Scoprirsi Ambra 9
di
zorrogatto
genere
dominazione
Erano quasi le cinque del mattino, quando il taxi si fermò davanti al suo portone; Concetta prese la borsetta e pagò la corsa, aggiungendo anche un’apprezzabile mancia.
Poi scese, elegante nel suo tubino blu chiaro, con una leggera giacchina sulle spalle e sensualissime calze con la riga dietro; se non fosse stato per qualche piccola macchia biancastra -ma praticamente non visibile- sulle eleganti decolté col tacco a spillo, la si sarebbe potuta valutare una inappuntabile signora, con un trucco delicato, ma adatto a valorizzare il suo bel viso ed i capelli lucenti e ben pettinati.
Rifletté che il dottor Masu, dopo essersi svuotato nella sua gola, l’aveva infine liberata dei morsetti che le azzannavano i capezzoli, delle strette legature che avevano fatto diventare i suoi seni violacei oltre che ipersensibili, degli ingombri che le aveva piantato e pilotato dentro e poi dalla sua postura obbligata, sciogliendole le legature ed infine facendole trovare i capi di vestiario identici a quelli che aveva sminuzzato con le forbici.
L’occhio le cadde sull’unica finestra illuminata nella sua palazzina e sulle due dei loro dirimpettai; sorrise fra sé, identificandole -rispettivamente- con l’appartamento della vecchietta del primo piano, quello dei rumeni del primo piano ed infine quello della povera signora Elisa al secondo, che viveva con quel poco di buono del figlio Marcello, un quarantenne che sapeva già essere stato in galera per droga e poi anche per reati violenti e violenza carnale.
Sbadigliando, entrò alla fine in casa e sentiva qualcuno parlare: strano!
Poi capì che era la solo la televisione accesa a basso volume, davanti alla quale suo marito, il suo Luigi, si era addormentato, scompostamente ammucchiato sul divano.
Si avvicinò in punta di piedi e con tenerezza lo guardò dormire; decise di spegnergli il televisore, ma la variazione di luce e la scomparsa del brusio di fondo del sonoro, lo fecero sobbalzare ed aprì gli occhi, sonnolento.
La vide e sorrise: «Amore mio! Eccoti! Racconta, com’è andata la serata?»
Lei gli sorrise, affettuosa; ormai aveva ‘preso il giro’ di raccontare al marito ogni dettaglio, ogni particolare: il suo sincero e festoso interesse, poi, l’aiutava ad affrontare con una certa naturalezza ogni cosa che, fino a pochi mesi prima, avrebbe considerato inimmaginabile e sconveniente, oltre che inenarrabile!
Ora si rendeva conto che le cose che Corsi l’aveva portata ad accettare le davano una qual certa soddisfazione, un qual certo piacere (perché no?) e gli incoraggiamenti del suo Luigi ad accettare tutto, ad accogliere con gioia e curiosità ogni nuova sfida la confortavano molto e la spingevano ad osare sempre di più.
Anche la loro vita sessuale era migliorata perché, da quando aveva cominciato quella inaspettata esperienza col dottor Corsi, lei aveva imparato a donarsi completamente agli uomini e quindi anche a lui -senza gli sciocchi pudori che aveva prima!- e nonostante il piacere di Luigi esplodesse sempre troppo presto per soddisfarla appieno fisicamente, apprezzava molto la gioia quasi infantile che leggeva negli occhi del marito.
Si scambiarono un lungo, appassionato bacio e lei non si preoccupò minimamente che suo marito avvertisse tracce del sapore dello sperma che aveva ingoiato: lui le aveva detto già diverse volte quanto apprezzasse quei sapori nei loro baci ed anzi, ripensò un attimo a quanta passione lui ci mettesse anche a baciarle il sesso e l’ano, quando tornava dai suoi incontri col dottor Corsi e con i suoi ospiti, portandone ancora vischiose tracce.
Si avvicinò al divano per sedersi, ma il suo Luigi -rapidissimo!- le infilò le mani sotto la gonna, verificando, con entusiasta stupore, quanto l’avessero dilatata durante quella lunga serata.
Gli scostò dolcemente le mani e poi si sedette sul divano accanto a lui e, nonostante sentisse montare la stanchezza dentro di sé, gli sorrise con dolcezza e cominciò a narrare: «Allora: quando Osvaldo mi è passato a prendere…»
L’aveva vista uscire, poi aveva cercato di immaginare dove fosse, cosa stesse facendo in ogni singolo momento e man mano che il tardo pomeriggio diventava sera e poi si trasformava in notte, la sua fantasia la immaginava in situazioni, a fare e dire cose oppure ad ascoltarle e subirle…
Luigi era entusiasta della confidenza che era riuscito ad instaurare con la moglie: questo gli permetteva di sapere tutto, serenamente da lei: cosa faceva, cosa le veniva chiesto, quali piccoli limiti, ogni giorno, lei superava per diventare la donna disponibile che lui aveva sempre sognato accanto a sé.
Ed anche l’appassionante umiliazione di sapere che altri potevano godere del corpo della sua consorte, era per lui un afrodisiaco irresistibile…
Ma la cosa che più lo faceva vibrare letteralmente di eccitazione, era il crogiolarsi nella situazione creata degli sguardi, le occhiate, i sorrisini, i bisbiglii da parte di chi era a conoscenza di quanto sua moglie fosse disponibile per altri… magari perché aveva verificato questa disponibilità di persona, usandola senza limiti o pensieri!
L o aveva molto eccitato offrire sua moglie al dottor Corsi nella loro abitazione e capiva che quello era stato il punto di non ritorno: dopo quella sera, il dottore aveva evidentemente superato le remore che probabilmente nutriva -forse preoccupato dalla sua contrarietà? Boh!- ed aveva cominciato a fottersi senza più alcun limite sua moglie e, col tempo, anche a condividerla od affidarla ad altri per farla montare!
Era molto eccitato anche dal fatto che alcuni vicini avessero probabilmente assistito alla monta di Corsi, che si era fottuto in ogni buco sua moglie e, per giunta, facendo vedere a tutti che lui era presente e non aveva minimamente tentato di contrastare la cosa… anzi!
Aveva cominciato a notare sguardi, sorrisini, gomitatine, risatine, parlottii, sopracciglia aggrottate e la cosa lo eccitava in modo irresistibile.
