Troia per amore

di
genere
corna

Marisa si passò le dita sulle cosce, sentendo la stoffa della gonna scivolarle sotto i polpastrelli. Era una di quelle gonne che Nicola adorava, attillata ma non troppo, che lasciava intravedere la forma delle gambe quando si muoveva. Aveva impiegato venti minuti a sceglierla, alternandola con un vestito nero sul letto, poi aveva optato per la gonna. Più facile da togliere, aveva pensato, e il rossore le era salito fino alle orecchie.

In bagno, si era osservata allo specchio con una concentrazione che non aveva mai avuto neanche per i colloqui di lavoro. Le labbra le sembravano troppo pallide, così aveva applicato un rossetto rosso scuro, quello che usava solo nelle serate importanti. Poi l’aveva strofinato via con un dito, lasciando solo una traccia più naturale.

Nicola era rimasto a guardarla dalla porta, le mani nei pantaloni che si stringevano attorno all’erezione che non riusciva a nascondere. "Sei perfetta," aveva sussurrato, la voce roca. Non era mai stato così eccitato, nemmeno la prima volta che l’aveva vista nuda. Era la prospettiva, l’attesa, il modo in cui lei stava già cambiando sotto i suoi occhi, preparandosi per un altro uomo.

Marisa annuì, senza voltarsi, concentrata sull’ombretto che applicava con piccoli tocchi. Le dita le tremavano appena. "Non so se sono pronta," mormorò, ma era una bugia. Il corpo le bruciava, il cavallo le pulsava umido sotto la lingerie di pizzo che aveva scelto apposta per quella sera. Nera, ovviamente, con i reggicalze che le segnavano la carne delle cosce.

Nicola si avvicinò, le posò una mano sulla spalla. Sentì il calore di lui attraverso la seta della camicia, quel tocco familiare che ora sembrava stranamente nuovo. "Sei bellissima," disse, e il respiro gli si incagliò in gola. La vide abbassare lo sguardo, le labbra socchiuse, quel respiro affannato che sapeva di eccitazione, non di paura. Era quello il momento più bello: vederla così, già sua e già di un altro, sospesa in quell’attesa che li stava consumando entrambi.

"Vado," disse Nicola, ma non si mosse. La osservò ancora, i dettagli che sapeva a memoria e che ora gli sembravano nuovi: il modo in cui il rossore le saliva dal collo alle guance, il fremito delle dita sul bordo del lavandino, quella minuscola piega tra le sopracciglia che compariva solo quando era nervosa. Avrebbe voluto dirle ancora qualcosa, ma ogni parola gli sembrava inutile. Le sfiorò la nuca con le labbra, un bacio che era più un respiro, poi si allontanò. La porta di casa si chiuse con un clic sommesso, lasciandola sola con il ticchettio dell’orologio a muro e il ronzio del frigorifero.

Marisa trattenne il fiato fino a quando non sentì il motore dell’auto allontanarsi. Solo allora lasciò che le gambe le cedessero, appoggiandosi al bordo del lavandino con le palme sudaticce. Lo specchio le rimandò l’immagine di una donna che quasi non riconosceva: pupille dilatate, labbra umide, il collo segnato da vene che pulsavano troppo in fretta. Si passò una mano tra i capelli, lisciandoli con gesti automatici, mentre l’altra le scivolava lungo il fianco, sfiorando il reggicalze. La stoffa era fredda, ma sotto, la pelle bruciava. "Sto davvero facendo questo," sussurrò allo specchio, e la voce le uscì rotta, quasi sorpresa.

Pensò a come rompere il ghiaccio quando lui sarebbe arrivato. Le parole che avevano scritto in chat le sembravano improvvisamente banali, inadatte a quel che stava per accadere nella carne, non più dietro uno schermo. Forse non avrebbe dovuto parlare affatto. Forse sarebbe bastato lasciare che Nicola lo introducesse in casa, che gli offrisse da bere—un whisky, aveva detto, l’uomo preferiva il whisky—e poi lasciare che le mani facessero il resto. Si morse il labbro inferiore, immaginando quelle dita sconosciute che le slacciavano la gonna, che le cercavano sotto la camicetta mentre Nicola li guardava, immobile, con quello sguardo che già la faceva fremere.

Il pensiero che quell’uomo potesse volerla anche lì dietro, dove Nicola ci andava solo quando lei era particolarmente eccitata, le fece contrarre lo stomaco in un groviglio di vergogna e desiderio. Si sentiva già bagnata, la lingerie di pizzo incollata alle labbra, e quando si strinse le cosce per un attimo, un brivido le corse lungo la schiena. Lo specchio le mostrò il rossore che le saliva dal décolleté, il respiro che le si faceva corto mentre la mano le scendeva, quasi da sola, a sfiorarsi tra le gambe. Una carezza, nulla di più, ma sufficiente a farle sentire quanto fosse pronta, quanto volesse che fosse già lì, che le riempisse la bocca prima ancora di toccarle il resto.

