Da marito a sissy del bull (prima parte)
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
Paolo aveva sempre pensato che Luciana fosse la donna più elegante che avesse mai conosciuto. Non per i vestiti che sceglieva, anche se quelli erano sempre impeccabili, ma per il modo in cui muoveva le mani quando parlava, come se ogni gesto fosse una virgola nel discorso. Aveva quel tipo di presenza che riempiva una stanza senza bisogno di alzare la voce, e dopo sedici anni di matrimonio, Paolo ancora non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Quella sera, mentre si sistemava la cravatta davanti allo specchio, lei era seduta sul bordo del letto, i capelli ancora umidi dalla doccia, avvolta in un asciugamano che le lasciava scoperti solo le spalle. "Dai, sbrigati," disse senza guardarlo, sfregandosi una crema sulle braccia con movimenti lenti. "Gli altri saranno già al pub."
Paolo finì di annodare la cravatta con un gesto automatico, gli occhi fissi sulla schiena di Luciana dove l'asciugamano si era leggermente scostato, rivelando un lembo di pelle ancora lucida per l'umidità. "Non è che siamo già in ritardo," disse mentre prendeva l'orologio dal comodino, sfiorandole una spalla con le dita. Lei si voltò di scatto, sorridendo, e per un attimo Paolo ebbe l'impressione che stesse per dirgli qualcosa di diverso dal solito. Invece si limitò a dargli un colpetto sul mento. "Lo so, ma voglio arrivare quando c'è ancora posto al bancone."
Il pub era già pieno quando entrarono, il rumore delle chiacchiere che si mescolava al ritmo basso di una canzone dei Temptations diffusa dagli altoparlanti. Tra la folla, riconobbero subito il gruppo dei loro amici: Marco che alzava un bicchiere in segno di saluto, Elena che rideva coprendosi la bocca con una mano. E poi c'era lui. Un tipo alto, con i capelli scuri tagliati corti ai lati e un po' più lunghi sopra, la camicia azzurra stretta nei polsi da gemelli d'argento. Paolo non ricordava di averlo mai visto prima.
"Ecco i ritardatari!" esclamò Marco, facendo scivolare due sgabelli verso di loro. Luciana si sistemò con naturalezza tra Paolo e l'uomo nuovo, che subito si presentò con un sorriso troppo sicuro per essere solo educato. "Giorgio," disse tendendo la mano prima a lei, poi a lui. "Amico di Marco dai tempi dell'università." La stretta era ferma, ma non ostentata, e Paolo notò che mentre parlava, Giorgio non smetteva mai di guardare Luciana, anche quando rivolgeva la parola a lui. Non con insolenza, piuttosto con una curiosità che sembrava andare oltre il semplice interesse sociale.
Dopo il secondo gin tonic, Luciana si era tolta la giacca, lasciando vedere le spalle nude sotto la sottile strap del vestito. Paolo osservava di sfuggita il modo in cui Giorgio le porgeva le olive dal sottopiatto, evitando di toccarle le dita ma stando comunque più vicino del necessario. E quando Luciana rise a una sua battuta, piegandosi leggermente in avanti tanto che la scollatura del vestito si aprì in un modo che solo Paolo avrebbe dovuto conoscere, lui sentì un brivido che non aveva nulla a che fare con l'aria condizionata.
"Devo andare in bagno," disse Luciana all'improvviso, scivolando giù dallo sgabello. Giorgio si alzò per farle spazio, e per un istante le sue mani sfiorarono i suoi fianchi come per assicurarsi che non perdesse l'equilibrio. Paolo vide tutto: le dita di Giorgio che si ritraevano subito, il sorriso di Luciana che per una frazione di secondo diventò qualcosa di più intimo di un ringraziamento. Quando lei si allontanò tra la folla, Giorgio si voltò verso Paolo e, senza nessuna traccia di imbarazzo, disse: "Tua moglie è una donna straordinaria."
