La prima notte di nozze

di
genere
corna

"Oddio, Marco... no, aspetta—" Maria afferrò il lenzuolo dell'hotel con le dita mentre il marito le premeva contro la schiena, nuda e sudata. Le loro risate di pochi minuti prima si erano trasformate in respiri corti, interrotti solo dal rumore del materasso che scricchiolava sotto il peso di lui.

"Te l’avevo detto che sarebbe stato diverso," sussurrò Marco, abbassandosi per morderle l’orecchio mentre le mani le stringevano i fianchi, spingendola ancora più giù. Maria sentì il calore del suo corpo fondersi con il suo, il sudore che li univa mentre lui le allargava le natiche con movimenti lenti ma decisi. "Eccolo qui... senti come scivola? Tutto per te."

Lei annuì, incapace di parlare, mentre la pressione cresceva—un misto di bruciore e piacere che la fece contorcersi. "Dio, Marco... non credevo che—ah!—che fosse così..." Le parole le morirono in gola quando lui finalmente la penetrò completamente, un gemito strozzato uscendole dalle labbra. Le dita di Marco si intrecciarono alle sue, schiacciandole i palmi contro il materasso. "Parla, dimmi cosa provi," le ordinò, voce roca.

Maria sentì il suo culo aprirsi, ogni centimetro che avanzava una rivelazione. "È... enorme," ansimò, le guance infuocate. "Mi riempi come non—ah, cazzo!—come non hai mai fatto prima." Il movimento di Marco era deliberatamente lento, quasi sadico nel farla patire quell’espansione inedita. Lei lo sentiva pulsare dentro, la pelle che si tendeva intorno a lui, mentre le sue dita le cercavano il clitoride con una precisione che la fece urlare.

"Ti piace sentirti stretta così?" le chiese Marco, affondando ancora più profondamente, il suo respiro che si frantumava contro la sua schiena. "Dimmi che lo vuoi tutto." Maria annuì freneticamente, i capelli bagnati di sudore che le si attaccavano alla faccia. "Sì, sì, dammelo tutto... ma piano, Cristo, mi spacchi—" La voce le si spezzò quando lui le diede uno schiaffo sul culo, il rumore secco che echeggiò nella stanza. Il dolore si mescolò al piacere, un cocktail che la fece contrarre intorno a lui, stringendolo ancora di più.

"Ecco, così," ringhiò Marco, afferrandole i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato i lividi. "Lo senti come ti riempio? Tutto questo cazzo nel tuo culletto stretto..." Maria gemé, le dita che affondavano nel materasso, le nocche bianche. "Dio, è troppo... mi sento—ah!—piena, ti prego, muoviti!" Lui obbedì, iniziando a pompare con movimenti lunghi e profondi, ogni spinta che la sollevava leggermente dal letto. Il rumore umido dei loro corpi che si univano era osceno, volgare, eppure Maria non aveva mai sentito nulla di più eccitante.

"Stanotte ti ho sognata," le sussurrò Marco all'improvviso, voce rotta dal piacere, mentre le affondava i denti nella spalla. "Ti vedevo, distesa proprio così, con le gambe aperte... e Luigi, quel bastardo che ti piace tanto, che ti prendeva da dietro mentre tu godevo e imploravi di più." Maria sbarrò gli occhi, la sorpresa che si mescolava all'eccitazione quando le parole di lui scatenarono un nuovo fuoco tra le sue gambe. "Che cazzo dici—ah!—Marco, non è vero..." Ma la sua voce era tremula, il corpo che rispondeva alla fantasia oscena contraendosi intorno a lui.

"Si, è vero," insistette lui, accelerando i movimenti, ogni spinta che la faceva scivolare sul lenzuolo bagnato. "Anche se era solo un sogno, lo so che ti piacerebbe. Ora che sai come si sente..." Una mano le afferrò i capelli, tirandole indietro la testa mentre l'altra le accarezzava il clitoride con le dita bagnate. "Immaginalo, ecco. Lui che ti scopa il culo mentre io ti guardo e ti ordino di godere." Maria gemette, le labbra che si aprivano in un 'oh' silenzioso, la mente invasa dall'immagine proibita.