Aveva passato mezz’ora nella vasca con la doccia rettale, meticolosa come non lo era mai stata, strofinando via ogni traccia di pudore insieme all’odore del sapone. Nicola le aveva sorriso mentre preparava l’attrezzo, le mani ferme, gli occhi che le scrutavano il viso per cogliere ogni reazione. "Non voglio sorprese," aveva detto lei, e lui aveva annuito, troppo eccitato per parlare. Ora, mentre ascoltava il silenzio della casa, le tornò in mente il succo dell’acqua che le riempiva il ventre, la strana sensazione di vuoto e pulizia che le era rimasta dopo. Si chiese se quell’uomo avrebbe apprezzato la sua premura, se avrebbe capito quanto si era preparata per lui, quanto voleva essere perfetta, in ogni buco, in ogni bacio.

Il rumore della porta d’ingresso la fece sobbalzare. Non era il solito tonfo familiare di Nicola, ma un colpo più deciso, accompagnato da voci basse che si mescolavano nell’ingresso. Riconobbe quella del marito, tesa, quasi impaziente, e poi un’altra, più profonda, che rideva con una sicurezza che le fece serrare le cosce. Si aggiustò la camicetta con gesti nervosi, tirando giù l’orlo per coprire l’attaccatura dei reggicalze, poi cambiò idea e la sollevò di un centimetro, lasciando intravedere un lembo di pizzo nero. Voleva che vedesse, che capisse subito cosa lo aspettava. Si morse il labbro, immaginando già le sue mani grandi che le slacciavano il reggiseno, le dita che le cercavano sotto la gonna mentre Nicola li osservava dall’angolo del divano, la cintura già slacciata.

Quando entrò nel salone, l’uomo era già seduto sul divano, un bicchiere di whisky tra le dita, le gambe larghe che occupavano spazio con un’aria di naturale possesso. Nicola gli era accanto, rigido, ma con gli occhi che non riuscivano a staccarsi da lei. L’uomo alzò lo sguardo e Marisa sentì l’aria uscirle dai polmoni. Era più alto di come lo ricordava dalle foto, le spalle più larghe, e quel sorriso—Dio, quel sorriso—che le fece capire subito perché Nicola lo aveva scelto. Non era solo l’aspetto, era il modo in cui la stava già spogliando con gli occhi, senza fretta, come se sapesse che lei gli apparteneva da quella sera. "Marisa," disse, e la sua voce era più grave di come l’aveva immaginata, un ruggito soffocato che le fece vibrare il basso ventre. "Sei ancora più bella dal vivo."

Si alzò, lasciando il bicchiere sul tavolo con un gesto naturale, e le si avvicinò con passi lenti. Lei rimase immobile, le gambe che improvvisamente non la sostenevano più, le mani che cercavano qualcosa a cui aggrapparsi. Quando arrivò davanti a lei, le prese il viso tra le mani, senza chiedere permesso, e la baciò sulle guance, prima quella destra, poi quella sinistra, stringendola a sé con una forza che la fece vacillare. L’odore di lui, muschio e tabacco, le riempì le narici mentre il petto le schiacciava contro il suo, la pressione dei pollici sulle guance che le ricordava quanto fosse già sua. "Ti ho sognata così," mormorò contro la sua pelle, le labbra che sfioravano il lobo dell’orecchio, "con questi capelli tra le mie dita e questa bocca che mi implora."

Marisa non fece in tempo a rispondere che la sua bocca fu su di lei, un bacio profondo, senza preamboli, la lingua che le spalancò le labbra per cercare la sua con un movimento deciso, quasi violento. Il sapore del whisky si mescolò al suo rossetto mentre le mani di lui le affondavano nei capelli, tirando la testa all’indietro per prendersi ancora di più. Lei gemette, il suono soffocato contro quella bocca che non le lasciava respiro, mentre Nicola, dall’angolo della stanza, emise un gemito a sua volta, le mani che si stringevano sulle ginocchia come per trattenersi dal toccarsi.

Dopo un attimo di smarrimento, Marisa staccò le labbra e cercò gli occhi del marito, un lampo di incertezza che le attraversò il viso. Nicola annuì, quasi impercettibilmente, il respiro corto, gli occhi che brillavano di una luce che lei non gli aveva mai visto. Fu allora che si strinse a lui, ricambiando il bacio con una ferocia che la sorprese, le mani che si aggrappavano alla camicia dell’uomo mentre la lingua di lui le esplorava la bocca con una lentezza che la fece tremare. Sentiva Nicola osservarli, il peso di quello sguardo che le bruciava la pelle più delle mani dell’altro uomo, e quando staccò di nuovo le labbra, il suo respiro era un rantolo.

