Era l'amica di mia madre, ora è mia
di
Kaspero
genere
dominazione
Con questo racconto farò un salto temporale rispetto al precedente, la vicenda riguarda nuovamente quell'inaspettata e intensa avventura che ha dato una scossa alla mia vita portandola su un sentiero di passione e inesorabile perdizione.
Come ogni giorno da quella cena guardo fiducioso il telefono. Lo faccio ogni ora, appena sveglio, prima di coricarmi, più e più volte. Attendo, anzi, spero in un suo messaggio.
Non ho il suo numero, non posso contattarla, ma lei sì, Carla ha il mio.
Mi ossessiona. L'amica un tempo dolce e premurosa di mia madre si rivela essere il mio desiderio erotico: emblema di seduzione perversa che mi ha catturato il pensiero e l'anima trasformandomi in uno strumento del suo giogo di piacere.
Penso in continuazione a quelle esperienze, a quella donna, Carla, alla sua perversione, alla sua carne.
Ogni volta che lo faccio mi viene un nodo alla gola, il mio pensiero viaggia in un paese paradisiaco. Anche il mio sangue migra. Lo sento caldo, fluire verso zone più esotiche, ad interrompere la quiete e ridonare vigore e fomentare il desiderio. La voglia è tanta, cerco di resistere dal soddisfarla ma la cosa mi opprime. Il tessuto che preme per contenere l'eccitazione seduce con carezze non richieste. La pelle, tesa, è sempre più sensibile. L'azione dell'intimo passa dal dar piacere al generare dolore. Devo resistere, sopportare.
Ogni suono del telefono un brivido.
Un'altra notifica. Lo schermo che si illumina. Butto l'occhio. Numero sconosciuto.
La schiena è percorsa da un fuoco che si spande verso le braccia. Allungo le mani, sblocco lo schermo e leggo: 'Ciao, spero non ti sia dimenticato di me.' (come potrei?) 'Ti aspetto alle due, citofona 14.'
Mi ha dato appuntamento a casa sua, rispondo impacciato con un semplice 'ok.'
Il cuore mi batte fortissimo, non aspettavo altro ma adesso anche dell'ansia si insinua nei miei pensieri.
Mi presento puntualissimo, aspetto i rintocchi del campanile per premere il campanello.
I due rintocchi arrivano e risuonano come un gong che dà il via ad una cerimonia.
Suono al 14. Il portoncino scatta ed entro come un automa, mi dirigo sulle scale verso il suo appartamento.
Trovo la porta appena accostata alla chiusura ed entro guardingo.
"Permesso?" chiedo gentilmente con voce debole per il fiato corto dell'emozione e delle scale percorse senza indugio.
"Vieni", Carla risponde da un altro locale con un tono molto più accogliente e sicuro del mio.
"Dove sei?", domando nuovamente richiudendo dietro me la porta.
"Vieni, vieni," mi guida con le note della sua voce verso la sua camera da letto.
Non sono pronto a quello spettacolo.
La vedo in intimo. È distesa sul suo letto matrimoniale appena coperta da un leggero lenzuolo. Dalle onde del tessuto che la coprono traspare solo la sua pelle nuda e la presenza del solo intimo a coprirle le grazie.
Un pallido raggio luminoso filtra dalle tende socchiuse e la illumina come una dea.
Sembra un dipinto. Un dipinto che si imprime nella mia testa.
La mia vista è in estasi, e non solo.
"Allora? Ti piace la sorpresa?"
Annuisco interdetto, non ci sono parole. Non le trovo. A parlare sono solo i gesti.
Carla capisce di avermi lasciato stupefatto.
Mi avvicino al letto per ammirarla più da vicino.
Le accarezzo delicatamente le gambe percorrendole in tutta la loro lunghezza con le dita.
Noto la pelle d'oca comparire sulla superficie liscia e perfettamente depilata.
Indossa dei tacchi laccati neri con riflessi rosso fuoco. Mi fa impazzire il mix estetico di eleganza e sensualità.
