Scoprirsi Ambra 2
di
zorrogatto
genere
corna
Letteralmente volando, tornò a casa ebbra di felicità.
Represse a fatica l’impulso di telefonare a suo marito, perché in un attimo decise di dar fondo a tutti i suoi miseri risparmi per organizzare una cenetta per il suo Luigi, durante la quale lo avrebbe informato del lavoro e dello stipendio che li avrebbe finalmente fatti allontanare da quel momento difficile, fatto di rinunce sempre più pesanti da tollerare.
Luigi arrivò in casa e si stupì: anziché sul tavolo in cucina, vide apparecchiato su quello della sala’ e con la tovaglia del corredo, col servizio buono, quello che gli avevano regalato come regalo di nozze!
Ed i bicchieri, quelli di cristallo, due per ciascuno! E anche i portacandela, con due candele colorate, lunghe e sottili, accese’
Pensò che era arrivata qualche visita importante, magari un parente che si fermava a cena, ma la tavola era inappuntabilmente apparecchiata solo per tre’ Ed un coperto aveva il seggiolone di Maria, al posto della normale sedia.
Non capiva’
Poi arrivò Concetta e Luigi strabuzzò letteralmente gli occhi: si era lievemente truccata, pettinata accuratamente, aveva messo il vestito nero ‘buono’, che le stava molto bene!, ed anche le scarpe con il tacco, quelle col tacco da sette centimetri!
Sembrava quasi pronta ad uscire, ad andare a divertirsi!
Capì che non sarebbe uscita, per via del grembiulino bianco che indossava sopra all’abito nero e’ ed alzò di nuovo lo sguardo al viso di lei e la trovò splendida, radiosa, raggiante, con un sorriso da perdercisi dentro!
‘Ma’ Ma come mai’?’ chiese, titubante.
Lei sempre sorridendo gli andò vicino, gli mise le braccia al collo e lo baciò appassionatamente, come non aveva mai fatto in vita sua!!
Alla fine del bacio, si staccò e gli disse festosa: ‘Dai a tavola! Ti spiegherò tutto mentre ceniamo!’
Così, mentre apprezzavano l’ottima cena (tutte le cose preferite di Luigi, che aveva quasi dimenticato per essere diventate veramente costose!) e sorseggiavano la bottiglia di buon vino messo in tavola da Concetta, invece di quello da hard discount nel brick di cartone!, lei le raccontò dell’offerta, del colloquio e del suo insperato esito, facendogli anche leggere la sua copia del contratto.
Luigi si rese subito conto che sua moglie avrebbe avuto una retribuzione addirittura migliore della sua e fu assalito da un coacervo di emozioni e pensieri: da una parte il sollievo di poter continuare la navigazione della vita senta essere terrorizzati anche dal più piccolo imprevisto e l’orgoglio nei confronti di sua moglie; dall’altra l’umiliazione i sentirsi non più il solo responsabile della famiglia, ma anzi essere scivolato in un ruolo come di comprimario.
Una strana pulsione, un tarlo lo spinse a chiedere dettagli a Concetta: ‘Ma’ questo dottore’ sì, com’è?’
Concetta, ancora al settimo cielo, non esitò a rispondere: ‘Oh! E’ un tipo burbero, un omone autoritario, col vocione tonante! Ti assicuro che mi ha davvero terrorizzata, all’inizio, anche se è un bell’uomo!
Mi ha mitragliata di domande e non mi dava neanche il tempo di finire la risposta che passava alla successiva! Mi ha chiesto di tutto: dai miei studi a te, a Maria; dai miei lavori fatti in passato a cosa mi piace mangiare, a come vesto abitualmente, perfino che taglia porto di slip, pensa! Doveva essere una specie di test, quel mitragliamento, perché quando è finito, ha preso il telefono ed ha fatto mandare via tutti, immediatamente!’
‘Un omone’ autoritario” pensò Luigi e si confrontò con quell’immagine: lui che era piccolino, magrino, patetico in costume da bagno, vessato dal suo capo e dai suoi colleghi sul lavoro per la sua mitezza d’animo, la sua remissività.
La sua Concetta aveva un capo che sicuramente lo avrebbe mangiato in un solo boccone, un vero maschio dominante’ che sottomette tutto il branco’ ed umilia gli altri maschi, sempre più pesantemente man mano che si discostano dal modello che lui rappresenta, impadronendosi con naturalezza, come se quella fosse l’unica maniera possibilità offerta dalla vita, delle femmine degli altri maschi del branco, che hanno come unico premio l’onore di aver concesso al maschio-alfa di poter usare la propria femmina.