L’uomo iniziò a baciare il collo di Marisa con piccoli morsi che la fecero arcuare contro di lui, le dita che le affondavano nelle natiche attraverso la stoffa della gonna, cercando le rotondità con una pressione che le fece gemere. Il ghiaccio era rotto, e le danze iniziarono davvero: lui le scostò la camicetta dalla spalla con un gesto brusco, lasciando che la stoffa cadesse a scoprire il reggiseno di pizzo, e poi affondò i denti nella carne tenera del décolleté. Marisa chiuse gli occhi, la testa che le cadeva all’indietro sotto quell’assalto, mentre le mani di lui le salivano lungo le cosce, trovando l’orlo della gonna e scivolando sotto per afferrare le natiche nude. Sentì il pizzo del reggicalze strapparsi un po’ sotto la presa violenta, e il suono della stoffa che cedeva le fece contrarre lo stomaco in un groviglio di piacere.

Nicola era immobile nell’angolo, la mano che si stringeva attorno all’erezione attraverso i pantaloni, gli occhi fissi su quelle dita che ora cercavano l’ingresso di Marisa sotto la gonna, sfiorandola attraverso la lingerie già inzuppata. "Dio, guardala," sussurrò l’uomo contro la pelle di lei, le labbra che le salivano lungo il collo mentre una mano le slacciava il reggiseno con gesti esperti. "Ti piace che ti prenda così, davanti a lui?" Marisa annuì, incapace di parlare, il respiro che le usciva a scatti quando lui le strappò via il reggiseno e le afferrò un seno con tutta la mano, il pollice che le strofinava il capezzolo già duro. "Rispondimi," insisté lui, e la voce era così bassa che solo lei poté sentirlo. "Sì," ansimò lei, e la parola le uscì come un sibilo quando lui le pizzicò il capezzolo con forza, facendole contrarre tutto il corpo.

Fu allora che la mano di Marisa si allungò, tremante ma determinata, verso la cintura di Giorgio. Le dita le scivolarono sotto la fibbia con una sicurezza che la sorprese, aprendola con un movimento rapido prima di infilarsi dentro i pantaloni. Sentì il calore di lui attraverso la stoffa degli slip, il battito accelerato dell’arteria mentre la mano le scendeva lungo il ventre, seguendo la traccia di peli che sapeva avrebbe trovato. Quando le dita gli sfiorarono l’erezione, già rigida contro la stoffa, Giorgio emise un gemito soffocato, la bocca che le si schiacciò contro la spalla. "Eccoti," mormorò Marisa, la voce roca, mentre gli slacciava i bottoni dei pantaloni con gesti frenetici. La cerniera le scottava sotto le dita, e quando finalmente la tirò giù, liberandolo dagli slip, il respiro le si incagliò in gola. Era più grosso di quanto avesse immaginato, la pelle liscia e tesa sotto le sue dita che lo avvolsero con cautela, misurandone la circonferenza prima di stringere con decisione. Giorgio reagì con un sibilo, i fianchi che gli scattarono in avanti, e Marisa sentì Nicola muoversi nell’angolo, il suono della cerniera che si apriva nella stanza silenziosa.

Si inginocchiò davanti a lui senza rompere il contatto, le ginocchia che affondarono nel tappeto mentre la bocca gli si avvicinava al sesso con lentezza calcolata. Vide le vene pulsargli lungo l’asta, il precum che gli brillava sulla punta, e senza pensarci si protese in avanti, sfiorandolo con la lingua in un movimento leggero che lo fece irrigidire. Il sapore salato le esplose sulle papille mentre la lingua gli scorreva lungo la lunghezza, assaporandone la consistenza, prima di avvolgergli la testa con le labbra. Giorgio le affondò le dita nei capelli con un grido soffocato, i fianchi che gli scattarono in avanti mentre lei lo prendeva in bocca con movimenti lenti, lasciando che la punta le sfiorasse il palato. Lo sentì crescere ancora, riempirle la bocca, e quando iniziò a muovere la testa avanti e indietro, le mani che gli stringevano i fianchi per guidarlo, Giorgio gemette il suo nome con una voce che non sembrava più umana.