"Sei una troia, lo sai?" le sussurrò Marco contro la nuca, la voce così bassa che lei dovette tendere l'orecchio per sentirlo sopra il rumore dei loro corpi. "Ti piace l'idea, ti sento stringere... Cristo, sei ancora più stretta ora." Maria cercò di scuotere la testa, ma l'orgasmo che stava montando le rendeva impossibile mentire. "No, io—ah!—non voglio Luigi, voglio solo te..." Ma le sue gambe si aprirono di più, il corpo che tradiva le parole mentre si inarcava incontro a lui.

Marco rise, un suono oscuro e roco, mentre le affondava un pollice in bocca per zittirla. "Menti, amore. Ti ho sentita gemere quando te l'ho detto. Lo vuoi, lo vuoi davvero." Tirò indietro i suoi fianchi con una forza che la fece urlare, il cazzo che le strappava via il fiato mentre la penetrava fino alle palle. "Immaginalo ora. Lui dietro di te, più grosso di me, che ti sfonda mentre io ti guardo e ti tocco." Maria sentì le lacrime agli angoli degli occhi, il piacere troppo intenso, la vergogna che si mescolava al desiderio.

"Ti prego—" singhiozzò, le unghie che gli graffiavano le cosce mentre lui accelerava, il rumore umido e sordo della carne che si schioccava diventando sempre più veloce. "Dimmelo," insisté Marco, afferrandole i capelli e costringendola a guardarlo nello specchio sopra il letto. "Dì che lo vuoi, che sei la mia troietta che sogna di essere riempita da un altro." Maria fissò la loro immagine riflessa, il suo viso stravolto dal piacere, il corpo di Marco che la copriva completamente, sudato e possente. Non riconosceva se stessa.

"Si... così, spingimelo tutto dentro," ansimò, le labbra tremanti mentre si arrendeva alla fantasia. "Ti piacerebbe davvero vedermi inculata da Luigi?" Le parole le bruciarono la lingua, ma il modo in cui il corpo di Marco sobbalzò contro il suo, il gemito che gli strappò dalla gola, valsero tutta la vergogna. Lui le affondò i denti nella spalla, un morso che avrebbe lasciato il segno, mentre le sue mani le palpeggiavano i seni con una brutalità nuova.

"Ogni volta che lo vedi al bar," sibilò Marco contro la sua nuca, il fiato caldo che le fece venire la pelle d'oca, "tu lo guardi. Lo so che pensi a come sarebbe il suo cazzo." Maria scosse la testa, ma il movimento era debole, quasi teatrale, perché nel buio della loro camera d'albergo, con il corpo del marito che la riempiva in un modo mai provato prima, la verità era un'altra. "A volte... quando ti faccio un pompino," confessò a denti stretti, le cosce che tremavano, "chiudo gli occhi e immagino che sia lui."

Marco emise un suono tra il ringhio e il gemito, le dita che le stringevano i fianchi fino a farle male. "Quanto è grosso? Più di me?" La voce gli si spezzò quando Maria, senza volerlo, si strinse intorno a lui come se avesse risposto. "Troia," ansimò, "lo sai che è più grosso, vero? Lo hai misurato con gli occhi, l'hai sognato nella tua gola." Maria annuì, incapace di mentire, il viso nascosto nel cuscino per la vergogna mentre il piacere le risaliva lungo la schiena.

"Così," continuò Marco, accelerando i colpi, ogni spinta che la faceva sbattere contro di lui con uno schiaffo umido, "immaginalo qui, adesso, mentre ti sfondo il culo con quel cazzo che non riesci neanche a respirare." Maria urlò quando lui le diede uno schiaffo più forte, il dolore che si mescolava alla fantasia fino a farla perdere il controllo. "Si, è enorme," singhiozzò, le parole che le uscivano a scatti, "l'ho... preso tutto, Dio, mi sentivo scoppiare—ah!—e tu... tu mi guardavi e ti masturbavi!"

Marco emise un suono animalesco, i fianchi che le martellavano contro con una furia improvvisa, le mani che le sollevavano le cosce per entrare ancora più profondamente. "Quanto? Quanto era più grosso? Voglio i numeri, puttana." Maria rise, un suono isterico e rotto, mentre le dita di Marco le strizzavano i capezzoli con sadico piacere. "Il doppio... almeno venticinque centimetri, Marco, mi riempiva la—ah!—la gola, non respiravo, e tu... tu eri lì che dicevi 'prendilo tutto, ingoialo, troia'!"