Le ore passavano ed ormai era notte fonda; aveva sentito, tenendo basso l’audio del televisore, rientrare man mano tutti i casigliani, affacciandosi ogni volta; prima la coppia che vive accanto a loro, col bambino di dieci anni, la coppietta di pachistani del palazzo di fronte e via via che la sera diventava notte, i giovani del terzo piano di fronte, la coppia del nero con la bianca e poi il galeotto che vive con la madre quasi di fronte a loro ed infine i figli e buon ultimo il padre degli albanesi del terzo piano.
Ma lei, sua moglie, ancora non arrivava; gli aveva detto che sarebbe tornata a dormire, prima di uscire e quindi se da una parte, la immaginava in mezzo a situazioni incandescenti -magari presa da decine di uomini con grossi cazzi!-, dall’altra una vaga inquietudine cominciava ad invaderlo e pensava con una vaga ansia che le fosse capitato qualcosa, per fare così tardi senza avvisarlo!
Poi, una sensazione di cambiamento, un qualcosa che era mutato nel soggiorno lo destò e subito sorrise, vedendo la moglie che lo guardava con occhi amorevoli.
Un tenero bacio tra loro e poi lei cominciò, serena, a raccontare le esperienze appena vissute, con l’eccitato stupore di suo marito.
«Corsi!… ah ciao, Franco, come stai?… Dimmi!… Ah, davvero???… Eheheheheh… Mah, se ti diverte, perché no?… No, dai: spiega per bene!… Ah, sì? Tutti?… E vuoi farlo davvero?… Ahahahahahahah! Mi piace, sì; mi diverte da morire!!!… No, davvero: mi immagino le facce! Ahahahahahhah… davvero, mi piacerebbe esserci, eheheheh… Non tentarmi… No, non posso davvero: devo andare a New York e tornerò solo sabato sera… Però se mi racconti poi tutto, mi fai davvero un piacere… Sì, va bene… Ok, ciao e... divertiti! Aahahah!»
La settimana lavorativa riprese nella sua abituale routine per entrambi, ma il martedì poco prima dell’ora di staccare, il principale di Luigi, radioso, chiamò tutti gli impiegati ed annunciò, con gioioso orgoglio: «Quella trattativa col gruppo estero è andata a buon fine e quindi, visto che quasi tutti avete contribuito al buon esito, pensavo di festeggiare tutti insieme, venerdì sera, al ristorante… Poi, magari, chi ne ha voglia può continuare la serata anche, per esempio, a ballare, tutti insieme.
Ovviamente l’invito riguarda sia ciascuno di voi che le vostre mogli… capito Crotta?… che compagne, compagni eccetera…’
L’annuncio venne accolto da un brusio soddisfatto e solo Luigi rimase perplesso per la sottolineatura che il su capo aveva fatto per assicurarsi che anche sua moglie fosse presente.
Un brivido di eccitazione lo percorse, al pensiero di presentare la sua Concetta al principale, che sospettava essere molto interessato dalle donne, pensando che magari… poteva succedere qualcosa, che magari il suo principale poteva… interessarsi a sua moglie e quindi, poi, poteva succedere qualcosa di eccitantemente umiliantissimo.
«Vado bene, così?»
«Sì, amore mio, stai benissimo!» Luigi contemplò la sua Concetta, elegantissima in un tubino nero attillato, pronta per accompagnarlo alla cena aziendale.
Salutarono la baby sitter e si avviarono verso il ristorante in collina.
La Concetta di qualche mese prima sarebbe stata imbarazzata ed intimidita, ma adesso invece era serena e sicura di sé… nonostante la pesante battuta che, la sera prima mentre rientrava, gli aveva fatto Dardan, il prepotente albanese che abitava all’ultimo piano della palazzina di fronte con la famiglia.
Le venne l’atroce dubbio che fosse sua, la faccia che aveva notato nei bagni della balera con Masu, la settimana prima… Ma poi, qual’era l problema? Il suo Luigi gli aveva detto di ignorare qualunque cosa potessero dirgli i vicini, che loro potevano fare tutto quello che volevano, senza dover rendere conto a nessuno!
A causa dell’abituale ansia di Luigi, arrivarono al ristorante per primi, nonostante fosse parecchio fuori mano e vennero fatti accomodare, in attesa che i colleghi di lui, man mano, arrivassero.
Il primo ad arrivare ed a esserle presentato, fu Alfredo, il responsabile investimenti, che segue i più clienti facoltosi; a ridosso della sessantina, non molto alto, stempiato, occhiali e paffuto, ma senza essere grasso, come invece era la moglie, anche abbastanza brutta, che lavora in una ditta di cosmetici.
Concetta apprezzava che il marito, dopo averle presentato i colleghi, aggiungesse qualche piccola informazione.
Poi arrivò Renzo, che si occupa di contratti, un quarantacinquenne evidentemente appassionato di palestra e cura del corpo e che, come le aveva spiegato Luigi «…Fa il figo perché è ricco di famiglia…»; al suo fianco, la classica moglie bionda, con l’aria da fotomodella invecchiata bene, piena di arie e di arroganza.
Subito dopo, Brigida, la bruttina stagionata dell’ufficio, eccezionalmente presente con il marito, un tipo goffo con spessi occhiali e faccia da topo.
Poi, Marcello, piccolo di statura, bruttino, magro, un maiale che scarica sempre film o foto porno dalla rete, che faceva coppia con una tipa vistosa, evidentemente una squillo.
Per finire, Rosanna, una che se la tira per il bel culo e gambe; stronza, altezzosa, una vera Mistress dominatrice… e con un marito dallo sguardo terrorizzato.
Mancava ancora qualcuno… il più importante! Luigi guardò con apprensione verso la porta del locale e… eccolo!
Tenendo la sua mogliettina sotto braccio, andò incontro al suo principale con un sorriso servile e fece le presentazioni: «Concetta, ti presento Franco, il mio principale… -disse con tono vagamente orgoglioso-… Franco, mi permetta di presentarle la mia signora Concetta…»
Percepì come se ogni suono fosse sparito, come se l’aria fosse diventata rarefatta, come se loro tre fossero in una bolla e trattenessero il respiro.
Poi il capo sorrise, perfido: «Ma ciao, Ambra!»
E lei, stupita di incontrarlo in quel contesto, di aver capito il suo ruolo sociale, mormorò: «Buonasera, dottore. Non pensavo di…»
Luigi venne travolto dalle emozioni; non osava creder vero ciò che stava intuendo: «Ma… voi… sì, insomma… vi conoscete già?»