Nicola si era avvicinato, il respiro affannato che le batteva sulla nuca mentre osservava ogni movimento della bocca di lei, ogni contrazione delle labbra che avvolgevano l’altro uomo. "Dio, guardala," sibilò contro l’orecchio di Marisa, le dita che le si intrecciarono nei capelli insieme a quelle di Giorgio, spingendola più giù. Lei alzò gli occhi verso i due uomini, le palpebre pesanti di desiderio, e quando Giorgio le spinse la testa verso il basso, prendendola in gola con un movimento improvviso, le lacrime le salirono agli occhi. Il riflesso faringeo la fece contrarre, ma invece di tirarsi indietro, afferrò le cosce di lui e lo spinse più a fondo, lasciando che le riempisse la gola mentre Nicola le sussurrava oscenità all’orecchio. "Ti piace sentirti stretta così? Vuoi che ti sfondi la bocca?" chiese Giorgio con voce rotta, i fianchi che iniziarono a muoversi con un ritmo regolare, ogni spinta che la faceva soffocare appena prima di ritirarsi. Marisa annuì, le dita che gli si aggrappavano alle cosce, il naso che gli premeva contro il ventre mentre lo prendeva tutto.

Nicola si era sbottonato i pantaloni senza rendersene conto, la mano immobile sul sesso indurito mentre guardava sua moglie annuire con foga, le labbra gonfie che si stiravano attorno alla base del cazzo di Giorgio. La scena era così perfetta che quasi gli faceva male: il modo in cui Marisa socchiudeva gli occhi ogni volta che lui le sfiorava la gola, il suono umido dei suoi colpi di lingua sulla punta quando Giorgio si ritraeva per lasciarla respirare, le dita di entrambi che si mescolavano nei suoi capelli, spingendola avanti e indietro come se fosse una bambola. Non aveva mai visto nulla di più bello. Non aveva mai desiderato nulla così tanto.

Giorgio iniziò a muovere i fianchi con un ritmo più deciso, le mani che stringevano il viso di Marisa mentre la guidava lungo la sua lunghezza. Nicola vide le lacrime che le rigavano il trucco, il riflesso che la faceva contrarre ogni volta che la punta le sfiorava la gola, ma invece di fermarsi, lei lo afferrò per le natiche e lo spinse più a fondo, gemendo intorno a lui con un suono soffocato che fece vibrare tutta l’asta. Nicola si passò una mano sul viso, sentendo il sudore che gli colava lungo le tempie, il respiro che gli usciva a scatti mentre osservava Giorgio perdere il controllo, i muscoli delle cosce che si tendevano mentre spingeva sempre più forte, sempre più veloce.

Marisa chiuse gli occhi, lasciando che la bocca le venisse usata senza resistenza, le dita che scavavano nel tappeto mentre la gola le bruciava. Sentiva Nicola dietro di lei, il calore del suo corpo così vicino, ma non lo guardò. Sapeva che stava fissando ogni dettaglio: il modo in cui le labbra le si stiravano attorno alla base, la saliva che le colava lungo il mento, le vene del collo che emergevano mentre soffocava. Giorgio le tirò i capelli all’indietro, costringendola a guardarlo mentre le diceva parole sporche, la voce rotta dal piacere. "Vuoi che ti venga in bocca? Vuoi sentirlo scoppiarti in gola?" Marisa annuì con foga, le mani che gli stringevano i fianchi per incoraggiarlo, e quando lui emise un grido strozzato, il corpo che si irrigidiva, Nicola vide il momento esatto in cui Giorgio le riempì la bocca, i muscoli del ventre che si contraevano mentre le spingeva ancora più dentro, fino all’ultima goccia.

Nicola non parlò. Non aveva bisogno di farlo. Le mani gli tremavano mentre si masturbava, i pollici che strofinavano la punta del suo cazzo con movimenti precisi, sincronizzati con i gemiti di Marisa che ingoiava. Osservava il modo in cui lei puliva Giorgio con la lingua, leccando via ogni traccia di seme dalle labbra, poi si voltava verso di lui con occhi che chiedevano approvazione. Nicola annuì, il respiro che gli usciva a scatti, e quando Marisa si avvicinò carponi, il seno che le penzolava dal reggiseno slacciato, gli posò una mano sulla coscia senza parlare. Lei capì. Gli slacciò i pantaloni senza fretta, le dita che gli accarezzavano l’erezione attraverso gli slip prima di tirarli giù. Nicola si lasciò fare, il corpo rigido mentre la guardava chinarsi, le labbra che si chiudevano attorno a lui con la stessa devozione che aveva avuto per Giorgio.