L'intimo è fine, rosso vivo, perfettamente coordinato ai riflessi delle calzature e allo smalto delle unghie.
Si è preparata per questo incontro.
"Sei tornato timido?" esclama con note di sfida.
In realtà ha perfettamente ragione, devo sbloccarmi, è quello che desidero. Il mio sogno è a portata di mano.
La tensione è nell'aria, il profumo delicato del corpo di Carla mi attrae.
Mi faccio coraggio ed inizio a spogliarmi mentre gli sguardi si incrociano e percorrono le nostre forme.
Carla si morde il labbro e lo inumidisce con la lingua. Ora è lucido e carnoso.
L'eccitazione aumenta, l'odore di sesso si fa vivo nella stanza.
Voglio dominarla nuovamente, so che è quello che desidera. La sua sicurezza è solo una maschera al suo reale desiderio.
Sono quasi nudo, solo i boxer nascondono malamente il mio stato. Lei lo guarda intensamente ma non voglio renderle la vita così facile.
Vedo un porta foulard pieno di sciarpe e scialli. Ne prendo alcuni e rivolto a Carla: "Shhh, non ne avrai a male spero." Nessuna risposta, occhi incuriositi e profondi mi fissano. Si può leggere nel profondo il suo abbandono, la volontà recondita di concedersi alla dominazione.
Le mutandine appaiono ora differenti. Una riga più scura mette in luce la fisionomia di quel fiore delizioso al momento nascosto.
Prendo un polso e lo allungo verso un angolo del letto. Non oppone resistenza. Senza stringere eccessivamente faccio scorrere una sciarpa attorno al sottile arto e lo annodo saldo al piede del letto.
Mi guarda dirigermi dalla parte opposta per fare lo stesso con l'altro suo braccio.
Nessun segno di rivolta.
Mi sposto ai piedi del letto. Bacio lentamente il collo dei piedi con dolcezza.
Li afferro divaricandole le gambe per poterla ammirare aperta in quella idilliaca posizione.
Il morbido e variopinto tessuto l'accarezza e la vincola sul letto, indifesa.
"Fa' di me ciò che vuoi" mi sussurra con voce spezzata dal desiderio.
"Lo avrei fatto comunque" sussurro maliziosamente al suo orecchio facendole percepire il caldo respiro sul lobo. Nel mentre, con l'ultimo scialle le copro gli occhi serrando con percettibile vigore il nodo dietro la nuca.
Ora è tutta mia.
La scopro e mi fermo ad ammirarla per un istante. Voglio che lo percepisca come eterno. Cerco di non fare troppo rumore, ogni mia mossa dev'essere a lei ignota.
Accarezzo l'addome, lo bacio. Ai miei tocchi inaspettati sussulta.
Gioco col fiato avvicinandomi alle sue zone erogene, al seno, all'inguine.
Assesto degli schiaffi sulle cosce e sui fianchi esposti.
Il suono rompe l'aria e vedo i segni comparire e lasciarsi dietro un leggero rossore.
Le mutande continuano a bagnarsi.
Sfilo gli ultimi indumenti rimasti, prima i suoi, esibendo il seno eccitato. Sacrifico le mutandine, strappandole per liberarle dalla costrizione.
Sfilo i boxer ormai anche loro inumiditi dal mio sesso eretto, durissimo. Lei non può vedere. Glielo faccio percepire. Lo bacchetto sul suo corpo risalendolo. Mi avvicino alla sua bocca. La bacio. Le lingue si avvinghiano, mi segue, non vorrebbe staccarsi. Appoggio poi la cappella umida sulle labbra. Carla le dedica la stessa cura del bacio. Lo cerca, lo avvolge succhiando delicatamente. La lingua lo accarezza e stimola il frenulo, si insinua fra la pelle e la punta.
Si prende i miei umori direttamente dalla fonte.
