Scoprirsi Ambra 4

di
genere
corna

Mentre si districava dall’inerte peso del corpo del dottore per andare in bagno. Concetta pensò che aveva fatto la peggior azione possibile nei confronti del suo povero marito Luigi e le vennero due lucciconi per la vergogna di aver tradito la sua fiducia e per la paura di non trovare, dopo quella folle nottata lussuriosa, neanche più il coraggio di guardare in faccia lui e la loro piccola Maria.
Per giunta, dimenticanza imperdonabile, si era lasciata levare il lume della ragione da quella passione animalesca ed aveva dimenticato che aveva dovuto smettere di prendere la pillola e che quindi, col suo Luigi, da qualche tempo non si arrischiava a farlo senza preservativo.
Poco prima, invece, si era lasciata riversare dentro, bene in cima!, il piacere del dottore e ci sarebbe solo mancato che da quella follia nascesse un figlio’ un figlio della colpa!
Ma d’altra parte, quale faccia avrebbe potuto dire al dottore di fermarsi e di infilarsi il preservativo???
Però, mentre lavava via l’abbondante piacere del dottore, scoprendo -forse per la prima volta- quanto la sua fichetta fosse sensibile anche ai suoi delicati tocchi, necessari per potersi pulire per bene e quindi fosse fonte di vero piacere, Ambra rifletté che era stato comunque bello, piacevole, addirittura devastante fare l’amore (o fare anche solo carnalmente sesso???) col dottore in quel modo e che mai aveva immaginato che il suo corpo potesse donarle sensazioni simili e così grandi.
Fece un calcolo a mente: non doveva essere nel periodo fecondo, quindi le probabilità di aspettare un figlio dal dottore erano piuttosto remote.
Luigi mi ama profondamente ed io amo lui: è lui mio marito, il mio uomo, il padre di nostra figlia. E’ vero: l’ho tradito e ne sono pentita, ma era un’esperienza che valeva comunque la pena di fare.
Tanto, col dottor Corsi o con qualunque altro uomo, non succederà più, mai più!, e ovviamente sarà un segreto vergognoso che celerò in fondo al mio cuore ed alla mia mente.
Non è giusto farlo soffrire e poi, tanto, non succederà mai più! E’ stata soltanto una notte di follia!

Il giorno dopo fu di intenso lavoro tra studio di documentazioni, audizione di vari consulenti, riunioni ristrette ed allargate, con collaboratori o le controparti’
Il dottore e la sua collaboratrice riuscirono a fare un veloce pasto solo grazie ad una società di catering che gli imbandì un buon pranzo, apparecchiando l’estremità del lungo tavolo da riunioni della sede berlinese della società; dal mattino su solo quello l’unico momento in cui poterono rifiatare e riuscirono a scambiarsi, tra una forchettata e l’altra, solo un sorriso di complicità del dottore a cui lei rispose con un timido sorrisetto imbarazzato, ad occhi bassi.
Poi di nuovo al lavoro, in un vorticoso pomeriggio che non gli permise di fiatare prima delle otto di sera.
A quell’ora si ritirarono nelle proprie stanze per rifiatare, regalarsi una doccia ristoratrice e prepararsi per andare a cena, in un altro elegante ristorante.
Concetta approfittò della meritata pausa per telefonare al marito, riassumendogli la giornata e facendosi narrare gli avvenimenti di casa e scambiando qualche affettuosa frase con la sua piccina. Gonfia di vergogna, si guardò bene di farsi sfuggire gli eventi della serata precedente, nonostante Luigi la riempisse di domande sul cosa avevano fatto, la sera, sul come si comportasse il dottore con lei, se l’avesse portata in qualche posto interessante, se’ Tagliò questa ondata di domande, dicendo che non aveva più tempo e che doveva scappare, dichiarandogli una volta di più il suo amore e mandandogli un bacio prima di riappendere, anche se si sentiva, facendo così, ancora più una pocodibuono.