Giorgio osservava dalla poltrona, le gambe larghe, il cazzo ancora umido di saliva che gli poggiava sul ventre. Non si mosse quando Marisa iniziò a succhiare Nicola con movimenti lenti, la testa che oscillava avanti e indietro mentre una mano gli massaggiava le palle con delicatezza. La vide guardare verso l’altro uomo ogni tanto, come per assicurarsi che stesse guardando, che stesse vedendo quanto era brava a prendersi due uomini nello stesso momento. Giorgio sorrise, i denti che luccicavano nella penombra del salotto, e accennò un cenno del capo verso Nicola, come per dire "è tua, ma stasera è anche mia". Nicola lo fissò senza espressione, le mani che si stringevano sui braccioli della poltrona mentre Marisa gli prendeva tutto in gola, il naso che gli premeva contro il ventre.

Nicola non parlò. Non doveva. La bocca di Marisa che gli scorreva lungo l’asta era già una risposta sufficiente, una conferma silenziosa che quello che stavano facendo era esattamente ciò che entrambi avevano desiderato per anni. Si limitò ad osservare, le pupille dilatate mentre seguiva ogni movimento delle labbra di lei, ogni contrazione della gola quando lo prendeva tutto. Vide le dita di Giorgio che si stringevano attorno al bicchiere di whisky, le nocche bianche per la pressione, e capì che anche lui stava trattenendo il fiato, aspettando il momento in cui Nicola avrebbe perso il controllo. Marisa accelerò il ritmo, le mani che affondavano nelle cosce di Nicola per tenerlo fermo mentre lo scopava con la bocca, e quando alzò gli occhi verso Giorgio, vide che si stava masturbando lentamente, il pollice che strofinava la punta del suo cazzo con movimenti circolari.

Nicola si morse il labbro, sentendo il piacere che gli saliva dalle palle alla punta, un’onda calda che minacciava di travolgerlo. Le dita gli affondarono nei capelli di Marisa senza spingerla, solo per sentire il movimento della sua testa mentre lo succhiava con una tecnica che non aveva mai usato con lui. Era diverso, più aggressivo, come se volesse dimostrare a Giorgio quanto fosse brava. Quando le dita di lei gli strisciarono sulle palle, tirandole con delicatezza, Nicola emise un gemito soffocato, la schiena che si inarcò sulla poltrona. Marisa lo sentì irrigidirsi e rallentò, lasciando che la punta gli scivolasse tra le labbra mentre lo guardava con occhi che chiedevano istruzioni. Nicola scosse appena la testa, incapace di parlare, e lei capì. Riprese a muoversi, più lenta ora, la lingua che gli accarezzava la parte inferiore dell’asta mentre una mano gli massaggiava la base con movimenti sincronizzati.

Giorgio osservava dalla poltrona accanto, le dita che gli scivolavano lungo il cazzo con una lentezza studiata, le pupille dilatate che non perdevano un solo dettaglio. Vide Nicola contorcersi, le mani che si stringevano sui braccioli, il respiro che gli usciva a scatti mentre Marisa lo scopava con una devozione che sembrava quasi una sfida. "Dio, guardala," mormorò Giorgio, la voce rotta dal piacere, "succhiarti mentre mi guarda come se volesse che fossi io a farti venire." Nicola annuì, incapace di negarlo, e quando Marisa alzò gli occhi verso Giorgio, le labbra ancora strette attorno a lui, vide l’intesa che passava tra loro. Era quello che voleva, che lo eccitava più di ogni altra cosa: vederla desiderare un altro uomo mentre lo prendeva, come se il suo corpo fosse diventato uno strumento per la loro connessione.

Nicola non parlò, non doveva. Si limitò a guardare, la mano che si muoveva sul suo cazzo con movimenti precisi, sincronizzati con quelli della bocca di Marisa. Vide Giorgio avvicinarsi, le ginocchia che affondavano nel tappeto accanto a lei, la mano che le si posava sulla nuca senza spingerla, solo per sentire il movimento dei suoi muscoli mentre ingoiava. "Ti piace così, vedermi toccarla mentre ti prende?" chiese Giorgio, la voce bassa e raschiante, le dita che si intrecciarono nei capelli di Marisa insieme a quelle di Nicola. Lui annuì, il respiro che gli si incagliò in gola quando Marisa gemette intorno a lui, il suono vibrante che gli fece contrarre lo stomaco. Era perfetto. Era tutto ciò che aveva sognato.

Poi accadde. Senza preavviso, senza controllo, Nicola si sentì esplodere, un’onda di piacere che gli salì dalle palle alla punta con una forza che lo lasciò senza fiato. "Marisa—" fu tutto ciò che riuscì a dire prima di venirle in bocca, le dita che le si aggrappavano ai capelli mentre il corpo si contorceva sulla poltrona. Lei non si ritrasse, non sputò. Lo vide negli occhi di Giorgio, quel lampo di sorpresa e poi di approvazione, mentre Marisa ingoiava ogni goccia con movimenti lenti della gola, le labbra che si stringevano attorno a lui per succhiarlo fino all’ultimo. Quando finalmente lo lasciò andare, con un suono umido che fece rabbrividire entrambi gli uomini, Nicola cadde all’indietro, il petto che gli si alzava e abbassava come se avesse corso.

