brutto stronzo, sembra interessante.

Il cazzo non ci mette molto a diventare rigido e gonfio, il sangue pulsa nelle vene e il cervello è un fiume pieno di immagini che scorrono ad occhi aperti, ascolto il tuo respiro e l'odore della tua pelle cambia come il tuo sguardo, continui a fissarmi mentre mi allarghi le gambe e continuo a lasciarti fare, complice consapevole di questo gioco senza regole, la tua mano lo trova già pronto e inizi a segarmi stringendolo forte ma i movimenti sono lenti mentre mi guardi, cazzo come mi eccita sentirmi i tuoi occhi addosso che mi divorano, aumentando il desiderio di riempire ogni tuo buco e di fotterti tutta ma niente, per ora resta solo un desiderio, per ora sei tu a condurre questa partita dove mi fai scorrere il sangue che pompa nelle vene di un’asta tesa, curva, percorsa da vene ingrossate tanto quanto la cappella di un rosso vivo.
Spuntano altre corde, assecondo e lascio fare, prima un piede e poi l'altro mi ritrovo prigioniero di questa tua fantasia, posso solo guardare le tue dita che si sfiorano le grandi labbra, le posso vedere, umide, bagnate e continui a fissarmi, mi fai un sesso e lo sai, e così insisti sfiorandoti un seno che vorrei raccogliere io tra le mani e torturare i capezzoli e invece rimango legato e prigioniero a godermi quello che ancora in quel momento è uno spettacolo eccitante.

Così sei te a stringere un seno che muta la sua forma, sei te che prendi tra le dita un capezzolo che allunghi e strizzi con forza, sei te che cambi il respiro fino a poco prima regolare in un ansimare che cresce, e cresce anche la voglia che inizia ad agitarmi facendomi muovere in questo fottuto letto.
Questo è solo l’inizio, mi sussurri con la voce roca e bassa scandendo ogni parola lentamente, ti avvicini portandoti al lato del letto continuando a torturarti un seno, metti una gamba sopra al materasso divaricando leggermente la coscia, quelle dita che pochi attimi prima sfioravano la fica ora le spingi dentro ma di poco, per farle uscire subito dopo, lo ripeti alcune volte fino a levarle, guardami stronzo, guarda quanto sono eccitata, le dita piene dei tuoi umori creano dei filamenti trasparenti, un filo lega le labbra ai polpastrelli, sorridi portando un dito verso la bocca e tirando fuori la lingua, ti assaggi, mi lascio sfuggire un stronza, di cuore, sentito, meritato.
Lo so, e intanto succhi il tuo nettare e poi quel dito me lo passi sotto al naso quasi a sfiorarlo, non contenta lo avvicini alle mie labbra ma senza toccarle, e quando sto per allungare la testa e prendere ciò che è mio, ritrai velocemente indietro braccio e mano lasciandomi a bocca aperta, ora si che strapperei quelle corde che mi tengono prigioniero, ma i tuoi nodi sono forti, molto più della mia carne, impreco ma mi zittisci immediatamente, taci e soffri.
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2026-02-26
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