La confessione fece esplodere Marco. Con un ultimo affondo che la fece urlare, si ritirò di colpo, il cazzo che le schizzò sulla schiena e sui capelli in file calde e dense. Maria si girò appena in tempo per vedere il marito afferrarle la testa e spingerle la punta ancora pulsante tra le labbra. "Bevi," le ordinò, gli occhi neri di desiderio. "Bevi mentre pensi al suo cazzo che ti riempie la gola." Maria aprì la bocca, la lingua che raccolse le prime gocce salate, il sapore di lui che si mescolava alle sue stesse lacrime. Ingollò con avidità, le dita di Marco che le tenevano i capelli stretti mentre la sua bocca si riempiva.

Quando ebbe finito, si lasciò cadere a pancia in giu sul letto sfinita, il respiro che le usciva a scatti, il corpo ancora scosso da piccole convulsioni. Marco si sdraiò accanto a lei, le labbra che cercavano il suo collo in cerca di sudore e peccato. "Dio, sei perfetta," mormorò contro la sua pelle, le dita che disegnavano cerchi sulle sue cosce ancora tremanti. Maria chiuse gli occhi, la testa che le girava, le immagini di Luigi e Marco che si mescolavano nella sua mente in una fantasia impossibile da confessare ad alta voce.

"È stato bellissimo," sussurrò invece, la voce roca per i troppi gemiti. Marco rise, un suono soddisfatto e osceno, mentre una mano le accarezzava le natiche ancora rosse per gli schiaffi. Sentì il suo dito scivolare nel solco, delicatamente, quasi fosse un'esplorazione. Maria trattenne il fiato quando quel dito si insinuò nel suo buco ancora aperto e sensibile, estraendo con cura la sborra che lui stesso vi aveva lasciato poco prima. "Apri," le ordinò, portando il dito bagnato alle sue labbra.

Maria non esitò. Chiuse gli occhi e aspirò quel dito, la lingua che si incurvava per raccogliere ogni goccia del loro misto di fluidi. Il sapore era salato, muschiato, con un retrogusto metallico che sapeva di sesso sporco e confessioni proibite. "Buono?" le chiese Marco, osservandola con uno sguardo che bruciava. Lei annuì, le labbra che si serravano attorno alla sua falange mentre succhiava con voracità, come se volesse pulirlo completamente. "Sei deliziosa," aggiunse lui, ma la voce era piena di ammirazione, le dita dell'altra mano che le strizzavano un capezzolo tra pollice e indice.

"Magari un giorno ti vedrò mentre assaggi la sborra di Luigi," disse Marco all'improvviso, sorridendo malizioso mentre le lasciava scivolare il dito fuori dalla bocca con uno schiocco umido. Maria sbuffò, ma il rossore che le salì alle guance tradì l'eccitazione che quelle parole le provocavano. "Dai, non dire stupidate," protestò debolmente, girandosi verso di lui con gli occhi socchiusi. "La fantasia è una cosa, la realtà un'altra... Io voglio solo la tua sborra." Ma mentre lo diceva, la punta della lingua sfiorò inconsciamente il labbro superiore, raccogliendo un residuo salato che le era sfuggito.

Marco rise, il petto che le vibrava contro la schiena mentre le passava un braccio attorno alla vita per stringerla a sé. "E se io te lo chiedessi per il mio piacere, lo faresti?" chiese, voce improvvisamente seria nonostante il sorriso lascivo. Maria lo guardò, gli occhi che cercavano i suoi nel buio della stanza, il rumore del mare che filtrava dalla finestra aperta. Per un attimo, il silenzio fu così totale che sentì il battito del proprio cuore accelerare. "Tu... davvero lo vorresti?" sussurrò finalmente, le parole che le uscivano a fatica dalla gola stretta. "Vedermi con un altro?"

