Nel cinema a luci rosse

di
genere
corna

La loro vacanza a Torremolinos era iniziata con una lunga colazione, un bel tuffo nella piscina dell'hotel e poi via, alla scoperta della cittadina. Passarono un pomeriggio piacevole girando fra le stradine affollate e comprando souvenir per gli amici. Infine decisero di fare un giro in macchina su per le colline lungo la strada che porta a Malaga. Poco fuori citta Giulio notò una insegna luminosa " Cinema a luci rosse". e diverse coppie di turisti che facevano la fila al botteghino per entrare.
"Eccolo." disse Giulio.
"Cosa?" chiese Marta.
"il posto di cui parlavano quella coppia in piscina"
"Il cinema a luci rosse?" ribatte lei.
"Si è la in fondo, vedi?"
"Si l'ho visto, e che vuoi fare ci fermiamo? "chiese Marta.
"Qua nessuno ci conosce potrebbe essere l'occasione per realizzare una delle nostre fantasie?Sono sconosciuti che non incontreremo più"

Marta lo guardò con un sorriso malizioso mentre Giulio rallentava l’auto per imboccare il vialetto del cinema. L’odore del mare si mischiava alla polvere sollevata dai pneumatici, e nell’aria c’era quella tensione elettrica che precede sempre qualcosa di proibito. Il parcheggio era mezzo vuoto, illuminato da lampade arancioni che proiettavano ombre lunghe sui muri scrostati.

"Se entriamo, non è che poi mi costringi a fare qualcosa di troppo... strano?" sussurrò Marta, mentre Giulio spegneva il motore. Lui le strinse la mano, sentendo il polso di lei accelerare sotto le dita. "Strano sarà quello che vorrai tu, sei tu che deciderai cosa fare e con chi" rispose, sfiorandole l’orecchio con le labbra. Un brivido le attraversò la schiena.

Dall’ingresso, una luce violacea filtrava attraverso le tende sfrangiate. Una coppia davanti a loro rise nervosamente prima di sparire dietro la porta a tenda. Giulio pagò due biglietti al botteghino, dove un uomo con gli occhiali a specchio annuì senza commentare. "Sala due, ultima a destra," borbottò, indicando un corridoio buio. L’odore di candeggina stentava a coprire qualcosa di più muschiato, acre.

Marta si strinse al braccio di Giulio mentre avanzavano sul moquette consumato, i tacchi che affondavano appena. La sala era più grande di quanto immaginassero, con file di poltroncine di velluto rosso sbiadito. Sullo schermo, la donna bionda inginocchiata ridacchiava mentre l’attore le accarezzava i capelli con una mano possente. Il suono dei gemiti era troppo alto, distorto dagli altoparlanti scassati. In prima fila, due uomini anziani fumavano in silenzio.

Si sedettero in una fila al centro della sala lasciando un posto vuoto fra Marta e il corridoio. Giulio posò una mano sulla coscia di Marta, sentendola tremare. "Guarda," mormorò, indicando una coppia sulla stessa fila ma una decina di poltrone oltre alle loro. Lei era piegata in avanti e muoveva la testa su e giù mentre un uomo nella fila indietro con la mano allungata le accarezzava i fianchi.

"Vuoi che te lo succhi anche io?" chiese Marta, le labbra già semiaperte mentre le dita di Giulio le stringevano la coscia. "Dove?" rispose Giulio, voce strozzata. Lei si morse il labbro inferiore e abbassò lo sguardo verso la sua cerniera. "Qui, ora... ma con qualcuno che ci guarda." Il cuore di Giulio iniziò a martellargli contro le costole mentre seguiva lo sguardo di lei verso un uomo sulla trentina seduto due file più avanti, che si era voltato verso di loro con un sorriso compiaciuto.

"Se ti va fallo," disse Giulio, spingendole la mano verso il proprio cavallo. Marta rise basso, quel suono roco che conosceva troppo bene, mentre il vestito di lei si sollevava appena abbastanza per vedere la giarrettiera viola che indossava sotto - quella che aveva comprato al mercatino quel pomeriggio, fingendo fosse un regalo per lui. L’uomo davanti non distoglieva lo sguardo mentre Marta si chinava verso Giulio con movimenti esagerati, teatrali, fingendo di slacciargli la cintura con i denti.

Il ronzio dell’aria condizionata si mescolava ai gemiti provenienti dallo schermo, ma per loro era solo rumore di fondo. L’odore del fumo di sigaretta e del sudore vecchio si attaccava alle pareti, mentre le dita di Marta finalmente trovavano la strada dentro i pantaloni di Giulio. "Così?" sussurrò, sfregando il palmo contro l’interno coscia, sapendo benissimo quanto lo facesse impazzire. L’uomo che li osservava si sistemò sulla poltrona, le gambe leggermente divaricate. Giulio annuì, troppo teso per parlare, mentre la bocca di Marta si avvicinava al suo collo, mordicchiandolo con quella tecnica che usava sempre per farlo perdere il controllo.

La luce intermittente del film proiettava ombre intermittenti sui loro corpi. Marta si fermò un attimo, fingendo di esitare, proprio come nella loro fantasia preferita. "Pensi che lui voglia avvicinarsi?" chiese piano, le dita che intanto scivolavano lungo la cerniera. Giulio sbirciò oltre la sua spalla: l’uomo si stava leccando le labbra, chiaramente indeciso se alzarsi o no. "Se vuoi che succeda, devi fargli capire che può," rispose Giulio, afferrandole i capelli con delicatezza e tirandole la testa all’indietro, esponendo la gola al riflesso viola dello schermo. Era un segnale, e Marta lo capì al volo.

