Da marito a sissy del bull (quinta parte)

di
genere
corna

La mattina dopo, Paolo si svegliò prima dell'alba con un dolore sordo all'inguine, il ricordo vivido della notte precedente che gli faceva contrarre lo stomaco. Si voltò lentamente per non svegliare Luciana, ma trovò il letto vuoto accanto a sé. Il profumo di caffè e pancetta lo guidò in cucina, dove Luciana, già vestita con un abitino leggero, stava friggendo uova al tegamino. "Buongiorno, troietta," salutò senza voltarsi, il cucchiaio di legno che mescolava con movimenti circolari. "Ho pensato di farti una colazione sostanziosa... avrai bisogno di energie oggi e soprattutto domani quando Giorgio sarà con noi."
Paolo si strofinò gli occhi, ancora intorpidito dal sonno, mentre osservava Luciana versare il succo d'arancia in due bicchieri con movimenti precisi. Il vestito aderente le delineava ogni curva, e notò come avesse scelto intenzionalmente una scollatura che mostrava i segni lasciati da Giorgio tre giorni prima. "Dovresti mettere una crema su quei lividi," mormorò sedendosi al tavolo, indicando con la forchetta il viola sbiadito lungo il suo décolleté. Luciana sorrise, portandosi una mano al collo con finta innocenza. "Perché? A Giorgio piacciono le mie decorazioni."
La colazione proseguì con Luciana che descriveva meticolosamente il menu per domani, insistendo perché Paolo preparasse il salmone con quella salsa allo zenzero che Giorgio aveva tanto apprezzato l'ultima volta. "E ricordati," aggiunse versandogli più caffè, "di tagliare le fette abbastanza spesse da poterle prendere con le dita." Paolo annuì, la tazza che tremava leggermente tra le sue mani quando Luciana aggiunse con nonchalance: "Ho detto a Giorgio che potrebbe voler assaggiare la salsa direttamente dalle tue dita."
Dopo colazione, mentre Paolo lavava i piatti, sentì le mani di Luciana scivolare lungo la sua schiena, le unghie che graffiavano appena attraverso la maglietta sudata. "Vieni," sussurrò contro la sua nuca, le labbra che seguivano la linea della sua colonna vertebrale. "Voglio mostrarti come ho sistemato il salotto per domani."
Il salotto era stato trasformato. Luciana aveva spostato il tavolo da pranzo più vicino al divano, creando uno spazio aperto al centro. Sopra il tavolo, aveva posizionato candele profumate e tovaglioli di seta nera. "Qui," spiegò guidando Paolo verso la sedia all'estremità, " Qui sarà seduto Giorgio mentre io gli servo la cena.
" Io sarò seduta accanto a lui e tu sarai seduto la di fronte e nell'intervallo delle portate, se lui lo vorrà, starai sotto il tavolo e lo soddisferai con la bocca."
"Come ordini tu," disse Paolo, la voce più bassa del solito mentre osservava Luciana sistemare le candele sul tavolo con precisione chirurgica. Le mani di lei tremavano leggermente, non per nervosismo ma per l'eccitazione che già le accendeva lo sguardo. "Vedrai, amore, sarà bellissimo," rispose Luciana voltandosi, il vestito che si aderiva alle curve del suo corpo mentre si avvicinava a Paolo. "Ci divertiremo tantissimo a fare le troie."
Le dita di Luciana si intrecciarono a quelle di Paolo, tirandolo verso il divano dove si sedette con grazia studiata, allungando le gambe come un gatto al sole. "Tu sai quanto mi piace vederti perdere il controllo," sussurrò, la punta della lingua che bagnava il labbro inferiore mentre osservava Paolo dalla testa ai piedi. "E domani... domani sarà ancora meglio. Giorgio ci guarderà, ci toccherà, ci farà sentire come nessuno ha mai fatto prima."
Paolo si lasciò cadere accanto a lei, il respiro già più affannato. Luciana gli posò una mano sulla coscia, le dita che strisciavano verso l'interno con movimenti circolari che conosceva bene. "Ti ricordi la prima volta che ti ho parlato di questo?" chiese improvvisamente, la voce improvvisamente più tenera. "Quanto avevo paura che potessi giudicarti."
Paolo annuì, gli occhi che seguivano il percorso delle dita di Luciana mentre gli slacciava i pantaloni senza fretta. "E invece..." mormorò, interrompendosi quando le dita di lei trovarono ciò che cercavano. Luciana sorrise, quel sorriso da predatrice che lo faceva sempre tremare. "Invece ti ho detto che avrei fatto di tutto per rendere reali le mie fantasie," completò lei, chinandosi per baciargli l'angolo della mascella. "E guardaci ora."