La risata tonante del capo attirò gli sguardi dei colleghi, che stavano placidamente chiacchierando tra loro: «Altroché! Ci conosciamo mooolto approfonditamente… vero Ambra?»
La donna, imbarazzata dagli sguardi curiosi dei colleghi del marito e frastornata dall'incontro, annuì brevemente.
Luigi sentiva il cazzetto che gli scoppiava nei pantaloni! Lui aveva solo sperato che, presentando la sua Concetta al suo capo, il temibile dottor Franco, questi potesse interessarsi a lei e, magari!, prima o poi tentare di sedurla ed invece, a quanto sembrava, si conoscevano già… e parecchio bene, a quanto sembrava!
Si sedettero a tavola ed il principale decise come dovessero sistemarsi: Luigi fu molto stupito, quando il dottor Franco -che era l’unico non accompagnato- fece accomodare lui alla sua destra e la sua Concetta a sinistra; accanto a lui Rosanna con tutte le sue arie ed a seguire Renzo, la brutta moglie di Alfredo per finire col compagno di Brigida e la tipa che si era portato dietro Marcello
Accanto a Concetta, invece, Alfredo e poi Brigida, Marcello, la bella moglie di Renzo ed il compagno di Rosanna.
Luigi era assolutamente estasiato che il dottor Franco lo avesse voluto accanto a lui, anche se lo infastidiva un po’ la supponenza di Rosanna, la sua altra vicina.
Però la sua Concetta, seduta tra Franco ed Alfredo, era assolutamente splendida e Luigi era gonfio di orgoglio, per le occhiate ammirate che i colleghi ed i due compagni le rivolgevano e quelle vagamente invidiose delle donne.
Lo turbava -quanto piacevolmente? si chiedeva- però la familiarità con cui il suo principale trattava sua moglie e le occhiatine vagamente ironiche di Alfredo e Renzo; si sentiva torbidamente intrigato, eccitato dalla situazione e ci mise pochi minuti per capire che il posto accanto al capo era dovuto soltanto dalla presenza di sua moglie all’altro lato e, per giunta!, impedendogli di poter scambiare null’altro che brevi occhiate con la moglie, a causa dell’ingombrante presenza tra loro del dottore.
Arrivarono gli aperitivi -metà analcolici e metà invece con una discreta carica alcolica- ma per una qualche strana ragione, lui fu l’ultimo ad essere servito e gli toccò quindi il Margarita superstite.
Il dottor Franco alzò il calice e brindò alle belle donne, ma guardando insistentemente la sua Concetta.
Poi lo esortò a bere e gli chiese se gli piacesse; schiacciato dalla personalità del capo, Luigi lo bevve in due rapidi sorsi e si affrettò ad assentire, nonostante non fosse abituato ai superalcolici ed il principale disse ad un cameriere di portargliene un altro.
Aveva capito! Il dottor Franco voleva farlo ubriacare per umiliarlo maggiormente, mentre magari si prendeva qualche libertà con la sua signora!
Decise di stare al gioco, mentre il cazzetto gli si era inturgidito fino a fargli quasi male! Dopo gli aperitivi, discretamente alcolici, tutta la tavolata si uniformò all’umore del Capo, particolarmente scoppiettante e scherzoso.
Man mano che i bicchieri venivano vuotati, l’euforia della tavolata -ed anche i motteggi sempre più spinti- aumentava.
Luigi ormai era in un rosea nuvola alcolica e tutto gli arrivava in forma attutita, anche quando Franco prese la mano di sua moglie Concetta e fece la caricatura di un galante corteggiatore, con tanto di baciamano parodistico, che scatenò l’ilarità della tavolata.
Però, scostando dal viso la mano ‘della sua dama’, non si accontentò di pilotargliela fino alla tovaglia, ma le fece superare il bordo del tavolo, fino a farla appoggiare sul proprio inguine e premendo poi sulle dita di Concetta, in modo da farle chiaramente avvertire la sua erezione.
La cosa non passò inosservata ad alcuni, che si scambiarono soltanto occhiate vagamente divertite, ma mostrando sostanziale indifferenza, né a Luigi, che nella sua nebbia alcolica si trovò a sorridere bovinamente.
Rossana, che aveva evidentemente notato la manovra, scambiò un’occhiata complice col capo e subito, con un sorrisetto maligno, distrasse Luigi, coinvolgendolo in un piccolo brindisi tra loro due e convincendolo a vuotare il bicchiere, che era appena stato riempito.
Anche Alfredo aveva assistito e interrogò il capo e amico, sollevando interrogativamente un sopracciglio; ebbe in risposta un piccolo cenno della testa ed allora si impadronì della coscia di Concetta, mettendo la mano a sfiorare l’orlo del la gonna.
Concetta non reagì minimamente la gesto ed anzi, quando lui tirò dolcemente verso di sé, lei non oppose la sia pur minima resistenza e si lasciò tranquillamente schiudere le gambe.
Alfredo allora puntò subito al suo inguine -sotto lo sguardo divertito di Renzo, che seguiva l’armeggiare del collega- le scostò col dito il perizoma e subito le introdusse due dita nella vulva bagnata d’eccitazione.
Franco, nel frattempo, aveva dettato il ritmo alla mano della moglie di Luigi e glie le aveva fatte introdurre nella patta dei pantaloni, facendosi masturbare dolcemente.
Notò che la donna sta facendosi travolgere i sensi dall’abile tocco di Alfredo e decise di divertirsi un po’, con sottile perfidia: «Allora, signora Concetta: trova simpatici i colleghi di suo marito?»
Un angolo della mente della donna registrò en passant che il dottor Franco non la chiamava più ‘Ambra’, come aveva fatto appena si erano visti in quel locale, bensì con un più formale ‘signora Concetta’, ma la sua mente era distratta dal ravanare dell’uomo nel suo sesso e perciò dovette fare un piccolo sforzo di concentrazione per rispondere: «Sì, mi sembrate tutte persone ammodo e simpatiche... sia i signori che le signore» aggiunse, facendo un piccolo umile cenno del capo in direzione di Rosanna, che la guardava con una vaga aria di spezzante superiorità e che fece una caricatura di sorrisino, per mostrare di aver gradito che la donna le riconoscesse l’importanza che lei stessa si attribuiva.
«E mi dica, mi dica... So che lei è da poco che ha ricominciato a lavorare...»