Emette un gemito esagerato, quello che usava quando voleva farlo eccitare in pubblico, e lasciò scivolare una mano sotto il proprio vestito, sfiorandosi l’interno coscia. L’uomo si morse un labbro e si aggiustò i pantaloni. Poi, come se avesse preso coraggio dall’evidente invito, si alzò e cominciò a scendere la fila verso di loro. Marta sentì l’odore del suo dopobarba – qualcosa di legnoso e speziato – prima ancora che si sedesse accanto a lei. "Posso?" chiese lui, voce bassa, mentre una mano sfiorava il ginocchio di Marta. Lei girò la testa verso Giulio, che annuì quasi impercettibilmente. "Solo le mani," sussurrò Marta all’uomo, mentre le dita di lui già salivano lungo la sua coscia, scoprendo la giarrettiera viola.

Giulio osservava la scena con gli occhi socchiusi, il respiro affannoso. L’uomo – adesso vicinissimo – aveva le mani larghe, callose, e le usava con una sicurezza che faceva trasalire Marta ogni volta che sfiorava un punto sensibile. "Ti piace?" le chiese, mentre un dito le premiava contro l’interno coscia, proprio dove la pelle era più morbida. Marta annuì, incapace di parlare, troppo concentrata sulla mano di Giulio che ora le stringeva il seno sotto il vestito, e su quella dello sconosciuto che si muoveva sempre più in su. L’uomo si chinò verso il suo orecchio: "Voglio vederti mentre lo fai a lui," mormorò, e Marta sentì il calore della sua bocca sulla pelle.

Lo schermo alle loro spalle mostrava adesso una scena di sesso orale, ma Giulio non ci stava guardando. Aveva gli occhi fissi su Marta, sulla curva della sua schiena mentre si spostava verso di lui, sulle labbra umide che si aprivano per accogliere la punta del suo cazzo. Il gemito che gli sfuggì fu più un ringhio, soffocato dal rumore dell’amplificatore distorto. L’uomo accanto a lei non distoglieva lo sguardo, le dita che intanto trovavano l’elastico della giarrettiera e ci giocavano, tirandolo e rilasciandolo con un piccolo schiocco ogni volta. "Così?" ripeté Marta a Giulio, mentre la lingua scorreva lungo tutta la lunghezza, fermandosi alla base per un morso leggero che lo fece contorcere.

La luce del proiettore illuminava a intermittenza il profilo dello sconosciuto, che ora aveva una mano avvolta nei capelli di Marta, non spingendo, ma seguendo il movimento della sua testa, come se volesse assicurarsi di non perdere nessun dettaglio. Giulio vide le sue labbra muoversi – parole che non riuscì a sentire – e poi Marta sorrise, quel sorriso a metà che usava solo quando era eccitata e un po’ imbarazzata. "Dice che vuole leccarmi mentre lo faccio," sussurrò, soffiando aria calda sulla pelle sensibile. "Che ne pensi?"

"Lascialo fare," disse Giulio, voce più ruvida del solito, le dita che si stringevano attorno al bracciolo consumato. Lo sconosciuto non aveva aspettato il permesso, già chinato verso il collo di Marta, le labbra che seguivano la linea della sua mascella mentre lei continuava a muoversi su Giulio, lenta, calcolata, come se volesse prolungare ogni secondo. Quando la lingua dell’uomo scivolò dietro il suo orecchio, Marta gemette, e Giulio sentì la vibrazione lungo tutto il corpo.

Le mani dello sconosciuto erano grandi, le nocche pelose, e quando scivolarono sotto la gonna di Marta, lei trattenne il fiato. Le dita di lui erano più fredde di quanto si aspettasse, e quel contrasto la fece trasalire. "Stai tremando," mormorò l’uomo contro la sua pelle, mentre le punte delle dita trovavano l’orlo delle mutandine di pizzo – quelle viola, abbinate alla giarrettiera. Marta annuì, incapace di negarlo, troppo concentrata sul ritmo che aveva trovato con Giulio, sul modo in cui lui si arcava verso di lei ogni volta che la sua bocca raggiungeva la base.

Poi le dita dell’uomo scavarono sotto il tessuto, e Marta emise un sibilo quando le punte sfiorarono le grandi labbra, già umide. "Dio," sussurrò, interrompendo il movimento per un istante, e Giulio le afferrò i capelli, ricordandole di continuare. Lo sconosciuto sorrise, quel sorriso compiaciuto di chi sa esattamente cosa sta facendo, e iniziò a muovere il pollice in cerchi lenti e precisi attorno al clitoride di lei, alternando pressione e delicatezza con una maestria che non era casuale. Marta gemette contro la pelle di Giulio, sentendo le proprie gambe scattare involontariamente, il movimento che faceva scivolare le dita dell’uomo più in profondità.

"Ecco," mormorò lo sconosciuto, ora così vicino che Marta sentiva il caldo del suo respiro sul collo. "Così ti piace, eh?" Le sue dita si insinuarono dentro di lei con due falangi, poi tre, mentre il pollice continuava il suo lavoro implacabile. Marta annuì freneticamente, la bocca che si disperdeva dal ritmo su Giulio, troppo sopraffatta per mantenere la concentrazione. "Non smettere," ansimò, sentendo l’orgasmo già accumularsi in basso, quel nodo stretto che si faceva sempre più duro, più urgente.

Giulio si irrigidì improvvisamente, le vene del collo tese come corde di violino. La situazione era così eccitante che non riusciva più a trattenersi - ogni cellula del suo corpo urlava per il rilascio. Sentiva Marta ripetere allo sconosciuto di non fermarsi, che era sul punto di venire anche lei, e quelle parole gli fecero perdere gli ultimi barlumi di controllo. "Sto per—" riuscì a grugnire, le mani che si serrarono sui braccioli con tale forza da far scricchiolare il vecchio velluto. Marta capì al volo e raddoppiò gli sforzi, le labbra che si chiudevano attorno a lui con una pressione perfetta mentre la lingua svolazzava sulla punta con movimenti rapidi e nervosi.

