Scoprirsi Ambra 3
di
zorrogatto
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corna
Quella sera Concetta tornò a casa, un po’ imbarazzata per tutto quello che Corsi aveva fatto per lei nella giornata ‘dal guardaroba completo, al nuovo look, dalle istruzioni di comportamento e postura datele dalla signora Samantha e dall’estetista, al miglior pranzo in assoluto della sua vita- ma ansiosa di raccontare e mostrare al suo Luigi ogni cosa, dall’arrivo al mattino sul lavoro a quando alla fine erano tornati in ufficio perché lei avesse almeno un’infarinatura del suo nuovo lavoro.
E così fece, festosa come una bimba che mostra con gioia ed orgoglio tutti i bellissimi regali che Babbo Natale le aveva lasciato sotto l’albero.
Vedeva che Luigi strabuzzava gli occhi, guardando l’infinità di cose che Corsi aveva comprato alla moglie e ne tastava la delicata e preziosa consistenza ed ascoltava con un’espressione in parte rapita ed in parte sofferente la narrazione della giornata.
Quando lei accennò al lavoro’ in profondità dell’estetista, chiese docilmente se poteva vedere e sua moglie (bella come mai aveva notato che potesse essere!), sì schermi, dicendogli che avrebbe potuto farlo quando sarebbero andati a dormire, ma non lo disse con l’abituale tono vergognoso, no: solo con un tono pratico; Luigi rifletté che la sua Concetta sembrava un’altra persona: molto più sicura di sé, più in pace con se stessa e forse, col tempo, sarebbe riuscita anche a lasciarsi andare per diventare quella femmina appassionata che lui aveva sempre sperato che diventasse negli anni, ma senza che finora fosse cambiata di tanto così!
Si rendeva conto che il maschio alfa si era messo all’opera per sedurre sua moglie, ma più che irritarsi, provava nei confronti del dottor Corsi una sorta di’ gratitudine, per averlo degnato di un sentimento, fosse anche solo la voglia di rubargli la moglie!
Concetta però osservava le reazioni del marito e notò un qual certo rattrappirsi, in lui, schiacciato dall’aura di carisma che Corsi era riuscito a far giungere anche nella loro casetta.
Saggiamente, decise di non raccontare la pur irrilevante parte delle mani accanto sul tavolo e del suo volgare umidore: amava Luigi e sapeva che anche per lui questa era una certezza; per questo non voleva provocargli una inutile sofferenza per un qualcosa, in fondo, assolutamente innocente. Lavorare col dottor Corsi, fianco a fianco, permise a Concetta di capire in pochi giorni non solo cosa le veniva chiesto di fare, ma anche il modo più soddisfacente per farlo e l’autostima della donna cresceva, man mano che si rendeva conto di quanto la capacità nello svolgere il suo lavoro venisse apprezzata dai colleghi e superiori.
Lavorare accanto al vulcanico dottore non era facile, ma via via che doveva confrontarsi con sempre nuovi e più complessi problemi, risolvendoli, veniva lodata da Corsi che, in quelle occasioni, calava la maschera dei modi burberi al limite dell’aggressività per farle garbati e sinceri apprezzamenti.
Luigi vedeva la moglie cambiare, evolversi, arrivare finalmente a sbocciare, a fiorire come donna, come la donna che aveva sempre sognato di vederla diventare, anche se lui, in tanti anni, non era stato capace neanche di farle cominciare quel processo che ora vedeva progredire, giorno dopo giorno, sotto i suoi occhi.
Dopo una ventina di giorni, confrontò la Concetta che ricordava con questa Ambra e le sembravano due persone diversissime: Ambra aveva un portamento migliore, più eretto, sorrideva più spesso perché era più facilmente di buon umore; il suo aspetto ovviamente, grazie alla rivoluzione del look, era cambiato moltissimo e ciò le aveva dato una sicurezza che prima non aveva assolutamente ed a questo contribuiva non poco l’apprezzamento e la stima di cui cominciava a godere sul lavoro.
Perfino l’ambito sessuale tra loro risentiva di questo cambiamento: non che Ambra fosse diventata la scatenata baccante che Luigi aveva sempre sognato che diventasse, intendiamoci!, ma comunque lei sembrava fare l’amore con lui più volentieri, come se avesse smesso di essere un immondo sacrificio imposto dal matrimonio.
Una sera, forse per la complicità della buona bottiglia di ottimo vino che Corsi aveva regalato a sua moglie e che aveva allietato la loro cena, mentre facevano i preliminari del loro fare all’amore, Luigi le appoggiò una mano nulla nuca e poi provò, timidamente, a farle abbassare il viso sul suo pube, unica zona cespugliosa del suo scarno corpo.
Lei lo guardò, con lo sguardo stupito ed interdetto, non aspettandosi certo quella ‘sconveniente’ tacita richiesta.
Lui non disse nulla; solo, la guardò col suo sguardo da cane bastonato e questo bastò perché lei si convincesse ad abbassarsi ed a posargli un bacio, un unico tenero bacio sull’ombelico.
Quell’inaspettato gesto ebbe un effetto esplosivo su di lui, che sentì immediatamente il cazzo vibrargli, prossimo ad un’improvvisa e potente eiaculazione; immaginò con orrore il suo schizzo che colpiva la guancia ignara della moglie e le sue possibili reazioni: scostò con una brusca carezza la testa di lei, mentre l’altra mano piegava da una parte il suo membro, col palmo che accoglieva subito il fluido del suo improvviso piacere!
Quando tornò in pieno possesso delle sue facoltà, vide che Concetta lo guardava con aria stupita e sentì di doverle una spiegazione: ‘E’ tanto tempo che sogno che tu faccia una cosa del genere e oggi, che hai osato, non ho saputo resistere! E’ stato un bellissimo dono che mi hai fatto! Grazie amore mio!’
La moglie lo guardava sempre interdetta, anche se con un vago sorriso che mescolava perplessità a gioia ed alla fine si baciarono teneramente.
Concetta era turbata, il giorno dopo in ufficio, e non riusciva a concentrarsi completamente sul lavoro, perché continuava a pensare alle conseguenze del suo gesto da svergognata sul suo povero marito: soltanto appoggiandogli le labbra sulla pancia, lui era esploso di piacere!
Ma quanto potere aveva lei, donna!, su di lui?
Per un attimo, un pensiero assolutamente osceno le attraversò la mente: che al posto dello scarno e pallido corpo di Luigi, ci fosse stato quello abbronzato e ben più possente di Corsi’
Oddio!!!! Ma cosa stava pensando??? Stava forse impazzendo?
Verso mezzogiorno, il dottor Corsi tornò in ufficio, dopo essere stato fuori tutta la mattina.
Concetta lo sentiva abbaiare al telefono, come al solito, aggredendo i propri interlocutori e si rallegrò una volta di più che con lei il dottore fosse quasi sempre molto gentile.
Dopo una mezzora, le squillò il telefono: ‘Ambra, preparati! Tra quindici minuti andiamo a pranzo!’
Non fece neanche in tempo a pensare ad una replica: il dottore aveva già riattaccato.
Andò nel bagno delle signore a rinfrescarsi il trucco, come aveva ormai ben imparato ed all’ora prefissata il dottore la trovò pronta.
Andarono in un ristorante in città, in una zona però particolarmente tranquilla ed elegante e lì Corsi sciorinò nuovamente tutto il suo indubbio fascino nei confronti di Ambra che, sempre di più, si sentiva affascinata dall’uomo e turbata dall’aura di sessualità quasi animale che lui irraggiava attorno a sé.
I primi tempi sedevano al ristorante ai due lati opposti del tavolo, ma da qualche tempo Corsi aveva deciso che dovettero sedere ai due lati contigui e lei, effettivamente, non ci aveva mai trovato nulla di male. Anzi: ogni tanto Corsi vedeva qualche suo conoscente e perciò si chinava verso di lei per mormorarle sarcastici commenti all’orecchio, stappandole sempre un sorriso ed a volte anche una risatina garbata.
