Scoprirsi Ambra 7

di
genere
corna

Ambra era ancora sconvolta dal dirompente orgasmo appena provato, che già Corsi l’aveva fatta alzare e l’aveva fatta mettere alla pecorina.
Poi, mentre le accarezzava le ninfe congestionate ed imperlate del miele del piacere provato da lei, andando coi polpastrelli dalle piegoline che nascondono il clito fin su, fino al perineo ed al buchino e facendola fremere ancora di piacere, si rivolse a Luigi, in modo autoritario: «Non stare lì a menartelo ed a non fare un cazzo! Vieni qui a leccare il culo a tua moglie!»
Lui scattò in piedi ed obbedì immediatamente: la sua Concetta era di profilo, rispetto alla portafinestra e quindi lui considerò che chi guardava l’avrebbe vista bene, nella stanza illuminata, mentre le veniva sverginato il culo!
Una torbida felicità lo invase e quasi non ascoltò le suppliche di Ambra, perché il suo principale desistesse da quell’osceno e doloroso progetto.
Corsi non si lasciò intenerire dalle suppliche della donna e quando valutò che Luigi l’avesse insalivata a sufficienza, lo rimandò a sedere sulla sua seggiola; poi si inginocchiò sul letto, con le ginocchia all’esterno di quelle della donna e con un unico colpo la penetrò davanti, mantenendo poi un ritmo abbastanza veloce.
Dopo un paio di minuti, la donna stava di nuovo cominciando a scalare il piacere, forse anche rassicurata dal pensiero che forse il suo capo avesse rinunciato ai suoi cruenti propositi, enunciati poco prima, ma il dottore si rivolse nuovamente all’omino: «Metti via quel cosino buffo col quale stai giocando e vieni qua: visto che ti fa piacere vedere come monto tua moglie, ti regalo un posto in prima fila!
Ecco, mettiti qui, così, in posizione di sessantanove… dai, vieni più sotto con la testa… ed ora leccala, mentre la scopo!»
Obbedì senza esitazioni e leccò appassionatamente le ninfe della sua compagna di vita, appena disturbato dai possenti ed irsuti coglioni dell’uomo che, ad ogni affondo, gli strisciavano sulla fronte e sul naso.
Sentiva sua moglie che stava andando in estasi, grazie ai loro sforzi congiunti e ne fu profondamente felice.
Poi Corsi estrasse il suo grosso membro, facendoglielo strisciare sul naso e sulla fronte e gli disse: «Adesso tienile le chiappe più allargate che puoi!», appoggiando la grossa cappella alla rosellina della donna.
Lei cercò di evitarlo sgusciando, piangendo, implorando, ma era tenuta bloccata anche dalla possente presa del dottore sui suoi fianchi: «Non rompere i coglioni, Ambra! Ho deciso di farlo e lo faccio, hai capito??? E figuriamoci se IO devo fare o non fare quello che vuoi TU!
Poi mi ringrazierai, vedrai!»
Ma dopo abbandonò l tono autoritario e ne assunse uno più rassicurante
«Ti do un consiglio: quando spingo per entrare, NON stringere il culo o sentirai MOLTO male: la cosa migliore che tu possa fare, è spingere anche tu, come se dovessi cagare, hai capito bene?
E tu, coglione: allargagliele per bene, le chiappe: tiiiira!!!!»
Piangendo, Ambra annuì e Corsi cominciò subito a spingere, a meno di dieci centimetri dagli occhi esterrefatti ma colmi di libidine di Luigi, che si stava assaporando quella botta di “coglione” che il maschio di sua moglie gli aveva elargito, come se avesse assaggiato un eccellente pasticcino.
Trascorso un istante, pensò di rendersi utile, ricominciando a leccare la fica della moglie.
Lì a cinque minuti, però, non sentiva più singhiozzare la moglie, dopo lo straziante urlo che aveva tirato, quando la grossa cappella del dottore le aveva forzato i muscoli dello sfintere e poi, dopo quasi un minuto di pausa perché le passasse il lancinante dolore, glie lo aveva spinto dentro lentamente, ma tutto, fino ai coglioni.
Anzi, a lui sembrava che adesso si lasciasse inculare di buon grado, tanto che doveva quasi… rincorrerle la fica, per quanto lei andasse incontro al pube del principale, ormai.