Luigi non conosceva il Dottor Corsi, ma era già pronto a prostrarsi davanti a lui, accettandone con naturalezza l’incomparabile superiorità su di lui, offrendo come dono sacrificale la propria donna’
” Però sai: dopo che abbiamo firmato i contratti, è passato al tu’-Giusto! Lui è il Maschio Alfa e tu sei solo la femmina di un essere inferiore!-‘ e poi mi ha sgridata per come mi vesto’ Ha detto che noi dobbiamo dare un’idea di ottimismo e quindi dobbiamo essere vestiti in modo’ festoso, ecco!’
‘Beh, amore: se il tuo capo ha detto questo, direi che non puoi fare altro che accontentarlo, no?’ Luigi venne preso da uno strano turbamento e il suo piccolo pene ebbe come una vibrazione ‘E’ meglio se tu ti affidi completamente a lui, che fai esattamente tutto quello che ti dice di fare; sia sul come vestirti che’ -un piccolo groppo alla gola- ‘ che su qualunque altra cosa!’
Finito di mangiare, Concetta prese i piatti per cominciare a sparecchiare.
‘No, amore, cosa fai? Dai, faccio io, visto che tu sei diventata una persona importante!’ disse Luigi, tra il serio ed il faceto.
Lei lo interpretò come uno scherzoso complimento e risero molto, mentre sparecchiavano e rigovernavano insieme.
Dopo aver messo a letto Maria, si guardarono negli occhi, andarono in camera, si spogliarono nella quasi oscurità e poi si misero a letto, per fare l’amore in modo delizioso, innamoratissimi e felici, per ben 10 minuti, se non di più! La mattina dopo, Concetta si presentò puntualissima per il suo primo giorno di lavoro.
Il dottor Corsi la convocò nel suo ufficio poco dopo le nove e la squadrò da capo a piedi, facendola voltare su se stessa.
Lei aveva indossato un vestitino di cotone, con fiori stampati, che aveva comprato in un momento di follia e che non aveva però mai indossato prima perché le sembrava troppo scollacciato ed un paio di sandaletti alla schiava, con un tacco di bel sei centimetri.
‘Maccheccazzo, non ci siamo! Non hai capito cosa ti avevo detto ieri???’ Tuonò alla fine Corsi, con aria schifata.
Lei sentì gli occhi bruciarle dalla voglia di piangere, a quel rimbrotto.
‘Ma non hai qualcosa di più allegro, di più’ glamour, in quel cazzo di armadio, a casa??’
Quasi sul punto di scoppiare in lacrime, fece segno di no, con la testa.
La voce di Corsi si addolcì di un pochino: ‘Uhmm’ rimediamo, dai! Prendi la tua borsetta!’
Lei lo guardò stupita: cosa aveva in mente? Però lo sguardo impaziente dell’uomo la convinse ad ubbidire ed a spicciarsi.
Mentre scendevano al parcheggio interrato del palazzo, Corsi le disse: ‘Ah, ho deciso: da questo momento ti chiamerai Ambra: Concetta è un nome che dà tristezza!’
Non era una considerazione od un suggerimento: era proprio un ordine!
‘Come vuole lei, dottore” Disse lei, con un filo di voce, sentendosi sempre più inadeguata.
Come sprofondò nella morbida pelle che rivestiva i sedili della Porsche del dottore, Concetta si sentì per un attimo come una di quelle belle, giovani, fortunate donne di cui leggeva sui rotocalchi e la sensazione, se da una parte la imbarazzava, era comunque piacevole.
Dopo un ventina di minuti Corsi la fece entrare in un lussuoso negozio di abbigliamento in centro e l’affascinante proprietaria li accolse con uno splendido sorriso.
‘Caro Giampaolo, che piacere vederti! E vedo che hai con te una deliziosa amica’ disse, anche se l’espressione di riprovazione per l’abbigliamento di Concetta era abbastanza evidente.
‘Samantha, ti presento Ambra, la mia nuova collaboratrice’ -piacere, piacere!- ‘ come puoi vedere da te, veste di merda’ quello che ha addosso, dice che è il vestito più allegro che ha’ -Concetta avrebbe voluto sprofondare: era comunque sicuramente arrossita, alla feroce critica di Corsi!-‘ Perciò te la affido: rivestimela da capo a piedi, come sai fare tu!’
Samantha la valutò con occhio critico per un pochino, poi espresse il suo giudizio: ‘Sì, la posso rivestire come si deve, ma direi che quei capelli sono un disastro’ ed anche la maniera di truccarsi”
‘Hai ragione! E’ un disastro! Ma son sicuro che sia possibile darle un aspetto umano, no?’ concluse con un sorrisetto.