Prese un appunto mentale di comprare un giocattolo da portare al suo angioletto. Sorrise al pensiero, intenerita.

Luigi mise a letto la bimba, dopo aver giocato un pochino con lei; poi le cominciò a leggere una favola e dopo dieci minuti il loro angioletto dormiva profondamente.
Poi si mise sul divano davanti alla tv e cominciò a pensare alla sua Concetta che ormai cede: La immagina a cena, durante la quale spesso la mano di Corsi percorre le sue cosce fino al perizoma, un classico piedino e molta seduzione che la sappia portare all’eccitazione e che lei, per un attimo, cerca di contrastare.
Tornati in hotel, lui la invita ad entrare nella sua stanza con quel tono e carisma che non prevede rifiuti.
Lei si dice che non succederà assolutamente nulla, ma appena il dottore chiude la porta, la bacia e lei per la prima volta scopre il vero sesso, guidata dal maestro Corsi.
Il giorno dopo si vergogna profondamente pensando a quello che ha fatto alle spalle di lui, del suo Luigi!, ma la curiosita33;e il carisma del capo hanno la meglio e la scuola continua…
Immagina che Corsi abbia un cazzo proporzionato al suo fisico possente e quindi molto grosso e lo immagina mentre apre la fica della sua Concetta, occupandogliela tutta per poi riempire completamente il preservativo con una colossale sborrata.
E poi? Se lo sfila e lo getta nel cesso? O magari lo adopera per portarla ad assaggiare la sua sborra?
Su questa immagine mentale, il suo piacere esplose in un paio di onesti schizzetti. Concetta scese nella hall dell’albergo e trovo il dottor Corsi che le venne incontro sorridendo, prendendole le mani e tenendole alte, allargate, per poterla contemplare: ‘Sei assolutamente affascinante!’
Era deliziata come ogni donna dai complimenti, ma aveva deciso di stare… in campana, nei confronti del dottore: per quanto potesse essere stato piacevole -doveva onestamente ammetterlo!- non doveva più accadere quello che era successo la sera prima, per il rispetto che doveva al suo Luigi e per poter continuare a guardare serenamente lui ed il loro angioletto, Maria.
Raggiunsero un altro raffinante ristorante e, nonostante stesse in guardia per praticamente tutta la cena, il dottore non fu nulla più che amabile, senza mai neanche darle l’impressione di provare a toccarla o di dire cose meno che garbate ed innocenti; anzi, a dire la verità, era quasi un filino delusa, dopo essersi mentalmente preparata ad una dura battaglia sulla difensiva, che il dottore neanche facesse il sia pur minimo tentativo di approccio.
Conversarono di molte cose, assolutamente innocenti come la musica che lei ama, sua figlia, i film che ha visto ed amato, suo marito ed il suo lavoro, la sua casa: cose così.
Fu proprio parlando della sua piccola Maria, che disse: ‘Ah, dottore: poi vorrei comprarle una bambola, un ricordino qui da Berlino, prima di ripartire…’
‘Nessun problema, Ambra: qui a Berlino i negozi restano aperti fino a tardi…
Se vuoi, dopo cena andiamo a vedere se troviamo qualcosa che ti possa piacere, da portare alla tua piccina’ disse il dottore, in tono accomodante.
Difatti, dopo la deliziosa cena, uscirono nella tiepida sera berlinese ed il dottore le porse galantemente il braccio, mentre passeggiavano occhieggiando le vetrine, come una qualunque coppia serena.
Fu davanti ad un negozio di delizioso intimo femminile -con prezzi terrificanti che la costrinsero a leggerli due volte, per essere sicura di averli letti correttamente- che Corsi si fermò di colpo, lasciandole il braccio e poi, dopo essersi stretto un attimo il mento tra due dita, la guardò con lo sguardo divertito e disse: ‘Io ti accompagno a comprare un giocattolo per la tua bimba, ma poi tu mi accompagni a comprare un regalo che serve a me…’
Non ci vide nulla di male nella proposta ed acconsentì sorridendo, rilassata dalla piega quasi amichevole che la serata aveva preso.