Lo sconosciuto osservava la scena con occhi fiammeggianti, le dita che acceleravano il ritmo dentro Marta, il palmo che premeva contro di lei per aumentare la frizione. "Voglio sentirti venire mentre lo fa," sussurrò all'orecchio di Marta, la voce roca e carica di eccitazione. E lei obbedì, lasciando sfuggire un gemito lungo e roco che si confondeva con quelli provenienti dagli altoparlanti, il corpo che si inarcava contro la mano dell'uomo mentre l'orgasmo la travolgeva in onde violente. Giulio la sentì tremare attorno alle sue dita ancora infilate nel suo vestito, e fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Un brivido gli corse lungo la schiena mentre esplodeva nella bocca di Marta, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli mentre il piacere lo investiva con la forza di un treno. Lei continuò a succhiare con dolcezza, assaporando ogni contrazione, ogni singolo spasmo che lo scuoteva, mentre lo sconosciuto accarezzava lentamente i suoi fianchi, aiutandola a superare l'ultima scossa del suo orgasmo. La sala sembrava essersi svuotata, il rumore del film ormai un ronzio lontano, sostituito dal suono del loro respiro affannoso.

Marta si staccò con un ultimo bacio sulla punta ancora sensibile, le labbra lucide mentre sorrideva a Giulio con quell’espressione soddisfatta che lo faceva impazzire. Lo sconosciuto accanto a lei le sfiorò la schiena, lasciando scivolare una mano lungo la curva del suo corpo fino a stringerle un fianco. "Sei fantastica," mormorò, la voce piena di ammirazione mentre osservava il rossore sulle guance di lei. Marta abbassò lo sguardo, fingendo modestia, ma Giulio conosceva bene quel sorriso—era orgogliosa, eccitata dall’attenzione.

"Anche tu sei stato bravissimo," disse Marta allo sconosciuto, sfiorandogli il polso con le dita ancora tremanti. L’uomo ridacchiò, gli occhi che scrutavano Giulio come per chiedere il permesso di qualcosa che non aveva ancora detto. "Se volete, c’è una sala privata dietro," propose, accarezzando la giarrettiera viola di Marta attraverso il vestito. "Niente registrazioni, niente altre persone. Solo noi tre." Il tono era discreto, ma l’intenzione chiara. Giulio sentì Marta irrigidirsi leggermente—non per paura, ma per quell’eccitazione nervosa che precedeva sempre le loro avventure più audaci.

"Che ne dici?" chiese Marta a Giulio, voce bassa e roca, le labbra ancora umide. Lo guardava con quegli occhi—quelli che sapevano sempre come farlo crollare. Gli sfiorò la coscia, lasciando che il dito medio disegnasse cerchi lenti sul tessuto dei pantaloni, proprio dove la stoffa era ancora leggermente umida. "Potremmo... vedere fin dove arriva." La frase era volutamente vaga, un invito aperto che sapevano entrambi avrebbe scatenato fantasie ancora più esplicite. Giulio osservò l’uomo—la mascella squadrata, le mani larghe—e immaginò quelle dita su Marta mentre lui la teneva stretta da dietro.

"Se hai voglia, per me va bene," disse Giulio, voce più profonda del solito. Si passò una mano tra i capelli mentre aggiungeva: "Sarò affascinato dall'ammirarti con lui." Le parole erano precise, calibrate per accendere ancora di più Marta—lei adorava essere osservata, e Giulio lo sapeva meglio di chiunque altro. Lo sconosciuto sorrise, come se avesse capito il gioco, e sfiorò la giarrettiera viola di Marta attraverso il vestito con un dito. "Dov’è questa sala?" chiese Giulio, mentre si alzava, offrendo una mano a Marta.

Lo sconosciuto indicò una porta laterale accanto allo schermo, quasi invisibile se non per una striscia di luce rossastra che filtrava dal bordo inferiore. "Seguitemi," disse, alzandosi con un'eleganza inaspettata. Si sistemò i pantaloni con un gesto disinvolto mentre si avviava lungo la fila, le spalle larghe che si stagliavano contro il riflesso intermittente del film. Marta si morse il labbro e si strinse a Giulio, sentendo le gambe ancora traballanti. "Ti senti bene?" le chiese lui all'orecchio, sfiorandole la vita. Lei annuì, ma le dita che gli stringevano il braccio tremavano leggermente—non di paura, ma di quell'adrenalina elettrica che precede sempre l'ignoto.

La porta cigolò aprendosi su una saletta ovale, illuminata da una lampada a lava rossa posata su un comodino traballante. Al centro dominava un letto rotondo con lenzuola nere, leggermente increspate come se qualcuno vi si fosse sdraiato di recente. Due poltroncine di pelle scrostata erano posizionate vicino alla parete, una accanto a un piccolo tavolino con un posacenere colmo di mozziconi. L'aria sapeva di sigarette e di qualcosa di più dolce, muschiato—probabilmente un deodorante economico spruzzato per coprire odori più intimi. L'uomo chiuse la porta con un clic metallico della serratura, poi si voltò verso di loro con un sorriso che mostrava un canino leggermente scheggiato. "Nessun disturbo qui," disse, sfiorandosi il polso come per controllare un orologio inesistente.

Marta esitò solo un attimo—il tempo di scambiare un'occhiata con Giulio—prima che le mani dello sconosciuto le afferrassero i fianchi, tirandola contro di sé con una sicurezza che le fece mancare il fiato. Il suo bacio era diverso da quello di Giulio: più vorace, con la lingua che esplorava senza timidezza, sapendo già cosa cercare. Marta sentì le sue dita intrecciarsi nei capelli dello sconosciuto, tirando leggermente come per ritrovare un controllo che stava già sfuggendo. Dietro di loro, Giulio si lasciò cadere su una delle poltroncine, le gambe divaricate, gli occhi che non smettevano di osservarli—non da spettatore, ma da regista silenzioso della scena.

Lo sconosciuto si staccò dal bacio solo per affondare i denti nella clavicola di Marta, facendole emettere un suono tra il gemito e la risata. Le sue mani erano già sotto il vestito, le dita che seguivano la giarrettiera viola fino a trovare l'elastico delle mutandine, tirandolo con quel movimento rapido che Marta adorava. "Vuoi che ti faccia vedere come lo faccio io?" le sussurrò all'orecchio, la voce così bassa che solo lei poteva sentirlo. Marta annuì freneticamente, già piegata in avanti mentre lui la girava verso Giulio, come per assicurarsi che non perdesse nemmeno un istante dello spettacolo.