La padrona fece una risatina: ‘Sì, sicuramente’ -la studiava toccandole i capelli, prendendole delicatamente il mento con due dita e facendole muovere la testa di qua e di là, facendola girare, toccandole i fianchi, il sedere, le spalle, i seni-‘ direi che ci vorranno’ uhm’ facciamo tre ore, dai!’
‘Va bene, allora la passo a riprendere prima delle due, così andiamo a pranzo! Fa’ in modo che sia pronta per quell’ora!
Ambra: tu devi fare TUTTO quello che ti dice la signora Samantha, hai capito?’
Lei, travolta dagli eventi, sentendosi umiliata ed in balia della volitività dei due, annuì, sull’orlo delle lacrime.
Si guardò però intorno, intimorita dalla fama del negozio e folgorata dal pensiero di aver ‘capito il trucco’: il suo pur ottimo stipendio sarebbe finito nelle mani della bella titolare, prim’ancora che lei lo vedesse!
Si stupì, quindi, quando come battuta finale, Corsi le disse: ‘Ah! Rilassati: tutto quello che avrai stamattina è una sorta di mio’ omaggio personale!’
Corsi che le leggeva nel pensiero??? Fece un timido sorriso e riuscì a mormorare un ‘Grazie, dottore’
Come le due donne restarono sole, Samantha (‘Ma puoi chiamarmi semplicemente Signora Sammy!’), affidò la gestione del negozio ad una sua aiutante e la condusse giù per una scala discreta, fino all’ampio ambiente al di sotto dell’esercizio, elegantemente arredato e con ogni sorta di capo lussuoso.
Sammy le ordinò di spogliarsi completamente e lei, con profonda vergogna, si sfilò l’abitino da bancarella sotto al suo sguardo severo, rimanendo poi in mutandine e reggiseno, con le mani a coprirli il più possibile.
‘Ho detto com-ple-ta-men-te!’ Scandì la signora Sammy, con tono piano.
Concetta la guardò: sicuramente stava scherzando, non poteva essere vero’ lei si vergognava, vergognava da morire; addirittura non si guardava quasi mai allo specchio, quando era nuda’
Ma lo sguardo implacabile della signora le fece capire che non aveva alternative: ubbidì, con un groppo alla gola.
Quando Corsi tornò a prenderla, pochi minuti prima delle due, la guardò ammirato e, per la prima volta, le sorrise: un sorriso vero, ammirato, piacevole, non il suo tipico sorriso da predatore.
Ed anche Conc’ Ambra, cioè!… capì di essere cambiata: come le aveva suggerito la signora Samantha (molto meno terribile di quanto avesse pensato all’inizio!), il fatto di aver cambiato look, nonostante il tremendo imbarazzo che aveva provato quando l’estetista di fiducia della donna l’aveva presa ‘in cura’, occupandosi della sua manicure, pedicure ed averla infine accuratamente depilata ‘lì’, prima di insegnarle come valorizzare il suo bel viso con un leggero e sapiente trucco, nonostante il dispiacere di sentir dire dalla parrucchiera che aveva bisogno di un nuovo taglio che le avrebbe donato molto di più ‘come poi in effetti si trovò a riconoscere, con un piccolo moto di gioia-, dopo l’estenuante ma via via sempre più entusiasmante prova dei vari capi (da completini intimi assolutamente scandalosi a vestiti, soprabiti, impermeabili, calze, reggicalze, scarpe di tutte le fogge ma con tacchi incredibili, borse e quant’altro fosse utile a ‘trasformarla in una affascinante giovane donna’, come aveva detto la signora Sammy; alla fine di quella frenetica mattinata, Concetta era praticamente sparita e, come una farfalla che sboccia dalla pelle morta ed avvizzita della crisalide, era nata Ambra!
Il riflesso di una vetrina le rimandò la sua immagine, quella di una bella donna che aveva un’altra postura, molto più sicura!, rispetto a quella di’ di Concetta; sembrava in grado di affrontare ‘per la prima volta!- il mondo per imbrigliarlo, finalmente!
Corsi le fece mettere i trolley (che ovviamente completavano i suoi acquisti) nel bagagliaio dell’auto sportiva e poi stiparono le eleganti borsine del negozio, contenenti tutto ciò che non aveva trovato posto nelle valigie e borse, in tutti gli angoli possibili, anche dietro ai sedili.
Poi fecero una rapida corsa in autostrada e raggiunsero una magnifica villa storica, che ospitava un ristorante tanto lussuoso quanto discreto.