Dopo un centinaio di metri, trovarono giusto un grandissimo negozio di giocattoli ed a Concetta sembrò un sogno, anzi: IL sogno di ogni bambino… compreso quello che, nonostante la vita e vicissitudini, si nasconde ancora dentro ciascuno di noi.
Dopo quasi un’ora uscirono: il dottore era vagamente divertito e lei era entusiasta per la magnifica bambola col costume tradizionale del Land di Berlino che aveva comprato per il suo angioletto, anche se ad un prezzo che solo pochi mesi prima avrebbe considerato pura follia.
Adesso, invece… Beh, era contenta di quel bel ricordo di Berlino, di quel bel dono per la sua bimba!
Corsi, dopo una decina di minuti che camminavano per il viale alberato, svoltò in una trasversale, senza alberi ma pur sempre elegante e le disse: ‘Bene! Adesso che abbiamo fatto il tuo acquisto, facciamo il mio!’
Lei gli sorrise, essendogli grata di aver sopportato la lunga ricerca nel negozio di giocattoli, ma le sembrò di intravvedere l’ombra del suo sorriso da squalo. Ma no! Sicuramente si sbagliava!
Il dottore la prese per mano e dopo qualche altro passo girarono in un vicolo, dove poco più avanti c’era un negozio con la vetrina fortemente illuminata.
Il dottore la tirò rapidamente all’interno mentre lei, con una fuggevole occhiata alla vetrina, vide dei manichini che indossavano… intimo? (mah!) piuttosto essenziale ed ebbe l’impressione di aver visto la scritta Sex.. qualcosa.
Il locale era molto più vasto di quanto lei potesse immaginare: il negozio (di oggetti assolutamente scandalosi o dall’uso difficilmente immaginabile ed indumenti che la lasciavano profondamente perplessa sul loro uso e la loro utilità e che sembravano quasi annoiati, nelle loro vetrinette) aveva, accanto al banco di vendita con una cassiera annoiata -unica presenza umana- che masticava gomma ed alla quale lui le fece lasciare la confezione della bambola per Maria, una porta dall’apparenza solida, che il dottore fece aprire inserendo una sorta di bancomat in un lettore.
Oltre quella porta, una lieve musica di sottofondo ed altre vetrine sapientemente illuminate e scaffalature e altre persone che da sole o in coppie si muovevano rilassate con passi attutiti dall’alta moquette.
Lei strabuzzò gli occhi, passando davanti ad una vetrina che racchiudeva fedeli riproduzioni del membro maschile realizzate nei più diversi materiali e colori, dalla taglia circa del suo Luigi a salire, sino a dimensioni assolutamente impegnative, circa equivalenti a quelle del tonico avambraccio del dottor Corsi; ritenne che quella taglia fosse riservata unicamente ad oggetti pur discutibilmente ornamentali.
Poi altri oggetti presumibilmente destinati ad essere introdotti negli orifizi umani – anche se alcuni formati dovevano essere adatti solo a pochissime persone, particolarmente predisposte!- e poi oggetti a forma di uovo, sorte di collane con diverse sfere, sia uguali che di diametro crescente, e intimo maschile e femminile che permettevano però una perfetta…. agibilità senza doverli togliere e poi indumenti di cuoio, gomma nera, stoffa, plastica ed abiti femminili assolutamente scandalosi per le aperture o la profondità di spacchi e scollature o tutte queste caratteristiche assieme.