«Sì, solo pochi mesi, in effetti»
«... e che il suo principale le fa fare orari anche piuttosto prolungati... -Concetta annuì brevemente, mentre doveva sforzarsi a mantenere la concentrazione e la lucidità, nonostante l’eccitazione montante- ...per fortuna che ho concesso a suo marito un part time molto elastico»
«Sì, senza di lei, non avrei avuto... la possibilità di poter seguire gli orari che i... i miei incarichi comportanooh» la donna si morse il labbro inferiore, per cercare di resistere al picco di eccitazione provocato dal medio di Alfredo, che era arrivato a sfiorarle la cervice uterina.
Il suo -pur lieve- sussulto comunque non sfuggì ad alcuni dei commensali, che smisero di conversare tra loro per seguire il dialogo tra Franco e la moglie di Luigi.
La maggiore attenzione, comunque, non impediva ad alcuni di loro di commentare con brevi bisbigli e rapide risatine lo scambio di battute tra i due: Alfredo e Renzo si scambiarono un sorriso complice ed il secondo si piegò sulla tavola per bisbigliare qualcosa al collega, che annuì divertito.
Rosanna, invece, valutava la scena con un sorrisetto feroce sul viso sprezzante, mentre Brigida, imbarazzatissima dalla piega che la serata stava prendendo, continuava a bere cercando di conversare con Marcello, che invece sbavava quasi nel seguire la torbida situazione e, contemporaneamente, occhieggiare Sandra, la bella ed arrogante moglie di Renzo.
Goffredo, il terrorizzato marito di Rosanna, oltre a seguire vagamente gli accadimenti all’altra estremità della tavolata, sbirciava anche la vistosa bionda che il collega Marcello aveva sbrigativamente presentato come ‘Tamara, una mia amica’, mentre Giuseppina, la moglie di Alfredo stava cercando di conversare con Antonio, il marito di Brigida, che però stava studiando come palpare le appetitose coscione di Tamara.
Luigi, ormai si stava arrendendo ai tanti, troppo bicchieri che gli avevano fatto bere ed aveva un’espressione particolarmente da tontolone sorridente.
Intanto sua moglie subiva l’interrogatorio, solo apparentemente benevolo, del suo capo:
«E mi dica, signora: si trova bene, a svolgere le mansioni che il dottor Corsi le ha assegnato?»
«Beh, sì: ormai ho una certa... familiarità con le corrette... proc... procedure!»
La perfida mano di Alfredo non le dava requie ed insisteva soprattutto quando lei doveva rispondere; decise di spezzare la tensione erotica che stava accumulando: fece un sorriso vagamente mesto ed annunciò: «Scusatemi, ma dovrei andare un attimo a... a lavarmi le mani»
Come si alzò, anche Rosanna scostò la sedia e, con un sorriso falsissimo, le annunciò: «Ti accompagno, carissima! Anch’io sento il bisogno di... lavarmi le mani»
E si diressero verso i servizi.
Come la porta dell’antibagno si chiuse alle loro spalle, Rosanna agì rapidissima: infilò di scatto la destra sotto la parte inferiore dell’abitino di Concetta.
Lei non si aspettava la mossa e trasalì sorpresa, mentre l’altra le artigliò il perizoma e con un brusco strattone glie lo lacerò, buttandone i miseri resti nel cestino accanto ai lavabi ed aggredendola verbalmente: «Ti ho capita, sai? Tu sei solo una troia, una succhiacazzi a pagamento! E’ vero?» disse con tono autoritario ed aria sprezzante.
Concetta fu travolta dall’inaspettato assalto della donna e si limitò ad annuire, con aria colpevole.
«Non ho sentito la risposta, vaccona! E’ vero???»
Lei annuì nuovamente, con gli occhi bassi e mormorò un flebile: ‘Sì”
«Sì... Sì, cosa, cagna? E sì, a chi lo dici???» l’incalzò Rosanna.
Ormai la moglie di Luigi, travolta dalla possente personalità della donna, era sull’orlo delle lacrime: «Sì’ è vero... sono una troia... Signora!»
L’erinni sembrò placarsi: «Ecco, troia: signora! Io, per te, sono la tua signora; hai ben compreso questo???»
«Sì’ signora; ho compreso bene!»
Il viso della donna sembrò addolcirsi un attimo, ma poi la sua mano scattò, afferrò Concetta per i capelli e la costrinse ad accucciarsi davanti a lei: «E allora dimostramelo: fammi godere con la tua bocca da succhiacazzi!» disse mentre si alzava la gonna e si stampava la bocca di Concetta sul sesso.
Concetta non ebbe alternative allo scostarle il perizoma e cominciare a lapparla e mentre Rossana, per stare più comoda, si era girata un pochino fino a poter appoggiare il piede sul bordo del lavabo, per poter essere esplorata al meglio dalla lingua di Concetta che, comunque, era costretta dalla stretta potente ai suoi capelli, a seguire ogni movimento del pube della collega del suo Luigi.
Lappava da un po’ il sesso oramai rorido di ciprigno della donna, quando le sembrò che lei facesse dei movimenti pelvici, degli sforzi, ma non prestò attenzione finché la sua lingua non percepì un fluido acre e salmastro, mentre dal meato la pipì cominciava a zampillarle sul labbro superiore.
«Bevi, vacca, bevi tutto, non ne perdere neanche una goccia!» le intimò Rosanna e lei cercò di obbedirle, ma soprattutto i primi schizzi l’avevano colpita sul viso, colando poi poi lungo il collo e nel decolté.
Quando Rosanna si ritenne soddisfatta, la scostò con un gesto brusco, sbilanciandola e facendola cadere seduta su pavimento; poi si risistemò rapidamente mentre Concetta, superato il momento di stupore, stava rialzandosi da terra; la guardò con alterigia e le disse, con tono sarcasticamente compassionevole: «Oh, poverina! Ti sei tutta bagnata lì davanti... Va beh, non starti a lavare, tanto puoi asciugarti con questi!’ e le porse una brancata di asciugamani di carta.
Come Concetta finì di tamponarsi le zone inumidite della pelle, Rosanna la lasciò sola in bagno, non senza averle raccomandato di perdere tempo li dentro.
Dopo aver dato sollievo alla vescica, restò a osservarsi nello specchio: il viso poteva andare, dopo una pettinata ed un ritocco al rossetto, ma l’abito mostrava chiaramente le zone inumidite dall’orina di Ros... ehm... della Signora Rosanna e lei doveva tornare in sala in quelle condizioni; per giunta, annusando come un cane da caccia, percepì l’acre odore di orina e si rese conto che non aveva nessuna boccetta di profumo nella pochette per cercare di mascherarlo.
