A cosce aperte - Parte terza
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
La strada verso casa le sembrò un'eternità. Ogni sobbalzo del taxi le faceva sentire lo sperma che le colava più abbondante, tiepido contro la pelle delle cosce. L'autista le lanciò un'occhiara nello specchietto quando annusò l'odore acre che si diffondeva nell'abitacolo. Giulia abbassò lo sguardo, le guance in fiamme mentre stringeva le ginocchia.
La porta di casa era socchiusa, una striscia di luce che usciva dal corridoio. Giulia entrò a passi incerti, l'impermeabile che si apriva involontariamente mostrando le cosce sporche. "Marco?" chiamò con voce tremula.
"Qui." La voce roca proveniva dalla camera da letto. Giulia avanzò come in trance, le dita che si aggrappavano all'imbottitura dell'impermeabile. Marco era seduto sul bordo del letto, completamente nudo, il cazzo già semiduro che pulsava tra le cosce. "Mostrami," ordinò con un cenno del mento.
Giulia lasciò cadere l'impermeabile, esponendo il suo corpo ancora sudato, le cosce lucide di sperma che le colava fino alle ginocchia. Marco emise un suono gutturale, gli occhi che divoravano ogni dettaglio del suo corpo segnato. "Vieni qui," sibilò tendendole una mano.
Giulia avanzò verso il letto con movimenti lenti, ogni passo che faceva scivolare altro seme lungo le sue cosce tremanti. Marco la scrutava con occhi oscuri, le narici dilatate mentre l'odore muschiato di sesso e sudore riempiva la stanza. "Ginocchia," ordinò brusco, indicando il pavimento davanti a lui.
Le sue ginocchia urtarono il parquet con un tonfo sordo, le mani che tremavano mentre si sistemava i capelli dietro le orecchie. Marco le afferrò il mento con due dita, costringendola a guardarlo mentre abbassava lo sguardo su di lei. "Hai fatto la brava troietta?" le chiese, la voce bassa e carica di elettricità. Giulia annuì frenetica, le labbra che si aprivano per parlare quando lui le bloccò la bocca con il palmo.
"No, non ancora." Con l'altra mano le aprì bruscamente le cosce, osservando il percorso del seme che aveva iniziato a rapprendersi sulla sua pelle. Un dito le seguì la traccia fino all'ingresso della sua fica ancora dilatata, infilandosi dentro con un movimento che la fece gemere. "Porca puttana," sibilò Marco estraendo le dita bagnate e mostrandogliele davanti al viso. "Sei ancora piena di lui."
Giulia annuì di nuovo, gli occhi che seguivano il movimento delle sue dita mentre Marco se le portava alla bocca, assaggiando il sapore misto con un'espressione feroce. "Buono," commentò con voce roca prima di afferrarle la nuca e spingerla verso il suo cazzo semiduro. "Puliscimi."
La bocca di Giulia si chiuse intorno a lui con un gemito, la lingua che si muoveva lungo il glande mentre assaporava il gusto salato del suo precum. Marco le tirò i capelli all'indietro per osservarla meglio, i denti che le mordicchiavano il labbro inferiore mentre lei lo succhiava con devozione. "Più forte," ordinò spingendole la testa più giù. Giulia obbedì, lasciando che la punta del suo cazzo le graffiasse la gola mentre aumentava il ritmo.
Marco le tirò bruscamente i capelli, costringendola a guardarlo mentre le labbra rimanevano avvinghiate al suo cazzo pulsante. "Dimmi cosa vuoi," sibilò, gli occhi neri di desiderio che la perforavano. Giulia annuì frenetica, la bocca che si staccò da lui con un suono umido. "Voglio... voglio che mi riempia ancora," ansimò, le dita che si insinuavano tra le sue cosce bagnate. "Che mi usi come la tua troia."
Un sorriso selvaggio gli attraversò il viso mentre la strattonava sul letto con un movimento brutale, facendola rotolare a pancia in giù. Le mani di Marco le sollevarono i fianchi con forza, esponendole il culo ancora segnato e leggermente dilatato. "Sei sicura?" ringhiò mentre le apriva le natiche con le dita, osservando il seme che le colava ancora dalla fica. "Dopo che ti ha già riempita così bene?"
Giulia annodò le dita alle lenzuola, premendo il viso nel materasso. "Sì... per favore Marco," gemette, le parole che le uscivano spezzate. "Voglio sentirti tutto dentro mentre penso a come mi ha scopato." Marco emise un suono gutturale, il cazzo che pulsava violentemente mentre si posizionava dietro di lei. "Allora stringi quella fica sporca," ordinò mentre gli affondava dentro senza preavviso, facendola urlare nel cuscino.
Le sue mani le serrarono i fianchi con tale forza da lasciare lividi, ogni spinta che la scuoteva in avanti sul letto. "Così ti piace, eh troia?" ansimò contro la sua schiena sudata, i denti che le mordicchiavano le scapole. "Sentirti piena di due cazzi nello stesso giorno?" Giulia annuì frenetica, le unghie che strappavano il tessuto del lenzuolo mentre lui aumentava il ritmo, i colpi profondi che le facevano perdere il fiato.
Marco le affondò un pollice nel culo senza preavviso, il movimento brutale che la fece urlare nel materasso. "No, no... così piano," gemette quando sentì la punta del dito aprirle il buco già dolorante. Marco rise, un suono basso e animalesco che le fece venire la pelle d'oca. "Piano?" sibilò avvicinandosi all'orecchio. "Dopo che hai fatto allargare questa troia da un altro?" Le affondò il dito fino alla nocca con un colpo secco, il buco che cedette con un suono umido.
Giulia gridò, le gambe che tremavano mentre cercava di sollevarsi, ma Marco le bloccò i fianchi con un braccio, immobilizzandola. "Stai ferma, puttana," ordinò mentre iniziava a muovere il dito dentro il suo culo con movimenti circolari, dilatandola lentamente. Il dolore si mescolava al piacere in un turbine che la faceva contorcere, le lacrime che le rigavano il viso mentre fissava il muro davanti a sé.
"Ti senti?" le sussurrò all'orecchio mentre aggiungeva un secondo dito, le nocche che le aprivano il buco con una lentezza sadica. Giulia annaspò, il respiro che le usciva a scatti mentre i muscoli si tendevano intorno alle sue dita. "Era più grosso lui?" domandò Marco con voce roca, aumentando la pressione. Giulia scosse la testa, i capelli che le si attaccavano al viso sudato. "No... no, sei tu... sei tu che mi apri meglio," ansimò, le parole che le uscivano spezzate.
Marco le diede uno schiaffo sul culo, il suono secco che echeggiò nella stanza. "Mentira," ringhiò mentre le inseriva la punta del mignolo insieme alle altre due dita, il buco che si dilatava intorno alle nocche. Giulia urlò, il corpo che si inarcava in avanti sul letto mentre i muscoli cercavano disperatamente di adattarsi. "Dimmi la verità, troia. Quante dita ti ha messo nel culo mentre ti scopava la fica?"
"Mi sento... mi sento tutta aperta," ansimò Giulia mentre le dita di Marco continuavano a lavorare dentro il suo culo, dilatandola con movimenti circolari che la facevano tremare. Il dolore bruciante si mescolava a un piacere perverso, ogni rotazione delle nocche che la spingeva più vicina al limite. "Era solo... solo la punta di un dito," mentì, il respiro che le usciva a scatti quando lui aumentò la pressione.