Parlando, inaspettatamente!, il dottore le appoggiò in modo assolutamente casuale la mano sulla coscia, quasi sul ginocchio: lei si sentì avvampare e resistette a fatica all’impulso di scostare la gamba e far levare quella mano che sentiva, sulla pelle, come se fosse incandescente.
In fondo la mano stava lì, appoggiata e non faceva assolutamente nulla’ era soltanto un innocentissimo contatto dovuto alla confidenza che ormai c’era tra loro: nulla di male, in fondo!
Si rese conto però che quella mano irradiava calore, calore che le arriva soprattutto ‘lì’ e che la faceva ‘che vergogna!!!- inumidire!
Tentò di concentrarsi sulla divertente narrazione che stava facendo Corsi, ma la sua mente le ricordò l’immagine di poco tempo prima: il possente corpo nudo del dottore al posto di quello macilento di suo marito.
Ebbe come un brivido e le sembrò che la sua cosina le si liquefacesse all’istante.
Alzò timidamente lo sguardo verso il viso del dottore e notò che aveva un’espressione strana, indecifrabile mentre sembrava studiarle il volto.
Un’ombra di sorrisetto dell’uomo e la mano si alzò dalla sua coscia e volò via, svolazzando nell’aria a commento della narrazione, mentre lei non osava controllare ‘né con lo sguardo, né tantomeno con la propria mano- se DAVVERO la mano del dottore le avesse lasciata come un’impronta ben marcata e profonda sulla coscia, come si lascia nella farina asciutta prima di cominciare ad impastare, così come lei chiaramente la percepiva.
Dopo non molto finirono di pranzare e lasciarono il ristorante andando verso la Porsche del dottore, che le aveva porto galantemente il braccio.
Sedettero in auto e lui le ricordò di allacciare la cintura; lei lo fece ma lui disse: ‘E’ arrotolata, aspetta che te la sistemo’ e si chinò verso di lei, le toccò lievemente la spalla e poi’ la sua bocca lì, davanti alla sua mentre lei era inebriata dal vino, dal dopobarba dell’uomo, dalla sua selvaggia mascolinità, da’
Sentì le labbra morbide dell’uomo aderire alle sue e la sua lingua che tentava di forzare le sue: non riuscì a resistere all’intrusione.
Finalmente sola, dopo il resto del pomeriggio di lavoro particolarmente frenetico.
Era sulla via di casa, ma decise che aveva bisogno di dieci minuti, non di più!, tutti per lei, per poter riflettere sugli avvenimenti di quella giornata.
Entrò in un bar, nonostante fosse sola!, si sedette ad un tavolino in un angolo e si fece portare ” umh’ un’aranciata, vah!’, ignorando ostentatamente le occhiate galanti o lascive degli altri avventori.
Ripassò ancora una volta gli avvenimenti nell’angusto abitacolo della Porsche: le labbra del dottore sulle sue, la lingua di lui che ingaggiava una lotta guizzante con quella di lei e che le invadeva la bocca, glie la esplorava, conquistava.
E la mano di lui sulla nuca, che la teneva stretta ‘inutilmente!- perché non si sottraesse a quel meraviglioso bacio.
E la mano, l’altra, che tornava sulla coscia, a cercare forse l’orma di prima e la cercava con lenta pazienza, risalendo un pochino oltre l’orlo della gonna, ma poi tornando indietro e poi facendosi visitare dal dubbio che fosse più verso l’interno della coscia, mentre lei sentiva la sua cosina fumare dal desiderio e ‘scandalosamente!- tratteneva il fiato in attesa di farsi sfuggire un liberatorio ‘Ohhhhh’.’ Per festeggiare l’arrivo di quella mano a sfiorarla’
Ma quel sospiro le era restato in gola: lui aveva tolto la mano, scostato le labbra che aderivano così bene alle sue, tolto l’altra mano dalla nuca e poi le aveva semplicemente mormorato: ‘Ambra, io ti desidero’, appena prima di scatenare l’ululato del motore e di partire sgommando.
Arrivati davanti al portone della ditta, Corsi si era fermato e le aveva detto di salire, mentre lui parcheggiava; aveva allungato la mano per aprirle galantemente la portiera: le loro labbra era vicine, pericolosamente vicine!, ma il dottore non volle sfruttare l’occasione e le fece solo un sorriso affettuoso, mentre una luce maliziosa gli brillava nello sguardo.
Lei scese, ricambiando il sorriso e si avventurò verso il portone, contenta di sapere che le sue gambe, che le tremavano come gelatina fino a poco prima, adesso le permettevano di camminare con una discreta naturalezza.
Unico grande imbarazzo, si sentiva bagnata come se si fosse fatta la pipi addosso.
Una rapida puntata nei bagni delle signore, le fece verificare l’entità del disastro: aveva il triangolino di stoffa del perizoma completamente inzuppato e, sfilandoselo, si era involontariamente sfiorata la cosina, che aveva subito reagito, manco fosse un cane mordace!, scatenandole una tempesta di sconvenienti brividi e regalandole l’immagine del dottore, nudo e sorridente, sdraiato al posto del suo povero Luigi e con una virilità maggiore ‘come aveva sentito raccontare da alcune sue compagne di scuola particolarmente sfacciate- di quella di suo marito.
Si scoprì che la sua lingua percorreva le labbra, come a cercare ancora il sapore del dottor Corsi e che non riusciva ad allontanare la mano dalla sua cosina’ anzi, aveva cominciato a sfiorarla con un polpastrello, provando brividi di piacere fin oltre il malessere’.
Decise che DOVEVA aver sollievo o non avrebbe potuto lavorare e perciò smise di tentare di togliere la mano, ma anzi si pizzicò ed accarezzò la sua intimità fino a che ebbe l’impressione di essere travolta, come da un treno!
Mentre, seduta sul sanitario, cercava di far tornare normale la sua respirazione, rifletté sulla bestialità -come le avevano inculcato i suoi pii genitori!- che aveva appena compiuto:
sarà stato anche un atto contro natura, di pura libidine’ ma era stato così sconvolgente, così piacevole’
Ma lei, comunque, era moglie e madre e, per quanto fosse stato piacevole, non doveva più cedere ai comportamenti riprovevoli e peccaminosi di quel pomeriggio, mai più!
Arrivata a casa finse ‘per la prima volta in vita sua!- una serenità ed una spensieratezza che era molto lontano dal provare, turbata com’era e il suo Luigi era contento come un cucciolo e le saltellava intorno.
Preparò la cena, ma prese un appunto mentale di portare marito e figlia a mangiare fuori, una delle prossime sere! E poi cenarono, misero a letto Maria ed andarono a letto anche loro.
Luigi era evidentemente su di giri e, dopo un po’, le rimise dolcemente la mano sulla nuca, guardandola negli occhi in una muta implorazione.
Non stava bene, era una cosa che fanno le sgualdrine’ ma in fondo oggi, lasciandosi baciare dal dottore, lei poteva forse dare lezioni di moralità?
Come risarcimento al male che gli aveva fatto, si abbassò docilmente sul ventre del marito e gli lambì appena l’ombelico, oltre a baciarglielo come la sera prima. Poi cominciò a far scorrere la punta della lingua in basso, verso i riccioletti di pelo che gli circondavano la base del’ coso e notò per la prima volta il forte odore -di’ selvatico?- che emanavano.
Invece di provare schifo, stranamente la sua cosina sembrò gradire quella sfacciata esplorazione in quell’immorale maniera e lei prese coraggio, aprì gli occhi e contemplò da due dita di distanza la virilità del marito, con la punta violacea che spuntava dalla pelle tesa del fusto, innervato di venuzze aggrovigliate, mentre sotto la sottile pellicina si intuiva che la parte superiore si assottigliava di colpo e sembrava solo appoggiata sul fusto del ‘coso’ di Luigi.