Giulio si sistemò meglio sulla poltrona, le gambe divaricate, le mani che stringevano i braccioli consunti mentre osservava lo sconosciuto spingere Marta sul letto rotondo. La gonna si sollevò da sola, rivelando le gambe nude e la giarrettiera viola che brillava sotto la luce rossastra. L'uomo non perse tempo: afferrò Marta per le caviglie e le divaricò con un movimento deciso, lasciandola completamente esposta. "Guardalo," ordinò lo sconosciuto, indicando Giulio mentre si chinava tra le sue cosce, "vuole vedere come ti lecco." Marta sollevò il busto sui gomiti, i capelli scomposti, gli occhi che incontravano quelli di Giulio proprio nel momento in cui la lingua dello sconosciuto la raggiungeva con un colpo secco e preciso.

Le mutandine di pizzo viola erano già scivolate lungo una coscia quando lo sconosciuto decise di accelerare i tempi. Con un gesto rapido, le afferrò tra le dita e le tirò giù completamente, lasciando il culetto di Marta perfettamente esposto all’aria e agli sguardi. Era rotondo, pieno, con quella fossetta in basso che Giulio adorava mordicchiare durante le loro notti più intense. Lo sconosciuto osservò il corpo di Marta con un'espressione quasi reverenziale prima di soffermarsi su quei fianchi morbidi e su quel sedere che invitava le mani a pizzicarlo. "Bellissimo," mormorò, mentre la punta di un dito seguiva la linea della sua fessura con una lentezza che fece rabbrividire Marta.

Giulio si era spostato sul bordo della poltrona, le mani strette ai braccioli mentre osservava la scena con gli occhi fiammeggianti. Lo sconosciuto allargò le natiche di Marta con entrambe le mani, aprendole con decisione ma senza violenza, esponendo ogni dettaglio della sua intimità. La lingua dello sconosciuto fu precisa, quasi chirurgica nel modo in cui si immerse fra i solchi, leccando prima delicatamente, poi con crescente insistenza. Marta si morse un labbro e fissò Giulio, sapendo che lui avrebbe potuto vedere tutto: lo sconosciuto piegato dietro di lei, la schiena muscolosa che si tendeva mentre la lingua esplorava ogni piega, la mano destra che intanto scivolava tra le sue cosce per sfiorarle la figa con le nocche pelose. "Ti piace?" chiese Giulio, voce strozzata, mentre osservava la moglie che si contraeva sotto quel doppio stimolo. Lei annuì senza fiato, le pupille dilatate che riflettevano la luce rossastra della stanza.

"È molto eccitante," disse Marta finalmente, mentre la lingua dello sconosciuto cambiava ritmo, passando da lunghi colpi alla punta a pressioni più ampie e umide. Il suo corpo si inarcò quando l'uomo infilò un paio di dita dentro di lei mentre continuava a leccarle il culetto con movimenti circolari. "E a te piace vedermi?" chiese a Giulio, sfiorandosi i capezzoli attraverso il vestito sollevato, lasciando che il tessuto si inumidisse sotto le dita. Non era una vera domanda - conoscevano entrambi la risposta - ma voleva sentirlo ammettere davanti a quell'uomo che ora le sfregava la barba contro le natiche prima di immergerle di nuovo la lingua.

Lo sconosciuto si staccò all'improvviso con un suono umido, facendo girare Marta verso di sé con un movimento rapido. "Ora tocca a me," disse, sfiorandole il mento con un dito mentre con l'altra mano si slacciava i pantaloni. La cerniera scese con un suono metallico, rivelando il panno della boxer nera che non nascondeva nulla della sua erezione. "Inizia con questo," ordinò, non con arroganza ma con una sicurezza che fece tremare Marta mentre si abbassava sulle ginocchia sul letto rotondo.

Le mani di Marta si posarono sulle cosce dell'uomo mentre si sistemava nella posizione perfetta - quella che Giulio le aveva insegnato dopo anni di pratica. Lo sconosciuto emise un suono gutturale quando le sue labbra sfiorarono prima la punta attraverso il tessuto, lasciando un alone di saliva sulla stoffa. Poi, con un movimento teatrale che sapeva avrebbe fatto impazzire Giulio, afferrò l'elastico con i denti e lo tirò giù lentamente, scoprendolo completamente. "Dio santo," borbottò l'uomo, mentre lei soffiava aria calda sulla pelle sensibile prima di ingoiarlo tutto con un movimento fluido che fece contorcere sia lui che Giulio.

La luce rossa della stanza illuminava le gocce di sudore sul petto dello sconosciuto mentre Marta aumentava il ritmo, alternando pressione e delicatezza con quella maestria che solo anni di intimità con Giulio potevano averle insegnato. Lo sconosciuto le afferrò i capelli, non spingendo ma seguendo il movimento della sua testa, gli occhi che cercavano quelli di Giulio come per dire " tua moglie è incredibile". E Giulio annuì, le mani strette ai braccioli della poltrona, le nocche bianche mentre osservava la scena con un misto di eccitazione e orgoglio.

"Ora tocca a te," disse improvvisamente lo sconosciuto, staccandosi dalla bocca di Marta con uno schiocco umido. La fece girare verso Giulio con un movimento deciso, lasciandola in ginocchio sul letto, il vestito ormai sollevato fino alla vita, la giarrettiera viola e il culetto ancora lucido dalla sua saliva.

L'uomo prese due cuscini imbottiti dal bordo del letto rotondo e li sistemò con cura sotto il ventre di Marta, sollevandole il bacino fino a lasciare il sedere perfettamente esposto. "Così," mormorò soddisfatto, accarezzando le fossette ai lati dei suoi glutei con le dita larghe. La luce rossastra della stanza esaltava ogni curva, ogni ombra tra le natiche leggermente divaricate, dove la pelle era più rosea e sensibile. Marta sentì l'aria fredda sulla carne nuda e si morse un labbro, sapendo che Giulio la stava osservando con quell'intensità che la faceva ardere.