Marco le affondò le tre dita fino alle nocche con un colpo secco, facendole urlare nel materasso. "Non mentirmi, puttana," ringhiò contro la sua schiena sudata, i denti che le mordicchiavano la spalla mentre continuava a muovere le dita dentro di lei. "Ti ho visto sullo schermo. Ti ha aperta come un maiale al macello."
Giulia scosse la testa freneticamente, i capelli che le si attaccavano al viso bagnato di sudore e lacrime. "No... no, ti prego..." gemette quando sentì la punta del suo mignolo premere contro l'ingresso già stravolto. "Ti giuro che..."
La frase le morì in gola quando Marco le inserì il quarto dito con un movimento brutale, il buco che si dilatava intorno alle sue nocche con un suono umido. Giulia gridò, il corpo che si irrigidiva in un arco perfetto mentre i muscoli cercavano disperatamente di adattarsi. "Dio... Dio, no..." singhiozzò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola strappate.
"Ecco la verità," sibilò Marco avvicinandosi al suo orecchio, la voce bassa e carica di elettricità mentre continuava a muovere le dita dentro il suo culo con movimenti circolari sempre più ampi. "Sei solo una troia affamata di cazzo, non è vero? Una puttana che ha solo voglia di farsi fottere."
Giulia annuì frenetica, le lacrime che le rigavano il viso mentre fissava il muro davanti a sé. "Sì... sì, sono una puttana," ansimò, la voce rotta dai gemiti. "Solo... solo voglio sentirmi piena di cazzo."
Marco emise un suono animalesco, le dita che si ritiravano bruscamente dal suo culo dilatato, lasciandola vuota e tremante. "Allora dimostramelo," ordinò mentre si posizionava dietro di lei, il cazzo duro che le premeva contro il buco ancora pulsante. "Dimmi esattamente cosa vuoi."
Giulia si morse il labbro, il corpo che tremava mentre sentiva la punta del suo cazzo sfiorare l'ingresso del culo già devastato. "Voglio... voglio che me lo metti tutto dentro," sussurrò, le parole che le uscivano spezzate. "Che mi apri ancora di più finché... finché non riesco più a camminare."
Un sorriso feroce gli attraversò il viso mentre le afferrava i fianchi con forza, spingendosi dentro senza preavviso. Giulia urlò nel materasso, le dita che si aggrappavano alle lenzuola strappate mentre il dolore bruciante si trasformava in un piacere perverso, ogni centimetro che la riempiva fino all'orlo.
"Così, puttana?" ringhiò Marco contro la sua schiena sudata, i fianchi che schioccavano contro i suoi con forza. "Ti piace sentirti tutta aperta?" Giulia annuì frenetica, le unghie che affondavano nel materasso mentre lui le affondava dentro fino alle palle. "Sì... sì, cazzo... sentimi tutta," gemette, le parole che le uscivano spezzate mentre il suo corpo si adattava alla dimensione di lui. Ogni spinta la spingeva più vicino al limite, il dolore e il piacere che si mescolavano in un turbine che le faceva perdere il senso del tempo.
Marco le afferrò i capelli, costringendola ad arcuare la schiena mentre aumentava il ritmo. "Dimmi quanto sei porca," ordinò con voce strozzata. Giulia fissò il telefono posato sul comodino, dove ancora lampeggiava la chiamata interrotta con Andrea. "Voglio essere la tua troia da strada," ansimò, le labbra che tremavano. "Portami a battere nei vicoli... vedrai come mi sbatteranno tutti quei cazzi duri che mi guardano sempre al mercato."
Un ghigno selvaggio gli attraversò il viso mentre le dava uno schiaffo sul culo già rosso. "Davvero? La signora perbene che fa la spesa all'Esselunga vuole farsi scopare dagli sconosciuti?" Le sue dita le serrarono i fianchi con forza, ogni spinta che la faceva sobbalzare sul letto. Giulia annuì frenetica, i capelli che le si attaccavano al viso sudato. "Sì... proprio quella che sorride alle cassiere," gemette. "Quella che finge di non vedere come la fissano i muratori quando passa..."
Marco rallentò bruscamente il ritmo, il cazzo che pulsava dentro il suo culo stretto. "Descrivimi esattamente come sarebbe," sibilò all'orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. Giulia chiuse gli occhi, il respiro affannoso mentre immaginava la scena. "Mi porteresti... mi porteresti dietro il supermercato, dove buttano le cassette della frutta," sussurrò, la voce che tremava. "Mi spingeresti contro il muro e mi alzeresti la gonna... e aspetteresti che qualcuno ci veda..."
Marco emise un suono gutturale, i fianchi che riprendevano a muoversi con forza rinnovata. "E poi? Cosa farebbe quel pezzo di merda che viene a frugare nei rifiuti?" La mano le strizzò un seno con brutalità. Giulia gridò, le unghie che affondavano nel materasso. "Mi... mi prenderebbe per i capelli," ansimò. "Mi sputerebbe in faccia e mi costringerebbe a ingoiare tutto il suo cazzo mentre tu guardi..."
"Merda," sbuffò Marco accelerando il ritmo, il cazzo che le martellava il culo con colpi profondi. "E se fosse un branco di muratori ubriachi? Se volessero usarti tutti insieme?" Giulia gemette, il corpo che si tendeva in un arco perfetto. "Li... li farei entrare tutti," sussurrò con voce rotta. "Uno nella bocca, uno nella fica... e l'ultimo nel culo mentre mi pisciano addosso..."
Marco le afferrò bruscamente i capelli, costringendola a guardare il telefono sul comodino dove lampeggiava ancora la chiamata con Andrea. "E lui? Lo chiameresti per farti guardare mentre ti fai sfondare dalla feccia?" Giulia fissò lo schermo tremante, le labbra che si aprivano in un gemito roco. "Sì... gli farei vedere come la tua troia prende i cazzi degli sconosciuti..."
Giulia gemette, le cosce che tremavano mentre lui aumentava il ritmo, ogni spinta che le faceva perdere il fiato. "Allora... allora sborrami tu ora, non resisto più, voglio venire," ansimò, le unghie che gli graffiavano le braccia.
Marco le afferrò i polsi, inchiodandole le mani sopra la testa mentre continuava a scoparle il culo con colpi profondi. "No, troia," sibilò contro il suo orecchio. "Vieni solo quando te lo dico io." Giulia scosse la testa frenetica, i capelli sudati che le si attaccavano al viso. "Ti prego... sono lì, sono proprio lì..." Marco le diede uno schiaffo sul culo già rosso, il suono secco che echeggiò nella stanza. "Aspetta che ti riempio per bene," ordinò con voce roca. "Voglio sentirti urlare quando esplodi piena del mio cazzo."
Giulia chiuse gli occhi, le labbra che tremavano mentre cercava di trattenersi, il corpo che vibrava sul bordo dell'orgasmo. Marco rallentò bruscamente il ritmo, il cazzo che pulsava dentro il suo culo dilatato mentre le passava una mano tra le cosce bagnate. "Ecco, senti come sei bagnata, puttana," sibilò mentre le massaggiava il clitoride con movimenti circolari. Giulia gridò, il corpo che si inarcava sul letto mentre l'onda di piacere cresceva, irresistibile.