L’ambiente era ovattato ed un garbato mormorio veniva dai tavoli ben più distanziati che nelle rumorose ed affollata trattorie che, fino a qualche anno prima, lei ed il suo Luigi riuscivano a permettersi ogni tanto.
Come il cameriere porse la ‘carta’, Corsi la studiò brevemente e poi, senza neanche guardarla, ordinò per entrambi.
Lei era ancora imbarazzata dal suo modo di fare, dall’ambiente esclusivo e raffinato, ma il suo esser donna era comunque stato gratificato dalle occhiate di sincero apprezzamento che alcuni signori le avevano rivolto, quando era entrata nel lussuoso locale a braccetto col dottore.
Mentre attendevano le ordinazioni, il dottor Corsi dispiegò in tutta la sua interezza il suo sterminato fascino, che in breve la fece sentire come la donna più desiderabile al mondo’ anzi: la unica donna dell’universo intero!
Durante quel pranzo ‘davvero eccellente: non avrebbe saputo dire cos’aveva mangiato, ma era tutto al di là del fantastico: quasi un’esperienza mistica!-, consumato bevendo vino di diverse qualità, abbinate alle varie portate, e invecchiate non meno di quindici anni, Corsi le parlava quietamente, sorridendo molto con gli occhi e spesso anche con la sua bella bocca virile.
Parlando, le loro mani ‘appoggiate sulla candida tovaglia- si trovano sempre più vicino e solo dopo un po’ Concetta si rende conto che la sensazione di languido benessere che prova è dovuta alla mano del dottore che accarezzava la sua.
Ambra forse lo avrebbe lasciato fare (in fondo, che male c’era?), ma Concetta ebbe come la visione degli occhi da cane abbandonato del suo Luigi, la risata della loro Maria e quindi, senza fare mosse brusche, sfilò la mano.
Corsi tacque un attimo, la guardò, poi decise che evidentemente non era una grave mancanza della sua sottoposta e ricontinuò a parlare come se nulla fosse successo.
Però indubbiamente stava bene col suo capo e’ -se ne accorse con orrore!- la sua cosina era umidiccia!
Chiese scusa al dottore, imbarazzatissima, e raggiunse con passo svelto i bagni del locale, riuscendo a fatica a vincere la voglia di correre!
I bagni la lasciarono una volta di più a bocca aperta: marmi pregiati ovunque e vasi di fiori freschi ai lati dei lavabi ed una gentile musichetta come sottofondo ed una gradevole fragranza nell’aria.
Si chiuse in un cubicolo ed anche quello, pur nella sua specificità di ambito non particolarmente dignitoso, era comunque meraviglioso, lucidissimo.
Ringraziò il cielo di non doverlo usare che per controllare lo stato dei suoi slippini (anzi: del perizoma che la signora Samantha le aveva imposto di indossare sotto la gonna elegante e del quale aveva dovuto rapidamente abituarsi alla sensazione, all’inizio fastidiosa, dello ‘spaghetto’ dietro che incuneandosi in profondità tra le sue belle natiche, le sfregava in modo imbarazzante sul buchino), perché in quella’ reggia, in quel trionfo di marmi lussuosi e di sanitari di pregio, non avrebbe avuto il coraggio di sporcare!
Alzò la gonna attillata, abbassò il perizoma e in effetti, nel minuscolo triangolino di stoffa, spiccava una chiazza di umidore’ manco si fosse fatta scappare una goccia di pipì!
Asciugò la stoffa come poté, tamponandola con pezzetti di carta igienica profumata.
Poi controllò che le calze autoreggenti fossero sempre al loro posto (effettivamente il suggerimento che la signora Samantha le aveva dato, di bagnare la pelle ove poi avrebbe appoggiato il silicone della balza delle calze, era davvero efficace!), si risistemò il perizoma e abbassò poi la gonna, lisciandola con la mano.
Infine tornò al tavolo, dondolando un filino incerta su quei tacchi così alti ai quali non era abituata, ma con un involontario ancheggiare che zittì il soffuso brusio delle pacate conversazioni nella sala.
Ripresero a conversare piacevolmente, lei e Corsi e di nuovo, dopo un po’, la mano del dottore cominciò ad accarezzare la sua.
Si sentiva in uno stato di languido benessere e decise che stavolta Ambra avrebbe lasciato fare: in fondo, che male c’era?
Arrivarono allo strepitoso dessert e Corsi si era accontentato di sovrapporre la propria mano alla sua, stringendola dolcemente, ma in modo affettuoso, protettivo e lei aveva ricambiato un attimo la stretta, prima che Concetta le facesse levare garbatamente la mano.