In cima alla punta, c’era una perlina di liquido denso e luccicante, appena fuori un buchino e fu più forte di lei: dovette assaggiarlo con una rapida lappata!
Teneva con due dita alla radice il coso di Luigi e lo sentì fremere, come e si risvegliasse ad una nuova vita e poi la sua mano che gli scostò, con affettuosa decisione, la testa, mentre due schizzetti partirono verso l’alto per tre o quattro centimetri, ricadendogli infine sulla pancia.
Si costrinse ad osservare quella cosa schifosa appena schizzata dal suo Luigi e vedeva un liquido biancastro come all’interno di un fluido trasparente’ Che cosa schifosa!
Luigi la baciò, l’abbracciò, felicissimo di quell’inaspettato sviluppo; poi si girò dall’altra parte e, tempo tre minuti, ronfava sereno.
Concetta rifletté amaramente che erano già due sere che faceva impazzire il suo Luigi, ma che lui neanche più la toccava, lasciandola piena di voglie. Il capo lo aveva di nuovo pesantemente cazziato, ma Luigi quel giorno era particolarmente distratto: ripensava ininterrottamente al favoloso dono ricevuto dalla sua Concetta: quel piccolo, lieve aprirsi al sesso che era solo come una sottile crepa sul liscio muro della sua educazione sessuofobica, ma che faceva intuire, sperare, pensare, prevedere che anche quel muro così arcigno avrebbe potuto crollare, prima o poi.
Rifletté che anche quello era una’ magia del dottor Corsi di cui, come effetto collaterale, beneficiava anche lui: da quando aveva cominciato a trasformare la sua Concetta in Ambra, lei era diventata meno insicura, aveva un altro portamento, un altro modo di comportarsi, di muoversi, di vestire: perfino il tono della voce era meno tremebondo.
Volendosi fare deliberatamente del male, considerò che quel pur timido miglioramento nella loro vita sessuale, era forse solo uno strascico di chissà quali cose Corsi le faceva fare!
Perché gli sembrava impossibile che il dottore, dopo averla trasformata ‘spendendo una bella cifretta, tra l’altro!- in un’affascinante giovane donna, non avesse ancora colto il’ frutto del suo investimento.
La sua Concetta non poteva neanche immaginare che lui si fosse appostato pazientemente davanti al palazzo della ditta, un giorno che si era preso una feria ed avesse pazientemente aspettato per poter almeno vedere da distante il dottor Corsi, il capobranco, il maschio-alfa.
Adesso aveva un’idea dell’aspetto (virile, leonino, possente) di a chi doveva sottomettersi, chi ringraziare per averlo onorato scegliendo la sua femmina e ricordava ancora con un fremito -di invidia ed ammirazione- l’occhiata che era riuscito a rivolgere al ‘pacco’ del dottore: ben più voluminoso del suo!
Riuscì ad immaginarsi la scena dell’imponente cazzo del dottore che penetrava la fichettina della sua Concetta e gli spasimi e lo stupore di lei, che non aveva mai conosciuto altro cazzo del suo, misero.
Quando erano a letto insieme, lui senza dare nell’occhio gliela controllava, ma la trovava sempre uguale e quindi, delle due l’una: o il dottore lo aveva, in realtà piccolo come il suo e per quello non lasciava tracce visibili, oppure per il momento la stava addestrando solo nel capitolo ‘pompini’.
Era interdetto in ogni caso, però: se fosse stato lui il maschio-alfa, non avrebbe esitato un minuto a sbattersi Conc’ uhm, Ambra!
Il telefono lo riscosse da queste, pur eccitanti, riflessioni.
‘Pronto’ Ciao, amore mio!… sì dimmi’ uh?… ma oggi, oggi stesso?… dove???… a Berlino???… ah!… uhm’ sì’ no dai, nessun problema!… Ma no, non preoccuparti: se il dottore ti vuole con lui a Berlino per tre giorni, tu devi andarci!… ma no, dai: a Maria ci penso io’ prendo ferie da oggi pomeriggio a venerdì, così’ -gli si aprì uno scenario davanti agli occhi della mente!-‘ anche se c’è qualche contrattempo, per esempio il volo cancellato e siete costretti a tornare il giorno dopo, non c’è problema, dai’ ma no che non mi scoccia, dai! So che è per lavoro’ ma sì, il lavoro prima di tutto, ricordi?… tra quanto?… ah! E come fai?… beh sì, col taxi arrivi a casa in un attimo, fai le valigie e poi ne chiami un altro’ ah, ti passa a prendere lui?…. beh, tanto meglio’ no, no, non preoccuparti’ sì lo so’ no, va bene’ ma no, ti ho detto di non preoccuparti, sciocchina’ sì, lo farò’ certo, starò attento, tranquilla’ sì, anch’io ti amo’ sì amore mio’ d’accordo, buon viaggio’ ciao’ sì un bacio’ ciao”
E così, dopo otto anni di matrimonio, per la prima volta non avrebbero dormito insieme’ anzi, neanche nella stessa città, neanche nello stesso paese!
Berlino’ ‘Berlino ci son stato con Bonetti, un po’ triste molto graaaande’, cantava Lucio Dalla e Luigi pensava alle scene di Cabaret, quello con Liza Minnelli, con le ballerine scollacciate e l’artista a giocare su pesanti doppi sensi’. E le Trabant accanto alle lussuose Mercedes ed alle scintillanti BMW’ Berlino!
Città di personaggi loschi, come le spie e di poliziotti inflessibili; industriosa di giorno quanto lasciva dal calare delle tenebre’ E sua moglie Concetta trascinata il quel pozzo di perdizione e lussuria!
No: non Concetta, ma la nuova, sofisticata, audace Ambra! Guidata dal dottor Corsi, il maschio-alfa del branco!
Dovette correre in bagno, a dar rapido sollievo alle sue pene di marito tradito!
Una scossa attutita, una spinta in avanti e l’improvviso frastuono dei motori: giudiziosamente legata alla poltroncina, vide la zona intorno a Berlino-Tegel rallentare bruscamente fin quasi a fermarsi e poi cambiare scorcio, mentre l’aereo girava sul raccordo per lasciare libera la pista di atterraggio.
Non aveva mai volato, prima di allora e le era stata di indubbio conforto la mano, con le dita strettamente intrecciate alle sue, del dottor Corsi che l’aveva aiutata a superare la furiosa accelerazione al decollo, per poi trovarsi a salire nel cielo con un’inclinazione assurda e dopo il volo monotono al di sopra delle nuvole, anche di quei lievi sballottamenti che l’aereo aveva subito, mentre perdeva quota e sembrava cercare il posto su cui posarsi, con le case e le auto che da lontani puntini diventavano man mano riconoscibili, fino a poterne indicare il modello.
Aveva stretto così forte la mano del dottore che aveva le nocche sbiancate e lo guardò con imbarazzata gratitudine, mentre allentava la stretta sulla sua mano, abbandonata sulla sua coscia, appena velata dalle autoreggenti.
Lui le sorrise, indulgente e la sua mano, appena liberata, le diede una live stretta alla coscia, rassicurante.
Dopo una veloce corsa in taxi, mentre fuori dai finestrini sfrecciavano i bei palazzi di una moderna e dinamica città, si trovarono in una sala riunioni, dove il dottor Corsi ricordò rapidamente a tutti chi era il capo, lì dentro.
Stabilito questo, delinearono la strategia per l’incontro di domani per i rappresentanti di una grossa società.