"Ti prego... ora sborrami tu, non resisto più, voglio venire," gemette con voce rotta, le unghie che affondavano nel materasso. Marco le afferrò i capelli, costringendola a voltarsi verso di lui. "Dimmi perché," ordinò con voce aspra, i fianchi che riprendevano a muoversi con forza. Giulia annaspò, le parole che le uscivano frammentate. "Perché... perché voglio sentire il tuo cazzo pulsare dentro di me mentre vengo... voglio che mi riempia tutta..."
Marco emise un suono gutturale, le mani che le serravano i fianchi con forza mentre accelerava il ritmo. "Allora stringi quella troia di fica," ringhiò contro la sua schiena sudata. Giulia obbedì tremante, i muscoli che si contraevano intorno al suo cazzo mentre l'orgasmo incombeva. Sentiva ogni centimetro di lui che le dilagava dentro, il dolore e il piacere fusi in un unico vortice che le faceva perdere il controllo.
"Sto per... sto per..." Il resto della frase si perse in un grido strozzato quando Marco le affondò un morso nella spalla, i denti che le affondavano nella carne mentre finalmente le permetteva di venire. L'orgasmo la travolse come un'onda, il corpo che si irrigidiva in un arco perfetto mentre le contrazioni della fica stringevano il cazzo di Marco con forza.
"E adesso vengo io, puttana," ringhiò mentre sentiva il proprio orgasmo avvicinarsi. Le afferrò i capelli con forza, costringendola a guardare lo specchio sul comodino dove si rifletteva la sua espressione stravolta. "Guarda come ti scopo," sibilò mentre i fianchi schioccavano contro i suoi con violenza crescente. Giulia fissò la loro immagine riflessa, gli occhi che si dilatavano mentre Marco la possedeva con ferocia, il suo corpo che tremava sotto di lui.
Poi sentì il primo getto caldo che le riempiva il culo, il cazzo di Marco che pulsava dentro di lei mentre eiaculava con forza. Giulia gemette, le gambe che tremavano mentre il liquido caldo le riempiva fino all'orlo. Marco le diede uno schiaffo violento sul culo, il suono secco che echeggiò nella stanza. "Prendila tutta, troia," ringhiò mentre continuava a pompare dentro di lei, ogni spinta che faceva fuoriuscire altro sperma tra le sue cosce.
Quando finalmente si ritirò, Giulia crollò sul letto, il respiro affannoso mentre sentiva il suo seme che le colava dal culo dilatato. Marco si distese accanto a lei, una mano che le accarezzava il sudore sulla schiena. "Ti è piaciuto, puttana?" le sussurrò all'orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. Giulia annuì frenetica, troppo esausta per parlare, le palpebre che le si chiudevano pesanti.
Marco le passò un dito tra le cosce, raccogliendo il miscuglio di fluidi che le colava ancora. "Apri la bocca," ordinò con voce roca. Giulia obbedì senza aprire gli occhi, le labbra che si separavano mentre lui le infilava le dita bagnate in bocca. "Puliscimi," sibilò osservandola mentre succhiava le dita con movimenti lenti, la lingua che seguiva ogni curva delle sue nocche.
Il telefono sul comodino vibrò improvvisamente, illuminandosi con il nome di Andrea. Giulia aprì gli occhi di scatto, lo sguardo che si posò sullo schermo tremolante. Marco le afferrò il mento, costringendola a tornare a guardarlo. "Non è finita," ringhiò mentre si sistemava tra le sue cosce ancora tremanti. "Vuoi rispondere? Digli che stai ancora prendendo la mia sborra nel culo."
Giulia scosse la testa frenetica, i capelli sudati che si attaccavano alle guance. "No... voglio solo te ora," ansimò, le mani che cercavano il suo corpo nel letto. Marco emise un suono soddisfatto, il cazzo che già si riattizzava contro la sua coscia. "Dimmi cosa vuoi," sibilò mentre le affondava i denti nel collo.
"Voglio..." Giulia deglutì, la voce rotta dalla stanchezza e dal desiderio. "Voglio che mi lecchi tutta. Che pulisca con la bocca quello che hai fatto." Un sorriso feroce gli attraversò il viso mentre la voltava bruscamente sul ventre, le natiche ancora rosse e leggermente aperte che gli si offrivano.
Marco abbassò la testa tra le sue natiche ancora leggermente dilatate, la lingua che si allungava per assaggiare il miscuglio di fluidi che le colava lungo le cosce. Giulia gemette nel cuscino, le dita che si stringevano sulle lenzuola quando sentì la punta umida sfiorarle l'ingresso dolorante. "Così, puliscimi," sussurrò, arcuando la schiena per offrirgli meglio la vista del suo corpo devastato.
La lingua di Marco le seguì il percorso dello sperma rappreso, le labbra che si chiudevano intorno ai bordi ancora gonfi del suo ano mentre succhiava con voracità. Giulia urlò quando sentì le dita affondarle di nuovo nella fica bagnata, il movimento simultaneo che la faceva contorcere sul letto. "Cazzo... cazzo, Marco..." ansimò, i capelli che le si attaccavano al viso sudato.
"Silenzio, puttana," ringhiò lui sollevandosi appena per schiaffeggiarle il culo già arrossato. "Sei mia da pulire, non da parlare." Le affondò due dita nella fica mentre la lingua continuava a leccarle il buco del culo con movimenti circolari, ogni passaggio che la faceva tremare. Giulia annaspò, il respiro che le usciva a scatti mentre cercava di reggersi sui gomiti, il corpo che cedeva sotto la doppia stimolazione.
Marco le voltò bruscamente la testa verso lo specchio sul comodino, costringendola a guardare il riflesso della sua lingua che le penetrava il culo ancora sporco. "Vedi? Vedi come lecco via la sborra di Andrea dalla tua troia di culo?" sibilò contro la sua nuca. Giulia fissò la scena con occhi annebbiati, le labbra che tremavano mentre la lingua di Marco le scavava dentro con insistenza, mescolando i loro fluidi con quelli dell'amante.
Il telefono continuò a vibrare sul comodino, la luce intermittente che proiettava ombre danzanti sul soffitto. Marco lo osservò con uno sguardo carico di possessività, le labbra ancora lucide dei fluidi di Giulia. "Vuoi davvero che risponda?" sibilò mentre le affondava le dita nella chioma bionda, tirandole i capelli all'indietro.
Giulia scosse la testa, gli occhi socchiusi e umidi. "No, no... voglio che continui a leccarmi," ansimò, le dita che si stringevano sul cuscino mentre la lingua di Marco continuava a esplorare il suo culo ancora dolorante. Il telefono vibrava sul comodino, ignorato, la luce intermittente che illuminava a tratti la schiena sudata di Marco piegato su di lei.
"Non voglio dormire ora," sussurrò Giulia arcuando la schiena, offrendogli meglio la vista del suo corpo devastato. Marco emise un suono gutturale, le mani che le serravano i fianchi mentre la lingua si insinuava più profondamente tra le sue natiche ancora leggermente aperte. "Ti piace sentire la mia lingua qui, eh?" sibilò contro la sua pelle, i denti che le mordicchiavano la coscia interna. "Dove il tuo amante ti ha riempita come una troia?"