Poi scese, elegante nel suo tubino blu chiaro, con una leggera giacchina sulle spalle e sensualissime calze con la riga dietro; se non fosse stato per qualche piccola macchia biancastra -ma praticamente non visibile- sulle eleganti decolté col tacco a spillo, la si sarebbe potuta valutare una inappuntabile signora, con un trucco delicato, ma adatto a valorizzare il suo bel viso ed i capelli lucenti e ben pettinati.
Rifletté che il dottor Masu, dopo essersi svuotato nella sua gola, l’aveva infine liberata dei morsetti che le azzannavano i capezzoli, delle strette legature che avevano fatto diventare i suoi seni violacei oltre che ipersensibili, degli ingombri che le aveva piantato e pilotato dentro e poi dalla sua postura obbligata, sciogliendole le legature ed infine facendole trovare i capi di vestiario identici a quelli che aveva sminuzzato con le forbici.
L’occhio le cadde sull’unica finestra illuminata nella sua palazzina e sulle due dei loro dirimpettai; sorrise fra sé, identificandole -rispettivamente- con l’appartamento della vecchietta del primo piano, quello dei rumeni del primo piano ed infine quello della povera signora Elisa al secondo, che viveva con quel poco di buono del figlio Marcello, un quarantenne che sapeva già essere stato in galera per droga e poi anche per reati violenti e violenza carnale.
Sbadigliando, entrò alla fine in casa e sentiva qualcuno parlare: strano!
Poi capì che era la solo la televisione accesa a basso volume, davanti alla quale suo marito, il suo Luigi, si era addormentato, scompostamente ammucchiato sul divano.
Si avvicinò in punta di piedi e con tenerezza lo guardò dormire; decise di spegnergli il televisore, ma la variazione di luce e la scomparsa del brusio di fondo del sonoro, lo fecero sobbalzare ed aprì gli occhi, sonnolento.
La vide e sorrise: «Amore mio! Eccoti! Racconta, com’è andata la serata?»
Lei gli sorrise, affettuosa; ormai aveva ‘preso il giro’ di raccontare al marito ogni dettaglio, ogni particolare: il suo sincero e festoso interesse, poi, l’aiutava ad affrontare con una certa naturalezza ogni cosa che, fino a pochi mesi prima, avrebbe considerato inimmaginabile e sconveniente, oltre che inenarrabile!
Ora si rendeva conto che le cose che Corsi l’aveva portata ad accettare le davano una qual certa soddisfazione, un qual certo piacere (perché no?) e gli incoraggiamenti del suo Luigi ad accettare tutto, ad accogliere con gioia e curiosità ogni nuova sfida la confortavano molto e la spingevano ad osare sempre di più.
Anche la loro vita sessuale era migliorata perché, da quando aveva cominciato quella inaspettata esperienza col dottor Corsi, lei aveva imparato a donarsi completamente agli uomini e quindi anche a lui -senza gli sciocchi pudori che aveva prima!- e nonostante il piacere di Luigi esplodesse sempre troppo presto per soddisfarla appieno fisicamente, apprezzava molto la gioia quasi infantile che leggeva negli occhi del marito.
Si scambiarono un lungo, appassionato bacio e lei non si preoccupò minimamente che suo marito avvertisse tracce del sapore dello sperma che aveva ingoiato: lui le aveva detto già diverse volte quanto apprezzasse quei sapori nei loro baci ed anzi, ripensò un attimo a quanta passione lui ci mettesse anche a baciarle il sesso e l’ano, quando tornava dai suoi incontri col dottor Corsi e con i suoi ospiti, portandone ancora vischiose tracce.
Si avvicinò al divano per sedersi, ma il suo Luigi -rapidissimo!- le infilò le mani sotto la gonna, verificando, con entusiasta stupore, quanto l’avessero dilatata durante quella lunga serata.
Gli scostò dolcemente le mani e poi si sedette sul divano accanto a lui e, nonostante sentisse montare la stanchezza dentro di sé, gli sorrise con dolcezza e cominciò a narrare: «Allora: quando Osvaldo mi è passato a prendere…»
L’aveva vista uscire, poi aveva cercato di immaginare dove fosse, cosa stesse facendo in ogni singolo momento e man mano che il tardo pomeriggio diventava sera e poi si trasformava in notte, la sua fantasia la immaginava in situazioni, a fare e dire cose oppure ad ascoltarle e subirle…
Luigi era entusiasta della confidenza che era riuscito ad instaurare con la moglie: questo gli permetteva di sapere tutto, serenamente da lei: cosa faceva, cosa le veniva chiesto, quali piccoli limiti, ogni giorno, lei superava per diventare la donna disponibile che lui aveva sempre sognato accanto a sé.
Ed anche l’appassionante umiliazione di sapere che altri potevano godere del corpo della sua consorte, era per lui un afrodisiaco irresistibile…
Ma la cosa che più lo faceva vibrare letteralmente di eccitazione, era il crogiolarsi nella situazione creata degli sguardi, le occhiate, i sorrisini, i bisbiglii da parte di chi era a conoscenza di quanto sua moglie fosse disponibile per altri… magari perché aveva verificato questa disponibilità di persona, usandola senza limiti o pensieri!
L o aveva molto eccitato offrire sua moglie al dottor Corsi nella loro abitazione e capiva che quello era stato il punto di non ritorno: dopo quella sera, il dottore aveva evidentemente superato le remore che probabilmente nutriva -forse preoccupato dalla sua contrarietà? Boh!- ed aveva cominciato a fottersi senza più alcun limite sua moglie e, col tempo, anche a condividerla od affidarla ad altri per farla montare!
Era molto eccitato anche dal fatto che alcuni vicini avessero probabilmente assistito alla monta di Corsi, che si era fottuto in ogni buco sua moglie e, per giunta, facendo vedere a tutti che lui era presente e non aveva minimamente tentato di contrastare la cosa… anzi!
Aveva cominciato a notare sguardi, sorrisini, gomitatine, risatine, parlottii, sopracciglia aggrottate e la cosa lo eccitava in modo irresistibile.