"Per il mio piacere, sì," confermò Marco, le dita che le disegnavano linee invisibili sull'addome mentre parlava. "Immaginarti mentre ti prendono, mentre godi sotto un altro cazzo... mi eccita come niente al mondo." Maria chiuse gli occhi, il respiro che le si fece corto mentre le immagini proibite tornavano a invaderla. Luigi dietro di lei, le mani possenti che le stringevano i fianchi, la voce di Marco che le ordinava di godere— "Sarebbe solo una volta," aggiunse lui, le labbra che le sfioravano l'orecchio. "E poi torni a me, più puttana di prima."

Maria scosse la testa, le unghie che affondavano nel palmo delle mani. "Non riuscirei mai a fare sesso con un altro mentre mi guardi," sussurrò, la voce rotta da un misto di vergogna e desiderio. "Sarei... paralizzata. Sentirei i tuoi occhi addosso e—" Il pensiero la fece contrarre, le gambe che si strinsero involontariamente. Marco rise, un suono basso e carnale, mentre una mano le scivolava tra le cosce per accarezzarle il clitoride ancora sensibile. "È proprio quello il bello, amore. Vederti impietrita dalla vergogna, mentre il suo cazzo ti sfonda e tu non sai se guardare me o lui."

Le dita di Marco erano implacabili, toccandola con una precisione che la fece gemere. "E se io invece ti ordinassi di guardarlo mentre ti scopa?" le chiese, i denti che le mordicchiavano il lobo dell'orecchio. Maria sbarrò gli occhi, il respiro che le si bloccò in gola all'immagine: Luigi sopra di lei, gli occhi che la fissavano mentre Marco la obbligava a sostenerne lo sguardo. "Non potrei—" ansimò, ma il corpo le tradì, le dita di Marco che sentirono l'umidità crescere tra le sue gambe. "Già lo stai facendo," sussurrò lui. "Nella tua testa, stai già aprendo le gambe per lui. Lo so."

Maria chiuse gli occhi, il rossore che le bruciava il collo mentre scuoteva la testa. "No, le mie gambe sono aperte per te, amore," sussurrò, ma la voce era troppo tremula per essere convincente. Marco rise, un suono osceno e carnale, mentre le affondava due dita dentro senza preavviso. "Menti," ringhiò. "Sentirai ancora il mio cazzo nel culo quando lui ti sfonderà, e saprai che quelle gambe si sono aperte per entrambi." Maria urlò, le dita che si aggrapparono al lenzuolo mentre lui le muoveva le dita con movimenti rapidi e sadici.

"Dimmi che lo farai," ordinò Marco, la voce che le penetrava più profondamente delle dita. "Dimmi che quando torneremo a casa, inviterai Luigi per un drink e ti lascerai scopare come una troia mentre io vi guardo." Maria ansimò, il corpo che si contorceva tra la vergogna e il piacere, le gambe che si aprivano sempre di più nonostante i suoi tentativi di chiuderle. "Marco, ti prego—" ma le parole le morirono in gola quando lui le pizzicò il clitoride con tale forza da farle vedere le stelle.

"Lo farai," insistette, questa volta senza spazio per i dubbi. Le sue dita accelerarono, il palmo che le sfregava contro il punto più sensibile mentre l'altra mano le afferrava i capelli, costringendola a guardarlo. "Lo farai perché sai che è quello che vuoi. Perché stai già immaginando quanto sarà più grosso di me, quanto ti farà urlare." Maria scosse la testa, ma era un movimento debole, quasi teatrale, perché nel buio della stanza, con le dita del marito che la stavano portando sull'orlo di un altro orgasmo, la resistenza era solo una formalità.

Marco vide la resa nei suoi occhi prima ancora che lei lo dicesse. "Sì," sussurrò Maria, la voce così bassa che lui dovette chinarsi per sentirla. "Lo farò... ma solo se sarà per te. Solo perché ti piace l'idea." Le parole le bruciarono la lingua, ma il modo in cui il corpo di Marco si irrigidì contro il suo, il gemito che gli strappò dalla gola, valsero tutta la vergogna. Lui le affondò i denti nella spalla, un morso che avrebbe lasciato il segno, mentre le sue mani le palpeggiavano i seni con una brutalità nuova. "Per me e per te," corresse lui, la voce roca. "Perché lo vuoi tanto quanto me, anche se non osi dirlo."