Giulia annuì frenetica, i capelli che le si attaccavano al viso sudato. "Sì... sì, leccami via tutto," gemette, le dita che affondavano nel materasso quando sentì la punta della lingua sfiorarle di nuovo l'ingresso sensibile. Marco obbedì con ferocia, la lingua che si muoveva in cerchi stretti, mescolando la sua saliva con i residui di sperma che ancora le colavano.
"Gira," ordinò improvvisamente, tirandola per i fianchi. Giulia rotolò sul dorso con un gemito, le gambe che si aprivano automaticamente per rivelare la fica ancora gonfia e arrossata. Marco si sistemò tra le sue cosce tremanti, le mani che le spalancavano ulteriormente mentre chinava la testa. "Sei ancora bagnata," osservò con voce aspra, le dita che le sfioravano le labbra dilatate. "Ti eccita così tanto essere leccata dopo essere stata riempita?"
"Ora basta... ora voglio dormire," disse Giulia con voce rotta, le palpebre che le cadevano pesanti mentre il corpo affondava nel materasso. Marco le passò una mano lungo la schiena sudata, le dita che seguivano le curve dei suoi fianchi ancora tremanti. "Troppo presto," sibilò avvicinandosi al suo orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. "Non hai ancora pulito tutto."
Giulia emise un gemito di protesta quando le sue mani le sollevarono i fianchi, esponendole di nuovo il culo ancora rosso e leggermente dilatato. "Marco, ti prego... sono distrutta," implorò, ma lui ignorò le sue parole, la lingua che già si allungava per assaggiare la traccia di sperma che le colava lungo la coscia interna.
Il primo contatto fece sobbalzare Giulia, i muscoli che si contraevano involontariamente. "Fermati..." sussurrò, ma la voce le si perse in un ansimo quando la punta umida le sfiorò l'ingresso dolorante. Marco afferrò le sue natiche con entrambe le mani, spalancandole con forza mentre la lingua si insinuava più profondamente. "Dormirai quando avrò finito di ripulirti," ringhiò contro la sua pelle, le labbra che si chiudevano intorno al bordo ancora gonfio per succhiare con voracità.
Giulia cercò di divincolarsi, ma le forze l'avevano abbandonata. Il corpo le si abbandonò sul letto, le braccia che cedevano sotto il peso della stanchezza mentre la lingua di Marco continuava la sua opera meticolosa. Ogni passaggio la faceva tremare, l'alternarsi di dolore e piacere residuo che la teneva sospesa in uno stato di semi-coscienza.
"Ora basta... ora voglio dormire," disse Giulia con voce rotta, le palpebre che le cadevano pesanti mentre il corpo affondava nel materasso. Ma Marco le afferrò i polsi con un movimento brutale, inchiodandole le braccia sopra la testa. "Troppo presto," sibilò contro il suo collo suato, i denti che le affondavano nella carne morbida dell'incavo tra collo e spalla. Giulia emise un gemito strozzato, troppo esausta persino per protestare.
Il letto era un campo di battaglia umido. Lenzuola strappate, cuscini schiacciati, l'odore acre di sudore e seme che impregnava l'aria. Marco le passò un dito lungo la schiena, raccogliendo il miscuglio di fluidi che le colava ancora tra le cosce. "Hai ancora la mia sborra nel culo e quella di Andrea nella fica," ringhiò mentre le infilava le dita sporche in bocca. "Puliscimi, puttana."
Giulia obbedì meccanicamente, la lingua che seguiva le sue nocche con movimenti lenti, troppo stanca per fingere entusiasmo. Lo sperma miscelato alla saliva le colava lungo il mento mentre Marco osservava soddisfatto la scena, le palpebre che le si chiudevano da sole ogni pochi secondi. "Ora basta... ora voglio dormire," ripeté con voce rotta, il corpo che affondava nel materasso come un sacco vuoto.
"Va bene, amore," disse Marco accarezzandole i capelli sudati mentre lei si accasciava sul letto. "Oggi sei stata brava. Riposati." Le sue dita seguirono la curva della sua schiena, fermandosi sulle fossette sopra il culo ancora arrossato. "Domani ci aspettano altri incontri e piaceri per il nostro divertimento."
Giulia annuì senza aprire gli occhi, il respiro che si faceva già più regolare. Ma quando Marco le posò un bacio sulla nuca, lei si voltò di scatto, gli occhi pieni di un'improvvisa lucidità. "Aspetta," sussurrò con voce rauca, una mano che gli afferrava il polso. "Prima che io dorma... voglio che mi prometti una cosa."
Marco alzò un sopracciglio, il sorriso che gli si allargava sulle labbra mentre si sistemava meglio sul letto accanto a lei. "Dimmi." Le sue dita le disegnavano cerchi lenti sull'anca.
"Promettimi che..." Giulia deglutì, le palpebre pesanti che cercavano di chiudersi mentre parlava. "Che quando mi porterai da Andrea di nuovo... che sarai tu a decidere come mi tocca. Voglio sentire che è ancora tuo il controllo."
Un ghigno feroce gli attraversò il viso mentre le afferrava il mento con delicatezza. "Puttana mia," sussurrò contro le sue labbra. "Non devi nemmeno chiederlo. Quel cazzo che ti sfonda è solo un giocattolo che io scelgo per te." Le sue dita le seguirono la curva del collo, fermandosi sull'osso della clavicola. "Domani gli farò vedere come si tratta la mia troia."
Giulia emise un suono soddisfatto, il corpo che finalmente si abbandonava alla stanchezza. Marco rimase a guardarla mentre il respiro si faceva più regolare, i capelli biondi sparsi sul cuscino come un'aura sudicia. Con un movimento lento, si avvicinò all'orecchio che spuntava tra le ciocche. "Dormi," sibilò. "Domani ti faccio assaggiare il cazzo di quel muratore che ti fissa sempre al mercato."
Nel sonno, Giulia sorrise.
Marco osservò Giulia mentre il sonno la vinceva, il suo respiro che si faceva più regolare e profondo. Le tracce della loro sessione le segnavano ancora il corpo: i lividi rosso-violacei sulle cosce, le labbra gonfie e arrossate, il culo ancora leggermente aperto e lucido di saliva. Con un sorriso soddisfatto, le accarezzò i capelli biondi sparsi sul cuscino, poi si alzò dal letto senza far rumore.
Attraversò la stanza a piedi nudi, raccogliendo il telefono di Giulia dal comodino. Lo schermo mostrava ancora la notifica della chiamata persa di Andrea. Un ghigno gli attraversò il viso mentre digitava un messaggio veloce: *"Domani. Stesso posto. Porta degli amici."* Premette invio senza pensarci due volte, poi lasciò il telefono dove l'aveva trovato.
La doccia scrosciò caldissima mentre Marco si insaponava, lasciando che l'acqua gli scorresse lungo la schiena muscolosa. Chiuse gli occhi, immaginando già la scena del giorno dopo: Giulia inginocchiata tra più uomini, la bocca e le altre parti del corpo occupate contemporaneamente, mentre lui avrebbe diretto ogni movimento come un maestro d'orchestra. Il sapone gli scivolò tra le mani mentre si strofinava il cazzo già di nuovo semiduro al solo pensiero.
Tornato in camera, trovò Giulia nella stessa posizione in cui l'aveva lasciata, solo che ora si era rannicchiata su se stessa, un braccio abbandonato sul cuscino accanto al viso. Marco si sedette sul bordo del letto, osservandola con uno sguardo che mescolava possessività e qualcosa di più tenero, quasi impercettibile. Con un dito, le tracciò una ciocca di capelli dietro l'orecchio, rivelando il lobo ancora rosso per i suoi morsi.