Erano le nove passate, quando raggiunsero il proprio albergo ed andarono ciascuno nella propria stanza per prepararsi ad uscire per cena; Concetta ne approfittò anche per una rapida telefonata al suo Luigi, per rassicurarlo sul viaggio, per narrargli brevemente le sue prime impressioni e per informarsi di lui e di Maria.
Corsi le aveva ‘consigliato’ (in pratica ordinato!) come vestirsi in ogni dettaglio -compreso il colore del perizoma ed il tipo di reggiseno da coordinarci!- e quando si osservò allo specchio, prima di lasciare la camera, fu felice ed orgogliosa del risultato: vide una bella donna, elegante ed affascinante e dall’aria molto più sicura di quanto lei, in realtà, si sentisse.
Ormai si stava abituando ai locali raffinati che frequentava seguendo il dottor Corsi ed a mangiare cose sempre nuove e sempre stupefacentemente buone.
Il ristorante di quella sera era tranquillo, elegante come gli altri ed i tavoli erano occupati quasi esclusivamente da coppie, ma Concetta era soprattutto incuriosita da un pesante tendaggio che sembrava coprire una parete.
Terminata la cena Corsi, invece di alzarsi per uscire, restò al tavolo, aspettando pazientemente che venisse sparecchiato e poi venisse portata una bottiglia di pregiato champagne ‘nel suo secchiello, insieme a due raffinati fl’tes- e Concetta, guardandosi intorno, notò che anche le altre coppie erano restate sedute ai tavoli sparecchiati e ornati da centrotavola di fiori e candele accese.
Poi il tendaggio scivolò ai lati e dietro apparve un’orchestrina, oltre una pista da ballo.
Cominciarono subito a suonare musiche dolci, ballabili e Corsi le sorrise, si alzò tenendole la mano e la invitò galantemente a danzare con lui.
Lei si vergognava, soprattutto perché non essendoci ancora altre coppie sulla pista, tutti gli occhi sarebbero stati puntati su di loro; ma poi un paio di coppie cominciarono a ballare e lei riuscì a vincere l’imbarazzo di ballare col suo capo e lo seguì sulla pista.
Non essendo una grande ballerina, era un po’ legnosa nei movimenti, ma subito Corsi la convinse a lasciarsi andare ed a farsi portare da lui, dandole all’occorrenza brevi istruzioni; era in effetti un buon ballerino e pezzo dopo pezzo lei cominciava ad essere sempre più disinvolta e divertita.
Alla fine di un valzer, le luci vennero abbassate e i musicisti attaccarono a suonare lenti da mattonella.
Lei era combattuta tra il pudore che le faceva desiderare di tornare a sedersi e il languore che la spingeva a ballare abbracciata ‘e stretta!- a Corsi, mentre con una certa qual apprensione cominciava a sentirsi inumidire.
Lui decise per entrambi e le sue mani sui fianchi la attirarono contro di lui, mentre abbassava un pochino la testa leonina per permetterle di cingergli il collo possente con le braccia.
Alla fine del secondo pezzo, le loro bocche erano pericolosamente vicine e lei sentiva nitidamente la sua possente erezione che le premeva sul pancino.
Concetta era imbarazzata a morte da quell’osceno contatto ed avrebbe voluto staccarsi, fuggire a rifugiarsi al loro tavolo, ma Ambra no: lei voleva godersi appieno quei balli, quella serata, quella giornata intera, fino alla notte che non era ancora iniziata, ma che sembrava promettere eventi indimenticabili.
La dignitosissima signora Concetta, madre amorevole e moglie esemplare, lasciò silenziosamente il locale, proprio mentre risuonava la divertita risata di Ambra. Guardò l’elegante abito da sera, che sembrava uno straccio buttato sulla folta moquette della camera: avrebbe proprio dovuto raccoglierlo, piegarlo e metterlo sulla poltroncina.
Ed anche le sue belle scarpe, che la slanciavano con quei sottili tacchi così alti, sembravano due carcasse abbandonate nel deserto, a non meno di mezzo metro l’una dall’altra, girate come se neanche si conoscessero.
La sua mano sfiorò casualmente un capezzolo e trasalì al contatto; lo guardò e lo vide eretto, gonfio, ipersensibile com’era diventato, dopo essere stato baciato, succhiato ed appena morsicato dal dottore, che ora ronfava lievemente accanto a lei, con la sua possente gamba a bloccarle le cosce.
Un leggero cerchio alla testa le rammentò la sua avventatezza nel bere lo champagne, lei che non era abituata!, ma a parte quello si sentiva bene, molto bene!
Come spezzoni di un film, ricordò le mani di Corsi che le accarezzavano il sedere mentre ballavano ed il sapore dei suoi baci, un sapore virile di maschio, tabacco, buon cibo ed ottimo vino e le sue mani che la facevano scivolar fuori dall’abito e lei nuda che lottava con la chiusura della cintura del dottore, impaziente e poi i suoi baci ovunque, le sue carezze dappertutto ed una voce ‘la sua!- che lo implorava di non fermarsi, di continuare, sì, così, ancora’
E poi quel membro spaventoso, che appoggiato alla sua cosina, premeva senza esitazioni per entrare per invaderla, per colmarla tutta e che cominciava a scivolare con lenta ostinazione dentro di lei, che si sentiva tirare, allargare, dilatare, forzare dolcemente le labbrine della sua cosina, mentre la sua bocca urlava un muto ‘Ohhhhhh’.’ di stupore e di gioia a sentirsi alla fine del suo primo, lento affondo, colmata finalmente tutta e sentirlo che le premeva dentro, in fondo, come mai aveva neanche immaginato che potesse succedere!
Si era sentita bagnatissima ed in effetti il grosso coso ”Cazzo! Chiamalo cazzo, accidenti! Impara a chiamare le cose col loro nome! Il mio CAZZO è piantato nella tua FICA, dopo che ti ho succhiato le TETTE e che ti ho palpato per bene il CULO! Li senti i miei COGLIONI che sbattono sulle labbra della tua FICA?’- il suo grosso cazzo scivolava bene nella sua fica, senza attriti e donandole ondate di piacere puro, che la travolgevano successivamente come le onde di una mareggiata che si rovesciano una dopo l’altra su una spiaggia sabbiosa.
Era così in estasi che ebbe soltanto un attimo di ritrosia, quando il dottor Corsi glie lo sfilò e glie lo presentò davanti alla bocca dicendo semplicemente: ‘Succhialo!’
E lei si trovò con le labbra tirate sui denti, la mascella che le doleva dallo sforzo per ospitarlo e lui che la invadeva anche lì, spingendosi con fermezza fino in fondo, fino a farle venire un conato, ma voleva farlo per lui, per il SUO dottor Corsi, per dimostrargli la riconoscenza che provava per tutto quello che lui aveva fatto per lei ed anche per cercare di convincerlo di essere all’altezza delle sue aspettative.
Mentre veniva posseduta, aveva scoperto il piacevole gioco di passare le unghie sul suo possente petto villoso e quei peli riccioli e quella pelle abbronzata le davano un piacere inaspettato.
Poi lui la fece andare sopra di sé e lei, che amava quella posizione, con decisione cercò il suo cazzo, se lo appoggiò sulla vulva e poi spinse e se lo fece entrare tutto, centimetro dopo centimetro, infinito, dentro fino ad urtarle il collo dell’utero e poi, dopo aver assaporato quelle sensazioni, cominciò la sua danza su di lui e lui che le toccava i seni, glie li baciava, gli morsicava i capezzoli facendole sentire spasmi di dolore e piacere insieme, come anche quelli che le sue grosse mani le provocavano sculacciandole le chiappine.
Alla fine venne completamente travolta da un uragano di emozioni e sensazioni che non aveva mai provato prima e sentì l’enorme verga del dottore ingrandirsi ed irrigidirsi ancora, mentre cominciava a pulsare ritmicamente, come un ponte di ferro che cominciasse a oscillare a causa di un treno che veniva verso di lei rombante, urlante e coi fari accesi e che la travolgesse, mentre lei non poteva scappare, bloccata lì dalle possenti mani del dottore che premevano sulle sue cosce e lei si sentì piacevolmente morire, mentre percepiva i potenti fiotti del piacere dell’uomo che la riempivano completamente.