Paolo chiuse gli occhi mentre le dita di Luciana lo massaggiavano con movimenti circolari che conosceva fin troppo bene. Il respiro gli si fece più affannoso quando lei abbassò la testa, le labbra che sostituivano le dita con una pressione perfetta. "Dio, Luciana..." gemette, le mani che si aggrappavano ai cuscini del divano mentre lei lo prendeva in bocca con quella tecnica che lo faceva sempre perdere il controllo.
Luciana alzò lo sguardo verso Paolo, mantenendo il contatto visivo mentre aumentava il ritmo. Le sue dita gli stringevano i fianchi, impedendogli di scappare mentre lo succhiava con una forza che lo faceva contorcere. "Così," sussurrò Paolo, la voce roca mentre osservava Luciana che si muoveva su e giù con una precisione quasi chirurgica. "Proprio così."
Quando Paolo fu sul punto di raggiungere l'orgasmo, Luciana si fermò all'improvviso, ritirandosi con un sorriso malizioso. "No," disse semplicemente, lasciandolo tremante e bisognoso sul divano. "Voglio che domani sera sia Giorgio a farti venire mentre ti guardo." Paolo gemette, la frustrazione evidente nel suo sguardo, ma Luciana gli posò un dito sulle labbra. "Aspetta," ordinò. "Aspetta e vedrai quanto sarà bello."
Il mattino seguente, la luce del sole filtrava attraverso le tende della camera da letto quando il telefono di Luciana vibrò sul comodino. Paolo, già sveglio da un'ora, osservò il profilo di sua moglie mentre lei si stirava pigramente e prendeva il cellulare. Un sorriso le illuminò il viso appena letto il messaggio. "È Giorgio," annunciò, girandosi verso Paolo. "Dice che arriverà per le 12:30."
Paolo annuì, il ricordo della notte precedente ancora vivido nella sua mente mentre osservava Luciana alzarsi dal letto. Il suo corpo nudo si muoveva con grazia nella luce dorata del mattino, i fianchi che oscillavano leggermente ad ogni passo. "Finisci la colazione," gli disse, prendendo la vestaglia dall'attaccapanni e infilandosela senza fretta, lasciando deliberatamente la cintura sciolta. "Poi vai a fare la spesa."
Si avvicinò alla scrivania e prese un foglio di carta, scrivendo con calligrafia precisa mentre Paolo la osservava in silenzio. "Ecco la lista," disse, porgendogliela con un sorriso che sapeva di promesse non ancora mantenute. "E compra anche quel vino rosso." Si avvicinò per baciarlo sulla guancia, le labbra che sfiorarono appena la sua pelle. "Voglio che sia perfetto."
Paolo prese il foglio tra le dita che tremavano leggermente, notando come la grafia di Luciana fosse diventata più precisa negli ultimi mesi, quasi professionale nelle liste per le loro serate speciali. "Il vino rosso della cantina di Montalcino," lesse a voce bassa, riconoscendo il preferito di Giorgio dopo quella prima cena insieme. Luciana gli sorrise dalla soglia della cucina, il vestito che le aderiva ai fianchi mentre si asciugava le mani su un tovagliolo. "Esatto," confermò. "Quello che gli è piaciuto tanto l'ultima volta."
Il supermercato era affollato per l'ora di pranzo. Paolo spingeva il carrello tra i corridoi con movimenti meccanici, la mente ancora annebbiata dal ricordo delle dita di Luciana che gli avevano quasi strappato l'orgasmo per poi negarglielo. Quando raggiunse il reparto vini, un commesso giovane si offrì di aiutarlo. "Cerca qualcosa di particolare?" chiese con un sorriso educato. Paolo indicò l'etichetta sulla lista, notando come la sua voce suonasse stranamente roca. "Questo. Due bottiglie."
Mentre il ragazzo si allontanava verso la cantina climatizzata, Paolo sentì vibrare il telefono in tasca. Il messaggio di Luciana conteneva solo una foto: il giocattolo di silicone posato sul cuscino del loro letto, accanto alla cintura di cuoio nero che sapevano usare così bene. "Non dimenticare il lubrificante a base d'acqua," recitava il testo seguente. "Quello che usiamo non va bene per il silicone." Paolo deglutì a secco, facendo scivolare il telefono in tasca con movimenti rapidi quando vide il commesso avvicinarsi con le bottiglie.