La porta di casa era socchiusa, una striscia di luce che usciva dal corridoio. Giulia entrò a passi incerti, l'impermeabile che si apriva involontariamente mostrando le cosce sporche. "Marco?" chiamò con voce tremula.
"Qui." La voce roca proveniva dalla camera da letto. Giulia avanzò come in trance, le dita che si aggrappavano all'imbottitura dell'impermeabile. Marco era seduto sul bordo del letto, completamente nudo, il cazzo già semiduro che pulsava tra le cosce. "Mostrami," ordinò con un cenno del mento.
Giulia lasciò cadere l'impermeabile, esponendo il suo corpo ancora sudato, le cosce lucide di sperma che le colava fino alle ginocchia. Marco emise un suono gutturale, gli occhi che divoravano ogni dettaglio del suo corpo segnato. "Vieni qui," sibilò tendendole una mano.
Giulia avanzò verso il letto con movimenti lenti, ogni passo che faceva scivolare altro seme lungo le sue cosce tremanti. Marco la scrutava con occhi oscuri, le narici dilatate mentre l'odore muschiato di sesso e sudore riempiva la stanza. "Ginocchia," ordinò brusco, indicando il pavimento davanti a lui.
Le sue ginocchia urtarono il parquet con un tonfo sordo, le mani che tremavano mentre si sistemava i capelli dietro le orecchie. Marco le afferrò il mento con due dita, costringendola a guardarlo mentre abbassava lo sguardo su di lei. "Hai fatto la brava troietta?" le chiese, la voce bassa e carica di elettricità. Giulia annuì frenetica, le labbra che si aprivano per parlare quando lui le bloccò la bocca con il palmo.
"No, non ancora." Con l'altra mano le aprì bruscamente le cosce, osservando il percorso del seme che aveva iniziato a rapprendersi sulla sua pelle. Un dito le seguì la traccia fino all'ingresso della sua fica ancora dilatata, infilandosi dentro con un movimento che la fece gemere. "Porca puttana," sibilò Marco estraendo le dita bagnate e mostrandogliele davanti al viso. "Sei ancora piena di lui."
Giulia annuì di nuovo, gli occhi che seguivano il movimento delle sue dita mentre Marco se le portava alla bocca, assaggiando il sapore misto con un'espressione feroce. "Buono," commentò con voce roca prima di afferrarle la nuca e spingerla verso il suo cazzo semiduro. "Puliscimi."
La bocca di Giulia si chiuse intorno a lui con un gemito, la lingua che si muoveva lungo il glande mentre assaporava il gusto salato del suo precum. Marco le tirò i capelli all'indietro per osservarla meglio, i denti che le mordicchiavano il labbro inferiore mentre lei lo succhiava con devozione. "Più forte," ordinò spingendole la testa più giù. Giulia obbedì, lasciando che la punta del suo cazzo le graffiasse la gola mentre aumentava il ritmo.
Marco le tirò bruscamente i capelli, costringendola a guardarlo mentre le labbra rimanevano avvinghiate al suo cazzo pulsante. "Dimmi cosa vuoi," sibilò, gli occhi neri di desiderio che la perforavano. Giulia annuì frenetica, la bocca che si staccò da lui con un suono umido. "Voglio... voglio che mi riempia ancora," ansimò, le dita che si insinuavano tra le sue cosce bagnate. "Che mi usi come la tua troia."
Un sorriso selvaggio gli attraversò il viso mentre la strattonava sul letto con un movimento brutale, facendola rotolare a pancia in giù. Le mani di Marco le sollevarono i fianchi con forza, esponendole il culo ancora segnato e leggermente dilatato. "Sei sicura?" ringhiò mentre le apriva le natiche con le dita, osservando il seme che le colava ancora dalla fica. "Dopo che ti ha già riempita così bene?"
Giulia annodò le dita alle lenzuola, premendo il viso nel materasso. "Sì... per favore Marco," gemette, le parole che le uscivano spezzate. "Voglio sentirti tutto dentro mentre penso a come mi ha scopato." Marco emise un suono gutturale, il cazzo che pulsava violentemente mentre si posizionava dietro di lei. "Allora stringi quella fica sporca," ordinò mentre gli affondava dentro senza preavviso, facendola urlare nel cuscino.
Le sue mani le serrarono i fianchi con tale forza da lasciare lividi, ogni spinta che la scuoteva in avanti sul letto. "Così ti piace, eh troia?" ansimò contro la sua schiena sudata, i denti che le mordicchiavano le scapole. "Sentirti piena di due cazzi nello stesso giorno?" Giulia annuì frenetica, le unghie che strappavano il tessuto del lenzuolo mentre lui aumentava il ritmo, i colpi profondi che le facevano perdere il fiato.
Marco le affondò un pollice nel culo senza preavviso, il movimento brutale che la fece urlare nel materasso. "No, no... così piano," gemette quando sentì la punta del dito aprirle il buco già dolorante. Marco rise, un suono basso e animalesco che le fece venire la pelle d'oca. "Piano?" sibilò avvicinandosi all'orecchio. "Dopo che hai fatto allargare questa troia da un altro?" Le affondò il dito fino alla nocca con un colpo secco, il buco che cedette con un suono umido.
Giulia gridò, le gambe che tremavano mentre cercava di sollevarsi, ma Marco le bloccò i fianchi con un braccio, immobilizzandola. "Stai ferma, puttana," ordinò mentre iniziava a muovere il dito dentro il suo culo con movimenti circolari, dilatandola lentamente. Il dolore si mescolava al piacere in un turbine che la faceva contorcere, le lacrime che le rigavano il viso mentre fissava il muro davanti a sé.
"Ti senti?" le sussurrò all'orecchio mentre aggiungeva un secondo dito, le nocche che le aprivano il buco con una lentezza sadica. Giulia annaspò, il respiro che le usciva a scatti mentre i muscoli si tendevano intorno alle sue dita. "Era più grosso lui?" domandò Marco con voce roca, aumentando la pressione. Giulia scosse la testa, i capelli che le si attaccavano al viso sudato. "No... no, sei tu... sei tu che mi apri meglio," ansimò, le parole che le uscivano spezzate.
Marco le diede uno schiaffo sul culo, il suono secco che echeggiò nella stanza. "Mentira," ringhiò mentre le inseriva la punta del mignolo insieme alle altre due dita, il buco che si dilatava intorno alle nocche. Giulia urlò, il corpo che si inarcava in avanti sul letto mentre i muscoli cercavano disperatamente di adattarsi. "Dimmi la verità, troia. Quante dita ti ha messo nel culo mentre ti scopava la fica?"
"Mi sento... mi sento tutta aperta," ansimò Giulia mentre le dita di Marco continuavano a lavorare dentro il suo culo, dilatandola con movimenti circolari che la facevano tremare. Il dolore bruciante si mescolava a un piacere perverso, ogni rotazione delle nocche che la spingeva più vicina al limite. "Era solo... solo la punta di un dito," mentì, il respiro che le usciva a scatti quando lui aumentò la pressione.