E così fece, festosa come una bimba che mostra con gioia ed orgoglio tutti i bellissimi regali che Babbo Natale le aveva lasciato sotto l’albero.
Vedeva che Luigi strabuzzava gli occhi, guardando l’infinità di cose che Corsi aveva comprato alla moglie e ne tastava la delicata e preziosa consistenza ed ascoltava con un’espressione in parte rapita ed in parte sofferente la narrazione della giornata.
Quando lei accennò al lavoro’ in profondità dell’estetista, chiese docilmente se poteva vedere e sua moglie (bella come mai aveva notato che potesse essere!), sì schermi, dicendogli che avrebbe potuto farlo quando sarebbero andati a dormire, ma non lo disse con l’abituale tono vergognoso, no: solo con un tono pratico; Luigi rifletté che la sua Concetta sembrava un’altra persona: molto più sicura di sé, più in pace con se stessa e forse, col tempo, sarebbe riuscita anche a lasciarsi andare per diventare quella femmina appassionata che lui aveva sempre sperato che diventasse negli anni, ma senza che finora fosse cambiata di tanto così!
Si rendeva conto che il maschio alfa si era messo all’opera per sedurre sua moglie, ma più che irritarsi, provava nei confronti del dottor Corsi una sorta di’ gratitudine, per averlo degnato di un sentimento, fosse anche solo la voglia di rubargli la moglie!
Concetta però osservava le reazioni del marito e notò un qual certo rattrappirsi, in lui, schiacciato dall’aura di carisma che Corsi era riuscito a far giungere anche nella loro casetta.
Saggiamente, decise di non raccontare la pur irrilevante parte delle mani accanto sul tavolo e del suo volgare umidore: amava Luigi e sapeva che anche per lui questa era una certezza; per questo non voleva provocargli una inutile sofferenza per un qualcosa, in fondo, assolutamente innocente. Lavorare col dottor Corsi, fianco a fianco, permise a Concetta di capire in pochi giorni non solo cosa le veniva chiesto di fare, ma anche il modo più soddisfacente per farlo e l’autostima della donna cresceva, man mano che si rendeva conto di quanto la capacità nello svolgere il suo lavoro venisse apprezzata dai colleghi e superiori.
Lavorare accanto al vulcanico dottore non era facile, ma via via che doveva confrontarsi con sempre nuovi e più complessi problemi, risolvendoli, veniva lodata da Corsi che, in quelle occasioni, calava la maschera dei modi burberi al limite dell’aggressività per farle garbati e sinceri apprezzamenti.
Luigi vedeva la moglie cambiare, evolversi, arrivare finalmente a sbocciare, a fiorire come donna, come la donna che aveva sempre sognato di vederla diventare, anche se lui, in tanti anni, non era stato capace neanche di farle cominciare quel processo che ora vedeva progredire, giorno dopo giorno, sotto i suoi occhi.
Dopo una ventina di giorni, confrontò la Concetta che ricordava con questa Ambra e le sembravano due persone diversissime: Ambra aveva un portamento migliore, più eretto, sorrideva più spesso perché era più facilmente di buon umore; il suo aspetto ovviamente, grazie alla rivoluzione del look, era cambiato moltissimo e ciò le aveva dato una sicurezza che prima non aveva assolutamente ed a questo contribuiva non poco l’apprezzamento e la stima di cui cominciava a godere sul lavoro.
Perfino l’ambito sessuale tra loro risentiva di questo cambiamento: non che Ambra fosse diventata la scatenata baccante che Luigi aveva sempre sognato che diventasse, intendiamoci!, ma comunque lei sembrava fare l’amore con lui più volentieri, come se avesse smesso di essere un immondo sacrificio imposto dal matrimonio.
Una sera, forse per la complicità della buona bottiglia di ottimo vino che Corsi aveva regalato a sua moglie e che aveva allietato la loro cena, mentre facevano i preliminari del loro fare all’amore, Luigi le appoggiò una mano nulla nuca e poi provò, timidamente, a farle abbassare il viso sul suo pube, unica zona cespugliosa del suo scarno corpo.
Lei lo guardò, con lo sguardo stupito ed interdetto, non aspettandosi certo quella ‘sconveniente’ tacita richiesta.
Lui non disse nulla; solo, la guardò col suo sguardo da cane bastonato e questo bastò perché lei si convincesse ad abbassarsi ed a posargli un bacio, un unico tenero bacio sull’ombelico.
Quell’inaspettato gesto ebbe un effetto esplosivo su di lui, che sentì immediatamente il cazzo vibrargli, prossimo ad un’improvvisa e potente eiaculazione; immaginò con orrore il suo schizzo che colpiva la guancia ignara della moglie e le sue possibili reazioni: scostò con una brusca carezza la testa di lei, mentre l’altra mano piegava da una parte il suo membro, col palmo che accoglieva subito il fluido del suo improvviso piacere!
Quando tornò in pieno possesso delle sue facoltà, vide che Concetta lo guardava con aria stupita e sentì di doverle una spiegazione: ‘E’ tanto tempo che sogno che tu faccia una cosa del genere e oggi, che hai osato, non ho saputo resistere! E’ stato un bellissimo dono che mi hai fatto! Grazie amore mio!’
La moglie lo guardava sempre interdetta, anche se con un vago sorriso che mescolava perplessità a gioia ed alla fine si baciarono teneramente.
Concetta era turbata, il giorno dopo in ufficio, e non riusciva a concentrarsi completamente sul lavoro, perché continuava a pensare alle conseguenze del suo gesto da svergognata sul suo povero marito: soltanto appoggiandogli le labbra sulla pancia, lui era esploso di piacere!
Ma quanto potere aveva lei, donna!, su di lui?
Per un attimo, un pensiero assolutamente osceno le attraversò la mente: che al posto dello scarno e pallido corpo di Luigi, ci fosse stato quello abbronzato e ben più possente di Corsi’
Oddio!!!! Ma cosa stava pensando??? Stava forse impazzendo?
Verso mezzogiorno, il dottor Corsi tornò in ufficio, dopo essere stato fuori tutta la mattina.
Concetta lo sentiva abbaiare al telefono, come al solito, aggredendo i propri interlocutori e si rallegrò una volta di più che con lei il dottore fosse quasi sempre molto gentile.
Dopo una mezzora, le squillò il telefono: ‘Ambra, preparati! Tra quindici minuti andiamo a pranzo!’
Non fece neanche in tempo a pensare ad una replica: il dottore aveva già riattaccato.
Andò nel bagno delle signore a rinfrescarsi il trucco, come aveva ormai ben imparato ed all’ora prefissata il dottore la trovò pronta.
Andarono in un ristorante in città, in una zona però particolarmente tranquilla ed elegante e lì Corsi sciorinò nuovamente tutto il suo indubbio fascino nei confronti di Ambra che, sempre di più, si sentiva affascinata dall’uomo e turbata dall’aura di sessualità quasi animale che lui irraggiava attorno a sé.
I primi tempi sedevano al ristorante ai due lati opposti del tavolo, ma da qualche tempo Corsi aveva deciso che dovettero sedere ai due lati contigui e lei, effettivamente, non ci aveva mai trovato nulla di male. Anzi: ogni tanto Corsi vedeva qualche suo conoscente e perciò si chinava verso di lei per mormorarle sarcastici commenti all’orecchio, stappandole sempre un sorriso ed a volte anche una risatina garbata.