Comunque, sua moglie continuava a stillare il suo piacere, che lui leccava via voracemente -quanto era buono! Un raffinato liquore, ecco cos’era!-, mentre il fusto del notevole attrezzo del dottore spariva, quasi per magia, nel culo della madre della loro figlia.
Avrebbe voluto fare una cosa che aveva sempre sognato: tirarlo fuori e pregare sua moglie di succhiarglielo, mentre la inculavano, ma decise di astenersi dal tentare quella trasgressione: aveva paura che lei considerasse la proposta sconveniente ed anche un po’ oltraggiosa…

Poi Corsi accelerò il ritmo, fino ad una vera frenesia, mentre ormai stringeva, tirava e quasi mungeva i seni della donna, cominciando ad insultarla con termini del tipo: «Ci sono, vaccona!… Ti sto per sborrare nel culo… Ti allago, ti allago tutta, troia!!!» ed a darle forti manate sul culo; anche Concetta rispondeva freneticamente alle incalzanti spinte dell’uomo e cominciava a gemere, a gemere forte, sempre più forte finché, con un urlo, non raggiunse il piacere contorcendosi come un’invasata, a tempo con l’uomo che, ruggendo come una fiera, l’afferrò per i fianchi e la tenne ferma, mentre si scaricava a lungo dentro di lei.
Poi si abbandonò sulla schiena della donna, incurante del fatto che Luigi venisse schiacciato contro il materasso dal peso dei due amanti.
Dopo l’uragano di gemiti, urla e barriti -che dovevano aver sentito nel raggio di duecento metri!- Luigi immobilizzato sentì i due amanti bisbigliare affettuosamente e gli sembrò di capire che lui le chiedesse teneramente se le fosse piaciuto e lei, pur lamentando un certo bruciore all’orifizio violato, ammettesse che era stato piacevole.
Poi Corsi si sfilò -lasciando socchiuso il martoriato culo di Ambra a pochi centimetri dagli occhi sbalorditi del marito- si alzò e senza dire una parola andò in bagno a lavarsi; tornato in camera, gettò uno sguardo che sembrava quasi affettuoso alla sua amante, che si era allungata languidamente su un fianco, ricordando a Luigi -che si era alzato e messo in un angolo per non essere d’impiccio ai due!- ‘la Maja desnuda’ di quel pittore spagnolo, Goja; poi si vestì rapidamente e, quando fu pronto ad uscire, li salutò: «Ambra, ci vediamo domattina in ufficio…
Luigi, ti ringrazio per la magnifica serata: sei uno squisito ospite, davvero!»
Poi trovò da solo la strada per uscire e i due coniugi sentirono schiocco della serratura che si richiudeva.
Luigi, eccitato e pieno di speranze, si avvicinò alla moglie, ma lei lo guardò e teneramente gli disse. «No, amore, non pensarci neanche! Sono stanchissima!»
E andò con passo lieve, come se danzasse, a chiudersi in bagno e solo dopo lunghe ed accurate abluzioni, Luigi poté finalmente accedere alla stanza; cercò di fare le sue abluzioni il più rapidamente possibile, ma evidente la sua rapidità non era stata sufficiente per trovare sua moglie ancora sveglia.

Comodamente seduta sul divano posteriore della lussuosa berlina, Concetta guardò per un attimo la nuca di Osvaldo, l’autista che era venuto a prenderla, come ormai parecchie altre volte negli ultimi venti giorni, per portarla dove il dottore le aveva detto di farsi trovare.
La città scorreva indifferente fuori dai finestrini, mentre lei rifletteva sul quanto le cose fossero cambiate, in quell’ultimo periodo.
Come aveva preannunciato il dottor Corsi, il giorno successivo suo marito era stato chiamato dal suo principale, che gli aveva -a farla breve!- comunicato che lui passava al part-time, però conservando buona parte della sua retribuzione a tempo pieno.
Questo gli consentiva di potersi occupare della loro bimba, quando lei era impegnata per Corsi e la soluzione, in fondo, non era delle peggiori.
Però era rimasta stupita dell’atteggiamento di suo marito: sapeva di non aver sposato una persona di grande personalità, d’accordo!, ma non pensava che Luigi si sarebbe fatto così… schiacciare, annullare dalla pur esuberante personalità del dottore!
Invece le dava l’impressione che lui fosse quasi… felice di aver concesso la sua donna a quell’uomo… E d’altra parte -doveva ammetterlo!- non dispiaceva neanche a lei!