Più oltre, metri e metri di scaffali stipati da video pornografici divisi per categoria e preferenze (rabbrividì vedendo alcune immagini di copertina! Avrebbe voluto uscire, scappare via dal quel luogo inquietante, ma se il dottore aveva sopportato pazientemente il suo peregrinare nel magazzino di giocattoli, non le sembrava bello né rispettoso pretendere di andarsene!) e più avanti strane strutture e marchingegni, che la fecero pensare agli strumenti dell’inquisizione e via via fino a macchinari moderni quanto dall’uso per lei oscuro.
Le venne da pensare che l’ambiente, pur affacciandosi sulla stradina solo col modesto negozietto, si estendeva per probabilmente tutto il lato posteriore dell’edificio.
Arrivarono ad una sorta di bar un ambiente dove dominava il bianco e la luce suffusa ed i tavolini davanti ai divanetti sembravano donne nude inarcate dal piacere; Corsi la fece accomodare accanto a lui, su uno degli alti sgabelli cromati del bar e le chiese se gradisse bere qualcosa.
Lei era in allarme, come un animaletto selvatico che si trovasse davanti alla tana di un grosso predatore e solo dopo diversi secondi di riflessione, espresse il suo desiderio: ‘Sì, grazie: berrei volentieri un bel bicchiere di latte freddo!’
Se sperava di turbare il dottore, con quella scelta rassicurante e vagamente salutistica, non ebbe soddisfazione: lui approvò la sua scelta ed anzi ne ordinò un bicchiere anche per sé.
Tre giovani vestiti di bianco, ma con in testa bombette nere, seduti su un divanetto la guardarono con sguardi inquietanti ed uno, con due ciglia finte messe ad evidenziare un unico occhio, le rivolse un muto brindisi con un sorriso sbieco, alzando anche lui il bicchiere di latte.
Lei aveva decine di domande da fare al dottore: del perché l’avesse portata in quel posto, cosa si aspettava che lei facesse, cosa aveva intenzione di fare lui, sopratutto. Ma poi anche altre centinaia sugli strani oggetti che erano in vendita lì, alcuni dall’uso difficilmente immaginabile e sugli indumenti, gli apparati, i video, le inquietanti macchine.
Però bevvero il loro latte, con cortesi sorrisi stampati sul viso e non scambiarono parola, anche se Corsi la guardava con uno sguardo vagamente divertito -come se giocasse ad essere il gatto col topo- studiando le sue reazioni.
Alla fine, lui si alzò ed allungò la mano; lei gli porse la sua e tenendosi così -come fidanzatini!- varcarono un’altra porta.
Si trovarono in un vano relativamente piccolo, con un piccolo bancone ed una porta che annunciava portare alla ‘Dark Room’
Corsi parlò brevemente con l’addetto al banco e lui gli consegnò due visori e sbloccò una porticina dietro di sé; il dottore la portò oltre la porta, che si chiuse subito dietro di loro, lasciandoli nell’oscurità più assoluta!
Lei si spaventò un poco, ma senti il dottore dirle di stare ferma, mentre lui gli faceva indossare il visore.
Capì che doveva essere un visore all’infrarosso -come si vede nei film!- perché cominciò a vedere tutto verde; accanto a loro c’era una lastra di vetro e lei capì che potevano vedere ciò che avveniva nella dark-room.
Era imbarazzata da ciò che stava guardando: una coppia appena entrata che veniva avvicinata da due giovani, che cominciarono subito a toccare lei ovunque e baciandola e alzandole i (pochi!) vestiti e piegandola in una fellatio.
Piegata così, venne subito posseduta dall’altro, mentre altre persone entravano nel suo campo visuale e cominciavano ad.. interagire tra loro.
Era imbarazzata, ma anche incuriosita dall’inaspettato e sconvolgente spettacolo; mai e poi mai avrebbe immaginato che due persone (ed addirittura PIU’ di due, insieme!!!) potessero fare cose del genere!