Paolo si aspettava di provare gelosia, o almeno fastidio. Invece scoprì che quell'affermazione lo riempiva di un orgoglio assurdo. "Lo so," rispose semplicemente, e bevve un sorso dalla sua birra. Giorgio osservò il bicchiere tra le mani per qualche secondo, poi disse, con una naturalezza che disarmò Paolo: "Mi piacerebbe conoscervi meglio. Entrambi." Non era una proposta, non ancora, ma qualcosa nell'aria tra loro si era già spostato.
Quando Luciana tornò, aveva le labbra più rosse e i capelli leggermente riordinati. Paolo notò che Giorgio non le chiese se tutto andasse bene, come avrebbe fatto un estraneo educato. Si limitò a spostarsi di un passo per farle spazio, e il suo movimento fu così naturale che Luciana ci scivolò dentro senza pensarci. "Giorgio dice che dovremmo vederci più spesso," disse Paolo, guardandola dritto negli occhi mentre le passava il suo bicchiere. Luciana bevve un sorso, senza mai staccare lo sguardo dal marito. Poi posò il bicchiere e disse, con una voce così bassa che Giorgio dovette chinarsi per sentire: "Dovremmo invitarlo a casa nostra, no? Così possiamo parlare senza dover urlare sopra questa musica."
La strada verso casa fu stranamente silenziosa. Paolo guidava con una mano sul volante, l'altra appoggiata alla coscia di Luciana che aveva posato le dita sulle sue, sfiorandogli ogni tanto l'anulare dove l'oro della fede era ormai parte della pelle. Giorgio li seguiva nella sua auto, e ogni tanto, nello specchietto retrovisore, Paolo vedeva i suoi fari che tagliavano la nebbiolina notturna come due occhi vigili.
Luciana aveva aperto lo sportello dell'auto prima ancora che Paolo spegnesse il motore. "Ti preparo qualcosa da bere," disse a Giorgio che stava chiudendo la portiere, il suono metallico che risuonò nel vialetto deserto. Paolo lo vide annuire, poi guardare la casa con una curiosità che non era invadente, ma piuttosto rispettosa, come se stesse studiando i dettagli di un quadro prezioso.
La porta d'ingresso si chiuse alle loro spalle con un tonfo ovattato. Luciana era già in cucina, il rumore dei cubetti di ghiaccio che cadevano nei bicchieri. Paolo indicò il divano a Giorgio. "Siediti, fammi prendere qualcosa di più comodo," disse slacciandosi la cravatta. Quando tornò, in pantaloni di lino e una camicia aperta sul collo, trovò Giorgio che osservava una foto sul mobiletto: Luciana sulla spiaggia di Rimini, il vestito bagnato che le si incollava alle curve mentre rideva verso l'obiettivo.
"Non posso dire di non aver notato tua moglie stasera," ammise Giorgio, posando delicatamente la cornice al suo posto. "Ma non è quello che pensi." Paolo incrociò le braccia, un mezzo sorriso sulle labbra. "E cosa penso?"
Luciana entrò con un vassoio, i bicchieri che luccicavano sotto la luce bassa del lampadario. "Che mio marito ha passato la serata a guardarti mentre mi guardavi," disse con una naturalezza che fece ridere Giorgio. Posò il vassoio sul tavolino e si sedette accanto a Paolo, la gamba che sfiorava la sua.
Giorgio prese il bicchiere che Luciana gli porgeva, le dita che sfioravano le sue per un istante troppo breve per essere casuale. "Grazie," disse, e il suo sguardo scivolò da lei a Paolo con una franchezza disarmante. "Credo che sia ora di chiarirci, no?" Bevve un sorso, posando il bicchiere con cura sul tavolino di vetro. Luciana incrociò le gambe, il tessuto del vestito che si tendeva appena sopra il ginocchio. Paolo sentì il calore del suo fianco contro il proprio, un contatto familiare che quella sera sembrava carico di una tensione nuova.