Si vergognava un pò di ciò che era diventata, ma si rendeva conto che mentre Luigi era la dolcezza, il rispetto, l’amore, il non chiedere per non turbarla, per non scalfire ciò che con la sua severa educazione ‘perbene’ le era stato inculcato; col dottore, invece, non le veniva chiesto nulla, ma solo preteso e lei, travolta dal suo carisma, non riusciva a rifiutarsi di fare quello che lui le imponeva di fare… scoprendo un mondo pieno di sensazioni, di odori, di pensieri di… piacere; sì: piacere! Piacere grande, smisurato, animale, mai neanche immaginato e lei -ormai- era riuscita a scendere a patti con la sua vergogna, relegandola in un angolino nascosto della sua mente ed era ansiosa di fare altre scoperte, di ricevere nuove, eccitanti lezioni dal dottore…
Era rimasta molto imbarazzata quando, a casa loro, il dottore aveva deciso di possederla sul loro letto nuziale, per suggellare i cambiamenti nelle loro vite e, sopratutto, non si aspettava che Luigi accettasse, senza colpo ferire, l’umiliazione di vedere sua moglie, la madre della loro figlia!, posseduta… anzi, come aveva detto il dottore, sbattuta (una strana, sorda sensazione -oscuramente piacevole- la prese, usando quei termini che fino a quei giorni non le erano mai appartenuti!) davanti a lui!
E non si aspettava neanche che accettasse l’umiliazione (piacevolissima, per lei!) di leccargliela mentre lui la possedeva, prima davanti e poi -dio, cheddolore, all’inizio!- anche analmente!
E poi, si erano entrambi resi conto, all’improvviso, di star dando spettacolo al vicinato, ma il dottore aveva preteso che le tende rimanessero aperte e le aveva bloccato la mano, mentre lei cercava di arrivare all’interruttore del grosso lampadario centrale…
Che avessero dato spettacolo, era fuor di dubbio, a giudicare già dai sorrisini, dalle occhiate più o meno malevole o complici, dai bisbiglii... Ma lei, a fianco del dottore, si sentiva una nuova donna, più forte e sicura e, pur soffrendoci un pò, aveva deciso di affrontare le eventuali, immancabili malignità con… sufficienza: come aveva sentito dire più volte -anche se prima d’allora non aveva mai compreso appieno in quale contesto potesse applicarsi la frase- “E’ meglio essere invidiati che compatiti” e lei ora -se ne rendeva chiaramente conto!- era nell’invidiabile situazione di avere un marito che la adora e di un possente amante che invece, dalla prima volta nella sua vita!, la sa far sentire deliziosamente femmina! E -per giunta!- senza che lei fosse obbligata a sotterfugi avvilenti, senza che lei dovesse nascondere la presenza dell’uno all’altro… tutto alla luce del sole!
Fin troppo forse, pensò con un sorrisino ironico, pensando allo spettacolo che avevano dato al vicinato!
Il dottore, da quella famosa serata in casa loro, aveva cambiato il… piano sul quale si sviluppava la loro frequentazione (al di là dell’ambito squisitamente professionale, sia ben chiaro!); Corsi l’aveva interrogata, portandola ad ammettere che le era molto piaciuto essere in… balia di due uomini, posseduta da lui e leccata dal marito… e così, già la settimana seguente, dopo una cena con un importante cliente ed amico di Corsi, si era trovata in camera sia col dottore che col suo amico che, però, era restato da una parte, a guardare, mentre il dottore la spogliava e cominciava a far l’amore («Se ti fa piacere, chiamalo anche “fare l’amore”, ma va bene -forse meglio!- usare termini come scopare, fottere, trombare, chiavare…» le aveva spiegato il dottore, quasi seccato!) e mandandola rapidamente in estasi.
Poi, quando ormai era in balia dei suoi sensi, aveva sentito le mani dell’altro uomo su di sé e poi le sue labbra e poi si era trovata il suo… coso in mano e poi… e poi si era trovata a succhiarglielo, mentre il dottore la… fotteva, inginocchiata sul letto…
Lei era venuta, ed allora il dottore si era sfilato da dentro la sua vagina e glie lo aveva dato da succhiare, mentre l’altro si scostava; lei era impegnatissima a ripulirglielo ed a dargli il massimo del piacere possibile, quando… aveva sentito l’altro, l’amico, che la possedeva!