Inoltre, la cosa che più la turbava era la presenza del dottore accanto a lei; in quel contesto si attendeva quasi -con sentimenti contrastanti!- che lui dicesse qualcosa, che facesse qualcosa, anche solo toccarla… toccarle soltanto una spalla o sfiorarle il braccio e basta, ovviamente!
Invece stava lì, con quel visore a coprirgli la parte superiore del viso ed un vago sorrisetto sulle labbra, come se pregustasse chissà quali piaceri.
Si rendeva conto con una sottile vena di imbarazzo che cominciava a sentirsi inumidita, come se lo sconveniente spettacolo le… facesse effetto!
Presa tra queste emozioni e l’attesa -la paura?- di un qualsiasi cenno del dottore, si accorse che spesso tratteneva il respiro, anche torbidamente affascinata da ciò che avveniva oltre la lastra di cristallo.
Poi, alla fine, Corsi la toccò sul braccio ed a lei sembrò di essere toccata da un ferro rovente e non solo dal suo indice: ‘Andiamo via, Ambra!’ le sussurrò e si diresse verso la porticina, proprio mentre una delle donne si inarcava in un orgasmo, presa com’era da un uomo davanti e l’altro dietro.

Camminavano quietamente nella strada, tornando verso l’albergo ed il dottore le porgeva galantemente il braccio, mentre l’unico rumore, a parte i fruscii di qualche rara auto che passava, era il ticchettio dei tacchi di lei.
Era tesa: stava attendendo un commento, una mossa da parte del dottore, ma lui si accontentava di sorriderle, camminando con passo tranquillo, implacabile.
Arrivati infine davanti alla porta della camera di lei, lui le sorrise e si chinò verso di lei; Ambra era lì, liquefatta, pronta ad essere modellata dalle sapienti mani del dottore come cera intiepidita… pronta a negarsi ed a soddisfare qualunque desiderio, qualunque ordine di Corsi…
Lui le prese la mano, le fece un galante baciamano e le augurò la buona notte, lasciandola assolutamente confusa e vagamente eccitata.
Ma era giusto così: Concetta era pur sempre una sposa ed una madre ed apprezzò il rispetto che il suo principale le dimostrava… anche se Ambra, forse, rimase un filino delusa. Altra giornata frenetica, a Berlino! Incontri, riunioni, un pranzo di lavoro, altre riunioni, briefing e poi, quando Concetta cominciava ad essere esausta, la frase magica: ‘Abbiamo finito, torniamo a casa!’
Dopo le noiose procedure in aeroporto, l’imbarco, il decollo ed adesso il quieto volo che la riportava a casa, dalla sua piccola Maria e da suo marito.
Il dottore era immerso nella lettura di corpose relazioni, appunti e quant’altro e lei quindi poté rilassarsi e riflettere sugli accadimenti.
Era indubbiamente intrigata sempre più dalla travolgente personalità e dal carisma del dottor Corsi e pentita di aver ceduto, la prima sera, tradendo così il suo buon Luigi e l’amore che lui le ha sempre dimostrato.
Anche se, a dirla tutta, non pensava che fare ‘quelle cose’ potesse dare delle sensazioni del genere, così sconvolgenti!
E, dopo aver fatto quell’esperienza, non si sentiva più tanto sicura di poter semplicemente bollare come ‘bottane’ le donne che lei aveva visto offrirsi e lasciarsi possedere -anche da più uomini!- nella dark room.
Anzi… una vaga, perversa curiosità l’aveva assalita, vedendo quanto una delle donne apprezzasse essere ripetutamente sodomizzata da più uomini, con suo evidente piacere: ma era davvero così tanto piacevole, quell’atto assolutamente contro natura?
Ma cosa stava pensando, adesso!!!