"Paolo ti ha detto qualcosa?" chiese Luciana, la voce più bassa del solito, come se stessero parlando di un segreto che in realtà era già stato svelato. Giorgio scosse la testa. "Non c'è stato bisogno." Il suo sguardo si perse per un attimo nella scollatura del vestito di lei prima di tornare a incontrare quello di Paolo. "Avete quel modo di guardarvi... come se vi aspettaste qualcosa l'uno dall'altro."
Paolo sentì la mano di Luciana stringergli leggermente la coscia, una pressione che conosceva bene: era il segnale che usavano da anni quando uno dei due aveva bisogno che l'altro prendesse l'iniziativa. Allungò il braccio sul divano, sfiorando le spalle di lei con le dita. "E se ti dicessimo che quello che pensi è esatto?" disse Paolo, mantenendo il tono neutro, quasi da conversazione mondana. Giorgio sorrise, non con arroganza, ma con una specie di sollievo. "Allora direi che sono un uomo fortunato."
Luciana si alzò senza fretta, il bicchiere in mano, e fece il giro del tavolino fino a posarsi sul bracciolo accanto a Giorgio. "Paolo adora guardarmi," disse, lasciando cadere le parole nello spazio ristretto tra loro tre. "E ultimamente..." Il suo indice tracciò un cerchio sul bordo del bicchiere. "Ultimamente abbiamo pensato che forse potrebbe piacergli vedermi con qualcun altro." Giorgio non si mosse, ma Paolo vide il suo respiro farsi più profondo, le narici che si dilatavano leggermente. "Qualcuno di fiducia," aggiunse Paolo. "Qualcuno che capisca che questo riguarda noi tre, non solo te e lei."
Giorgio annuì, lento, come se stesse pesando ogni parola prima di parlare. Quando lo fece, la sua voce era stranamente roca. "E se io volessi guardarti anche io, Paolo?" La domanda cadde nel soggiorno come un sasso in uno stagno. Luciana trattenne il fiato, le dita che si stringevano attorno al bicchiere. Paolo sentì un'ondata di calore salirgli dal petto alla gola, ma non era disagio. Era eccitazione, pura e semplice.
Giorgio aveva detto quelle parole senza abbassare lo sguardo, mantenendo un contatto visivo così diretto che per un istante Paolo sentì il cuore accelerare più del dovuto. Luciana si irrigidì appena sul bracciolo, le dita che stringevano il bicchiere fino a far diventare le nocche bianche. "Che cosa intendi?" chiese Paolo, la voce più bassa del solito.
"Esattamente quello che ho detto," rispose Giorgio, inclinando la testa di un grado, come se stesse studiando una reazione. "Se stiamo parlando di desideri..." Fece scivolare una mano lungo il bracciolo, sfiorando appena il fianco di Luciana senza mai distogliere lo sguardo da Paolo. "Forse dovremmo essere onesti su cosa vogliamo tutti e tre."
Luciana lasciò sfuggire un respiro tremulo, il vestito che si muoveva appena con il suo petto che si alzava e abbassava. Paolo la conosceva abbastanza bene per riconoscere quell'espressione: era la stessa che aveva la prima volta che l'aveva baciata, sedici anni prima, quando ancora non sapevano cosa sarebbe successo dopo. "Paolo..." mormorò, e in quella sola parola c'era una domanda, un permesso, una supplica.
Paolo si alzò dal divano con movimenti deliberatamente lenti, sentendo lo sguardo di Giorgio che lo seguiva mentre faceva il giro del tavolino. Si fermò dietro Luciana, posando le mani sulle sue spalle nude, sentendola rabbrividire sotto le sue dita. "Giorgio ha ragione," disse, piegandosi per sussurrarle all'orecchio. "Niente bugie stasera." Le mani di Paolo scivolarono lungo le braccia di Luciana, seguendo le curve che conosceva a memoria, fino a incontrare le dita di Giorgio che ancora sfioravano il bracciolo.