Concetta avrebbe voluto scostarsi, rifiutarlo, alzarsi ed andarsene via seccata ed offesa… ma Ambra fece buon viso a cattivo gioco ed accettò che un altro cazzo le colmasse la fica palpitante, ancora dilatata dalla penetrazione appena piacevolmente subita dal dottore.
E la torbida situazione, invece di bloccarla -come avrebbe facilmente ipotizzato- le aveva invece ancor di più acuito i sensi, aumentando parossisticamente la sensibilità di ogni millimetro della sua pelle, tanto che sentirsi sfiorare una spalla, le faceva lo stesso effetto dello stesso sfioramento su un capezzolino… se non addirittura sul clito!
Dopo quella prima volta -prima volta con due maschi… attivi con lei!- ce n’erano state altre ed anche i partecipanti maschili erano passati da due a tre… e poi, Corsi che aveva dovuto allontanarsi e lasciarli a “giocare” e un’altra volta (di nuovo con l’amico della ‘prima volta’!) che lui era stanco e non se la sentiva di partecipare e quindi… lei con l’amico ed un altro.
La prima volta che si era trovata col dottore ed il suo amico poi, tornando a casa, si sentiva piena di vergogna, sentiva di aver fatto una cosa sporca, viziosa e sopratutto poco corretta nei confronti del suo povero marito, considerando quanto piacere avesse provato con quei due uomini.
Il suo Luigi, però, aveva subito capito che lei era a disagio ed aveva affettuosamente insistito perché si confidasse, perché alleggerisse davanti a lui il suo cuore delle pene che lo gravavano e lei, dopo un po’, pur temendo una sua “giusta” reazione, si era a poco a poco aperta ed aveva alla fine narrato ogni dettaglio dell’incontro.
Lui, invece di irritarsi, di mostrare gelosia, di essere in qualche modo… scortese, si era dimostrato affettuoso e l’aveva confortata, chiedendole ogni dettaglio e dimostrandosi interessato, solidale, preoccupandosi che lei avesse davvero provato piacere e come e quanto.
Poi avevano fatto l’amore -anche se però il suo Luigi era venuto alla fine del primo affondo che aveva fatto nella sua vagina, ancora congestionata dall’intenso uso di poco tempo prima- e dopo avevano affettuosamente concordato che lei gli avrebbe sempre raccontato ogni dettaglio di ogni incontro.
E adesso, prima di uscire di casa, gli aveva serenamente raccontato i suoi programmi per la serata, mentre indossava il delizioso vestito contenuto in una scatola che un fattorino gli aveva recapitato subito dopo pranzo (in realtà nella scatola, oltre al tubino di un particolare tessuto color cartazucchero, c’era anche un delizioso paio di scarpe con dei vertiginosi tacchi ed un completino intimo estremamente delicato, anche se praticamente trasparente, composto da un minuscolo perizoma e da un reggiseno sapientemente tagliato per sostenere e valorizzare il suo seno, che anche se lasciava i suoi capezzolini coperti solo da un leggerissimo velo che, ne era sicura!, avrebbe evidenziato anziché celato l’eventuale inturgidimento dei suoi “bottoncini”, come li chiamava il suo Luigi.
Gli aveva serenamente confidato che il programma prevedeva che alle otto in punto, l’autista del dottore, Osvaldo, sarebbe passato a prenderla per portarla in un ristorante dove Corsi aveva invitato dei suoi ospiti; dopo la cena, la serata sarebbe continuata in un locale da ballo ed era stata avvertita che, probabilmente, avrebbero fatto molto tardi.
Aveva anche provato una piccola, maligna soddisfazione, ad essere vista dal vicinato mentre si accomodava nella luccicante berlina con Osvaldo che, in irreprensibile divisa da autista, le teneva aperta la portiera.
Luigi aveva osservato dal balcone sua moglie mentre saliva sul macchinone mandato dal dottore -con l’autista in divisa!- col portamento altero di una vera regina e si era reso conto che i suoi occhi non erano stati gli unici ad osservare la scena, sia dalla strada che dal palazzo di fronte.
Fremette al ricordo degli occhi -che immaginava numerosi ed interessatissimi- che avevano spiato le evoluzioni di sua moglie col dottor Corsi, sul loro lettone!