Corsi evidentemente si era pentito di aver… travolto i suoi sensi, la prima sera; difatti non solo non ne aveva minimamente più accennato (comprensibilmente, visto il suo orgoglio di uomo volitivo e di successo!), ma non aveva neanche fatto il più piccolo abbozzo di approccio… neanche al… Sex-qualcosa, nonostante lei stesse spasmodicamente in guardia ed alla fine -forse!- provasse quasi un senso di delusione per quell’assalto che era pronta a respingere e che non era invece avvenuto.
Si aspettava sopratutto le sue mani a sfiorarla, a farle perdere il controllo lì, nella stanzetta accanto alla dark room, mentre entrambi assistevano alle evoluzioni delle persone oltre il cristallo ed ogni fruscio, ogni -innocentissimo!- movimento del dottore le facevano trattenere il fiato, in attesa… bah, della sua mossa!
Invece nulla; quando erano usciti, Corsi aveva ritirato un pacchetto già confezionato e poi erano tornati innocentemente in albergo.
Inutile negarlo: era davvero interdetta dal comportamento del dottore: le sembrava come un gatto di casa, che si avvicina alla ciotola del cibo, pilucca qualche pezzetto e poi se ne va via, sdegnosamente e con la coda dritta.
E lei che temeva (o forse sperava?) di essere divorata, come farebbe un cane davanti alla sua ciotola di cibo!
Sentì la pressione alle orecchie: aveva capito che l’aereo stava perdendo quota, accengendosi ad atterrare e smise di ragionare sugli esiti e le inaspettate situazioni che si erano sviluppate durante la trasferta.

La Porsche rallentò e si accostò ronfando sorniona al marciapiedi, davanti al suo portone; il dottor Corsi lasciò il motore a girare in folle, mentre scendeva, recuperava dal bagagliaio il suo trolley e glie lo porgeva.
Il cuore e la mente di lei era in tumulto: che vergogna se lui avesse provato a baciarla lì, davanti a casa sua! E se li avesse visti qualcuno? Che figura ci avrebbe fatto?? E poi, se lui voleva il bacio, lei doveva rifiutarglielo, con cortesia ma fermamente! O no??
Ma lei era sposata e madre ed era a due minuti dal suo angioletto ed al suo amore, suo marito Luigi!
Pero Corsi la tolse dall’impaccio, porgendole la mano, sorridendole in modo formale e dicendole: ‘A lunedì, signora!’
Restò basita ed ascoltò terrorizzata una voce -la sua!- che diceva cortesemente: ‘Dottore, non sale un attimo? Giusto per prendere un caffè o qualcosa di fresco da bere?’
Ma cosa le era girato, di fare quella proposta? La casa sarebbe stata tutta in disordine e poi Maria coi suoi giocattoli sparsi dappertutto e l’imbarazzo di ospitare una persona abituata a luoghi così eleganti nella loro umile casetta!
Rifletté in un lampo che, come il dottore non aveva voluto metterla in imbarazzo tentando di baciarla davanti al portone, così avrebbe declinato cortesemente l’invito e tutto sarebbe andato bene…
‘Sì, un buon caffè sarebbe proprio quello che ci vuole!’
Oddio, no!!!
Si trovarono costretti nell’angusta cabina dell’ascensore, che saliva cigolando fino al quarto piano ed impestata da un vago odore di baccalà.
Lei non osava guardare il dottore e teneva gli occhi fissi sul consumato linoleum del pavimento, finché con uno scossone la cabina si fermò al piano.
Con un silenzioso sospiro aprì le portine e gli fece strada fino alla porta del loro appartamento.
Terrorizzata, in un attimo visualizzò con gli occhi della mente suo marito Luigi, che veniva ad aprirgli in ciabatte, pantaloni del pigiama e canottiera: dio, no! Non davanti al dottor Corsi!!!
Così ripescò la chiave dalla borsetta, socchiuse la porta e subito disse forte, ma in tono garrulo: ‘Ciao amore, son tornata ed è salito anche il dottor Corsi, per un caffè!’, sperando che Luigi, se non fosse stato presentabile, si andasse a ricomporre.