Ora voglio dissetare anche la mia sete. Esploro la sua apertura con la mano. È ricoperta dei suoi succhi caldi. Ho la mano ricolma di quel viscoso nettare. Voglio condividere quella delizia. Porto le mie dita alla sua bocca, che si spalanca al sentore di quella fragranza inconfondibile. Le succhia avidamente non lasciandone nemmeno una goccia.
La bacio intensamente e sento il delizioso sapore salato della sua passione.
Scendo fra le sue cosce divorandola di baci e succhiotti pregustandomi la portata che tutti attendono con trepidazione, il suo dolce dessert.
Inizio stuzzicandola attorno alla fessura. Colpetti di lingua calda e curiosa. Morsi accennati. La pressione del dito vicino al suo ano. Un sussulto, forse è nuovo per lei.
Continuo a titillare la zona mentre i baci si fanno sempre più insistenti sulla zona del clitoride.
Colpi di lingua raccolgono i fluidi che in continuazione sgorgano dall'apertura dilatata.
Ad ogni passaggio, la schiena si inarca e gemiti strozzati rompono il suono della mia bocca che si dedica al suo sesso.
Mi faccio più audace. Lubrificando coi suoi stessi umori cerco di penetrarla nel lato B.
La tensione dell'ano si allenta e l'indice si fa spazio sempre più in profondità.
Passano i primi centimetri. I suoni di godimento aumentano.
La stretta sul dito mi suggerisce la sua verginità. Le sta piacendo. Affondo la lingua nella vagina rovente. Sento le pieghe della pelle. Muovo il dito. Umori densi mi riempiono la bocca.
Ingoio. È delizioso.
Voglio godere assieme a lei. Mi metto sopra, la bacio nuovamente, sul seno strizzandole il capezzolo duro, sul collo e sulla bocca. Il suo fiato è corto. Il corpo sudato di passione.
È provata da quelle sensazioni.
Appoggio la punta sulla soglia del suo sesso. Con una spinta decisa ma controllata vengo accolto dal suo corpo senza percepire resistenza. Un ardore avvolgente che mi reclama. È perfettamente lubrificata e aperta. Le spinte sono fluide e accompagnate da mugolii di godimento. Vario l'angolo e sento il pene battere a fondo sulle sue pareti interne.
Urla di piacere confermano le sue sensazioni. Aumento la pressione. Due schiaffi sui seni. Percepisco il suo apprezzamento e li ripeto. Schiocchi irresistibili.
Il ritmo aumenta. Rimango sempre dentro ma alterno movimenti circolari a affondi avanti-indietro di bacino.
Sento un calore crescente. Il ritmo sta prendendo il sopravvento. L'estasi è quasi al culmine. Stringo i denti.
Ansimi crescenti. Le labbra della vagina si stringono contro il mio pene. Una presa irresistibile. Mi lascio andare all'orgasmo. Entro in profondità e rilascio tutta la tensione trattenuta. Sento il calore abbandonare il mio corpo ed entrare nel suo. Le contrazioni delle pareti amplificano le mie in un gioco senza fine.
Due gemiti profondi, quasi all'unisono, segnano il raggiungimento dell'orgasmo da parte di entrambi.
Siamo sfiniti. Sfilo il mio membro completamente prosciugato, ormai privo di vigore. Il mio seme bianco spunta dalle piccole labbra.
Carla è ancora legata e bendata. Il corpo mostra i segni dell'atto passionale appena concluso. Sprazzi di rossori qua e là sulla carnagione come aloni di tinta su di una tela bianca.
L'addome sale e scende rilassato. Il silenzio. Ancora la luce la bacia. Mi gusto la visione. Sarebbe bello raccogliere questi momenti in un video.
Non voglio mostrarmi nuovamente fragile e vulnerabile al suo controllo.
La libero solamente dalla presa di un polso e lascio soddisfatto l'appartamento.
L'ho domata, eppure sento che sono io quello che non potrà più fare a meno di lei…
Grazie per aver letto questa storia fino in fondo. Spero che ti abbia lasciato qualcosa nel silenzio della lettura: un’emozione o un brivido?