Marco le affondò le tre dita fino alle nocche con un colpo secco, facendole urlare nel materasso. "Non mentirmi, puttana," ringhiò contro la sua schiena sudata, i denti che le mordicchiavano la spalla mentre continuava a muovere le dita dentro di lei. "Ti ho visto sullo schermo. Ti ha aperta come un maiale al macello."
Giulia scosse la testa freneticamente, i capelli che le si attaccavano al viso bagnato di sudore e lacrime. "No... no, ti prego..." gemette quando sentì la punta del suo mignolo premere contro l'ingresso già stravolto. "Ti giuro che..."
La frase le morì in gola quando Marco le inserì il quarto dito con un movimento brutale, il buco che si dilatava intorno alle sue nocche con un suono umido. Giulia gridò, il corpo che si irrigidiva in un arco perfetto mentre i muscoli cercavano disperatamente di adattarsi. "Dio... Dio, no..." singhiozzò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola strappate.
"Ecco la verità," sibilò Marco avvicinandosi al suo orecchio, la voce bassa e carica di elettricità mentre continuava a muovere le dita dentro il suo culo con movimenti circolari sempre più ampi. "Sei solo una troia affamata di cazzo, non è vero? Una puttana che ha solo voglia di farsi fottere."
Giulia annuì frenetica, le lacrime che le rigavano il viso mentre fissava il muro davanti a sé. "Sì... sì, sono una puttana," ansimò, la voce rotta dai gemiti. "Solo... solo voglio sentirmi piena di cazzo."
Marco emise un suono animalesco, le dita che si ritiravano bruscamente dal suo culo dilatato, lasciandola vuota e tremante. "Allora dimostramelo," ordinò mentre si posizionava dietro di lei, il cazzo duro che le premeva contro il buco ancora pulsante. "Dimmi esattamente cosa vuoi."
Giulia si morse il labbro, il corpo che tremava mentre sentiva la punta del suo cazzo sfiorare l'ingresso del culo già devastato. "Voglio... voglio che me lo metti tutto dentro," sussurrò, le parole che le uscivano spezzate. "Che mi apri ancora di più finché... finché non riesco più a camminare."
Un sorriso feroce gli attraversò il viso mentre le afferrava i fianchi con forza, spingendosi dentro senza preavviso. Giulia urlò nel materasso, le dita che si aggrappavano alle lenzuola strappate mentre il dolore bruciante si trasformava in un piacere perverso, ogni centimetro che la riempiva fino all'orlo.
"Così, puttana?" ringhiò Marco contro la sua schiena sudata, i fianchi che schioccavano contro i suoi con forza. "Ti piace sentirti tutta aperta?" Giulia annuì frenetica, le unghie che affondavano nel materasso mentre lui le affondava dentro fino alle palle. "Sì... sì, cazzo... sentimi tutta," gemette, le parole che le uscivano spezzate mentre il suo corpo si adattava alla dimensione di lui. Ogni spinta la spingeva più vicino al limite, il dolore e il piacere che si mescolavano in un turbine che le faceva perdere il senso del tempo.
Marco le afferrò i capelli, costringendola ad arcuare la schiena mentre aumentava il ritmo. "Dimmi quanto sei porca," ordinò con voce strozzata. Giulia fissò il telefono posato sul comodino, dove ancora lampeggiava la chiamata interrotta con Andrea. "Voglio essere la tua troia da strada," ansimò, le labbra che tremavano. "Portami a battere nei vicoli... vedrai come mi sbatteranno tutti quei cazzi duri che mi guardano sempre al mercato."
Un ghigno selvaggio gli attraversò il viso mentre le dava uno schiaffo sul culo già rosso. "Davvero? La signora perbene che fa la spesa all'Esselunga vuole farsi scopare dagli sconosciuti?" Le sue dita le serrarono i fianchi con forza, ogni spinta che la faceva sobbalzare sul letto. Giulia annuì frenetica, i capelli che le si attaccavano al viso sudato. "Sì... proprio quella che sorride alle cassiere," gemette. "Quella che finge di non vedere come la fissano i muratori quando passa..."
Marco rallentò bruscamente il ritmo, il cazzo che pulsava dentro il suo culo stretto. "Descrivimi esattamente come sarebbe," sibilò all'orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. Giulia chiuse gli occhi, il respiro affannoso mentre immaginava la scena. "Mi porteresti... mi porteresti dietro il supermercato, dove buttano le cassette della frutta," sussurrò, la voce che tremava. "Mi spingeresti contro il muro e mi alzeresti la gonna... e aspetteresti che qualcuno ci veda..."
Marco emise un suono gutturale, i fianchi che riprendevano a muoversi con forza rinnovata. "E poi? Cosa farebbe quel pezzo di merda che viene a frugare nei rifiuti?" La mano le strizzò un seno con brutalità. Giulia gridò, le unghie che affondavano nel materasso. "Mi... mi prenderebbe per i capelli," ansimò. "Mi sputerebbe in faccia e mi costringerebbe a ingoiare tutto il suo cazzo mentre tu guardi..."
"Merda," sbuffò Marco accelerando il ritmo, il cazzo che le martellava il culo con colpi profondi. "E se fosse un branco di muratori ubriachi? Se volessero usarti tutti insieme?" Giulia gemette, il corpo che si tendeva in un arco perfetto. "Li... li farei entrare tutti," sussurrò con voce rotta. "Uno nella bocca, uno nella fica... e l'ultimo nel culo mentre mi pisciano addosso..."
Marco le afferrò bruscamente i capelli, costringendola a guardare il telefono sul comodino dove lampeggiava ancora la chiamata con Andrea. "E lui? Lo chiameresti per farti guardare mentre ti fai sfondare dalla feccia?" Giulia fissò lo schermo tremante, le labbra che si aprivano in un gemito roco. "Sì... gli farei vedere come la tua troia prende i cazzi degli sconosciuti..."
Giulia gemette, le cosce che tremavano mentre lui aumentava il ritmo, ogni spinta che le faceva perdere il fiato. "Allora... allora sborrami tu ora, non resisto più, voglio venire," ansimò, le unghie che gli graffiavano le braccia.
Marco le afferrò i polsi, inchiodandole le mani sopra la testa mentre continuava a scoparle il culo con colpi profondi. "No, troia," sibilò contro il suo orecchio. "Vieni solo quando te lo dico io." Giulia scosse la testa frenetica, i capelli sudati che le si attaccavano al viso. "Ti prego... sono lì, sono proprio lì..." Marco le diede uno schiaffo sul culo già rosso, il suono secco che echeggiò nella stanza. "Aspetta che ti riempio per bene," ordinò con voce roca. "Voglio sentirti urlare quando esplodi piena del mio cazzo."
Giulia chiuse gli occhi, le labbra che tremavano mentre cercava di trattenersi, il corpo che vibrava sul bordo dell'orgasmo. Marco rallentò bruscamente il ritmo, il cazzo che pulsava dentro il suo culo dilatato mentre le passava una mano tra le cosce bagnate. "Ecco, senti come sei bagnata, puttana," sibilò mentre le massaggiava il clitoride con movimenti circolari. Giulia gridò, il corpo che si inarcava sul letto mentre l'onda di piacere cresceva, irresistibile.
"Ti prego... ora sborrami tu, non resisto più, voglio venire," gemette con voce rotta, le unghie che affondavano nel materasso. Marco le afferrò i capelli, costringendola a voltarsi verso di lui. "Dimmi perché," ordinò con voce aspra, i fianchi che riprendevano a muoversi con forza. Giulia annaspò, le parole che le uscivano frammentate. "Perché... perché voglio sentire il tuo cazzo pulsare dentro di me mentre vengo... voglio che mi riempia tutta..."
