Anni che furomo

di
genere
confessioni

Sempre stato attratto dal sesso, di qualunque genere.
Mi ero sposato con la mia storica fidanzata Terry e, all'inizio degli anni ottanta avevo una trentina d'anni.
Era piacevolissimo fare l'amore con lei, ma... ma io amavo anche i cazzi, cercati e presi dai 14 anni in poi.
Lei lo sapeva, ma accettava serenamente queste mie voglie: non ne parlavamo e quindi la questione non esisteva, se non quando -seguendo anche i miei sentimenti di cuckold sottomesso- trovavamo un singolo che la montasse davanti a me e, magari, che accettasse anche la mia bocca ed il mio culo, già che eravamo tutti e tre in camera...
A quell'epoca lavoravo in fabbrica, facendo anche i turni notturni ed avevo preso il giro di prendere l'autobus di lunga percorrenza attraverso mezza città, per andare al lavoro.
Poi, dal capolinea, erano 5 minuti di cammino per arrivare a dove il pullman navetta aziendale sostava.
Però, quando montavo di notte alle 11 di sera, salutavo Terry appena passate le 9 e prendevo il bus.
Scendevo a due fermate dal capolinea e lì... mi divertivo: ricavato sotto un voltino della ferrovia c'era un vespasiano con una pianta complicata e quindi un'assoluta privacy per chi lo occupasse; entravo, mi posizionavo davanti ad una conchiglia e, abbassandomi i pantaloni a filo natiche, mi masturbavo lentamente mostrando la mia non trascurabile erezione.
Subito sentivo la mano di qualche sconosciuto che mi palpava il culo e, vedendo che non rifiutavo il contatto, spesso mi sondava il culo con uno, due e a volte anche tre dita, prima di appoggiarci la cappella.
Essendo io piuttosto alto, facilitavo l'inculata piegando leggermente le ginocchia e lo sconosciuto in poco tempo si scaricava dentro il mio voglioso orifizio.
Uscito il primo, altri che evidentemente avevano assistito ai nostri giochi, si avvicinavano: qualcuno mi metteva una mano sul collo per farmi piegare a novanta gradi e spompinarlo (a volte per eccitarsi al massimo, più di rado per sborrarmi in gola) mentre, magari, qualcun altro mi inculava.
Il tutto senza neanche guardarci in faccia, dire un sola parola: loro sapevano cosa potevano farmi ed io accettavo con gioia, ma mi interessavano solo i cazzi, non le loro persone, le loro facce, i loro fisici, i loro accenti.
Era un tacito patto tra noi: cinque minuti di... piacere non confessabile e poi via di corsa nella solita vita con i colleghi, la moglie, i bimbi, il mutuo, la suocera...
Dopo un po', decidevo che stava venendo tardi e me ne andavo, a volte con una o due sborrate nello stomaco, ma sempre col frutto di diverse inculate (fino a sette, nella stessa brevissima serata!).
Poi, partivo di buon passo -sentendo con orgoglioso piacere spesso lo sperma colare fuori dal buco dilatato e bagnarmi le palle oltre agli slip che si usavano all'epoca- fino a prendere la navetta aziendale e, mentre mettevo la tuta, riflettevo divertito a quanto fossi felicemente troia lì nei vespasiani (lo confesso: ce ne erano diversi, così “frequentati” in città! Ma ovviamente frequentati in altri tempi, orari od occasioni) e quanto i miei colleghi non avessero -per la fortuna del mio quieto vivere!- alcun sospetto per questa mia passione per gli uccelli.
scritto il
2026-01-23
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