Luciana chiuse gli occhi per un attimo, le labbra che si aprirono in un sospiro appena percettibile. Quando li riaprò, Paolo vide quel bagliore di determinazione che gli diceva che era pronta. Senza rompere il contale sguardo con Giorgio, Luciana prese la mano dell'uomo e la posò sulla propria coscia, sopra il tessuto leggero del vestito. "Allora mostrami," sussurrò, "cosa vuoi davvero."
Giorgio non esitò. Con un movimento fluido, si alzò dal divano, costringendo Luciana a raddrizzarsi davanti a lui. Le sue mani le cinsero i fianchi mentre la faceva scivolare giù dal bracciolo, fino a posarla in piedi tra lui e Paolo. "Prima di tutto," disse Giorgio, la voce più bassa del solito, "voglio che tuo marito ci guardi." Si voltò verso Paolo, sfidandolo senza parole a fermarli. Paolo rispose con un lieve cenno del capo, le mani che si stringevano ai lati mentre Giorgio si piegava per catturare le labbra di Luciana.
Era un bacio lento, esplorativo, le mani di Giorgio che salivano lungo la schiena di Luciana mentre Paolo osservava ogni dettaglio: il modo in cui le dita dell'uomo si intrecciavano nei capelli di lei, come la sua lingua sfiorava il labbro inferiore di Luciana prima di approfondire il contatto. Luciana si abbandonò al bacio con un gemito soffocato, le braccia che si avvolgevano intorno al collo di Giorgio mentre il vestito si spostava appena sotto le mani dell'uomo, rivelando un lembo di pelle sul fianco.
Paolo sentì un calore improvviso diffondersi nel petto mentre osservava sua moglie perdere il controllo tra le braccia di un altro uomo per la prima volta in sedici anni. La vide arrendersi alla passione con una naturalezza che lo lasciò senza fiato, il suo corpo che si adattava alla forma di Giorgio come se avessero sempre saputo come stare insieme. Quando Giorgio finalmente si staccò, lasciando Luciana con le labbra leggermente gonfie e il respiro affannato, Paolo si rese conto di aver trattenuto il fiato per tutto il tempo.
Giorgio si staccò appena, lasciando solo un dito sotto il mento di Luciana per sollevarle il viso verso Paolo. "Ti piace guardare tua moglie così?" chiese, la voce roca mentre la mano liberata scendeva lungo il collo di lei, sfiorando l'incavo della gola dove batteva un polso accelerato. Paolo annuì senza parlare, la gola improvvisamente secca. Luciana socchiuse gli occhi, le pupille dilatate che passavano dal marito all'uomo che ancora le teneva un fianco stretto tra le dita.
"Dimmi cosa vuoi," sussurrò Giorgio a Paolo, mentre con l'altra mano iniziava ad aprire lentamente il bottone sulla schiena del vestito di Luciana. Il suono della cerniera che si apriva a piccoli scatti sembrò amplificato nel silenzio del soggiorno. Luciana trattenne il respiro, il tessuto che scivolava lentamente dalle spalle, rivelando prima le clavicole, poi la parte superiore del reggiseno di pizzo nero che Paolo le aveva regalato per il loro anniversario.
Paolo si avvicinò, le dita che si protesero per seguire il percorso del vestito che ora pendeva sui fianchi di Luciana. "Voglio che la tocchi come faccio io," disse finalmente, la voce più aspra del solito. "Ma voglio che lo faccia guardandomi negli occhi." Giorgio sorrise, un'espressione ferocemente soddisfatta, mentre aiutava il vestito a scivolare completamente a terra, lasciando Luciana in piedi tra loro in reggiseno e slip coordinati.