Aveva riflettuto spesso, in quelle tre settimane, sul come avesse fatto a dimenticarsi di tirare le tende, quando era andato a preparare il letto per i due amanti: probabilmente l’agitazione provocata dal disagio che il carattere volitivo del dottore gli incuteva, o dallo stato di eccitazione nel quale era piombato, prefigurando quello che sarebbe successo da lì a poco… o forse anche l’inconscia volontà che tutti vedessero, sapessero e poi commentassero, discutessero e vantassero lo splendore e le capacità di sua moglie ed oltraggiassero ed umiliassero lui, il cornuto!
Già dal giorno dopo aveva cominciato a notare gli sguardi, i sorrisini, gli scuotimenti pensosi della testa, le gomitatine tra conoscenti, i mormorii, le risatine, le teste che si voltavano di scatto perché non volevano neanche vederlo. Lui era estremamente umiliato da tutto ciò, ma si crogiolava in questa turpe sensazione: sentiva che -finalmente!- aveva realizzato il suo bisogno di essere pubblicamente umiliato, denigrato, che ora tutti avevano avuto modo di capire la sua totale sottomissione, la sua… improbabilità come marito, come maschio.
Riandò con la mente al venerdì seguente la famosa, indimenticabile cena, quando sua moglie arrivò di corsa a casa per cambiarsi e truccarsi accuratamente -trasformandosi in un capolavoro di sensualità- ed uscire di nuovo, per una cena col dottore.
Era rimasto con Maria e poi l’aveva messa nel suo lettino ed era restato a far zapping sul televisore senza guadare davvero qualcosa, fino alle tre, quando sua moglie era tornata con l’aria stanca ma felice e la tipica aura di chi aveva appena fatto del buon sesso.
Era così orgoglioso di lei!
Non aveva ovviamente avuto il coraggio di proporle di fare qualcosa, quella sera, ma il sabato sera poté avere sua moglie tutta per lui e lei si dimostrò incomparabilmente più… disinvolta del solito! Era stato assolutamente delizioso, anche se purtroppo -per colpa sua, unicamente sua!- era stato maledettamente troppo breve!
Poi, un paio di uscite dopo, l’aveva vista tornare inquieta, a disagio, con gli occhi bassi; lui era stato molto affettuoso ed era riuscito, alla fine, a farsi raccontare cosa l’aveva così turbata. Una cosa che lo aveva eccitato in modo pazzesco: in pratica Corsi l’aveva portata a cena insieme ad un suo conoscente ed alla fine sua moglie era stata scopata da entrambi; il suo modo tenero di metterla a suo agio l’aveva convinta a raccontargli ogni particolare, magari aiutata da qualche sua domanda per poter conoscere bene i più minuti dettagli, e così aveva saputo che i due uomini, oltre ad alternarsi nella bocca e nella fica, avevano alla fine concluso facendole provare per la prima volta una sontuosa doppia: fica e culo insieme!
Era entusiasta -oltre che eccitatissimo, ma questa era una cosa ovvia!- ed era riuscito a fare un accordo con la sua splendida moglie: lei gli avrebbe serenamente raccontato ogni cosa, spontaneamente e lui l’avrebbe ascoltata con innamorata passione ed interesse.
Fu così che, qualche sera dopo, scoprì che la sua sensualissima moglie aveva avuto una specie di… promozione sul campo: si era trovata impegnata con ben TRE uomini insieme!
Lui era in estasi ed anche sua moglie era in fondo così serena, soddisfatta, in pace con sè stessa ed il mondo… Tutto andava per il meglio!
Anche quando il dottore aveva dovuto lasciarla da sola con due dei suoi ospiti, o quando si era dichiarato troppo stanco per potersi unire a lei ed ad altri due signori.
La cosa si era ripetuta, ma sua moglie sembrava aver raggiunto una tale sicurezza da non ritenere più indispensabile la partecipazione, od anche solo la presenza, di Corsi.
E quella sera… Mmmhhh… Le avevano consegnato un pacco con un tubino, intimo ricercatissimo, scarpe con un lussurioso tacco ed un biglietto con le istruzioni; lui l’aveva letto e precisava a che ora l’autista sarebbe passato a prenderla, qual’era il programma di massima della serata -con l’elevato rischio di sforare ad ora estremamente tarda!- ed il suggerimento di “...adottare un make-up abbastanza vistoso”.