Lo sconosciuto si inginocchiò dietro di lei, le mani che seguivano la linea della schiena fino ad afferrare i fianchi con decisione. "Guarda come la prendo," disse a Giulio, sfregandosi il cazzo tra le natiche di Marta con movimenti lenti e calcolati, lasciando una scia umida sulla pelle. Marta emise un suono strozzato quando sentì la punta sfiorarle l'ingresso, troppo eccitata per trattenere un gemito. "Aspetta—" cercò di dire, ma lo sconosciuto era già entrato di un colpo secco, riempiendola completamente mentre le mani le stringevano i fianchi per tenerla ferma.

"Così va bene?" chiese lui, voce roca, iniziando a muoversi con ritmi brevi e profondi che facevano tremare Marta sui cuscini. Lei annuì freneticamente, incapace di parlare, le dita che afferravano le lenzuola nere mentre il corpo si adattava alla sua grandezza. Giulio si spostò sul bordo della poltrona, le gambe divaricate, una mano che si strofinava sul cavallo dei pantaloni mentre osservava la moglie essere scopata con una forza che raramente le usava lui.

Lo sconosciuto cambiò angolazione, inclinandosi in avanti fino a coprire quasi completamente Marta con il torso, una mano che le afferrava i capelli per tirarle indietro la testa. "Guardalo," le sussurrò all'orecchio, indicando Giulio con un cenno del mento mentre l'altra mano le scendeva sul clitoride, "vuole vederti venire mentre ti riempio." Marta fissò il marito con occhi lucidi, le labbra socchiuse in un'espressione di puro abbandono mentre le dita dello sconosciuto trovavano il punto giusto, strofinando con quella pressione precisa che la faceva impazzire.

Giulio vide il momento esatto in cui Marta perse il controllo - quel tremore alle labbra, quel respiro che si bloccava per un istante prima di trasformarsi in un gemito strozzato. Lo sconosciuto accelerò il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le natiche di Marta con un suono umido che risuonava nella stanza, mentre le sue dita continuavano il lavoro implacabile sul clitoride. "Sto per—" riuscì a dire Marta, la voce spezzata, prima che l'orgasmo la travolgesse come un'onda, il corpo che si irrigidiva contro lo sconosciuto che non smetteva di muoversi dentro di lei.

La luce rossa della stanza illuminava le gocce di sudore sulla schiena dello sconosciuto mentre lui raggiungeva a sua volta il culmine, le mani che stringevano i fianchi di Marta con tale forza da lasciare segni rossastri. Un suono gutturale gli sfuggì quando finalmente si lasciò andare, il corpo che si piegava in avanti sopra Marta mentre la riempiva in lunghe pulsazioni. Giulio osservava la scena con le narici frementi, una mano che si era infilata nei pantaloni per strofinarsi con movimenti brevi e nervosi.

Quando lo sconosciuto si ritirò, lasciando Marta boccheggiante sui cuscini, si voltò verso Giulio con un sorriso sornione. "Ora tocca a te," disse, sfregandosi il cazzo ancora semiduro contro la coscia di Marta con un movimento pigro. Marta sollevò lo sguardo verso Giulio, le pupille ancora dilatate, le labbra tumide che formavano una parola silenziosa: "Vieni".

Giulio non aveva bisogno di essere invitato due volte. Si alzò dalla poltrona con movimenti fluidi, già slacciandosi i pantaloni mentre si avvicinava al letto rotondo. La luce rossa della stanza esaltava ogni ombra sul corpo di Marta, specialmente quella fossetta sotto la schiena che aveva sempre fatto impazzire Giulio. Si inginocchiò dietro di lei, le mani che seguivano la curva delle sue natiche ancora leggermente arrossate dall'impatto con i fianchi dello sconosciuto.

"Così bella," mormorò Giulio, sfiorando con le dita il punto dove lo sperma dell'uomo aveva iniziato a colare lungo le cosce di Marta. La toccò con una delicatezza che contrastava con la scena precedente, facendola trasalire. Lo sconosciuto osservava dalla poltrona, le gambe divaricate, una mano che si massaggiava lentamente mentre assisteva alla scena con occhi fiammeggianti.

Giulio non perse tempo. Si sistemò dietro Marta, il cazzo che sfiorava l'ingresso ancora umido mentre le mani le afferravano i fianchi con possessività. "Sei mia," sussurrò all'orecchio prima di entrare con un colpo secco che fece urlare Marta. Il movimento era diverso da quello dello sconosciuto - più profondo, più intimo, con quella conoscenza del corpo di lei che solo dieci anni di matrimonio potevano dare. Marta si arcò contro di lui, le dita che affondavano nei cuscini mentre Giulio iniziava un ritmo lento ma implacabile, ogni spinta calibrata per colpire quel punto dentro di lei che la faceva vedere le stelle.

Lo sconosciuto si spostò in avanti sulla poltrona, incapace di restare passivo. Si avvicinò al letto e afferrò i capelli di Marta, tirandole indietro la testa mentre Giulio continuava a scoparla da dietro. "Vuoi che ti lecchi mentre lui ti prende?" le chiese all'orecchio, la voce roca di desiderio. Marta annuì freneticamente, troppo sopraffatta per parlare, e lo sconosciuto si sistemò sotto di lei, la lingua che trovava il clitoride con una precisione chirurgica.

La scena era surreale - Giulio che la riempiva dietro, lo sconosciuto che la leccava con maestria, e lei, sospesa tra i due, come il perno di un orologio che segnava il ritmo di un piacere sempre più intenso. Le dita di Giulio si strinsero attorno ai suoi fianchi quando sentì l'orgasmo avvicinarsi, i movimenti che diventavano più irregolari, più urgenti. "Vieni con me," le ordinò, voce rotta dall'eccitazione, e Marta non poté far altro che obbedire, il corpo che si contorceva tra le loro bocche e mani mentre l'orgasmo la travolgeva in onde violente.