Luciana rabbrividì quando l'aria fresca del soggiorno le accarezzò la pelle nuda, ma non fece alcun tentativo di coprirsi. Invece, sollevò il mento con quel misto di sfida e vulnerabilità che Paolo conosceva così bene. Giorgio le passò una mano lungo il fianco, fermandosi appena sopra l'elastico dello slip. "Qui?" chiese a Paolo, sfiorando il punto dove sapeva che Luciana era più sensibile. Paolo annuì, osservando come le pupille di sua moglie si dilatavano ulteriormente, il labbro inferiore che iniziava a tremare leggermente.
Giorgio abbassò le dita sotto l'elastico, trovando subito il calore umido tra le sue cosce. Luciana emise un suono strozzato, le ginocchia che cedevano per un istante prima che Giorgio la sostenesse con un braccio intorno alla vita. "Guarda tuo marito," le ordinò mentre le sue dita iniziavano a muoversi con esperienza, trovando il ritmo che Paolo sapeva già la avrebbe fatta impazzire. Luciana obbedì, i suoi occhi che si aggrappavano a quelli di Paolo come un'ancora di salvezza mentre il respiro diventava sempre più affannato.
Paolo si slacciò i bottoni della camicia con movimenti metodici, lasciando che anche il tessuto scivolasse a terra. "Voglio che la faccia venire," disse a Giorgio, sfiorando il polso dell'uomo che stava lavorando tra le cosce di Luciana. "Ma non ancora." Giorgio annuì, rallentando immediatamente il movimento delle dita mentre Luciana gemeva di frustrazione. "Pazienza," sussurrò Giorgio all'orecchio di lei, le labbra che sfioravano il lobo mentre la sua mano sinistra si allungava per aprire il reggiseno.
Il pizzo nero cadde in avanti, liberando i seni di Luciana che si sollevavano con ogni respiro accelerato. Giorgio abbassò la testa, prendendo un capezzolo tra i denti con una precisione che fece urlare Luciana. Paolo afferrò i capelli di Giorgio, non per fermarlo, ma per guidare la sua bocca sull'altro seno. "Così," borbottò, osservando come la bocca dell'uomo si adattava perfettamente al corpo di sua moglie, come se avesse sempre saputo come toccarla.
Paolo vide Luciana inarcarsi tra loro due, le mani che si aggrappavano alle spalle di Giorgio mentre la bocca dell'uomo continuava a tormentare i suoi seni con una combinazione di morsi delicati e succhiate che facevano tremare tutto il suo corpo. Le sue dita erano ancora immerse tra le sue cosce, muovendosi con un ritmo alternato che sapeva già stava portando Luciana al limite. "Più lento," sussurrò Paolo, posando una mano sul braccio di Giorgio per moderarne i movimenti. Giorgio obbedì immediatamente, riducendo la pressione mentre osservava Paolo con uno sguardo che chiedeva istruzioni.
Luciana emise un gemito di frustrazione, le dita che si serravano nei capelli di Giorgio. "No, no... continuate," implorò, piegandosi in avanti verso la mano di Giorgio. Paolo le accarezzò una guancia, sentendola ardere sotto le sue dita. "Presto," promise, mentre con l'altra mano slacciava la cintura di Giorgio. Il tintinnio della fibbia che si aprì sembrò far vibrare l'aria del soggiorno. Giorgio trattenne il respiro quando Paolo gli sfilò i pantaloni, lasciandolo in piedi davanti a loro con i boxer aderenti che non lasciavano dubbi sul suo stato di eccitazione.
Luciana abbassò lo sguardo, le labbra che si separarono in un sospiro udibile. "Dio," mormorò, allungando una mano per sfiorare Giorgio attraverso il tessuto. Paolo guidò la sua mano, mostrandole come stringere con decisione, proprio come piaceva a lui. Giorgio chiuse gli occhi per un istante, i muscoli del ventre che si tendevano sotto il tocco di Luciana. "Così," approvò Paolo, osservando come la moglie imparava rapidamente il ritmo che faceva gemere Giorgio.