Tornato a casa, trovò Luciana in piedi sulla scala a pioli della cantina, il vestito che le si arrotolava sulle cosce mentre cercava qualcosa negli scaffali alti. "Ho trovato le candele profumate alla vaniglia," annunciò senza voltarsi, facendo oscillare deliberatamente i fianchi. "Quelle che ti piacciono tanto." Paolo lasciò i sacchetti sul tavolo della cucina, osservando come la luce del pomeriggio disegnasse ombre perfette lungo la schiena di sua moglie mentre lei si chinava ulteriormente.
Un barattolo cadde dallo scaffale superiore, rotolando fino ai piedi di Paolo. Si chinò a raccoglierlo, leggendo l'etichetta: crema idratante alla vaniglia, lo stesso profumo delle candele. Paolo afferrò il barattolo con una mano mentre l'altra scivolava intorno alla vita di Luciana, tirandola bruscamente contro il proprio corpo. "Non sono stato io a scegliere questa posizione," sussurrò contro la sua tempia, sentendo il respiro di lei accelerare quando le premé l'evidente erezione contro il fondoschiena.
Paolo sentì Luciana irrigidirsi per un istante prima di abbandonarsi completamente alla sua presa, il respiro che diventava più affannoso mentre le sue dita si stringevano attorno al bordo dello scaffale. "Giorgio arriverà tra meno di tre ore," sussurrò, la voce già roca mentre si lasciava premere contro il corpo di Paolo. "Dovremmo preparare la cena."
"Stiamo preparando," rispose Paolo, le labbra che seguivano la curva dell'orecchio di Luciana mentre una mano le scivolava sotto il vestito, trovando subito la pelle nuda. "Tu vuoi che sia perfetto, no?" Le dita di Paolo scoprirono l'assenza delle mutandine con un brivido di piacere, il tocco già umido che lo fece gemere contro il collo di lei. "Dio, sei già così pronta..."

Luciana lasciò sfuggire un gemito quando le dita di Paolo iniziarono a muoversi con precisione, il ritmo già sincronizzato con il respiro affannoso di lei. "Lì..." sussurrò, la schiena che si inarcava mentre spingeva indietro i fianchi. "Proprio lì, amore." La scala a pioli scricchiolò leggermente sotto il loro peso combinato quando Paolo aumentò la pressione, le dita che lavoravano con una familiarità di anni.
Fuori, un'auto passò rumorosamente sulla strada, ricordando loro improvvisamente il mondo esterno che continuava ad esistere oltre quella cantina, oltre quel momento. Luciana si voltò all'improvviso, le labbra che catturarono quelle di Paolo con un'urgenza che li fece quasi inciampare. "Sopra," ordinò contro la sua bocca, le dita che gli afferravano i capelli mentre si dirigeva verso le scale. "Voglio che mi guardi mentre lo fai."
Paolo seguì Luciana su per le scale, le mani che le stringevano i fianchi mentre saliva dietro di lei, il respiro già affannato. Nella camera da letto, la luce del pomeriggio filtrava attraverso le tende semichiuse, creando strisce dorate sul letto disfatto. Luciana si voltò di fronte a lui, le dita che già slacciavano la cintura del suo vestito con movimenti lenti, calcolati. "Guardami," ordinò, lasciando scivolare la stoffa dalle spalle fino a terra, rivelando il corpo nudo sotto. "Guarda cosa mi fai."
Paolo deglutì a secco, gli occhi che divoravano ogni centimetro di pelle esposta mentre Luciana si avvicinava al letto e si sdraiava con una lentezza esasperante, le gambe che si aprivano appena. "Vieni qui," sussurrò, allungando una mano verso di lui mentre l'altra scivolava tra le proprie cosce, mostrandogli quanto fosse già bagnata. "Voglio che tu veda esattamente come mi piaci."
Paolo si liberò dei vestiti con movimenti rapidi, quasi goffi nella fretta, prima di inginocchiarsi sul bordo del letto. Le sue mani tremavano leggermente mentre si posavano sulle ginocchia di Luciana, aprendole ulteriormente. "Dio, sei perfetta," mormorò, il respiro che gli si incagliava in gola quando vide le dita di lei scivolare dentro con facilità, il suono umido che riempì la stanza. Luciana sorrise, quel sorriso da gatta sazia che lo faceva impazzire, e allungò le braccia verso di lui. "Ora tocca a te."
Paolo si abbassò tra le sue cosce, le labbra che sostituivano le dita di Luciana con un bacio lento, quasi reverenziale. Il sapore familiare gli fece chiudere gli occhi per un istante prima di iniziare a leccare con movimenti ampi e pigri, come se volesse assaporare ogni singola goccia. Luciana emise un gemito soffocato, le dita che si intrecciarono nei suoi capelli mentre lo spingeva più profondamente. "Più veloce," ansimò, i fianchi che si sollevavano incontro alla sua bocca. "Fallo come piace a Giorgio."