Fammi sapere se ti è piaciuto, i miei contatti sono a tua disposizione.
Instagram: kaspero_0x
e-mail: Kas26a@proton.me
Come ogni giorno da quella cena guardo fiducioso il telefono. Lo faccio ogni ora, appena sveglio, prima di coricarmi, più e più volte. Attendo, anzi, spero in un suo messaggio.
Non ho il suo numero, non posso contattarla, ma lei sì, Carla ha il mio.
Mi ossessiona. L'amica un tempo dolce e premurosa di mia madre si rivela essere il mio desiderio erotico: emblema di seduzione perversa che mi ha catturato il pensiero e l'anima trasformandomi in uno strumento del suo giogo di piacere.
Penso in continuazione a quelle esperienze, a quella donna, Carla, alla sua perversione, alla sua carne.
Ogni volta che lo faccio mi viene un nodo alla gola, il mio pensiero viaggia in un paese paradisiaco. Anche il mio sangue migra. Lo sento caldo, fluire verso zone più esotiche, ad interrompere la quiete e ridonare vigore e fomentare il desiderio. La voglia è tanta, cerco di resistere dal soddisfarla ma la cosa mi opprime. Il tessuto che preme per contenere l'eccitazione seduce con carezze non richieste. La pelle, tesa, è sempre più sensibile. L'azione dell'intimo passa dal dar piacere al generare dolore. Devo resistere, sopportare.
Ogni suono del telefono un brivido.
Un'altra notifica. Lo schermo che si illumina. Butto l'occhio. Numero sconosciuto.
La schiena è percorsa da un fuoco che si spande verso le braccia. Allungo le mani, sblocco lo schermo e leggo: 'Ciao, spero non ti sia dimenticato di me.' (come potrei?) 'Ti aspetto alle due, citofona 14.'
Mi ha dato appuntamento a casa sua, rispondo impacciato con un semplice 'ok.'
Il cuore mi batte fortissimo, non aspettavo altro ma adesso anche dell'ansia si insinua nei miei pensieri.
Mi presento puntualissimo, aspetto i rintocchi del campanile per premere il campanello.
I due rintocchi arrivano e risuonano come un gong che dà il via ad una cerimonia.
Suono al 14. Il portoncino scatta ed entro come un automa, mi dirigo sulle scale verso il suo appartamento.
Trovo la porta appena accostata alla chiusura ed entro guardingo.
"Permesso?" chiedo gentilmente con voce debole per il fiato corto dell'emozione e delle scale percorse senza indugio.
"Vieni", Carla risponde da un altro locale con un tono molto più accogliente e sicuro del mio.
"Dove sei?", domando nuovamente richiudendo dietro me la porta.
"Vieni, vieni," mi guida con le note della sua voce verso la sua camera da letto.
Non sono pronto a quello spettacolo.
La vedo in intimo. È distesa sul suo letto matrimoniale appena coperta da un leggero lenzuolo. Dalle onde del tessuto che la coprono traspare solo la sua pelle nuda e la presenza del solo intimo a coprirle le grazie.
Un pallido raggio luminoso filtra dalle tende socchiuse e la illumina come una dea.
Sembra un dipinto. Un dipinto che si imprime nella mia testa.
La mia vista è in estasi, e non solo.
"Allora? Ti piace la sorpresa?"
Annuisco interdetto, non ci sono parole. Non le trovo. A parlare sono solo i gesti.
Carla capisce di avermi lasciato stupefatto.
Mi avvicino al letto per ammirarla più da vicino.
Le accarezzo delicatamente le gambe percorrendole in tutta la loro lunghezza con le dita.
Noto la pelle d'oca comparire sulla superficie liscia e perfettamente depilata.
Indossa dei tacchi laccati neri con riflessi rosso fuoco. Mi fa impazzire il mix estetico di eleganza e sensualità.
