Schiavo
di
IL MICROBO
genere
gay
SCHIAVO
Ho provato di tutto, più volte: sesso etero, sesso omo, da attivo e da passivo, con ragazze e ragazzi coetanei e con donne e uomini adulti. Sono un bel fustacchione e non ho difficoltà ad abbordare e nemmeno ad essere abbordato. Ho tirato le somme e mi sono convinto che la mia strada è dare il culo ai maturi meglio ancora se mi richiedono come succhia cazzi. Prenderlo in bocca e sbavarlo per poi riceverlo dietro mi fa provare emozioni molto forti, soprattutto se il tipo mi insulta e mi tratta da troietta, che gli deve solo ubbidire, magari alzando le mani e usando le maniere forti (la frusta), per governarmi e scaldarmi le natiche, per convincermi e costringermi a subire ogni genere di porcherie.
Da un po' di tempo sto frequentando un vero padrone che mi alleva come piace a lui. In sua presenza mi è proibito usare il linguaggio verbale. Sono tollerati i gemiti, i guaiti e le urla di dolore o di piacere e per il resto devo soltanto ascoltare bene cosa mi viene detto e ordinato e rispondergli solo con versi canini. Ho imparato ad abbaiare, a ululare, a ringhiare. Il padrone è molto compiaciuto dai progressi che mi ha fatto compiere. Nei momenti della sua (e mia) tranquillità, che lui chiama “relax” o “pausa”, mi accuccio ai suoi piedi. Per mangiare e bere ho imparato a fare dalle ciotole che mi vengono allungate. Pisciare e cacare mi è consentito ad orari fissi, per il resto devo trattenere e a volte mi sembra di esplodere, soprattutto se ho ricevuto in gola un litro buono del suo piss.
È sabato. Vengo appeso nudo nel dungeon e lasciato languire a sforzo (in punta di piedi). Arriva Lui. Una volta al giorno mi viene rivolta la fatidica domanda: Cosa sei, in cosa ti ho trasformato?
In tale occasione mi è consentito rispondere in modalità umana.
-Sono un Coglione e sono il tuo schiavo.
Mi arriva un colpo di frusta.
-A cosa serve il tuo culo?
-A far divertire il mio padrone.
Secondo colpo di frusta.
-A cosa serve la tua bocca?
-A succhiare.
Terzo colpo di frusta e fine della confidenza che mi è concessa.
Poi si scatena. Urlo a strazio.
-Ne hai abbastanza?
-Sgroffff.
-Lo prendo per un sì.
.Wroof, wroof.
Ho il sedere in fiamme
-Succhia.
-Slaaap, slurp.
-Sei caldo come piace a me.
Mi cala in postura da monta. Mi scopa duro.
È il momento più bello che mi fa vivere.
-Cosa sei?
-Il tuo rotto in culo.
La ciliegina (diciamo pure la banana) guarnisce la torta (il mio culo), lo riempie di crema (la sua panna montata), gli ripulisco i genitali (dopo la consumazione dell'atto), quel tanto di asta sempre dura (il manico della scopa) e le palle (le sue grosse giberne), che a tutta lingua lustro (il lavaggio) dai residui del coito.
Dopodiché mi rimette in gabbia e buon per me se mi dice che sono stato abbastanza bravo.
Se ne va e gli subentrano diversi amici (che lui chiama “i miei soci”) a cui mi concede per una serie di deliziose inculate a raffica.
-Godetevelo come vi pare ma senza sciuparlo troppo.
A volte tre, a volte cinque, altre di più, uccelloni arrabbiati da sopportare, nel lugubre e muto silenzio del dungeon, nel quale Lui si comporta da sovrano assoluto, distribuendomi a turno ai suoi cortigiani.
Ho provato di tutto, più volte: sesso etero, sesso omo, da attivo e da passivo, con ragazze e ragazzi coetanei e con donne e uomini adulti. Sono un bel fustacchione e non ho difficoltà ad abbordare e nemmeno ad essere abbordato. Ho tirato le somme e mi sono convinto che la mia strada è dare il culo ai maturi meglio ancora se mi richiedono come succhia cazzi. Prenderlo in bocca e sbavarlo per poi riceverlo dietro mi fa provare emozioni molto forti, soprattutto se il tipo mi insulta e mi tratta da troietta, che gli deve solo ubbidire, magari alzando le mani e usando le maniere forti (la frusta), per governarmi e scaldarmi le natiche, per convincermi e costringermi a subire ogni genere di porcherie.
Da un po' di tempo sto frequentando un vero padrone che mi alleva come piace a lui. In sua presenza mi è proibito usare il linguaggio verbale. Sono tollerati i gemiti, i guaiti e le urla di dolore o di piacere e per il resto devo soltanto ascoltare bene cosa mi viene detto e ordinato e rispondergli solo con versi canini. Ho imparato ad abbaiare, a ululare, a ringhiare. Il padrone è molto compiaciuto dai progressi che mi ha fatto compiere. Nei momenti della sua (e mia) tranquillità, che lui chiama “relax” o “pausa”, mi accuccio ai suoi piedi. Per mangiare e bere ho imparato a fare dalle ciotole che mi vengono allungate. Pisciare e cacare mi è consentito ad orari fissi, per il resto devo trattenere e a volte mi sembra di esplodere, soprattutto se ho ricevuto in gola un litro buono del suo piss.
È sabato. Vengo appeso nudo nel dungeon e lasciato languire a sforzo (in punta di piedi). Arriva Lui. Una volta al giorno mi viene rivolta la fatidica domanda: Cosa sei, in cosa ti ho trasformato?
In tale occasione mi è consentito rispondere in modalità umana.
-Sono un Coglione e sono il tuo schiavo.
Mi arriva un colpo di frusta.
-A cosa serve il tuo culo?
-A far divertire il mio padrone.
Secondo colpo di frusta.
-A cosa serve la tua bocca?
-A succhiare.
Terzo colpo di frusta e fine della confidenza che mi è concessa.
Poi si scatena. Urlo a strazio.
-Ne hai abbastanza?
-Sgroffff.
-Lo prendo per un sì.
.Wroof, wroof.
Ho il sedere in fiamme
-Succhia.
-Slaaap, slurp.
-Sei caldo come piace a me.
Mi cala in postura da monta. Mi scopa duro.
È il momento più bello che mi fa vivere.
-Cosa sei?
-Il tuo rotto in culo.
La ciliegina (diciamo pure la banana) guarnisce la torta (il mio culo), lo riempie di crema (la sua panna montata), gli ripulisco i genitali (dopo la consumazione dell'atto), quel tanto di asta sempre dura (il manico della scopa) e le palle (le sue grosse giberne), che a tutta lingua lustro (il lavaggio) dai residui del coito.
Dopodiché mi rimette in gabbia e buon per me se mi dice che sono stato abbastanza bravo.
Se ne va e gli subentrano diversi amici (che lui chiama “i miei soci”) a cui mi concede per una serie di deliziose inculate a raffica.
-Godetevelo come vi pare ma senza sciuparlo troppo.
A volte tre, a volte cinque, altre di più, uccelloni arrabbiati da sopportare, nel lugubre e muto silenzio del dungeon, nel quale Lui si comporta da sovrano assoluto, distribuendomi a turno ai suoi cortigiani.
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