Marisa si pulì le labbra con il dorso della mano, poi si voltò verso Giorgio, gli occhi che lo scrutavano con una fame che non si era ancora placata. "Ora tocca a te," sussurrò, la voce roca dalla gola irritata, mentre si alzava in piedi con movenze feline. La gonna era ridotta a un lembo di stoffa strappata, il reggiseno completamente slacciato che le penzolava dal corpo sudato. Giorgio non si fece pregare. La afferrò per i fianchi e la spinse sul divano accanto a Nicola, le mani che le aprivano le cosce con un gesto brusco prima di slacciarsi i pantaloni del tutto. Nicola, ancora stordito dall’orgasmo, si limitò a osservare, il cuore che gli batteva forte nel petto mentre sua moglie si offriva all’altro uomo con una disperazione che non le aveva mai visto.

"Fottimi davanti a mio marito," ansimò Marisa, le dita che si intrecciavano con quelle di Giorgio mentre lui le sistemava il corpo a suo piacimento, il ginocchio che spingeva tra le sue cosce per allargarle ancora di più. "Voglio fargli vedere quanto sono troia." Nicola emise un gemito strozzato, le mani che si stringevano sui braccioli del divano mentre osservava sua moglie arrendersi completamente all’altro uomo. Giorgio le baciò la schiena, i denti che le affondavano tra le scapole mentre una mano le cercava il sesso da dietro, le dita che la trovavano già bagnata e pronta. "Dove vuoi che ti prenda?" sussurrò contro la sua pelle, la voce che le faceva rabbrividire. Marisa girò la testa verso Nicola, gli occhi che gli mandavano un messaggio chiaro prima di rispondere: "Lo voglio nel culo."

Giorgio annuì, le labbra che si incurvarono in un sorriso crudele mentre afferrava il tubetto di lubrificante che Nicola gli aveva passato con mani tremanti. Lo vide osservare ogni movimento, ogni dettaglio, mentre le dita di Giorgio preparavano Marisa con una lentezza sadica, una dopo l’altra, fino a quando lei non gemette contro il cuscino del divano, il corpo che si inarcava sotto quella penetrazione graduale. Nicola si morse il labbro fino a sanguinare, il cazzo che gli pulsava tra le gambe mentre guardava sua moglie essere aperta in un modo che lui non aveva mai osato chiedere. Giorgio si sistemò dietro di lei, il corpo che copriva completamente Marisa mentre le tirava i fianchi all’indietro, la punta del suo cazzo che premeva contro quell’ingresso stretto. "Guarda tuo marito mentre ti sfondo," ordinò, e Marisa obbedì, gli occhi che si fissarono su Nicola mentre Giorgio le entrava con un colpo secco che la fece urlare.

Nicola vide la bocca di Marisa aprirsi in un grido silenzioso, le dita che si aggrappavano al cuscino mentre il corpo di lei si adattava alla violenza di quell’ingresso. Giorgio non le diede tempo di abituarsi, afferrandola per i fianchi e iniziando a muoversi con un ritmo brutale che scuoteva tutto il suo corpo. Marisa lo fissò, il respiro che le usciva a scatti, mentre diceva le parole che Nicola aveva sempre sognato di sentirle pronunciare: "Mi sta rompendo il culo come volevi tu. Ti piace?" La voce era rotta dal piacere, dalla fatica, dall’umiliazione e dall’eccitazione che si mescolavano in un groviglio inestricabile. Nicola annuì freneticamente, la mano che si muoveva sul suo cazzo con movimenti sincronizzati alle spinte di Giorgio, il precum che gli colava lungo le dita mentre osservava sua moglie essere posseduta in quel modo che li aveva sempre eccitati entrambi.

"Masturbati per me, amore," sussurrò Marisa mentre Giorgio le affondava dentro con un colpo particolarmente violento che la fece contorcere sul divano. "Voglio vederti venire mentre mi sfonda." Nicola obbedì senza esitare, le dita che si strinsero intorno alla base del suo cazzo mentre il pollice sfiorava la punta con movimenti circolari. Era impossibile resistere: il modo in cui Marisa gemeva sotto Giorgio, il suono umido della pelle che schiaffeggiava pelle ogni volta che l’altro uomo le si affondava dentro, il rosso acceso delle sue guance mentre si lasciava usare davanti a lui. Nicola accelerò il ritmo, il respiro che gli si incagliava in gola quando Marisa lo guardò negli occhi e aggiunse: "Voglio che mi guardi mentre vengo. Voglio che tu sappia che è lui a farmi godere così."