Maria chiuse gli occhi, sentendo il suo cazzo ancora duro premere contro la schiena. Lo sentiva pulsare, caldo e vivo, come se fosse diventato un'entità a sé stante. "E se..." iniziò a dire, le parole che le morivano in gola. "E se poi non sarò più la stessa?" La domanda le uscì prima che potesse fermarla, un timore che aveva tenuto nascosto anche a se stessa. Marco rise, un suono basso e carnale, mentre una mano le scivolava tra le cosce per accarezzarle il clitoride ancora sensibile. "Sei già cambiata," sussurrò contro il suo orecchio. "Da quando ho sentito come ti stringevi mentre parlavo di lui."

Le dita di lui erano implacabili, trovando il punto giusto con una precisione che la fece gemere. "Ogni donna ha questa parte di sé," continuò Marco, i denti che le mordicchiavano la spalla. "Ma solo quelle coraggiose come te la lasciano uscire." Maria annuì, le gambe che tremavano mentre il piacere risaliva lungo la schiena. "Sei diventata adulta stasera," aggiunse lui, la voce che le penetrava più profondamente del suo cazzo. "E consapevole. Hai capito che in ogni donna si nasconde una puttana... e tu, amore mio, sei la mia bellissima puttana."

Maria lo sentì ridere contro la sua pelle mentre le lasciava scivolare un dito fuori dal buco ancora aperto. Si girò a guardarlo, gli occhi che cercavano i suoi nel buio della stanza, le labbra che si aprivano per rispondere—ma Marco le chiuse la bocca con un bacio brutale, la lingua che la costringeva a gustare il sapore di se stessa. Quando si separarono, lei era senza fiato, il petto che si alzava e abbassava rapidamente. "E ora..." sussurrò lui, le dita che le accarezzavano il viso come se fosse la cosa più preziosa al mondo, "...dimmi che vuoi essere sfondata."

Lei chiuse gli occhi, il corpo che tremava ancora per l'orgasmo appena passato, ma la verità era lì, pulsante e umida tra le sue cosce. "Ti prego," ansimò, le unghie che gli graffiavano il petto mentre si avvicinava di nuovo, "fallo... fammi sentire tutto." Marco la osservò per un momento, gli occhi neri di desiderio che la scrutavano come se volesse imprimersi ogni dettaglio—le labbra gonfie, i capezzoli ancora duri, il sudore che le brillava tra i seni. Poi, senza preavviso, le afferrò le caviglie e le divaricò le gambe con una forza che la fece urlare.

"Dimmi cosa vuoi," le ordinò, voce roca mentre si posizionava dietro di lei, il cazzo che le premeva contro il buco ancora sensibile. Maria sentì il bruciore riaccendersi, ma questa volta era diverso—un dolore che sapeva di promessa. "Voglio il tuo cazzo nel culo," sussurrò, le parole che le uscivano a fatica mentre si inarcava verso di lui. "Voglio sentirti entrare... fino alle palle." Marco emise un suono animalesco, le mani che le stringevano i fianchi con una presa che avrebbe lasciato lividi. "E Luigi?" le sussurrò all'orecchio, i denti che le mordicchiavano il lobo. "Dove lo vuoi mentre io ti sfondo?"

Maria sbarrò gli occhi, il respiro che le si bloccò in gola. "In... in bocca," disse lei, la voce così bassa che Marco dovette chinarsi per sentirla. "Voglio succhiarlo mentre tu mi riempi." Le parole le bruciarono la lingua, ma il modo in cui il cazzo di Marco pulsò contro di lei fu la conferma che aveva colpito nel segno. "Cristo," ringhiò lui, affondando le dita nei suoi capelli e tirandole indietro la testa. "Vuoi proprio essere la nostra troietta, eh?" Maria annuì freneticamente, le labbra che si aprivano in un gemito quando Marco finalmente le penetrò di nuovo, il movimento stavolta più fluido ma non meno intenso.

"Eccolo, sentilo tutto," sibilò Marco contro la sua nuca, ogni spinta che la faceva scivolare sul lenzuolo bagnato. "Immagina che sia lui davanti a te, con quel cazzo che ti riempie la gola mentre io ti scopo il culo." Maria urlò, le dita che affondavano nel materasso, le nocche bianche per la forza con cui si aggrappava. La fantasia era così vivida che per un attimo quasi sentì il sapore salato di Luigi sulla lingua, le mani possenti di lui che le tenevano la testa ferma mentre la obbligava a ingoiare. "Sì, così, sfondami," singhiozzò, il corpo che si inarcava incontro a Marco, il culo che si stringeva intorno a lui come per trattenerlo dentro.