Lo sconosciuto non smise di leccarla neanche mentre veniva, anzi, intensificò la pressione della lingua proprio nel momento clou, prolungando ogni singola scossa. Giulio la teneva stretta a sé, i fianchi che continuavano a muoversi anche dopo aver raggiunto il culmine, come se non volesse staccarsi da lei mai più. Quando finalmente si fermarono, tutti e tre erano senza fiato, i corpi lucidi di sudore sotto la luce rossastra della stanza.

Lo sconosciuto si staccò per ultimo, le labbra ancora umide quando si lasciò cadere sulla poltrona accanto al letto. "Fantastico," commentò, passandosi una mano tra i capelli mentre osservava Marta che cercava di riprendere fiato, ancora piegata sui cuscini con il sedere perfettamente esposto. Giulio le accarezzò la schiena, disegnando cerchi lenti tra le scapole mentre lei si riprendeva lentamente. "Tutto bene?" le chiese, voce più dolce ora, quasi protettiva. Marta annuì, troppo stanca per parlare, ma il sorriso sulle sue labbra era più che eloquente.

"D’ora in poi tutto sarà possibile nella nostra coppia," sussurrò Marta finalmente, girandosi sul fianco per guardare Giulio. Le dita gli sfiorarono il mento mentre parlava, lasciando tracce umide sulla sua pelle. "Se oggi abbiamo fatto questo..." Lasciò la frase in sospeso, ma il significato era chiaro. Lo sconosciuto sorrise dalla poltrona, osservando la scena con un’espressione compiaciuta mentre si riassestava i pantaloni. Giulio incrociò lo sguardo di Marta, vedendo in quei grandi occhi scuri tutto l’entusiasmo e la curiosità che la animavano dopo un’esperienza del genere. "Hai ragione," rispose, prendendole la mano e baciandole il polso. "Ormai non ci sono più limiti."

Lo sconosciuto si schiarì la voce, attirando la loro attenzione. "Se volete sperimentare ancora," disse con un sorriso che mostrava il canino scheggiato, "so di un club privato dove organizzano serate per coppie... curiose." Il tono era discreto, ma l’invito chiaro. Marta scambiò un’occhiata con Giulio, vedendo riflessa nei suoi occhi la stessa domanda che le pulsava in testa: perché no? Lo sconosciuto scivolò una mano nella tasca posteriore dei jeans ed estrasse un biglietto da visita bianco, che porse a Marta. "Chiedete di Lorenzo," disse, mentre Marta girava il cartoncino tra le dita, notando un indirizzo scritto a mano sul retro. "Di’ che ti manda Marco." Sorrise di nuovo, quel sorriso che sapeva troppo, prima di alzarsi e avviarsi verso la porta. "Pensateci."

La porta si chiuse con un clic, lasciando Giulio e Marta soli nella stanza ancora impregnata del loro odore. Marta si voltò verso il marito, le gambe ancora tremanti mentre si sistemava il vestito. "E allora?" chiese, mordicchiandosi il labbro inferiore in quel modo che faceva sempre crollare Giulio. Lui rise, prendendola per mano e tirandola su. "Allora prepariamoci," rispose, sfiorandole la vita mentre si dirigevano verso la porta. "La notte è ancora giovane."

Fuori, il cinema a luci rosse era quasi deserto, le luci intermittenti che proiettavano ombre lunghe sul pavimento sporco. Lo sconosciuto—Marco—aveva già lasciato il locale, ma il suo biglietto da visita bruciava nella tasca di Marta come un segreto pericoloso. Si strinse a Giulio mentre attraversavano la sala vuota, sentendo il suo braccio muscoloso sotto la camicia.
La città si stendeva davanti a loro, illuminata dai lampioni arancioni che creavano pozze di luce sull’asfalto bagnato. Marta si fermò sul marciapiede, chiudendo gli occhi per un attimo mentre il vento le accarezzava il viso ancora caldo. "Non pensavo che sarebbe stato così... liberatorio," ammise, aprendo gli occhi per guardare Giulio. Lui sorrise, quel sorriso che la conosceva meglio di chiunque altro. "E siamo solo all’inizio," le ricordò, prendendole il mento tra le dita. "Quel club di cui parlava Marco..." Marta trattenne il respiro, sentendo un brivido correrle lungo la schiena. "Ci andiamo?" chiese, già sapendo la risposta.

Giulio non rispose subito. Invece, le sfiorò il labbro con il pollice, osservando attentamente la sua reazione. "Se vuoi," disse finalmente, lasciando cadere la mano. "Ma solo se sei sicura." Marta ridacchiò, scuotendo la testa. "Dopo quello che abbiamo appena fatto, pensi che abbia dei dubbi?" Gli si avvicinò, sfiorandogli l’orecchio con le labbra. "Voglio vedere fin dove possiamo spingerci," sussurrò, sentendolo irrigidirsi sotto il suo tocco. Giulio gemette, le mani che le stringevano i fianchi. "Allora torniamo a casa," propose, voce roca. "Dobbiamo... prepararci." Marta annuì, già immaginando cosa avrebbe indossato per il club. Qualcosa di nero. Qualcosa di stretto. Qualcosa che avrebbe fatto impazzire non solo Giulio, ma chiunque altro avesse avuto il privilegio di guardarla.

La città era un fiume di luci mentre si dirigevano verso casa, le strade umide che riflettevano i lampioni come stelle cadute. Marta teneva il biglietto stretto tra le dita, il nome del club scritto in corsivo elegante. "E se ci fosse qualcuno che conosciamo?" chiese all'improvviso, girandosi verso Giulio. Lui sorrise. "Meglio," rispose, sfiorandole la coscia. "Immagina la loro faccia quando ti vedranno." Marta rise, sentendo un brivido di anticipazione. Era quella la vera libertà—non solo fare ciò che desideravano, ma farlo senza paura di essere scoperti. Senza vergogna. Senza rimpianti.