Le ore passavano ed ormai era notte fonda; aveva sentito, tenendo basso l’audio del televisore, rientrare man mano tutti i casigliani, affacciandosi ogni volta; prima la coppia che vive accanto a loro, col bambino di dieci anni, la coppietta di pachistani del palazzo di fronte e via via che la sera diventava notte, i giovani del terzo piano di fronte, la coppia del nero con la bianca e poi il galeotto che vive con la madre quasi di fronte a loro ed infine i figli e buon ultimo il padre degli albanesi del terzo piano.
Ma lei, sua moglie, ancora non arrivava; gli aveva detto che sarebbe tornata a dormire, prima di uscire e quindi se da una parte, la immaginava in mezzo a situazioni incandescenti -magari presa da decine di uomini con grossi cazzi!-, dall’altra una vaga inquietudine cominciava ad invaderlo e pensava con una vaga ansia che le fosse capitato qualcosa, per fare così tardi senza avvisarlo!
Poi, una sensazione di cambiamento, un qualcosa che era mutato nel soggiorno lo destò e subito sorrise, vedendo la moglie che lo guardava con occhi amorevoli.
Un tenero bacio tra loro e poi lei cominciò, serena, a raccontare le esperienze appena vissute, con l’eccitato stupore di suo marito.
«Corsi!… ah ciao, Franco, come stai?… Dimmi!… Ah, davvero???… Eheheheheh… Mah, se ti diverte, perché no?… No, dai: spiega per bene!… Ah, sì? Tutti?… E vuoi farlo davvero?… Ahahahahahahah! Mi piace, sì; mi diverte da morire!!!… No, davvero: mi immagino le facce! Ahahahahahhah… davvero, mi piacerebbe esserci, eheheheh… Non tentarmi… No, non posso davvero: devo andare a New York e tornerò solo sabato sera… Però se mi racconti poi tutto, mi fai davvero un piacere… Sì, va bene… Ok, ciao e... divertiti! Aahahah!»
La settimana lavorativa riprese nella sua abituale routine per entrambi, ma il martedì poco prima dell’ora di staccare, il principale di Luigi, radioso, chiamò tutti gli impiegati ed annunciò, con gioioso orgoglio: «Quella trattativa col gruppo estero è andata a buon fine e quindi, visto che quasi tutti avete contribuito al buon esito, pensavo di festeggiare tutti insieme, venerdì sera, al ristorante… Poi, magari, chi ne ha voglia può continuare la serata anche, per esempio, a ballare, tutti insieme.
Ovviamente l’invito riguarda sia ciascuno di voi che le vostre mogli… capito Crotta?… che compagne, compagni eccetera…’
L’annuncio venne accolto da un brusio soddisfatto e solo Luigi rimase perplesso per la sottolineatura che il su capo aveva fatto per assicurarsi che anche sua moglie fosse presente.
Un brivido di eccitazione lo percorse, al pensiero di presentare la sua Concetta al principale, che sospettava essere molto interessato dalle donne, pensando che magari… poteva succedere qualcosa, che magari il suo principale poteva… interessarsi a sua moglie e quindi, poi, poteva succedere qualcosa di eccitantemente umiliantissimo.
«Vado bene, così?»
«Sì, amore mio, stai benissimo!» Luigi contemplò la sua Concetta, elegantissima in un tubino nero attillato, pronta per accompagnarlo alla cena aziendale.
Salutarono la baby sitter e si avviarono verso il ristorante in collina.
La Concetta di qualche mese prima sarebbe stata imbarazzata ed intimidita, ma adesso invece era serena e sicura di sé… nonostante la pesante battuta che, la sera prima mentre rientrava, gli aveva fatto Dardan, il prepotente albanese che abitava all’ultimo piano della palazzina di fronte con la famiglia.
Le venne l’atroce dubbio che fosse sua, la faccia che aveva notato nei bagni della balera con Masu, la settimana prima… Ma poi, qual’era l problema? Il suo Luigi gli aveva detto di ignorare qualunque cosa potessero dirgli i vicini, che loro potevano fare tutto quello che volevano, senza dover rendere conto a nessuno!
A causa dell’abituale ansia di Luigi, arrivarono al ristorante per primi, nonostante fosse parecchio fuori mano e vennero fatti accomodare, in attesa che i colleghi di lui, man mano, arrivassero.
Il primo ad arrivare ed a esserle presentato, fu Alfredo, il responsabile investimenti, che segue i più clienti facoltosi; a ridosso della sessantina, non molto alto, stempiato, occhiali e paffuto, ma senza essere grasso, come invece era la moglie, anche abbastanza brutta, che lavora in una ditta di cosmetici.
Concetta apprezzava che il marito, dopo averle presentato i colleghi, aggiungesse qualche piccola informazione.
Poi arrivò Renzo, che si occupa di contratti, un quarantacinquenne evidentemente appassionato di palestra e cura del corpo e che, come le aveva spiegato Luigi «…Fa il figo perché è ricco di famiglia…»; al suo fianco, la classica moglie bionda, con l’aria da fotomodella invecchiata bene, piena di arie e di arroganza.
Subito dopo, Brigida, la bruttina stagionata dell’ufficio, eccezionalmente presente con il marito, un tipo goffo con spessi occhiali e faccia da topo.
Poi, Marcello, piccolo di statura, bruttino, magro, un maiale che scarica sempre film o foto porno dalla rete, che faceva coppia con una tipa vistosa, evidentemente una squillo.
Per finire, Rosanna, una che se la tira per il bel culo e gambe; stronza, altezzosa, una vera Mistress dominatrice… e con un marito dallo sguardo terrorizzato.
Mancava ancora qualcuno… il più importante! Luigi guardò con apprensione verso la porta del locale e… eccolo!
Tenendo la sua mogliettina sotto braccio, andò incontro al suo principale con un sorriso servile e fece le presentazioni: «Concetta, ti presento Franco, il mio principale… -disse con tono vagamente orgoglioso-… Franco, mi permetta di presentarle la mia signora Concetta…»
Percepì come se ogni suono fosse sparito, come se l’aria fosse diventata rarefatta, come se loro tre fossero in una bolla e trattenessero il respiro.
Poi il capo sorrise, perfido: «Ma ciao, Ambra!»
E lei, stupita di incontrarlo in quel contesto, di aver capito il suo ruolo sociale, mormorò: «Buonasera, dottore. Non pensavo di…»
Luigi venne travolto dalle emozioni; non osava creder vero ciò che stava intuendo: «Ma… voi… sì, insomma… vi conoscete già?»
La risata tonante del capo attirò gli sguardi dei colleghi, che stavano placidamente chiacchierando tra loro: «Altroché! Ci conosciamo mooolto approfonditamente… vero Ambra?»