Giorgio sembrò intuire il gioco. Afferrò Marisa per i fianchi con più forza, le dita che le scavavano nella carne mentre aumentava la velocità, ogni spinta che la faceva sobbalzare sul divano. "Ti piace essere la troia di tuo marito?" le sussurrò contro la schiena sudata, i denti che le mordicchiavano la spalla mentre il suo ritmo diventava sempre più brutale. Marisa annuì con foga, le lacrime che le rigavano il trucco mentre cercava di mantenere il contatto visivo con Nicola. "Sì, sì, prendimi forte—mi fammi male, cazzo che bello—" gemette, la voce che si spezzava quando Giorgio le affondò dentro tutta la lunghezza con un movimento che la fece urlare. Nicola vide i muscoli delle sue cosce contrarsi mentre si avvicinava all’orgasmo, le labbra che tremavano quando aggiunse: "Sborrami nel culo—fallo adesso—voglio sentirti scoppiarmi dentro mentre vengo—"

Nicola non aveva mai visto nulla di più bello. Il modo in cui Marisa si contorceva sotto Giorgio, il seno che le rimbalzava ad ogni spinta, le gambe che si aprivano ancora di più mentre l’altro uomo la penetrava con una violenza che sembrava quasi rabbiosa. Vide Giorgio irrigidirsi, i muscoli della schiena che si tendevano mentre affondava l’ultima volta, trattenendola ferma mentre le riempiva il culo con un gemito strozzato. Marisa urlò, le dita che si aggrappavano al divano mentre l’orgasmo la travolgeva, il corpo che si inarcava all’indietro contro Giorgio mentre veniva insieme a lui. "Amore sto venendo—" ansimò rivolta a Nicola, gli occhi che lo fissavano mentre tremava tutta, "—guarda come mi fa godere—godiamo insieme—ti prego—"

Nicola sentì il piacere salirgli dalle palle alla punta come un fulmine, impossibile da fermare. Le dita gli si strinsero attorno al cazzo mentre guardava Marisa essere riempita, il suono umido della pelle di Giorgio che schiaffeggiava le sue natiche ancora mentre le spingeva dentro fino all’ultima goccia. "Marisa—" gemette, la voce che si spezzava quando l’orgasmo lo travolse, lo sperma che gli schizzò fuori in archi bianchi mentre fissava sua moglie essere posseduta da un altro uomo per la prima volta. Era tutto così intenso, così perfetto, che per un attimo gli sembrò di svenire, il cuore che gli batteva così forte da fargli male al petto.

Marisa lo guardò mentre tremava tutta, il corpo ancora scosso dagli spasmi dell’orgasmo, le labbra gonfie che si aprirono in un sorriso ebbreo. "Ti sei divertito, amore?" sussurrò con voce roca, le dita che si allungarono verso di lui per raccogliere una goccia di sperma dal suo ventre e portarsela alla bocca. La vide leccarsi le dita con un’espressione che non le aveva mai visto, una mistura di sottomissione e trionfo che lo fece rabbrividire. "Era tutto quello che volevi?" chiese, il tono quasi infantile mentre Giorgio si ritraeva da lei con un gemito soddisfatto, lasciandola distesa sul divano con le gambe ancora aperte, il suo seme che le colava lungo le cosce.

Nicola non rispose subito. Le mani gli tremavano mentre si avvicinava, incapace di staccare gli occhi da quel corpo che conosceva così bene eppure sembrava così diverso, così violentato eppure così felice. "Tu puoi andare," disse Marisa a Giorgio senza voltarsi, la voce che non ammetteva repliche mentre fissava Nicola con occhi che brillavano di una luce nuova. "Ora voglio mio marito fra le mie cosce a leccarmi tutta e pulirmi il culo dal tuo sperma." Giorgio annuì, il sorriso di chi ha vinto mentre si alzava e si sistemava i pantaloni senza fretta, passando una mano sulla schiena di Nicola in un gesto che sapeva di possesso. "Buon appetito," borbottò prima di allontanarsi verso la cucina, lasciando che i due coniugi si ritrovassero in quel momento così intimo eppure così sporco.

Nicola si inginocchiò davanti a Marisa senza parole, le mani che le accarezzavano le cosce ancora tremanti mentre lei si apriva per lui con un movimento che sapeva di sfida. L'odore di Giorgio era ancora forte su di lei, un misto di sudore e seme che lo eccitava più di quanto avrebbe voluto ammettere. Marisa gli afferrò i capelli con forza, costringendolo a guardarla mentre gli diceva: "Voglio che mi lecchi tutta, amore. Voglio che senti il sapore di un altro uomo su di me e che mi pulisca come solo tu sai fare." La voce era roca, quasi crudele, ma negli occhi c'era una supplica che Nicola riconobbe immediatamente: era il loro gioco, la loro dinamica, che si riaffermava dopo aver lasciato spazio a un terzo.