Represse a fatica l’impulso di telefonare a suo marito, perché in un attimo decise di dar fondo a tutti i suoi miseri risparmi per organizzare una cenetta per il suo Luigi, durante la quale lo avrebbe informato del lavoro e dello stipendio che li avrebbe finalmente fatti allontanare da quel momento difficile, fatto di rinunce sempre più pesanti da tollerare.
Luigi arrivò in casa e si stupì: anziché sul tavolo in cucina, vide apparecchiato su quello della sala’ e con la tovaglia del corredo, col servizio buono, quello che gli avevano regalato come regalo di nozze!
Ed i bicchieri, quelli di cristallo, due per ciascuno! E anche i portacandela, con due candele colorate, lunghe e sottili, accese’
Pensò che era arrivata qualche visita importante, magari un parente che si fermava a cena, ma la tavola era inappuntabilmente apparecchiata solo per tre’ Ed un coperto aveva il seggiolone di Maria, al posto della normale sedia.
Non capiva’
Poi arrivò Concetta e Luigi strabuzzò letteralmente gli occhi: si era lievemente truccata, pettinata accuratamente, aveva messo il vestito nero ‘buono’, che le stava molto bene!, ed anche le scarpe con il tacco, quelle col tacco da sette centimetri!
Sembrava quasi pronta ad uscire, ad andare a divertirsi!
Capì che non sarebbe uscita, per via del grembiulino bianco che indossava sopra all’abito nero e’ ed alzò di nuovo lo sguardo al viso di lei e la trovò splendida, radiosa, raggiante, con un sorriso da perdercisi dentro!
‘Ma’ Ma come mai’?’ chiese, titubante.
Lei sempre sorridendo gli andò vicino, gli mise le braccia al collo e lo baciò appassionatamente, come non aveva mai fatto in vita sua!!
Alla fine del bacio, si staccò e gli disse festosa: ‘Dai a tavola! Ti spiegherò tutto mentre ceniamo!’
Così, mentre apprezzavano l’ottima cena (tutte le cose preferite di Luigi, che aveva quasi dimenticato per essere diventate veramente costose!) e sorseggiavano la bottiglia di buon vino messo in tavola da Concetta, invece di quello da hard discount nel brick di cartone!, lei le raccontò dell’offerta, del colloquio e del suo insperato esito, facendogli anche leggere la sua copia del contratto.
Luigi si rese subito conto che sua moglie avrebbe avuto una retribuzione addirittura migliore della sua e fu assalito da un coacervo di emozioni e pensieri: da una parte il sollievo di poter continuare la navigazione della vita senta essere terrorizzati anche dal più piccolo imprevisto e l’orgoglio nei confronti di sua moglie; dall’altra l’umiliazione i sentirsi non più il solo responsabile della famiglia, ma anzi essere scivolato in un ruolo come di comprimario.
Una strana pulsione, un tarlo lo spinse a chiedere dettagli a Concetta: ‘Ma’ questo dottore’ sì, com’è?’
Concetta, ancora al settimo cielo, non esitò a rispondere: ‘Oh! E’ un tipo burbero, un omone autoritario, col vocione tonante! Ti assicuro che mi ha davvero terrorizzata, all’inizio, anche se è un bell’uomo!
Mi ha mitragliata di domande e non mi dava neanche il tempo di finire la risposta che passava alla successiva! Mi ha chiesto di tutto: dai miei studi a te, a Maria; dai miei lavori fatti in passato a cosa mi piace mangiare, a come vesto abitualmente, perfino che taglia porto di slip, pensa! Doveva essere una specie di test, quel mitragliamento, perché quando è finito, ha preso il telefono ed ha fatto mandare via tutti, immediatamente!’
‘Un omone’ autoritario” pensò Luigi e si confrontò con quell’immagine: lui che era piccolino, magrino, patetico in costume da bagno, vessato dal suo capo e dai suoi colleghi sul lavoro per la sua mitezza d’animo, la sua remissività.
La sua Concetta aveva un capo che sicuramente lo avrebbe mangiato in un solo boccone, un vero maschio dominante’ che sottomette tutto il branco’ ed umilia gli altri maschi, sempre più pesantemente man mano che si discostano dal modello che lui rappresenta, impadronendosi con naturalezza, come se quella fosse l’unica maniera possibilità offerta dalla vita, delle femmine degli altri maschi del branco, che hanno come unico premio l’onore di aver concesso al maschio-alfa di poter usare la propria femmina.