La donna, imbarazzata dagli sguardi curiosi dei colleghi del marito e frastornata dall'incontro, annuì brevemente.
Luigi sentiva il cazzetto che gli scoppiava nei pantaloni! Lui aveva solo sperato che, presentando la sua Concetta al suo capo, il temibile dottor Franco, questi potesse interessarsi a lei e, magari!, prima o poi tentare di sedurla ed invece, a quanto sembrava, si conoscevano già… e parecchio bene, a quanto sembrava!
Si sedettero a tavola ed il principale decise come dovessero sistemarsi: Luigi fu molto stupito, quando il dottor Franco -che era l’unico non accompagnato- fece accomodare lui alla sua destra e la sua Concetta a sinistra; accanto a lui Rosanna con tutte le sue arie ed a seguire Renzo, la brutta moglie di Alfredo per finire col compagno di Brigida e la tipa che si era portato dietro Marcello
Accanto a Concetta, invece, Alfredo e poi Brigida, Marcello, la bella moglie di Renzo ed il compagno di Rosanna.
Luigi era assolutamente estasiato che il dottor Franco lo avesse voluto accanto a lui, anche se lo infastidiva un po’ la supponenza di Rosanna, la sua altra vicina.
Però la sua Concetta, seduta tra Franco ed Alfredo, era assolutamente splendida e Luigi era gonfio di orgoglio, per le occhiate ammirate che i colleghi ed i due compagni le rivolgevano e quelle vagamente invidiose delle donne.
Lo turbava -quanto piacevolmente? si chiedeva- però la familiarità con cui il suo principale trattava sua moglie e le occhiatine vagamente ironiche di Alfredo e Renzo; si sentiva torbidamente intrigato, eccitato dalla situazione e ci mise pochi minuti per capire che il posto accanto al capo era dovuto soltanto dalla presenza di sua moglie all’altro lato e, per giunta!, impedendogli di poter scambiare null’altro che brevi occhiate con la moglie, a causa dell’ingombrante presenza tra loro del dottore.
Arrivarono gli aperitivi -metà analcolici e metà invece con una discreta carica alcolica- ma per una qualche strana ragione, lui fu l’ultimo ad essere servito e gli toccò quindi il Margarita superstite.
Il dottor Franco alzò il calice e brindò alle belle donne, ma guardando insistentemente la sua Concetta.
Poi lo esortò a bere e gli chiese se gli piacesse; schiacciato dalla personalità del capo, Luigi lo bevve in due rapidi sorsi e si affrettò ad assentire, nonostante non fosse abituato ai superalcolici ed il principale disse ad un cameriere di portargliene un altro.
Aveva capito! Il dottor Franco voleva farlo ubriacare per umiliarlo maggiormente, mentre magari si prendeva qualche libertà con la sua signora!
Decise di stare al gioco, mentre il cazzetto gli si era inturgidito fino a fargli quasi male! Dopo gli aperitivi, discretamente alcolici, tutta la tavolata si uniformò all’umore del Capo, particolarmente scoppiettante e scherzoso.
Man mano che i bicchieri venivano vuotati, l’euforia della tavolata -ed anche i motteggi sempre più spinti- aumentava.
Luigi ormai era in un rosea nuvola alcolica e tutto gli arrivava in forma attutita, anche quando Franco prese la mano di sua moglie Concetta e fece la caricatura di un galante corteggiatore, con tanto di baciamano parodistico, che scatenò l’ilarità della tavolata.
Però, scostando dal viso la mano ‘della sua dama’, non si accontentò di pilotargliela fino alla tovaglia, ma le fece superare il bordo del tavolo, fino a farla appoggiare sul proprio inguine e premendo poi sulle dita di Concetta, in modo da farle chiaramente avvertire la sua erezione.
La cosa non passò inosservata ad alcuni, che si scambiarono soltanto occhiate vagamente divertite, ma mostrando sostanziale indifferenza, né a Luigi, che nella sua nebbia alcolica si trovò a sorridere bovinamente.
Rossana, che aveva evidentemente notato la manovra, scambiò un’occhiata complice col capo e subito, con un sorrisetto maligno, distrasse Luigi, coinvolgendolo in un piccolo brindisi tra loro due e convincendolo a vuotare il bicchiere, che era appena stato riempito.
Anche Alfredo aveva assistito e interrogò il capo e amico, sollevando interrogativamente un sopracciglio; ebbe in risposta un piccolo cenno della testa ed allora si impadronì della coscia di Concetta, mettendo la mano a sfiorare l’orlo del la gonna.
Concetta non reagì minimamente la gesto ed anzi, quando lui tirò dolcemente verso di sé, lei non oppose la sia pur minima resistenza e si lasciò tranquillamente schiudere le gambe.
Alfredo allora puntò subito al suo inguine -sotto lo sguardo divertito di Renzo, che seguiva l’armeggiare del collega- le scostò col dito il perizoma e subito le introdusse due dita nella vulva bagnata d’eccitazione.
Franco, nel frattempo, aveva dettato il ritmo alla mano della moglie di Luigi e glie le aveva fatte introdurre nella patta dei pantaloni, facendosi masturbare dolcemente.
Notò che la donna sta facendosi travolgere i sensi dall’abile tocco di Alfredo e decise di divertirsi un po’, con sottile perfidia: «Allora, signora Concetta: trova simpatici i colleghi di suo marito?»
Un angolo della mente della donna registrò en passant che il dottor Franco non la chiamava più ‘Ambra’, come aveva fatto appena si erano visti in quel locale, bensì con un più formale ‘signora Concetta’, ma la sua mente era distratta dal ravanare dell’uomo nel suo sesso e perciò dovette fare un piccolo sforzo di concentrazione per rispondere: «Sì, mi sembrate tutte persone ammodo e simpatiche... sia i signori che le signore» aggiunse, facendo un piccolo umile cenno del capo in direzione di Rosanna, che la guardava con una vaga aria di spezzante superiorità e che fece una caricatura di sorrisino, per mostrare di aver gradito che la donna le riconoscesse l’importanza che lei stessa si attribuiva.
«E mi dica, mi dica... So che lei è da poco che ha ricominciato a lavorare...»