A casa, Marta si fermò davanti all’armadio, gli occhi che scorrevano tra i vestiti con una nuova consapevolezza. Ogni pezzo non era più solo un indumento, ma uno strumento. Una dichiarazione. Scegliere con cura era parte del gioco. Giulio la osservava dalla soglia, già senza maglietta, i muscoli dell’addome tesi mentre si appoggiava alla cornice. "Quello rosso," suggerì, indicando un vestito che Marta non aveva mai osato indossare in pubblico. Troppo corto. Troppo scollato. Troppo tutto. Lei lo prese tra le mani, sentendo la stoffa scivolare tra le dita come acqua. "Sarò la tua puttana," annunciò, sorridendo mentre lo indossava lentamente, lasciando che Giulio vedesse ogni centimetro di pelle che il tessuto rivelava. "Ma solo per stasera."

Giulio non rispose. Non ne aveva bisogno. Il modo in cui la guardava—come se volesse divorarla—era risposta più che sufficiente. Marta si voltò verso lo specchio, aggiustando la scollatura con un gesto studiato. Dietro di lei, Giulio si avvicinò, le mani che le cingevano la vita mentre le labbra sfioravano la sua nuca. "Sei perfetta," mormorò, lasciando che le parole scottassero sulla sua pelle. Marta chiuse gli occhi, assaporando il momento. Era pronta. Il club li aspettava. E con lui, infinite possibilità.

"Ma solo per stasera," ripeté Marta, girandosi verso Giulio con un sorriso malizioso che sapeva lo avrebbe fatto impazzire. Le mani di lui già cercavano la zip del vestito rosso, tirandola giù con un movimento fluido che lasciò Marta seminuda davanti allo specchio. "Sei sicura di volerlo indossare?" chiese Giulio, sfiorandole i capezzoli duri attraverso il tessuto sottile. Marta annuì, troppo eccitata per parlare. "Voglio che tutti ti vedano," sussurrò Giulio, le dita che seguivano la curva dei suoi fianchi, "ma ricordati che sei mia."

Lo sconosciuto—Marco—li aspettava all'ingresso del club, il suo sorriso sornione che si illuminò quando li vide avvicinarsi. "Eccovi," disse, aprendo la porta con un gesto teatrale. Il rumore soffocato della musica e delle voci si riversò nel vicolo, promettendo tutto ciò che Marta aveva immaginato e di più. "Pronti per la vostra prima volta?" chiese Marco, gli occhi che scrutavano Marta dalla testa ai piedi, fermandosi sulla scollatura del vestito rosso. Giulio strinse la mano di Marta, un gesto che diceva tutto: insieme, sempre. Ma quella notte, le regole erano diverse. Marta sorrise, sentendo l'adrenalina pulsarle nelle vene. "Prontissimi," rispose, lasciandosi guidare oltre la soglia.

L'interno era un labirinto di luci basse e corpi intrecciati, il profumo di sudore e alcool che si mescolava al metallico del sesso. Coppie si muovevano tra le stanze, alcune osservando, altre partecipando con un'abbandono che fece tremare Marta. Marco li condusse verso un divano di velluto nero, dove una coppia di mezza età li osservava con interesse. "Giulio e Marta," presentò Marco, "nuovi arrivati." La donna, bionda e con un vestito di pizzo trasparente, sorrise. "Finalmente," disse, la voce roca. "Avevamo bisogno di sangue nuovo." Il marito annuì, gli occhi che non si staccavano dal corpo di Marta. Giulio le strinse la mano più forte, ma Marta sentiva già il suo respiro farsi più rapido. Era perfetto. Era tutto ciò che avevano sognato.

Marco si avvicinò a Marta, sfiorandole l'orecchio con le labbra. "Vuoi iniziare con loro?" sussurrò, indicando la coppia. Marta guardò Giulio, vedendo nei suoi occhi la stessa curiosità divorante. "Sì," disse, senza esitazione. La bionda rise, alzandosi e avvicinandosi a Marta con passi felini. "Adoro il tuo vestito," commentò, sfiorandole la vita con le unghie laccate di rosso. "Ma sarebbe meglio senza." Marta trattenne il respiro quando le mani della donna trovarono la zip, tirandola giù con un solo gesto. Il vestito scivolò a terra, lasciandola esposta sotto le luci calde del club. Giulio osservava, la mascella serrata, le mani che si stringevano ai braccioli del divano. "Bellissima," commentò il marito della bionda, alzandosi per avvicinarsi. Marco si sedette accanto a Giulio, sfiorandogli la coscia. "Goditi lo spettacolo," mormorò. "È solo l'inizio."

La bionda spinse Marta sul divano, le labbra che la raggiungevano prima che il corpo toccasse il velluto. Marta chiuse gli occhi, sentendo le mani dell'uomo che le sollevavano le gambe, posizionandole sulle spalle della moglie. "Apriti," ordinò la donna, la voce roca. Marta obbedì, sentendo le labbra umide della bionda scendere lungo il suo ventre, fermandosi appena sopra il pube. "Che delizia," sussurrò, prima di affondare la lingua in un colpo secco che fece urlare Marta. L'uomo si sistemò dietro di lei, le mani che le aprivano le natiche mentre la lingua della moglie lavorava senza sosta. Marta cercò Giulio con lo sguardo, trovandolo inchiodato al posto, gli occhi fiammeggianti mentre Marco gli sussurrava qualcosa all'orecchio, una mano che si muoveva lentamente lungo la sua coscia.

"Vuoi che ti faccia vedere come lo facciamo noi?" chiese la bionda, sollevandosi per baciare Marta con furia, il sapore di sé sulle labbra dell'altra. Marta annuì, troppo sopraffatta per parlare. La donna sorrise, voltandosi verso il marito. "Prendila," ordinò. L'uomo non si fece pregare, sistemandosi tra le cosce di Marta con un gemito roco. Marta lo sentì entrare con un colpo solo, pieno, mentre la moglie le afferrava i capelli, costringendola a guardare Giulio. "Guardalo," sussurrò la bionda. "Guarda come ti desidera ancora." Giulio si morse il labbro, le mani che stringevano i braccioli mentre Marco gli slacciava i pantaloni con movimenti esperti. Marta sorrise tra un respiro e l'altro, sentendo l'uomo aumentare il ritmo, le mani che le stringevano i fianchi. "Ancora," implorò, gli occhi che non si staccavano da quelli di Giulio. Era tutto perfetto. Era tutto ciò che avevano immaginato. E molto, molto di più.