Paolo sentì le parole di Luciana come uno schiaffo, ma il piacere che gli provocarono fu immediato. La lingua accelerò, seguendo l'ordine implicito, mentre le mani le afferrarono i fianchi con forza. Luciana si inarcò sul letto, un gemito lungo e tremante che le uscì dalle labbra quando Paolo trovò il ritmo giusto - quello che aveva osservato Giorgio usare su di lei.
"Così," ansimò Luciana, una mano che si serrò nei capelli di Paolo mentre l'altra si allungò verso il comodino. Paolo sentì il rumore del vibratore prima di vederlo - quel giocattolo a forma di coniglio che Luciana adorava ma che raramente usavano insieme. "Guardami," ordinò lei, posando la punta fredda contro il clitoride mentre Paolo continuava a leccarla. "Voglio che tu veda come verrò pensando a lui."
Paolo alzò lo sguardo, gli occhi che incontravano quelli di Luciana mentre il vibratore si accendeva con un ronzio basso. Vide il momento esatto in cui il piacere la travolse - le pupille che si dilatavano, la bocca che si apriva in un grido muto, il corpo che si irrigidiva come una corda di violino prima di rilasciarsi in una serie di scosse violente. Paolo non smise di leccarla nemmeno quando lei iniziò a contrarsi, anzi, aumentò la pressione proprio mentre il suo corpo si arcuava contro il vibratore.
"Giorgio...Dio, Giorgio..." gemette Luciana,
le dita che si serravano nei capelli di Paolo con una forza che lo fece gemere a sua volta. Paolo osservò ogni spasmo che le attraversava il corpo, notando come i suoi muscoli si tendessero in modo diverso rispetto a quando era lui a farla venire. Un'ondata di eccitazione mescolata a qualcosa di più complesso lo travolse mentre Luciana cadeva sul letto, esausta ma ancora tremante.
Le labbra di Paolo erano lucide quando si sollevò, il respiro affannoso mentre osservava Luciana distesa sul letto, il vibratore ancora posato tra le sue cosce. "Ti piace pensare a lui, eh?" sussurrò, le dita che le accarezzavano l'interno coscia con un tocco leggero che la fece rabbrividire. Luciana aprì gli occhi a fatica, un sorriso sornione che le incurvava le labbra mentre osservava Paolo. "A te piace sentirmi dire il suo nome," replicò, la voce roca per il piacere appena provato.

Paolo deglutì, incapace di negarlo mentre il suo pugno si stringeva intorno al proprio cazzo ancora duro. Luciana vide il movimento e si sollevò sui gomiti, gli occhi che seguivano avidamente la mano di Paolo mentre si masturbava lentamente. "Dimmi," sussurrò, allungando una gamba per sfiorargli il fianco con l'alluce. "Dimmi che vuoi che sia lui a finirti stasera."
Paolo trattenne il respiro, le dita che si stringevano intorno alla base del cazzo mentre il battito del suo cuore sembrava risuonare nelle orecchie. "Voglio che mi prenda," ammise finalmente, la voce roca di desiderio represso. "Voglio sentirlo dentro mentre tu mi guardi."
Luciana si sollevò completamente dal letto con un movimento fluido, le gambe che si chiudevano lentamente mentre il vibratore cadeva sul lenzuolo con un tonfo sordo. Si avvicinò a Paolo con passi felini, le dita che gli sfioravano il petto sudato prima di afferrare il suo polso per fermargli la mano. "No," sussurrò contro le sue labbra. "Non ancora." Il suo tocco era fermo mentre allontanava la mano di Paolo dal suo cazzo, lasciandolo tremante e bisognoso. "Questa è per Giorgio."
Un rumore di pneumatici sull'acciottolato del vialetto li fece voltare entrambi verso la finestra. Luciana sorrise, quel sorriso che faceva sempre accapponare la pelle a Paolo quando sapevano che sarebbe finita a letto con qualcuno. "È arrivato," annunciò, le dita che già raccoglievano il vestito dal pavimento mentre si avvicinava alla finestra per sbirciare fuori. Paolo rimase immobile, osservando il modo in cui la luce del pomeriggio disegnava ombre perfette lungo la schiena nuda di sua moglie.
Quando il citofono suono Luciana gli lanciò un'occhiata sopra la spalla mentre si infilava il vestito. "Vai ad accoglierlo," ordinò con un tono che non ammetteva repliche. "Io mi preparo."



scritto il
2026-03-10
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