Poi accolse il dottore nel minuscolo ingresso, scusandosi preventivamente per il disordine, anche se il suo allenato occhio di madre e casalinga notava un insperato ordine nella loro casetta.
Vide il copridivano mal sistemato: evidentemente Luigi ci era sdraiato su fino a pochi istanti prima, ma adesso doveva essere schizzato in camera a rendersi presentabile.
Corsi si degnò di gettare un’occhiata circolare nel soggiorno e di sedersi sulla poltrona che lei gli indicava; anche da seduto, però, il suo sguardo scandagliò l’ambiente registrando ogni particolare: dai libri che incurvavano i piani della piccola libreria ai quadretti da ipermercato alle pareti.
Lei prese tempo a sistemare la borsa appoggiata sul trolley, a riappropriarsi della sua casa, perché le sembrava scortese piantare lì il dottore da solo ed andare in cucina a preparargli l caffè men che mai, poi, levarsi finalmente le scarpe col tacco così alto, correre ad abbracciare e baciare la sua bambina, andare in bagno a fare pipì, abbracciare e baciare suo marito… tutte cose che avrebbe voluto fare, anche se magari in un ordine diverso.
Per fortuna Luigi emerse quasi subito dalla porta della camera -con Maria che corse subito ad abbracciare e baciare la mamma, pazza di gioia!- e la accolse con un grandissimo sorriso che, però, sembrò gelarsi alla vista del dottore; lei intuì che lui stava per abbracciarla, stringerla e baciarla, come al solito, ma sembrava particolarmente intimidito dalla presenza del dottore e le si fermò a meno di un passo, come se non osasse toccarla.
Fu quindi lei ad avvicinarsi e, in un improvvisa crisi di pudore, accontentarsi di dargli un casto bacio sulle labbra e poi, subito dopo avergli presentato la sua dolcissima Maria, presentarlo al dottor Corsi.
Il dottore strinse potentemente la mano di suo marito, come d’abitudine e lui sembrò quasi rattrappirsi davanti al suo principale; quando parlò, anzi, lo fece a voce bassa, come a non voler disturbare l’imponente ospite.
Il suo Luigi le sembrava un cagnetto che, a coda bassa, cercasse di convincere un cane più grosso a non fargli del male.
Dichiarò la sua intenzione di andare a preparare il caffè e sparì n cucina seguita dal suo angioletto, lasciando i due uomini a fronteggiarsi in soggiorno.
Acceso il fuoco sotto la caffettiera, fece la puntata in bagno di cui sentiva ormai impellente la necessità, poi preparò il vassoio con le tazzine del servizio buono, la zuccheriera ed i cucchiaini.
Raggiunse i due uomini in soggiorno portando il vassoio e seguito dalla piccola Maria che le saltellava festosa intorno.
Servì, da perfetta padrona i casa, i caffè e, dopo averlo bevuto, diede infine la scatola con la bambola alla sua bimba, che in breve tempo si impadronì entusiasta del nuovo giocattolo, lasciandosi poi pilotare nella sua cameretta dalla mamma, felicissima della nuova amica tedesca con quello strano vestito.
Mentre tornava in soggiorno, da suo marito e dal suo ospite (ed amante per una notte! Che vergogna!!!), si rese conto che il suo povero Luigi era, se possibile!, ancora più prono davanti alla forte personalità del suo principale.
Lo trovava… servile -ecco!- nel suo atteggiamento nei confronti di Corsi, mentre il dottore sembrava solo placidamente tollerarlo.
Come rientrò nella stanza, Luigi scattò in piedi e le si rivolse in modo quasi implorante: ‘Concetta, perché non mostri al Dottor Corsi (e lo disse con le maiuscole!) la nostra casetta?
E tranquilla: ho cercato di tenerla pulita ed ordinata, per non farti fare brutta figura, in questi giorni!’
