Falso gelsomino

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prime esperienze

Falso gelsomino

In quell’estate romana, l’aria tiepida della sera veniva conquistata dal profumo del falso gelsomino che irrompeva dalle siepi di un quieto condominio di periferia.
Enrico e Livia camminavano piano lungo un vialetto di quel condominio, a volte tenendosi per mano e a volte abbracciandosi fugacemente.
Mancava poco alla mezzanotte, non c’era anima viva in giro e la consapevolezza di essere finalmente soli e così vicini li stordiva tanto quanto il profumo intenso dei fiori intorno a loro.
E dentro di loro, andava sprigionandosi un’essenza ancor più inebriante e formidabile che era un concentrato di voglia, di curiosità e di totale incoscienza.
In quello stato di ebbrezza avevano infine raggiunto il corridoio seminterrato dove si affacciavano le porte di una decina di cantine, una delle quali era nota per essere da tempo sfitta e priva di serratura.
A dirla tutta, quella cantina era anche nota come covo dei ragazzi più precoci del condominio che là dentro fumavano le sigarette trafugate ai genitori e sfogliavano qualche consunto fumetto porno.
Fino a quel momento i due si erano scambiati poche parole ma, di fronte a quella porta malconcia, iniziarono a bisbigliarsi concitati suggerimenti su come procedere, forse per sovrastare il silenzio impaziente che li circondava.
Una volta entrati però si ammutolirono di nuovo perché, all’istante, furono i due giovani corpi a parlare anzi ad urlare tutto il loro desiderio, efficacemente distillato dall’attesa e dalla fantasia.
Il primo bacio, impetuoso eppure come rallentato dal buio, per quanto diluito in penombra grazie alle sottili lame luminose che penetrano nella cantina da tre feritoie sulla porta.
Le labbra sono serrate all’inizio ma via via si fanno più morbide, mentre le lingue iniziano a cercarsi in un crescendo di umida voracità.
Le mani di Enrico non sono meno voraci e si posano subito sui gloriosi seni di Livia, che in quell’estate catalizzavano l’attenzione libidinosa dei maschi e scatenavano l’invidia delle femmine ogni volta che la ragazza sfoggiava i suoi bikini presso la piscina condominiale.
In quell’attimo, il ragazzo era uno di quei rarissimi mortali che nella vita riesce – letteralmente - ad afferrare un sogno meraviglioso.
Anzi, due.
Oltre ad afferrarli, Enrico quei seni li accarezzava con sbalordita dolcezza, finché i capezzoli di Livia sbocciarono sotto la leggera maglietta di cotone blu indossata dalla ragazza, che intanto si godeva le carezze ansimando e arcuando la schiena appoggiata alla parete, con gli occhi socchiusi rivolti in basso.
Enrico, malgrado la potente ebbrezza del momento, notò subito la direzione di quello sguardo perché già allora aveva stretto il suo patto con il diavolo nascosto nei dettagli.
“Ti piace guardare come te le carezzo, vero?” – sussurrò all’orecchio di Livia, con voce emozionata ma sicura.
La ragazza di colpo cessò di ansimare e dischiuse le labbra per rispondere ma poi si limitò ad annuire, accennando un timido sorriso.
“Sì – incalzò Enrico – infatti sono ancora più belle con i capezzoli duri e le mie mani sopra...Ora ti faccio vedere anche meglio”.
Così dicendo infilò entrambe le mani sotto la maglietta blu, sollevandola per scoprire i seni nudi: un’esplosione visiva di palpitante carne bianca nella parziale oscurità.
Quella vista provocò istantaneamente un’altra esplosione, stavolta nella mente di Enrico, un fragoroso pensiero fantastico: Mangia!
Una scarica cerebrale brusca e accecante come un lampo che però non riuscì a cancellare la voglia immensa di mangiare con gli occhi, da cui Enrico era ormai invaso.
“Guarda...Guardiamo” disse infatti a Livia, mentre le prendeva tra indice e pollice i capezzoli e iniziava a pizzicarli piano piano.
Lei tremò e sospirò mentre si abbandonava a quel tocco ma soprattutto alla stupenda sensazione di aver sbloccato un nuovo piacere, che ora si sentiva libera di esplorare ed esaltare attraverso la condivisione.
Trascinata da quell’onda emotiva, Livia bisbigliò affannosamente: “Mi piace tantissimo toccarmele davanti alla specchio, vedere le mie mani che le carezzano e le stringono...Però sentire e vedere le tue mani è più bello, è da impazzire...Fammelo...Ti guardo…”.

scritto il
2026-03-10
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