Marco emise un suono gutturale, le mani che le serravano i fianchi con forza mentre accelerava il ritmo. "Allora stringi quella troia di fica," ringhiò contro la sua schiena sudata. Giulia obbedì tremante, i muscoli che si contraevano intorno al suo cazzo mentre l'orgasmo incombeva. Sentiva ogni centimetro di lui che le dilagava dentro, il dolore e il piacere fusi in un unico vortice che le faceva perdere il controllo.
"Sto per... sto per..." Il resto della frase si perse in un grido strozzato quando Marco le affondò un morso nella spalla, i denti che le affondavano nella carne mentre finalmente le permetteva di venire. L'orgasmo la travolse come un'onda, il corpo che si irrigidiva in un arco perfetto mentre le contrazioni della fica stringevano il cazzo di Marco con forza.
"E adesso vengo io, puttana," ringhiò mentre sentiva il proprio orgasmo avvicinarsi. Le afferrò i capelli con forza, costringendola a guardare lo specchio sul comodino dove si rifletteva la sua espressione stravolta. "Guarda come ti scopo," sibilò mentre i fianchi schioccavano contro i suoi con violenza crescente. Giulia fissò la loro immagine riflessa, gli occhi che si dilatavano mentre Marco la possedeva con ferocia, il suo corpo che tremava sotto di lui.
Poi sentì il primo getto caldo che le riempiva il culo, il cazzo di Marco che pulsava dentro di lei mentre eiaculava con forza. Giulia gemette, le gambe che tremavano mentre il liquido caldo le riempiva fino all'orlo. Marco le diede uno schiaffo violento sul culo, il suono secco che echeggiò nella stanza. "Prendila tutta, troia," ringhiò mentre continuava a pompare dentro di lei, ogni spinta che faceva fuoriuscire altro sperma tra le sue cosce.
Quando finalmente si ritirò, Giulia crollò sul letto, il respiro affannoso mentre sentiva il suo seme che le colava dal culo dilatato. Marco si distese accanto a lei, una mano che le accarezzava il sudore sulla schiena. "Ti è piaciuto, puttana?" le sussurrò all'orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. Giulia annuì frenetica, troppo esausta per parlare, le palpebre che le si chiudevano pesanti.
Marco le passò un dito tra le cosce, raccogliendo il miscuglio di fluidi che le colava ancora. "Apri la bocca," ordinò con voce roca. Giulia obbedì senza aprire gli occhi, le labbra che si separavano mentre lui le infilava le dita bagnate in bocca. "Puliscimi," sibilò osservandola mentre succhiava le dita con movimenti lenti, la lingua che seguiva ogni curva delle sue nocche.
Il telefono sul comodino vibrò improvvisamente, illuminandosi con il nome di Andrea. Giulia aprì gli occhi di scatto, lo sguardo che si posò sullo schermo tremolante. Marco le afferrò il mento, costringendola a tornare a guardarlo. "Non è finita," ringhiò mentre si sistemava tra le sue cosce ancora tremanti. "Vuoi rispondere? Digli che stai ancora prendendo la mia sborra nel culo."
Giulia scosse la testa frenetica, i capelli sudati che si attaccavano alle guance. "No... voglio solo te ora," ansimò, le mani che cercavano il suo corpo nel letto. Marco emise un suono soddisfatto, il cazzo che già si riattizzava contro la sua coscia. "Dimmi cosa vuoi," sibilò mentre le affondava i denti nel collo.
"Voglio..." Giulia deglutì, la voce rotta dalla stanchezza e dal desiderio. "Voglio che mi lecchi tutta. Che pulisca con la bocca quello che hai fatto." Un sorriso feroce gli attraversò il viso mentre la voltava bruscamente sul ventre, le natiche ancora rosse e leggermente aperte che gli si offrivano.
Marco abbassò la testa tra le sue natiche ancora leggermente dilatate, la lingua che si allungava per assaggiare il miscuglio di fluidi che le colava lungo le cosce. Giulia gemette nel cuscino, le dita che si stringevano sulle lenzuola quando sentì la punta umida sfiorarle l'ingresso dolorante. "Così, puliscimi," sussurrò, arcuando la schiena per offrirgli meglio la vista del suo corpo devastato.
La lingua di Marco le seguì il percorso dello sperma rappreso, le labbra che si chiudevano intorno ai bordi ancora gonfi del suo ano mentre succhiava con voracità. Giulia urlò quando sentì le dita affondarle di nuovo nella fica bagnata, il movimento simultaneo che la faceva contorcere sul letto. "Cazzo... cazzo, Marco..." ansimò, i capelli che le si attaccavano al viso sudato.
"Silenzio, puttana," ringhiò lui sollevandosi appena per schiaffeggiarle il culo già arrossato. "Sei mia da pulire, non da parlare." Le affondò due dita nella fica mentre la lingua continuava a leccarle il buco del culo con movimenti circolari, ogni passaggio che la faceva tremare. Giulia annaspò, il respiro che le usciva a scatti mentre cercava di reggersi sui gomiti, il corpo che cedeva sotto la doppia stimolazione.
Marco le voltò bruscamente la testa verso lo specchio sul comodino, costringendola a guardare il riflesso della sua lingua che le penetrava il culo ancora sporco. "Vedi? Vedi come lecco via la sborra di Andrea dalla tua troia di culo?" sibilò contro la sua nuca. Giulia fissò la scena con occhi annebbiati, le labbra che tremavano mentre la lingua di Marco le scavava dentro con insistenza, mescolando i loro fluidi con quelli dell'amante.
Il telefono continuò a vibrare sul comodino, la luce intermittente che proiettava ombre danzanti sul soffitto. Marco lo osservò con uno sguardo carico di possessività, le labbra ancora lucide dei fluidi di Giulia. "Vuoi davvero che risponda?" sibilò mentre le affondava le dita nella chioma bionda, tirandole i capelli all'indietro.
Giulia scosse la testa, gli occhi socchiusi e umidi. "No, no... voglio che continui a leccarmi," ansimò, le dita che si stringevano sul cuscino mentre la lingua di Marco continuava a esplorare il suo culo ancora dolorante. Il telefono vibrava sul comodino, ignorato, la luce intermittente che illuminava a tratti la schiena sudata di Marco piegato su di lei.
"Non voglio dormire ora," sussurrò Giulia arcuando la schiena, offrendogli meglio la vista del suo corpo devastato. Marco emise un suono gutturale, le mani che le serravano i fianchi mentre la lingua si insinuava più profondamente tra le sue natiche ancora leggermente aperte. "Ti piace sentire la mia lingua qui, eh?" sibilò contro la sua pelle, i denti che le mordicchiavano la coscia interna. "Dove il tuo amante ti ha riempita come una troia?"
Giulia annuì frenetica, i capelli che le si attaccavano al viso sudato. "Sì... sì, leccami via tutto," gemette, le dita che affondavano nel materasso quando sentì la punta della lingua sfiorarle di nuovo l'ingresso sensibile. Marco obbedì con ferocia, la lingua che si muoveva in cerchi stretti, mescolando la sua saliva con i residui di sperma che ancora le colavano.