Parlando, inaspettatamente!, il dottore le appoggiò in modo assolutamente casuale la mano sulla coscia, quasi sul ginocchio: lei si sentì avvampare e resistette a fatica all’impulso di scostare la gamba e far levare quella mano che sentiva, sulla pelle, come se fosse incandescente.
In fondo la mano stava lì, appoggiata e non faceva assolutamente nulla’ era soltanto un innocentissimo contatto dovuto alla confidenza che ormai c’era tra loro: nulla di male, in fondo!
Si rese conto però che quella mano irradiava calore, calore che le arriva soprattutto ‘lì’ e che la faceva ‘che vergogna!!!- inumidire!
Tentò di concentrarsi sulla divertente narrazione che stava facendo Corsi, ma la sua mente le ricordò l’immagine di poco tempo prima: il possente corpo nudo del dottore al posto di quello macilento di suo marito.
Ebbe come un brivido e le sembrò che la sua cosina le si liquefacesse all’istante.
Alzò timidamente lo sguardo verso il viso del dottore e notò che aveva un’espressione strana, indecifrabile mentre sembrava studiarle il volto.
Un’ombra di sorrisetto dell’uomo e la mano si alzò dalla sua coscia e volò via, svolazzando nell’aria a commento della narrazione, mentre lei non osava controllare ‘né con lo sguardo, né tantomeno con la propria mano- se DAVVERO la mano del dottore le avesse lasciata come un’impronta ben marcata e profonda sulla coscia, come si lascia nella farina asciutta prima di cominciare ad impastare, così come lei chiaramente la percepiva.
Dopo non molto finirono di pranzare e lasciarono il ristorante andando verso la Porsche del dottore, che le aveva porto galantemente il braccio.
Sedettero in auto e lui le ricordò di allacciare la cintura; lei lo fece ma lui disse: ‘E’ arrotolata, aspetta che te la sistemo’ e si chinò verso di lei, le toccò lievemente la spalla e poi’ la sua bocca lì, davanti alla sua mentre lei era inebriata dal vino, dal dopobarba dell’uomo, dalla sua selvaggia mascolinità, da’
Sentì le labbra morbide dell’uomo aderire alle sue e la sua lingua che tentava di forzare le sue: non riuscì a resistere all’intrusione.
Finalmente sola, dopo il resto del pomeriggio di lavoro particolarmente frenetico.
Era sulla via di casa, ma decise che aveva bisogno di dieci minuti, non di più!, tutti per lei, per poter riflettere sugli avvenimenti di quella giornata.
Entrò in un bar, nonostante fosse sola!, si sedette ad un tavolino in un angolo e si fece portare ” umh’ un’aranciata, vah!’, ignorando ostentatamente le occhiate galanti o lascive degli altri avventori.
Ripassò ancora una volta gli avvenimenti nell’angusto abitacolo della Porsche: le labbra del dottore sulle sue, la lingua di lui che ingaggiava una lotta guizzante con quella di lei e che le invadeva la bocca, glie la esplorava, conquistava.
E la mano di lui sulla nuca, che la teneva stretta ‘inutilmente!- perché non si sottraesse a quel meraviglioso bacio.
E la mano, l’altra, che tornava sulla coscia, a cercare forse l’orma di prima e la cercava con lenta pazienza, risalendo un pochino oltre l’orlo della gonna, ma poi tornando indietro e poi facendosi visitare dal dubbio che fosse più verso l’interno della coscia, mentre lei sentiva la sua cosina fumare dal desiderio e ‘scandalosamente!- tratteneva il fiato in attesa di farsi sfuggire un liberatorio ‘Ohhhhh’.’ Per festeggiare l’arrivo di quella mano a sfiorarla’
Ma quel sospiro le era restato in gola: lui aveva tolto la mano, scostato le labbra che aderivano così bene alle sue, tolto l’altra mano dalla nuca e poi le aveva semplicemente mormorato: ‘Ambra, io ti desidero’, appena prima di scatenare l’ululato del motore e di partire sgommando.
Arrivati davanti al portone della ditta, Corsi si era fermato e le aveva detto di salire, mentre lui parcheggiava; aveva allungato la mano per aprirle galantemente la portiera: le loro labbra era vicine, pericolosamente vicine!, ma il dottore non volle sfruttare l’occasione e le fece solo un sorriso affettuoso, mentre una luce maliziosa gli brillava nello sguardo.
Lei scese, ricambiando il sorriso e si avventurò verso il portone, contenta di sapere che le sue gambe, che le tremavano come gelatina fino a poco prima, adesso le permettevano di camminare con una discreta naturalezza.
Unico grande imbarazzo, si sentiva bagnata come se si fosse fatta la pipi addosso.
Una rapida puntata nei bagni delle signore, le fece verificare l’entità del disastro: aveva il triangolino di stoffa del perizoma completamente inzuppato e, sfilandoselo, si era involontariamente sfiorata la cosina, che aveva subito reagito, manco fosse un cane mordace!, scatenandole una tempesta di sconvenienti brividi e regalandole l’immagine del dottore, nudo e sorridente, sdraiato al posto del suo povero Luigi e con una virilità maggiore ‘come aveva sentito raccontare da alcune sue compagne di scuola particolarmente sfacciate- di quella di suo marito.
Si scoprì che la sua lingua percorreva le labbra, come a cercare ancora il sapore del dottor Corsi e che non riusciva ad allontanare la mano dalla sua cosina’ anzi, aveva cominciato a sfiorarla con un polpastrello, provando brividi di piacere fin oltre il malessere’.
Decise che DOVEVA aver sollievo o non avrebbe potuto lavorare e perciò smise di tentare di togliere la mano, ma anzi si pizzicò ed accarezzò la sua intimità fino a che ebbe l’impressione di essere travolta, come da un treno!
Mentre, seduta sul sanitario, cercava di far tornare normale la sua respirazione, rifletté sulla bestialità -come le avevano inculcato i suoi pii genitori!- che aveva appena compiuto:
sarà stato anche un atto contro natura, di pura libidine’ ma era stato così sconvolgente, così piacevole’
Ma lei, comunque, era moglie e madre e, per quanto fosse stato piacevole, non doveva più cedere ai comportamenti riprovevoli e peccaminosi di quel pomeriggio, mai più!
Arrivata a casa finse ‘per la prima volta in vita sua!- una serenità ed una spensieratezza che era molto lontano dal provare, turbata com’era e il suo Luigi era contento come un cucciolo e le saltellava intorno.
Preparò la cena, ma prese un appunto mentale di portare marito e figlia a mangiare fuori, una delle prossime sere! E poi cenarono, misero a letto Maria ed andarono a letto anche loro.
Luigi era evidentemente su di giri e, dopo un po’, le rimise dolcemente la mano sulla nuca, guardandola negli occhi in una muta implorazione.
Non stava bene, era una cosa che fanno le sgualdrine’ ma in fondo oggi, lasciandosi baciare dal dottore, lei poteva forse dare lezioni di moralità?
Come risarcimento al male che gli aveva fatto, si abbassò docilmente sul ventre del marito e gli lambì appena l’ombelico, oltre a baciarglielo come la sera prima. Poi cominciò a far scorrere la punta della lingua in basso, verso i riccioletti di pelo che gli circondavano la base del’ coso e notò per la prima volta il forte odore -di’ selvatico?- che emanavano.
Invece di provare schifo, stranamente la sua cosina sembrò gradire quella sfacciata esplorazione in quell’immorale maniera e lei prese coraggio, aprì gli occhi e contemplò da due dita di distanza la virilità del marito, con la punta violacea che spuntava dalla pelle tesa del fusto, innervato di venuzze aggrovigliate, mentre sotto la sottile pellicina si intuiva che la parte superiore si assottigliava di colpo e sembrava solo appoggiata sul fusto del ‘coso’ di Luigi.
In cima alla punta, c’era una perlina di liquido denso e luccicante, appena fuori un buchino e fu più forte di lei: dovette assaggiarlo con una rapida lappata!