In effetti aveva notato, appena rientrata nella sua casetta, un buon odore di pulito e tutto bene in ordine: Luigi stava dimostrando capacità inaspettate come casalingo!
Così invitò il principale a fare il giro dell’appartamento, mostrandogli i vari ambienti.
Luigi si appartò un attimo, estrasse il cellulare dalla tasca dei calzoni e lo predispose per una chiamata.
La donna mostrò al dottore la loro cucina, gli indicò la porta della stanza da bagno, lo accompagnò nella cameretta di Maria, dove la bambina giocava felicissima con Geltrude, la sua nuova meravigliosa bambola ed infine lo pilotò fino alla loro camera nuziale.
Corsi si guardava in giro con annoiata educazione, ma in camera Luigi li esortò ad andare sul balconcino e lei, ubbidiente, scostò le tende -che garantivano la loro privacy coniugale dagli occhiuti dirimpettai- aprì la portafinestra ed invitò il dottore ad affacciarsi.
Corsi guardò brevemente fuori e poi si voltò, fronteggiando la sua dipendente; Luigi, che era dietro di lei, inciampò e cadde scompostamente sul letto -forse anche perché aveva una mano in tasca- e cadendo sospinse la moglie contro il dottore, sbilanciandola; Corsi, con buona prontezza, la afferrò e le evitò di cadere, prendendola per un braccio e per il fianco, proprio mentre il telefono fisso dell’appartamento cominciava a squillare.
Luigi era imbarazzatissimo: ‘Eh, scusatemi… sono inciampato sul tappetino… Uh, il telefono!!! Vado a rispondere io, scusatemi!’ E sfrecciò via.
Lei e Corsi rimasero immobili un istante, le bocche vicinissime, in quello che sembrava il fermo-immagine di ‘Via col vento’; poi prese l’iniziativa: la sua mano dal fianco scivolò sul bel sedere di lei, attirandola contro di sé, mentre la sua lingua si insinuava tra le sue labbra, senza trovare resistenza alcuna.
Da fuori la stanza sentirono la voce (a volume particolarmente alto) di Luigi che rispondeva all’apparecchio: ‘Sì, pronto… No, chi cerca, scusi?… Ah, ecco… No, temo che lei abbia sbagliato numero… uh?… sì è quello, il numero… No, no, qui non c’è nessun dottor Angelini, mi spiace… sì, avrà sbagliato a marcarlo… ma prego, non c’è di che… no, nessun disturbo… sì, buona serata anche a lei, buonasera!’
Ambra sentiva la stretta da padrone di Corsi sul suo culo, che la stringeva col pancino a premere contro la potente erezione e la lingua del capo che le vorticava in bocca in un bacio che le rammolliva le ginocchia e che la stava facendo rapidamente inumidire, ma con un cantuccio del cervello notò quanto Luigi parlasse a voce molto alta, rispetto al suo solito e la facesse lunga, al telefono, invece di dire come suo rituale: ‘No, ha sbagliato numero!’ e riappendendo bruscamente.
Si rese conto che era nella sua camera nuziale, palpata e baciata da un uomo che non era suo marito, chiaramente visibili dai dirimpettai e si divincolò, travolta dalla vergogna di scoprire quanto stesse diventando… unadiquelle!
Luigi si affacciò appena sulla soglia della camera: ‘Uh… scusate, ma devo andarea spostare la macchina… domani fanno lo spazzamento meccanizzato della strada e devo cercare posto… dovrò girare parecchio, almeno un quarto d’ora, per trovare dove lasciarla… Ma torno, eh! Ah, non prendo le chiavi, quindi quando torno suono…’ e senza aspettare risposta corse via.
Lei era imbarazzata dallo stare in camera, sola col dottore e sentiva di essere stata abbandonata da suo marito; avrebbe voluto… nulla, solo rispondere al nuovo travolgente bacio che Corsi le stava dando.
scritto il
2026-01-12
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