Si chinò senza esitazione, la lingua che le scivolava lungo l'interno coscia fino a trovare il groviglio bagnato di liquidi mescolati. Il sapore era salato, metallico, con un retrogusto dolciastro che lo fece gemere contro la sua pelle. Marisa gli strattonò i capelli, spingendolo più a fondo mentre si inarcava sul divano, le dita che gli affondavano nelle spalle. "Più forte," ansimò, "voglio sentire i tuoi baffi che mi graffiano mentre lecchi via tutto quello che mi ha lasciato." Nicola obbedì, la lingua che si faceva più aggressiva, più insistente, mentre le mani le stringevano i fianchi per tenerla ferma. Sentiva il suo sesso pulsare sotto le labbra, il modo in cui si contraeva ogni volta che la punta della lingua le sfiorava il clitoride, ancora ipersensibile dall'orgasmo precedente.

Dalla cucina arrivò il suono di un bicchiere che veniva riempito, poi il rumore dei passi di Giorgio che si allontanava verso l'ingresso senza aggiungere commenti. Nicola alzò lo sguardo abbastanza per vedere l'uomo infilarsi la giacca con movimenti casuali, come se quella fosse stata una serata come tante altre. Marisa invece non lo degnò di uno sguardo, gli occhi chiusi e le labbra socchiuse mentre si concentrava sulle sensazioni che Nicola le stava regalando. "Aspetta," sussurrò all'improvviso, fermandolo con una mano tra i capelli, "voglio che mi prenda una foto mentre lo fai. Voglio ricordarmi per sempre com'ero in questo momento." La richiesta era così inaspettata che Nicola si irrigidì, poi vide il cellulare di lei scivolare sul divano accanto a lui, già impostato sulla fotocamera.

Nicola raccolse il telefono con mano tremante, regolandosi sull'autoscatto mentre Marisa si sistemava meglio sul divano, aprendo le cosce in modo che fosse perfettamente visibile il suo sesso ancora rosso e gonfio, la lingua di Nicola che brillava sotto la luce fioca del salotto. Catturarono quel momento: lei con gli occhi semichiusi e la bocca aperta in un gemito silenzioso, lui inginocchiato fra le sue gambe con la barba bagnata, entrambi sporchi del piacere condiviso con un altro uomo. Lo scatto fu seguito da un altro, e un altro ancora, mentre Nicola tornava a leccarla con rinnovato fervore, le dita che le affondavano nelle cosce per tenerla ferma mentre la lingua le esplorava ogni piega con una precisione quasi scientifica.

Marisa si inarcò contro il divano, un gemito strozzato che le uscì dalle labbra quando la lingua di Nicola trovò il punto esatto dove il seme di Giorgio era ancora caldo e denso. "Sì, proprio lì," ansimò, le dita che gli si intrecciarono nei capelli per guidarlo, "voglio che lecchi via tutto, che mi pulisca come se fossi tua." Nicola obbedì, la lingua che si faceva più insistente, più vorace, mentre le mani le stringevano i fianchi per tenerla ferma. Sentiva il suo sesso pulsare sotto le labbra, il modo in cui si contraeva ogni volta che la punta della lingua le sfiorava il clitoride, ancora ipersensibile dall'orgasmo precedente. L'odore di Giorgio era ancora forte su di lei, un misto di sudore e seme che lo eccitava più di quanto avesse mai ammesso a se stesso.

Dalla porta d'ingresso arrivò il suono secco della serratura che si chiudeva. Giorgio se n'era andato senza aggiungere parole, lasciando solo il ricordo del suo peso sul divano e l'odore del suo whisky sul tavolo. Nicola alzò lo sguardo abbastanza per vedere Marisa socchiudere gli occhi, le labbra che si aprivano in un sorriso soddisfatto mentre ascoltava i passi dell'amante allontanarsi nel corridoio. "Se n'è andato," mormorò, più a se stessa che a lui, le dita che si rilassavano nei suoi capelli. Nicola rispose leccandola più profondamente, la lingua che le scivolava dentro con un movimento che la fece sobbalzare. "Dio, amore," gemette Marisa, le cosce che si stringevano attorno alla sua testa, "non smettere mai. E' stato bellissimo fare la troia con lui, ma ora sono nuovamente solo tua."
scritto il
2026-01-20
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