Luigi non conosceva il Dottor Corsi, ma era già pronto a prostrarsi davanti a lui, accettandone con naturalezza l’incomparabile superiorità su di lui, offrendo come dono sacrificale la propria donna’
” Però sai: dopo che abbiamo firmato i contratti, è passato al tu’-Giusto! Lui è il Maschio Alfa e tu sei solo la femmina di un essere inferiore!-‘ e poi mi ha sgridata per come mi vesto’ Ha detto che noi dobbiamo dare un’idea di ottimismo e quindi dobbiamo essere vestiti in modo’ festoso, ecco!’
‘Beh, amore: se il tuo capo ha detto questo, direi che non puoi fare altro che accontentarlo, no?’ Luigi venne preso da uno strano turbamento e il suo piccolo pene ebbe come una vibrazione ‘E’ meglio se tu ti affidi completamente a lui, che fai esattamente tutto quello che ti dice di fare; sia sul come vestirti che’ -un piccolo groppo alla gola- ‘ che su qualunque altra cosa!’
Finito di mangiare, Concetta prese i piatti per cominciare a sparecchiare.
‘No, amore, cosa fai? Dai, faccio io, visto che tu sei diventata una persona importante!’ disse Luigi, tra il serio ed il faceto.
Lei lo interpretò come uno scherzoso complimento e risero molto, mentre sparecchiavano e rigovernavano insieme.
Dopo aver messo a letto Maria, si guardarono negli occhi, andarono in camera, si spogliarono nella quasi oscurità e poi si misero a letto, per fare l’amore in modo delizioso, innamoratissimi e felici, per ben 10 minuti, se non di più! La mattina dopo, Concetta si presentò puntualissima per il suo primo giorno di lavoro.
Il dottor Corsi la convocò nel suo ufficio poco dopo le nove e la squadrò da capo a piedi, facendola voltare su se stessa.
Lei aveva indossato un vestitino di cotone, con fiori stampati, che aveva comprato in un momento di follia e che non aveva però mai indossato prima perché le sembrava troppo scollacciato ed un paio di sandaletti alla schiava, con un tacco di bel sei centimetri.
‘Maccheccazzo, non ci siamo! Non hai capito cosa ti avevo detto ieri???’ Tuonò alla fine Corsi, con aria schifata.
Lei sentì gli occhi bruciarle dalla voglia di piangere, a quel rimbrotto.
‘Ma non hai qualcosa di più allegro, di più’ glamour, in quel cazzo di armadio, a casa??’
Quasi sul punto di scoppiare in lacrime, fece segno di no, con la testa.
La voce di Corsi si addolcì di un pochino: ‘Uhmm’ rimediamo, dai! Prendi la tua borsetta!’
Lei lo guardò stupita: cosa aveva in mente? Però lo sguardo impaziente dell’uomo la convinse ad ubbidire ed a spicciarsi.
Mentre scendevano al parcheggio interrato del palazzo, Corsi le disse: ‘Ah, ho deciso: da questo momento ti chiamerai Ambra: Concetta è un nome che dà tristezza!’
Non era una considerazione od un suggerimento: era proprio un ordine!
‘Come vuole lei, dottore” Disse lei, con un filo di voce, sentendosi sempre più inadeguata.
Come sprofondò nella morbida pelle che rivestiva i sedili della Porsche del dottore, Concetta si sentì per un attimo come una di quelle belle, giovani, fortunate donne di cui leggeva sui rotocalchi e la sensazione, se da una parte la imbarazzava, era comunque piacevole.
Dopo un ventina di minuti Corsi la fece entrare in un lussuoso negozio di abbigliamento in centro e l’affascinante proprietaria li accolse con uno splendido sorriso.
‘Caro Giampaolo, che piacere vederti! E vedo che hai con te una deliziosa amica’ disse, anche se l’espressione di riprovazione per l’abbigliamento di Concetta era abbastanza evidente.
‘Samantha, ti presento Ambra, la mia nuova collaboratrice’ -piacere, piacere!- ‘ come puoi vedere da te, veste di merda’ quello che ha addosso, dice che è il vestito più allegro che ha’ -Concetta avrebbe voluto sprofondare: era comunque sicuramente arrossita, alla feroce critica di Corsi!-‘ Perciò te la affido: rivestimela da capo a piedi, come sai fare tu!’
Samantha la valutò con occhio critico per un pochino, poi espresse il suo giudizio: ‘Sì, la posso rivestire come si deve, ma direi che quei capelli sono un disastro’ ed anche la maniera di truccarsi”
‘Hai ragione! E’ un disastro! Ma son sicuro che sia possibile darle un aspetto umano, no?’ concluse con un sorrisetto.