Con un movimento improvviso, Giorgio afferrò Luciana per i fianchi e la sollevò, facendola sedere sul bordo del tavolino di vetro. Il contatto della pelle nuda contro la superficie fredda la fece sobbalzare, ma Giorgio non le diede il tempo di reagire. Si infilò tra le sue cosce, spingendole le ginocchia verso l'esterno mentre le labbra trovavano di nuovo i suoi seni. Paolo si avvicinò dietro di lei, le mani che le accarezzavano i fianchi mentre osservava Giorgio che ora le mordeva l'interno delle cosce, lasciando un segno rossastro sulla pelle chiara.
"Adesso," disse Paolo, la voce roca mentre premeva Luciana contro il proprio corpo, sentendola tremare. Giorgio annuì, slacciandosi i boxer con un gesto rapido prima di posizionarsi tra le cosce di Luciana. Lei lo guardò fisso, il respiro che si faceva sempre più corto mentre Giorgio le premeva contro, entrando lentamente. Un gemito profondo le sfuggì dalle labbra quando la riempì completamente, le dita che si aggrappavano ai bordi del tavolino.
Luciana gettò la testa all'indietro contro la spalla di Paolo, il collo arcuato mentre Giorgio iniziava a muoversi dentro di lei con movimenti lunghi e misurati. Paolo la teneva stretta, le mani che le accarezzavano i seni, sentendo ogni vibrazione del suo corpo che rispondeva alle spinte di Giorgio. "Guarda," sussurrò Paolo all'orecchio di lei, costringendola ad aprire gli occhi e a fissare Giorgio che li osservava entrambi con uno sguardo carico di intensità. "Guarda com'è bello."
Giorgio rallentò il ritmo, permettendo a Luciana di assaporare ogni centimetro del suo corpo dentro di lei. Le sue mani le stringevano i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida mentre la tirava più vicina a ogni spinta. Luciana gemette, le dita che cercavano quelle di Paolo dietro di lei, intrecciandosi in una stretta disperata. "Non smettere," implorò, la voce rotta dal piacere. Giorgio sorrise, un'espressione ferocemente soddisfatta, e aumentò la pressione, colpendo quel punto dentro di lei che la fece urlare.
Paolo vide il corpo di Luciana irrigidirsi , i muscoli che si tendevano mentre l'orgasmo la travolgeva. Giorgio la tenne stretta, continuando a muoversi dentro di lei mentre lei tremava, prolungando il piacere fino a quando Luciana non cadde, esausta. Solo allora Giorgio si lasciò andare, un gemito profondo che gli sfuggì mentre si svuotava in lei, le mani che le stringevano i fianchi con una forza quasi dolorosa.
Per un lungo momento, nessuno parlò. L'unico suono nella stanza era il respiro affannoso dei tre corpi intrecciati. Giorgio fu il primo a muoversi, ritirandosi con delicatezza da Luciana e aiutandola a scivolare giù dal tavolino tra le braccia di Paolo. "Stai bene?" chiese Paolo, accarezzandole i capelli mentre lei annuiva, ancora senza fiato. Luciana sorrise, un'espressione assonnata e soddisfatta, e si girò per baciare Paolo con una lentezza che parlava di affetto più che di passione.
Giorgio si era allontanato di qualche passo, dando loro spazio, ma Paolo gli tese una mano. "No, resta," disse, la voce più calda del solito. Giorgio obbedì, avvicinandosi mentre Luciana si sistemava tra loro due, le braccia che li abbracciavano entrambi per un momento di strana, intima complicità.
"È stato... incredibile," sussurrò Luciana contro il petto sudato di Giorgio, le dita che tracciavano pigre spirali sulla sua pelle. "hai un cazzo favoloso e cosi grande, lo adoro."
Paolo ora seduto in porltrona li osservava , il respiro ancora affannato, mentre la moglie si sollevava dal corpo di Giorgio con un movimento fluido. "Ma c'è un posto dove non mi hai ancora presa," aggiunse, sfiorandogli le labbra con un dito prima di voltarsi verso Paolo. "E mio marito adorerà guardarmi mentre mi prendi dietro."