Teneva con due dita alla radice il coso di Luigi e lo sentì fremere, come e si risvegliasse ad una nuova vita e poi la sua mano che gli scostò, con affettuosa decisione, la testa, mentre due schizzetti partirono verso l’alto per tre o quattro centimetri, ricadendogli infine sulla pancia.
Si costrinse ad osservare quella cosa schifosa appena schizzata dal suo Luigi e vedeva un liquido biancastro come all’interno di un fluido trasparente’ Che cosa schifosa!
Luigi la baciò, l’abbracciò, felicissimo di quell’inaspettato sviluppo; poi si girò dall’altra parte e, tempo tre minuti, ronfava sereno.
Concetta rifletté amaramente che erano già due sere che faceva impazzire il suo Luigi, ma che lui neanche più la toccava, lasciandola piena di voglie. Il capo lo aveva di nuovo pesantemente cazziato, ma Luigi quel giorno era particolarmente distratto: ripensava ininterrottamente al favoloso dono ricevuto dalla sua Concetta: quel piccolo, lieve aprirsi al sesso che era solo come una sottile crepa sul liscio muro della sua educazione sessuofobica, ma che faceva intuire, sperare, pensare, prevedere che anche quel muro così arcigno avrebbe potuto crollare, prima o poi.
Rifletté che anche quello era una’ magia del dottor Corsi di cui, come effetto collaterale, beneficiava anche lui: da quando aveva cominciato a trasformare la sua Concetta in Ambra, lei era diventata meno insicura, aveva un altro portamento, un altro modo di comportarsi, di muoversi, di vestire: perfino il tono della voce era meno tremebondo.
Volendosi fare deliberatamente del male, considerò che quel pur timido miglioramento nella loro vita sessuale, era forse solo uno strascico di chissà quali cose Corsi le faceva fare!
Perché gli sembrava impossibile che il dottore, dopo averla trasformata ‘spendendo una bella cifretta, tra l’altro!- in un’affascinante giovane donna, non avesse ancora colto il’ frutto del suo investimento.
La sua Concetta non poteva neanche immaginare che lui si fosse appostato pazientemente davanti al palazzo della ditta, un giorno che si era preso una feria ed avesse pazientemente aspettato per poter almeno vedere da distante il dottor Corsi, il capobranco, il maschio-alfa.
Adesso aveva un’idea dell’aspetto (virile, leonino, possente) di a chi doveva sottomettersi, chi ringraziare per averlo onorato scegliendo la sua femmina e ricordava ancora con un fremito -di invidia ed ammirazione- l’occhiata che era riuscito a rivolgere al ‘pacco’ del dottore: ben più voluminoso del suo!
Riuscì ad immaginarsi la scena dell’imponente cazzo del dottore che penetrava la fichettina della sua Concetta e gli spasimi e lo stupore di lei, che non aveva mai conosciuto altro cazzo del suo, misero.
Quando erano a letto insieme, lui senza dare nell’occhio gliela controllava, ma la trovava sempre uguale e quindi, delle due l’una: o il dottore lo aveva, in realtà piccolo come il suo e per quello non lasciava tracce visibili, oppure per il momento la stava addestrando solo nel capitolo ‘pompini’.
Era interdetto in ogni caso, però: se fosse stato lui il maschio-alfa, non avrebbe esitato un minuto a sbattersi Conc’ uhm, Ambra!
Il telefono lo riscosse da queste, pur eccitanti, riflessioni.
‘Pronto’ Ciao, amore mio!… sì dimmi’ uh?… ma oggi, oggi stesso?… dove???… a Berlino???… ah!… uhm’ sì’ no dai, nessun problema!… Ma no, non preoccuparti: se il dottore ti vuole con lui a Berlino per tre giorni, tu devi andarci!… ma no, dai: a Maria ci penso io’ prendo ferie da oggi pomeriggio a venerdì, così’ -gli si aprì uno scenario davanti agli occhi della mente!-‘ anche se c’è qualche contrattempo, per esempio il volo cancellato e siete costretti a tornare il giorno dopo, non c’è problema, dai’ ma no che non mi scoccia, dai! So che è per lavoro’ ma sì, il lavoro prima di tutto, ricordi?… tra quanto?… ah! E come fai?… beh sì, col taxi arrivi a casa in un attimo, fai le valigie e poi ne chiami un altro’ ah, ti passa a prendere lui?…. beh, tanto meglio’ no, no, non preoccuparti’ sì lo so’ no, va bene’ ma no, ti ho detto di non preoccuparti, sciocchina’ sì, lo farò’ certo, starò attento, tranquilla’ sì, anch’io ti amo’ sì amore mio’ d’accordo, buon viaggio’ ciao’ sì un bacio’ ciao”
E così, dopo otto anni di matrimonio, per la prima volta non avrebbero dormito insieme’ anzi, neanche nella stessa città, neanche nello stesso paese!
Berlino’ ‘Berlino ci son stato con Bonetti, un po’ triste molto graaaande’, cantava Lucio Dalla e Luigi pensava alle scene di Cabaret, quello con Liza Minnelli, con le ballerine scollacciate e l’artista a giocare su pesanti doppi sensi’. E le Trabant accanto alle lussuose Mercedes ed alle scintillanti BMW’ Berlino!
Città di personaggi loschi, come le spie e di poliziotti inflessibili; industriosa di giorno quanto lasciva dal calare delle tenebre’ E sua moglie Concetta trascinata il quel pozzo di perdizione e lussuria!
No: non Concetta, ma la nuova, sofisticata, audace Ambra! Guidata dal dottor Corsi, il maschio-alfa del branco!
Dovette correre in bagno, a dar rapido sollievo alle sue pene di marito tradito!
Una scossa attutita, una spinta in avanti e l’improvviso frastuono dei motori: giudiziosamente legata alla poltroncina, vide la zona intorno a Berlino-Tegel rallentare bruscamente fin quasi a fermarsi e poi cambiare scorcio, mentre l’aereo girava sul raccordo per lasciare libera la pista di atterraggio.
Non aveva mai volato, prima di allora e le era stata di indubbio conforto la mano, con le dita strettamente intrecciate alle sue, del dottor Corsi che l’aveva aiutata a superare la furiosa accelerazione al decollo, per poi trovarsi a salire nel cielo con un’inclinazione assurda e dopo il volo monotono al di sopra delle nuvole, anche di quei lievi sballottamenti che l’aereo aveva subito, mentre perdeva quota e sembrava cercare il posto su cui posarsi, con le case e le auto che da lontani puntini diventavano man mano riconoscibili, fino a poterne indicare il modello.
Aveva stretto così forte la mano del dottore che aveva le nocche sbiancate e lo guardò con imbarazzata gratitudine, mentre allentava la stretta sulla sua mano, abbandonata sulla sua coscia, appena velata dalle autoreggenti.
Lui le sorrise, indulgente e la sua mano, appena liberata, le diede una live stretta alla coscia, rassicurante.
Dopo una veloce corsa in taxi, mentre fuori dai finestrini sfrecciavano i bei palazzi di una moderna e dinamica città, si trovarono in una sala riunioni, dove il dottor Corsi ricordò rapidamente a tutti chi era il capo, lì dentro.
Stabilito questo, delinearono la strategia per l’incontro di domani per i rappresentanti di una grossa società.
Erano le nove passate, quando raggiunsero il proprio albergo ed andarono ciascuno nella propria stanza per prepararsi ad uscire per cena; Concetta ne approfittò anche per una rapida telefonata al suo Luigi, per rassicurarlo sul viaggio, per narrargli brevemente le sue prime impressioni e per informarsi di lui e di Maria.