«Sì, solo pochi mesi, in effetti»
«... e che il suo principale le fa fare orari anche piuttosto prolungati... -Concetta annuì brevemente, mentre doveva sforzarsi a mantenere la concentrazione e la lucidità, nonostante l’eccitazione montante- ...per fortuna che ho concesso a suo marito un part time molto elastico»
«Sì, senza di lei, non avrei avuto... la possibilità di poter seguire gli orari che i... i miei incarichi comportanooh» la donna si morse il labbro inferiore, per cercare di resistere al picco di eccitazione provocato dal medio di Alfredo, che era arrivato a sfiorarle la cervice uterina.
Il suo -pur lieve- sussulto comunque non sfuggì ad alcuni dei commensali, che smisero di conversare tra loro per seguire il dialogo tra Franco e la moglie di Luigi.
La maggiore attenzione, comunque, non impediva ad alcuni di loro di commentare con brevi bisbigli e rapide risatine lo scambio di battute tra i due: Alfredo e Renzo si scambiarono un sorriso complice ed il secondo si piegò sulla tavola per bisbigliare qualcosa al collega, che annuì divertito.
Rosanna, invece, valutava la scena con un sorrisetto feroce sul viso sprezzante, mentre Brigida, imbarazzatissima dalla piega che la serata stava prendendo, continuava a bere cercando di conversare con Marcello, che invece sbavava quasi nel seguire la torbida situazione e, contemporaneamente, occhieggiare Sandra, la bella ed arrogante moglie di Renzo.
Goffredo, il terrorizzato marito di Rosanna, oltre a seguire vagamente gli accadimenti all’altra estremità della tavolata, sbirciava anche la vistosa bionda che il collega Marcello aveva sbrigativamente presentato come ‘Tamara, una mia amica’, mentre Giuseppina, la moglie di Alfredo stava cercando di conversare con Antonio, il marito di Brigida, che però stava studiando come palpare le appetitose coscione di Tamara.
Luigi, ormai si stava arrendendo ai tanti, troppo bicchieri che gli avevano fatto bere ed aveva un’espressione particolarmente da tontolone sorridente.
Intanto sua moglie subiva l’interrogatorio, solo apparentemente benevolo, del suo capo:
«E mi dica, signora: si trova bene, a svolgere le mansioni che il dottor Corsi le ha assegnato?»
«Beh, sì: ormai ho una certa... familiarità con le corrette... proc... procedure!»
La perfida mano di Alfredo non le dava requie ed insisteva soprattutto quando lei doveva rispondere; decise di spezzare la tensione erotica che stava accumulando: fece un sorriso vagamente mesto ed annunciò: «Scusatemi, ma dovrei andare un attimo a... a lavarmi le mani»
Come si alzò, anche Rosanna scostò la sedia e, con un sorriso falsissimo, le annunciò: «Ti accompagno, carissima! Anch’io sento il bisogno di... lavarmi le mani»
E si diressero verso i servizi.
Come la porta dell’antibagno si chiuse alle loro spalle, Rosanna agì rapidissima: infilò di scatto la destra sotto la parte inferiore dell’abitino di Concetta.
Lei non si aspettava la mossa e trasalì sorpresa, mentre l’altra le artigliò il perizoma e con un brusco strattone glie lo lacerò, buttandone i miseri resti nel cestino accanto ai lavabi ed aggredendola verbalmente: «Ti ho capita, sai? Tu sei solo una troia, una succhiacazzi a pagamento! E’ vero?» disse con tono autoritario ed aria sprezzante.
Concetta fu travolta dall’inaspettato assalto della donna e si limitò ad annuire, con aria colpevole.
«Non ho sentito la risposta, vaccona! E’ vero???»
Lei annuì nuovamente, con gli occhi bassi e mormorò un flebile: ‘Sì”
«Sì... Sì, cosa, cagna? E sì, a chi lo dici???» l’incalzò Rosanna.
Ormai la moglie di Luigi, travolta dalla possente personalità della donna, era sull’orlo delle lacrime: «Sì’ è vero... sono una troia... Signora!»
L’erinni sembrò placarsi: «Ecco, troia: signora! Io, per te, sono la tua signora; hai ben compreso questo???»
«Sì’ signora; ho compreso bene!»
Il viso della donna sembrò addolcirsi un attimo, ma poi la sua mano scattò, afferrò Concetta per i capelli e la costrinse ad accucciarsi davanti a lei: «E allora dimostramelo: fammi godere con la tua bocca da succhiacazzi!» disse mentre si alzava la gonna e si stampava la bocca di Concetta sul sesso.
Concetta non ebbe alternative allo scostarle il perizoma e cominciare a lapparla e mentre Rossana, per stare più comoda, si era girata un pochino fino a poter appoggiare il piede sul bordo del lavabo, per poter essere esplorata al meglio dalla lingua di Concetta che, comunque, era costretta dalla stretta potente ai suoi capelli, a seguire ogni movimento del pube della collega del suo Luigi.
Lappava da un po’ il sesso oramai rorido di ciprigno della donna, quando le sembrò che lei facesse dei movimenti pelvici, degli sforzi, ma non prestò attenzione finché la sua lingua non percepì un fluido acre e salmastro, mentre dal meato la pipì cominciava a zampillarle sul labbro superiore.
«Bevi, vacca, bevi tutto, non ne perdere neanche una goccia!» le intimò Rosanna e lei cercò di obbedirle, ma soprattutto i primi schizzi l’avevano colpita sul viso, colando poi poi lungo il collo e nel decolté.
Quando Rosanna si ritenne soddisfatta, la scostò con un gesto brusco, sbilanciandola e facendola cadere seduta su pavimento; poi si risistemò rapidamente mentre Concetta, superato il momento di stupore, stava rialzandosi da terra; la guardò con alterigia e le disse, con tono sarcasticamente compassionevole: «Oh, poverina! Ti sei tutta bagnata lì davanti... Va beh, non starti a lavare, tanto puoi asciugarti con questi!’ e le porse una brancata di asciugamani di carta.
Come Concetta finì di tamponarsi le zone inumidite della pelle, Rosanna la lasciò sola in bagno, non senza averle raccomandato di perdere tempo li dentro.
Dopo aver dato sollievo alla vescica, restò a osservarsi nello specchio: il viso poteva andare, dopo una pettinata ed un ritocco al rossetto, ma l’abito mostrava chiaramente le zone inumidite dall’orina di Ros... ehm... della Signora Rosanna e lei doveva tornare in sala in quelle condizioni; per giunta, annusando come un cane da caccia, percepì l’acre odore di orina e si rese conto che non aveva nessuna boccetta di profumo nella pochette per cercare di mascherarlo.
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