La padrona fece una risatina: ‘Sì, sicuramente’ -la studiava toccandole i capelli, prendendole delicatamente il mento con due dita e facendole muovere la testa di qua e di là, facendola girare, toccandole i fianchi, il sedere, le spalle, i seni-‘ direi che ci vorranno’ uhm’ facciamo tre ore, dai!’
‘Va bene, allora la passo a riprendere prima delle due, così andiamo a pranzo! Fa’ in modo che sia pronta per quell’ora!
Ambra: tu devi fare TUTTO quello che ti dice la signora Samantha, hai capito?’
Lei, travolta dagli eventi, sentendosi umiliata ed in balia della volitività dei due, annuì, sull’orlo delle lacrime.
Si guardò però intorno, intimorita dalla fama del negozio e folgorata dal pensiero di aver ‘capito il trucco’: il suo pur ottimo stipendio sarebbe finito nelle mani della bella titolare, prim’ancora che lei lo vedesse!
Si stupì, quindi, quando come battuta finale, Corsi le disse: ‘Ah! Rilassati: tutto quello che avrai stamattina è una sorta di mio’ omaggio personale!’
Corsi che le leggeva nel pensiero??? Fece un timido sorriso e riuscì a mormorare un ‘Grazie, dottore’
Come le due donne restarono sole, Samantha (‘Ma puoi chiamarmi semplicemente Signora Sammy!’), affidò la gestione del negozio ad una sua aiutante e la condusse giù per una scala discreta, fino all’ampio ambiente al di sotto dell’esercizio, elegantemente arredato e con ogni sorta di capo lussuoso.
Sammy le ordinò di spogliarsi completamente e lei, con profonda vergogna, si sfilò l’abitino da bancarella sotto al suo sguardo severo, rimanendo poi in mutandine e reggiseno, con le mani a coprirli il più possibile.
‘Ho detto com-ple-ta-men-te!’ Scandì la signora Sammy, con tono piano.
Concetta la guardò: sicuramente stava scherzando, non poteva essere vero’ lei si vergognava, vergognava da morire; addirittura non si guardava quasi mai allo specchio, quando era nuda’
Ma lo sguardo implacabile della signora le fece capire che non aveva alternative: ubbidì, con un groppo alla gola.
Quando Corsi tornò a prenderla, pochi minuti prima delle due, la guardò ammirato e, per la prima volta, le sorrise: un sorriso vero, ammirato, piacevole, non il suo tipico sorriso da predatore.
Ed anche Conc’ Ambra, cioè!… capì di essere cambiata: come le aveva suggerito la signora Samantha (molto meno terribile di quanto avesse pensato all’inizio!), il fatto di aver cambiato look, nonostante il tremendo imbarazzo che aveva provato quando l’estetista di fiducia della donna l’aveva presa ‘in cura’, occupandosi della sua manicure, pedicure ed averla infine accuratamente depilata ‘lì’, prima di insegnarle come valorizzare il suo bel viso con un leggero e sapiente trucco, nonostante il dispiacere di sentir dire dalla parrucchiera che aveva bisogno di un nuovo taglio che le avrebbe donato molto di più ‘come poi in effetti si trovò a riconoscere, con un piccolo moto di gioia-, dopo l’estenuante ma via via sempre più entusiasmante prova dei vari capi (da completini intimi assolutamente scandalosi a vestiti, soprabiti, impermeabili, calze, reggicalze, scarpe di tutte le fogge ma con tacchi incredibili, borse e quant’altro fosse utile a ‘trasformarla in una affascinante giovane donna’, come aveva detto la signora Sammy; alla fine di quella frenetica mattinata, Concetta era praticamente sparita e, come una farfalla che sboccia dalla pelle morta ed avvizzita della crisalide, era nata Ambra!
Il riflesso di una vetrina le rimandò la sua immagine, quella di una bella donna che aveva un’altra postura, molto più sicura!, rispetto a quella di’ di Concetta; sembrava in grado di affrontare ‘per la prima volta!- il mondo per imbrigliarlo, finalmente!
Corsi le fece mettere i trolley (che ovviamente completavano i suoi acquisti) nel bagagliaio dell’auto sportiva e poi stiparono le eleganti borsine del negozio, contenenti tutto ciò che non aveva trovato posto nelle valigie e borse, in tutti gli angoli possibili, anche dietro ai sedili.
Poi fecero una rapida corsa in autostrada e raggiunsero una magnifica villa storica, che ospitava un ristorante tanto lussuoso quanto discreto.