Giorgio emise un suono basso, quasi un ringhio, mentre le sue mani stringevano i fianchi di Luciana. "Dove vuoi che ti prenda dietro.?" chiese, la voce roca di desiderio represso. Luciana sorrise, quel sorriso malizioso che Paolo conosceva bene, e si inginocchiò sul divano con movimenti da gatta, le natiche perfettamente arrotondate contro il tessuto. "Qui," disse, allargando leggermente le gambe mentre si piegava in avanti, offrendosi senza vergogna. "Voglio sentirti tutto dentro, fino all'ultimo centimetro."
"Paolo, hai sentito cosa vuole tua moglie? Lo vuole nel culo, tu che dici?"
"Io dico che devi fare quello che vuole lei, a me sta bene anzi mi piacerà molto vederla con il tuo cazzo nel culo."
"Allora preparati a godere con non hai mai fatto prima," disse a Luciana posizionandosi fra le sue cosce
Paolo si sporse in avanti sulla poltrona, le dita che si stringevano attorno ai braccioli mentre osservava Giorgio posizionarsi dietro Luciana. L'uomo scostò con cura i lembi dello slip che ancora le copriva parzialmente il sedere, rivelando la pelle ancora umida e arrossata dal loro amplesso precedente. "Cristo santo," borbottò Giorgio, passando i pollici lungo il solco tra le natiche di lei, separandole con movimenti circolari che fecero rabbrividire Luciana. "Sei perfetta. Hai un culo favoloso."
Luciana affondò il viso nel cuscino del divano, un gemito soffocato che le sfuggì quando Giorgio si chinò per baciare la parte bassa della schiena, lasciando una scia di baci umidi lungo la colonna vertebrale. "Ti piace, vero?" sussurrò lui contro la sua pelle, lempi di lingua che seguivano la curva del suo fianco. Lei annuì freneticamente, le dita che affondavano nel tessuto del divano. "Così tanto... ma voglio di più," ansimò, sollevando il bacino in un'invito impossibile da ignorare.
Giorgio sfiorò con le dita l'ingresso ancora umido tra le sue natiche, sentendola fremere al contatto. "sei pronta?" chiese, la voce roca mentre un dito entrava appena, facendola contrarre. Luciana emise un suono strozzato, i muscoli che si stringevano attorno alla punta del suo dito. "Sì, per favore... tutto dentro," implorò, la voce rotta dal desiderio. Paolo, dalla poltrona, vide le nocche di Giorgio diventare bianche mentre spingeva il dito più a fondo, ruotandolo con una lentezza che sembrava torturare Luciana.
"Guarda come gode," disse Giorgio a Paolo, sfoderando un sorriso feroce mentre aggiungeva un secondo dito, allargando delicatamente Luciana che gemeva nel cuscino. "Dio, sei strettissima qui," borbottò, piegandosi per baciare una natica mentre le dita continuavano il loro lavoro preparatorio. Luciana si arcò come un gatto, il respiro che diventava sempre più affannato. "Non voglio aspettare," supplicò, allungando una mano indietro per afferrare il polso di Giorgio. "Voglio sentirlo ora. Tutto. Spaccami il culo ti prego. Paolo diglielo tu di scoparmi il culo subito."
"Ti prego Giorgio fai come dice , aprile il culo, falla godere." disse Paolo.
Giorgio ritirò le dita con un suono umido che fece arrossire Luciana, anche in quel momento di totale abbandono. Si sistemò dietro di lei, una mano che le teneva un fianco mentre l'altra si posizionava alla base del suo cazzo, già lucido della sua stessa eccitazione. "Guarda come la sfondo," disse a Paolo, sfiorando solo l'ingresso del culo di Luciana con la punta, facendola contrarre in un brivido anticipatorio. Luciana gemette, le dita che affondavano nel tessuto del divano. "Tutto, per favore... fammi sentire ogni centimetro," implorò, sollevando il bacino in un'invito che Giorgio non poteva ignorare.