Corsi le aveva ‘consigliato’ (in pratica ordinato!) come vestirsi in ogni dettaglio -compreso il colore del perizoma ed il tipo di reggiseno da coordinarci!- e quando si osservò allo specchio, prima di lasciare la camera, fu felice ed orgogliosa del risultato: vide una bella donna, elegante ed affascinante e dall’aria molto più sicura di quanto lei, in realtà, si sentisse.
Ormai si stava abituando ai locali raffinati che frequentava seguendo il dottor Corsi ed a mangiare cose sempre nuove e sempre stupefacentemente buone.
Il ristorante di quella sera era tranquillo, elegante come gli altri ed i tavoli erano occupati quasi esclusivamente da coppie, ma Concetta era soprattutto incuriosita da un pesante tendaggio che sembrava coprire una parete.
Terminata la cena Corsi, invece di alzarsi per uscire, restò al tavolo, aspettando pazientemente che venisse sparecchiato e poi venisse portata una bottiglia di pregiato champagne ‘nel suo secchiello, insieme a due raffinati fl’tes- e Concetta, guardandosi intorno, notò che anche le altre coppie erano restate sedute ai tavoli sparecchiati e ornati da centrotavola di fiori e candele accese.
Poi il tendaggio scivolò ai lati e dietro apparve un’orchestrina, oltre una pista da ballo.
Cominciarono subito a suonare musiche dolci, ballabili e Corsi le sorrise, si alzò tenendole la mano e la invitò galantemente a danzare con lui.
Lei si vergognava, soprattutto perché non essendoci ancora altre coppie sulla pista, tutti gli occhi sarebbero stati puntati su di loro; ma poi un paio di coppie cominciarono a ballare e lei riuscì a vincere l’imbarazzo di ballare col suo capo e lo seguì sulla pista.
Non essendo una grande ballerina, era un po’ legnosa nei movimenti, ma subito Corsi la convinse a lasciarsi andare ed a farsi portare da lui, dandole all’occorrenza brevi istruzioni; era in effetti un buon ballerino e pezzo dopo pezzo lei cominciava ad essere sempre più disinvolta e divertita.
Alla fine di un valzer, le luci vennero abbassate e i musicisti attaccarono a suonare lenti da mattonella.
Lei era combattuta tra il pudore che le faceva desiderare di tornare a sedersi e il languore che la spingeva a ballare abbracciata ‘e stretta!- a Corsi, mentre con una certa qual apprensione cominciava a sentirsi inumidire.
Lui decise per entrambi e le sue mani sui fianchi la attirarono contro di lui, mentre abbassava un pochino la testa leonina per permetterle di cingergli il collo possente con le braccia.
Alla fine del secondo pezzo, le loro bocche erano pericolosamente vicine e lei sentiva nitidamente la sua possente erezione che le premeva sul pancino.
Concetta era imbarazzata a morte da quell’osceno contatto ed avrebbe voluto staccarsi, fuggire a rifugiarsi al loro tavolo, ma Ambra no: lei voleva godersi appieno quei balli, quella serata, quella giornata intera, fino alla notte che non era ancora iniziata, ma che sembrava promettere eventi indimenticabili.
La dignitosissima signora Concetta, madre amorevole e moglie esemplare, lasciò silenziosamente il locale, proprio mentre risuonava la divertita risata di Ambra. Guardò l’elegante abito da sera, che sembrava uno straccio buttato sulla folta moquette della camera: avrebbe proprio dovuto raccoglierlo, piegarlo e metterlo sulla poltroncina.
Ed anche le sue belle scarpe, che la slanciavano con quei sottili tacchi così alti, sembravano due carcasse abbandonate nel deserto, a non meno di mezzo metro l’una dall’altra, girate come se neanche si conoscessero.
La sua mano sfiorò casualmente un capezzolo e trasalì al contatto; lo guardò e lo vide eretto, gonfio, ipersensibile com’era diventato, dopo essere stato baciato, succhiato ed appena morsicato dal dottore, che ora ronfava lievemente accanto a lei, con la sua possente gamba a bloccarle le cosce.
Un leggero cerchio alla testa le rammentò la sua avventatezza nel bere lo champagne, lei che non era abituata!, ma a parte quello si sentiva bene, molto bene!
Come spezzoni di un film, ricordò le mani di Corsi che le accarezzavano il sedere mentre ballavano ed il sapore dei suoi baci, un sapore virile di maschio, tabacco, buon cibo ed ottimo vino e le sue mani che la facevano scivolar fuori dall’abito e lei nuda che lottava con la chiusura della cintura del dottore, impaziente e poi i suoi baci ovunque, le sue carezze dappertutto ed una voce ‘la sua!- che lo implorava di non fermarsi, di continuare, sì, così, ancora’
E poi quel membro spaventoso, che appoggiato alla sua cosina, premeva senza esitazioni per entrare per invaderla, per colmarla tutta e che cominciava a scivolare con lenta ostinazione dentro di lei, che si sentiva tirare, allargare, dilatare, forzare dolcemente le labbrine della sua cosina, mentre la sua bocca urlava un muto ‘Ohhhhhh’.’ di stupore e di gioia a sentirsi alla fine del suo primo, lento affondo, colmata finalmente tutta e sentirlo che le premeva dentro, in fondo, come mai aveva neanche immaginato che potesse succedere!
Si era sentita bagnatissima ed in effetti il grosso coso ”Cazzo! Chiamalo cazzo, accidenti! Impara a chiamare le cose col loro nome! Il mio CAZZO è piantato nella tua FICA, dopo che ti ho succhiato le TETTE e che ti ho palpato per bene il CULO! Li senti i miei COGLIONI che sbattono sulle labbra della tua FICA?’- il suo grosso cazzo scivolava bene nella sua fica, senza attriti e donandole ondate di piacere puro, che la travolgevano successivamente come le onde di una mareggiata che si rovesciano una dopo l’altra su una spiaggia sabbiosa.
Era così in estasi che ebbe soltanto un attimo di ritrosia, quando il dottor Corsi glie lo sfilò e glie lo presentò davanti alla bocca dicendo semplicemente: ‘Succhialo!’
E lei si trovò con le labbra tirate sui denti, la mascella che le doleva dallo sforzo per ospitarlo e lui che la invadeva anche lì, spingendosi con fermezza fino in fondo, fino a farle venire un conato, ma voleva farlo per lui, per il SUO dottor Corsi, per dimostrargli la riconoscenza che provava per tutto quello che lui aveva fatto per lei ed anche per cercare di convincerlo di essere all’altezza delle sue aspettative.
Mentre veniva posseduta, aveva scoperto il piacevole gioco di passare le unghie sul suo possente petto villoso e quei peli riccioli e quella pelle abbronzata le davano un piacere inaspettato.
Poi lui la fece andare sopra di sé e lei, che amava quella posizione, con decisione cercò il suo cazzo, se lo appoggiò sulla vulva e poi spinse e se lo fece entrare tutto, centimetro dopo centimetro, infinito, dentro fino ad urtarle il collo dell’utero e poi, dopo aver assaporato quelle sensazioni, cominciò la sua danza su di lui e lui che le toccava i seni, glie li baciava, gli morsicava i capezzoli facendole sentire spasmi di dolore e piacere insieme, come anche quelli che le sue grosse mani le provocavano sculacciandole le chiappine.
Alla fine venne completamente travolta da un uragano di emozioni e sensazioni che non aveva mai provato prima e sentì l’enorme verga del dottore ingrandirsi ed irrigidirsi ancora, mentre cominciava a pulsare ritmicamente, come un ponte di ferro che cominciasse a oscillare a causa di un treno che veniva verso di lei rombante, urlante e coi fari accesi e che la travolgesse, mentre lei non poteva scappare, bloccata lì dalle possenti mani del dottore che premevano sulle sue cosce e lei si sentì piacevolmente morire, mentre percepiva i potenti fiotti del piacere dell’uomo che la riempivano completamente.
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