L’ambiente era ovattato ed un garbato mormorio veniva dai tavoli ben più distanziati che nelle rumorose ed affollata trattorie che, fino a qualche anno prima, lei ed il suo Luigi riuscivano a permettersi ogni tanto.
Come il cameriere porse la ‘carta’, Corsi la studiò brevemente e poi, senza neanche guardarla, ordinò per entrambi.
Lei era ancora imbarazzata dal suo modo di fare, dall’ambiente esclusivo e raffinato, ma il suo esser donna era comunque stato gratificato dalle occhiate di sincero apprezzamento che alcuni signori le avevano rivolto, quando era entrata nel lussuoso locale a braccetto col dottore.
Mentre attendevano le ordinazioni, il dottor Corsi dispiegò in tutta la sua interezza il suo sterminato fascino, che in breve la fece sentire come la donna più desiderabile al mondo’ anzi: la unica donna dell’universo intero!
Durante quel pranzo ‘davvero eccellente: non avrebbe saputo dire cos’aveva mangiato, ma era tutto al di là del fantastico: quasi un’esperienza mistica!-, consumato bevendo vino di diverse qualità, abbinate alle varie portate, e invecchiate non meno di quindici anni, Corsi le parlava quietamente, sorridendo molto con gli occhi e spesso anche con la sua bella bocca virile.
Parlando, le loro mani ‘appoggiate sulla candida tovaglia- si trovano sempre più vicino e solo dopo un po’ Concetta si rende conto che la sensazione di languido benessere che prova è dovuta alla mano del dottore che accarezzava la sua.
Ambra forse lo avrebbe lasciato fare (in fondo, che male c’era?), ma Concetta ebbe come la visione degli occhi da cane abbandonato del suo Luigi, la risata della loro Maria e quindi, senza fare mosse brusche, sfilò la mano.
Corsi tacque un attimo, la guardò, poi decise che evidentemente non era una grave mancanza della sua sottoposta e ricontinuò a parlare come se nulla fosse successo.
Però indubbiamente stava bene col suo capo e’ -se ne accorse con orrore!- la sua cosina era umidiccia!
Chiese scusa al dottore, imbarazzatissima, e raggiunse con passo svelto i bagni del locale, riuscendo a fatica a vincere la voglia di correre!
I bagni la lasciarono una volta di più a bocca aperta: marmi pregiati ovunque e vasi di fiori freschi ai lati dei lavabi ed una gentile musichetta come sottofondo ed una gradevole fragranza nell’aria.
Si chiuse in un cubicolo ed anche quello, pur nella sua specificità di ambito non particolarmente dignitoso, era comunque meraviglioso, lucidissimo.
Ringraziò il cielo di non doverlo usare che per controllare lo stato dei suoi slippini (anzi: del perizoma che la signora Samantha le aveva imposto di indossare sotto la gonna elegante e del quale aveva dovuto rapidamente abituarsi alla sensazione, all’inizio fastidiosa, dello ‘spaghetto’ dietro che incuneandosi in profondità tra le sue belle natiche, le sfregava in modo imbarazzante sul buchino), perché in quella’ reggia, in quel trionfo di marmi lussuosi e di sanitari di pregio, non avrebbe avuto il coraggio di sporcare!
Alzò la gonna attillata, abbassò il perizoma e in effetti, nel minuscolo triangolino di stoffa, spiccava una chiazza di umidore’ manco si fosse fatta scappare una goccia di pipì!
Asciugò la stoffa come poté, tamponandola con pezzetti di carta igienica profumata.
Poi controllò che le calze autoreggenti fossero sempre al loro posto (effettivamente il suggerimento che la signora Samantha le aveva dato, di bagnare la pelle ove poi avrebbe appoggiato il silicone della balza delle calze, era davvero efficace!), si risistemò il perizoma e abbassò poi la gonna, lisciandola con la mano.
Infine tornò al tavolo, dondolando un filino incerta su quei tacchi così alti ai quali non era abituata, ma con un involontario ancheggiare che zittì il soffuso brusio delle pacate conversazioni nella sala.
Ripresero a conversare piacevolmente, lei e Corsi e di nuovo, dopo un po’, la mano del dottore cominciò ad accarezzare la sua.
Si sentiva in uno stato di languido benessere e decise che stavolta Ambra avrebbe lasciato fare: in fondo, che male c’era?
Arrivarono allo strepitoso dessert e Corsi si era accontentato di sovrapporre la propria mano alla sua, stringendola dolcemente, ma in modo affettuoso, protettivo e lei aveva ricambiato un attimo la stretta, prima che Concetta le facesse levare garbatamente la mano.
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