"Gira," ordinò improvvisamente, tirandola per i fianchi. Giulia rotolò sul dorso con un gemito, le gambe che si aprivano automaticamente per rivelare la fica ancora gonfia e arrossata. Marco si sistemò tra le sue cosce tremanti, le mani che le spalancavano ulteriormente mentre chinava la testa. "Sei ancora bagnata," osservò con voce aspra, le dita che le sfioravano le labbra dilatate. "Ti eccita così tanto essere leccata dopo essere stata riempita?"
"Ora basta... ora voglio dormire," disse Giulia con voce rotta, le palpebre che le cadevano pesanti mentre il corpo affondava nel materasso. Marco le passò una mano lungo la schiena sudata, le dita che seguivano le curve dei suoi fianchi ancora tremanti. "Troppo presto," sibilò avvicinandosi al suo orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. "Non hai ancora pulito tutto."
Giulia emise un gemito di protesta quando le sue mani le sollevarono i fianchi, esponendole di nuovo il culo ancora rosso e leggermente dilatato. "Marco, ti prego... sono distrutta," implorò, ma lui ignorò le sue parole, la lingua che già si allungava per assaggiare la traccia di sperma che le colava lungo la coscia interna.
Il primo contatto fece sobbalzare Giulia, i muscoli che si contraevano involontariamente. "Fermati..." sussurrò, ma la voce le si perse in un ansimo quando la punta umida le sfiorò l'ingresso dolorante. Marco afferrò le sue natiche con entrambe le mani, spalancandole con forza mentre la lingua si insinuava più profondamente. "Dormirai quando avrò finito di ripulirti," ringhiò contro la sua pelle, le labbra che si chiudevano intorno al bordo ancora gonfio per succhiare con voracità.
Giulia cercò di divincolarsi, ma le forze l'avevano abbandonata. Il corpo le si abbandonò sul letto, le braccia che cedevano sotto il peso della stanchezza mentre la lingua di Marco continuava la sua opera meticolosa. Ogni passaggio la faceva tremare, l'alternarsi di dolore e piacere residuo che la teneva sospesa in uno stato di semi-coscienza.
"Ora basta... ora voglio dormire," disse Giulia con voce rotta, le palpebre che le cadevano pesanti mentre il corpo affondava nel materasso. Ma Marco le afferrò i polsi con un movimento brutale, inchiodandole le braccia sopra la testa. "Troppo presto," sibilò contro il suo collo suato, i denti che le affondavano nella carne morbida dell'incavo tra collo e spalla. Giulia emise un gemito strozzato, troppo esausta persino per protestare.
Il letto era un campo di battaglia umido. Lenzuola strappate, cuscini schiacciati, l'odore acre di sudore e seme che impregnava l'aria. Marco le passò un dito lungo la schiena, raccogliendo il miscuglio di fluidi che le colava ancora tra le cosce. "Hai ancora la mia sborra nel culo e quella di Andrea nella fica," ringhiò mentre le infilava le dita sporche in bocca. "Puliscimi, puttana."
Giulia obbedì meccanicamente, la lingua che seguiva le sue nocche con movimenti lenti, troppo stanca per fingere entusiasmo. Lo sperma miscelato alla saliva le colava lungo il mento mentre Marco osservava soddisfatto la scena, le palpebre che le si chiudevano da sole ogni pochi secondi. "Ora basta... ora voglio dormire," ripeté con voce rotta, il corpo che affondava nel materasso come un sacco vuoto.
"Va bene, amore," disse Marco accarezzandole i capelli sudati mentre lei si accasciava sul letto. "Oggi sei stata brava. Riposati." Le sue dita seguirono la curva della sua schiena, fermandosi sulle fossette sopra il culo ancora arrossato. "Domani ci aspettano altri incontri e piaceri per il nostro divertimento."
Giulia annuì senza aprire gli occhi, il respiro che si faceva già più regolare. Ma quando Marco le posò un bacio sulla nuca, lei si voltò di scatto, gli occhi pieni di un'improvvisa lucidità. "Aspetta," sussurrò con voce rauca, una mano che gli afferrava il polso. "Prima che io dorma... voglio che mi prometti una cosa."
Marco alzò un sopracciglio, il sorriso che gli si allargava sulle labbra mentre si sistemava meglio sul letto accanto a lei. "Dimmi." Le sue dita le disegnavano cerchi lenti sull'anca.
"Promettimi che..." Giulia deglutì, le palpebre pesanti che cercavano di chiudersi mentre parlava. "Che quando mi porterai da Andrea di nuovo... che sarai tu a decidere come mi tocca. Voglio sentire che è ancora tuo il controllo."
Un ghigno feroce gli attraversò il viso mentre le afferrava il mento con delicatezza. "Puttana mia," sussurrò contro le sue labbra. "Non devi nemmeno chiederlo. Quel cazzo che ti sfonda è solo un giocattolo che io scelgo per te." Le sue dita le seguirono la curva del collo, fermandosi sull'osso della clavicola. "Domani gli farò vedere come si tratta la mia troia."
Giulia emise un suono soddisfatto, il corpo che finalmente si abbandonava alla stanchezza. Marco rimase a guardarla mentre il respiro si faceva più regolare, i capelli biondi sparsi sul cuscino come un'aura sudicia. Con un movimento lento, si avvicinò all'orecchio che spuntava tra le ciocche. "Dormi," sibilò. "Domani ti faccio assaggiare il cazzo di quel muratore che ti fissa sempre al mercato."
Nel sonno, Giulia sorrise.
Marco osservò Giulia mentre il sonno la vinceva, il suo respiro che si faceva più regolare e profondo. Le tracce della loro sessione le segnavano ancora il corpo: i lividi rosso-violacei sulle cosce, le labbra gonfie e arrossate, il culo ancora leggermente aperto e lucido di saliva. Con un sorriso soddisfatto, le accarezzò i capelli biondi sparsi sul cuscino, poi si alzò dal letto senza far rumore.
Attraversò la stanza a piedi nudi, raccogliendo il telefono di Giulia dal comodino. Lo schermo mostrava ancora la notifica della chiamata persa di Andrea. Un ghigno gli attraversò il viso mentre digitava un messaggio veloce: *"Domani. Stesso posto. Porta degli amici."* Premette invio senza pensarci due volte, poi lasciò il telefono dove l'aveva trovato.
La doccia scrosciò caldissima mentre Marco si insaponava, lasciando che l'acqua gli scorresse lungo la schiena muscolosa. Chiuse gli occhi, immaginando già la scena del giorno dopo: Giulia inginocchiata tra più uomini, la bocca e le altre parti del corpo occupate contemporaneamente, mentre lui avrebbe diretto ogni movimento come un maestro d'orchestra. Il sapone gli scivolò tra le mani mentre si strofinava il cazzo già di nuovo semiduro al solo pensiero.
Tornato in camera, trovò Giulia nella stessa posizione in cui l'aveva lasciata, solo che ora si era rannicchiata su se stessa, un braccio abbandonato sul cuscino accanto al viso. Marco si sedette sul bordo del letto, osservandola con uno sguardo che mescolava possessività e qualcosa di più tenero, quasi impercettibile. Con un dito, le tracciò una ciocca di capelli dietro l'orecchio, rivelando il lobo ancora rosso per i suoi morsi.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La notte prima delle nozze
Commenti dei lettori al racconto erotico