Marco accelerò, i fianchi che le martellavano contro con una furia crescente, le mani che le stringevano i fianchi fino a farle male. "Sto per venire," annunciò, voce rotta dal piacere, il respiro che gli usciva a scatti mentre affondava sempre più profondamente. Maria sentì il suo cazzo pulsare dentro di sé, ogni movimento che la spingeva più vicina all'orlo. "Anch'io, Dio, anch'io—" Le parole le morirono in gola quando lui le diede uno schiaffo ancora più forte sul culo, il dolore che si mescolava al piacere fino a farla esplodere.

L'orgasmo la travolse come un'onda, il corpo che si contorceva in spasmi incontrollabili mentre urlava, le unghie che gli graffiavano le cosce. "Eccolo, prendilo tutto," ringhiò Marco, i fianchi che le sbattevano contro con movimenti brevi e frenetici, il cazzo che le pulsava dentro mentre la riempiva di caldo. Maria sentì ogni spruzzo, la sensazione di essere riempita fino all'orlo, il liquido che le colava lungo le cosce quando lui si ritirò lentamente.

Si lasciarono cadere sul letto sfiniti, i corpi che si attaccavano ancora per il sudore, il respiro affannoso che riempiva la stanza. Marco le passò un braccio attorno alla vita, tirandola a sé mentre lei si abbandonava contro il suo petto, le palpebre già pesanti. "Dormi," le sussurrò lui, le labbra che le sfioravano la fronte mentre le carezzava i capelli. Maria annuì appena, il corpo che affondava in un torpore dolce, l'ultimo pensiero cosciente fu l'immagine di Luigi che aspettava dietro le palpebre chiuse.

Nel sogno, le mani erano già su di lei, più grandi e ruvide di quelle di Marco, le dita che le scivolavano tra le cosce con una sicurezza che la fece gemere nel sonno. "Eccola," sentì sussurrare una voce profonda, diversa, mentre qualcosa di caldo e duro le premeva contro il culo ancora sensibile. Non ci fu resistenza, solo un sospiro roco quando Luigi la penetrò da dietro, il cazzo che le riempiva quel buco già stretto con una forza che la fece inarcare. "Così, prendilo tutto," lo sentì dire mentre le afferrava i fianchi, ogni spinta che la faceva scivolare sul letto, proprio come aveva fatto Marco poche ore prima—ma più veloce, più brutale.

La bocca le si aprì in un urlo silenzioso quando la girò all'improvviso, il peso di lui che la schiacciò contro il materasso mentre le spalancava le gambe. Non aveva tempo per pensare, per vergognarsi, perché già sentiva la punta bagnata sfiorarle l'ingresso—e poi dentro, in un solo affondo che le strappò il fiato. "Ti piace, eh?" le sussurrò Luigi contro l'orecchio, la voce di Marco da qualche parte nella stanza che rideva oscenamente. Maria annuì frenetica, le mani che si aggrappavano alle lenzuola mentre lui iniziava a muoversi, ogni colpo che le faceva perdere un pezzo di controllo. Non era più lei, solo carne che prendeva e dava, la bocca che si apriva quando un'altra mano—di chi?—le afferrò i capelli per spingerle dentro qualcosa di salato e pulsante.

Si svegliò di colpo, il respiro corto, le lenzuola attorcigliate alle gambe. La luce del mattino entrava a fiotti dalla finestra, illuminando il disordine della stanza—vestiti sparsi, il profumo di sesso ancora nell'aria, e Marco che russava dolcemente accanto a lei. Maria si passò una mano tra i capelli, ancora umidi di sudore, il corpo che pulsava in punti che non sapeva potessero far male e piacere insieme. Si tastò il culo con cautela, le dita che incontrarono una sensibilità nuova, quasi elettrica. Sorrise senza volerlo, le immagini del sogno ancora vividissime dietro le palpebre abbassate. Ora sapeva cosa le riservava il futuro e non vedeva l'ora di tornare a casa per realizzare i loro desideri-
scritto il
2026-01-15
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