L'intimo è fine, rosso vivo, perfettamente coordinato ai riflessi delle calzature e allo smalto delle unghie.
Si è preparata per questo incontro.
"Sei tornato timido?" esclama con note di sfida.
In realtà ha perfettamente ragione, devo sbloccarmi, è quello che desidero. Il mio sogno è a portata di mano.
La tensione è nell'aria, il profumo delicato del corpo di Carla mi attrae.
Mi faccio coraggio ed inizio a spogliarmi mentre gli sguardi si incrociano e percorrono le nostre forme.
Carla si morde il labbro e lo inumidisce con la lingua. Ora è lucido e carnoso.
L'eccitazione aumenta, l'odore di sesso si fa vivo nella stanza.
Voglio dominarla nuovamente, so che è quello che desidera. La sua sicurezza è solo una maschera al suo reale desiderio.
Sono quasi nudo, solo i boxer nascondono malamente il mio stato. Lei lo guarda intensamente ma non voglio renderle la vita così facile.
Vedo un porta foulard pieno di sciarpe e scialli. Ne prendo alcuni e rivolto a Carla: "Shhh, non ne avrai a male spero." Nessuna risposta, occhi incuriositi e profondi mi fissano. Si può leggere nel profondo il suo abbandono, la volontà recondita di concedersi alla dominazione.
Le mutandine appaiono ora differenti. Una riga più scura mette in luce la fisionomia di quel fiore delizioso al momento nascosto.
Prendo un polso e lo allungo verso un angolo del letto. Non oppone resistenza. Senza stringere eccessivamente faccio scorrere una sciarpa attorno al sottile arto e lo annodo saldo al piede del letto.
Mi guarda dirigermi dalla parte opposta per fare lo stesso con l'altro suo braccio.
Nessun segno di rivolta.
Mi sposto ai piedi del letto. Bacio lentamente il collo dei piedi con dolcezza.
Li afferro divaricandole le gambe per poterla ammirare aperta in quella idilliaca posizione.
Il morbido e variopinto tessuto l'accarezza e la vincola sul letto, indifesa.
"Fa' di me ciò che vuoi" mi sussurra con voce spezzata dal desiderio.
"Lo avrei fatto comunque" sussurro maliziosamente al suo orecchio facendole percepire il caldo respiro sul lobo. Nel mentre, con l'ultimo scialle le copro gli occhi serrando con percettibile vigore il nodo dietro la nuca.
Ora è tutta mia.
La scopro e mi fermo ad ammirarla per un istante. Voglio che lo percepisca come eterno. Cerco di non fare troppo rumore, ogni mia mossa dev'essere a lei ignota.
Accarezzo l'addome, lo bacio. Ai miei tocchi inaspettati sussulta.
Gioco col fiato avvicinandomi alle sue zone erogene, al seno, all'inguine.
Assesto degli schiaffi sulle cosce e sui fianchi esposti.
Il suono rompe l'aria e vedo i segni comparire e lasciarsi dietro un leggero rossore.
Le mutande continuano a bagnarsi.
Sfilo gli ultimi indumenti rimasti, prima i suoi, esibendo il seno eccitato. Sacrifico le mutandine, strappandole per liberarle dalla costrizione.
Sfilo i boxer ormai anche loro inumiditi dal mio sesso eretto, durissimo. Lei non può vedere. Glielo faccio percepire. Lo bacchetto sul suo corpo risalendolo. Mi avvicino alla sua bocca. La bacio. Le lingue si avvinghiano, mi segue, non vorrebbe staccarsi. Appoggio poi la cappella umida sulle labbra. Carla le dedica la stessa cura del bacio. Lo cerca, lo avvolge succhiando delicatamente. La lingua lo accarezza e stimola il frenulo, si insinua fra la pelle e la punta.
Si prende i miei umori direttamente dalla fonte.