Con una spinta lenta ma inesorabile, Giorgio entrò in lei, il cazzo che si apriva la strada nella stretta calda del suo culo. Luciana urlò, un suono spezzato tra dolore e piacere, mentre si adattava alla sua grandezza. Paolo vide ogni dettaglio: come le labbra di Luciana si separavano in un gemito senza voce, come i muscoli delle sue cosce tremavano mentre Giorgio si fermava a metà strada, permettendole di abituarsi alla sensazione. "Cristo, sei strettissima qui," ringhiò Giorgio, le vene del collo che si tendevano mentre si controllava per non sfondarla tutta in un colpo solo.
Luciana ansimò, il respiro corto e affannoso mentre ruotava leggermente i fianchi. "Non fermarti... lo voglio tutto," sussurrò, voltando la testa di lato per guardare Paolo con occhi annebbiati dal desiderio. Giorgio obbedì, afferrandole i fianchi con una presa quasi brutale mentre spingeva il resto del suo cazzo dentro di lei in un unico movimento fluido. Luciana gridò, le unghie che graffiavano il tessuto del divano mentre veniva riempita completamente, il cazzo di Giorgio che sembrava adattarsi perfettamente a ogni curva interna del suo corpo.
Paolo si strofinò il palmo della mano sul proprio cazzo attraverso i pantaloni, incapace di distogliere lo sguardo dalla scena. Giorgio iniziò a muoversi con movimenti lunghi e profondi, ogni spinta che faceva sobbalzare Luciana in avanti sul divano. "Guarda come la prendo," disse a Paolo, accentuando deliberatamente ogni movimento per massimizzare lo spettacolo. Luciana gemeva a ogni penetrazione, il suono che si trasformava in un lamento continuo quando Giorgio trovò un angolo particolare che la fece urlare.
"Proprio lì... Dio, proprio lì!" implorò Luciana, le dita che si aggrappavano ai cuscini mentre Giorgio aumentava il ritmo. Le sue natiche rimbalzavano contro il bacino di Giorgio, la pelle che diventava rossa per la forza degli urti. Paolo vide il sudore che colava lungo la schiena di Giorgio, i muscoli della schiena che si tendevano con ogni spinta. Luciana si inarcò ancora di più, offrendosi completamente mentre Giorgio la afferrava per i capelli, tirandole delicatamente la testa all'indietro.
"Vuoi proprio tutta la mia sborra nel culo, eh?" ansimò Giorgio contro la sua schiena, le labbra che seguivano la curva della sua spina dorsale mentre il suo cazzo continuava a martellarla senza pietà. Luciana annuì freneticamente, incapace di parlare mentre l'onda del piacere cresceva dentro di lei. "Sì... tutto... riempimi, per favore," riuscì a gemere tra un respiro affannoso e l'altro, le dita che affondavano nel tessuto del divano.
Paolo osservò Giorgio cambiare angolazione, inclinandosi leggermente per penetrarla più profondamente. Il suono umido dei loro corpi che si univano riempì la stanza, insieme ai gemiti rotti di Luciana. Quando Giorgio trovò di nuovo quel punto preciso, Luciana urlò, il corpo che si irrigidiva nell'orgasmo mentre Giorgio continuava a muoversi dentro di lei, prolungando il piacere.
"Sto venendo... sto venendo di nuovo," sussurrò Luciana a Paolo con voce tremula, gli occhi lucidi mentre Giorgio la teneva stretta a sé, rallentando il ritmo per farla godere ancora di più. Paolo vide il viso di Giorgio contrarsi, le narici che si dilatavano mentre si avvicinava al suo limite. "Dove vuoi che venga?" chiese Giorgio, la voce roca mentre affondava tutto il suo cazzo dentro di lei per l'ultima volta.
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