Marco si chinò verso Giulio, le labbra che sfioravano il suo orecchio. "Ora tocca a te," sussurrò, indicando Marta. Giulio non aveva bisogno di altro. Si alzò, lasciando che Marco gli togliesse i pantaloni completamente. Marta lo vide avvicinarsi, il corpo muscoloso che si stagliava contro le luci basse del club. La bionda si spostò con un sorriso, lasciando spazio a Giulio. "Prendila," disse l'uomo, senza smettere di muoversi dentro Marta. Giulio non esitò. Si sistemò davanti a Marta, afferrandole i capelli e guidandola verso di sé. Marta lo guardò negli occhi un attimo prima di aprire la bocca, accogliendolo con un gemito che si perse nel rumore della stanza. Ora era completa, presa da entrambi, il corpo che oscillava tra i loro movimenti sincronizzati. La bionda osservava, una mano tra le proprie cosce, il vestito di pizzo ormai inzuppato. "Che spettacolo," commentò Marco, seduto accanto a lei, gli occhi che non smettevano di guardare. Marta non aveva mai sentito nulla di così intenso. Era piena, in ogni senso possibile. Ed era solo l'inizio.

La bionda si alzò, sfiorando Marco con un'espressione affamata. "E noi?" chiese, abbassandosi davanti a lui. Marco sorrise, accarezzandole il mento. "Tu sai cosa voglio," rispose, aprendo le gambe. La donna non si fece pregare, abbassandosi con un movimento fluido. Giulio osservava la scena mentre continuava a spingere nella bocca di Marta, sentendo le contrazioni del suo corpo ogni volta che l'uomo dietro di lei accelerava il ritmo. "Così va bene?" chiese l'uomo a Marta, stringendole i fianchi più forte. Marta annuì freneticamente, incapace di parlare, troppo concentrata sul piacere che la avvolgeva da ogni parte. Il club sembrava scomparire, lasciando solo loro quattro—e il suono dei respiri affannati, dei gemiti soffocati, della pelle che batteva contro la pelle. Marco chiuse gli occhi un istante, la testa che cadeva all'indietro mentre la bionda lo succhiava con maestria. Poi li riaprì, fissando Giulio. "Vuoi cambiare posto?" propose, sfiorandosi il labbro inferiore. Giulio capì al volo. Si staccò dalla bocca di Marta con uno schiocco umido, lasciandola senza fiato. "Ecco," disse Marco, indicando il divano dove la bionda era inginocchiata. "Vieni qui."

Giulio si avvicinò mentre la bionda si alzava, sorridendogli con complicità. "Sei molto bello," gli sussurrò, sfiorandogli il petto con le unghie rosse. Giulio rispose con un sorriso, lasciandosi guidare sul divano dove Marco si era sistemato. Marta osservava la scena dall'altro lato, ancora impalata dall'uomo che ora la spingeva più forte, le mani che le afferravano i fianchi come per segnarla. "Falla venire," ordinò Marco a Giulio, indicando la bionda che ora si sistemava davanti a lui con un movimento sinuoso. Giulio annuì, le mani che trovavano la vita della donna mentre lei si abbassava su di lui con un gemito roco. Marta li fissava, sentendo l'uomo dietro di lei accelerare ancora, i colpi che diventavano più profondi, più duri. "Sto per—" cercò di dire, ma le parole si persero in un urlo quando l'orgasmo la travolse, il corpo che si contorceva tra le braccia dell'uomo che la teneva stretta, continuando a muoversi dentro di lei mentre la riempiva. Giulio la guardò mentre raggiungeva il culmine, i suoi movimenti diventando più frenetici sotto la bionda che ora lo cavalcava con furia. Marco osservava tutto con un sorriso soddisfatto, le mani che accarezzavano la schiena della bionda mentre lei gemeva, raggiungendo l'orgasmo contemporaneamente a Giulio. La stanza sembrò esplodere in un turbine di suoni e sensazioni, i corpi che si abbandonavano al piacere senza più freni. Quando finalmente tutto si calmò, Marco si avvicinò a Marta, sfiorandole il mento. "E adesso?" chiese, sorridendo. "Vuoi continuare?" Marta lo guardò, poi Giulio, i loro occhi pieni della stessa risposta. "Assolutamente sì. ma non stasera ora andiamo in albergo ho solo voglia di te"

Giulio la prese per mano e la guidò attraverso la sala principale del club, dove altre coppie erano ancora immerse nei loro giochi. L'aria era densa di odori muschiati e il suono dei gemiti si mescolava alla musica bassa. Marta si strinse a lui, sentendo il suo calore mentre uscivano nell'aria fresca della notte. "Ti è piaciuto?" chiese Giulio, sfiorandole il collo con le labbra. Marta annuì, sorridendo. "Molto. Ma ora voglio solo te." Giulio la baciò con passione, le mani che le stringevano i fianchi mentre la spingeva contro il muro del vicolo. "E io voglio assaggiare tutto di te," mormorò contro le sue labbra, prima di abbassarsi lungo il suo corpo, baciandole ogni centimetro di pelle esposta. Marta chiuse gli occhi, abbandonandosi alla sensazione mentre Giulio la scopriva di nuovo, questa volta solo per lei. La città intorno a loro sembrava scomparire, lasciando solo il loro desiderio ardente e la promessa di una notte ancora lunga. "Andiamo," disse infine Giulio, prendendola per mano. "L'albergo ci aspetta." Marta lo seguì, il cuore che batteva forte nel petto, già anticipando ciò che sarebbe accaduto tra quelle lenzuola. Era stato incredibile, ma sapeva che il meglio doveva ancora venire.
scritto il
2026-01-26
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