Ora voglio dissetare anche la mia sete. Esploro la sua apertura con la mano. È ricoperta dei suoi succhi caldi. Ho la mano ricolma di quel viscoso nettare. Voglio condividere quella delizia. Porto le mie dita alla sua bocca, che si spalanca al sentore di quella fragranza inconfondibile. Le succhia avidamente non lasciandone nemmeno una goccia.
La bacio intensamente e sento il delizioso sapore salato della sua passione.
Scendo fra le sue cosce divorandola di baci e succhiotti pregustandomi la portata che tutti attendono con trepidazione, il suo dolce dessert.
Inizio stuzzicandola attorno alla fessura. Colpetti di lingua calda e curiosa. Morsi accennati. La pressione del dito vicino al suo ano. Un sussulto, forse è nuovo per lei.
Continuo a titillare la zona mentre i baci si fanno sempre più insistenti sulla zona del clitoride.
Colpi di lingua raccolgono i fluidi che in continuazione sgorgano dall'apertura dilatata.
Ad ogni passaggio, la schiena si inarca e gemiti strozzati rompono il suono della mia bocca che si dedica al suo sesso.
Mi faccio più audace. Lubrificando coi suoi stessi umori cerco di penetrarla nel lato B.
La tensione dell'ano si allenta e l'indice si fa spazio sempre più in profondità.
Passano i primi centimetri. I suoni di godimento aumentano.
La stretta sul dito mi suggerisce la sua verginità. Le sta piacendo. Affondo la lingua nella vagina rovente. Sento le pieghe della pelle. Muovo il dito. Umori densi mi riempiono la bocca.
Ingoio. È delizioso.
Voglio godere assieme a lei. Mi metto sopra, la bacio nuovamente, sul seno strizzandole il capezzolo duro, sul collo e sulla bocca. Il suo fiato è corto. Il corpo sudato di passione.
È provata da quelle sensazioni.
Appoggio la punta sulla soglia del suo sesso. Con una spinta decisa ma controllata vengo accolto dal suo corpo senza percepire resistenza. Un ardore avvolgente che mi reclama. È perfettamente lubrificata e aperta. Le spinte sono fluide e accompagnate da mugolii di godimento. Vario l'angolo e sento il pene battere a fondo sulle sue pareti interne.
Urla di piacere confermano le sue sensazioni. Aumento la pressione. Due schiaffi sui seni. Percepisco il suo apprezzamento e li ripeto. Schiocchi irresistibili.
Il ritmo aumenta. Rimango sempre dentro ma alterno movimenti circolari a affondi avanti-indietro di bacino.
Sento un calore crescente. Il ritmo sta prendendo il sopravvento. L'estasi è quasi al culmine. Stringo i denti.
Ansimi crescenti. Le labbra della vagina si stringono contro il mio pene. Una presa irresistibile. Mi lascio andare all'orgasmo. Entro in profondità e rilascio tutta la tensione trattenuta. Sento il calore abbandonare il mio corpo ed entrare nel suo. Le contrazioni delle pareti amplificano le mie in un gioco senza fine.
Due gemiti profondi, quasi all'unisono, segnano il raggiungimento dell'orgasmo da parte di entrambi.
Siamo sfiniti. Sfilo il mio membro completamente prosciugato, ormai privo di vigore. Il mio seme bianco spunta dalle piccole labbra.
Carla è ancora legata e bendata. Il corpo mostra i segni dell'atto passionale appena concluso. Sprazzi di rossori qua e là sulla carnagione come aloni di tinta su di una tela bianca.
L'addome sale e scende rilassato. Il silenzio. Ancora la luce la bacia. Mi gusto la visione. Sarebbe bello raccogliere questi momenti in un video.
Non voglio mostrarmi nuovamente fragile e vulnerabile al suo controllo.
La libero solamente dalla presa di un polso e lascio soddisfatto l'appartamento.
L'ho domata, eppure sento che sono io quello che non potrà più fare a meno di lei…
Grazie per aver letto questa storia fino in fondo. Spero che ti abbia lasciato qualcosa nel silenzio della lettura: un’emozione o un brivido?
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