Il matrimonio di mia nipote 3
di
Messalina
genere
confessioni
Tornata in sala ballavano al ritmo di samba ,baciata e,lambada. Mi dressi in bagno avevo bisogno di pulirmi,rinfrescarmi. Pasquale mi si parò dinanzi . «Vieni a ballare Anna », mi prese per il braccio e mi tiro in pista.
Protestai, volevo rinfrescarmi,mi tirò a se e disse ,tra la musica assordante, puzzi di sborra da mille miglia lontano. Mise la mano sulla mia fessa,la ritirò bagnata appiccicosa,la porto al naso, l'annuso. Me la fece leccare gliela dovetti pulire.«Che troia sei, aveva ragione Franco. Vieni con me». Mi trascino fuori, tirandomi per il braccio mi porto alla sua auto. Mi diede dei fazzolettini imbevuti,mi ordino di pulirmi. Gli dissi di pensare a mia sorella,non meritava un paio di corna. Mi disse che mia sorella era un anno che non gliela dava,che trovava sempre scuse, era infoiato, voleva farlo. Poi perentorio disse « Spogliati puttana» Non volevo,ma mi intrigava farlo in un parcheggio. Eravamo ormai all'imbrunire,luci fioche si accesero tra i vali
stretti,mentre la musica lontana testimoniava la festa che continuava.
Volle chiavarmi li sul cofano della sua auto tutta nuda con le gambe aperte. Un lampioncino proprio li vicino illuminava la scena come un riflettore sul palco illuminava gli attori.
A mille mi sali l'adrenalina,non capii più niente volevo essere la protagonista presi a guidare io
Cilo, fessa, bocca di fronte di lato, impiedi.«Mettimelo in bocca,passa nella fessa, le dita nel culo,dai Pasquale aggiungine un'altro, cazzo non vedi e ancora largo anche il quarto. Ecco così ora leccami la fessa, mentre ti succhio il cazzo. Mi venne on bocca bevi la sborra e lo pulii con la lingua mentre lui raccoglieva quel poco che ers uscito fuori e,me lo dava da ingoiare. Mi lascio sola li nel parcheggio.
Stetti un bel po di tempo a contemplare le stelle,poi mi ricomposi alla meglio e, ritornai in sala. C'era il taglio della torta, chiamai mio marito, gli dissi di andarcene, salutammo gli sposi e ci avviammo . Incrociamo il cameriere « signora l'ho conservato il cannolo ed il babà » disse. Lo guardai per qualche istante lo vidi desideroso, poi risposi cortesemente « no grazie ne ho mangiato uno poco fa».
A casa feci una lunga doccia, mi improfumai e mo.mosi a letto
Tutto sommato era stata una bella festa
Protestai, volevo rinfrescarmi,mi tirò a se e disse ,tra la musica assordante, puzzi di sborra da mille miglia lontano. Mise la mano sulla mia fessa,la ritirò bagnata appiccicosa,la porto al naso, l'annuso. Me la fece leccare gliela dovetti pulire.«Che troia sei, aveva ragione Franco. Vieni con me». Mi trascino fuori, tirandomi per il braccio mi porto alla sua auto. Mi diede dei fazzolettini imbevuti,mi ordino di pulirmi. Gli dissi di pensare a mia sorella,non meritava un paio di corna. Mi disse che mia sorella era un anno che non gliela dava,che trovava sempre scuse, era infoiato, voleva farlo. Poi perentorio disse « Spogliati puttana» Non volevo,ma mi intrigava farlo in un parcheggio. Eravamo ormai all'imbrunire,luci fioche si accesero tra i vali
stretti,mentre la musica lontana testimoniava la festa che continuava.
Volle chiavarmi li sul cofano della sua auto tutta nuda con le gambe aperte. Un lampioncino proprio li vicino illuminava la scena come un riflettore sul palco illuminava gli attori.
A mille mi sali l'adrenalina,non capii più niente volevo essere la protagonista presi a guidare io
Cilo, fessa, bocca di fronte di lato, impiedi.«Mettimelo in bocca,passa nella fessa, le dita nel culo,dai Pasquale aggiungine un'altro, cazzo non vedi e ancora largo anche il quarto. Ecco così ora leccami la fessa, mentre ti succhio il cazzo. Mi venne on bocca bevi la sborra e lo pulii con la lingua mentre lui raccoglieva quel poco che ers uscito fuori e,me lo dava da ingoiare. Mi lascio sola li nel parcheggio.
Stetti un bel po di tempo a contemplare le stelle,poi mi ricomposi alla meglio e, ritornai in sala. C'era il taglio della torta, chiamai mio marito, gli dissi di andarcene, salutammo gli sposi e ci avviammo . Incrociamo il cameriere « signora l'ho conservato il cannolo ed il babà » disse. Lo guardai per qualche istante lo vidi desideroso, poi risposi cortesemente « no grazie ne ho mangiato uno poco fa».
A casa feci una lunga doccia, mi improfumai e mo.mosi a letto
Tutto sommato era stata una bella festa
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