Guardò l’ora: probabilmente sua moglie era appena arrivata a ristorante, ad incontrare il dottore ed i suoi ospiti; calcolò che in un paio d’ore sarebbero arrivati nel locale a ballare e poi… mmmhhh; si prefigurava tutta una serie di scenari, uno più eccitante dell’altro!

Gli venisse un accidenti, a quel giapponese! Ed alle sue manie!
Per fortuna sentiva ormai di controllare abbastanza bene Ambra; la stava facendo diventare sempre più disponibile alle voglie sue ed a quelle, anche più bizzarre, dei suoi clienti e, come aveva valutato fin dalla prima volta che l’aveva vista, aveva capito che quella tipa -così timida, così impacciata, praticamente vergine (in testa, se non nella fica, vista la bimba che aveva avuto da quello sfigato pippaiolo del marito), che non sapeva neanche fare un pompino decentemente e che aveva un culo più vergine di quello di un neonato- aveva una grande potenzialità troiesca dentro di sé e che, dopo averla lasciata macerare un po’ -prima con gentilezze e poi, a poco a poco, facendole venire voglie che poi lui disattendeva- avrebbe potuto trasformarla nella femmina che gli serviva in azienda.
Un aiuto insperato era venuto da quel ridicolo, patetico essere del marito, che invece di rappresentare un -pur trascurabile!- ostacolo, si era invece dimostrato utilissimo al suo “programma di addestramento”.
Ghignava ancora, pensando a quando se l’era sbattuta in tutti i buchi (ed aprendole il culo con la servile collaborazione dello sfigato, poi! Ahahahahah) sul loro letto, la volta dopo che se l’era sbattuta in macchina, col coglione che guidava; per giunta, quel coglione aveva lasciato le tende della loro camera da letto aperte e lui si era reso subito conto che qualcuno si era affacciato incredulo, dal palazzo di fronte, prima di spegnere la luce o la tv per gustarsi in pace lo spettacolo! Anzi: lo aveva ringalluzzito ancora di più, avere degli spettatori mentre montava quella troia e la faceva superare, anche grazie al fessacchiotto, il punto di non ritorno!
Sapeva di poter contare anche su Franco, il principale del marito, che in cambio del favore che gli aveva chiesto, era stato ripagato col primo giro che Ambra aveva fatto con due cazzi; poi Franco, la prima volta, si era comportato nella maniera giusta, lasciandolo portare la troia al punto di ebollizione giusto, prima di intervenire, iniziando con le mani e poi col cazzo.
La volta seguente, visto che il ghiaccio era rotto, se l’erano goduta insieme fin dal primo momento e la puttana aveva gradito molto. Franco si divertiva molto a fottere la moglie del suo dipendente, senza che lei sapesse chi lui fosse ed aveva anche malignamente buttato lì l’idea di fottersela insieme (o magari con anche qualche altro amico!), davanti al marito per vedere il coglione che faccia avrebbe fatto…
L’idea lo stuzzicava parecchio! Una cosa da organizzare un pochino, magari coinvolgendo anche qualche altro amico. Anzi… Ehehehehe! Ma sì, avrebbe fatto così!
Era anche molto contento del lavoro di Barbara, la babysitter che, dopo aver messo a letto la loro bambina, aveva fatto una bella esplorazione della loro casa, dei loro scartafacci e del loro malandato computer: era andata a colpo sicuro, per la password: digitando ‘concettamaria’ aveva subito potuto accedere ai loro files ed alla cronologia di navigazione del browser e poi gli aveva consegnato una bella relazione su tutto quello che aveva trovato d’interessante in casa. Così giovane e così capace, quella ragazza! Era davvero soddisfatto di lei!
Però adesso doveva gestire le pretese di quello stronzo con gli occhi a mandorla!
Per fortuna, Barbara aveva svolto efficacemente la sua piccola ricerca ed aveva trovato il posto adatto; unico problema, dover mandare due uomini della sicurezza a vegliare sul suo importante ospite -e su Ambra!- ma nel modo più discreto possibile, si era raccomandato!
Il musogiallo, appena sapute le misure di Ambra, si era fatto inviare da ‘casa’ quanto riteneva indispensabile a soddisfare le sue voglie e quindi, ora, era tutto pronto… a parte convincere Ambra ad accettare una così rapida evoluzione del suo -inconsapevole!- addestramento.
Ma a quello ci avrebbe pensato lui… a partire da subito, visto che la sua auto con Ambra a bordo stava giusto arrivando.
scritto il
2026-01-13
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